Friday 25 May 2012, 04:21

Gli articoli con tag: " ALCA "

Nuova lettera a Chiquita dopo la presa di posizione della compagnia sul boicotaggio

Nuova lettera di risposta del Comitato Internazionale per il Boicotaggio a Chiquita dopo la presa di posizione della compagnia sul boicotaggio internazionale contro l’impresa per i fatti dell’Honduras

Signor George Jaksch,

nella Sua lettera Lei cataloga come “voci totalmente prive di fondamento” le pubbliche e ripetute denunce effettuate dalle organizzazioni anti-golpiste dell’Honduras. Così come Luciana Luciani  della Chiquita-Italia le aveva apostrofate come “ridicole”.

Le parole leggere volano mentre i fatti –purtroppo- restano. E indicano in modo convergente e inequivocabile che la Chiquita, fedele alla sua opaca tradizione storica, ha sempre le mani in pasta nella vita interna dell’Honduras.

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Rabbia istruzioni per l’uso ovvero, pomeriggio a Livorno

Un episodio apparentemente insignificante, i segni del cambiamento dei tempi,la rabbia male indirizzata.

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Una pax mussoliniana per Piazzale Loreto?

“anche i morti non saranno al sicuro dal nemico, se egli vince”

Walter Benjamin

Ho letto con fastidio, ma senza sorpresa, le agenzie di domenica 6 settembre, che riferivano:

Alessandra Mussolini, deputata del Pdl, «suggerisce di dare il nome di Piazza Unità d’Italia a Piazzale Loreto a Milano. La proposta è stata avanzata a seguito dell’ipotesi del cambio della denominazione di Piazza Venezia a Roma. ”Se per il 150° anniversario dell’Unità d’Italia si è deciso di incidere nella toponomastica – afferma – penso che sia una occasione irripetibile per modificare la denominazione di Piazzale Loreto a Milano in Piazza dell’Unità d’Italia».

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Vittorio Feltri e una mandria di bufale

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Alessandro Gilioli

La prima patacca accertata è del 1990, ai tempi in cui Vittorio Feltri dirige “L’Europeo”: un’intervista sul rapimento Moro a tale Davide, “carabiniere infiltrato nelle Br” che avrebbe fatto irruzione nel covo di via Montenevoso.

E’ un racconto “esplosivo” su presunti memoriali e audio di Moro dalla prigionia, con tanto di dettagli erotici sui brigatisti Franco Bonisoli e Nadia Mantovani sorpresi nudi a letto. Peccato che sia tutto falso, dalla prima all’ultima riga, e il “Davide” in questione non esista neppure.

Nasce così, quasi vent’anni fa, il fenomeno Feltri: un misto di bufale (come quella su Alceste Campanile “assassinato da Lotta Continua”, mentre è stato ucciso da Avanguardia nazionale), rivalutazioni del fascismo (”Peccato che a scuola si continui a studiare la Resistenza”) e linguaggio da bar (vale per tutti il titolo sul calcio negli Usa: “Agli uomini piace, alle donne no, ma i negri non lo sopportano”, da cui si deduce che i “negri” non appartengono alla categoria né degli uomini né delle donne.

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Rielezione di Álvaro Uribe: come mai nessun giornale se ne preoccupa?

SantosUribePadilla Il Parlamento colombiano ha approvato martedì la legge che porterà ad un referendum col quale i colombiani decideranno se il Presidente Álvaro Uribe potrà ricandidarsi a Palazzo Nariño.

Chi scrive non è particolarmente turbato dall’idea che Uribe possa ricandidarsi (mi preoccupa di più che venga rieletto) se non che si potrebbe scrivere un intero tomo su irregolarità, brogli, violazioni del codice penale anche nella prima rielezione e sui voti comprati per permetterla che hanno portato in galera il corrotto ma non il corruttore.

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Lula: il miglior “rappresentante” brasiliano.

Il Presidente del Brasile, Luis Inácio Lula da Silva, ha fatto scalpore oggi (martedí 25/08/09) per aver utilizzato un linguaggio ben “popolare” in un discorso pronunciato in un incontro ufficiale con i sindaci della regione metropolitana di São Paulo, maggior polo industriale e produttivo del paese.

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Padre Albino Bizzotto in sciopero della fame contro la base di Vicenza

Dal 2 al 13 settembre a Vicenza si svolgerà il Festival No Dal Molin (dai un’occhiata al programma e vedi se riesci a fare un salto), l’ennesima occasione d’impegno, di riflessione e di lotta per una comunità – quella vicentina contro la base di guerra americana – che sta dimostrando di sapere tener testa a decisioni prese sopra la testa dei cittadini, a Palazzo Chigi o alla Casa Bianca, tanto dai governi di destra quanto da quelli di (sedicente) sinistra.

Il Festival sarà un’occasione di solidarietà per una città ferita (i lavori di costruzione della base sono, tristemente, iniziati), ma anche di riflessione e allegria, tra concerti, conferenze, dibattiti e quant’altro. Obiettivo, gridare forte che i giochi non sono ancora fatti e che il compito è lo stesso di sempre: «resistere un minuto di più». Un compito che sarebbe più facile se le frastagliatissime sinistre e, più in generale, il movimento contro la guerra non avessero deciso di tacere. L’invito è quindi a tornare a far sentire la propria voce (di pace), a ri-esporre le bandiere arcobaleno, a pretendere che i media tornino a parlare di Vicenza e di quella base che un’ideologia di guerra sta costruendo al Dal Molin, un invito del quale questo blog vuole nel suo piccolo farsi megafono.

A partire da ieri, mercoledì 19 agosto, padre Albino Bizzotto, fondatore dei Beati Costruttori di Pace ha iniziato uno sciopero della fame perché, spiega in un intervista al manifesto, «mi sono reso conto che di Vicenza e della base americana al Dal Molin in questo periodo di ferie non parla più nessuno, a parte i vicentini». Ma «questa della base americana non è una questione che riguarda solo Vicenza, riguarda tutta l’Italia», se non si vuole continuare «ad avere un rapporto tra popoli [...] tradotto in rapporti di guerra». E ancora: «sta passando una assuefazione al degrado, al peggio che fa paura» (e pensare che qualche spiritoso ha proposto Berlusconi per il nobel per la pace).

Del resto, è sufficiente osservare gli effetti di questa politica di guerra, cui l’occidente non sembra disposto in nessun modo a rinunciare, per capire quale sia la posta in palio a Vicenza. Da un lato c’è il diritto di una comunità a decidere del proprio futuro e modellare a piacimento la propria città; dall’altro, la considerazione che da Vicenza partiranno quegli aerei che colpiranno i prossimi obiettivi americani, tanto in Medio Oriente quanto in Africa; e quale sia la vera natura dei target “militari” lo dicono i dati bruti: circa duemila vittime civili soltanto nel corso del 2008, una cifra enorme, che non può essere liquidata tirando in ballo i soliti «effetti collaterali».

Il fallimento del collaudato modello di politica estera basato sull’uso della forza è sotto gli occhi di tutti. Anche i recenti attentati in Afghanistan e in Iraq, col loro spaventoso carico di morte, lungi dall’essere una dimostrazione del fatto che non si può “mollare” abbandonando in tal modo i civili a se stessi, costituiscono l’ennesima prova che l’intervento militare non è in grado di portare stabilità e pace; né del resto è credibile la natura pacifica di missioni che permettono l’occupazione di un Paese e lo sfruttamento delle sue risorse. Intendiamoci: né il regime di Saddam Hussein, né quello dei talebani meritavano di sopravvivere; ma i vari fondamentalismi hanno buon gioco, oggi, a rivendicare per i propri appartenenti lo status di guerriglieri, o magari di resistenti, anche quando colpiscono nel mucchio, facendo strage di civili. Non fanno forse la stessa cosa, in Iraq e in Afghanistan, le «democrazie» occidentali? Qualcuno ha detto che la democrazia non si esporta con le armi; si potrebbe aggiungere che bisogna stare particolarmente attenti all’esempio che si dà, e che ogni strage di civili per mano della coalizione occidentale è un ennesimo invito all’avversario a continuare per la propria strada.

Già si è detto del parere del generale Leonardo Tricarico, ex capo di stato maggiore dell’aeronautica militare, circa l’impossibilità di evitare vittime civili se i nostri Tornado utilizzaranno le armi di bordo, in un primo momento escluse dalla missione in Afghanistan, ma recentemente autorizzate. A stretto giro di posta, lo stato maggiore della difesa fa sapere che i «cannoncini in dotazione sui caccia Tornado» aiutano a proteggere le forze della coalizione in Afghanistan e sono sicuri per quanto riguarda «eventuali danni collaterali». Staremo, naturalmente, a vedere, ma quanto fatto finora per proteggere i civili durante il bombardamento degli obiettivi sensibili non dispone certo all’ottimismo.

Dalla base di Vicenza eravamo partiti e alle basi Usa torniamo, rilevando l’inclinazione della nuova amministrazione per la politica militare di George W. Bush. In base alla “attualizzazione” di un accordo militare con la Colombia, infatti, gli Stati uniti d’America sarebbero in procinto di installare altre 7 basi (il Congresso ha già approvato un finanziamento di 46 milioni di dollari), anche per compensare la perdita della grande base di Manta, in Ecuador, il cui accordo di utilizzo scade a novembre e non è stato rinnovato dal presidente Correa; l’installazione delle nuove strutture militari avrebbe come effetto quello di circondare il Venezuela di Chávez e di riaffermare la presenza statunitense in America latina, fino a qualche anno fa considerata da Washington il proprio «cortile di casa».

È questo il tipo di politica contro cui si pone chi lotta per un modello non-violento delle relazioni umane, chi si propone d’impedire la realizzazione di un’opera di guerra come quella che si profila a Vicenza. Concludo linkando un testo scritto dal movimento No Dal Molin per contestare l’esautorazione della città, della sua popolazione e delle sue istituzioni, in obbedienza alla logica militare della distruzione di massa.

Il regime dei colonnelli
Da www.nodalmolin.it

A Vicenza non governano i cittadini; e si sapeva da un pezzo. Non governa nemmeno il sindaco; e l’avevamo notato da qualche mese. A comandare sono i colonnelli, statunitensi e italiani, sostenuti dal buon commissario Costa che la Lega Nord chiede di confermare nel ruolo di commissario straordinario, giusto per continuare a pagargli la parcella di “estirpatore del dissenso locale”.

A comunicare al sindaco che la nuova installazione militare statunitense al Dal Molin sarebbe “opera di difesa nazionale” – e, di conseguenza, territorio sottratto, manu militari, alla giurisdizione dell’amministrazione comunale – non è stato il parlamento che, del resto, sulla vicenda Dal Molin non si è mai espresso; nemmeno il governo il quale, fino a prova contraria, dovrebbe discutere e deliberare su un tema così delicato – la cessione di una fetta di territorio nazionale a un esercito straniero – e comunicare ai cittadini la propria decisione.

A mettere nero su bianco l’ordine – fuori il naso dal Dal Molin, ovvero nessuna ispezione sarà concessa – è stato il colonnello Maggian, comandante italiano della Ederle; lo stesso, per intenderci, che di fronte agli ingressi illegali dei militari statunitensi in un parco cittadino – dove scavalcavano la rete in orario di chiusura facendo scattare l’allarme – non ha trovato di meglio che denunciare l’assenza di cartelli di divieto in lingua inglese. Sarà proprio perché non parlano inglese che tanti civili afgani sono stati ammazzati in questi mesi? Del resto i soldati non potevano capire che dicevano “non sparate…”.

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Leggi anche il testo nel quale padre Albino Bizzotto spiega le ragioni del proprio digiuno.
Sulle basi americane, leggi anche l’articolo La sconvolgente storia di Diego Garcia.

Quando la borsa era di Tolfa e ti sentivi diversa

http://www.iloveroma.it/immagini/latolfa.JPGVi do conto di una serata trascorsa a Tolfa, non ci tornavo da almeno vent’anni. Ne avevo 14 quando già circolava   una borsa di Tolfa, la bisaccia da vaccaro, quella che poi avrebbe contraddistinto il ‘68 italiano, stringiamoci forse è meglio, quello laziale e romano e cominciavo ad andarci, salendo dapprima con la famiglia e poi con gli amici.

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Sciopero in Sud Africa diventa violento

Tradotto dal sito dell’Al-Jazeera

La polizia Sud-Africana si è scontrata con dei lavoratori che scioperavano per chiedere un’aumento del salario ed un miglioramento delle condizioni di vita in vari comuni (orig. townships) del paese.

Nel Comune di Balfoour, nella provincia di Mpumalanga, la polizia ha lanciato lacrimogeni e sparato proiettili di gomma su di una folla inferocita, che lunedì scorso bloccava le strade dando fuoco a pneumatici e lanciava bottiglie e pietre.

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Tra donne ci si riscrive, sull’Iran

http://www.terraligure.it/blog/rivolta_iran2.jpg

“Care Cristina e Doriana, in allegato trovate un altro contributo. L’ho scritto dopo il sermone di Rafsanjani e sono molto scossa da quello che quell’uomo sta cercando di fare, lui che è responsabile di torture e uccisioni. Ciao e a presto Patrizia”

Che dovrei e potrei fare? Vi invio quanto ha scritto Patrizia Fiocchetti, per la terza volta. Credo possa interessare anche la prima, di giugno scorso, a questo link: http://www.reset-italia.net/2009/06/26/tra-donne-sull-iran/ dove ringraziavo alla fine i siti che avevano dato pubblicazione e diffusione, spero se ne aggiungano altri e si ampli il dibattito e la conoscenza. Il secondo contributo di Patrizia l’avevo intitolato Pizzica Pizzica senza velo senza barba sull’ Iran sperando di pizzicare l’attenzione. Abbiate pazienza, non c’è due senza tre, e per fortuna  mi dico, c’è ancora chi ha voglia di dire, di raccontare il proprio vissuto.

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Grillo al PD? E io mi candido a Papa

Ci voleva davvero. Già si vedevano i primi segnali: con il caldo torrido dell’estate, la politica cominciava ad arenarsi. Chi ha voglia di discutere, polemizzare, contestare, quando il termometro supera i 30 gradi? Succede tutti gli anni, e anche quest’anno ci si stava avviando a trascorrere un mese e poco più di soporifero rilassamento, lontani dalla politica e da tutto ciò che la riguarda.
E invece no! Come un temporale estivo in piena regola ecco che ti arriva Beppe Grillo e si candida alla guida del partito democratico. Patatrac!
Fa bene; fa male; è pazzo; è un genio; è solo una provocazione; finalmente entra in politica; non può farlo…
Al di là di tutto, c’è da dire che per qualche giorno ci sarà di che parlare, e forse per un po’ ci dimenticheremo dei 30 gradi e di qualcuna delle nostre tante disgrazie. Ma siccome i temporali estivi durano ben poco, sarà meglio prepararsi al caldo successivo; che purtroppo sarà ancora più afoso del precedente.

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Biotestamento, il Cavaliere vuol comprare l’assoluzione

di Natalia Lombardo

Adesso Silvio Berlusconi dovrà confrontarsi, da una parte, con l’invito del presidente Napolitano a costruire quel clima «corretto e costruttivo» fra governo e opposizione (e a L’Aquila il premier è già partito male); dall’altra parte, il gaudente cavaliere delle notti bianche a Palazzo Grazioli, ha il problema di farsi benedire dalla Chiesa, far rimangiare alla Cei quelle parole sul «libertinaggio» privato che è affar pubblico.

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L’abbiamo preso… il babau

http://paura.anche.no/wp-content/uploads/2009/06/zerocalcare.jpg

Alla questura di roma gongolano. L’abbiamo preso, dissero in tivu’. E l’hanno preso facendo il “porta a porta” – continuano – e sfido chiunque a non aver pensato al plastico di bruno vespa e alle analisi psichiatriche di mister ciuffo.

Gli ingredienti ci sono tutti. E’ il mostro d’estate romana. Lo esibiranno presto in quel grande circo che è diventata la capitale.  Zanne, corna, messe sataniche, occhi rovesciati, vomito verde e aramaico antico per il più grande esorcismo del mondo. … Leggi tutto

Repressione e incapacità: ecco cosa resta del G8

Chiunque abbia vissuto con passione, nel bene e nel male, le giornate del G8 di Genova di otto anni fa, non potrà fare a meno di guardare con un velo di malinconia agli eventi di questo nuovo summit targato Berlusconi.

L’inutilità di questo vertice è ancora più lampante di quanto già lo fosse otto anni fa, quando i movimenti no-global denunciavano le pericolose contraddizioni del capitalismo, esplose con la crisi economica che tutti ben conosciamo. I “grandi” rispondono con dichiarazioni poco convincenti, dimostrandosi, nonostante i clamorosi fallimenti registrati in questi anni, ancora totalmente incapaci di guardare ad “un altro mondo possibile”, come dimostrano le debolissime prese di posizioni sull’economia mondiale, sull’ambiente, sulle problematiche legate alla povertà, all’acqua, alla guerra.

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Figlio di …un Leviathan

http://www.freewebs.com/xtheanimaldavebatistax/leviathan.JPG

Il testo che segue parte dalla RdB CUB Immigrati l’ho letto su Indymedia e mi ha colpita per la sua pregnanza. Ve lo passo , anche per ri-passare quanto  la squallida  cronaca parlamentare emette, e ci stende, anzichè farci rialzare, non solo dalla poltrona. Da ultimo apprendo ora, grazie ad una precisazione del giornalista a Prima Pagina per nota del Viminale, che la puerpera straniera e clandestina è tutelata con il fagotto fino ai 6 mesi di vita dello stesso. Che si vuole di più?

Per approfondimenti e " pari opportunità", segnalo un articolo di Lorenzo Prencipe, scalabriniano, che appare sulla Perfetta Letizia.

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