Friday 25 May 2012, 04:21

Gli articoli con tag: " Alan García "

Un successo delle comunità amazzoniche peruviane

Dopo 12 giorni di mobilitazione il Congresso cancella due decreti legge che facilitavano la vendita di terre comunitarie.

Lima, 25 agosto 2008. “Si se deroga este Decreto (1015) lo único que va hacer es mantener un siglo más a nuestras comunidades campesinas en la exclusión y la marginalidad”.

“ Se si deroga questo Decreto (1015) la sola cosa che si farà è mantenere per un secolo ancora le nostre comunità contadine nell’ esclusione e marginalità”. … Leggi tutto

Perù: chiedono pane, gli danno polizia

_44819801_peru2 Nel Perù neoliberale di Alan García, i due giorni di sciopero generale convocati dalla Confederazione Generale dei Lavoratori (CGTP) si sono conclusi con una pesante repressione e con 200 persone arrestate. Rischiano otto anni di carcere.

L’economia corre nel Perù di Alan García, con quel 9% in più di PIL quest’anno al quale contribuiscono perfino i bambini. Uno su cinque infatti, uno dei tassi più alti al mondo, lavora in un paese –è un altro dei motivi della protesta- che non compie nessuna delle convenzioni internazionali in materia di diritto del lavoro alle quali ha aderito.

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Perú in rivolta : due giorni di sciopero nazionale e l’esercito in strada

di Annalisa Melandri
I due giorni di sciopero nazionale agrario del 8 e 9 luglio promossi  in Perú da varie organizzazioni tra le quali la Confederación General de Trabajadores del Perú (CGTP),  la Confederacíon Nacional Agraria (CNA), la Confederación Campesina del Perú (CCP) e la Coordinadora Andina de Organizaciones Indígenas (CAOI) rischiano di paralizzare il paese e di trasformarsi in un momento di rivolta nazionale contro il governo del presidente Alan García. … Leggi tutto

A Lima comincia il vertice dei veleni tra Europa e America latina

_44661523_080516_lima Con una pomposa agenda, che presume che un trattato di libero mercato tra Unione Europea e America latina possa risolvere i problemi del cambiamento climatico e della povertà nel mondo, comincia in Perù il vertice tra Europa e America latina al quale partecipano quasi 60 paesi. In realtà è l’occasione per isolare i governi integrazionisti latinoamericani a partire da quello di Hugo Chávez.

Ha cominciato la tedesca Angela Merkel (nella foto con il presidente peruviano Alan García). Conoscendo poco o nulla della realtà latinoamericana, e prima ancora di arrivare, si è preoccupata di inviare la sua lezioncina a un continente intero contro i governi integrazionisti: “Hugo Chávez (e con lui i governi di sinistra) è pericoloso e non vi rappresenta. Dovete continuare a puntare sul neoliberismo e tenere aperti i vostri mercati al nostro comodo”.

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La criminalizzazione del movimento bolivariano. Perú e Colombia in prima linea.

Chi è colpevole? Ama gli altri come te stessa. Chiusi gli occhi e vidi il modo come un embrione sul punto di abortire”

Melissa Patiño (dal carcere)

 

Melissa e gli altri

Melissa Patiño Hinostroza ha 20 anni ed è una giovane poeta peruviana di Lima.

Si trova in carcere dal 29 febbraio scorso, arrestata ad Aguas Verdes, dipartimento di Tumbes, al confine con l’Ecuador, con l’accusa di terrorismo internazionale, mentre faceva rientro in patria dopo aver partecipato al Secondo Congresso della Coordinadora Continental Bolivariana, tenutosi a Quito dal 23 al 27 febbraio. Congresso che rappresenta un importante momento di incontro per tutta la sinistra latinoamericana, per i movimenti sociali e le organizzazioni popolari della regione, e al quale avevano partecipato, insieme a circa 800 delegati di diversi paesi del mondo, anche i tre giovani messicani che si trovavano nel campo delle FARC per motivi di studio e dove hanno perso la vita in seguito all’attacco dell’esercito colombiano in cui è morto il comandate guerrigliero Raúl Reyes, che stava conducendo trattative con la Francia per la liberazione di Ingrid Betancourt. … Leggi tutto

Perù, Tlc e pallottole

Quando lo scorso 4 dicembre il Senato americano approvò definitivamente il Trattato di Libero Commercio con il Perù di Alan Garcia, i non pochi paventarono pesanti ricadute sull’agricoltura peruviana ed un inasprimento delle tensioni sociali nel paese andino, dovuto all’impari concorrenza tra prodotti come il mais, il frumento e la soia peruviana ed i loro (sussidiatissimi) omologhi americani.

Preoccupazioni giustificate soprattutto dal fatto che la ratifica del Trattato appariva (ed appare) come la manifestazione più eclatante ed inequivoca di un complessivo orientamento economico iperliberista, che ha portato il governo di Lima a negoziare analoghi accordi con svariati altri partner commerciali (Canada, Ue, Corea, Cina, Cile) e a perseguire la privatizzazione (leggasi svendita) di gran parte delle risorse naturali dal paese – dalle miniere di oro, zinco e rame, a milioni di ettari dell’Amazzonia peruviana.

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Da Alan García a Hugo Chávez, quanto è cambiato l’atteggiamento della “socialdemocrazia” europea verso il Sudamerica!

da Camminare Domandando

 

 

 

Quando più di vent’anni fa nel 1985 Alan García andò al potere in Perù, era l’ “idolo” della socialdemocrazia europea, da Craxi a Felipe Gonzales. Era giovane (a 36 anni il più giovane presidente della repubblica sudamericana), aveva studiato all’estero, la sua retorica incantava i peruviani durante i celebri balconazos. Soprattutto era fautore di una politica eterodossa nei confronti del Fondo Monetario Internazionale e credeva, a ragione, che se il Perù non avesse rallentato i pagamenti al grande organismo monetario e non si fosse allontanato dal piano di aggiustamento strutturale che invece il suo predecessore Balaunde aveva seguito pedissequamente, il Perù non si sarebbe mai rialzato dalla recessione. … Leggi tutto

Perù: Alan García difende Bermúdez per difendere se stesso

da Camminaredomandando

 

Il presidente peruviano Alan GarcìaCom’era ipotizzabile parte del Perù non ha preso molto bene la richiesta di estradizione italiana dell’ex presidente Morales Bermúdez, accusato di partecipazione al Piano Condor durante gli anni della sua presidenza (1975-1980). Un sentimento che ha trovato, manco a dirlo, come interprete privilegiato il presidente Alan García che ha considerato ingiuste le accuse rivolte all’ex-presidente e offensive nei confronti del Perù, che sarebbe, a suo dire, (e sarebbe stato all’epoca) “uno stato di diritto”. Dopo l’ambiguità e l’equidistanza nei confronti del processo Fujimori ecco la difesa (non tanto d’ufficio) verso il predecessore (golpista) Bermúdez. Relativamente a questa ennesima uscita dell’ondivago presidente peruviano si impongono almeno un paio di … Leggi tutto

Perù, sempre più a stelle e striscie

Alan Garcia e George BushAnche se l’informazione italiana non se n’è accorta, distratta com’è sulle notizie che vengono dall’area andina, lo scorso 4 dicembre il Senato statunitense ha approvato definitivamente il Trattato di Libero commercio con il Perù. Nel paese andino invece l’accordo era già stato ratificato un anno fa’. Ovviamente con i voti determinanti dell’Apra di Alan García, malgrado quest’ultimo, in campagna elettorale, avesse parlato di rinegoziazione e revisione.

Il Perù si appresta così a percorrere una strada che già altri paesi sudamericani hanno percorso nel passato prossimo del subcontinente e con risultati tutt’altro che lusinghieri: si veda su tutti il caso del Messico e del Nafta. I ministri del gabinetto García si affannano in questi giorni a dire che la misura rappresenta una grande opportunità per il paese e che non produrrà contraccolpi neppure nel settore più a rischio: l’agricoltura. Rassicurazioni che non sembrano sortire grande effetto dal momento che in Perù si ripetono continui scioperi e manifestazioni contro la politica economica del governo.

Qualche settimana fa, l’indomani del voto alla camera Usa, Plaza San Martin si è riempita nuovamente di manifestanti: 25 000 persone. Non tantissimi in verità, ma neanche pochi tenendo conto che la risposta da parte delle forze dell’ordine e dell’establishment agli scioperi degli ultimi mesi è stata tutt’altro che tenera. Se da un parte García ripete da mesi alla televisione – con toni che ricordano qualche personaggio delle nostre latitudini – che dirigenti sindacali “comunisti e sovversivi” tramano contro il suo governo, dall’altra le forze dell’ordine hanno lasciato sul terreno già una decina di morti da quando il presidente si è reinsediato. Effetto di una legislazione su scioperi è questioni sindacali che non solo non è mai cambiata dai tempi di Fujimori, ma che è addirittura stata inasprita, la scorsa estate, da una serie di decreti liberticidi, tra i quali spicca quello che depenalizza gli assassini compiuti dalle forze dell’ordine in caso di scioperi e manifestazioni

Quello che è certo è che l’approvazione del Tlc rischia di logorare i rapporti del paese con gli stati confinanti, soprattutto all’interno della Comunità Andina, dove fortunatamente si respira un’aria differente. In particolare il Tlc rischia di rovinare le già fragili relazioni del Perù con Bolivia ed Ecuador fautori di un progetto d’integrazione regionale che esclude i “legami carnali” con Washington del passato.

Proprio le relazioni con la vicina Bolivia sono un chiaro esempio della politica ondivaga di Alan García. Quest’ultimo appena insediatosi l’anno scorso – non molti mesi dopo l’elezione di Morales – dichiarò che in Sudamerica “cresce un nuovo fondamentalismo, un fondamentalismo andino, che muove grandi moltitudini etniche e in molti casi vincolate alla coltivazione della coca. Questo fondamentalismo […] può avere conseguenze tanto importanti quanto quello musulmano, può significare un pericolo d’instabilità in Sudamerica”. Che si riferisse al suo collega boliviano non è un mistero per nessuno e tuttavia García ha ricevuto lo stesso Morales in pompa magna quest’agosto a Lima (con tanto di consegna cerimoniale della chiavi della città) indicandolo come alleato e partner privilegiato. Giochi delle parti a cui chi, vuole mantenere un paese nell’orbita di Washington, nel periodo di massima crisi storica del “Washington consensus”, si trova irrimediabilmente costretto.

Non è tuttavia solo la ratifica del Tlc a segnare un’intensificazione dei rapporti (di sudditanza) del Perù con gli Stati Uniti. Lo scorso ottobre infatti il Congresso peruviano ha autorizzato l’ingresso di militari statunitensi nel paese. Ufficialmente per esercitazioni congiunte contro il narcotraffico – giustificazione questa ormai un po’ logora, a dir la verità – ma con buona probabilità con tutt’altro tipo di intenti. Tra meno di due anni gli Stati Uniti infatti dovranno abbandonare la base di Manta in Ecuador, dal momento che il governo di Correa ha deciso di non rinnovarne la concessione. E’ quindi più che probabile che gli Stati Uniti siano decisi a spostare i loro uomini in Perù. Eventualità che avrebbe due indubbi vantaggi: consentirebbe di spingere più a fondo la penetrazione Usa nel Cono Sud e, considerato che gli Stati Uniti hanno un’altra base in Paraguay lungo la triplice frontiera, permetterebbe di stringere come in una tenaglia la Bolivia di Morales, (nella quale a quanto pare, i piani di destabilizzazione perpetrati dalle oligarchie cruceñe con l’avallo dell’ambasciatore Goldberg non stanno dando, per ora, i risultati sperati). Il Perù in questo scenario si avvia a divenire una delle pedine più importanti di Washington nello scacchiere sudamericano, a fianco alla sempre alleata Colombia (anch’essa con Tlc di rito in fase di approvazione) e al Paraguay ancora “colorado”, in cui tutti tramano perché Lugo non vinca le prossime elezioni.

Un’ultima inquietante sintonia unisce poi di questi tempi il Perù agli Usa. Nella votazione Onu a favore della moratoria contro la pena di morte, il paese andino è stato praticamente l’unico paese latinoamericano di un qualche peso (a parte – dispiace dirlo – Cuba) a non votare la mozione italiana. Anzi con particolare viltà la delegazione peruviana si è assentata dall’aula al momento della votazione. Anche qui la ragione è semplice: García insiste da mesi nella sua proposta di reintrodurre la pena di morte per i reati sessuali e quelli di terrorismo – malgrado Sendero sia morto e sepolto. Una manovra populista che serve probabilmente da “arma di distrazione di massa” per stornare l’attenzione da altre questioni, ma che nondimeno rilancia la questione dei diritti umani in Perù. Se la notizia della condanna di Fujimori a 6 anni di reclusione lascia ben sperare in un passo avanti sulla via della giustizia rispetto agli anni della guerra civile – salvo manovre e ricatti del gruppo fujimorista in Parlamento, fedele alleato fin qui di Alan García – dall’altra nessun tipo di verità sembra all’ordine del giorno rispetto ai massacri compiuti negli anni del primo mandato dell’attuale presidente. Nessuna giustizia sembra in arrivo per i morti nelle carceri di Lurichango, El Fronton, Santa Barbara e per tutte le vittime del quinquennio 1985-1990

Insomma mentre il resto del Sudamerica va, pur con ogni sorta di problema, verso tempi migliori e meno bui, il Perù non sembra riuscire a staccarsi dal proprio passato e dalla propria dipendenza atavica da Washington. E forse alla luce di questa considerazione si spiega anche il crescente autoritarismo di Alan García, volto a creare quella pace sociale necessaria a spianare la strada al Tlc e ad attrarre le multinazionali americane, come da manuale di economia neoliberale.

Democrazia alla peruviana

La signora Eliane Karp è latitante. Eliane Karp è famosa perché negli ultimi cinque anni, in quanto moglie di Alejandro Toledo, è stata la “primera dama” in Perù, “first ledi” come diciamo in italiano. Da tempo i peruviani l’hanno definita ambiziosa, arrogante e corrotta, ma lei definì se stessa come “un fenomeno per il quale la società peruviana non è preparata”. L’arroganza non è un crimine ma la corruzione sì. Ed infatti la signora Karp oggi è ricercata dall’Interpol per vari reati connessi con la falsificazione di documenti, e con la sparizione di fondi pubblici nel fantomatico “despacho [ufficio] de la Primera Dama” che dirigeva. Alcuni saggi sul carattere della signora Karp e sul colonialismo culturale del quale hanno patito i peruviani rispetto al personaggio, si trovano in questo articolo di Luís Arce Borja.

La signora Karp, di origine franco- belga- statunitense- israeliana, a seconda dell’interlocutore, doveva aver sentito puzza di bruciato, tanto che … Leggi tutto

Le “alchine”, Alan García, Hugo Chávez ed il commercio con il grande fratello statunitense

Alan García, il candidato alla presidenza peruviana, già corrottissimo capo dello stato dall’85 al ’90 e molto molto amico di Bettino Craxi, ha attaccato frontalmente Hugo Chávez: “è uno svergognato. Pretende che gli altri paesi latinoamericani non facciano affari con gli Stati Uniti mentre lui gli vende petrolio per 50 miliardi di dollari l’anno”. Lo ha fatto in risposta alla decisione di Hugo Chávez di fare uscire il Venezuela dalla Comunità Andina (CAN) per protesta contro gli accordi bilaterali di libero commercio firmati dai singoli stati invece di trattare come blocco da una posizione più forte. Secondo Chávez, le “alchine” rendono oggettivemente inutile la Comunità Andina.

Rispondere a García è come sparare sulla croce rossa. Le “alchine”, le piccole ALCA … Leggi tutto

Elezioni in Perù: chi è Ollanta Humala?

Ollanta Humala si avvia a vincere il primo turno nelle elezioni peruviane. Con l’85% dei voti scrutinati ha il 30% dei suffragi contro il 24,9% della candidata fondomonetarista Lourdes Flores e il 23.5% del candidato “craxiano” Alan García. Come si vede è un risultato parzialissimo e l’unica sicurezza è che a maggio si andrà ad un ballottaggio.

Qual’è il problema allora? Il problema è che Ollanta è uno, nessuno e centomila. Nessuno sa realmente cosa sarà una eventuale presidenza Humala in Perù. Potrebbe essere un nuovo Chávez, è vero. Ma può essere un nuovo Lucio … Leggi tutto