Friday 25 May 2012, 04:19

Gli articoli con tag: " acqua "

Le forze progressiste in America Latina godono del consenso popolare

In America Latina vincono e rivincono le forze progressiste. Le ultime elezioni in Bolivia ed Uruguay ci confermano questo. Le masse popolari, escluse ed umiliate nei decenni trascorsi dalle oligarchie servili, riprendono la parola. Il processo di cambiamento nell’ex continente desaparecido è in marcia.

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Il governo boliviano promuove l’idea del debito ecologico

Mermaid_Colour_300x374_96dpi «Hayaya Pachamama, per questo siamo qui». Per la vita della madre terra. E’ con queste parole che Angela Navarro, negoziatrice del governo della Bolivia, ha aperto il suo intervento all’incontro sul debito ecologico e sulla giustizia climatica promosso da una vasta rete di organizzazioni nell’ambito del programma del Klimaforum, il controvertice organizzato a Copenaghen dalla società civile. La Bolivia ha infatti avanzato la proposta di un emendamento che introduce la questione del debito climatico al testo del potenziale, ma sempre più lontano, accordo finale. Lo Stato andino ha ricevuto il sostegno di Malesia, Cuba, Micronesia, Paraguay, Sri Lanka e Venezuela.

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“Giornalismo partecipativo. Storia critica dell’informazione al tempo di Internet”, il libro

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Gennaro Carotenuto, Giornalismo partecipativo. Storia critica dell’informazione al tempo di Internet, Modena, Nuovi Mondi, 2009, pp. 351. ISBN: 9788889091715, Acquista subito al prezzo speciale di 10.20 Euro.

Il conformismo, la sciatteria, la sudditanza culturale, il servilismo e il carrierismo sono i primi motori di omologazione dei media tradizionali. Una speranza viene da Internet.

Nella nebulosa informativa, i “media personali di comunicazione di massa”, dove milioni di liberi cittadini possono dire la propria, libertà di stampa vuol dire biodiversità informativa e giornalismo come bene comune.

Secoli prima che la nostra Costituzione garantisse il “diritto di stampa”, nella Venezia di fine Quattrocento era già stato codificato il “privilegio di stampa”. Ancora oggi l’imprinting del giornalismo ufficiale, che si fa scudo con la grande storia del Quarto potere, è la corrività con l’establishment politico ed economico.

La concentrazione editoriale spacciata per libertà d’espressione sta cancellando, senza bisogno di censure, le voci di interi spezzoni della società mentre gli sponsor si pongono come unici interlocutori del giornalismo.

Se il collateralismo tra mass media e potere è un consolidato processo storico e solo ciò che è vendibile è rappresentato, i media disegnano una società unidimensionale dove interi mondi sono oscurati, travisati o criminalizzati. In una società dove, usando le parole di Noam Chomsky, il giornalismo è “la fabbrica del consenso”, tutti i migranti sono delinquenti e tutte le donne aspiranti veline.

La crisi etica ed economica della stampa è accelerata dal medium che incarna l’informazione del futuro: Internet. A 15 anni dall’arrivo dei giornali in Rete è tempo di ripercorrerne la storia: le edizioni digitali rappresentano finora un’occasione mancata, usata per abbassare i costi, precarizzare i giornalisti e omologare verso il basso il messaggio.

Trent’anni di informazione digitale rappresentano però anche un parallelo processo di democratizzazione dell’informazione. La Rete offre sinapsi e tecnologia libera, rompendo la gabbia della concentrazione editoriale. Abbassando l’asticella permette a milioni di soggetti di far circolare notizie non filtrate dal mainstream.

Con luci e ombre, da molto prima della nascita dei blog, del Web 2.0, dei social network, la Rete ha reso possibile un giornalismo diffuso e partecipativo, dal basso, ma non per questo meno verificabile. Se i media tradizionali si basano sulla cooptazione, il “giornalismo partecipativo” fonda la propria autorevolezza sulla revisione tra pari caratteristica della comunità scientifica e sulla comunicazione aperta. Siamo di fronte a un’erosione del latifondo mediatico e a una Riforma agraria dell’informazione?

Gennaro Carotenuto insegna Storia del giornalismo e dei nuovi media e Storia contemporanea presso la Facoltà di Scienze della comunicazione dell’Università di Macerata. Giornalista pubblicista, dal 1998 collabora con Radio3Rai e scrive per il trimestrale Latinoamerica dal 1992.
Ha collaborato con quotidiani come El País, La Stampa, La Jornada. Dal 1997 è analista di politica internazionale del settimanale uruguayano Brecha. Dal 1995 sperimenta il giornalismo partecipativo con un proprio sito personale: http://www.gennarocarotenuto.it. Nel 2005 ha pubblicato Franco e Mussolini, la guerra vista dal Mediterraneo (Sperling&Kupfer). Nel 2007 ha curato il volume Storia e comunicazione. Un rapporto in evoluzione (EUM).

Leggi online:

il sommario

l’introduzione

dal Capitolo 1 – La “fine del giornalismo”?

dal Capitolo 2 – “Gli uomini preferirono le tenebre alla luce”: l’incubo del Quinto potere

dal Capitolo 3 – “Zapatistas in Cyberspace”. Un’email dal Chiapas

Grazie a voi!

Gennaro Carotenuto, Giornalismo partecipativo. Storia critica dell’informazione al tempo di Internet, Modena, Nuovi Mondi, 2009, pp. 351. ISBN: 9788889091715, Acquista subito al prezzo speciale di 10.20 Euro.

Anarchia e Che il Mediterraneo Sia non una bara

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Bucato immacolato con la Madonna del Ponte

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Sussurri e grida di Donne Giornalismo da Montalto e dintorni

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Nell’Italia che privatizza, arrivano i guerrieri dell’acqua

zanotelli6 Dall’America latina all’Europa, i protagonisti delle battaglie internazionali in difesa dell’ acqua per una serie di incontri e conferenze:
Dalla Bolivia Oscar Olivera, dal Messico Raquel Gutierrez, dall’Irlanda John Holloway, dall’Italia padre Alex Zanotelli.
Testimonianze e confronti sul valore rivoluzionario del bene comune acqua, che attorno a sé riassume le contraddizioni della nostra epoca, ispirando la creazione di nuovi orizzonti possibili. Un evento tanto più significativo, nell’Italia che privatizza l’acqua.
Verrà presentato il libro “La Rivoluzione dell’Acqua – La Bolivia che ha cambiato il mondo” [ed. Carta – a cura di Yaku], sulla Guerra dell’Acqua di Cochabamba di cui cadono i dieci anni. Insieme agli autori, Oscar Olivera e Raquel Gutierrez e la partecipazione di John Holloway.

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Un guerrigliero come presidente. Pepe Mujica trionfa in Uruguay

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Ballando ad occhi chiusi aperti Tango in una giornata qualunque

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Ecuador: Mostra Fotografica «Viaggio alla metà della terra»

Mostra Fotografica «Viaggio alla metà della terra» Un passaggio in Ecuador.

Dal 4 Dicembre al 15 Gennaio. Libreria Trame, via Goito 3/c, Bologna. Inaugurazione-aperitivo il 4 Dicembre alle ore 18 presso la libreria.

La mostra raccoglie la documentazione fotografica dell’esperienza compiuta da due giovani reporters, Alice Caramella e Marco Billeci, nei primi mesi del 2009 a Colinas del Norte, barrio marginale nell’area nord-ovest di Quito, Ecuador. Le foto raccontano le storie, le persone, i luoghi incontrati durante il viaggio in uno dei Paesi più affascinanti dell’America Latina.

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Da un carcere minorile in Italia 64° suicidio

discriminazione

Sarò breve a scrivere, copio solo   righe di cronaca,forse  tanto quanto avrà impiegato ad uccidersi, impiccandosi al bagno, un giovane marocchino che stava per compiere 18 anni, a Firenze, in un carcere, l’Istituto penale minorile Meucci.Va aggiornato il Dato del Dossier Morire di Carcere: 64 suicidi dall’inizio dell’anno, totale 155 morti.

Doriana Goracci

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Petizioni

Non ne posso più delle petizioni. Solo oggi almeno tre autorevoli amici mi hanno invitato a firmare tre santissime e condivisibili petizioni, per la giustizia, per l’acqua e per l’università. Io stesso ho pubblicato un’importantissima catena di Sant’Antonio che chiede il giustissimo ripristino delle detrazioni del 55% sugli impianti energicamente efficienti.

Lo vogliamo capire che ci stiamo trasformando in dei passacarte della società civile? E che mettere una firma qui e una là forse ci sgrava un po’ la coscienza ma non sposta di un millimetro i termini della questione?

Acqua sulla Luna Acqua sulla Terra Acqua Santa

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Conoscenza: tanto costa il muro di Berlino

Ci sono pensieri e opere di per sé neutri. Chi si propone di ricavar quattrini dal suo impegno non fa male a nessuno, né fa danni un concetto di formazione e conoscenza che escluda dai propri orizzonti il profitto. Per decenni questi due principi hanno saputo convivere pacificamente e, nonostante limiti, ritardi e insufficienza, scienza economica, prassi politica e dottrine della formazione accettavano l’idea fondante di un modello di crescita sociale che non un bolscevico, ma don Milani, uomo di scuola e di chiesa, aveva riassunto in una formula che aveva la forza dì un assioma: “chi si preoccupa di formazione e istruzione e trascura invece le occasioni di tirar l’acqua al proprio mulino non può far male mai”.

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Vogliono privatizzare tutto: appunti per un’idea diversa di società

La recentissima notizia relativa all’approvazione da parte del Senato della Repubblica della norma che dà, nella sostanza, il via libera alla totale privatizzazione del servizio idrico nel nostro paese (art. 15 decreto legge n. 135, ora in attesa dell’approvazione da parte della Camera dei deputati), mi spinge a tornare su alcune riflessioni sullo stato oramai comatoso della politica italiana e soprattutto sul degrado etico-politico di quella che dovrebbe essere la sinistra italiana.

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