Tuesday 07 February 2012, 07:10

Gli articoli del gennaio 1st, 2005

Non c’è soluzione che non passi per l’integrazione latinoamericana – Gennaro Carotenuto intervista Hugo Chávez Frías

Non c’è soluzione ai problemi latinoamericani che non passi per l’integrazione latinoamericana

Gennaro Carotenuto intervista Hugo Chávez Frías
da Caracas

La costruzione dell’unità latinoamericana è il sogno frustrato del continente fin dalla sconfitta politica del libertador Simón Bolívar, quasi due secoli fa. Per liquidare un progetto politico già sconfitto in varie circostanze in nessun luogo come l’America Latina l’impero statunitense ha utilizzado lo strumento del divide et impera dell’antico impero romano. Eppure, oltre le sconfitte il progetto, il sogno, rinasce. Perché è l’unico cammino possibile.

Gennaro Carotenuto : Presidente, lei afferma come elemento chiave del suo programma politico, la necessità ineluttabile di un processo d’integrazione, della costruzione di una grande patria latino-americana dal Rio Grande alla Terra di Fuoco.

Hugo Chávez Frias : C’è ancora molto del sogno quando parliamo dell’integrazione latino-americana. Ma, noi, crediamo che sia un sogno possibile. Un’utopia realizzabile. Io credo che questo sia un buon momento per realizzare sogni. Andiamo avanti verso questo obiettivo scegliendo di prendere varie direzioni, aprendo diversi fronti. E credo che nessun altro sogno possa realizzarsi se non si comincia da un processo unitario latinoamericano.

Gennaro Carotenuto : Eppure, alcune sigle sono già entrate nella Storia, in particolare ALALC, ALCAN e Mercosur. Adesso al Cuzco avete appena creato la Comunità Sudamericana di Nazioni alla quale è necessario dare un contenuto.

Hugo Chávez Frias : La Comunità Sudamericana delle Nazioni è un passo importante: non importa se avanziamo solo di un millimetro su questa strada, l’importante è che sia nella direzione giusta. Perché al contrario potremmo andare come un treno, ma nella direzione sbagliata. Teniamo chiara la meta, bussola e mappa alla mano, e avanziamo contro vento e tempesta. A volte il vento è molto forte e non possiamo andare avanti e a volte dobbiamo anche fare un passo indietro, ma questa è la nostra rotta. Non importa quanto tempo ci voglia. Abbiamo fatto un passo in questa direzione e questa direzione è giusta.

Ma fai caso a come è cambiato almeno il discorso in questi vertici. Prima, quando io arrivavo, la gente diceva: “Ecco che arriva quel matto di Chávez”. Mi ricordo che durante uno di questi primi vertici nei quali eravamo presenti, intervenni io, poi Fidel interviene. Subito dopo Fidel mi manda un bigliettino che dice: “Chávez, mi pare che non sono più l’unico diavolo in queste riunioni”. E’ che noi abbiamo un progetto d’integrazione, per i popoli e per i lavoratori. E non potranno nulla contro di noi, uniti come siamo. Abbiamo un progetto, una strategia e mille tattiche, mille reggimenti all’offensiva. Non c’è nessuno che può fermare questo movimento rivoluzionario in queste terre. Adesso bisogna dare forma a questo movimento internazionale, ed è urgente perché l’aggressione alla quale Cuba ha resistito per più di 40 anni, e continua a resistere, con le minacce che ancora crescono, e l’aggressione alla quale il Venezuela sta resistendo saranno ugualmente lanciate contro ogni governo o paese che cerca di distaccarsi dall’Impero.

Gennaro Carotenuto : Epperò la costruzione della patria grande latinoamericana che lei ha di nuovo portato sulla scena politica è un sogno così grande che molti latinoamericani, particolarmente quelli del sud del continente, non osano neanche sognarlo. Ci sono alcuni governi progressisti che vi fanno solo riferimenti pallidi e rituali. Sarebbe interessante per lettori di Brecha di iscrivere il suo sogno bolivariano nell’ambito di un’agenda politico concreto.

Hugo Chávez Frias : Noi stiamo imparando tante cose. Il popolo impara queste cose. E abbiamo capito che la tecnica deve servire la politica. La politica deve essere la regina, al di sopra della tecnica e dell’economia. È da qui che nasce l’idea di Petrosur, Petroamérica, o Petrocaribe, non importa il nome. Immagina il poter sommare il potenziale petrolifero che possiede il Messico con quello dell’Argentina, del Venezuela, della Bolivia e della Colombia. In tutti questi paesi c’è del petrolio, dove di più, dove di meno. E il gas naturale. Cuba possiede molto petrolio. Fidel dice che vuole entrare direttamente nell’OPEC.

Gennaro Carotenuto : Si intende che per lei il cammino passa per l’integrazione economica secondo un modello simile a quello dell’Unione Europea.

Hugo Chávez Frias : Noi abbiamo proposto la creazione di una Banca centrale latinoamericana. Dove sono le riserve del Venezuela? Nelle banche del Nord. Oro, dollari, euro. E più in là: un Fondo monetario latinoamericano. Noi vogliamo uscire dal Fondo monetario internazionale. Però in tutto il continente, ci sono solo Cuba e il Venezuela che accettano questa proposta. E visto che Cuba non è nel Fondo monetario internazionale, restiamo solo noi.
Ma non si tratta solo di questo. Abbiamo anche delle proposte concrete per frenare il dominio imperialista sul piano culturale, difatti, proponiamo una televisione del Sud. È un progetto concreto sul quale lavoriamo da tre anni e che è sul punto di vedere la luce. E infine, l’ALBA (Alternativa bolivariana per l’America), un’integrazione basata sulla cooperazione e non sulla concorrenza, che tiene conto delle frange di popolazione meno privilegiate e che si appoggerà sulle basi dello sviluppo endogeno, già sancito dalla nostra Costituzione Bolivariana. Tutti questi sono sogni possibili. E’ necessario osare.

Brecha – Gennaro Carotenuto entrevista a Hugo Chávez

Brecha http://www.brecha.com.uy 30/12/2004


CON HUGO CHÁVEZ

No hay solución sin integración latinoamericana

El presidente venezolano Hugo Chávez Frías impone en la agenda política el tema de la integración regional. Un proyecto tan necesario como ambicioso sobre el cual ha contestado a preguntas de BRECHA.


Por Gennaro Carotenuto


Desde Caracas

La construcción de la unidad latinoamericana es el sueño frustrado desde la derrota política del libertador Simón Bolívar, hace ya casi dos siglos. Para liquidar este sueño, proyecto político que ha sido derrotado en varias circunstancias, en ningún lugar como en Latinoamérica el imperio estadounidense ha utilizado la herramienta del divide et impera del antiguo imperio romano.

-Usted vuelve a proyectar y a presentar, como un paso fundador de su programa político, la necesidad ineludible de un proceso integrador, de la construcción de una patria grande latinoamericana desde el Río Grande hasta Tierra del Fuego.

-Hay mucho de sueño en esto de la integración latinoamericana. Pero nosotros creemos que es un sueño posible. Una utopía realizable. Yo creo que este es un buen momento para realizar sueños. Nosotros estamos avanzando hacia este objetivo en varias direcciones, por varios frentes. Y creo que ningún otro sueño puede ser realizado si no se empieza por un proceso unitario latinoamericano.

-Sin embargo ya una serie de siglas quedan para la historia, desde ALALC, ALCAN y el Mercosur. Ahora en Cusco se acaba de crear la Comunidad Sudamericana de Naciones, a la que es necesario dar contenido.

-La Comunidad Sudamericana de Naciones es un paso importante: no importa que avancemos un milímetro en el camino, siempre y cuando sea en la dirección correcta, porque podemos andar como un avión en la dirección incorrecta. Tengamos clara la brújula, el rumbo, el mapa y avancemos contra viento y marea. A veces el viento es muy fuerte y no podemos avanzar, a veces es un pie atrás, pero esa es la dirección. No importa cuánto tardemos. Dimos un paso en esa dirección, la dirección correcta.

Pero fíjese cómo ha cambiado, al menos el discurso, en estas cumbres. Antes cuando yo llegaba decían: ?Ahí anda el loco de Chávez?. Recuerdo que en una de las primeras cumbres en las cuales nos encontramos, yo intervengo, Fidel interviene. Luego Fidel me manda un papelito que dice: ?Chávez, siento que ya no soy el único diablo en estas reuniones?. Es que nosotros tenemos una propuesta integradora, para los pueblos y los trabajadores. No van a poder con nosotros, unidos como estamos. Tenemos un proyecto, tenemos una estrategia y mil tácticas, mil regimientos en ofensiva. No habrá quién pare este movimiento revolucionario por todas estas tierras. Ahora hay que darle forma a este movimiento internacional y esto es urgente, porque la agresión que Cuba ha resistido por más de 40 años, y sigue resistiendo, con la amenaza allí creciente, y las agresiones que Venezuela lleva más de cinco años resistiendo, igual serán lanzadas contra cualquier gobierno o cualquier país que se deslinde del imperio.

-Sin embargo la construcción de la patria grande latinoamericana que usted ha vuelto a llevar a la agenda política es un sueño tan grande que ni siquiera muchos latinoamericanos, especialmente en el sur del continente, se atreven a soñarlo. Hay gobiernos progresistas que hacen apenas referencias pálidas y rituales. Sería interesante para los lectores de BRECHA enmarcar su sueño bolivariano en el marco de una agenda política concreta.

-Nosotros estamos aprendiendo muchas cosas. El pueblo está aprendiendo estas cosas. Y hemos aprendido que la técnica tiene que servir a la política. La política tiene que ser la reina, arriba de la técnica y de la economía. Y bueno, de aquí nace la idea de Petrosur. Por primera vez Petrosur o Petroamérica, o Petrocaribe, imagínese sumar el potencial petrolífero que tiene México, con el que tiene Argentina, Venezuela, Bolivia, Colombia. En todos estos países hay petróleo, donde más, donde menos. Y el gas natural. Cuba tiene mucho petróleo. Fidel dice que va directo a la OPEP.

-Se entiende que para usted la vía de acercamiento pasa por la integración económica, según un modelo parecido al de la Unión Europea.

-Nosotros propusimos la creación de un Banco Central Latinoamericano. ¿Dónde están las reservas de Venezuela? En los bancos del Norte. Oro, dólares, euros. Y más allá: un fondo monetario latinoamericano. Nosotros queremos salir del Fondo Monetario Internacional. Pero en todo el continente no hay nadie más que Cuba y Venezuela de acuerdo con esta propuesta. Y como Cuba no está en el Fondo Monetario Internacional, nos quedamos nosotros.

Pero no es sólo esto. En lo que concierne a las propuestas concretas para frenar también en materia cultural el dominio imperialista, nosotros proponemos una televisión del Sur. Este es un proyecto concreto en el cual trabajamos desde hace tres años y que está a punto de salir a la luz.


Y en fin está el ALBA (Alternativa Bolivariana para América), una integración basada en la colaboración y no en la competencia, que además tomaría en cuenta a los sectores sociales más desprotegidos y que se movería sobre las bases del desarrollo endógeno ya impulsado por nuestra Constitución Bolivariana. Todos estos son sueños posibles. Todo es atreverse.