Rivolta morale in Italia! Finalmente i cittadini compatti denunciano il crimine. I mafiosi? No! Gli evasori che tutti conoscono? Nooo! I politici corrotti? Nooooo! Sbatti il mostro in prima pagina, denuncia un black bloc!
In genere questi ragionamenti vanno iniziati con un “premettendo che sono contro la violenza”. Paghiamo il fio e dopo aver premesso di essere
contro la violenza di sabato a Roma e pure contro l’11 settembre, trovo oramai agghiacciante la persecuzione, quasi una caccia all’uomo, che si sta sviluppando in queste ore contro i ragazzi che hanno commesso reati sabato scorso.
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di Gennaro Carotenuto, lunedì 3 ottobre 2011, 00:50
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Quello che stupisce, sopravvivendo con pena alla puntata di ieri sulla precarietà di Presa diretta, il programma di Riccardo Iacona su RAI3, è che perfino chi come chi scrive uno straccio di lavoro in Italia ce l’ha, si ritrova a pensare ad andarsene all’estero come una svolta desiderabile. Come se l’incerto all’estero fosse comunque da preferire al certo (ma lo è davvero, sul bagnasciuga del default?) italiano.
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di Gennaro Carotenuto, giovedì 28 luglio 2011, 15:49
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SAN CRISTÓBAL DE LAS CASAS (CHIAPAS, MESSICO) Tutto quello che ci è stato promesso dal "pensiero unico" dal 1989 in avanti è risultato essere sistematicamente falso. E ancora una volta nella Storia è l’ultradestra e non la sinistra a beneficiare del crollo di un modello economico e in prospettiva di un sistema stesso di società, quella democratica, costruita come destino progressivo dell’umanità nell’ultimo quarto di millennio.
Mi torna in mente la brillante definizione di Ignacio Ramonet mentre cavalco tra villaggi tzotziles in quello che non troppi anni fa fu territorio zapatista. Non posso levarmi dalla testa quello che è successo ad Utoya e l’addentellato italiano della solidarietà espressa dall’europarlamentare Mario Borghezio alle idee del terrorista. Scrivo questi appunti a penna su un quadernino in una breve pausa. Il cavallo che pascola placido a pochi metri da me, la natura rigogliosa della selva di questo frammento della Nostra America, non mi permettono di dimenticare i fatti norvegesi e le conseguenze per l’Europa e per l’Italia di un’estrema destra antisistema la pericolosità della quale è stata troppe volte e troppo a lungo sottovalutata.
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E’ devastante lo spettacolo di Roma che brucia mentre la classe politica del paese è sorda e grigia come le sue aule parlamentari. Il governo che si salva con l’aiutino del CEPU/E-campus, l’esamificio online che Silvio Berlusconi ha appena ricoperto di soldi sottratti all’università pubblica, è un dettaglio che appare ancor più esemplificativo dello stato del paese di quanto non sia l’indecorosa vendita vendita dei Moffa e degli Scilipoti o la sconfitta esiziale del “grande statista” Gianfranco Fini, nulla più di un apprendista stregone. Quello del governo che si salva sull’interesse privato di chi aiuta a passare esami studiando meno possibile è il simbolo di un paese frammentato in parti sempre più inconciliabili.
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di Gennaro Carotenuto, giovedì 14 ottobre 2010, 13:40
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Politica italiana, Precarietà
In merito al caso del presidente dell’INPS Antonio Mastropasqua che ha ammesso che ai precari vengono occultate informazioni sulla realtà delle loro future pensioni per evitare “sommovimenti sociali”, Maurizio Petriccioli, segretario confederale della Cisl dichiara: “Apprendo ora della notizia e credo che Mastrapasqua sia stato incauto. In questa situazione è preferibile una maggiore responsabilità alle dichiarazioni inopportune”.
Anche per la CISL, un sindacato che dovrebbe difendere gli interessi dei lavoratori, meglio tenere il popolo bue nell’ignoranza e non disturbare il manovratore.
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Devo confessare che non cambierei una virgola delle cinque tesi del popolo viola riunito a Roma: sì alla costituzione e alla ricerca, no alla precarietà e alle mafie (gc).
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Redazione su http://www.gennarocarotenuto.it
In questo numero: come il presidente cileno Sebastían Piñera (nella foto) guadagna consenso dai minatori in Cile, la lunga vita dei cubani, i salari in Uruguay che crescono, l’amico di Berlusconi, il presidente panamegno Ricardo Martinelli, è un assassino, la Resistenza in Honduras non si arrende, l’Ecuador pacifista di Rafael Correa.
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Qualcuno ha scritto “meglio Marchionne della camorra”, qualcun altro “meglio la Cina (intesa come condizioni di lavoro) che niente”. Hanno ragione entrambi, come Catalano, la vecchia spalla di Renzo Arbore, che però non è passata alla storia per dire cose intelligenti.
Chi dice “meglio Marchionne della camorra”, che vuol dire la disponibilità totale per l’impresa di questo nuovo-vecchio uomo unidimensionale, ha però anche torto se oramai, tra quest’incudine e martello, nessun colpo d’ali riesce a pensare non tanto un avvenire migliore ma addirittura un qualsiasi avvenire possibile che non sia il sopravvivere ad un immodificabile esistente.
La storia ha così percorso un nuovo cerchio concentrico e, alla “fine della storia” e a 16 anni dalla promessa di un nuovo miracolo italiano, siamo ritornati al “no future” dei Sex Pistols settantasettino.
Già a metà strada tra il ‘77 e noi, quindici anni fa, Jeremy Rifkin ed altri teorizzarono la “fine del lavoro” salariato (fordista nel caso operaio). Una profezia avveratasi nei suoi presupposti nefasti ma elusa colpevolmente dalle classi dirigenti per quanto concerneva le nuove forme di sviluppo necessarie a disegnare un XXI secolo possibile.
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di Gennaro Carotenuto, martedì 8 giugno 2010, 14:42
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Clima, energia, scienza, Consumi, Neoliberismo, Politica internazionale, Precarietà, Primo piano, Problemi globali, Scuola, università, ricerca
La Germania ha varato una manovra lacrime e sangue per far fronte alla crisi. Saranno 80 miliardi in 4 anni quello che i tedeschi vedranno tagliare soprattutto in spese militari, un duro taglio al welfare e una serie di grandi opere.
Se non per le spese militari, nulla di nuovo: penalizzati i dipendenti pubblici, i disoccupati, perfino le madri sole. Ciò che però fa la differenza tra le misure italiane e quelle tedesche è che la Germania non solo non ha tagliato un marco per istruzione e ricerca ma ha anzi destinato a questo comparto dodici miliardi in più.
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di Gennaro Carotenuto, mercoledì 6 gennaio 2010, 17:14
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America latina, Clima, energia, scienza, Consumi, Diritti civili, Migranti e integrazione, Neoliberismo, Precarietà, Primo piano, Sottosviluppo
CITTÀ DEL MESSICO – L’anno per i messicani, quelli delle classi medie e popolari s’intende, è cominciata con una rabbia ancora sorda e con una preoccupazione diffusa. In un continente dove le tasse dirette sulla ricchezza sono semplicemente risibili, l’aumento dell’IVA al 16% dal primo gennaio suona come una beffa e una nuova ingiustizia. Così il governo di Felipe Calderón, che ha sulla coscienza già 16.000 morti in tre anni nella guerra del narcotraffico nella quale lo stato, la politica, l’esercito sono parte in causa, ha scelto su quali spalle far pesare l’assoluta incapacità del suo governo e del modello neoliberale di risollevare il paese: quegli 80 milioni di messicani che già hanno difficoltà ad arrivare a fine mese. Che però reagiscono: alla chiusura di questo articolo, l’alba di martedì in Messico, decine di blocchi stradali sono segnalati nelle principali strade del paese.
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Mentre la Colombia è da mesi soffocata dal dibattito sulla ri-rielezione di Álvaro Uribe (per permettere la prima i voti furono comprati in parlamento e per la seconda si cercano ancora soluzioni) e altrimenti si parla di lotta al terrorismo (un altro jolly per non parlare di cose serie), secondo il più importante Centro di Ricerche sullo Sviluppo del paese la vera essenza dell’uribismo è un modello neoliberale fallimentare che ha avuto e ha come unico obbiettivo concentrare la ricchezza aumentando la diseguaglianza come mai era successo nella storia del paese. Oggi la Colombia, secondo l’indice Gini, è di nuovo il paese più ingiusto del continente.
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di Gennaro Carotenuto, mercoledì 5 agosto 2009, 22:26
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Precarietà
Clochard stamane a Parigi con cartello: “Ho fame, si accettano anche Ticket Restaurant”.
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Un giovane latinoamericano tra i 15 e i 24 anni ha 30 volte più possibilità di morire ammazzato rispetto ad un giovane europeo e l’America latina, soprattutto a causa della disuguaglianza sociale che è considerato il primo fattore di rischio, è di gran lunga il continente più pericoloso per i giovani.
E’ quanto si evince da uno studio dell’osservatorio sulla violenza del RITLA.
In America latina, al contrario che nel resto del mondo, l’omicidio è un fenomeno soprattutto giovanile. Sono 36.6 ogni 100.000 abitanti i giovani morti ammazzati in America latina.
La differenza con il resto del mondo è enorme: in Africa sono 16.1, in Nordamerica 12, in Asia 2.4, in Oceania 1.6 e in Europa 1.2.
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di Gennaro Carotenuto, domenica 2 novembre 2008, 09:41
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Neoliberismo, Precarietà
La notizia viene proposta senza vergogna né pietà, né facendo funzionare il cervello. Viene proposta come una notizia simpatica e invece è l’ennesima testimonianza di un mondo che va indietro.
In Svizzera, nell’esclusiva località di Winterthur, un ristorante che si chiama "Storchen" propone pietanze realizzate con latte umano.
Le donne, che eufemisticamente vengono definite donatrici, vengono pagate 3,7 euro a poppata.
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La notizia della morte del piccolo Rocco Pellegrini nel viterbese è di quelle tristissime, ma che poi vengono catalogate alla voce fatalità, disagio sociale, marginalità. Come quando i bimbi rom muoiono bruciati in una roulotte e pensiamo che ciò sia accettabile che ogni tanto succeda. Il piccolo Rocco avrebbe ingerito metadone, secondo alcune fonti per la stessa ammissione dei genitori, che sono stati arrestati.
Il Quotidiano Nazionale (Carlino, Giorno, Nazione) ci va giù duro: “overdose”, instillando come il fiele l’idea che a 15 mesi il bimbo potesse essere un consumatore abituale. Altri giornali sono più prudenti e parlano di ingerimento per errore, che sarebbe comunque un fatto grave, ma contestualizzabile diversamente.
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