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	<title>Gennaro Carotenuto - Giornalismo partecipativo &#187; Migranti e integrazione</title>
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	<description>America latina, media, politica internazionale, guerre infinite, comunicazione politica - online dal 1995</description>
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		<title>Dagli Stati Uniti al Messico: tornano i migranti</title>
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		<pubDate>Sat, 07 Jan 2012 14:59:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gennaro Carotenuto</dc:creator>
				<category><![CDATA[America latina]]></category>
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		<description><![CDATA[Nel solo 2011 circa 400.000 dei circa 14 milioni di immigrati messicani negli Stati Uniti hanno deciso di tornare a casa per le scarse o nessune opportunità di lavoro, per la durezza delle leggi sull’immigrazione o perché espulsi. Se dalla firma del NAFTA nel 1994 al 2008 una dozzina di milioni di messicani avevano cercato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nel solo 2011 circa 400.000 dei circa 14 milioni di immigrati messicani negli Stati Uniti hanno deciso di tornare a casa per le scarse o nessune opportunità di lavoro, per la durezza delle leggi sull’immigrazione o perché espulsi. </p>
<p>  <span id="more-17319"></span>
<p>Se dalla firma del NAFTA nel 1994 al 2008 una dozzina di milioni di messicani avevano cercato lavoro negli Stati Uniti fuggendo soprattutto da campagne rese desolate dalla liberalizzazione già dal 2010 il flusso migratorio era rallentato notevolmente. Tra i motivi il fatto che fosse diventato troppo pericoloso attraversare e il fatto che la crisi economica statunitense aveva dal 2008 in avanti diminuito la differenza di salario per molti lavori umili tipici dell’emigrazione da 8 a 1 (lo stipendio statunitense era dell’800% quello messicano a parità di lavoro) a 4 a 1, rendendo molto meno conveniente il salto. Oggi il flusso si inverte, e non perché in Messico la situazione sia migliorata.</p>
<p class="postAuthorLink">Gennaro Carotenuto su http://www.gennarocarotenuto.it </p>]]></content:encoded>
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		<title>Migranti: il governo rivedr&#224; la &#8220;tassa infame&#8221; sui permessi di soggiorno voluta da Roberto Maroni</title>
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		<pubDate>Wed, 04 Jan 2012 15:39:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gennaro Carotenuto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Italia]]></category>
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		<description><![CDATA[È un&#8217;ottima notizia che la &#34;tassa infame&#34;, con la quale l&#8217;ex-ministro degli interni Roberto Maroni pretendeva di far pagare agli immigrati regolari le espulsioni degli irregolari attraverso il permesso di soggiorno, sarà rivista dal nuovo governo. Bene farebbe ad abolirla del tutto ma la sensibilità nell’affrontare la materia è di per sé una boccata d’ossigeno. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>È un&#8217;ottima notizia che la &quot;tassa infame&quot;, con la quale l&#8217;ex-ministro degli interni Roberto Maroni pretendeva di far pagare agli immigrati regolari le espulsioni degli irregolari attraverso il permesso di soggiorno, sarà rivista dal nuovo governo. Bene farebbe ad abolirla del tutto ma la sensibilità nell’affrontare la materia è di per sé una boccata d’ossigeno.</p>
<p>Sui ragli d&#8217;asino di Maroni e sulle sue parole apertamente razziste in difesa dell&#8217;infamia persecutoria da lui stesso concepita contro i lavoratori immigrati c&#8217;è poco da aggiungere. La Lega è al di fuori della Costituzione, è una forza eversiva e come tale andrebbe trattata.</p>
<p class="postAuthorLink">Gennaro Carotenuto su http://www.gennarocarotenuto.it </p>]]></content:encoded>
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		<title>Timidi segnali di speranza per il 2012</title>
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		<pubDate>Sun, 01 Jan 2012 06:11:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gennaro Carotenuto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Italia]]></category>
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		<description><![CDATA[Dal flop del Cinepanettone alla crisi del Grande Fratello, l’Italia volgare, egoista, squallida, ladra e cialtrona disegnata da Silvio Berlusconi fin dalla nascita della tivù commerciale a metà anni ‘70 (né biografia della Nazione né destino immodificabile) dà segni di saturazione. Ieri sera l’ex ministro Roberto Calderoli aveva dato del “Cetto Laqualunque” al presidente della [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.gennarocarotenuto.it/wp-content/uploads/2012/01/stor_1417386_52000.jpg"><img style="background-image: none; border-bottom: 0px; border-left: 0px; margin: 0px 0px 0px 10px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; display: inline; float: right; border-top: 0px; border-right: 0px; padding-top: 0px" title="stor_1417386_52000" border="0" alt="stor_1417386_52000" align="right" src="http://www.gennarocarotenuto.it/wp-content/uploads/2012/01/stor_1417386_52000_thumb.jpg" width="234" height="341" /></a>Dal flop del Cinepanettone alla crisi del Grande Fratello, l’Italia volgare, egoista, squallida, ladra e cialtrona disegnata da Silvio Berlusconi fin dalla nascita della tivù commerciale a metà anni ‘70 (né biografia della Nazione né destino immodificabile) dà segni di saturazione. </p>
<p>Ieri sera l’ex ministro Roberto Calderoli aveva dato del “Cetto Laqualunque” al presidente della Repubblica, poche ore prima Umberto Bossi lo aveva chiamato “terrone” (viva i terroni!). Sarebbe vilipendio ma a ben guardare è una buona notizia.</p>
<p>  <span id="more-17252"></span>
<p>La feccia padana si rinchiude nelle fogne dalle quali fu fatta uscire da Berlusconi e trasformata in una valanga di fiele. Adesso torna ai suoi deliri eversivi perché la mangiatoia romana, alla quale si è abbondantemente servita in questi anni, almeno per loro sta chiudendo i battenti. </p>
<p>Uno dei talenti avvelenati del berlusconismo, dei quali la Lega Nord è una delle scorie più putride, è stato dividere gli italiani, additare nemici, i meridionali, i migranti, i comunisti, i rom, i lavoratori dipendenti. Se il 2011 è stato l’anno del centocinquantesimo dell’unità, che il 2012 sia l’anno della riconciliazione tra italiani e con i nuovi italiani. </p>
<p>Con l’appoggio di Giorgio Napolitano mi attendo molto dal ministro Andrea Riccardi, perché sappia discernere il grano dal loglio. La sorte del loglio (leghista) è di ardere. Li sentiremo strepitare ma sarà il crepitio del fuoco che li sta incenerendo. Che il 2012 sia l’anno dello Ius soli!</p>
<p class="postAuthorLink">Gennaro Carotenuto su http://www.gennarocarotenuto.it </p>]]></content:encoded>
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		<title>Mirko Tremaglia e gli italiani all&#8217;estero</title>
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		<pubDate>Fri, 30 Dec 2011 14:04:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gennaro Carotenuto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Italia]]></category>
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		<description><![CDATA[Non avrei mai preso un caffé con Mirko Tremaglia. Fascista, repubblichino, ancora nel 2008 definì l’antifascismo un disvalore. Detto questo Mirko Tremaglia, scomparso oggi, ha combattuto per trent’anni –a lungo in grande solitudine- e infine vinto la meritoria battaglia per il voto agli italiani all’estero, dimostrandosi ben più avanti dello straordinario ritardo culturale mostrato da [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.gennarocarotenuto.it/wp-content/uploads/2011/12/Primo-voto-dei-cittadini-italiani-all_estero.jpg"><img style="background-image: none; border-bottom: 0px; border-left: 0px; margin: 0px 20px 10px 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; display: inline; float: left; border-top: 0px; border-right: 0px; padding-top: 0px" title="Primo-voto-dei-cittadini-italiani-all_estero" border="0" alt="Primo-voto-dei-cittadini-italiani-all_estero" align="left" src="http://www.gennarocarotenuto.it/wp-content/uploads/2011/12/Primo-voto-dei-cittadini-italiani-all_estero_thumb.jpg" width="182" height="244" /></a>Non avrei mai preso un caffé con Mirko Tremaglia. Fascista, repubblichino, ancora nel 2008 definì l’antifascismo un disvalore. Detto questo Mirko Tremaglia, scomparso oggi, ha combattuto per trent’anni –a lungo in grande solitudine- e infine vinto la meritoria battaglia per il voto agli italiani all’estero, dimostrandosi ben più avanti dello straordinario ritardo culturale mostrato da sempre dalla sinistra in merito.</p>
<p>  <span id="more-17227"></span>
<p>Con il suo impegno oggi ogni cittadino italiano può esercitare il proprio diritto di voto. Mentre Tremaglia batteva palmo a palmo il mondo dell’emigrazione, dall’Argentina al Belgio, dall’Australia agli Stati Uniti, a sinistra si continuava a irridere e a discriminare italiano da italiano e a sminuire il valore stesso della cittadinanza mettendo intollerabili condizioni e impedendo l’esercizio del diritto di voto. A chi scrive, che in pubblico e in privato faceva notare che gli italiani di Buenos Aires o di Melbourne fossero cittadini –se la cittadinanza ha un senso- esattamente come quelli di Torino o di Bari, venivano sempre opposte le solite beote risposte. Deve votare –mi si diceva- chi vive sul posto e paga le conseguenze del suo voto. Come se uno spettatore del TG4 abbia il polso dell’Italia reale più di chi vive a Londra o Bruxelles.</p>
<p>Anche quando nel 2006 Romano Prodi vinse solo per il massiccio apporto degli italiani all’estero, che chissà perché si pensavano tutti vecchi nostalgici del ventennio e invece votarono in maggioranza per il centro-sinistra, in pochi fecero autocritica e accumularono ritardo a ritardo in una riforma ineludibile del diritto alla cittadinanza.</p>
<p>Lo Ius Sanguinis&#160; all’italiana va profondamente riformato. Oggi un discendente dominicano di Cristoforo Colombo (ma solo in linea maschile) potrebbe rivendicare la propria cittadinanza italiana ed è un assurdo. Tale italianità andrebbe senz’altro limitata a due o tre generazioni al massimo ma l’insipienza della politica e l’incapacità di questa di risolvere il nodo dello Ius soli (i nuovi italiani immigrati) non può ricadere su chi il passaporto italiano, a ragione o torto, lo ha già. In questo Tremaglia, unico tra i suoi ad opporsi alla bestialità del reato di immigrazione clandestina, vedeva ben più lontano di molti.</p>
<p class="postAuthorLink">Gennaro Carotenuto su http://www.gennarocarotenuto.it </p>]]></content:encoded>
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		<title>Steve Jobs, il migrante</title>
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		<pubDate>Sat, 27 Aug 2011 03:11:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gennaro Carotenuto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Migranti e integrazione]]></category>

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		<description><![CDATA[Apprendo (via Igiaba Scego, via Tahar Lamri) un dettaglio che non conoscevo della biografia del fondatore della Apple e uno dei più importanti innovatori del nostro tempo, Steve Jobs. Ebbene Jobs è figlio naturale di un migrante mediorientale, Abdulfattah Jandali, nato nel 1931 in Siria da una famiglia di buone possibilità economiche, emigrato negli Stati [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.gennarocarotenuto.it/wp-content/uploads/2011/08/jobs_steve_130x171.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-16364" style="margin: 10px;" title="Chief Executive Officer of Apple, Steve" src="http://www.gennarocarotenuto.it/wp-content/uploads/2011/08/jobs_steve_130x171.jpg" alt="" width="130" height="171" /></a>Apprendo (via Igiaba Scego, via Tahar Lamri) un dettaglio che non conoscevo della biografia del fondatore della Apple e uno dei più importanti innovatori del nostro tempo, Steve Jobs.</p>
<p>Ebbene Jobs è figlio naturale di un migrante mediorientale, Abdulfattah Jandali, nato nel 1931 in Siria da una famiglia di buone possibilità economiche, emigrato negli Stati Uniti dove studiò e riuscì a diventare professore di Scienza Politica all&#8217;Università del Wisconsin. <span id="more-16361"></span>Prima di allora, quando era ancora studente la sua ragazza rimase incinta di Steve e la giovanissima coppia decise di far adottare il neonato che conoscerà i genitori naturali solo molti anni dopo.</p>
<p>Ebbene dunque: il fondatore di una delle imprese simbolo della nostra era, divenuta la società a più alta capitalizzazione nelle borse di tutto il mondo, è un migrante di seconda generazione esattamente come il presidente di quel paese. Chissà se Jandali si fosse scontrato con Roberto Maroni se l&#8217;Apple sarebbe mai nata.</p>
<p class="postAuthorLink">Gennaro Carotenuto su http://www.gennarocarotenuto.it </p>]]></content:encoded>
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		<title>Sulla santificazione di Dominique Strauss-Kahn e la dannazione di Nafissatou Diallo</title>
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		<pubDate>Wed, 24 Aug 2011 17:22:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gennaro Carotenuto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Disinformazione]]></category>
		<category><![CDATA[Migranti e integrazione]]></category>
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		<description><![CDATA[L’archiviazione del caso del presunto stupro di Dominique Strauss-Kahn a Nafissatou Diallo induce ad alcune considerazioni sulla donna “fomite di tentazioni” (Bibbia, libro dei proverbi, 6.25) e sul ruolo della ricchezza nella nostra società. Ci permettiamo scandalosamente di pensare che DSK è innocente non perché non abbia stuprato Nafissatou Diallo ma perché ha dimostrato –almeno [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.gennarocarotenuto.it/wp-content/uploads/2011/08/170546_x250.jpg"><img style="background-image: none; border-bottom: 0px; border-left: 0px; margin: 0px 10px 10px 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; display: inline; float: left; border-top: 0px; border-right: 0px; padding-top: 0px" title="170546_x250" border="0" alt="170546_x250" align="left" src="http://www.gennarocarotenuto.it/wp-content/uploads/2011/08/170546_x250_thumb.jpg" width="190" height="244" /></a>L’archiviazione del caso del presunto stupro di Dominique Strauss-Kahn a Nafissatou Diallo induce ad alcune considerazioni sulla donna “fomite di tentazioni” (Bibbia, libro dei proverbi, 6.25) e sul ruolo della ricchezza nella nostra società. </p>
<p>Ci permettiamo scandalosamente di pensare che DSK è innocente non perché non abbia stuprato Nafissatou Diallo ma perché ha dimostrato –almeno al giudice newyorkese- che un uomo ricco sarebbe più credibile di una donna povera.</p>
<p>  <span id="more-16350"></span>
<p>L’archiviazione chiude, almeno per ora, il caso in attesa dell’appello dell’ex-vittima assurta al ruolo di carnefice. Una volta di più però amareggia che il contesto ambientale nel quale matura l’assoluzione di&#160; DSK sia lo stesso al quale si riferisce il testo biblico citato –che mette il maschio al centro dell’universo- e quello dello stesso maschilismo, che noi italiani conosciamo bene, per il quale col jeans attillato non può esserci stupro.</p>
<p>Qual è allora il contesto, in mancanza di una testimonianza decisiva, nel quale il giudice infine crede all’aristocratico francese e non all’immigrata guineana (non senegalese)? Pochi dettagli. Il principale è che in nove minuti non possa esserci stupro. Si deduce allora che il giudice pensi che in nove minuti possa esserci seduzione. Sappiamo quindi, da una sentenza di un giudice statunitense, che il sorriso carismatico di DSK è ufficialmente irresistibile. </p>
<p>Il secondo argomento sarebbero le <a href="http://www.gennarocarotenuto.it/16116-distruggendo-ophelia-la-presunzione-dinnocenza-a-senso-unico-nel-caso-strauss-kahn/" target="_blank">presunte menzogne</a> della signora Diallo. Nella vicenda qualcuno mente ma l’argomento della non credibilità della donna stuprata per stabilire chi ha ragione è antico come il mondo. La donna stuprata per essere creduta deve avere un passato senza macchia, un’illibatezza seconda solo a Santa Maria Goretti e soprattutto dovrebbe avere una condizione agiata che mal si concilia con la vita difficile –se non d’<a href="http://www.gennarocarotenuto.it/16079-la-corazzata-difensiva-di-strauss-kahn-stritola-la-cameriera-africana/" target="_blank">espedienti</a>- di un’immigrata nera in un paese straniero. Al contrario il passato di <em>tombeur de femme</em>, più o meno consenzienti, di Strauss-Kahn serve ad aumentarne il fascino e non ad insinuare dubbi su quanto spicce siano le sue tecniche amatorie.</p>
<p>La difficoltà di vivere (ovvero l’appartenere ad una classe sociale e ad una razza svantaggiata) viene dunque rubricata come inaffidabilità laddove l’ostentazione di essere un <em>bon vivant</em>, come nel caso di DSK, assurge a patente di credibilità. Quando la realtà oggettiva non basta la macchina difensiva dell’aristocratico francese inventa. Alcuni giornalisti accorti, tra i quali Maurizio Molinari della Stampa, hanno ben descritto come i media newyorkesi siano stati per settimane inondati di informazioni -quasi sempre infondate- diffuse dai difensori di Strauss-Kahn per diffamare la vittima. Una strategia di successo.</p>
<p>Il dettaglio che infine incastrerebbe Nafissatou è l’imperdonabile peccato di aver confessato al suo compagno di sperare che dall’esperienza dello stupro potesse ricavare un vantaggio economico tale da alleviare il male di vivere di cui sopra. Pensare di trarre vantaggio da una situazione dolorosa è imperdonabile ed esiziale. Non può neanche essere un pensiero ex-post di chi, dopo aver vissuto un’esperienza traumatica, ricomincia a guardare al domani. Viene invece considerato come la “pistola fumante” del fatto che la donna abbia fin dall’inizio pensato di profittare dell’uomo, tornando al “fomite di tentazioni” dal quale eravamo partiti e tornando al peso dei ruoli sociali nel caso: il ricco non ha bisogno di nulla perché ha tutto. La povera è disposta a tutto per ottenerlo.</p>
<p>Non è necessario essere critici del modello vigente per capire che DSK è innocente non perché non abbia stuprato Nafissatou Diallo ma perché avrebbe dimostrato –almeno al giudice newyorkese- che un uomo ricco è più credibile di una donna povera. Siamo cioè di fronte a una “giustizia di genere” e una “giustizia di classe”.</p>
<p>Adesso per DSK si riaprirebbero le porte che conducono all’Eliseo e l’essere stato vittima di un (presunto) errore giudiziario lo rafforzerebbe. Qui il mulo del pensiero critico non può non impuntarsi. Davvero DSK ha le carte in regola per presentarsi come il candidato <u>delle sinistre</u> alla presidenza della Repubblica francese? I temi toccati in questa nota dovrebbero farlo escludere a priori. DSK ha costruito tutta la sua strategia difensiva sull’ostentazione di una straordinaria opulenza, sul suo appartenere ad una classe sociale privilegiata, sul suo ruolo sociale, il suo prestigio, la sua ricchezza contro le quali la signora Diallo appariva meno di una formica.</p>
<p>Sarà interessante vedere se davvero la candidatura di Strauss-Khan prospererà nel PS e poi nella corsa all’Eliseo contro Nicolas Sarkozy. In questo caso il portato più solido del neoliberismo in crisi strutturale sarebbe il prevalere definitivo anche nella sinistra di quell’etica protestante per la quale la ricchezza sarebbe segno della grazia divina. Siamo al profitto come principio morale alla base dell’ideologia reaganiana. Chi non ci si riconosce batta un colpo.</p>
<p class="postAuthorLink">Gennaro Carotenuto su http://www.gennarocarotenuto.it </p>]]></content:encoded>
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		<title>Libia: il nemico del mio nemico non &#232; mio amico</title>
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		<pubDate>Mon, 22 Aug 2011 17:18:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gennaro Carotenuto</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.gennarocarotenuto.it/wp-content/uploads/2011/08/Capture1.jpg"><img style="background-image: none; border-bottom: 0px; border-left: 0px; margin: 0px auto 10px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; display: block; float: none; border-top: 0px; border-right: 0px; padding-top: 0px" title="Capture" border="0" alt="Capture" src="http://www.gennarocarotenuto.it/wp-content/uploads/2011/08/Capture_thumb1.jpg" width="554" height="289" /></a></p>
<p>CIUDAD JUAREZ &#8211; Da mesi qualunque democratico si interroga con angustia sulla guerra in Libia. Da una parte ci sono evidenti interessi, soprattutto francesi, che travolgono la ridicola politica estera berlusconiana (un castello di carte miseramente crollato, dal Cairo a Tunisi, a Tripoli, baciamo le mani), le menzogne dei mezzi di disinformazione di massa (quella nell’immagine da Repubblica.it è particolarmente crassa nella sua gratuità ed è importante il lavoro di questi mesi e queste ore di Marinella Correggia), considerazioni geopolitiche e in alcuni casi ideologiche.</p>
<p>  <span id="more-16333"></span>
<p>Dall’altra parte vi sono le evidenze di oltre quarant’anni di regime ma soprattutto un dato di fatto. Muammar Gheddafi, una volta <em>patteggiato</em> con gli Occidentali la soluzione di casi spinosi come quello di Lockerbie (sulla liberazione di <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Abdelbaset_al-Megrahi" target="_blank">Abdel Basset Ali al-Megrahi</a> i britannici svendettero i loro morti in maniera imperdonabile), è divenuto l’implacabile massacratore di migranti in nome e per conto dei governi europei.</p>
<p>Esistono evidenze documentarie del fatto che decine di migliaia di migranti in questi anni sono stati incarcerati, sequestrati, ricattati, lasciati morire al sole del deserto libico in omaggio agli accordi che hanno trasformato Gheddafi da terrorista in “campione delle libertà”. Gheddafi in questi anni ha tagliato gole di migliaia di migranti in nome e per conto dei nostri tagliagole Roberto Maroni, Mario Borghezio, Roberto Calderoli e dei loro epigoni europei.</p>
<p>Qualunque considerazione geopolitica, come quelle che hanno legittimamente ispirato il punto di vista dei governi integrazionisti latinoamericani in questi mesi, passano in secondo piano. Nessuna lacrima può essere versata per l’assassino di migliaia di migranti Muammar Gheddafi. Chi in questi mesi ha cercato di vedere nel leader libico attaccato dagli Occidentali un campione di non si sa bene cosa finge di non vedere la complicità di questo nell’olocausto migratorio imposto dal modello neoliberale che garantisce le merci e ammazza le persone. E nessun democratico può anteporre altre considerazioni alla difesa dei diritti umani dei migranti, gli ultimi e più indifesi.</p>
<p>Resta un’ultima considerazione. L’oramai vicina caduta di Gheddafi segue di pochi mesi quelle di Moubarak in Egitto e Ben Alì in Tunisia e probabilmente ne precede altre nei mesi a venire, a partire da quella del regime siriano. E’ la prima ad avvenire per cause parzialmente esogene (l’intervento NATO) ma sarebbe sbagliato non coglierne innanzitutto la natura endogena regionale. </p>
<p>In Medio Oriente sta davvero finendo la guerra fredda e le caselle di uno scacchiere stabilite da personaggi di un’altra epoca, Leonid Breznev, Henry Kissinger, stanno lasciando spazio a nuovi incerti equilibri. Il mondo nuovo multipolare tarderà ancora anni a trovare equilibri ma la casella mediorientale, una delle auspicabili aggregazioni future, non potrà essere gestita con logiche, parametri e paraocchi novecenteschi.</p>
<p class="postAuthorLink">Gennaro Carotenuto su http://www.gennarocarotenuto.it </p>]]></content:encoded>
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		<title>Caso Breivik-Borghezio. &#200; tempo di difendere la democrazia</title>
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		<pubDate>Thu, 28 Jul 2011 13:49:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gennaro Carotenuto</dc:creator>
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		<description><![CDATA[SAN CRISTÓBAL DE LAS CASAS (CHIAPAS, MESSICO) Tutto quello che ci è stato promesso dal &#34;pensiero unico&#34; dal 1989 in avanti è risultato essere sistematicamente falso. E ancora una volta nella Storia è l’ultradestra e non la sinistra a beneficiare del crollo di un modello economico e in prospettiva di un sistema stesso di società, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>SAN CRISTÓBAL DE LAS CASAS (CHIAPAS, MESSICO) Tutto quello che ci è stato promesso dal &quot;pensiero unico&quot; dal 1989 in avanti è risultato essere sistematicamente falso. E ancora una volta nella Storia è l’ultradestra e non la sinistra a beneficiare del crollo di un modello economico e in prospettiva di un sistema stesso di società, quella democratica, costruita come destino progressivo dell’umanità nell’ultimo quarto di millennio. </p>
<p>Mi torna in mente la brillante definizione di Ignacio Ramonet mentre cavalco tra villaggi tzotziles in quello che non troppi anni fa fu territorio zapatista. Non posso levarmi dalla testa quello che è successo ad Utoya e l’addentellato italiano della solidarietà espressa dall’europarlamentare Mario Borghezio alle idee del terrorista. Scrivo questi appunti a penna su un quadernino in una breve pausa. Il cavallo che pascola placido a pochi metri da me, la natura rigogliosa della selva di questo frammento della Nostra America, non mi permettono di dimenticare i fatti norvegesi e le conseguenze per l&#8217;Europa e per l&#8217;Italia di un&#8217;estrema destra antisistema la pericolosità della quale è stata troppe volte e troppo a lungo sottovalutata.</p>
<p>  <span id="more-16214"></span>
<p>Era una fandonia quella <b>fine della storia</b> alla caduta del muro di Berlino che ha reso milionario Francis Fukuyama. Erano evidentemente falsi i <b>miti del neoliberismo</b> che hanno già distrutto la vita a più persone di quanto non abbia fatto la seconda guerra mondiale. In un <b>pianeta finito</b> era criminale il sostenere l’infinitezza delle risorse naturali e addirittura la <b>brevettabilità</b> di queste (qui a San Cristóbal ho ricevuto un’illuminante lezione sulla <b>biopirateria</b>) e negare le conseguenze dello sviluppo industriale sulla vita, come è stato fatto a lungo da scienziati pagati, per esempio, per negare il cambio climatico. Furono costruiti quei miti con frottole con le quali decine di economisti hanno vinto premi Nobel o guadagnato milioni facendo finta di credere che perdere il <b>lavoro</b> fosse un’opportunità per stimolare le persone a trovarne uno migliore, o che <b>salute o educazione</b> non fossero diritti ma merci esattamente come una bibita gassosa. Chiedete ai 14 milioni di <b>contadini</b> messicani espulsi dalle loro terre perché il loro paese decise di rinunciare all’<b>agricoltura,</b> cosa ha significato il Trattato di libero commercio con gli Stati Uniti del 1994. Chiedetelo agli imprenditori e agli operai del <b>tessile pratese</b> raccontato in prima persona da Edoardo Nesi nel romanzo-pamphlet che ha vinto l’ultimo Strega quanta distruzione di ricchezza, di esperienza, di sicurezze e quanta disperazione ha provocato il dare ascolto alle menzogne interessate dei Giavazzi di turno.</p>
<p>Era criminale il concetto di <b>scontro di civiltà</b> buono a giustificare le crociate del fondamentalismo protestante del XXI secolo additando un quinto della popolazione mondiale -quella di <b>religione musulmana</b>- come nemica dell&#8217;umanità. Non dimentichiamo i deliri del <b>destino manifesto</b> che nel XIX secolo giustificò l’appropriazione di mezzo Messico e nel XXI secolo era corollario a quel <b>nuovo secolo americano</b> tramontato prima di cominciare per l’inadeguatezza dell’onnipotenza militare e dei parafernali del sogno americano a mettere sotto controllo i demoni, la corruzione, le mafie, il narcotraffico da un lato, le migrazioni, l’abbattimento dei diritti, le catastrofi ambientali, da questi stessi apprendisti stregoni evocate o negate. Era una balla che solo opinionisti prezzolati potevano fingere di credere quella di George Bush dell&#8217;<b>esportazione della democrazia</b> manu militari. Era falso, ovviamente, il mondo delle televisioni commerciali che rendevano sexy la violenta promessa dell&#8217;<b>individualismo thatcheriano</b> e che in Italia ha preso le forme dell’<b>estremismo berlusconiano</b> <b>e leghista</b> ma ha anche sedotto spezzoni rilevanti del mondo moderato e progressista.</p>
<p>Dalla caduta del socialismo reale in avanti il liberalismo trionfatore della guerra fredda non solo non ha mantenuto la promessa di ampliare gli spazi democratici ma, aumentando il disagio sociale e la paura del futuro anche nel cosiddetto primo mondo, ha lasciato spazio per una critica alla globalizzazione coincidente, per ora, con la <b>terza posizione</b> neofascista degli anni &#8217;70. Dalla Norvegia all’Italia, dalla Polonia al Belgio i fenomeni migratori hanno fornito al neofascismo (riproposto tatticamente sotto bandiere federaliste come lo stesso Mario Borghezio ha affermato) lo strumento della &quot;paura del diverso&quot; tra noi che rende il razzismo un virus dalla rapidissima velocità di propagazione. Razzismo che finisce per essere l’unica spiegazione comprensibile, in società dove la cultura conta sempre meno, per le promesse mancate di un modello economico che giurava agli occidentali il dominio sul pianeta e invece si è trasformato in un incubo di disoccupazione e insicurezza. È già successo, nel ‘19, nel ‘29.</p>
<p>Al degrado di una democrazia non più uguale per tutti non hanno mai saputo rispondere le sinistre post-comuniste, post-socialiste, cristiane, liberal-progressiste. Per i post-comunisti (il caso italiano è emblematico) il proprio peccato originale obbligava ad un’abiura completa e a un&#8217;adesione incondizionale al modello economico e sociale che con miopia presumevano vincente ancora per molte generazioni e del quale si ostinavano a vedere solo i casi di successo e non le legioni di sconfitti. Ma se il <b>nuovo secolo americano</b> si è rivelato, nella migliore delle ipotesi, un wishful thinking propagandato a piene mani, sostituito da un&#8217;instabilità al momento cronica, una crisi economica strutturale ed un multipolarismo ineluttabile ma ancora in fieri, i frutti del farci credere di vivere nel migliore dei mondi possibili (anche dopo l&#8217;11 settembre) vendendoci invece la società della precarietà strutturale sono restati a perpetuare i loro danni. </p>
<p>Per le sinistre a cavallo tra XX e XXI secolo l&#8217;ottimistica, illusoria utopia che la democrazia, la società aperta, un&#8217;idea di progresso nel frattempo stravolta e battuta dal neoconservatorismo (a sua volta sconfitto dal proprio delirio di onnipotenza), fossero stati conquistati per sempre e quindi più forti di qualunque nemico è stata in questi anni cattiva consigliera. Pensare che il prezzo da pagare per il peccato originale di cui sopra fosse rinunciare a molte ragioni di 150 anni di storia del movimento operaio, regalando così parte dell’elettorato che si rinunciava a rappresentare alle destre, e l&#8217;accettare senza controllare anche presunte bolognine di altro segno politico si è rivelata una follia che oggi mina la nostra stessa convivenza civile. </p>
<p>Quale Bolognina, quale Fiuggi ha fatto in questi anni il neonazista mai redento Mario Borghezio che oggi plaude dal suo scranno di parlamentare europeo al terrorista norvegese Anders Behring Breivik? Non averlo fermato, non avergli impedito, con qualunque mezzo, di corrompere in questi anni spezzoni di società italiana, avergli permesso di incassare ricchissime prebende come membro di quella stessa casta la rappresentatività democratica della quale vuole distruggere, avergli permesso addirittura di passare come vittima (lui già picchiatore fascista) è stato un errore fatale.</p>
<p>Chi ha considerato parte del gioco democratico che in una città importante come Treviso potesse candidarsi ed essere ripetutamente eletto un seminatore d&#8217;odio, condannato per razzismo, come Giancarlo Gentilini, è colpevole di un <i>appeasement</i> che ricorda da vicino quello di Chamberlain a Monaco nel 1938. La democrazia deve difendersi prima che Gentilini o Borghezio ne distruggano la consustanziale idea di uguaglianza facendola pagare agli insegnanti meridionali piuttosto che ai tornitori senegalesi. Eppure, in questi anni nella Lega Nord, per un mero calcolo politico di breve termine, è stata addirittura ravvisata –quando ne è invece la negazione totale- una costola della sinistra. Non è bastato: di fronte alla crisi finale della parabola politica di Silvio Berlusconi c’è chi è tornato a vedere nella Lega una possibile sponda per metter fine al caimano. È stato zittito, perfino criminalizzato chi indicava nel <i>linguaggio sanguigno</i> di Umberto Bossi, nelle <i>battute omicide</i> di Calderoli, o nelle recenti <i>goliardate deliranti</i> dell’allenatore del Verona calcio Mandorlini non delle folkloristiche anomalie, ma dei pericoli per la democrazia verso i quali era necessario agire con la massima decisione. È stato zittito da chi pensa che si debba dialogare con i <b>ragazzi di Casa Pound</b> come ieri sdoganò i <b>ragazzi di Salò</b> in Italia come in Europa.</p>
<p>La maggior parte degli italiani, compresa buona parte degli elettori di centro-sinistra, vive nell&#8217;<b>illusione brechtiana</b> che il problema non lo tocchi. Cosa vuoi che sia se Maroni, per compiacere il sadismo del proprio elettorato rinchiude per mesi un ragazzino tunisino colpevole di nulla in un <b>CIE</b> o se dei bravi ragazzi con la testa rasata e vuota escono per menare <b>negri o froci</b>. In fondo, non sono né negro né frocio e i negri mi fanno paura e i froci mi danno fastidio. Finché non verranno a prendere me non mi interessa se prendono il migrante, il nero, l&#8217;arabo, l&#8217;ebreo, lo zingaro, l’omosessuale, il comunista.</p>
<p>Quando Maroni con i suoi respingimenti affoga un migrante nel Canale di Sicilia, non mi tocca. Quando un datore di lavoro si fa scudo delle leggi approvate dal nostro Parlamento per ricattare un lavoratore immigrato sotto la minaccia dell&#8217;espulsione, non mi interessa. Quando ad un ragazzo nato in Italia, figlio di migranti, non viene concessa la cittadinanza e rischia di essere espulso dal paese dove ha sempre vissuto al compimento dei 18 anni, non mi riguarda. <b>Forse pensavano cose simili anche alcuni dei genitori dei ragazzini di Utoya, prima che Breivik ne facesse strage.</b></p>
<p>E&#8217; necessario, urgente, indispensabile, cambiare di passo. E&#8217; necessario che la società civile europea ed italiana, la sinistra politica se ancora ciò vuol dire qualcosa, passino -dopo anni di oggettiva insipienza- ad un&#8217;<strong>intransigenza assoluta verso ogni crimine d&#8217;odio</strong>. È falso che la <strong>libertà d&#8217;espressione</strong> sia il bene supremo. La libertà d&#8217;espressione termina quando <b>collide con il bene supremo della convivenza civile</b> e della pace, quando collide con il diritto del diverso e del discriminato a vivere e girare tranquillamente per strada. Non esiste la libertà d’espressione del razzismo. Non esiste la libertà d’espressione dell&#8217;omofobia. Non esiste la libertà d’espressione del sessismo.</p>
<p>È necessario uno sforzo della società civile tutta per isolare nella scuola, nelle università, nei luoghi di lavoro, nelle piazze dove fanno propaganda, nei media (non invitando più razzisti in tivù, per esempio, caro Gad Lerner, questi non debbono più essere interlocutori ammissibili). Quelli che pensavano che la democrazia fosse un fatto acquisito e non dovesse essere più difesa da nemici in grado di abbatterla devono ricredersi. Tutti siamo chiamati a ricrederci e a difendere la democrazia.</p>
<p>Così &quot;Radio Padania&quot; va chiusa perché da anni (si guardi l’ottimo lavoro di <a href="http://danielesensi.blogspot.com/" target="_blank">Daniele Sensi</a>) commette quotidianamente il reato di istigazione all&#8217;odio razziale che è cosa ben più grave della presunta libertà d’espressione razzista che si conculcherebbe ai sedicenti padani. Con la scusa di non farne delle vittime ci siamo cullati nell’inazione lasciando per anni diffondere propaganda anti-democratica e anti-nazionale. Se non ci pensa la politica ci deve pensare la società civile con centinaia di denunce al giorno alla magistratura. Mario Borghezio, Giancarlo Gentilini e mille altri seminatori d’odio come loro vanno perseguiti, condannati e interdetti in perpetuo dai pubblici uffici perché non sono un avversario politico ma un nemico della democrazia. Non è possibile che la difesa di Breivik da parte di Borghezio non porti all’interdizione perpetua dai pubblici uffici di quest’ultimo. Se non ci sono ancora gli strumenti legali vanno creati esattamente come la civile Norvegia, di fronte ad un attacco così grave pensa di inasprire le pene. Come per altri grandi temi anche in questo caso o sarà la politica ad espellere i partiti e i politici razzisti o sarà la società civile a doversi organizzare per difenderci. Utoya segna un punto di non ritorno e non accorgersi del senso di quei fatti sarebbe non più stupido ma complice.</p>
<p>Utoya è l&#8217;Oklahoma City europea e Breivik è il nostro Timothy McVeigh. Gli Stati Uniti hanno perso, e non poteva essere altrimenti, quell&#8217;occasione per fare piazza pulita e molte “ottime idee” di Timothy McVeigh vivono nel movimento dei <b>Tea party</b> che potrebbe esprimere il prossimo presidente di quel paese. Noi, in Italia come in tutta l&#8217;Unione Europea non possiamo perdere questa battaglia. Loro, i Borghezio, i Gentilini, i Roberto Castelli del “per ora non possiamo sparare agli immigrati” hanno dimostrato di essere disposti a tutto e che se fino ad ora le loro milizie non hanno ucciso se non in maniera sporadica (ma comunque in vent’anni hanno reso impossibile, calpestandone la dignità, la vita di milioni di persone) è perché credono che le istituzioni democratiche siano così fragili da potersene appropriare per distruggerle senza colpo ferire. Come un cavallo di Troia abbiamo permesso loro di diventare ministri della Repubblica. Ho la stessa paura di <a href="http://www.gadlerner.it/2011/07/25/utoya-una-lettera-di-igiaba-scego.html" target="_blank">Igiaba Scego</a>: e se il 1933, la presa del potere di Hitler potesse ripetersi? È tempo di rimettersi a cavallo, in Norvegia, in Italia. Baloccarsi con lo scongiuro che ciò non possa succedere ancora potrebbe essere un errore fatale.</p>
<p class="postAuthorLink">Gennaro Carotenuto su http://www.gennarocarotenuto.it </p>]]></content:encoded>
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		<title>Distruggendo Ophelia: la presunzione d&#8217;innocenza a senso unico nel caso Strauss-Kahn</title>
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		<pubDate>Mon, 04 Jul 2011 09:42:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gennaro Carotenuto</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Giovanna Botteri spiattella da ore su tutti i canali Rai che Ophelia, la cameriera africana del caso Strauss-Kahn, abbia denunciato l’ex-direttore dell’FMI per stupro dopo un rapporto mercenario non pagato. E poi giù a sviscerare dettagli su come la puttana africana esercitasse il suo –presunto- secondo lavoro. Non si preoccupa, lei e molti altri mainstream, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.gennarocarotenuto.it/wp-content/uploads/2011/07/dsk.jpg"><img style="background-image: none; margin: 0px 10px 10px 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; display: inline; float: left; padding-top: 0px; border: 0px;" title="dsk" src="http://www.gennarocarotenuto.it/wp-content/uploads/2011/07/dsk_thumb.jpg" border="0" alt="dsk" width="134" height="102" align="left" /></a>Giovanna Botteri spiattella da ore su tutti i canali Rai che Ophelia, la cameriera africana del caso Strauss-Kahn, abbia denunciato l’ex-direttore dell’FMI per stupro dopo un rapporto mercenario non pagato. E poi giù a sviscerare dettagli su come la puttana africana esercitasse il suo –presunto- secondo lavoro. Non si preoccupa, lei e molti altri mainstream, di citare la fonte di tali rivelazioni trattate come verità processuali.</p>
<p>Eppure non bisogna andare tanto lontano per essere indotti alla prudenza. Maurizio Molinari de La Stampa avverte che: “<strong>Lo rivela il N.Y.Post</strong> (giornale scandalistico che nulla ha a che vedere col New York Times, ndr)<strong> imbeccato dagli avvocati difensori</strong>”.</p>
<p><span id="more-16116"></span></p>
<p>Il <a href="http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplrubriche/finestrasullamerica/grubrica.asp?ID_blog=43&amp;ID_articolo=2103&amp;ID_sezione=&amp;sezione=" target="_blank">pezzo</a> di Molinari è prezioso nel restituirci un contesto:</p>
<p><em>i tabloid di New York sono inondati da rivelazioni su «Ophelia» provenienti quasi sempre da ambienti vicini alla difesa dell’ex direttore esecutivo del Fmi, che punta a creare un’atmosfera favorevole al completo proscioglimento quando, il 18 luglio, si celebrerà la prossima udienza.</em></p>
<p>Fortunatamente qualcuno ogni tanto si ricorda di fare il giornalista e di restituire un frammento della complessità del mondo che ci circonda e non solo una semplificazione compiacente. Tutto ciò non significa che Ophelia, che ha un nome, Nafissatou Diallo (e la difesa della privatezza della quale è da tempo un vezzo dei media che fingono di essere politicamente corretti nei suoi confronti), non possa aver mentito in tutto o in parte. Non significa neanche che Dominique Strauss-Kahn non possa essere stato vittima di una falsa denuncia o perfino di un complotto ordito dalla Spectre. La Rete, che come sempre in questi casi dà il meglio e il peggio di sé, ne è già piena, millantando di una regia occulta di Nicolas Sarkozy dall’Eliseo oppure di una presunta trappola liberista dall’interno dell’FMI contro il presunto keynesiano Strauss-Kahn. Un complotto della destra contro il nostro campione di sinistra insomma, magari tendente a mettere il dirigente politico francese sullo stesso piano del re di bunga bunga e tutto si tiene, dalle scie chimiche all’11 settembre.</p>
<p>In Rete, ancor più che nei media tradizionali, dove pure Vittorio Feltri ha offerto pezzi di –invereconda- bravura “adesso uno non è più libero neanche di farsi una scopata”), riemerge l’Italia di sempre, la stessa che negli anni ‘60 avrebbe mandato al rogo Franca Viola e che ancora ieri provava onanistico piacere a bersi che con un jeans attillato non possa esserci stupro. E allora eccoli lì a riprodurre un eterno immaginario maschile da porno-soft anni ‘70 per il quale una cameriera d’albergo è una merce disponibile. Quindi DSK avrebbe potuto avere tutte le donne che voleva (sic) e di conseguenza sarebbe innocente perché non avrebbe potuto desiderare la signora, che si preoccupano di descriverci come non piacente. In alternativa una poveraccia come Ophelia mai avrebbe potuto resistere al fascino (i soldi, il potere, perfino il bianco della pelle) di quell’uomo e quindi non avrebbe potuto non essere consenziente.</p>
<p>E’ a questa Italia (ma anche Francia, Stati Uniti e quant’altro) che, con temeraria pazienza, vanno ricordate alcune cose terra terra:</p>
<p>1) La presunzione d’innocenza esiste anche per le cenerentole africane e non solo per i principi azzurri francesi.</p>
<p>2) Perfino una prostituta può non desiderare un rapporto sessuale e qualora le venga imposto, strano ma vero, è stupro.</p>
<p>3) Una donna stuprata ha il diritto di non essere Santa Maria Goretti. Può avere frequentazioni equivoche, perfino precedenti penali e può perfino pensare di trarre vantaggio dall’accaduto.</p>
<p>4) La straordinaria disparità di mezzi economici, di cultura, di classe, di genere, non può non essere parte fondamentale della <a href="http://www.gennarocarotenuto.it/16079-la-corazzata-difensiva-di-strauss-kahn-stritola-la-cameriera-africana/" target="_blank">lettura</a> di una notizia come questa.</p>
<p>Indipendentemente da cosa sia materialmente successo in quella camera d’albergo esistono dei rapporti di forza ben più profondi di quelli del poter mettere in campo avvocati milionari o del potersi permettere strategie mediatiche aventi come obbiettivo la demolizione della controparte. Neanche più le soap opera offrono letture così terra terra come quella che il mainstream sta dando al caso.</p>
<p class="postAuthorLink">Gennaro Carotenuto su http://www.gennarocarotenuto.it </p>]]></content:encoded>
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		<title>Nemico migranti: se non ci fosse bisognerebbe inventarlo</title>
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		<pubDate>Sun, 24 Apr 2011 09:27:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gennaro Carotenuto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Migranti e integrazione]]></category>
		<category><![CDATA[Primo piano]]></category>
		<category><![CDATA[Razzismo]]></category>

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		<description><![CDATA[Lega Nord e Forza Nuova si contendono il &#8220;nemico migrante&#8221;. Gennaro Carotenuto su http://www.gennarocarotenuto.it]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://www.gennarocarotenuto.it/wp-content/uploads/2011/04/DSC07329.jpg"><img class="size-full wp-image-15529  aligncenter" title="DSC07329" src="http://www.gennarocarotenuto.it/wp-content/uploads/2011/04/DSC07329.jpg" alt="" width="600" height="800" /></a></p>
<p>Lega Nord e Forza Nuova si contendono il &#8220;nemico migrante&#8221;.</p>
<p class="postAuthorLink">Gennaro Carotenuto su http://www.gennarocarotenuto.it </p>]]></content:encoded>
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		<title>Roberto Maroni e la sua strana idea di solidariet&#224;</title>
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		<pubDate>Sat, 09 Apr 2011 13:00:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gennaro Carotenuto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Migranti e integrazione]]></category>
		<category><![CDATA[Politica italiana]]></category>
		<category><![CDATA[Razzismo]]></category>

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		<description><![CDATA[Il Ministro degli Interni Roberto Maroni, dirigente di un partito che fa della rivendicazione del diritto all’egoismo uno dei suoi (pochi) argomenti, in questi giorni chiede, con una petulanza senza limiti, solidarietà all’Europa, che dovrebbe farsi carico dei nostri migranti. Solidarietà, solidarietà, solidarietà, da giorni è la parola più gettonata sulla bocca del ministro leghista, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.gennarocarotenuto.it/wp-content/uploads/2011/04/migranti.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-15408" style="margin: 10px;" title="migranti" src="http://www.gennarocarotenuto.it/wp-content/uploads/2011/04/migranti.jpg" alt="" width="265" height="187" /></a>Il Ministro degli Interni Roberto Maroni, dirigente di un partito che fa della rivendicazione del diritto all’egoismo uno dei suoi (pochi) argomenti, in questi giorni chiede, con una petulanza senza limiti, solidarietà all’Europa, che dovrebbe farsi carico dei nostri migranti.</p>
<p>Solidarietà, solidarietà, solidarietà, da giorni è la parola più gettonata sulla bocca del ministro leghista, neanche fosse Padre Zanotelli.</p>
<p><span id="more-15407"></span></p>
<p>Hai voglia a spiegargli che l’Italia riceve dall’UE centinaia di milioni. Hai voglia a ricordargli che la Germania o la Francia o qualunque altro paese dell’Unione accoglie più rifugiati di noi. Hai voglia a fargli vedere come la piccola e povera Tunisia stia dando una prova di umanità meravigliosa accogliendo centinaia di migliaia di rifugiati libici. E’ impossibile poi fargli notare che da Lampedusa a Manduria il sud faccia la propria parte mentre il nord non faccia altro che strepitare, inquinare le acque e rifiutare.</p>
<p>Lui ripete il proprio mantra: vogliamo solidarietà, l’Europa non è solidale, noi non possiamo e soprattutto non vogliamo darla. Poi, per dimostrare di meritare tale solidarietà, il grande statista s’inventa il ridicolo trucco dei permessi di soggiorno temporanei, il bluff del quale hanno fatto bene a vedere Francia e Germania: non vi daremo mai un permesso di soggiorno per restare da noi, ma ve ne diamo un altro perché sloggiate verso il Nord Europa.</p>
<p>La continua pretesa di solidarietà alla UE (più solidarietà), accompagnata dalla negazione di qualunque solidarietà ai migranti (fuori dalle palle, no?) dà la cifra di tutta la meschinità degli elettori della Lega Nord e dell’indegnità dei rappresentanti che questi impongono al paese. Dalle quote latte ai migranti, i leghisti riproducono lo stereotipo da loro stessi affibbiato ai meridionali che chiederebbero senza nulla dare. De te fabula narratur?</p>
<p>L’Italia che si fa rappresentare da Roberto Maroni è un’Italia gretta, piccina, inaffidabile, petulante, che danneggia gli interessi del paese, che può solo causare rifiuto in Europa e per la quale si può provare solo vergogna. Se non saremo noi a dire “fuori dalle palle” alla Lega Nord, presto sarà l’Europa a dirlo a noi.</p>
<p class="postAuthorLink">Gennaro Carotenuto su http://www.gennarocarotenuto.it </p>]]></content:encoded>
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		<title>Andr&#224; lo sciacallo leghista a caccia di griffe sui migranti morti?</title>
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		<pubDate>Mon, 04 Apr 2011 09:08:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gennaro Carotenuto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Migranti e integrazione]]></category>
		<category><![CDATA[Politica italiana]]></category>
		<category><![CDATA[Razzismo]]></category>

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		<description><![CDATA[Sul tema feccia padana copio e incollo questo impeccabile post di Alessandro Gilioli (gc). Sì, direi che il senatore leghista Piergiorgio Stiffoni adesso potrebbe recarsi personalmente alla morgue di Tripoli e controllare uno per uno se i 68 migranti morti mentre cercavano di venire in Italia indossavano magliette Adidas e scarpe Nike. Gennaro Carotenuto su [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Sul tema feccia padana copio e incollo questo impeccabile post di </em><a href="http://gilioli.blogautore.espresso.repubblica.it/2011/04/03/il-leghista-a-caccia-di-griffe/" target="_blank"><em>Alessandro Gilioli</em></a><em> (gc).</em></p>
<p><img style="display: block; float: none; margin-left: auto; margin-right: auto" alt="st" src="http://gilioli.blogautore.espresso.repubblica.it/files/2011/04/st.jpg" width="376" height="234"/> </p>
<p>Sì, direi che il senatore leghista <a href="http://www.polisblog.it/post/10024/lampedusa-la-lega-nord-i-rifugiati-e-le-radici-cristiane">Piergiorgio Stiffoni</a> adesso potrebbe recarsi personalmente alla morgue di Tripoli e controllare uno per uno se i <a href="http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=144163">68 migranti</a> morti mentre cercavano di venire in Italia indossavano magliette Adidas e scarpe Nike.</p>
<p class="postAuthorLink">Gennaro Carotenuto su http://www.gennarocarotenuto.it </p>]]></content:encoded>
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		<title>I Vopos di Erich Honecker, i Vopos di Ben Al&#236;, i Vopos di Roberto Maroni</title>
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		<pubDate>Sun, 03 Apr 2011 18:45:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gennaro Carotenuto</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Globalizzazione]]></category>
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		<description><![CDATA[Silvio Berlusconi appena ieri aveva promesso di tirare l’osso di cento milioni di Euro al nuovo governo tunisino in cambio del riprendere a reprimere, bastonare, incarcerare, torturare, se d’uopo ammazzare i migranti. Basta che non si vedano al TG. In fondo era quel che aveva sempre fatto il Vopos Ben Alì in nome e per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.gennarocarotenuto.it/wp-content/uploads/2011/04/breznev-honecker2-300x200.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-15380" style="margin: 10px;" title="breznev-honecker2-300x200" src="http://www.gennarocarotenuto.it/wp-content/uploads/2011/04/breznev-honecker2-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" /></a>Silvio Berlusconi appena ieri aveva promesso di tirare l’osso di cento milioni di Euro al nuovo governo tunisino in cambio del riprendere a reprimere, bastonare, incarcerare, torturare, se d’uopo ammazzare i migranti. Basta che non si vedano al TG.</p>
<p>In fondo era quel che aveva sempre fatto il Vopos Ben Alì in nome e per conto dell’Europa: violare i diritti umani, innanzitutto quello a migrare, per interposta persona.</p>
<p><span id="more-15379"></span></p>
<p>Il meccanismo era perfetto, dei Vopos di Erich Honecker ci indignavamo, delle “vite degli altri” tedesco-orientali ci importava e fremevamo per i loro tentativi di raggiungere la libertà scavalcando quel simbolo intellegibile che era il muro di Berlino. Al contrario, per i Vopos di Ben Alì, occhio non vede, cuore non duole e delle “vite degli altri” tunisini preferivamo non sapere, né se venivano incarcerati né se affogavano nel muro non intellegibile del Canale di Sicilia nel tentativo di raggiungere una libertà che dovevamo supporre diversa da quella cercata da chi fuggiva dalla DDR.</p>
<p>Così, mentre Silvio Berlusconi tirava l’osso di cento milioni di Euro al nuovo governo tunisino, questo, con molta dignità, ha risposto che loro, molto umilmente, poveramente, stanno assistendo ben 150.000 profughi libici e proprio non capiscono come uno dei paesi più ricchi del mondo sia così in difficoltà per accogliere appena 20.000 ragazzi tunisini in tre mesi. E’ qualcosa di incomprensibile per la nostra cultura dominante quest’idea che le persone vadano e vengano, accolgano e vengano accolte, partano e tornino, senza guardare al colore della pelle o al luogo di nascita. Loro vivono in un crocevia del mondo, noi in una fortezza che vogliamo inespugnabile dall&#8217;altro.</p>
<p>In questi giorni il complesso disinformativo, che in gennaio mollò Ben Alì in cinque minuti facendo finta di non averlo mai conosciuto, ci ha imbottito di menzogne sul Nord Africa, sulla Tunisia e sui ragazzi tunisini. Tra quelle più infami quella per la quale, avendo finalmente raggiunto la libertà in patria, i nordafricani non avrebbero più bisogno di emigrare e quindi, quelli che lo fanno, sarebbero avventurieri o peggio, da temere e da respingere.</p>
<p>Nessuno ci racconta che invece la principale libertà conculcata dall’ex-dittatore era proprio quella di scappare, quella di andare felici a conoscere quel mondo che noi portavamo nelle loro televisioni. Non ce lo raccontano perché nessuno deve sapere che Honecker e Ben Alì sono due facce della stessa medaglia. Nessuno ci racconta che per quei ragazzi la principale libertà conquistata abbattendo il tiranno nostro amico era proprio quella di viaggiare, di tentare la sorte, che è quello che stanno facendo migliaia di ragazzini tunisini così come fanno i loro coetanei europei ai quali (che roba contessa!) non si sentono inferiori.</p>
<p>E allora il problema è il nostro scandaloso complesso di superiorità, la nostra scandalosa convinzione di non potere e non volere accogliere, come la Tunisia ha fatto con i libici. E’ così difficile da capire che per quei ragazzi il simbolo della dittatura era un Vopos sul molo del porto di Zarzis e il simbolo della libertà è invece un barcone in corsa verso il futuro?</p>
<p class="postAuthorLink">Gennaro Carotenuto su http://www.gennarocarotenuto.it </p>]]></content:encoded>
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		<title>&#8220;migranti&#8221;, e se almeno nel lessico stessimo tornando a vincere?</title>
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		<pubDate>Sat, 02 Apr 2011 17:23:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gennaro Carotenuto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Italia]]></category>
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		<description><![CDATA[Sentire perfino Silvio Berlusconi, ma anche i grandi giornali e telegiornali moderati, usare oramai diffusamente il termine “migranti”, fino a ieri bandito, è di grande soddisfazione. Fino a ieri facevano a gara a usare termini più o meno sprezzanti se non apertamente razzisti per definirli. Oggi si piegano e accettano di far diventare di uso [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sentire perfino Silvio Berlusconi, ma anche i grandi giornali e telegiornali moderati, usare oramai diffusamente il termine “migranti”, fino a ieri bandito, è di grande soddisfazione. </p>
<p>  <span id="more-15374"></span>
<p>Fino a ieri facevano a gara a usare termini più o meno sprezzanti se non apertamente razzisti per definirli. Oggi si piegano e accettano di far diventare di uso comune un termine neutro (Devoto-Oli: Persona che si sposta alla ricerca di migliori condizioni di vita) che negli ultimi anni ha rappresentato l’accezione politicamente corretta (se non proprio democratica o di sinistra) del fenomeno. </p>
<p>E se proprio dai “migranti”, dalla battaglia per i diritti dei migranti, dall’iniziare a riconoscerli come parte di noi, potessimo ricominciare a riconquistare quell’egemonia culturale persa da trent’anni?</p>
<p class="postAuthorLink">Gennaro Carotenuto su http://www.gennarocarotenuto.it </p>]]></content:encoded>
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		<title>Tsunami umano</title>
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		<pubDate>Sat, 02 Apr 2011 07:03:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gennaro Carotenuto</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Migranti e integrazione]]></category>
		<category><![CDATA[Politica internazionale]]></category>
		<category><![CDATA[Politica italiana]]></category>
		<category><![CDATA[Primo piano]]></category>
		<category><![CDATA[Razzismo]]></category>
		<category><![CDATA[Sottosviluppo]]></category>

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		<description><![CDATA[Sentir parlare, prima il ministro degli interni leghista, Roberto Maroni, colui che aveva come programma politico essere “cattivi” con i migranti, quindi il capo del governo Silvio Berlusconi, di “Tsunami umano” non può non causare tristezza. Lo slogan potrà funzionare per i titoli del TG1 o di Radio Padania, ma poche volte se n’è trovato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sentir parlare, prima il ministro degli interni leghista, Roberto Maroni, colui che aveva come programma politico essere “cattivi” con i migranti, quindi il capo del governo Silvio Berlusconi, di “Tsunami umano” non può non causare tristezza.</p>
<p><span id="more-15364"></span></p>
<p>Lo slogan potrà funzionare per i titoli del TG1 o di Radio Padania, ma poche volte se n’è trovato uno più inadeguato offrendo una percezione volutamente falsa del tema. Fa pensare a degli esseri umani come un fenomeno naturale incontrollato, un terremoto, uno tsunami appunto, e non come un fenomeno storico, sociale ed economico ampiamente studiato, giustificato, previsto e prevedibile, contenuto nelle dimensioni, contenibile negli effetti e foriero non di distruzione ma anche (e soprattutto) di opportunità. Fenomeno studiato sul lungo e sul breve termine visto che da due mesi Maroni annuncia l’invasione (sic) di poche migliaia (ventimila in tre mesi) di nordafricani che, con un minimo di programmazione e di onestà intellettuale potevano essere assorbiti in maniera invisibile.</p>
<p>Ma al governo non interessa programmare. Non interessa prevenire, affrontare e risolvere i problemi. Al governo interessa creare allarmi, emergenze, occasioni di rapina e consenso, facendo finta di risolvere le questioni nascondendo la polvere sotto il tappeto. Lo ha fatto con la spazzatura a Napoli, lo ha rifatto col terremoto dell’Aquila, lo sta rifacendo con Lampedusa.</p>
<p>No, non serve ricordare il padre della Tanzania Julius Nyerere (socialista e presto perfino santo) che aveva previsto fin dalla fine del colonialismo classico che se l’Europa non avesse agito con giustizia verso l’Africa questa non avrebbe avuto altra possibilità che emigrare, per capire la politiche inette prima ancora che criminali operate dal governo e in particolare dalla Lega Nord. Questa deve il proprio successo non al governare fenomeni sgraditi ma all’ammannire ai propri elettori sempre un nemico diverso (i meridionali, Roma ladrona, l’Unione Europea, le tasse, i migranti) come il problema, il cancro da distruggere, l’invasore da fermare sul bagnasciuga.</p>
<p>I fatti si incaricano di smentire questa narrazione dei fatti artificiale, pericolosa, razzista ma particolarmente efficace al momento di votare. L’invasore, l’immigrato nemico, non si ferma sul bagnasciuga, non può rendersi invisibile e non si gestiscono fenomeni complessi né con il clown Silvio Berlusconi che mette lo shampoo nelle docce aquilane o sbarca con le fioriere, i casinò e i campi da golf a Lampedusa, né con la “cattiveria” di Maroni o nel PdL di Mariastella Gelmini. Lo mostrano molti casi e sentenze che in questi anni hanno confermato come non si governi col volontarismo della cattiveria. Per esempio sulla scuola le sentenze sulla “geolocalizzazione” degli insegnanti per settentrionalizzare l’istruzione in maniera discriminatoria. Per fortuna le istituzioni e la Costituzione appaiono più forti dei deliri localisti della Lega. Come non possono impedire ad un laureato calabrese o siciliano di spendere il proprio titolo in tutto il paese così, se possono proibire ai migranti di sedersi sulle panchine, possono render loro la vita impossibile, non possono cacciarli, cancellarli, rendere invisibili, nonostante da anni dichiarino ciò come loro programma politico.</p>
<p>Impotenti o quasi i Ras locali della Lega fanno la voce grossa contro il governo amico e il ministro del loro stesso partito perché temono che il loro consenso, dovuto solo allo spararla ogni giorno sempre più grossa, possa sgretolarsi di fronte alla ragionevole accoglienza di poche decine di lavoratori tunisini. Sarebbe un problema più amministrativo che politico, facilmente risolvibile in regioni ricche di un grande paese se non fosse che dal sollevare e non dal risolvere il problema tali Ras debbono il loro consenso. Ma così non si governa, almeno non a lungo, a dimostrazione dell’inadeguatezza della Lega, il partito dell’odio e della cattiveria, incapace, per fortuna, di applicare le proprie chiacchiere da bar.</p>
<p class="postAuthorLink">Gennaro Carotenuto su http://www.gennarocarotenuto.it </p>]]></content:encoded>
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		<title>Dalla finta terremotata dell&#8217;Aquila a Lampedusa: l&#8217;usucapione delle frequenze televisive</title>
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		<pubDate>Tue, 29 Mar 2011 07:58:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gennaro Carotenuto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Disinformazione]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Migranti e integrazione]]></category>
		<category><![CDATA[Politica italiana]]></category>
		<category><![CDATA[Primo piano]]></category>
		<category><![CDATA[Razzismo]]></category>
		<category><![CDATA[Società]]></category>

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		<description><![CDATA[L’ignobile episodio della finta terremotata che racconta a Canale5 che l’Aquila è già stata ricostruita, dovrebbe indurre a riflessioni molto meno contingenti di quelle che si trovano sui giornali e finanche sui blog. Rita dalla Chiesa e la sua comparsa abruzzese non hanno fatto altro che aggiungere un frammento alla grande finzione che va in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.gennarocarotenuto.it/wp-content/uploads/2011/03/falsaaquilana.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-15328" style="margin: 10px;" title="falsaaquilana" src="http://www.gennarocarotenuto.it/wp-content/uploads/2011/03/falsaaquilana.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a>L’ignobile episodio della <a href="http://www.gennarocarotenuto.it/15324-la-finta-aquilana-di-canale5/" target="_blank">finta terremotata</a> che racconta a Canale5 che l’Aquila è già stata ricostruita, dovrebbe indurre a riflessioni molto meno contingenti di quelle che si trovano sui giornali e finanche sui blog. Rita dalla Chiesa e la sua comparsa abruzzese non hanno fatto altro che aggiungere un frammento alla grande finzione che va in scena tutti i giorni sui canali televisivi commerciali italiani e (solo in maniera meno indecente) del resto del mondo. Da una parte si mette in scena un mondo dei sogni, dall’altro si prospetta un mondo di paure e si dà l’illusione a milioni di persone di poter scegliere tra paradiso e inferno.</p>
<p><span id="more-15327"></span></p>
<p>Il cinismo con il quale, in maniera infinitamente più grave rispetto alla comparsata aquilana, viene da giorni creato ad arte il caso lampedusano (televisivamente perfetto) è in questo esemplificativo. L’apparente inazione del ministro degli interni Roberto Maroni (che dal primo momento afferma di essere sul punto di trasferire i migranti in continente, poche decine in ogni provincia, ma poi rimanda sempre) è palesemente dovuta al creare una doppia violentissima narrazione. Da una parte gli abitanti dell’isola vengono messi di fronte ad un’invasione di fatto, fomentando reazioni xenofobe che in quella situazione è difficile stigmatizzare. Così dall’altra parte si fomentano tutte le paure artatamente costruite negli ultimi vent’anni, mostrando che l’invasione è già in atto ma allo stesso tempo il governo la sta fermando sul bagnasciuga, in quella terra di nessuno sacrificabile che è il Sud. Da una parte l’inferno lampedusano, dall’altra lo spadone di Alberto da Giussano che salva dai figli di Annibale il paradiso di villette a schiera abitato dal bravo ragioniere di Varese o dall’onesto pensionato trevigiano.</p>
<p>Che si tratti di programmi d’intrattenimento, di infotainement o addirittura di telegiornali, il percorso (e il prodotto) non cambia ma proprio per questo l’analisi non può non farsi radicale. Chi afferma che Rita dalla Chiesa deve scusarsi o addirittura essere licenziata (per aver fatto gli interessi del suo editore?) o appunta alle caratteristiche italiane del sistema televisivo commerciale o al conflitto d’interesse berlusconiano non coglie che una parte del tutto. Questo è rappresentato dal monopolio dei media commerciali sul nostro immaginario e sull’usucapione da parte di un numero infimo di soggetti di frequenze pubbliche trattate non come concessioni ma come proprietà privata.</p>
<p>I media commerciali, che hanno (legittimamente) come finalità il profitto economico, manipolano sistematicamente la realtà a quel fine (basta pensare ai consigli per gli acquisti) ed è illusorio pensare di avere media commerciali in grado di fare interessi diversi da quelli di chi su di loro investe economicamente e politicamente. L’unica soluzione è una grande riforma che lasci ai media commerciali solo una parte delle frequenze in favore di servizi pubblici non lottizzati dalla politica e media sociali e comunitari in grado di curare radicalmente l’immaginario collettivo vittima di decenni di manipolazioni.</p>
<p>Oggi in Italia ricordare che le frequenze radiotelevisive sono pubbliche e il gruppo Mediaset ne è solo concessionario appare una provocazione come appare utopico pensare un giorno di assegnare quelle stesse frequenze ad altri soggetti, magari commerciali, ma non identificabili con il Re di Bunga Bunga che le usa come proprie da trent’anni. Ma è solo ponendo all’ordine del giorno il nocciolo del problema che si può cominciare a risolverlo.</p>
<p class="postAuthorLink">Gennaro Carotenuto su http://www.gennarocarotenuto.it </p>]]></content:encoded>
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		<title>Deportazioni e importazioni nel paese del &#8220;meno siamo meglio stiamo&#8221;</title>
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		<pubDate>Sun, 27 Mar 2011 10:07:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gennaro Carotenuto</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Su Repubblica di oggi c’è un lungo articolo sulle strategie della Federcalcio per far diventare italiani adolescenti argentini, uruguayani ma anche svizzeri, polacchi, nigeriani e finanche tedeschi e belgi che hanno il solo merito di essere promettenti nel Giuoco del calcio. La chiosa spiega i termini: “per esempio Lucas Piazon (immagino Piazón, ma che importa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.gennarocarotenuto.it/wp-content/uploads/2011/03/schaffino.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-15316" style="margin: 10px;" title="schaffino" src="http://www.gennarocarotenuto.it/wp-content/uploads/2011/03/schaffino.jpg" alt="" width="240" height="336" /></a>Su Repubblica di oggi c’è un lungo articolo sulle strategie della Federcalcio per far diventare italiani adolescenti argentini, uruguayani ma anche svizzeri, polacchi, nigeriani e finanche tedeschi e belgi che hanno il solo merito di essere promettenti nel <em>Giuoco</em> del calcio. La chiosa spiega i termini: “per esempio Lucas Piazon (immagino Piazón, ma che importa all’articolista), 17 anni. Ha genitori di origini venete: costerebbe tanto fargli una telefonata?”.</p>
<p>Quella telefonata sarebbe un atto di pirateria internazionale ma tant’è. Investiamo poco sui vivai, facciamo giocare poco i nostri giovani ed importiamo a caro prezzo presunti fenomeni dai mari del sud che hanno semplicemente avuto le opportunità di maturare che non abbiamo offerto ai nostri. Un affarone! In cambio magari tra una dozzina d’anni proprio Piazón (nella foto però metto Juan Alberto Schiaffino) solleverà la coppa del mondo come capitano erede di Fabio Cannavaro, Dino Zoff, Giuseppe Meazza e Gianpiero Combi e vivremo tutti felici e contenti.</p>
<p><span id="more-15315"></span></p>
<p>Il dettaglio, come spesso avviene, spiega un mondo e un paese, l’Italia, incapace di pensare il proprio futuro, chiuso a riccio nelle sue paure e nei suoi rancori analfabeti, indifferente a cosa voglia dire importar brevetti piuttosto che esportarne ma pronto a baloccarsi su come vincere i mondiali. Eppure abbiamo un governo liberale, che ha come spalla un’opposizione liberale. Entrambi si riempiono la bocca del modello di “società aperta” statunitense. Invece non spendiamo un centesimo (e anzi la maggioranza degli italiani sarebbero visceralmente contrari) per attrarre farmacologi cinesi o statunitensi, ingegneri indiani o inglesi, biotecnologi cubani o tedeschi. Versiamo ben poche lacrime se un bravo ricercatore, formato a caro prezzo dalle nostre università, finisce a far fortuna ad Harvard o, come sempre più spesso accade, a Shangai o a Bangalore. Il nostro autolesionismo è tale che nella riforma Gelmini (articolo 19, comma 1, lettera b) dell’Università cade l’obbligo di dare una borsa di studio, ancorché misera, ai migliori dottorandi di ricerca. La furbetta bresciana coglie due piccioni con una fava: dare un’altra mazzata all’università pubblica (la ricerca si fa senza soldi) ed evitare (in maniera puramente classista) che ragazzi senza genitori in grado di mantenerli fino a 40 anni possano anche solo sognare di far ricerca.</p>
<p>In un paese che disprezza il creare opportunità il pensiero va ai migranti di Lampedusa e al lugubre chiacchiericcio politico su come liberarcene: in maniera soft (il PD) o buttandoli a mare (la Lega). Tertium non datur. Al di là di ogni ragionamento sul diritto a migrare (che oramai suonerebbe sanscrito o aramaico al 90% degli italiani) è necessario non stancarsi nel ripetere che solo un paese con forze fresche, che dia opportunità ai giovani (non solo quelli nati qui ma chiunque abbia qualcosa da offrire al paese), può sperare di venir fuori da una crisi dai tratti sistemici. Invece perfino la Confindustria, tra gli scopi della quale sarebbe il favorire la creazione d’imprese e quindi di opportunità di lavoro, sostiene stancamente che in Italia non c’è posto. E’ un po’ come una banca che dicesse di avere troppi soldi (magari fuori corso, come i nostri pensionati) e non accettasse più versamenti (in valuta pregiata, come i giovani qualificati). Così, essendo utopistico trovare un equilibrio dove non si entra ma non c’è bisogno di uscire, il modello sognato non solo dalla Lega ma da tutto il quadro politico è un paese immobile dove nessuno entra ed esce solo chi rompe le scatole, non importa se migliore. Praticamente la Corea del Nord.</p>
<p>Tra quei migranti a Lampedusa ci sono persone non qualificate, qualche cattivo soggetto ma anche persone qualificate, perfino laureati. E’ scellerato pensare di non governare il fenomeno ma fino a quando giovani laureati siriani o marocchini non troveranno opportunità per vivere in Italia entrando dalla porta principale, non per lavare piatti ma per spendere i loro titoli per vivere bene e creare ricchezza e occupazione, non andremo da nessuna parte. Che importa, avrebbe detto Mao, se il gatto è algerino, calabrese o lombardo? L’importante è che acchiappi il topo. Basterebbe l’esempio dei tagli agli incentivi per il solare (avremmo dovuto invadere il Nordafrica non con bombe ma con tecnologie fotovoltaiche) e ai posti di lavoro che questo crea per capire l’autolesionismo della nostra immobilità.</p>
<p>Sembra che in questo paese valga ormai solo la non esaltante massima del “meno siamo meglio stiamo”. Via i bravi ricercatori che pensano con la loro testa, via i migranti, notoriamente brutti, sporchi e cattivi. Solo per Piazón (o per la nipote di Mubarak) possiamo fare una telefonata.</p>
<p class="postAuthorLink">Gennaro Carotenuto su http://www.gennarocarotenuto.it </p>]]></content:encoded>
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		<title>Gi&#224; finita l&#8217;union sacr&#233;e contro Gheddafi?</title>
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		<pubDate>Mon, 21 Mar 2011 08:46:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gennaro Carotenuto</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sabato sembravano tutti d’accordo (salvo la Lega). Oggi (48 ore dopo, non 6 mesi) sia tra i cosiddetti volenterosi bombardatori che nel governo italiano, sturati dalla Lega Araba, ognuno fa già i suoi distinguo: ma in fondo Gheddafi non era così male&#8230; ma poi sti civili che dobbiamo salvare saranno davvero così civili&#8230; ma se [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sabato sembravano tutti d’accordo (salvo la Lega). Oggi (48 ore dopo, non 6 mesi) sia tra i cosiddetti volenterosi bombardatori che nel governo italiano, sturati dalla Lega Araba, ognuno fa già i suoi distinguo: ma in fondo Gheddafi non era così male&#8230; ma poi sti civili che dobbiamo salvare saranno davvero così civili&#8230; ma se poi alla fine l’ENI rimane fregata&#8230; ma i profughi dove li mettiamo&#8230;<span id="more-15244"></span></p>
<p>Insomma, siamo entrati in guerra perché sì e al passo dei bersaglieri (bei tempi le radiose giornate di quando ci pensavamo per mesi), perché oramai la propaganda è una macchina che va da sola, senza sapere con quali limiti e quali obbiettivi. Nel nostro piccolo ieri avevamo posto tre domande al bushino francese, Nicolas Sarkozy.</p>
<p>Una di queste, quella se l’<a href="http://www.gennarocarotenuto.it/15237-tre-domande-a-nicolas-sarkozy/" target="_blank">obbiettivo dell’intervento</a> fosse proteggere i cirenaici o rimuovere Gheddafi, è già esplosa in tutte le sue contraddizioni e le posizioni di quelli, dall’India al Brasile, dalla Germania al Venezuela che dall’inizio chiedono una mediazione, fino a ieri stigmatizzate come imbelli o complici, appaiono ben più solide di quelli che non vedevano l’ora di usare i Mirage o i Tornado.</p>
<p>Intanto sull’intera provincia di Trapani, che campa di turismo e alla quale hanno sequestrato l’aeroporto civile non si sa fino a quando, piovono disdette. Chi paga, Sarkozy?</p>
<p>L’unico fedele alla linea (CCCP) è sempre il Partito Democratico. Ma quello è un caso (umano) a parte.</p>
<p>PS Unico obbiettivo raggiunto: far sparire completamente Fukushima dalle prime pagine dei giornali.</p>
<p class="postAuthorLink">Gennaro Carotenuto su http://www.gennarocarotenuto.it </p>]]></content:encoded>
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		<title>Bengasi, nonostante l&#8217;ONU, &#232; sola</title>
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		<pubDate>Sat, 19 Mar 2011 11:22:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gennaro Carotenuto</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Chi avrebbe la legittimità di bombardare Tripoli? Nicolas Sarkozy, cha appena poche settimane fa offriva truppe francesi al dittatore tunisino Ben Alì per soffocare (nel sangue) la protesta? Silvio “baciamo le mani” Berlusconi, che fino a ieri proclamava il massacratore di migranti Muammar Gheddafi “campione della libertà”? Non è l&#8217;unica domanda da porsi sui fatti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.gennarocarotenuto.it/wp-content/uploads/2011/03/libia7.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-15223" style="margin: 10px;" title="libia7" src="http://www.gennarocarotenuto.it/wp-content/uploads/2011/03/libia7.jpg" alt="" width="279" height="404" /></a>Chi avrebbe la legittimità di bombardare Tripoli? Nicolas Sarkozy, cha appena poche settimane fa offriva truppe francesi al dittatore tunisino Ben Alì per soffocare (nel sangue) la protesta? Silvio “baciamo le mani” Berlusconi, che fino a ieri proclamava il massacratore di migranti Muammar Gheddafi “campione della libertà”? Non è l&#8217;unica domanda da porsi sui fatti libici ma non è una domanda pleonastica. L’Occidente continua ad autolegittimarsi come gendarme del mondo senza averne la dignità, né per il passato né per il presente. Quelle astensioni pesanti, Brasile, India, la stessa Germania, che è di gran lunga il paese occidentale più avanti nel pensare se stesso in un mondo multipolare, oltre a quelle di Cina e Russia, testimoniano il disagio persistente verso paesi che pretendono di essere arbitri in partite dove sono innanzitutto giocatori.</p>
<p>L’argomento principale di quanti difendono i bombardamenti che stanno per piovere su Tripoli è l’urgenza. L’urgenza di salvare vite umane. Chi può negarsi? Peccato che era urgente salvare vite umane anche 15 giorni fa ma chissà perché all’epoca le condizioni non erano date. Peccato che la cosa più ovvia da fare per salvare i militanti di una ribellione armata sconfitta sarebbe negoziarne l’uscita con un enorme ponte aereo e dare a tutti lo status di rifugiati politici (orrore!). Improvvisamente invece è urgente bombardare e son già tutti lì schierati nei tg i generaloni della lobby della guerra: ci riammanniscono per l’ennesima volta il piattino di bombardamenti chirurgici, missili intelligenti e di interventi umanitari col calunnioso corollario che i grilli parlanti che criticano l’intervento sarebbero amici di Gheddafi come ieri erano amici di Saddam Hussein o di Slobodan Milosevic o del Mullah Omar o Osama Bin Laden.<span id="more-15222"></span></p>
<p>La realtà (giova sempre ricordarlo) è che non sono i “pacifisti” ad essere amici di Gheddafi. Sono i Berlusconi e i David Cameron a far affari con il dittatore e ad avergli appaltato per anni il massacro dei migranti. E’ Sarkozy che voleva massacrare i manifestanti a Tunisi e che oggi gioca la sua partita a Bengasi. Era Donald Rumsfeld a stringere la mano a Saddam Hussein. Erano i servizi statunitensi e pakistani a foraggiare i talebani in Afghanistan prima che il gioco sfuggisse loro di mano.</p>
<p>La realtà è che caschiamo sempre negli stessi errori nel considerare autorevoli questi signori, generali con le mostrine piene di stelle, analisti, pseudo-esperti di temi strategici, urlatori politici, in genere prezzolati (per il caso statunitense Cfr. D. Barstow, <em>Behind TV Analysts, Pentagon’s Hidden Hand</em>, “The New York Times”, 20 aprile 2008, per l’Italia, O. Bergamini, <em>La democrazia della stampa. Storia del giornalismo</em>, Roma-Bari, Laterza, 2006, pp. 281-285 o il mio <em>Giornalismo partecipativo. Storia critica dell’informazione al tempo di Internet</em>, pp. 62-71). Non sono autorevoli ma infestano qualunque dibattito reso impari dalla censura o dalla marginalizzazione delle voci di chi sull’uso della forza è critico. Perché il TG1 non invita Alex Zanotelli o Angelo del Boca, sicuramente il massimo esperto di Libia in Italia?</p>
<p>La disparità del dibattito non priva di senso la domanda: perché sarebbe urgente bombardare oggi mentre 15 giorni fa non lo era? Ma la risposta è: per l’insipienza, l’ignoranza e il razzismo di chi oggi vuol bombardare. Sono gli stessi che fin dall’inizio hanno temuto più le rivolte popolari mediorientali che i regimi che quelle rivolte avevano provocato. Era a loro che stavano bene i Gheddafi, i Mubarak, i Ben Alì e gli altri regimi repressivi nel golfo persico. “Speriamo che Mubarak continui a governare per molti anni ancora con lungimiranza e saggezza come ha sempre fatto” scrisse Franco Frattini sulla sua pagina Facebook, una dichiarazione così inopportuna che avrebbe dovuto decretarne la sua fine politica su due piedi. Intanto Gheddafi nell’ultimo decennio, senza muoversi di un centimetro, era passato dall’essere un terrorista e una canaglia all’essere un “campione della libertà” “da non disturbare” (Silvio dixit) mentre reprimeva duramente quella stessa rivolta che oggi vogliamo salvare.</p>
<p>Tuttavia, mentre noi non disturbavamo, per qualche giorno l’effetto sorpresa era stato con i ribelli, troppo facilmente identificati con i cirenaici sollevati per motivi tribali contro i nemici tripolitani. Se non ci mette di mezzo le “etnie”, i “clan”, le “tribù”, nessun problema del sud del mondo è spiegabile per un editorialista italiano e occidentale. Tutto serve pur di non parlare di classi, di élite, di potere, di neoliberismo, di colonialismo, di povertà, di corruzione endogena o indotta, di ingiustizia sociale. “Problemi tribali” è il jolly buono per ogni evenienza dal Kenia alla Birmania, dalla Bolivia alla Bosnia Erzegovina al Waziristan come se la Regina Vittoria fosse viva e imperasse ancora in mezzo a noi. Comunque sia Gheddafi appariva in difficoltà. Così i nostri apprendisti stregoni della politica internazionale, anche per il vizio di credere alla loro stessa disinformazione piuttosto che studiare, avevano umoralmente deciso che la <em>Jamahiriya</em> era <em>fottuta</em> e bisognava cambiare cavallo e cercarlo a Bengasi tra quei rivoltosi sulla repressione dei quali fino a poche ore prima si era disposti a chiudere un occhio. Davvero: nemmeno Gheddafi meritava amici come Berlusconi.</p>
<p>Quanti agenti tiene l’AISE, ex-SISMI, a svernare a Tripoli? Quanti ne tengono gli altri servizi occidentali? Hanno creduto di cogliere la pera matura della caduta di Gheddafi senza muovere un dito e hanno commesso un errore esiziale. Da una parte , almeno militarmente, Gheddafi, incattivito se possibile dal sentirsi tradito, era tutt’altro che sconfitto. Dall’altra i ribelli, che non avevano vinto e non avevano la forza per farlo, passavano ad essere gli alleati dei nemici colonialisti della Libia. L’esempio che viene in mente è quello di sciiti e curdi iracheni spinti a sollevarsi contro Saddam Hussein nel 1991 e poi traditi e abbandonati al loro destino da George Bush padre. Gheddafi ci metteva cinque minuti a risfoderare il repertorio terzomondista e anticolonialista che aveva da tempo abbandonato.</p>
<p>Ritrasformato Gheddafi in nemico, e scoprendo tardi di avere scelto un cavallo alternativo troppo debole, l’intervento appare così l’unica soluzione per riparare sia all’insipienza criminale con la quale avevano appoggiato Gheddafi, sia alla sventatezza con la quale l’avevano poi abbandonato. Per far cosa lo scopriremo. Probabilmente per salvare i cirenaici dai bombardamenti oggi e consegnarli alla repressione domani. Gheddafi vincerà comunque, magari in maniera più felpata e imporrà il suo ordine e l’intervento di oggi sarà servito solo per lavare la coscienza di quegli organismi internazionali, ONU in testa, inerti di fronte al Ruanda o a Srebrenica. Oppure, se così non sarà, ma siamo lungi da ciò, la Cirenaica verrà trasformata in una sorta di nuovo Kossovo, in un mappamondo sempre più punteggiato di entità sospese, né stati, né colonie. In fondo sotto la formula della <em>no-fly-zone </em>entrano tante cose e la “guerra umanitaria” in Yugoslavia fu vinta con i soli bombardamenti senza dover mai far scendere un uomo a terra.</p>
<p>Di sicuro, stretta tra Gheddafi e gli occidentali, la sollevazione popolare libica sarà stata addomesticata per il sollievo di molti, come dimostra l&#8217;assenso di quella banda di dittatori della Lega Araba alla risoluzione ONU. Amica dell’Occidente per necessità, ma incapace di vincere, sarà monito per le altre, anch’esse oggi represse nel sangue, dal Bahrein alla Siria allo Yemen (solo ieri 52 morti ammazzati) senza che arrivino i nostri. Come sempre contestualizzando regionalmente, le cose si capiscono meglio. I ragazzi libici in maniera solo apparentemente di segno opposto ai loro coetanei sauditi o egiziani debbono essere tenuti sotto controllo, dalle élite locali o dal mondo che al tempo di Enrico Mattei chiamavamo delle “sette sorelle”.</p>
<p>Oggi la festa di Bengasi e Tobruk per quella <em>no-fly-zone</em> che ne allunga l’agonia stringe il cuore. A cent’anni esatti dall’impresa giolittiana pensare agli italiani liberatori a Tripoli, bel suol d’amore, fa capire che davvero non impariamo mai nulla.</p>
<p class="postAuthorLink">Gennaro Carotenuto su http://www.gennarocarotenuto.it </p>]]></content:encoded>
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