di Gennaro Carotenuto, mercoledì 1 settembre 2010, 08:21
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In questo numero: il giacimento Cantarell verso l’esaurimento in Messico, Fidel Castro chiede scusa per la discriminazione dei gay negli anni ‘60, almeno tre mapuche sono in stato critico in Cile nel silenzio dei media, 20.000 clandestini desaparecidos in Messico in 10 anni, la visita di Santos in Brasile, muore impunito terrorista a Miami, meno caduti per la polizia bonaerense.
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di Gennaro Carotenuto, martedì 31 agosto 2010, 11:53
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Riguardo il massacro di 72 migranti nel Tamaulipas, per il quale subito dopo sono stati assassinati sia il magistrato incaricato dell’indagine che il sindaco della città di Hidalgo, il complesso disinformativo mondiale ha voluto far credere che le vittime della strage fossero state reclutate dal narco o si volessero meglio vendere ai cartelli o si fossero (nella migliore delle ipotesi) rifiutate di farsi reclutare come sicari.
E’ un’interpretazione infondata, calunniosa e razzista che vuole nascondere la verità dello sfruttamento fino all’ultimo centesimo delle vite dei 600.000 migranti che dal centro e sud del Continente ogni anno affrontano l’attraversamento di tutto il Messico. La verità è che tali migranti sono costantemente vittime di estorsioni, vessazioni, stupri, minacce ancor prima di affrontare la traversata del deserto, il muro voluto da George Bush, le ronde dei Minutemen, le leggi razziali di stati come l’Arizona e quant’altro alla ricerca di un lavoro negli Stati Uniti. Per il sacerdote cattolico Alejandro Solalinde i cachucos (“sporchi centroamericani” in gergo) dal momento nel quale lasciano il loro paese “smettono di essere persone e si trasformano in mercanzie, una miniera d’oro sia per le mafie che per le autorità”.
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di Gennaro Carotenuto, martedì 20 luglio 2010, 08:36
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Nove nazioni latinoamericane si sono aggiunte al Messico e costituite davanti alla giustizia federale statunitense insieme a centinaia di ONG contro la SB1070, le leggi razziali che entreranno in vigore il prossimo 28 luglio nello stato dell’Arizona e che prevedono il tracciamento di profili razziali e l’arresto arbitrario fino a sei mesi dei migranti prima dell’espulsione e che lo stesso presidente Barack Obama ha definito “una legge irresponsabile che contraddice i principi basilari della giustizia statunitense”.
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di Gennaro Carotenuto, lunedì 19 luglio 2010, 10:18
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Ripubblichiamo per la prima volta in un solo post il reportage da Ciudad Juárez realizzato nel Chihuahua lo scorso febbraio-marzo e oggi disponibile anche in cartaceo su Latinoamerica (gc).
Il sogno dell’industrializzazione neoliberale si è trasformato in un incubo. Ciudad Juárez, frontiera tra il nord e il sud del mondo, la città delle “maquiladoras” e dei femminicidi è oggi la città più violenta del pianeta. Negli ultimi due anni la guerra tra narcos, nella quale è coinvolto come parte in causa l’esercito messicano, ha già causato 4.700 morti e 100.000 rifugiati.
Reportage di Gennaro Carotenuto e Chiara Calzolaio da Ciudad Juárez
Arrivando a Ciudad Juárez dal Sud, dalla mesoamérica cuore della nazione messicana, l’ultima ora di aereo mostra con crescente angoscia uno dei deserti più aridi del mondo. Non era così prima, raccontano i pochi juarensi che non sono immigrati. Juárez aveva appena 30.000 abitanti nel 1930, 300.000 nel 1970 e 1.5 milioni nel 2000 e ha perso varie battaglie per il controllo dell’acqua del Río Bravo con El Paso, l’ex quartiere dall’altro lato del fiume e che dal 1848 appartiene agli Stati Uniti.
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L’omicidio di Juan Varela in Arizona, secondo il Procuratore della Contea dove il crimine è avvenuto, è stato un assassinio a sfondo razziale.
È un elemento in più che testimonia un cambio di clima nella percezione degli Stati Uniti da parte dei messicani: dopo le leggi razziali dell’Arizona e nell’inanità di Obama a dar risposte ai migranti in un anno, i messicani che hanno un’immagine favorevole degli Stati Uniti sono crollati dal 69 al 44%.
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Domenica, attirato da intensissime campagne pubblicitarie in tutta Parigi, sono stato agli Invalides a vedere la presunta mostra “Charles De Gaulle e la Francia libera” nel settantesimo anniversario del discorso da Londra del 18 giugno 1940, probabilmente l’ultimo grande discorso politico della storia del quale non è stata conservata una registrazione.
La mostra in realtà non esiste, è poco più di un bluff, ci sono alcuni pannelli inseriti all’interno del normale percorso del museo militare. E vista l’onnipresenza della croce di Lorena i curatori si sono ritenuti in dovere di aggiungere la curiosa addenda di un invito a chi volesse sapere di più di Resistenza e deportazioni a visitare i musei appositi. Peccato, ma l’attraversare la città non è stato senza costrutto.
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A Corelli, dopo giorni di sciopero della fame i detenuti e le detenute cominciano ad essere debilitati ed indeboliti. Ad alcune ragazze del reparto trans sono state fatte flebo di liquidi; una è stata portata in ospedale. I detenuti hanno fatto la richiesta per esser pesati e controllati costantemente da personale medico, come è prassi durante ogni sciopero della fame, ma questo, nel centro di Corelli, non avviene. Tuttavia, nonostante le difficoltà, i reclusi continuano con determinazione, supportati anche dalla solidarietà degli antirazzisti che continuamente portano acqua e succhi al centro e mantengono ininterrottamente i contatti.
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di Gennaro Carotenuto, sabato 20 febbraio 2010, 18:55
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Italia, Migranti e integrazione, Razzismo

"Ero straniero e mi avete accolto" (Mt 25,35)
"Ero straniero e NON mi avete accolto" (Italia 2010)
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di Gennaro Carotenuto, mercoledì 6 gennaio 2010, 17:14
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CITTÀ DEL MESSICO – L’anno per i messicani, quelli delle classi medie e popolari s’intende, è cominciata con una rabbia ancora sorda e con una preoccupazione diffusa. In un continente dove le tasse dirette sulla ricchezza sono semplicemente risibili, l’aumento dell’IVA al 16% dal primo gennaio suona come una beffa e una nuova ingiustizia. Così il governo di Felipe Calderón, che ha sulla coscienza già 16.000 morti in tre anni nella guerra del narcotraffico nella quale lo stato, la politica, l’esercito sono parte in causa, ha scelto su quali spalle far pesare l’assoluta incapacità del suo governo e del modello neoliberale di risollevare il paese: quegli 80 milioni di messicani che già hanno difficoltà ad arrivare a fine mese. Che però reagiscono: alla chiusura di questo articolo, l’alba di martedì in Messico, decine di blocchi stradali sono segnalati nelle principali strade del paese.
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Ovunque vada quelle merde fasciste degli ultras lo insultano: “Non esistono negri italiani”, “Balotelli negro di merda”. Profittando del clima quei vigliacchi degli avversari lo provocano continuamente, lo riempiono di “calcetti”, cercano la sua reazione.
Lui reagisce, “sono più italiano io di tutti loro”, e gioca sempre meglio e non si sottomette alla gogna da Ku Klux Klan nella quale vogliono fargli vivere i suoi 19 anni.
Fino ad oggi a Verona dove alligna il pubblico più razzista d’Italia (Hellas o Chievo non fa differenza) e nonostante teppisti come i bergamaschi o gli juventini non siano da meno. Dopo avere segnato il gol della vittoria ha avuto il civilissimo coraggio di dire: "Ogni volta che vengo qui a giocare il pubblico di Verona mi fa sempre più schifo".
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di Doriana Goracci, mercoledì 23 dicembre 2009, 22:55
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di davide.divo, domenica 20 dicembre 2009, 19:59
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Migranti e integrazione
La letter
a di Natale dei ’preti di frontiera’ del Friuli Venezia Giulia è stata presentata a Pozzuolo del Friuli (Udine)
La lettera è stata firmata da Pierluigi di Piazza, Franco Saccavini, Mario Vatta, Alberto De Nadai, Andrea Bellavite, Giacomo Tolot, Piergiorgio Rigolo, Luigi Fontanot e Albino Bizzotto. Definititi in passato “i preti di frontiera” per alcune posizioni critiche con quelle ufficiali della Chiesa. … Leggi tutto
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Questo articolo, bellissimo (e per una volta onore al merito di Repubblica che l’ha pubblicato) dovrebbe essere letto nelle scuole e nelle piazze. Fatelo almeno circolare tra tutti i vostri amici, gc
di Pap Khouma

Sono italiano e ho la pelle nera. Un black italiano, come mi sono sentito dire al controllo dei passaporti dell’aeroporto di Boston da africane americane addette alla sicurezza. Ma voi avete idea di cosa significa essere italiano e avere la pelle nera proprio nell’Italia del 2009?
Mi capita, quando vado in Comune a Milano per richiedere un certificato ed esibisco il mio passaporto italiano o la mia carta d’identità, che il funzionario senza neppure dare un’occhiata ai miei documenti, ma solo guardandomi in faccia, esiga comunque il mio permesso di soggiorno: documento che nessun cittadino italiano possiede. Ricordo un’occasione in cui, in una sede decentrata del Comune di Milano, una funzionaria si stupì del fatto che potessi avere la carta d’identità italiana e chiamò in aiuto altre due colleghe che accorsero lasciando la gente in fila ai rispettivi sportelli. Il loro dialogo suonava più o meno così.
"Mi ha dato la sua carta d’identità italiana ma dice di non avere il permesso di soggiorno. Come è possibile?".
"Come hai fatto ad avere la carta d’identità, se non hai un permesso di soggiorno… ci capisci? Dove hai preso questo documento? Capisci l’italiano?". "Non ho il permesso di soggiorno", mi limitai a rispondere.
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Doriana Goracci su http://www.gennarocarotenuto.it
Grazie Raffaele, Ibrahim M’bodi finisce con Jon Cazacu, Andrea Cosmin e tanti altri tra quelle “non persone” che il neo-arianesimo padano o italiano del XXI secolo considera eliminabili. L’eliminazione dei tanti Ibrahim, per i complici degli omicidi che lavorano nei media, può essere occultabile. Come giustamente dici tu, e noi dovremmo solidarizzare con chi occulta complicemente queste notizie? (gc)
Un senegalese a Biella è stato assassinato a pugnalate dal suo datore di lavoro.
Il senegalese è fratello di un dirigente della locale Camera del Lavoro.
Motivo del gesto criminale l’insistenza con cui il lavoratore chiedeva la liquidazione di un salario che non veniva pagato da ben TRE MESI.
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Raffaele Della Rosa su http://www.gennarocarotenuto.it