Voi che vivete sicuri nelle vostre tiepide case, voi che trovate tornando a sera Il cibo caldo e visi amici: Considerate se questo è un uomo, che lavora nel fango, che non conosce pace, che lotta per un pezzo di pane, che muore per un sì o per un no.
Considerate se questa è una donna, senza capelli e senza nome, senza più forza di ricordare, vuoti gli occhi e freddo il grembo, come una rana d’inverno.
Meditate che questo è stato: vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore stando in casa andando per via, coricandovi alzandovi; ripetetele ai vostri figli.
O vi si sfaccia la casa, la malattia vi impedisca, i vostri nati torcano il viso da voi.
Primo Levi
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Pochi pensavano che potesse succedere, eppure anche in Guatemala la giustizia avanza per il genocidio con il quale l’esercito guatemalteco, con il supporto organico di quello statunitense, in nome dell’anticomunismo fece terra bruciata della comunità Maya, assassinando almeno 200.000 persone tra gli anni ‘60 e ‘80, il numero più alto tra tutti i sistemi repressivi latinoamericani.
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di Gennaro Carotenuto, venerdì 21 ottobre 2011, 20:17
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America latina, Diritti umani
I resti di un corpo umano sono stati ritrovati oggi nella caserma del battaglione 14 di Montevideo dagli antropologi forensi dell’Università della Repubblica. Era da febbraio che si scavava nella caserma dove c’erano evidenze che fossero stati fatti sparire i corpi di alcuni desaparecidos della dittatura uruguayana. In queste ore sia il Presidente della Repubblica José Mujica, sia il ministro della difesa, Eleuterio Fernández Huidobrio, entrambi ex-guerriglieri tupamaros ed ex ostaggi della dittatura militare (1973-1985), stanno visitando la caserma.
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di Gennaro Carotenuto, venerdì 14 ottobre 2011, 19:59
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America latina, Diritti umani, Storia
Si chiamava Félix Antonio Rodríguez Liberto ma ci sono voluti 36 anni per restituirgli l’identità. Era un operaio comunista uruguayano che lavorava a Buenos Aires. Aveva 22 anni e un figlio appena nato. … Leggi tutto
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Almeno 83 cittadini guatelmatechi sono morti tra il 1946 e il 1948 perché scienziati statunitensi, nell’ambito di ricerche finanziate dal Ministero della Sanità statunitense, deliberatamente iniettarono loro –senza che ne fossero a conoscenza- virus di malattie, soprattutto veneree, nell’ambito di esperimenti farmaceutici su persone considerate inferiori e perciò sacrificabili.
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A Donna Sara, 76 anni, originaria di un paesino vicino a Ciudad Juárez, nel Nord del Messico, hanno già ammazzato quattro dei suoi dieci figli, un nipote e una cognata, tutti militanti per i diritti umani. Adesso, dopo l’ennesimo sequestro, tutta la famiglia chiede asilo negli Stati Uniti.
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di Gennaro Carotenuto, lunedì 22 agosto 2011, 19:18
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CIUDAD JUAREZ – Da mesi qualunque democratico si interroga con angustia sulla guerra in Libia. Da una parte ci sono evidenti interessi, soprattutto francesi, che travolgono la ridicola politica estera berlusconiana (un castello di carte miseramente crollato, dal Cairo a Tunisi, a Tripoli, baciamo le mani), le menzogne dei mezzi di disinformazione di massa (quella nell’immagine da Repubblica.it è particolarmente crassa nella sua gratuità ed è importante il lavoro di questi mesi e queste ore di Marinella Correggia), considerazioni geopolitiche e in alcuni casi ideologiche.
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di Gennaro Carotenuto, giovedì 28 luglio 2011, 15:49
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SAN CRISTÓBAL DE LAS CASAS (CHIAPAS, MESSICO) Tutto quello che ci è stato promesso dal "pensiero unico" dal 1989 in avanti è risultato essere sistematicamente falso. E ancora una volta nella Storia è l’ultradestra e non la sinistra a beneficiare del crollo di un modello economico e in prospettiva di un sistema stesso di società, quella democratica, costruita come destino progressivo dell’umanità nell’ultimo quarto di millennio.
Mi torna in mente la brillante definizione di Ignacio Ramonet mentre cavalco tra villaggi tzotziles in quello che non troppi anni fa fu territorio zapatista. Non posso levarmi dalla testa quello che è successo ad Utoya e l’addentellato italiano della solidarietà espressa dall’europarlamentare Mario Borghezio alle idee del terrorista. Scrivo questi appunti a penna su un quadernino in una breve pausa. Il cavallo che pascola placido a pochi metri da me, la natura rigogliosa della selva di questo frammento della Nostra America, non mi permettono di dimenticare i fatti norvegesi e le conseguenze per l’Europa e per l’Italia di un’estrema destra antisistema la pericolosità della quale è stata troppe volte e troppo a lungo sottovalutata.
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Secondo una ricerca della Brown University, firmata dalle studiose Neta Crawford e Catherine Lutz, le campagne militari condotte dall’esercito degli Stati Uniti dal 2001 ad oggi sono costate la vita ad un numero compreso tra 224 e 258.000 vittime civili, 7.8 milioni di persone si sono dovute rifugiare altrove e, in termini economici, sono già costate finora l’incommensurabile somma di 3700 miliardi di dollari (2650 miliardi di Euro).
Quindi, per ogni morto degli attentati dell’11 settembre, oggi sappiamo che la “giustizia infinita” ha ucciso 75 civili in quelli che George W Bush definiva gli angoli oscuri del pianeta.
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Oggi si vota per il ballottaggio delle presidenziali in Perù, il vero allievo prediletto del Fondo Monetario Internazionale in questi anni, con crescita e profitti enormi e nessuna redistribuzione.
Si sfidano il fujimorismo, la dittatura fondomonetarista degli anni ‘90, rappresentata dalla figlia di Alberto, Keiko Fujimori, e il candidato inviso ai poteri forti, l’ex militare Ollanta Humala (foto), che ha ricevuto nelle ultime settimane l’appoggio, scomodo, del premio Nobel Mario Vargas Llosa.
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La notizia che la Corte suprema cinese abbia dichiarato una moratoria di due anni sulla pena di morte è una splendida ed importantissima novità che meriterebbe la prima pagina sui giornali. Va celebrata come un grandissimo trionfo di chi da sempre si è battuto contro la pena di morte anche in quel grande paese. Tuttavia c’è qualcosa che stride… … Leggi tutto
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di Gennaro Carotenuto, domenica 1 maggio 2011, 08:38
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America latina, Diritti umani, Storia
È scomparso a 99 anni il grande scrittore argentino Ernesto Sabato. Al di là dei suoi contributi letterari imprescindibili, passa alla storia per essere stato alla testa della CONADEP, la “Commissione Nazionale sulla Sparizione di Persone”, al termine dell’ultima dittatura (1976-1983) che produsse il “Nunca Más” (mai più), il rapporto fondamentale (nella foto Sabato lo consegna a Raúl Alfonsín nel 1984) per iniziare a sapere davvero cosa fu il terrorismo di stato in Argentina e nel Cono Sud d’America e un contributo fondamentale per la crescita della coscienza dei diritti umani. … Leggi tutto
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Silvio Berlusconi appena ieri aveva promesso di tirare l’osso di cento milioni di Euro al nuovo governo tunisino in cambio del riprendere a reprimere, bastonare, incarcerare, torturare, se d’uopo ammazzare i migranti. Basta che non si vedano al TG.
In fondo era quel che aveva sempre fatto il Vopos Ben Alì in nome e per conto dell’Europa: violare i diritti umani, innanzitutto quello a migrare, per interposta persona.
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La sentenza della corte europea di Strasburgo, che definisce il crocifisso un “simbolo passivo” è stata accolta come un trionfo dalla Chiesa cattolica. Cosa sarebbe un simbolo passivo? Esistono simboli passivi? O non è forse vero che tutti i simboli si espongono in maniera attiva, in pubblico e in privato, partendo dalla propria cultura, ma sempre in maniera assertiva? Un simbolo passivo non si esporrebbe affatto perché non se ne sentirebbe l’esigenza in quanto tale. Come può dunque la Chiesa cattolica accettare di considerare passivo il simbolo per antonomasia del cristianesimo, la rappresentazione del supremo sacrificio del Cristo per la salvezza dell’umanità?
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di Gennaro Carotenuto, sabato 19 marzo 2011, 12:22
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Chi avrebbe la legittimità di bombardare Tripoli? Nicolas Sarkozy, cha appena poche settimane fa offriva truppe francesi al dittatore tunisino Ben Alì per soffocare (nel sangue) la protesta? Silvio “baciamo le mani” Berlusconi, che fino a ieri proclamava il massacratore di migranti Muammar Gheddafi “campione della libertà”? Non è l’unica domanda da porsi sui fatti libici ma non è una domanda pleonastica. L’Occidente continua ad autolegittimarsi come gendarme del mondo senza averne la dignità, né per il passato né per il presente. Quelle astensioni pesanti, Brasile, India, la stessa Germania, che è di gran lunga il paese occidentale più avanti nel pensare se stesso in un mondo multipolare, oltre a quelle di Cina e Russia, testimoniano il disagio persistente verso paesi che pretendono di essere arbitri in partite dove sono innanzitutto giocatori.
L’argomento principale di quanti difendono i bombardamenti che stanno per piovere su Tripoli è l’urgenza. L’urgenza di salvare vite umane. Chi può negarsi? Peccato che era urgente salvare vite umane anche 15 giorni fa ma chissà perché all’epoca le condizioni non erano date. Peccato che la cosa più ovvia da fare per salvare i militanti di una ribellione armata sconfitta sarebbe negoziarne l’uscita con un enorme ponte aereo e dare a tutti lo status di rifugiati politici (orrore!). Improvvisamente invece è urgente bombardare e son già tutti lì schierati nei tg i generaloni della lobby della guerra: ci riammanniscono per l’ennesima volta il piattino di bombardamenti chirurgici, missili intelligenti e di interventi umanitari col calunnioso corollario che i grilli parlanti che criticano l’intervento sarebbero amici di Gheddafi come ieri erano amici di Saddam Hussein o di Slobodan Milosevic o del Mullah Omar o Osama Bin Laden. … Leggi tutto
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