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	<title>Gennaro Carotenuto - Giornalismo partecipativo &#187; Clima, energia, scienza</title>
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	<description>America latina, media, politica internazionale, guerre infinite, comunicazione politica - online dal 1995</description>
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		<title>Il mondo che cambia: l&#8217;America latina e l&#8217;India adesso sono vicine</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Jan 2012 09:14:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gennaro Carotenuto</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Tutto cambia velocemente. Fino ad un decennio fa la globalizzazione neoliberale sembrava un’estensione del colonialismo classico con le periferie destinate a continuare ad essere satelliti dei loro rispettivi soli. Come in questo sito stiamo raccontando da anni, spesso trattati come pazzi o estremisti, non è andata così e per l’America latina le relazioni monogamiche con [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.gennarocarotenuto.it/wp-content/uploads/2012/01/t2011041434528.jpg"><img style="background-image: none; border-bottom: 0px; border-left: 0px; margin: 0px 10px 10px 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; display: inline; float: left; border-top: 0px; border-right: 0px; padding-top: 0px" title="The Prime Minister, Dr. Manmohan Singh and the President of Brazil, Ms. Dilma Rousseff in a bilateral meeting, on the sidelines of BRICS Summit, at Sanya, Hainan, China on April 14, 2011. " border="0" alt="The Prime Minister, Dr. Manmohan Singh and the President of Brazil, Ms. Dilma Rousseff in a bilateral meeting, on the sidelines of BRICS Summit, at Sanya, Hainan, China on April 14, 2011. " align="left" src="http://www.gennarocarotenuto.it/wp-content/uploads/2012/01/t2011041434528_thumb.jpg" width="204" height="151" /></a>Tutto cambia velocemente. Fino ad un decennio fa la globalizzazione neoliberale sembrava un’estensione del colonialismo classico con le periferie destinate a continuare ad essere satelliti dei loro rispettivi soli. Come in questo sito stiamo raccontando da anni, spesso trattati come pazzi o estremisti, non è andata così e per l’America latina le relazioni monogamiche con gli Stati Uniti sono un ricordo del passato. Adesso tocca all’India che in poco più di un decennio calcola di moltiplicare per 25 l’intercambio.</p>
<p><span id="more-17478"></span>
<p>I cosiddetti paesi del BRICS (Brasile, Russia, India, Cina, Sud Africa) sono sempre più integrati in un commercio Sud-Sud che prescinde sempre più spesso da un mondo euroccidentale intorno al quale è ruotato tutto il loro interscambio dall’età moderna in avanti. Il dialogo e il ridisegno geopolitico delle relazioni internazionali sono fondamentali (si pensi al viaggio in pompa magna dell’allora presidente brasiliano Lula a Teheran nel 2010 o a quello di Mahmoud Ahmedinejad in Venezuela di questi giorni) ma è intorno ai BRICS che stanno crescendo integrazioni proprie di aree economiche sempre più coese. </p>
<p>L’intera America latina intorno al Brasile e al Sud America fin dalla fine degli anni ’90 ha costruito sulla relazione con la Cina l’uscita da quelle che l’ex presidente argentino Carlos Menem definiva “relazioni carnali” con gli Stati Uniti. La Cina viaggia oramai verso un interscambio passato in poco più di un decennio da 10 a quasi 200 miliardi di dollari, contribuendo non poco alla crescita sostenuta della regione in questi anni che, per la prima volta non si ammala più di polmonite per uno starnuto a Londra o New York. Basta un dato per spiegare la rivoluzione. Dal 2007 il primo partner commerciale del Cile (un’economia che è stata disegnata dal 1973 in avanti per essere complementare a quella statunitense) è la Cina. Ma è oramai anche l’India –fino a ieri un mondo lontanissimo- a essere divenuto negli ultimi anni un partner importante di un multilateralismo economico sempre più marcato che fa parlare di complementarità perfetta tra Asia e America latina. </p>
<p>Già nel 2006 il primo ministro Manmohan Singh (nella foto con Dilma Rousseff) era stato il primo grande leader non latinoamericano (dopo Giovanni Paolo II e la storica visita del cinese Hu Jintao del 2004) a viaggiare a Cuba a sanzionare che l’isolamento dell’isola era un retaggio di una guerra fredda ormai finita. Nell’ultimo decennio l’interscambio tra l’India e il Continente ha smesso di caratterizzarsi per la presenza della versione economica della Vespa, la Tata, per diversificarsi e crescere in maniera impetuosa. Ancora all’inizio dello scorso decennio l’interscambio tra il paese asiatico e l’America latina era di meno di 2 miliardi di dollari. Oggi è di 25 miliardi, dieci dall’India verso l’America e 15 in senso inverso. Nel 2012 l’interscambio India-Brasile supererà per la prima volta i dieci miliardi di dollari e vi sono 1.5 miliardi di dollari di imprese indiane investiti in Brasile e poco meno di un miliardo gli investimenti brasiliani nel paese asiatico. Secondo l’ambasciatore indiano nel Cono Sud Rengaraj Viswanathan, in un’intervista al <a href="http://timesofindia.indiatimes.com/business/india-business/Indias-trade-with-Latin-America-may-reach-50-billion/articleshow/11339538.cms" target="_blank">Times of India</a>, raddoppierà ancora arrivando a 50 miliardi di dollari nei prossimi due anni. Investimenti che al momento coinvolgono almeno 35.000 latinoamericani che lavorano per imprese indiane, il 50% dei quali nel settore delle tecnologie delle informazioni (IT) anche se gli investimenti maggiori –come per la Cina- sono nei settori agricolo e minerario.</p>
<p>Per entrambi i partner, ma soprattutto per l’America latina, la necessità di affrancarsi dalle relazioni diseguali con gli Stati Uniti sono state innanzitutto una necessità politica di fronte al collasso di fine anni ’90 delle economie fondomonetariste ma via via il commercio Sud-Sud ha smesso di essere un enunciato ideologico per divenire il più rilevante strumento di difesa dalla crisi euroccidentale e di crescita autonoma. Sono aree accomunate da una sostenuta crescita economica e dalla necessità di diversificare i propri partner di fronte alla perdurante crisi eurostatunitense. Vedi anche il rapporto del <a href="http://idbdocs.iadb.org/wsdocs/getdocument.aspx?docnum=35239272" target="_blank">BID</a> e quello della <a href="http://siteresources.worldbank.org/DEC/Resources/China_India_Challenge_to_LA.pdf" target="_blank">Banca Mondiale</a>.</p>
<p class="postAuthorLink">Gennaro Carotenuto su http://www.gennarocarotenuto.it </p>]]></content:encoded>
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		<title>Chevron condannata: pagher&#224; 18 miliardi di dollari per l&#8217;inquinamento dell&#8217;Amazzonia ecuadoriana</title>
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		<pubDate>Thu, 05 Jan 2012 11:39:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gennaro Carotenuto</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.gennarocarotenuto.it/wp-content/uploads/2012/01/darylhannah-ecuador-oil-pollution1.jpg"><img style="background-image: none; border-bottom: 0px; border-left: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; display: block; float: none; margin-left: auto; border-top: 0px; margin-right: auto; border-right: 0px; padding-top: 0px" title="darylhannah-ecuador-oil-pollution1" border="0" alt="darylhannah-ecuador-oil-pollution1" src="http://www.gennarocarotenuto.it/wp-content/uploads/2012/01/darylhannah-ecuador-oil-pollution1_thumb.jpg" width="406" height="319" /></a></p>
<p>Confermata in secondo grado in Ecuador la sentenza che condanna la multinazionale petrolifera Chevron (fusa con Texaco nel 2001) a pagare un’indennizzazione di 18 miliardi di dollari per aver deliberatamente sversato nei fiumi dell’Amazzonia ecuadoriana 68 miliardi di litri di materiali tossici tra il 1972 e il 1992, uno dei più grandi disastri ambientali della storia (nella foto l’attrice Daryl Hannah). </p>
<p>  <span id="more-17316"></span>
<p>Per il presidente ecuadoriano Rafael Correa “è la vittoria di Davide contro Golia”, per la Chevron, con insolita violenza, “è una sentenza dettata dai giudici politicizzati e corrotti ecuadoriani”. In realtà, la sentenza ecuadoriana è la conferma di un nuovo inizio della giustizia latinoamericana non più del tutto succube dei poteri forti anche se, secondo varie organizzazioni ambientaliste, pur pagando 18 miliardi di dollari la multinazionale uscirebbe benissimo dalla vicenda già che i danni reali supererebbero i 100 miliardi di dollari.</p>
<p>La vertenza dura da quasi 20 anni e nel 1998 il presidente neoliberale Jamil Mahuad, oggi latitante in Ecuador e rifugiato negli Stati Uniti, accettò un indennizzo dalla Chevron di appena 40 milioni di dollari. Questo, probabilmente frutto di corruzione, e poi dichiarato illegittimo, è uno dei principali argomenti usati dalla Chevron a sua difesa. Oggi deve pagare 450 volte di più. </p>
<p class="postAuthorLink">Gennaro Carotenuto su http://www.gennarocarotenuto.it </p>]]></content:encoded>
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		<title>Nazionalizzazione Exxon, stravince Hugo Ch&#225;vez</title>
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		<pubDate>Mon, 02 Jan 2012 14:03:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gennaro Carotenuto</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.gennarocarotenuto.it/wp-content/uploads/2012/01/Exxon.jpg"><img style="background-image: none; border-bottom: 0px; border-left: 0px; margin: 0px 0px 0px 10px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; display: inline; float: right; border-top: 0px; border-right: 0px; padding-top: 0px" title="Exxon" border="0" alt="Exxon" align="right" src="http://www.gennarocarotenuto.it/wp-content/uploads/2012/01/Exxon_thumb.jpg" width="148" height="85" /></a>La Camera di Commercio Internazionale (<a href="http://www.iccwbo.org/" target="_blank">ICC</a>) ha stabilito che il governo venezuelano dovrà versare alla compagnia petrolifera Exxon 908 milioni di dollari a titolo di indennizzazione per la nazionalizzazione della stessa in Venezuela. La cifra rappresenta una sconfitta totale per la multinazionale che pretendeva 10 miliardi di dollari ed è inferiore al miliardo offerto dallo stesso governo di Hugo Chávez. Resta da definire il conflitto con la ConocoPhillips che pretende dal governo bolivariano 31 miliardi di dollari per operare come socio di minoranza nella zona dell’Orinoco, la più grande riserva al mondo di greggio.</p>
<p class="postAuthorLink">Gennaro Carotenuto su http://www.gennarocarotenuto.it </p>]]></content:encoded>
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		<title>Lo squallore del palazzo e noi, il 99%, l&#236; fuori indignati a riprenderci il futuro</title>
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		<pubDate>Sat, 15 Oct 2011 10:57:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gennaro Carotenuto</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Forse pochi al mondo come gli italiani hanno la sensazione plastica dell’incomunicabilità tra il palazzo e il paese reale, quello del 99% (foss’anche 80% la sostanza non cambia) che non è più rappresentato dalle caste politiche, economiche e mediatiche che in questi trent’anni hanno costruito una narrazione nella quale l’aumentare smisurato dei loro privilegi era [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.gennarocarotenuto.it/wp-content/uploads/2011/10/15_ottobre.jpg"><img style="background-image: none; border-bottom: 0px; border-left: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; display: block; float: none; margin-left: auto; border-top: 0px; margin-right: auto; border-right: 0px; padding-top: 0px" title="15_ottobre" border="0" alt="15_ottobre" src="http://www.gennarocarotenuto.it/wp-content/uploads/2011/10/15_ottobre_thumb.jpg" width="645" height="445" /></a></p>
<p>Forse pochi al mondo come gli italiani hanno la sensazione plastica dell’incomunicabilità tra il palazzo e il paese reale, quello del 99% (foss’anche 80% la sostanza non cambia) che non è più rappresentato dalle caste politiche, economiche e mediatiche che in questi trent’anni hanno costruito una narrazione nella quale l’aumentare smisurato dei loro privilegi era spacciato per democrazia e libertà. </p>
<p>  <span id="more-16741"></span>
<p>In nessun luogo come in Italia lo spettacolo indegno del crepuscolo del regime berlusconiano, il mercato delle vacche di parlamentari comprati e venduti, accompagnato da un’opposizione che si distingue per la forma ma non per la sostanza dell’adesione al modello, dovrebbe dimostrare che o nasce ora un mondo nuovo su basi completamente diverse da quelle che hanno governato il pianeta negli ultimi trent’anni, quelli della lunga notte neoliberale, o il disastro ambientale, economico, energetico, etico, sarà (se non lo è già) irreversibile.</p>
<p>Diciamolo subito: la preoccupazione di quanti temono un’uscita da destra per la delegittimazione totale delle classi dirigenti –non solo italiane- che è sotto gli occhi di tutti è reale e non sottovalutabile. In Italia lo abbiamo visto alla fine della cosiddetta “prima repubblica” col sorgere del leghismo e del berlusconismo spacciati come nuovo. Qualcuno teme perfino la tentazione fascistoide a rinunciare a quelle “aule sorde e grigie e farne un bivacco per i manipoli” dell’ennesimo uomo della provvidenza . </p>
<p>Allo stesso tempo, tale preoccupazione viene scandalosamente usata come foglia di fico da quelle stesse classi dirigenti responsabili del disastro e dai media al loro servizio. “O noi o il diluvio” presumeranno ancora più forte se oggi qualche vetrina dovesse stupidamente pagare il prezzo della rabbia semplice dei milioni che nel trentennio neoliberale hanno visto rese insicure, precarizzate, distrutte vite sia nel Sud che (adesso nessuno può più negarlo) nel Nord del mondo. E se non succederà nulla presumeranno lo stesso, perché, visto dal palazzo, il mondo reale non esiste, esistono solo le geometrie parlamentari dell’accordarsi con Casini ma non con Vendola o viceversa, salvo saltare sul carro del vincitore come successo con i referendum o con De Magistris o Zedda o Pisapia.</p>
<p><strong>La verità è che il diluvio, il caos, sono loro, le classi dirigenti</strong>, non chi le contesta scendendo in piazza in 82 paesi nei cinque continenti denunciando chi il disastro ha voluto. <strong>Economisti</strong> in grado di sostenere menzogne come quella per la quale lo stato sociale toglierebbe ai poveri per dare ai ricchi; <strong>finanzieri </strong>rapaci, che torcono il braccio alla tecnologia per disporre di strumenti borsistici potenti come bombe atomiche, con i quali speculano distruggendo intere economie con un click; padroni delle ferriere, “spiriti animali”, <strong>colletti bianchi</strong> dalle mani sporche di sangue, assertori del profitto ad ogni costo, anche quando questo comporta lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo, anche quando questo comporta la guerra, come per il complesso militare industriale o il crimine, come per il traffico di droga, di persone, di rifiuti. Li spalleggiano&#160; <strong>politici</strong> corrotti, o onesti ma conniventi, che non è lo stesso ma è uguale. Incapaci di guardare al mondo reale spacciano le loro prebende per rappresentanza e la loro complicità per libera convinzione politica; prostitute e gigolò convinti che vendersi sia la soluzione per saltare sull’ultimo strapuntino del benessere materiale; <strong>disinformatori</strong> di professione, sempre pronti alla mistificazione in quella che Noam Chomsky definì la “fabbrica del consenso”.</p>
<p>Tutti insieme, hanno spacciato come dogmi di fede teorie economiche pensate per danneggiare molti a beneficio di pochi, millantato, mentito spudoratamente, truccato i conti per imporre un modello criminale ed insostenibile per la salute del pianeta e per il benessere di chi ci abita. Oggi vorrebbero farci credere che il debito che ci strozza lo abbiamo creato noi, le nostre pensioni, le nostre scuole e università, i nostri ospedali, le misere tutele a chi ha di meno o è nato con meno, gli insegnanti di sostegno, l’accompagnamento per gli anziani. </p>
<p>Balle, vergognose balle, non è il nostro debito. Il debito lo hanno creato loro, moltiplicando per cinque o per dieci il costo di un’ecografia in ospedale, triplicando il costo di ogni singolo metro di strade o ferrovie per pagare le loro tangenti, le loro prostitute, le loro centomila auto blu. </p>
<p>Il debito lo hanno creato con l’economia di guerra, dove un’ora di bombe su Tripoli o Baghdad costa più di quanto costerebbe costruire un ospedale all’avanguardia. </p>
<p>Il debito lo hanno creato non impedendo alla finanza di speculare sulla nostra moneta e speculando a loro volta, permettendo corruttele ed evasione fiscale. Il debito lo hanno creato permettendo agli squali e ai pescecani di capitalizzare sulla&#160; precarietà di massa, impedendo a milioni di giovani di librarsi in volo e partecipare al gioco della vita, lavorando, chiedendo un mutuo, facendosi una famiglia. </p>
<p>Per questo e per molto di più nel mondo ed in Italia da oggi e fino a quando questa classe dirigente non sarà stata spazzata via, gridiamo la nostra indignazione per il cambiamento globale. Siamo il 99%.</p>
<p class="postAuthorLink">Gennaro Carotenuto su http://www.gennarocarotenuto.it </p>]]></content:encoded>
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		<title>Cinque cose fuori dai denti su Steve Jobs e sulla Apple</title>
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		<pubDate>Fri, 07 Oct 2011 08:09:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gennaro Carotenuto</dc:creator>
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		<description><![CDATA[I lutti non sono il momento adatto per le puntigliosità ma per la celebrazione del caro estinto. Tuttavia la morte di Jobs si è trasformata nell&#8217;ennesimo evento globale. Così il segno encomiastico rischia di impedire una valutazione equanime, sul personaggio, sull&#8217;impresa a maggior capitalizzazione al mondo e su un&#8217;epopea dove non tutto luccica. Siamo di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="_mcePaste"><a href="http://www.gennarocarotenuto.it/wp-content/uploads/2011/10/biancaneve.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-16657" title="biancaneve" src="http://www.gennarocarotenuto.it/wp-content/uploads/2011/10/biancaneve.jpg" alt="" width="259" height="194" /></a>I lutti non sono il momento adatto per le puntigliosità ma per la celebrazione del caro estinto. Tuttavia la morte di Jobs si è trasformata nell&#8217;ennesimo evento globale.</div>
<div>Così il segno encomiastico rischia di impedire una valutazione equanime, sul personaggio, sull&#8217;impresa a maggior capitalizzazione al mondo e su un&#8217;epopea dove non tutto luccica.</div>
<p><div>Siamo di fronte ad un&#8217;operazione di marketing funerario sulla quale è bene riflettere brevemente.</div>
</p>
<p><div><span id="more-16656"></span></div>
<div>1) Le invenzioni di Steve Jobs, spesso un passo avanti a tutti e a volte dei veri capolavori soprattutto dal punto di vista estetico, sono sempre stati dei prodotti di fascia alta per consumatori in grado di spendere (o svenarsi). Al dunque quel costo di un 20% in più rispetto ad un Sony Vaio o 30% in più rispetto ad un Toshiba Satellite, il surplus che ti garantisce lo status symbol per fare quasi sempre le stesse cose, te lo devi poter permettere.</div>
</p>
<p><div>2) I prodotti simbolo degli ultimi dieci anni, ipod, iphone, ipad, sono stati presentati come una rivoluzione universale. Nonostante le centinaia di milioni di pezzi venduti (e quindi un indiscutibile successo di marketing) la vera innovazione, quella che cambia davvero il mondo, non è quella per chi se la può permettere ma quella per tutti. Tra il notebook da 35$ annunciato dal governo indiano (il prossimo Steve Jobs verrà da lì) e il più fico degli ipad c&#8217;è la stessa relazione che c&#8217;è tra il vaccino anti-polio e un brevetto contro la caduta dei capelli.</div>
</p>
<p><div>3) È giusto che un capitano d&#8217;industria si prenda i meriti dei prodotti innovativi che licenzia, soprattutto quando il gruppo che dirige diventa quello a più alta capitalizzazione al mondo. Ma sta restando nell&#8217;ombra che, soprattutto in campo tecnologico e in pieno XXI secolo, vi dev&#8217;essere sì una visione di fondo (che può essere anche di una persona sola), ma vi è soprattutto un lavoro di gruppo, anzi di molti gruppi ed un continuo confronto perfino con la concorrenza. Senza Steve Jobs non avremo l&#8217;ipad come lo conosciamo ma non è vero che non avremmo lo smartphone (probabilmente il più grande salto in avanti dalla diffusione del personal computer). Insomma un grande, ma presentarlo come l&#8217;uomo della provvidenza è esagerato.</div>
</p>
<p><div>4) La concezione proprietaria della Apple su software e brevetti è ben più che per il mondo Windows l&#8217;esatto opposto del software libero, dell&#8217;open source e della libera circolazione dei saperi. Lo stesso Jobs ammise di non inserire nell&#8217;iphone la possibilità di ascoltare la radio via etere (un banale chippino da pochi centesimi presente in qualunque cellulare da 40 Euro in su) perché dall&#8217;ascolto della radio non poteva lucrare. Ma il profitto appare solo una giustificazione rispetto alla maniera orwelliana con la quale l&#8217;iphone o l&#8217;ipad continuano ad essere controllati dalla Apple e non dal legittimo proprietario. Se non permettete ad un estraneo di entrare in casa vostra per portarsi via un libro o un disco o per spostare un soprammobile, perché accettate che Apple lo faccia sul vostro telefono?</div>
</p>
<p><div>5) La Apple di Jobs è stata in questi anni una delle imprese simbolo del mondo globalizzato nel più deleterio dei modi possibili. Dalle accuse di mobbing alle documentate orribili condizioni di lavoro in Cina (vedi alla voce Foxconn) con decine di casi di suicidi denunciati, Jobs non è mai stato meglio della Nike, della Monsanto, della Coca-Cola o dell&#8217;ultimo padrone delle ferriere. L&#8217;esteticità, la bellezza, l&#8217;innovazione tecnologica più spinta (ma parliamo sempre di prodotti consumer, l&#8217;avanguardia vera è in altri campi) si sono sempre sposate con le più vecchie e conosciute pratiche dello sfruttamento dell&#8217;uomo sull&#8217;uomo. Steve Jobs invitava a pensare differente (&#8220;Think different&#8221; fu uno degli slogan più efficaci) ma sui rapporti di produzione pensava molto antico.</div></p>
<p class="postAuthorLink">Gennaro Carotenuto su http://www.gennarocarotenuto.it </p>]]></content:encoded>
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		<title>Le api con l&#8217;Alzheimer</title>
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		<pubDate>Mon, 03 Oct 2011 09:38:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gennaro Carotenuto</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Straordinaria e consigliatissima la trasmissione di Radio3scienza sulla moria delle api che, vittime di un insetticida 4000 volte più potente del DDT, muoiono di Alzheimer. E se anche l&#8217;Alzheimer umano&#8230; Gennaro Carotenuto su http://www.gennarocarotenuto.it]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" style="margin-top: 10px; margin-bottom: 10px;" src="http://www.rai.it/dl/images/1317306017838bees.jpg" alt="" width="620" height="400" /></p>
<p>Straordinaria e consigliatissima la trasmissione di <a href="http://www.radio3.rai.it/dl/radio3/programmi/puntata/ContentItem-70057c35-d2aa-4088-b158-dea876a47373.html" target="_blank">Radio3scienza</a> sulla moria delle api che, vittime di un insetticida 4000 volte più potente del DDT, muoiono di Alzheimer. E se anche l&#8217;Alzheimer umano&#8230;</p>
<p class="postAuthorLink">Gennaro Carotenuto su http://www.gennarocarotenuto.it </p>]]></content:encoded>
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		<title>Cavie umane per gli esperimenti del Ministero della Sanit&#224; degli Stati Uniti: almeno 83 morti in Guatemala</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Sep 2011 02:00:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gennaro Carotenuto</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Almeno 83 cittadini guatelmatechi sono morti tra il 1946 e il 1948 perché scienziati statunitensi, nell’ambito di ricerche finanziate dal Ministero della Sanità statunitense, deliberatamente iniettarono loro –senza che ne fossero a conoscenza- virus di malattie, soprattutto veneree, nell’ambito di esperimenti farmaceutici su persone considerate inferiori e perciò sacrificabili. È questo il primo risultato diffuso [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.gennarocarotenuto.it/wp-content/uploads/2011/09/pruebas-guatemala.jpg"><img style="background-image: none; margin: 0px 10px 10px 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; display: inline; float: left; padding-top: 0px; border-width: 0px;" title="pruebas-guatemala" src="http://www.gennarocarotenuto.it/wp-content/uploads/2011/09/pruebas-guatemala_thumb.jpg" border="0" alt="pruebas-guatemala" width="244" height="175" align="left" /></a>Almeno 83 cittadini guatelmatechi sono morti tra il 1946 e il 1948 perché scienziati statunitensi, nell’ambito di ricerche finanziate dal Ministero della Sanità statunitense, deliberatamente iniettarono loro –senza che ne fossero a conoscenza- virus di malattie, soprattutto veneree, nell’ambito di esperimenti farmaceutici su persone considerate inferiori e perciò sacrificabili.</p>
<p><span id="more-16390"></span></p>
<p>È questo il primo risultato diffuso dalla commissione bioetica voluta dal presidente statunitense Barack Obama che lo scorso novembre aveva chiesto scusa al popolo guatemalteco dichiarandosi “profondamente triste” per quelli che il presidente Álvaro Colom ha invece definito senza perifrasi “crimini contro l’umanità” commessi dal governo degli Stati Uniti (all’epoca presidente era Harry Truman, democratico come Obama). Una formula, quella di “crimini contro l’umanità” che divide i due paesi con il segretario di Stato USA, Hillary Clinton, che si è procurata critiche per aver tentato di sminuire l’importanza della cosa parlando di “pratiche molto frequenti nella medicina dell’epoca” e cercando di nobilitarle sostenendo che furono utili nell’ambito della scoperta della penicillina.  Sia come sia il governo statunitense ha tenuto segreto e negato per oltre 6o anni che tali atrocità abbiano avuto luogo.</p>
<p>Secondo Stephen Hauser, membro della commissione che ha presentato le prime conclusioni che anticipano un documento che sarà diffuso il prossimo ottobre, almeno 5.500 persone furono inconsapevoli vittime di esperimenti paragonabili –secondo la stampa di Città del Guatemala- a quelli della Germania nazista e dei giapponesi in Cina. “Furono selezionati settori socialmente deboli della popolazione – spiega Hauser- come carcerati, malati di mente, prostitute o semplicemente bambini. Nel campione sottoposto ad esperimenti su malattie veneree –circa 1.300 persone- ci sono stati almeno 83 morti”.</p>
<p>In particolare le prostitute furono infettate per poter studiare gli effetti del contagio sui loro clienti. In altri casi le persone sottoposte agli esperimenti sono state poi vittime di malattie come la meningite ma –secondo il relatore- sarebbe difficile stabilire la relazione tra tali malattie e gli esperimenti. Appena 700 persone tra quelle infettate furono sottoposte a trattamenti medici dopo l’inoculazione dei virus, “un episodio immorale di ingiustizia storica”, secondo la presidente della commissione Amy Gutmann.</p>
<p>COMMENTO &#8211; <em>I tempi del governo statunitense sono più rapidi di quelli della Chiesa cattolica che ci mise 400 anni per scusarsi a mezza bocca per aver mandato al rogo Giordano Bruno a Campo de’ Fiori. Tuttavia ci domandiamo quanto ci metterà il governo statunitense a chiedere scusa per il Napalm in Vietnam o per avere addestrato decine di migliaia di torturatori in America latina nell’ambito del Piano Condor o per aver inventato di sana pianta la presenza di armi di distruzione di massa in Iraq e aver usato tale menzogna come “pistola fumante” per un’invasione costata centinaia di migliaia di morti. Pochi anni dopo i raccapriccianti esperimenti (ha ragione Clinton: non certo gli unici), proprio in Guatemala rovesciarono il governo democratico di Jacobo Arbenz, uno dei tanti golpe che hanno stuprato la vita di centinaia di milioni di persone, dal Cile all’Indonesia. Ci domandiamo infine quanto ci metteranno a Washington a parlare di indennizzazioni alle loro vittime. Per quelle guatemalteche di sessant’anni fa, poveri cristi mandati a morte atroce con metodi degni di Mengele, nonostante la “profonda tristezza” di Obama, è stato esplicitamente escluso.</em></p>
<p class="postAuthorLink">Gennaro Carotenuto su http://www.gennarocarotenuto.it </p>]]></content:encoded>
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		<title>Un battito d&#8217;ali a New York, un uragano nella Repubblica dominicana</title>
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		<pubDate>Sun, 28 Aug 2011 21:09:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gennaro Carotenuto</dc:creator>
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		<description><![CDATA[CIUDAD JUAREZ &#8211; Stamane (-8 rispetto all&#8217;Italia) ascolto le notizie che mi raccontano di un tornado grande come l&#8217;Europa (&#8216;sagerati) che si abbatte sugli Stati Uniti. Poi esco in strada e penso che -porca miseria- nonostante viva a un km in linea d&#8217;aria dal confine col Texas e tra il Sud e il Nord del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter" src="http://www.annalisamelandri.it/wordpress/wp-content/uploads/1314253985876.jpg" alt="" width="639" height="426" /></p>
<p>CIUDAD JUAREZ &#8211; Stamane (-8 rispetto all&#8217;Italia) ascolto le notizie che mi raccontano di un tornado grande come l&#8217;Europa (&#8216;sagerati) che si abbatte sugli Stati Uniti. Poi esco in strada e penso che -porca miseria- nonostante viva a un km in linea d&#8217;aria dal confine col Texas e tra il Sud e il Nord del mondo non ci è toccato neanche il bene di una fantozziana nuvoletta dell&#8217;impiegato. Azzurro fisso (meraviglioso peraltro) qui nel deserto e 38° all&#8217;ombra.<span id="more-16378"></span></p>
<p>Rientro e la sempre splendida <a href="http://www.annalisamelandri.it/2011/08/dal-gazzettino-dell%E2%80%B2-impero/" target="_blank">Annalisa Melandri</a> mi offre un altro punto di vista da un altro Sud del mondo sempre al confine con l&#8217;impero. Nella Repubblica dominicana, nella totale indifferenza dei media, il passaggio dell&#8217;uragano Irene ha causato la bellezza di 30.000 senzatetto e almeno tre morti. Accendo RadioRai e nonostante sia domenica pomeriggio i GR sono quasi un filo diretto da New York dove peraltro i danni sono zero o quasi.</p>
<p>Struggono il cuore i servizi su quei poveri turisti italiani rimasti in albergo a guardare la tivù invece di addentare la grande mela che disperati chiedono: &#8220;e adesso a noi chi ci ripaga&#8221;? Vorrebbero il rimborso, come no! Sicuramente qualche associazione di consumatori disposta ad una class action contro Irene la troveranno. Che pena mi fanno&#8230; Poi riguardo la foto postata da Annalisa (sopra) e penso: e adesso a quei 30.000 senzatetto chi li ripaga? Neanche uno straccio di servizio al GR1.</p>
<p class="postAuthorLink">Gennaro Carotenuto su http://www.gennarocarotenuto.it </p>]]></content:encoded>
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		<title>Caso Breivik-Borghezio. &#200; tempo di difendere la democrazia</title>
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		<pubDate>Thu, 28 Jul 2011 13:49:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gennaro Carotenuto</dc:creator>
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		<description><![CDATA[SAN CRISTÓBAL DE LAS CASAS (CHIAPAS, MESSICO) Tutto quello che ci è stato promesso dal &#34;pensiero unico&#34; dal 1989 in avanti è risultato essere sistematicamente falso. E ancora una volta nella Storia è l’ultradestra e non la sinistra a beneficiare del crollo di un modello economico e in prospettiva di un sistema stesso di società, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>SAN CRISTÓBAL DE LAS CASAS (CHIAPAS, MESSICO) Tutto quello che ci è stato promesso dal &quot;pensiero unico&quot; dal 1989 in avanti è risultato essere sistematicamente falso. E ancora una volta nella Storia è l’ultradestra e non la sinistra a beneficiare del crollo di un modello economico e in prospettiva di un sistema stesso di società, quella democratica, costruita come destino progressivo dell’umanità nell’ultimo quarto di millennio. </p>
<p>Mi torna in mente la brillante definizione di Ignacio Ramonet mentre cavalco tra villaggi tzotziles in quello che non troppi anni fa fu territorio zapatista. Non posso levarmi dalla testa quello che è successo ad Utoya e l’addentellato italiano della solidarietà espressa dall’europarlamentare Mario Borghezio alle idee del terrorista. Scrivo questi appunti a penna su un quadernino in una breve pausa. Il cavallo che pascola placido a pochi metri da me, la natura rigogliosa della selva di questo frammento della Nostra America, non mi permettono di dimenticare i fatti norvegesi e le conseguenze per l&#8217;Europa e per l&#8217;Italia di un&#8217;estrema destra antisistema la pericolosità della quale è stata troppe volte e troppo a lungo sottovalutata.</p>
<p>  <span id="more-16214"></span>
<p>Era una fandonia quella <b>fine della storia</b> alla caduta del muro di Berlino che ha reso milionario Francis Fukuyama. Erano evidentemente falsi i <b>miti del neoliberismo</b> che hanno già distrutto la vita a più persone di quanto non abbia fatto la seconda guerra mondiale. In un <b>pianeta finito</b> era criminale il sostenere l’infinitezza delle risorse naturali e addirittura la <b>brevettabilità</b> di queste (qui a San Cristóbal ho ricevuto un’illuminante lezione sulla <b>biopirateria</b>) e negare le conseguenze dello sviluppo industriale sulla vita, come è stato fatto a lungo da scienziati pagati, per esempio, per negare il cambio climatico. Furono costruiti quei miti con frottole con le quali decine di economisti hanno vinto premi Nobel o guadagnato milioni facendo finta di credere che perdere il <b>lavoro</b> fosse un’opportunità per stimolare le persone a trovarne uno migliore, o che <b>salute o educazione</b> non fossero diritti ma merci esattamente come una bibita gassosa. Chiedete ai 14 milioni di <b>contadini</b> messicani espulsi dalle loro terre perché il loro paese decise di rinunciare all’<b>agricoltura,</b> cosa ha significato il Trattato di libero commercio con gli Stati Uniti del 1994. Chiedetelo agli imprenditori e agli operai del <b>tessile pratese</b> raccontato in prima persona da Edoardo Nesi nel romanzo-pamphlet che ha vinto l’ultimo Strega quanta distruzione di ricchezza, di esperienza, di sicurezze e quanta disperazione ha provocato il dare ascolto alle menzogne interessate dei Giavazzi di turno.</p>
<p>Era criminale il concetto di <b>scontro di civiltà</b> buono a giustificare le crociate del fondamentalismo protestante del XXI secolo additando un quinto della popolazione mondiale -quella di <b>religione musulmana</b>- come nemica dell&#8217;umanità. Non dimentichiamo i deliri del <b>destino manifesto</b> che nel XIX secolo giustificò l’appropriazione di mezzo Messico e nel XXI secolo era corollario a quel <b>nuovo secolo americano</b> tramontato prima di cominciare per l’inadeguatezza dell’onnipotenza militare e dei parafernali del sogno americano a mettere sotto controllo i demoni, la corruzione, le mafie, il narcotraffico da un lato, le migrazioni, l’abbattimento dei diritti, le catastrofi ambientali, da questi stessi apprendisti stregoni evocate o negate. Era una balla che solo opinionisti prezzolati potevano fingere di credere quella di George Bush dell&#8217;<b>esportazione della democrazia</b> manu militari. Era falso, ovviamente, il mondo delle televisioni commerciali che rendevano sexy la violenta promessa dell&#8217;<b>individualismo thatcheriano</b> e che in Italia ha preso le forme dell’<b>estremismo berlusconiano</b> <b>e leghista</b> ma ha anche sedotto spezzoni rilevanti del mondo moderato e progressista.</p>
<p>Dalla caduta del socialismo reale in avanti il liberalismo trionfatore della guerra fredda non solo non ha mantenuto la promessa di ampliare gli spazi democratici ma, aumentando il disagio sociale e la paura del futuro anche nel cosiddetto primo mondo, ha lasciato spazio per una critica alla globalizzazione coincidente, per ora, con la <b>terza posizione</b> neofascista degli anni &#8217;70. Dalla Norvegia all’Italia, dalla Polonia al Belgio i fenomeni migratori hanno fornito al neofascismo (riproposto tatticamente sotto bandiere federaliste come lo stesso Mario Borghezio ha affermato) lo strumento della &quot;paura del diverso&quot; tra noi che rende il razzismo un virus dalla rapidissima velocità di propagazione. Razzismo che finisce per essere l’unica spiegazione comprensibile, in società dove la cultura conta sempre meno, per le promesse mancate di un modello economico che giurava agli occidentali il dominio sul pianeta e invece si è trasformato in un incubo di disoccupazione e insicurezza. È già successo, nel ‘19, nel ‘29.</p>
<p>Al degrado di una democrazia non più uguale per tutti non hanno mai saputo rispondere le sinistre post-comuniste, post-socialiste, cristiane, liberal-progressiste. Per i post-comunisti (il caso italiano è emblematico) il proprio peccato originale obbligava ad un’abiura completa e a un&#8217;adesione incondizionale al modello economico e sociale che con miopia presumevano vincente ancora per molte generazioni e del quale si ostinavano a vedere solo i casi di successo e non le legioni di sconfitti. Ma se il <b>nuovo secolo americano</b> si è rivelato, nella migliore delle ipotesi, un wishful thinking propagandato a piene mani, sostituito da un&#8217;instabilità al momento cronica, una crisi economica strutturale ed un multipolarismo ineluttabile ma ancora in fieri, i frutti del farci credere di vivere nel migliore dei mondi possibili (anche dopo l&#8217;11 settembre) vendendoci invece la società della precarietà strutturale sono restati a perpetuare i loro danni. </p>
<p>Per le sinistre a cavallo tra XX e XXI secolo l&#8217;ottimistica, illusoria utopia che la democrazia, la società aperta, un&#8217;idea di progresso nel frattempo stravolta e battuta dal neoconservatorismo (a sua volta sconfitto dal proprio delirio di onnipotenza), fossero stati conquistati per sempre e quindi più forti di qualunque nemico è stata in questi anni cattiva consigliera. Pensare che il prezzo da pagare per il peccato originale di cui sopra fosse rinunciare a molte ragioni di 150 anni di storia del movimento operaio, regalando così parte dell’elettorato che si rinunciava a rappresentare alle destre, e l&#8217;accettare senza controllare anche presunte bolognine di altro segno politico si è rivelata una follia che oggi mina la nostra stessa convivenza civile. </p>
<p>Quale Bolognina, quale Fiuggi ha fatto in questi anni il neonazista mai redento Mario Borghezio che oggi plaude dal suo scranno di parlamentare europeo al terrorista norvegese Anders Behring Breivik? Non averlo fermato, non avergli impedito, con qualunque mezzo, di corrompere in questi anni spezzoni di società italiana, avergli permesso di incassare ricchissime prebende come membro di quella stessa casta la rappresentatività democratica della quale vuole distruggere, avergli permesso addirittura di passare come vittima (lui già picchiatore fascista) è stato un errore fatale.</p>
<p>Chi ha considerato parte del gioco democratico che in una città importante come Treviso potesse candidarsi ed essere ripetutamente eletto un seminatore d&#8217;odio, condannato per razzismo, come Giancarlo Gentilini, è colpevole di un <i>appeasement</i> che ricorda da vicino quello di Chamberlain a Monaco nel 1938. La democrazia deve difendersi prima che Gentilini o Borghezio ne distruggano la consustanziale idea di uguaglianza facendola pagare agli insegnanti meridionali piuttosto che ai tornitori senegalesi. Eppure, in questi anni nella Lega Nord, per un mero calcolo politico di breve termine, è stata addirittura ravvisata –quando ne è invece la negazione totale- una costola della sinistra. Non è bastato: di fronte alla crisi finale della parabola politica di Silvio Berlusconi c’è chi è tornato a vedere nella Lega una possibile sponda per metter fine al caimano. È stato zittito, perfino criminalizzato chi indicava nel <i>linguaggio sanguigno</i> di Umberto Bossi, nelle <i>battute omicide</i> di Calderoli, o nelle recenti <i>goliardate deliranti</i> dell’allenatore del Verona calcio Mandorlini non delle folkloristiche anomalie, ma dei pericoli per la democrazia verso i quali era necessario agire con la massima decisione. È stato zittito da chi pensa che si debba dialogare con i <b>ragazzi di Casa Pound</b> come ieri sdoganò i <b>ragazzi di Salò</b> in Italia come in Europa.</p>
<p>La maggior parte degli italiani, compresa buona parte degli elettori di centro-sinistra, vive nell&#8217;<b>illusione brechtiana</b> che il problema non lo tocchi. Cosa vuoi che sia se Maroni, per compiacere il sadismo del proprio elettorato rinchiude per mesi un ragazzino tunisino colpevole di nulla in un <b>CIE</b> o se dei bravi ragazzi con la testa rasata e vuota escono per menare <b>negri o froci</b>. In fondo, non sono né negro né frocio e i negri mi fanno paura e i froci mi danno fastidio. Finché non verranno a prendere me non mi interessa se prendono il migrante, il nero, l&#8217;arabo, l&#8217;ebreo, lo zingaro, l’omosessuale, il comunista.</p>
<p>Quando Maroni con i suoi respingimenti affoga un migrante nel Canale di Sicilia, non mi tocca. Quando un datore di lavoro si fa scudo delle leggi approvate dal nostro Parlamento per ricattare un lavoratore immigrato sotto la minaccia dell&#8217;espulsione, non mi interessa. Quando ad un ragazzo nato in Italia, figlio di migranti, non viene concessa la cittadinanza e rischia di essere espulso dal paese dove ha sempre vissuto al compimento dei 18 anni, non mi riguarda. <b>Forse pensavano cose simili anche alcuni dei genitori dei ragazzini di Utoya, prima che Breivik ne facesse strage.</b></p>
<p>E&#8217; necessario, urgente, indispensabile, cambiare di passo. E&#8217; necessario che la società civile europea ed italiana, la sinistra politica se ancora ciò vuol dire qualcosa, passino -dopo anni di oggettiva insipienza- ad un&#8217;<strong>intransigenza assoluta verso ogni crimine d&#8217;odio</strong>. È falso che la <strong>libertà d&#8217;espressione</strong> sia il bene supremo. La libertà d&#8217;espressione termina quando <b>collide con il bene supremo della convivenza civile</b> e della pace, quando collide con il diritto del diverso e del discriminato a vivere e girare tranquillamente per strada. Non esiste la libertà d’espressione del razzismo. Non esiste la libertà d’espressione dell&#8217;omofobia. Non esiste la libertà d’espressione del sessismo.</p>
<p>È necessario uno sforzo della società civile tutta per isolare nella scuola, nelle università, nei luoghi di lavoro, nelle piazze dove fanno propaganda, nei media (non invitando più razzisti in tivù, per esempio, caro Gad Lerner, questi non debbono più essere interlocutori ammissibili). Quelli che pensavano che la democrazia fosse un fatto acquisito e non dovesse essere più difesa da nemici in grado di abbatterla devono ricredersi. Tutti siamo chiamati a ricrederci e a difendere la democrazia.</p>
<p>Così &quot;Radio Padania&quot; va chiusa perché da anni (si guardi l’ottimo lavoro di <a href="http://danielesensi.blogspot.com/" target="_blank">Daniele Sensi</a>) commette quotidianamente il reato di istigazione all&#8217;odio razziale che è cosa ben più grave della presunta libertà d’espressione razzista che si conculcherebbe ai sedicenti padani. Con la scusa di non farne delle vittime ci siamo cullati nell’inazione lasciando per anni diffondere propaganda anti-democratica e anti-nazionale. Se non ci pensa la politica ci deve pensare la società civile con centinaia di denunce al giorno alla magistratura. Mario Borghezio, Giancarlo Gentilini e mille altri seminatori d’odio come loro vanno perseguiti, condannati e interdetti in perpetuo dai pubblici uffici perché non sono un avversario politico ma un nemico della democrazia. Non è possibile che la difesa di Breivik da parte di Borghezio non porti all’interdizione perpetua dai pubblici uffici di quest’ultimo. Se non ci sono ancora gli strumenti legali vanno creati esattamente come la civile Norvegia, di fronte ad un attacco così grave pensa di inasprire le pene. Come per altri grandi temi anche in questo caso o sarà la politica ad espellere i partiti e i politici razzisti o sarà la società civile a doversi organizzare per difenderci. Utoya segna un punto di non ritorno e non accorgersi del senso di quei fatti sarebbe non più stupido ma complice.</p>
<p>Utoya è l&#8217;Oklahoma City europea e Breivik è il nostro Timothy McVeigh. Gli Stati Uniti hanno perso, e non poteva essere altrimenti, quell&#8217;occasione per fare piazza pulita e molte “ottime idee” di Timothy McVeigh vivono nel movimento dei <b>Tea party</b> che potrebbe esprimere il prossimo presidente di quel paese. Noi, in Italia come in tutta l&#8217;Unione Europea non possiamo perdere questa battaglia. Loro, i Borghezio, i Gentilini, i Roberto Castelli del “per ora non possiamo sparare agli immigrati” hanno dimostrato di essere disposti a tutto e che se fino ad ora le loro milizie non hanno ucciso se non in maniera sporadica (ma comunque in vent’anni hanno reso impossibile, calpestandone la dignità, la vita di milioni di persone) è perché credono che le istituzioni democratiche siano così fragili da potersene appropriare per distruggerle senza colpo ferire. Come un cavallo di Troia abbiamo permesso loro di diventare ministri della Repubblica. Ho la stessa paura di <a href="http://www.gadlerner.it/2011/07/25/utoya-una-lettera-di-igiaba-scego.html" target="_blank">Igiaba Scego</a>: e se il 1933, la presa del potere di Hitler potesse ripetersi? È tempo di rimettersi a cavallo, in Norvegia, in Italia. Baloccarsi con lo scongiuro che ciò non possa succedere ancora potrebbe essere un errore fatale.</p>
<p class="postAuthorLink">Gennaro Carotenuto su http://www.gennarocarotenuto.it </p>]]></content:encoded>
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		<title>L&#8217;esprit du temps che il Partito democratico non sa cogliere</title>
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		<pubDate>Thu, 07 Jul 2011 10:33:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gennaro Carotenuto</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Berlusconi minaccia di ritirarsi a fare il padre nobile (sic) della Repubblica ma il PD non sembra in grado di rappresentare il cambiamento necessario all’Italia e che il paese, pur lontano dall’indignazione di altre sponde del Mediterraneo, comincia a chiedere con crescenti mobilitazioni. Purtroppo, dalla manovra economica alla TAV alla legge elettorale, dall’abolizione delle province [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.gennarocarotenuto.it/wp-content/uploads/2011/07/Dalema.jpg"><img style="background-image: none; border-right-width: 0px; margin: 0px 20px 10px 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; display: inline; float: left; border-top-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px; padding-top: 0px" title="Dalema" border="0" alt="Dalema" align="left" src="http://www.gennarocarotenuto.it/wp-content/uploads/2011/07/Dalema_thumb.jpg" width="324" height="282" /></a>Berlusconi minaccia di ritirarsi a fare il padre nobile (sic) della Repubblica ma il PD non sembra in grado di rappresentare il cambiamento necessario all’Italia e che il paese, pur lontano dall’indignazione di altre sponde del Mediterraneo, comincia a chiedere con crescenti mobilitazioni. </p>
<p>Purtroppo, dalla manovra economica alla TAV alla legge elettorale, dall’abolizione delle province all’incapacità di far pulizia per la propria corruzione interna, il Partito Democratico non sembra solo incapace di dare la spallata al regime berlusconiano. Di più: appare proiettato in una politica di mera sostituzione della dirigenza PdL in disfacimento con la propria alla naturale scadenza elettorale. </p>
<p>Così sembra destinato a non distinguersi mai da questo nelle questioni di fondo (e tanto meno si distinguerà quando l’anomalia Berlusconi non sarà più la pietra dello scandalo) aprendo un vuoto politico pericoloso. I tempi cambiano e il PD non sa interpretarli. Il vento del Cairo, dall’elezione di De Magistris, Zedda e Pisapia ai referendum, spira forte in un paese che si domanda: il Partito democratico è parte della soluzione o è parte del problema?</p>
<p>  <span id="more-16158"></span>
<p>Aveva sorpreso molti la duttilità tattica con la quale il Partito democratico era salito sul carro dei referendum sull’acqua, sul nucleare e sul legittimo impedimento che fino a poco prima non condivideva nel merito e non desiderava ma anzi temeva. Non è passato un mese da quelle radiose giornate e anche l’idea di un Partito Democratico in grado almeno di cogliere tatticamente le opportunità concesse dalla crisi del regime sembra tramontata. L’unica idea che il maggior partito dell’opposizione sembra continuare ad avere è quella di aspettare in silenzio o quasi il proprio turno per sostituirsi al berlusconismo decadente senza modificare in nulla le basi di un modello di consenso basato sul clientelismo e verso il quale centrodestra e centrosinistra vanno da sempre d’amore e d’accordo.</p>
<p>Era difficile pensare che il PD modificasse la sua linea rispetto alla <strong>TAV</strong>. Avrebbe dovuto negare alla radice alcuni dei pochi punti fermi, oltre al liberismo, della propria natura: lo sviluppismo e l’europeismo. D’altra parte i movimenti fanno spesso della decrescita un dogma di fede sul quale il maggior partito dell’opposizione ha diritto di discernere e dissentire. Inoltre, nonostante parecchie buone ragioni del caso specifico della Val di Susa&#160; è legittimo per il PD considerare quei movimenti come tuttora minoritari rispetto a porzioni ben più ampie dell’opinione pubblica che continuano a vedere nella locomotiva il simbolo del progresso. Nonostante tutto ciò sarebbe stata necessaria una maggior capacità di manovra. D’accordo la TAV; ma compito dell’opposizione, soprattutto quando l’avversario è in un angolo, è causare scandalo rispetto alle contraddizioni della maggioranza. D’accordo la TAV; ma non era possibile una battaglia –magari tattica- per dire che forse oggi quei denari sarebbero stati meglio spesi nella scuola pubblica massacrata da Gelmini o per le linee dei pendolari o magari per unire in un’ora Palermo e Catania rispetto alle cinque ore attuali? Dal PD non è venuto neanche il beneficio del dubbio e la sua voce era indistinguibile da quella del governo.</p>
<p>In questi giorni c’è stato però di peggio in almeno tre casi. Le polemiche sul <strong>referendum elettorale</strong> hanno portato ad uno stop probabilmente definitivo alle possibilità di una campagna referendaria vedesse il PD protagonista e additasse il governo all’opinione pubblica come l’unico a voler conservare un&#8217; esistente sgradito. La verità è che nessuno, anche nel PD, vuol mettersi d’accordo per un sistema elettorale –già non importa quale- limpido e senza sotterfugi, senza liste civetta, premi truffa e candidati nominati. Invece di puntare a cancellare la porcata continuano a sfiancarsi da vent’anni tra un’ala maggioritaria e una proporzionale. Queste, che per semplificare fanno rispettivamente –ed eternamente- capo a Veltroni e D’Alema preferiscono la porcata al cedere alla vera controparte che non è Berlusconi ma il rivale interno di partito. Inoltre la tentazione per la segreteria Bersani è quella di provare a vincere le elezioni col porcellum proprio per avere una maggioranza di propri nominati. Una volta di più si testimonia che abbiano ragione Roberto Calderoli da una parte e Arturo Parisi dall’altra a dire che il porcellum vada bene a tutti e in particolare ai massimi dirigenti di tutti i partiti. Voteremo col porcellum, nel 2012 o nel 2013, perché Berlusconi non può rinunciarvi (si è già venduto forse 2000 collegi sicuri) e al PD basta camuffare appena (dando la colpa a Berlusconi) la frattura che crea con le aspettative del proprio stesso elettorato nel non combattere questa battaglia.</p>
<p>La questione dell’astensione <strong>sull’abolizione delle province</strong> è ancor più sistemica. L’unica maniera con la quale il PD –né più né meno che il PdL- pensa di governare il paese domani è continuare a distribuire posti di sottogoverno e prebende ai propri quadri piccoli e medi e ai propri clienti. Senza prebende, senza posti da offrire, senza incarichi, gettoni di presenza, consulenze, indennità – ritengono – il paese è ingovernabile. In questo senso corpi intermedi come le province sono fondamentali per mantenere il consenso delle periferie ma quei costi cozzano sia con le necessità di bilancio sia con il sentimento ormai diffuso nella società civile che considera ormai intollerabili i cosiddetti costi della politica.</p>
<p>Nel momento in cui il parlamento si appresta a votare l’arresto per il deputato del PdL Papa, uno che spaccia come persecutorio il video che lo riprenderebbe mentre comprava orologi rubati da un noto ricettatore, anche sul piano della <strong>lotta alla corruzione</strong> il PD appare inadeguato. Non fosse per l’odiatissimo Marco Travaglio, si parlerebbe ancor meno dello scandalo Enac per il quale uno dei suoi massimi dirigenti, Massimo D’Alema, risulta circondato di tangentomani. Tra questi ben sette strettissimi collaboratori dell’ex-capo del governo, tra i quali il comproprietario della famosa barca di questo, il responsabile dei trasporti aerei del partito, un presidente di regione e un eurodeputato avrebbero incassato mazzette. La presunzione d’innocenza va bene nei tribunali ma come può il PD evitare almeno di sospendere cautelativamente, se non espellere, i coinvolti? Se siete incapaci di far pulizia al vostro interno come pretendete che i vostri elettori – che non sono di bocca buona come i berlusconiani &#8211; vi coprano e non desiderino il “tintinnar di manette” associandovi in una generica casta indifferenziata come le ecoballe?</p>
<p>Così il PD sembra non solo tradire il proprio mandato non facendo tutto quanto in suo potere per facilitare la caduta del governo Berlusconi, ma sembra anche incapace di differenziarsi da questo per evitare che la fine del berlusconismo diventi il crollo di una classe dirigente e di un modello intero di società. Il PD in questi anni, dai girotondi ai social forum ha spesso avuto <strong>terrore dei movimenti </strong>che ciclicamente criticano la politica ma cercano in questa la rappresentanza. Il PD ne vuole i voti ma rifiuta di rappresentarli arroccandosi nel palazzo. </p>
<p>E’ legittimo che Pierluigi Bersani si appoggi più ai suoi quadri che ai movimenti ma non può non percepire quanto una miriade di burocratini di partito in carriera (a Roma, nelle regioni, nei parlamenti, nei comuni, negli enti pubblici) siano lontani dalla base elettorale del partito. Vincendo le elezioni col porcellum e portando qualche centinaio di yes-men in parlamento si troverebbe davanti ad un bivio: o si fa continuatore di un modello in crisi strutturale o si fa interprete di almeno alcune istanze di cambiamento. Purtroppo i gruppi parlamentari della maggioranza di un eventuale governo Bersani nominati col porcellum temerebbero il cambiamento non meno di Scilipoti.</p>
<p>Eppure non ci sarebbe neanche bisogno di dire cose di sinistra (quantunque…); basterebbe puntare sulle cose sensate di cui sopra che colpiscono al cuore le contraddizioni del berlusconismo e puntando dritto al cuore del problema, mettendosi in testa di rappresentare davvero le angustie della generazione precaria, senza lavoro oggi e senza pensione domani. Questa ha genitori, zii e nonni disposti a fare sacrifici, privati e pubblici, per aiutarli ad uscire –loro e il paese- dal tunnel neoliberale. Lo vorrà capire il Partito democratico?</p>
<p class="postAuthorLink">Gennaro Carotenuto su http://www.gennarocarotenuto.it </p>]]></content:encoded>
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		<title>I colpi di coda del Caimano</title>
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		<pubDate>Mon, 04 Jul 2011 14:35:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gennaro Carotenuto</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Prima, negando e poi con un insufficiente “decreto rifiuti”, Silvio Berlusconi, compiacendo la Lega, è passato alle vie di fatto nel realizzare la sua minaccia ai napoletani, “vi pentirete di aver votato De Magistris”. Adesso si vendica anche nei confronti di quegli italiani che hanno votato contro il nucleare: taglio del 30% alle agevolazioni per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Prima, negando e poi con un insufficiente “decreto rifiuti”, Silvio Berlusconi, compiacendo la Lega, è passato alle vie di fatto nel realizzare la sua minaccia ai napoletani, “vi pentirete di aver votato De Magistris”. </p>
<p>Adesso si vendica anche nei confronti di quegli italiani che hanno votato contro il nucleare: taglio del 30% alle agevolazioni per le energie rinnovabili. Per un paese dipendente e senza un piano energetico è un dramma. Il tramonto del Caimano sarà tragico.</p>
<p class="postAuthorLink">Gennaro Carotenuto su http://www.gennarocarotenuto.it </p>]]></content:encoded>
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		<title>Dalle amministrative al Referendum,  a dieci anni di distanza tornano a sventolare le bandiere dei fori sociali rafforzate da Internet</title>
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		<pubDate>Tue, 14 Jun 2011 06:29:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gennaro Carotenuto</dc:creator>
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		<description><![CDATA[E’ un mondo nuovo quello che disegnano i Referendum. E’ un mondo dove il ruolo ineludibile dei “media personali di comunicazione di massa”, rende Internet e non più “Porta a Porta” la terza Camera del paese. Ma è un mondo anche antico dove trionfano le ragioni dei Fori Sociali sconfitte dal manganello a Genova giusto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.gennarocarotenuto.it/wp-content/uploads/2011/06/Quorum.jpg"><img style="background-image: none; margin: 0px auto 10px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; display: block; float: none; padding-top: 0px; border: 0px;" title="Quorum" src="http://www.gennarocarotenuto.it/wp-content/uploads/2011/06/Quorum_thumb.jpg" border="0" alt="Quorum" width="513" height="514" /></a></p>
<p><em>E’ un mondo nuovo quello che disegnano i Referendum. E’ un mondo dove il ruolo ineludibile dei “media personali di comunicazione di massa”, rende Internet e non più “Porta a Porta” la terza Camera del paese. Ma è un mondo anche antico dove trionfano le ragioni dei Fori Sociali sconfitte dal manganello a Genova giusto dieci anni fa. Il PD sale sul carro dei vincitori ma è atteso alla prova di un cambio culturale che finora non ha incarnato e che forse non è nelle sue corde. Intanto l’avversario berlusconiano è alle corde ma è pericoloso offrire sponde ai peggiori, i leghisti, per disegnare il futuro.</em></p>
<p><span id="more-15932"></span></p>
<p>A <a href="http://www.gennarocarotenuto.it/15922-ciao-a-matteo-dean-abajo-y-a-la-izquierda/" target="_blank">Matteo Dean</a></p>
<p>1) DA GENOVA 2001 AI REFERENDUM 2011 &#8211; A dieci anni esatti dal G8 di Genova, che fu il punto di inflessione della crisi di lungo periodo della nostra Repubblica, molte delle idee che sembravano spazzate via dalla nostra storia politica sotto i colpi di manganello e i lacrimogeni, riemergono, quasi improvvisamente e inaspettatamente, per trionfare con dei referendum dal contenuto etico-politico rilevantissimo. Vince oggi lo stesso blocco sociale del Genoa Social Forum, sinistra plurale dei movimenti, mondo cattolico, volontariato, gli elettori degli allora DS e Margherita, ma non i dirigenti di questi.<br />
Vince oggi un blocco sociale che ha sempre continuato ad esistere e lottare per un’Italia migliore, pur sistematicamente occultato dai media,  che rimette all’ordine del giorno il tema del fallimento etico e pratico del neoliberismo per rilanciare temi cruciali quali i beni comuni e un modello energetico che, basandosi sulle rinnovabili, non alimenti il mito della crescita infinita ma trovi un equilibrio con un pianeta allo stremo. E’ il blocco sociale degli italiani riflessivi che leggono e pensano e che sconfigge oggi il nichilismo individualista del berlusconismo. I diritti sono più importanti dei profitti, hanno detto 26 milioni di italiani, qualcosa di inaudito dopo decenni di martellante propaganda inversa: i diritti come privilegi, il profitto come valore fondante della nostra società. A new beginning, un nuovo inizio in una terra incognita.</p>
<p>2) TATTICA E STRATEGIA DEL PD &#8211; Il Partito democratico, con una straordinaria faccia tosta, è salito sul carro referendario per proclamarsi vincitore. La cosa non è un male in sé, e alla vittoria il PD contribuisce in maniera decisiva. Ma è sorprendente che quello che fino a ieri si vantava di essere l’unico partito capace di liberalizzazioni, o che sosteneva che il referendum sul legittimo impedimento avrebbe potuto solo favorire Berlusconi, oggi faccia proprio questo successo. Appare sospetto in particolare l’antiberlusconismo oltranzista con il quale Pierluigi Bersani ha accolto e commentato il risultato. Chiedere le dimissioni del governo sembra a ben guardare una maniera di parlar d’altro rispetto ai temi referendari. Bersani sa che a vincere non sono stati i partiti ma i movimenti. In questi anni, soprattutto in regioni come la Toscana, il PD è stato il partito della privatizzazione dei servizi pubblici scontrandosi ripetutamente con la società civile. Adesso ne sposa le tesi con una facilità sospetta che non appare frutto di un cambiamento culturale nei modelli di società di riferimento di quel partito che finora è stato capace di disegnare appena un neoliberismo spurgato dei suoi tratti più intollerabili. E’ tattica o strategia?</p>
<p>3) DAL BASSO, DALLA RETE &#8211; Proprio Pierluigi Bersani appare però cosciente che qualcosa di straordinario sia successo in questo mese italiano e, nonostante le dichiarazioni di facciata, sa bene che non è stato il Partito democratico, che pure è al centro di ogni gioco, a condurre le danze. Il PD ha dovuto farsi piacere Giuliano Pisapia o Massimo Zedda (ed è stato battuto duramente da Luigi De Magistris) esattamente come si è fatto piacere dei referendum che non desiderava e che non facevano parte della sua cultura politica. In questo mese straordinario le danze sono state condotte dai movimenti, dalla forza orizzontale della Rete, dal sentirsi ognuno di noi protagonista della rivoluzione dei “media personali di comunicazione di massa”, da un mondo associativo che mal sopporta che il PD, all’ombra di zio Silvio, abbia costruito in questi anni una classe dirigente organica al modello e convinta che essendo l’egemonia culturale della destra destinata a durare in eterno tanto vale uniformarsi.<br />
Delle due l’una: o non c’è alcun cambio di egemonia in vista, e allora i berluschini del PD (viene in mente Matteo Renzi) possono salvare le loro ben avviate carrierine gregarie, oppure il PD, se vuol cogliere l’esprit du siècle, dovrà rinnovare profondamente i propri quadri aprendosi ad aria e gente nuova e liberandosi di tanti yes-men senza qualità che ognuno di noi conosce. Tutto ciò ha valenze politico-culturali profonde ma tocca anche, a breve termine, le strategie di uscita dal berlusconismo. Se Pisapia, Zedda e De Magistris avessero perso e i referendum non avessero fatto il quorum nessuno avrebbe fermato il dalemiano “modello Macerata” (UDC+PD a guida dei primi). Quel modello, che vuol dire anche il predominio assoluto della “politica politicante”, della politica plebiscitaria che convoca le masse solo per autocelebrarsi, dopo amministrative e referendum diviene improponibile, ma l’alternativa è di là dall’essere chiara e sostenibile.</p>
<p>4) DEMOCRAZIA DIRETTA E INTERNET “TERZA CAMERA” &#8211; L’istituto referendario, dato per morto, ha battuto un colpo, ma non per questo gode di buona salute. Di sicuro si dimostra che dopo vent’anni di orgia maggioritaria fino al plebiscitarismo, che ha portato all’umiliazione del sistema parlamentare con il porcellum, che riempie le camere di uomini senza qualità scelti per l’obbedienza al capo, alcuni elementi di democrazia diretta possono essere un correttivo importante o comunque i cittadini (se ancora il loro volere conta qualcosa) hanno dimostrato di considerare importante tale (scomodo, per i partiti) correttivo. Sarebbe facile sciogliere il nodo della crisi dei referendum: raddoppiare le firme e dimezzare il quorum. Ma è una soluzione troppo ragionevole perché i partiti attuali possano accoglierla. Proprio la forza della Rete, che nessuno può più sottovalutare e che non potrà che continuare a crescere mano a mano che la generazione degli analfabeti informatici scomparirà, impone però una scelta del genere. Internet, altro che “Porta a porta”, è divenuta la vera terza Camera, un “poder popular” orizzontale dove le idee circolano senza veti e senza censure, dove le regole della propaganda non valgono ma vale semmai il contrario. E’ il “vento del Cairo”, dove la politica, se vuole incontrarsi con i cittadini, è obbligata a far proprie le istanze e i modelli comunicativi di questi. Così nessun centralismo democratico è più possibile e gli elettori del “movimento 5 stelle”, che al secondo turno delle amministrative hanno tranquillamente voltato le spalle a Beppe Grillo votando per i candidati di centro-sinistra, dimostrano quanto difficile per i dirigenti sia intercettare il consenso.</p>
<p>5) USCIRE DAL LEGHISMO NON MENO CHE DAL BERLUSCONISMO &#8211; Non fa più notizia che la maggioranza non abbia difeso le sue stesse leggi facendo campagna per il “no”. Fa notizia che questa volta sia andata male. Silvio Berlusconi, che appare davvero a fine corsa, si è rifugiato nell’andare a mare che era già stato fatale per il suo sodale Bettino Craxi. Il risultato è per lui esiziale. Perde l’arma delle leggi ad personam per difendersi dai processi, come perde la possibilità di compensare col nucleare molti amici degli amici. Si guarda le spalle per capire chi è Bruto. Umberto Bossi, Giulio Tremonti, Roberto Formigoni, i romani Alemanno e Polverini, i cosiddetti “responsabili” comprati ieri e pronti a rivendersi oggi.<br />
Da sinistra in molti confidano che la Lega stacchi la spina. E’ una speranza che dà erroneamente per scontato che il più grande partito del paese sia destinato a implodere alla caduta del fondatore mentre invece la Lega sia destinata a restare e ad essere recuperata al gioco democratico e perfino cooptata in maggioranze alternative. Sembrano credere davvero che le elezioni amministrative le abbia perse solo Silvio e non la Lega e non sembrano cogliere che la Lega sia stata la spina dorsale dell’ideologia della destra mentre il PdL si stia frantumando in feudi più piccoli al sud come al centro e al nord.<br />
Forse è vero che tatticamente tutto vale per liberarsi di Berlusconi ma a patto di non dimenticare cos’è la Lega: un partito razzista, rapace, che in questi anni non ha avuto remore a seminare l’odio tra gli italiani, a calunniare sistematicamente parte di questi oltre che a umiliare quotidianamente i migranti. Questa (vero Massimo d’Alema?) non è mai stata e mai potrà essere una costola della sinistra. La Lega non è neanche una destra normale, è una destra antimoderna, violenta, antinazionale che interpreta la logica del branco, del più forte che schiaccia il più debole, una destra che usa la democrazia per svuotarla di senso. Così l’uscita dalla crisi italiana sarà pensabile solo se finalmente la cultura leghista verrà esposta al ludibrio in tutta la sua infamia e marginalizzata al di fuori di un rinnovato “arco costituzionale” che, paradossalmente, contiene il centro-destra post-berlusconismo ma non le farneticazioni padane.</p>
<p class="postAuthorLink">Gennaro Carotenuto su http://www.gennarocarotenuto.it </p>]]></content:encoded>
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		<title>Referendum: non sparate sul Renzi per quel &#8216;no&#8217; sull&#8217;acqua</title>
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		<pubDate>Sun, 05 Jun 2011 07:54:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gennaro Carotenuto</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ci sono due motivi, uno tattico e uno strategico, per criticare ma non sparare sul sindaco di Firenze, Matteo Renzi, che ha dichiarato sulla propria pagina Facebook che voterà tre ‘sì’ e un ‘no’ su uno dei due quesiti per l’acqua, scatenando un fiume di oltre 300 commenti, quasi tutti negativi, alcuni durissimi. Il motivo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.gennarocarotenuto.it/wp-content/uploads/2011/06/renzi.jpg"><img style="background-image: none; border-bottom: 0px; border-left: 0px; margin: 0px 10px 10px 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; display: inline; float: left; border-top: 0px; border-right: 0px; padding-top: 0px" title="renzi" border="0" alt="renzi" align="left" src="http://www.gennarocarotenuto.it/wp-content/uploads/2011/06/renzi_thumb.jpg" width="244" height="244" /></a>Ci sono due motivi, <strong>uno tattico e uno strategico</strong>, per criticare ma non sparare sul sindaco di Firenze, Matteo Renzi, che ha dichiarato sulla <a href="http://www.facebook.com/matteorenziufficiale/posts/10150196024489915" target="_blank">propria pagina</a> <a href="http://www.facebook.com/matteorenziufficiale/posts/10150196024489915" target="_blank">Facebook</a> che voterà tre ‘sì’ e un ‘no’ su uno dei due quesiti per l’acqua, scatenando un fiume di oltre 300 commenti, quasi tutti negativi, alcuni durissimi.</p>
<p>  <span id="more-15732"></span>
<p>Il motivo tattico è presto detto: ogni posizione complessa, ogni posizione non omologata ai “quattro sì”, si trascina dietro altre posizioni complesse, di per sé tentate dall’astensione quanto più il referendum viene trasformato nella “questione di vita o di morte” evocata da Adriano Celentano. L’arma degli antireferendari, l’astensione, prospera con l’omologazione oltre che con la censura mediatica, anche sui quattro sì, ma si spunta intorno al dibattito. Le posizioni complesse, alcuni sì, alcuni no (perfino quattro), il rifiuto di alcune schede, favorendo il dibattito, favoriscono oggettivamente il raggiungimento del quorum. Ciò vale per il dibattito che ognuno di noi ha con chiunque ci capiti a tiro. Meglio quattro ‘no’ che un astenuto.</p>
<p>Ancor di più: il dibattito è anche il motivo strategico del perché non è bene criticare Renzi (almeno politicamente, ma ribattere solo sul merito alle sue posizioni). E’ un dibattito, quello sui beni comuni, che per le masse è stato completamente assente negli ultimi decenni, confinato ad ambienti di “liberi pensatori” e movimenti sociali ma disdegnato dalla politica, dalla sinistra neoliberale come da una parte di quella marxista. Quello sui beni comuni è un dibattito, cruciale, che non si chiude ma appena comincia ad aprirsi col Referendum, qual che ne sia il risultato.</p>
<p>E’ un dibattito, e chiudo, che ha sullo sfondo il tabù del mettere in dubbio il nostro modello di sviluppo, basato sulla privatizzazione di tutto e sull’assioma che la crescita sia sempre buona, anche quando fa morti e feriti. E’ una questione che non sfiora minimamente Renzi e marginalmente il suo partito, come dimostra la <a href="http://www.gennarocarotenuto.it/15726-sui-referendum-fuori-dai-denti/" target="_blank">conversione tattica</a> del Partito Democratico al ‘sì’ di questi giorni. Ma se il centro-sinistra in gran parte non è pronto a discutere di un nuovo modello di sviluppo, che avrà necessariamente al centro le energie rinnovabili e i beni comuni, piuttosto che i profitti della finanza fare il Quorum, sarà una spinta straordinaria per renderne ineludibile il discuterne.</p>
<p class="postAuthorLink">Gennaro Carotenuto su http://www.gennarocarotenuto.it </p>]]></content:encoded>
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		<title>Sui referendum, fuori dai denti</title>
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		<pubDate>Sat, 04 Jun 2011 08:39:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gennaro Carotenuto</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La breve campagna referendaria sta rivelandosi particolarmente triste. Soprattutto sul merito del nucleare il cittadino che volesse farsi un’opinione senza pregiudizi, che è poi l’essenza dell’istituto referendario, si scontra più che con argomenti con una sorta di teledolore che non merita. L’ottimo Mario Lusi ha impeccabilmente commentato la trasmissione di Anno Zero di giovedì sera. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La breve campagna referendaria sta rivelandosi particolarmente triste. Soprattutto sul merito del nucleare il cittadino che volesse farsi un’opinione senza pregiudizi, che è poi l’essenza dell’istituto referendario, si scontra più che con argomenti con una sorta di teledolore che non merita. L’ottimo Mario Lusi ha impeccabilmente <a href="http://unmarzianoaroma.net/archives/109" target="_blank">commentato</a> la trasmissione di Anno Zero di giovedì sera. Questa, come spesso accade, è riuscita a sintetizzare l’interfaccia che la classe dirigente di destra e di sinistra offre ai cittadini, ovvero un popolo bue al quale ammannire umori e sensazioni (mai fatti o analisi) per spostare il branco dentro o fuori della stalla secondo la convenienza del momento.</p>
<p>  <span id="more-15726"></span>
<p>L’impeto, quello che è stato inadeguatamente definito “vento del nord”, è in questo momento favorevole per quanto si suppone essere “di sinistra”. E’ una novità positiva dopo 30 anni di egemonia culturale di destra. E’ una novità fragile, che si poggia sugli umori più che sulle ragioni: no al Signor B., no alla signora M., no al nucleare. Se prima e senza Fukushima ciò non sarebbe successo, trattare l’energia nucleare da una parte come fosse l’Apocalisse di San Giovanni e dall’altra come se l’unica alternativa all’atomo fosse il medioevo, non serve a formare quello che in campo sanitario si chiama “consenso informato”.</p>
<p>Sì può accettare di farne una questione di vita o di morte usando il &quot;Re degli ignoranti&quot; Adriano Celentano? E i nuclearisti possono rispondere con personaggini come il prof. Battaglia o Chicco Testa che insultano gli italiani spergiurando che loro a Chernobyl andrebbero in vacanza? </p>
<p>Siamo di bocca buona in questo momento, ma un osservatore piovuto da Marte non potrebbe non interrogarsi e restare sconcertato dalla conversione sulla via di Damasco (Damasco ch’è lontana laddove Bengasi è vicina) del Partito Democratico che si è improvvisamente, strumentalmente, scoperto antinuclearista, a favore dell’acqua pubblica e perfino un po’ –orrore- giustizialista. E’ un rovesciamento opportunista che continua a raccontarci del PD come di una scatola vuota. Oggi è politicamente redditizio essere contro il nucleare o la privatizzazione dell’acqua esattamente come ieri non lo era e domani chissà. Ma si può decidere la politica energetica di un grande paese come l’Italia non sul merito ma sull&#8217;opportunità di colpire un governante sia pur pericoloso come Berlusconi?</p>
<p>L’umoralità opportunistica di tale riposizionamento è ben rappresentato dalla scelta degli antinuclearisti di puntare costantemente non su fatti e numeri ma sulla pietà (fino al pietismo) per le vittime di catastrofi nucleari. Lo ha fatto perfino Ignazio Marino, non onorando la propria statura. E’ una scelta al ribasso che può tenere solo perché fotografa un paese dove la cultura scientifica è ormai sconosciuta.</p>
<p>Se la cultura scientifica è in crisi non può non essere in crisi l&#8217;istituto referendario. Appare tristemente fallita nella sostanza –va ascritto ai bilanci del 150°- la religione civile ottocentesca del creare una cittadinanza capace di decidere. E&#8217; fallita (ma lo diceva già Lippmann nel 1921) l&#8217;idea stessa di opinione pubblica: ondivaga, manipolabile indifferentemente in una direzione o nell’altra. In queste condizioni si imposta la linea politica sull&#8217;umore del momento, sulle emozioni, sulla pancia, sapendo che il 90% dei cittadini non è semplicemente in grado di prendere una decisione cosciente ed informata. </p>
<p>Così nelle posizioni antinucleariste, più che un’idea di futuro diverso, si ritrovano elementi di antimodernità che assumono tratti che vanno oltre il pregiudizio fino alla superstizione. Si preferisce oscurare, a favore di elementi emozionali, fatti e argomenti contundenti contro il nucleare stesso, che però supporrebbero ragionamenti complessi e scomodi sul modificare radicalmente questo modello di sviluppo che la società non appare in grado di sostenere e che la classe dirigente non vuole e non sa esplicitare. Il non detto, il non chiarito, e per molti il non pensato, è che l’energia nucleare è indispensabile per sostenere&#160; questo modello di sviluppo e vi si può rinunciare solo trasformando radicalmente lo stesso.</p>
<p>Voterò con convinzione quattro sì. Ma con gran pena.</p>
<p class="postAuthorLink">Gennaro Carotenuto su http://www.gennarocarotenuto.it </p>]]></content:encoded>
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		<title>Greenpeace: blitz allo stadio contro il nucleare</title>
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		<pubDate>Sun, 29 May 2011 21:12:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gennaro Carotenuto</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Da Milano a Palermo fermiamo il nucleare! Greenpeace con un&#8217;azione clamorosa lancia la corsa al quorum nei referendum del 12 e 13 giugno! Facciamo circolare. Gennaro Carotenuto su http://www.gennarocarotenuto.it]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://www.gennarocarotenuto.it/wp-content/uploads/2011/05/nucleare.jpg"><img class="size-full wp-image-15681  aligncenter" style="margin-top: 10px; margin-bottom: 10px;" title="nucleare" src="http://www.gennarocarotenuto.it/wp-content/uploads/2011/05/nucleare.jpg" alt="" width="550" height="388" /></a></p>
<p style="text-align: center;">Da Milano a Palermo fermiamo il nucleare! Greenpeace con un&#8217;azione clamorosa lancia la corsa al quorum nei referendum del 12 e 13 giugno! Facciamo circolare.</p>
<p class="postAuthorLink">Gennaro Carotenuto su http://www.gennarocarotenuto.it </p>]]></content:encoded>
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		<title>Olivetti vive e lotta insieme a noi!</title>
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		<pubDate>Sun, 10 Apr 2011 17:13:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gennaro Carotenuto</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Mi sono perfino commosso a scoprire che la gloriosa Olivetti, forse seconda alla sola FIAT nella storia dell’industria italiana, esiste ancora e addirittura compete per una fetta dell’ultramoderno  mercato dei Tablet PC con un prodotto che, secondo gli esperti, non sarebbe niente male né come caratteristiche (perfino Android) né come prezzo. Forse è veramente troppo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.gennarocarotenuto.it/wp-content/uploads/2011/04/olivetti-olipad-100.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-15423" title="olivetti-olipad-100" src="http://www.gennarocarotenuto.it/wp-content/uploads/2011/04/olivetti-olipad-100.jpg" alt="" width="582" height="262" /></a></p>
<p>Mi sono perfino commosso a scoprire che la gloriosa <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Olivetti" target="_blank">Olivetti</a>, forse seconda alla sola FIAT nella storia dell’industria italiana, esiste ancora e addirittura compete per una fetta dell’ultramoderno  mercato dei Tablet PC con un prodotto che, secondo gli <a href="http://virtualearn.blogosfere.it/2011/03/olivetti-olipad-tablet-android-froyo-da-399.html" target="_blank">esperti</a>, non sarebbe niente male né come caratteristiche (perfino Android) né come prezzo.</p>
<p>Forse è veramente troppo poco per dire che stia tornando l’informatica italiana ma è un piccolo segnale che qualcosa vada nella direzione giusta!</p>
<p class="postAuthorLink">Gennaro Carotenuto su http://www.gennarocarotenuto.it </p>]]></content:encoded>
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		<title>Flashmob choc a Zurigo sul nucleare</title>
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		<pubDate>Sun, 03 Apr 2011 14:58:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gennaro Carotenuto</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.gennarocarotenuto.it/15376-flashmob-choc-a-zurigo-sul-nucleare/"><em>Clicca qui per vedere il video incorporato.</em></a></p>
<p class="postAuthorLink">Gennaro Carotenuto su http://www.gennarocarotenuto.it </p>]]></content:encoded>
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		<title>Eppure, nonostante Mariastella Gelmini, la ricerca italiana resiste</title>
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		<pubDate>Wed, 30 Mar 2011 21:32:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gennaro Carotenuto</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La Royal Society britannica si prende la briga di calcolare da dove provengono le citazioni in articoli scientifici di tutto il mondo. Come si vede dall’immagine, nel quinquennio 2004-2008, rispetto a quello precedente, 1999-2003, le citazioni censite sono aumentate di un’abbondante metà, da 23 a 36 milioni ma, soprattutto sono diventate più rappresentative della varietà [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://www.gennarocarotenuto.it/wp-content/uploads/2011/03/20110402_WOC451.gif"><img class="size-full wp-image-15352    aligncenter" style="margin: 10px;" title="20110402_WOC451" src="http://www.gennarocarotenuto.it/wp-content/uploads/2011/03/20110402_WOC451.gif" alt="" width="595" height="421" /></a></p>
<p>La Royal Society britannica si prende la briga di calcolare da dove provengono le citazioni in articoli scientifici di tutto il mondo.</p>
<p><span id="more-15351"></span></p>
<p>Come si vede dall’immagine, nel quinquennio 2004-2008, rispetto a quello precedente, 1999-2003, le citazioni censite sono aumentate di un’abbondante metà, da 23 a 36 milioni ma, soprattutto sono diventate più rappresentative della varietà del mondo con le citazioni a contributi provenienti da paesi oltre l’ottavo posto che passano dal 27.1 al 32.4%.</p>
<p>Le citazioni provenienti dai due paesi guida, Stati Uniti e Gran Bretagna invece precipitano dal 45 al 38% in appena un quinquennio e nella top ten entrano Cina (che triplica la sua percentuale) e Spagna a scapito di Australia e Svizzera.</p>
<p>Se Germania, Giappone e Francia perdono qualche decimo di punto crescono il Canada e, sorprendentemente l’Italia, che passa dal 3 al 3.7%. Non preoccupatevi, l’ultimo anno del quinquennio, il 2008, è quello nel quale arriva Mariastella Gelmini. Per il prossimo lustro possiamo solo scendere.</p>
<p class="postAuthorLink">Gennaro Carotenuto su http://www.gennarocarotenuto.it </p>]]></content:encoded>
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		<title>Partito democratico, sei contento che nel Baden-W&#252;rttemberg abbia vinto la sinistra?</title>
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		<pubDate>Wed, 30 Mar 2011 06:22:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gennaro Carotenuto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Clima, energia, scienza]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Politica internazionale]]></category>
		<category><![CDATA[Politica italiana]]></category>

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		<description><![CDATA[A modo suo, nel Baden-Württemberg (11 milioni di abitanti, capitale Stoccarda, a Ovest della Baviera, così per orientarsi), domenica è caduta una piccola dittatura. Da 58 anni, ovvero da quando è finita l’amministrazione alleata, infatti governava ininterrottamente la Democrazia Cristiana, il partito del cancelliere Angela Merkel. Sui media italiani se n’è parlato il giusto e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.gennarocarotenuto.it/wp-content/uploads/2011/03/WinfriedKretschmann.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-15337" style="margin: 10px;" title="WinfriedKretschmann" src="http://www.gennarocarotenuto.it/wp-content/uploads/2011/03/WinfriedKretschmann.jpg" alt="" width="220" height="165" /></a>A modo suo, nel Baden-Württemberg (11 milioni di abitanti, capitale Stoccarda, a Ovest della Baviera, così per orientarsi), domenica è caduta una piccola dittatura. Da 58 anni, ovvero da quando è finita l’amministrazione alleata, infatti governava ininterrottamente la Democrazia Cristiana, il partito del cancelliere Angela Merkel. Sui media italiani se n’è parlato il giusto e si son fatte soprattutto considerazioni sulla suscettibilità degli elettori rispetto al tema nucleare. Non pervenuto invece il punto di vista del Partito Democratico.</p>
<p><span id="more-15336"></span></p>
<p>Rilevato che ben più che i socialdemocratici abbiano vinto i verdi (nella foto il dirigente locale Winfried Kretschmann<em>)</em>, che in Germania son cosa seria, con una certa fatica ho trovato in rete un comunicato di alcuni circoli locali che riporto nel passaggio fondamentale:</p>
<p><em>I circoli PD Stuttgart 1, il Circolo PD Pier Paolo Pasolini, i Circoli del Süd-Baden e i Circoli PD Reutlingen, Pforzheim,  Leonberg e Göppingen salutano con gioia questo risultato che si auspicano foriero di una nuova politica più sociale e più equa anche per la propria comunità italiana residente nel Baden-Württemberg. Una politica che abbatta discriminazioni ancora vigenti, soprattutto in una scuola caratterizzata da un sistema rigido e classista, e che sappia valorizzare al meglio la grande ricchezza e varietà culturale della regione.</em></p>
<p>Mica poco i democratici in Germania, sono felici e pieni di speranza e denunciano discriminazioni e classismo, termini che in Italia suonano più ostrogoto che tedesco. Dall’Italia nulla. Nel sito del PD, l’ultimo riferimento alla Germania è per le amministrative del 2009 e, a parte un breve articolo sul Post di <a href="http://www.ilpost.it/pippocivati/2011/03/28/i-voti-verdi/" target="_blank">Pippo Civati</a> (che parla soprattutto dei verdi) non risultano dichiarazioni in merito da parte di Pierluigi Bersani e tutti i maggiori dirigenti. Sarà per cortesia verso la signora Merkel, sarà per evitare comunque di prendere una posizione netta sul nucleare, sarà per non dispiacere l’UDC, fatto sta che ancora una volta la comunicazione del PD evita di fare il proprio mestiere: cogliere l’occasione.</p>
<p class="postAuthorLink">Gennaro Carotenuto su http://www.gennarocarotenuto.it </p>]]></content:encoded>
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