Tutto cambia velocemente. Fino ad un decennio fa la globalizzazione neoliberale sembrava un’estensione del colonialismo classico con le periferie destinate a continuare ad essere satelliti dei loro rispettivi soli. Come in questo sito stiamo raccontando da anni, spesso trattati come pazzi o estremisti, non è andata così e per l’America latina le relazioni monogamiche con gli Stati Uniti sono un ricordo del passato. Adesso tocca all’India che in poco più di un decennio calcola di moltiplicare per 25 l’intercambio.
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Confermata in secondo grado in Ecuador la sentenza che condanna la multinazionale petrolifera Chevron (fusa con Texaco nel 2001) a pagare un’indennizzazione di 18 miliardi di dollari per aver deliberatamente sversato nei fiumi dell’Amazzonia ecuadoriana 68 miliardi di litri di materiali tossici tra il 1972 e il 1992, uno dei più grandi disastri ambientali della storia (nella foto l’attrice Daryl Hannah).
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La Camera di Commercio Internazionale (ICC) ha stabilito che il governo venezuelano dovrà versare alla compagnia petrolifera Exxon 908 milioni di dollari a titolo di indennizzazione per la nazionalizzazione della stessa in Venezuela. La cifra rappresenta una sconfitta totale per la multinazionale che pretendeva 10 miliardi di dollari ed è inferiore al miliardo offerto dallo stesso governo di Hugo Chávez. Resta da definire il conflitto con la ConocoPhillips che pretende dal governo bolivariano 31 miliardi di dollari per operare come socio di minoranza nella zona dell’Orinoco, la più grande riserva al mondo di greggio.
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di Gennaro Carotenuto, sabato 15 ottobre 2011, 12:57
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Forse pochi al mondo come gli italiani hanno la sensazione plastica dell’incomunicabilità tra il palazzo e il paese reale, quello del 99% (foss’anche 80% la sostanza non cambia) che non è più rappresentato dalle caste politiche, economiche e mediatiche che in questi trent’anni hanno costruito una narrazione nella quale l’aumentare smisurato dei loro privilegi era spacciato per democrazia e libertà.
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di Gennaro Carotenuto, venerdì 7 ottobre 2011, 10:09
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I lutti non sono il momento adatto per le puntigliosità ma per la celebrazione del caro estinto. Tuttavia la morte di Jobs si è trasformata nell’ennesimo evento globale.
Così il segno encomiastico rischia di impedire una valutazione equanime, sul personaggio, sull’impresa a maggior capitalizzazione al mondo e su un’epopea dove non tutto luccica.
Siamo di fronte ad un’operazione di marketing funerario sulla quale è bene riflettere brevemente.
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di Gennaro Carotenuto, lunedì 3 ottobre 2011, 11:38
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Straordinaria e consigliatissima la trasmissione di Radio3scienza sulla moria delle api che, vittime di un insetticida 4000 volte più potente del DDT, muoiono di Alzheimer. E se anche l’Alzheimer umano…
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Almeno 83 cittadini guatelmatechi sono morti tra il 1946 e il 1948 perché scienziati statunitensi, nell’ambito di ricerche finanziate dal Ministero della Sanità statunitense, deliberatamente iniettarono loro –senza che ne fossero a conoscenza- virus di malattie, soprattutto veneree, nell’ambito di esperimenti farmaceutici su persone considerate inferiori e perciò sacrificabili.
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CIUDAD JUAREZ – Stamane (-8 rispetto all’Italia) ascolto le notizie che mi raccontano di un tornado grande come l’Europa (‘sagerati) che si abbatte sugli Stati Uniti. Poi esco in strada e penso che -porca miseria- nonostante viva a un km in linea d’aria dal confine col Texas e tra il Sud e il Nord del mondo non ci è toccato neanche il bene di una fantozziana nuvoletta dell’impiegato. Azzurro fisso (meraviglioso peraltro) qui nel deserto e 38° all’ombra. … Leggi tutto
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di Gennaro Carotenuto, giovedì 28 luglio 2011, 15:49
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SAN CRISTÓBAL DE LAS CASAS (CHIAPAS, MESSICO) Tutto quello che ci è stato promesso dal "pensiero unico" dal 1989 in avanti è risultato essere sistematicamente falso. E ancora una volta nella Storia è l’ultradestra e non la sinistra a beneficiare del crollo di un modello economico e in prospettiva di un sistema stesso di società, quella democratica, costruita come destino progressivo dell’umanità nell’ultimo quarto di millennio.
Mi torna in mente la brillante definizione di Ignacio Ramonet mentre cavalco tra villaggi tzotziles in quello che non troppi anni fa fu territorio zapatista. Non posso levarmi dalla testa quello che è successo ad Utoya e l’addentellato italiano della solidarietà espressa dall’europarlamentare Mario Borghezio alle idee del terrorista. Scrivo questi appunti a penna su un quadernino in una breve pausa. Il cavallo che pascola placido a pochi metri da me, la natura rigogliosa della selva di questo frammento della Nostra America, non mi permettono di dimenticare i fatti norvegesi e le conseguenze per l’Europa e per l’Italia di un’estrema destra antisistema la pericolosità della quale è stata troppe volte e troppo a lungo sottovalutata.
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Berlusconi minaccia di ritirarsi a fare il padre nobile (sic) della Repubblica ma il PD non sembra in grado di rappresentare il cambiamento necessario all’Italia e che il paese, pur lontano dall’indignazione di altre sponde del Mediterraneo, comincia a chiedere con crescenti mobilitazioni.
Purtroppo, dalla manovra economica alla TAV alla legge elettorale, dall’abolizione delle province all’incapacità di far pulizia per la propria corruzione interna, il Partito Democratico non sembra solo incapace di dare la spallata al regime berlusconiano. Di più: appare proiettato in una politica di mera sostituzione della dirigenza PdL in disfacimento con la propria alla naturale scadenza elettorale.
Così sembra destinato a non distinguersi mai da questo nelle questioni di fondo (e tanto meno si distinguerà quando l’anomalia Berlusconi non sarà più la pietra dello scandalo) aprendo un vuoto politico pericoloso. I tempi cambiano e il PD non sa interpretarli. Il vento del Cairo, dall’elezione di De Magistris, Zedda e Pisapia ai referendum, spira forte in un paese che si domanda: il Partito democratico è parte della soluzione o è parte del problema?
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Prima, negando e poi con un insufficiente “decreto rifiuti”, Silvio Berlusconi, compiacendo la Lega, è passato alle vie di fatto nel realizzare la sua minaccia ai napoletani, “vi pentirete di aver votato De Magistris”.
Adesso si vendica anche nei confronti di quegli italiani che hanno votato contro il nucleare: taglio del 30% alle agevolazioni per le energie rinnovabili. Per un paese dipendente e senza un piano energetico è un dramma. Il tramonto del Caimano sarà tragico.
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di Gennaro Carotenuto, martedì 14 giugno 2011, 08:29
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E’ un mondo nuovo quello che disegnano i Referendum. E’ un mondo dove il ruolo ineludibile dei “media personali di comunicazione di massa”, rende Internet e non più “Porta a Porta” la terza Camera del paese. Ma è un mondo anche antico dove trionfano le ragioni dei Fori Sociali sconfitte dal manganello a Genova giusto dieci anni fa. Il PD sale sul carro dei vincitori ma è atteso alla prova di un cambio culturale che finora non ha incarnato e che forse non è nelle sue corde. Intanto l’avversario berlusconiano è alle corde ma è pericoloso offrire sponde ai peggiori, i leghisti, per disegnare il futuro.
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Ci sono due motivi, uno tattico e uno strategico, per criticare ma non sparare sul sindaco di Firenze, Matteo Renzi, che ha dichiarato sulla propria pagina Facebook che voterà tre ‘sì’ e un ‘no’ su uno dei due quesiti per l’acqua, scatenando un fiume di oltre 300 commenti, quasi tutti negativi, alcuni durissimi.
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di Gennaro Carotenuto, sabato 4 giugno 2011, 10:39
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La breve campagna referendaria sta rivelandosi particolarmente triste. Soprattutto sul merito del nucleare il cittadino che volesse farsi un’opinione senza pregiudizi, che è poi l’essenza dell’istituto referendario, si scontra più che con argomenti con una sorta di teledolore che non merita. L’ottimo Mario Lusi ha impeccabilmente commentato la trasmissione di Anno Zero di giovedì sera. Questa, come spesso accade, è riuscita a sintetizzare l’interfaccia che la classe dirigente di destra e di sinistra offre ai cittadini, ovvero un popolo bue al quale ammannire umori e sensazioni (mai fatti o analisi) per spostare il branco dentro o fuori della stalla secondo la convenienza del momento.
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Da Milano a Palermo fermiamo il nucleare! Greenpeace con un’azione clamorosa lancia la corsa al quorum nei referendum del 12 e 13 giugno! Facciamo circolare.
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