di Gennaro Carotenuto, mercoledì 8 febbraio 2012, 18:55
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America latina, Diritti civili, Primo piano

Eleonora Menicucci de Oliveira, 67 anni, sociologa, pro-rettore dell’Università Federale di San Paolo, autrice di A Mulher, a Sexualidade E O Trabalho è la nuova ministra per le questioni di genere in Brasile. Militante comunista (nel POC, partito operaio comunista) e amica di Dilma dagli anni ‘60, i militari brasiliani nel 1971 la torturarono e torturarono in sua presenza la figlia Maria di un anno e 10 mesi. Da quella esperienza sostiene di aver maturato convinzioni femministe che tuttora la rafforzano nelle sue idee.
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di Gennaro Carotenuto, domenica 29 gennaio 2012, 16:12
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Femminicidi

Diecimila persone in Guatemala hanno scalato un vulcano alto 3772 metri (il Volcán de Agua, nel sudovest del paese) per protestare contro i femminicidi. Il paese centroamericano, con 705 donne uccise nel 2011 e 5200 negli ultimi dieci anni, avrebbe l’incidenza più alta al mondo del fenomeno.
Durante il governo di Álvaro Colom (2007-2011) sono state approvate due leggi per arginare il fenomeno mentre il nuovo presidente, il generale di destra Otto Pérez Molina, si propone di creare delle forze di polizia specializzate nella repressione del fenomeno.
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di silvia jop, domenica 29 gennaio 2012, 14:30
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Diritti civili

I fatti sono noti: negli ultimi due anni, anche a seguito di una condanna espressa dal Consiglio d’Europa, la Commissione d’inchiesta del Senato sull’efficacia e l’efficienza del Servizio sanitario nazionale, presieduta da Ignazio Marino, ha condotto un’indagine sui 6 Ospedali psichiatrici giudiziari (Opg) a tuttora aperti nel nostro paese, in cui sono internate circa 1400 persone [2]. … Leggi tutto
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Voi che vivete sicuri nelle vostre tiepide case, voi che trovate tornando a sera Il cibo caldo e visi amici: Considerate se questo è un uomo, che lavora nel fango, che non conosce pace, che lotta per un pezzo di pane, che muore per un sì o per un no.
Considerate se questa è una donna, senza capelli e senza nome, senza più forza di ricordare, vuoti gli occhi e freddo il grembo, come una rana d’inverno.
Meditate che questo è stato: vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore stando in casa andando per via, coricandovi alzandovi; ripetetele ai vostri figli.
O vi si sfaccia la casa, la malattia vi impedisca, i vostri nati torcano il viso da voi.
Primo Levi
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Pochi pensavano che potesse succedere, eppure anche in Guatemala la giustizia avanza per il genocidio con il quale l’esercito guatemalteco, con il supporto organico di quello statunitense, in nome dell’anticomunismo fece terra bruciata della comunità Maya, assassinando almeno 200.000 persone tra gli anni ‘60 e ‘80, il numero più alto tra tutti i sistemi repressivi latinoamericani.
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Tutto cambia velocemente. Fino ad un decennio fa la globalizzazione neoliberale sembrava un’estensione del colonialismo classico con le periferie destinate a continuare ad essere satelliti dei loro rispettivi soli. Come in questo sito stiamo raccontando da anni, spesso trattati come pazzi o estremisti, non è andata così e per l’America latina le relazioni monogamiche con gli Stati Uniti sono un ricordo del passato. Adesso tocca all’India che in poco più di un decennio calcola di moltiplicare per 25 l’intercambio.
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di Gennaro Carotenuto, lunedì 16 gennaio 2012, 09:45
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Femminicidi, Italia, Primo piano
Enza Cappuccio, una ragazza di 33 anni di Marano, è la dodicesima vittima di femminicidio in Italia nei primi 15 giorni del 2012.
La notizia non sfonda tra l’affondamento del Titanic e il rating del paese mandato in serie B dalle valutazioni interessate della S&P. Ma è in serie C l’Italia per femminicidi, a nord, a sud, nel centro Italia, da Monza a Civitanova Marche, da Trapani ad Avellino, giovani, vecchi, di mezza età, colti e analfabeti, mariti incazzosi o depressi, compagni e fidanzati promossi o respinti, con e senza account Facebook sul quale depistare le indagini.
È una guerra non dichiarata, che compete con gli omicidi a sfondo criminalità e oramai si avvicina per numeri ai morti sul lavoro. 122 nel 2009, 113 nel 2010, 137 nel 2011, e il 2012 è iniziato con una media più che doppia.
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Nel solo 2011 circa 400.000 dei circa 14 milioni di immigrati messicani negli Stati Uniti hanno deciso di tornare a casa per le scarse o nessune opportunità di lavoro, per la durezza delle leggi sull’immigrazione o perché espulsi.
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Confermata in secondo grado in Ecuador la sentenza che condanna la multinazionale petrolifera Chevron (fusa con Texaco nel 2001) a pagare un’indennizzazione di 18 miliardi di dollari per aver deliberatamente sversato nei fiumi dell’Amazzonia ecuadoriana 68 miliardi di litri di materiali tossici tra il 1972 e il 1992, uno dei più grandi disastri ambientali della storia (nella foto l’attrice Daryl Hannah).
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di Gennaro Carotenuto, mercoledì 4 gennaio 2012, 17:39
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Italia, Migranti e integrazione, Razzismo
È un’ottima notizia che la "tassa infame", con la quale l’ex-ministro degli interni Roberto Maroni pretendeva di far pagare agli immigrati regolari le espulsioni degli irregolari attraverso il permesso di soggiorno, sarà rivista dal nuovo governo. Bene farebbe ad abolirla del tutto ma la sensibilità nell’affrontare la materia è di per sé una boccata d’ossigeno.
Sui ragli d’asino di Maroni e sulle sue parole apertamente razziste in difesa dell’infamia persecutoria da lui stesso concepita contro i lavoratori immigrati c’è poco da aggiungere. La Lega è al di fuori della Costituzione, è una forza eversiva e come tale andrebbe trattata.
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La notizia non è recentissima ma vale la pena tornarci al momento dell’uscita del documentario “Por qué quebró McDonald´s en Bolivia” (Perché McDonald’s è fallito in Bolivia) che ne spiega i motivi e del quale è possibile vedere un trailer qui. McDonald’s ha abbandonato gli ultimi otto “ristoranti” a La Paz, Cochabamba e Santa Cruz e lasciato la Bolivia. Di fronte al completo fallimento dell’ultima multimilionaria campagna pubblicitaria che tentava di rilanciare l’immagine della nota catena di cibo spazzatura, e ai molteplici tentativi di bolivianizzare sapori e ambienti, la soluzione intrapresa della multinazionale è stata la rinuncia completa a quel mercato.
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La Camera di Commercio Internazionale (ICC) ha stabilito che il governo venezuelano dovrà versare alla compagnia petrolifera Exxon 908 milioni di dollari a titolo di indennizzazione per la nazionalizzazione della stessa in Venezuela. La cifra rappresenta una sconfitta totale per la multinazionale che pretendeva 10 miliardi di dollari ed è inferiore al miliardo offerto dallo stesso governo di Hugo Chávez. Resta da definire il conflitto con la ConocoPhillips che pretende dal governo bolivariano 31 miliardi di dollari per operare come socio di minoranza nella zona dell’Orinoco, la più grande riserva al mondo di greggio.
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Dal flop del Cinepanettone alla crisi del Grande Fratello, l’Italia volgare, egoista, squallida, ladra e cialtrona disegnata da Silvio Berlusconi fin dalla nascita della tivù commerciale a metà anni ‘70 (né biografia della Nazione né destino immodificabile) dà segni di saturazione.
Ieri sera l’ex ministro Roberto Calderoli aveva dato del “Cetto Laqualunque” al presidente della Repubblica, poche ore prima Umberto Bossi lo aveva chiamato “terrone” (viva i terroni!). Sarebbe vilipendio ma a ben guardare è una buona notizia.
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Non avrei mai preso un caffé con Mirko Tremaglia. Fascista, repubblichino, ancora nel 2008 definì l’antifascismo un disvalore. Detto questo Mirko Tremaglia, scomparso oggi, ha combattuto per trent’anni –a lungo in grande solitudine- e infine vinto la meritoria battaglia per il voto agli italiani all’estero, dimostrandosi ben più avanti dello straordinario ritardo culturale mostrato da sempre dalla sinistra in merito.
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di Gennaro Carotenuto, sabato 24 dicembre 2011, 19:12
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Primo piano, Problemi globali

Buon Natale ai migranti e ai cassintegrati, ai precari e ai lavoratori in lotta.
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