
Per il secondo anno consecutivo la presidente brasiliana Dilma Rousseff ha preferito partecipare al foro sociale mondiale di Porto Alegre e snobbare quello economico di Davos, in Svizzera, dove si riunisce il gotha del neoliberismo mondiale. Il suo predecessore Lula da Silva aveva invece sempre considerato utile andare in Svizzera.
Tanto il Brasile, atteso ad una crescita del PIL del 4.5% nel 2012, che Dilma Rousseff non hanno niente da imparare. Al contrario, qualche solone tra quelli che da anni pontificano lo sfascio neoliberale come pensiero unico globale potrebbero fare un salto a Porto Alegre. Come uditori.
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di Gennaro Carotenuto, giovedì 19 gennaio 2012, 16:32
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Neoliberismo, Politica internazionale
Non è bastato a S&P il downgrade di mezza Europa. Adesso arrivano anche i messaggi (in stile un po’ mafioso) con i quali l’agenzia si dice essere stata troppo generosa nel recente downgrade con alcuni paesi. È il caso della Spagna, il debito della quale è stato appena abbassato nella valutazione ad una “A” ma che, secondo la direttrice generale per i debiti degli stati di Europa e Africa, Myriam Fernández, avrebbe dovuto essere parecchio più in basso, un BB. Secondo la signora vi sarebbe una classificazione ufficiale dei paesi (con valori di comodo) e una classificazione “implicita” che i mercati assegnano ai titoli. Di conseguenza in qualche caso sarebbe inutile infierire assegnando ai paesi il valore reale.
Commento: Brutta gente.
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di Gennaro Carotenuto, martedì 17 gennaio 2012, 09:47
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Neoliberismo, Politica internazionale
Quando le agenzie di rating (lungi da me difenderle) valutavano come spazzatura i debiti dei paesi del Sud del mondo, Standard&Poor e soci erano la bibbia e servivano come una clava per imporre privatizzazioni, svendite e distruzione di servizi pubblici di base, salute, educazione e per permettere a speculatori e multinazionali di lucrare sulla miseria.
Adesso che colpiscono le grandi capitali europee, Vienna, Parigi, Roma, il presidente della BCE Mario Draghi, le attacca e vaticina che dovremo imparare a farne a meno. Meglio tardi che mai, ma che vergogna!
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Nel solo 2011 circa 400.000 dei circa 14 milioni di immigrati messicani negli Stati Uniti hanno deciso di tornare a casa per le scarse o nessune opportunità di lavoro, per la durezza delle leggi sull’immigrazione o perché espulsi.
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La notizia non è recentissima ma vale la pena tornarci al momento dell’uscita del documentario “Por qué quebró McDonald´s en Bolivia” (Perché McDonald’s è fallito in Bolivia) che ne spiega i motivi e del quale è possibile vedere un trailer qui. McDonald’s ha abbandonato gli ultimi otto “ristoranti” a La Paz, Cochabamba e Santa Cruz e lasciato la Bolivia. Di fronte al completo fallimento dell’ultima multimilionaria campagna pubblicitaria che tentava di rilanciare l’immagine della nota catena di cibo spazzatura, e ai molteplici tentativi di bolivianizzare sapori e ambienti, la soluzione intrapresa della multinazionale è stata la rinuncia completa a quel mercato.
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di Alessandro Vigilante, lunedì 2 gennaio 2012, 19:49
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Infografica, Neoliberismo

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La Camera di Commercio Internazionale (ICC) ha stabilito che il governo venezuelano dovrà versare alla compagnia petrolifera Exxon 908 milioni di dollari a titolo di indennizzazione per la nazionalizzazione della stessa in Venezuela. La cifra rappresenta una sconfitta totale per la multinazionale che pretendeva 10 miliardi di dollari ed è inferiore al miliardo offerto dallo stesso governo di Hugo Chávez. Resta da definire il conflitto con la ConocoPhillips che pretende dal governo bolivariano 31 miliardi di dollari per operare come socio di minoranza nella zona dell’Orinoco, la più grande riserva al mondo di greggio.
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Articolo pubblicato in originale in Brecha di Montevideo – Il social network Twitter, con testi di massimo 140 caratteri, si è imposto come uno specchio del nostro mondo, col suo ritmo sincopato, l’overdose di informazione, la moltiplicazione delle fonti, spesso indipendenti e partecipative, a volte inconsistenti, altre volte capaci di smentire verità ufficiali e quasi sempre anticipare i media tradizionali. È attraverso questo medium che è possibile provare a rivisitare l’anno uno del mondo al rovescio, quando la severità della crisi euroccidentale marca l’inizio (visibile) della fine del predominio occidentale sul pianeta.
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di Gennaro Carotenuto, martedì 20 dicembre 2011, 13:45
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Neoliberismo
Secondo fonti ufficiali statunitensi i cittadini poveri sono oramai 49 milioni, un sesto della popolazione del paese più ricco del mondo, in crescita dai 46 milioni del rilevamento precedente. Il gruppo più danneggiato è quello degli “ispanici”. 14 milioni, il 28% del totale, vivono in stato di povertà. A parziale compensazione vi è il fatto che la povertà tra gli ispanici sia stabile mentre è in crescita tra asiatici e bianchi (22 milioni di poveri). Il dato sulla povertà si fa più terribile se si guarda ai bambini e agli anziani. Diciotto milioni di minori vivono in stato di povertà ma oramai quasi quattro su dieci vivono in condizioni di precarietà abitativa mentre continuano in aumento gli anziani non in grado di pagare l’assistenza medica nonostante ”Medicare” sia stata la bandiera dell’amministrazione Obama (fonte Census Bureau of U.S.).
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Oggi, esattamente dieci anni fa, tra il 19 e il 20 dicembre 2001, l’Argentina esplodeva. Fernando de la Rúa, ultimo presidente di una notte neoliberale durata 46 anni, appoggiato da una maggioranza nominalmente di centro-sinistra, sparava sulla folla (i morti furono una quarantina) ma era costretto a fuggire dalla mobilitazione di un paese intero. Le banche e il Fondo Monetario Internazionale gli avevano imposto di violare il patto con le classi medie sul quale si basa il sistema capitalista: i bancomat non restituivano più i risparmi e all’impiegato Juan Pérez, alla commerciante María Gómez, all’avvocato Mario Rodríguez era impedito di usare i propri risparmi per pagare la bolletta della luce, la spesa al supermercato, il pieno di benzina.
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di Duccio Basosi, lunedì 12 dicembre 2011, 10:41
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Movimenti, Neoliberismo, Primo piano
(Duccio Basosi) Visto dalla California il movimento Occupy statunitense sembra decisamente più forte e determinato di come appare nelle città dell’interno. Parrebbe quindi che anche il nuovo movimento, pur così attento all’orizzontalità e a parole d’ordine nuove, attecchisca meglio dove esiste una tradizione consolidata di organizzazione e militanza di sinistra. Solo nell’area della baia di San Francisco, per esempio, ci sono tre nuclei piuttosto forti, uno nella stessa San Francisco e due nelle limitrofe Oakland e Berkeley, città industriale la prima, centro universitario di fama mondiale la seconda.
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Potremmo chiamarlo “effetto king Giorgio” e, al netto di ogni critica alla manovra Monti [che chi scrive non lesina nella coscienza che un’altra manovra fosse possibile], bisogna notare che da quando Giorgio Napolitano è riuscito a liberarci del satrapo lombardo (chiamatelo colpo di palazzo, e allora?) lo spread tra BTP e Bund è calato di circa 200 punti, da circa 560 a circa 360 punti.
A regime –ovvero se dovesse consolidarsi nel tempo- tale calo corrisponde a una somma tra 32 e 36 miliardi di Euro di risparmio (dai 16 ai 18 miliardi ogni cento punti), una somma superiore all’intera manovra di Mario Monti. È evidente che un ulteriore consolidamento, che porti lo spread tra i 150 e i 200 punti significherebbe un’ulteriore boccata di ossigeno che è probabilmente la differenza tra il baratro e la sopravvivenza dell’Italia nell’Euro.
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Mi arrivano messaggi che mi dicono che non c’è alternativa alla manovra Monti o che saprei solo criticare o mi chiedono di ascoltate le sirene sul default controllato. Credo che di alternative ce ne fossero molte ma la faccio molto breve: legalità, legalità, legalità.
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La Professoressa Elsa Fornero è sicuramente una persona autorevole e seria e la sua commozione è rispettabile. Ma non è possibile far finta di non vedere l’arcaicità di quel “contributivo per tutti” alla base del suo modo di vedere la riforma del sistema pensionistico. La mia generazione ha spesso cominciato a versare contributi intorno a 40 anni, intermittenti o come vi pare e “contributivo per tutti” a 65 anni vuol dire per il 90% di noi avrà una pensione di fame. Io non dimentico che l’INPS tiene segreti i calcoli dei giovani perché sennò “ci sarebbe una rivolta sociale”! Sì può notare ciò o l’unica riflessione autorizzata è “meglio Fornero che Sacconi”?
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C’è sempre qualcuno che ci spiega quello che si può e non si può fare, il che è incompatibile con un popolo adulto e con la democrazia. C’è sempre qualcuno che ci spiega che la patrimoniale non si può fare perché i ricchi veri non si fanno trovare, portando i soldi all’estero o intestando barche e Ferrari a prestanome.
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