Thursday 09 February 2012, 17:46

Categoria: Tecnologia

Far from the madding Facebook, back to my home-blog

lucacontiLuca Conti (foto), uno dei massimi esperti di Internet in Italia, che due anni fa invitai a tenere un bellissimo corso sull’innovazione in Rete nell’ambito del “master in giornalismo partecipativo” della Facoltà di Scienze della Comunicazione dell’Università di Macerata, e che in un’università diversa (non al tempo della Gelmini per capirci) sarebbe stato bello legare ad una collaborazione costante, scrive un’interessante post nel quale mi riconosco pienamente. In buona sostanza Luca teorizza il ritorno al blog rispetto all’abuso dei social network, Facebook e Twitter in particolare.

Conti parla di sé ma non solo condivido quanto esprime nella teoria e nella pratica (e infatti con Dario Caregnato stiamo lavorando al rinnovo di questo sito) ma ritengo che quello espresso (di essere comunque ospiti e non padroni di casa nei social network) sia un sentimento molto diffuso tra quanti hanno costruito nell’ultimo decennio (dal 1995 nel caso di chi scrive) la propria autorevolezza in Rete attraverso un sito personale e con questo hanno fatto informazione raggiungendo a volte decine di migliaia di persone con un singolo articolo.

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Cinque cose fuori dai denti su Steve Jobs e sulla Apple

I lutti non sono il momento adatto per le puntigliosità ma per la celebrazione del caro estinto. Tuttavia la morte di Jobs si è trasformata nell’ennesimo evento globale.
Così il segno encomiastico rischia di impedire una valutazione equanime, sul personaggio, sull’impresa a maggior capitalizzazione al mondo e su un’epopea dove non tutto luccica.

Siamo di fronte ad un’operazione di marketing funerario sulla quale è bene riflettere brevemente.

Il milionesimo notebook di Cristina Fernández de Kirchner

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La presidente argentina Cristina Fernández de Kirchner ha consegnato ieri il milionesimo notebook del programma “Collegando uguaglianza” che prevede entro il 2012 di assegnare tre milioni di computer portatili a tutti gli studenti delle scuole medie superiori da Ushuaia a Jujuy.

Tale risultato è stato ottenuto in meno di un anno dalla legge in merito e vuole mettere gli studenti del paese australe in grado di avere un computer a testa accettando la sfida che impone la società dell’informazione nella quale viviamo. Il milionesimo studente, che ha ricevuto il computer dalla stessa presidente, si chiama Cristian Maldonado (foto), è non vedente e ha ricevuto un computer speciale dotato di tutti gli ausili a lui necessari.

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Internet vale il 2% del PIL oggi e il 4.3% nel 2015

I dati del Boston Consulting Group sul valore di Internet nell’economia italiana non sorprendono ma vanno fatti circolare. E allora per la cronaca: nel 2010 Internet ha mosso 31.6 miliardi di Euro con una crescita in doppia cifra rispetto al 2009 e vale già il 2% dell’economia del paese. Di più: le previsioni per il prossimo lustro 2011-2015 portano a stime di crescita ancora più elevate (tra il 13 e il 18%) che porteranno la rete a valere il 4.3% del PIL. Più notizie qui.

Olivetti vive e lotta insieme a noi!

Mi sono perfino commosso a scoprire che la gloriosa Olivetti, forse seconda alla sola FIAT nella storia dell’industria italiana, esiste ancora e addirittura compete per una fetta dell’ultramoderno  mercato dei Tablet PC con un prodotto che, secondo gli esperti, non sarebbe niente male né come caratteristiche (perfino Android) né come prezzo.

Forse è veramente troppo poco per dire che stia tornando l’informatica italiana ma è un piccolo segnale che qualcosa vada nella direzione giusta!

Microsoft contro Google, la pena del contrappasso digitale

Chissà se sulla west coast statunitense hanno idea di cosa sia la pena del contrappasso, ma certo che vedere Microsoft denunciare Google per “abuso di posizione dominante”, dopo che per più di vent’anni Bill Gates e i suoi hanno ristretto nella loro camicia di forza l’intero mondo dell’informatica, fa proprio rotolare sul pavimento dalle risate.

Personaggio dell’anno a Mark Zuckerberg: l’ipocrisia ripetuta del Time

Il prestigioso settimanale statunitense “Time”, nell’assegnare il suo tradizionale riconoscimento come persona dell’anno al padrone di Facebook Mark Zuckerberg, ribaltando il risultato del sondaggio tra i propri lettori su chi fosse stato il personaggio più cospicuo del 2010, ovvero Julian Assange di Wikileaks, ha ripetuto lo stesso gioco truffaldino già fatto nel 2006.

Quell’anno infatti Il “Time” nominò “persona dell’anno” il “popolo di Internet” che, con il Web 2.0, «controlla l’era dell’informazione». L’ipocrita paradosso da parte di “Time” della nomina di “you”, te stesso, come personaggio dell’anno in quanto utente di Internet, stava nel fatto che in realtà il “giudizio popolare” evocato attraverso la Rete ed espresso da quello stesso popolo, aveva eletto di larga misura il presidente venezuelano Hugo Chávez.

Questo, nonostante l’anatema lanciato all’unisono del mainstream, era all’apice della propria credibilità internazionale. Il presidente della Repubblica Bolivariana del Venezuela, paese dove vige la prima Costituzione partecipativa al mondo, poche settimane prima, alle Nazioni Unite, aveva infatti espresso le proprie documentate critiche sul sistema neoliberale, i segni della crisi del quale erano già allora evidenti. Se, come detto, su Chávez era caduto l’anatema dei media, non vi aveva abboccato quel “popolo della Rete” che lo aveva riconosciuto personaggio dell’anno nel sondaggio aperto dal settimanale statunitense.

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Caso Julian Assange e Wikileaks. Se l’Occidente si comporta come l’Iran

Non vale la pena star lì a leggere i dettagli sui rapporti sessuali di Julian Assange in Svezia e sulla poco credibile accusa di stupro della quale ha ben dettagliato anche il settimanale l’Espresso. Si noti solo che, di fronte ad accuse per lo meno dubbiose, Assange, stranamente, non ha trovato alcuna solidarietà da parte dei maschilisti in servizio permanente effettivo, quelli per i quali la femmina provoca sempre, ha i jeans attillati e l’omo è omo. Anche loro si inchinano ad una superiore ragion di stato, che va oltre quella di genere, per la quale il signor Wikileaks andava fermato a qualunque costo, anche con un’accusa che ai più appare pretestuosa e fabbricata per delegittimarlo. E’ una ragion di stato che solo parzialmente si inserisce nella declinante centralità politico-economica occidentale e statunitense ma che appare soprattutto minare, sia nel bene che nel male, le basi della “società aperta” e dei diritti individuali.

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A me non mi piace: paradossi di Facebook (e degli italiani)

piace

A due miei amici (che spero non si adontino della citazione) e altre 126.075 persone piace vergognarsi del proprio Presidente del Consiglio. Contenti loro (mentre Dante si rivolta nella tomba). Io, invece, non provo alcun piacere ad aver un presidente del consiglio come Silvio Berlusconi del quale vergognarmi. Preferirei piuttosto (strano, no?) avere un Presidente del Consiglio del quale essere orgoglioso.

In Gran Bretagna Internet è l’economia

In Gran Bretagna Internet già vale il 7.2% del PIL, pari a 115 miliardi di Euro, continuerà a crescere in doppia cifra almeno per questo decennio e già nel 2015 varrà il 10% dell’economia britannica.

Internet Explorer crolla ma a Firefox manca il fiato

imageI dati che propongo, che si riferiscono all’evoluzione nella scelta del browser, non hanno un valore statistico generale, ma si riferiscono pur sempre ad un sito, Giornalismo partecipativo, che, secondo Google Analytics, negli ultimi 5 anni ha avuto oltre 3.5 milioni di visite da circa 1.1 milioni di visitatori unici.

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Dopo i computer magici di Raúl Reyes ecco i computer incantati del Mono Jojoy

computadora Una volta quando i guerriglieri cadevano in combattimento al massimo lasciavano dei diari, degli appunti, delle agendine. Adesso è tutto diverso. Nell’accampamento del Mono Jojoy, il dirigente delle FARC ucciso pochi giorni fa, sarebbero stati trovati la bellezza di 15 computer portatili, 94 chiavette USB e 14 dischi rigidi esterni.

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Il tradimento del web 2.0

SabinaGuzzanti

L’attrice Sabina Guzzanti è seguita in Twitter da 24.759 persone, ma non è interessata a seguirne alcuna. Il suo non è un caso isolato e mette a nudo il fatto che oggi a Sabina Guzzanti e migliaia di personaggi più o meno pubblici (o ai loro uffici stampa) non importi usare le utilità del Web 2.0 per interagire con chicchessia, ma interessi soltanto utilizzare un medium orizzontale per trasformarlo in uno strumento verticale.

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Svezia: il partito dei pirati non c’è più

200px-Piratpartiet.svg_ Sulle elezioni politiche svedesi, dove vince l’ultradestra razzista, c’è un dettaglio da rilevare.

Appena un anno fa in molti ci eravamo beati del successo del Partito Pirata, libertà d’informazione, sesso, droga e rock & roll.

Presero il 7% alle elezioni europee e molti scrissero che this is the dawning of the age of aquarious. Adesso, appena un anno dopo, passano dal 7% a meno dell’1% e neanche entrano in parlamento a Stoccolma.

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Posta prioritaria di Gmail

postaprioritaria

 

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