Thursday 09 February 2012, 22:01

Categoria: Disinformazione

Narcomodelle. Facciamo una scommessa?

Su El País di Madrid c’è un prescindibile servizio sulle “narcomodelle” latinoamericane. Chi è disposto a scommettere che tempo un paio di giorni ce lo ritroviamo pari pari su Repubblica?

Intanto pochi giorni fa nella guerra civile che insanguina la frontiera nord, è stato pianto il morto numero 50.000 da quando Felipe Calderón è presidente in Messico. Ovviamente non c’era neanche una riga.

Il quotidiano Libero mi fa augurare la morte a Silvio Berlusconi

Il quotidiano Libero di stamane, in un articolo che occupa quasi tutta la pagina 19 e addirittura con richiamo in prima, mi attribuisce il desiderio della morte di Silvio Berlusconi in questo frammento, firmato Andrea Morigi e disponibile qui:

Per uniformarsi al grido dei selvaggi, magari prendendo qualche spunto anche dai black bloc di sabato scorso a Roma, in fondo basta inoltrare pari pari i messaggi più grevi. «Il terzo della lista dopo Ben Alì e Mubarak. Chi sarà il prossimo? Silvio Berlusconi, Bashar al Assad, Bibi Netanyahu, Abdallah Saleh?». … Leggi tutto

Black Bloc e disinformazione su Repubblica: in Grecia, fino a prova contraria, ci si va a mare

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È importante anche se fa sorridere per non piangere il pezzo su Repubblica di oggi firmato addirittura da Carlo Bonini che intervista un presunto Black Bloc addestrato in Grecia. L’intervistato è del tutto anonimo ma viene trattato come se fosse la bocca della verità, credibile a prescindere. Ciò senza uno straccio di fonte a sostenere la veridicità della testimonianza. Non che le fonti anonime non siano giornalisticamente utile, ma in un contesto nel quale ci siano dei riscontri. Nell’articolo di Bonini e Foschini non c’è nulla passando attraverso espressioni dimenticabili come “Sabato le sue mani hanno devastato Roma” e millantando l’esistenza di 800 falangisti pronti a tutto, un piccolo esercito. In pratica letteratura, non giornalismo.

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Lo squallore del palazzo e noi, il 99%, lì fuori indignati a riprenderci il futuro

15_ottobre

Forse pochi al mondo come gli italiani hanno la sensazione plastica dell’incomunicabilità tra il palazzo e il paese reale, quello del 99% (foss’anche 80% la sostanza non cambia) che non è più rappresentato dalle caste politiche, economiche e mediatiche che in questi trent’anni hanno costruito una narrazione nella quale l’aumentare smisurato dei loro privilegi era spacciato per democrazia e libertà.

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Cile reprime nel silenzio del mondo

CHILE-EDUCATION-PROTESTContinua la repressione del governo neoliberale cileno di Sebastián Piñera contro gli studenti, contro i Mapuche, contro chiunque non spergiuri che il Cile disegnato da Augusto Pinochet sia il paradiso in terra.

Arresti, botte, lacrimogeni, i famigerati idranti pinochetisti, 132 arresti e 30 feriti tra i quali almeno sei giornalisti che stavano documentando la violenza dei carabinieri, contro un movimento studentesco pacifico che il governo, dopo cinque mesi di lotta, non è riuscito a dividere né sconfiggere.

A chi guarda sempre altrove mi piacerebbe domandare se solo una volta fosse successo nel Venezuela bolivariano quello che centinaia di volte è successo in Cile (di nuovo ieri) come si sarebbero comportati. Noi lo sappiamo: avremmo titoli nei TG e lenzuolate sui giornali.

A New York si chiamano #OccupyWallSt ma la stampa italiana li chiama #indignados

Se cercate in Twitter #indignados per sapere cosa è successo stanotte sul ponte di Brooklyn troverete una lunga  sequenza di citazioni, quasi tutte in italiano o spagnolo sia di media mainstream che partecipativi. Se invece cercate sul Google news statunitense, scoprirete che l’ultima volta che un media di quel paese ha usato la parola “indignados” è stato lo scorso 23 maggio parlando, che strano, di Spagna.   … Leggi tutto

L’autorizzazione scomparsa del New York Times

Bastano 20 minuti al New York Times per ribaltare completamente il senso di una notizia, quella dei 500 arresti nella notte dei manifestanti che stanno assediando da giorni Wall Street. … Leggi tutto

Comma ammazza-blog: un post a rete unificata #noleggebavaglio

Giornalismo partecipativo aderisce all’iniziativa lanciata da Valigia Blu (i dettagli QUI ) contro l’art. 1 comma 29 del disegno di legge sulle intercettazioni telefoniche, il cosiddetto «comma ammazza blog».

Questo è il testo che diffondo e invito a diffondere, linkare e postare anche su Twitter e Facebook:

Cosa prevede il comma 29 del ddl di riforma delle intercettazioni, sinteticamente definito comma ammazzablog?

Il comma 29 estende l’istituto della rettifica, previsto dalla legge sulla stampa, a tutti i “siti informatici, ivi compresi i giornali quotidiani e periodici diffusi per via telematica”, e quindi potenzialmente a tutta la rete, fermo restando la necessità di chiarire meglio cosa si deve intendere per “sito” in sede di attuazione. … Leggi tutto

Tifosi del Milan devastano autogrill

Cento tifosi del Milan, di ritorno in autobus nella notte dalla partita di Napoli (vinta dai secondi per 3-1) hanno danneggiato e derubato un autogrill all’altezza di Roma Nord.

Va da sé che quando succede l’inverso la notizia causa ben altro allarme.

Il benaltrismo alla rovescia di Massimo Cavallini

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CIUDAD JUÁREZ – Massimo Cavallini, per negare il dramma di paesi come il Messico o l’Honduras e continuare a presentare una realtà virtuale dove le vene aperte dell’America latina sarebbero sempre e solo a Cuba, inventa il benaltrismo alla rovescia.

Nei giorni nei quali ritrovano i corpi martoriati di Marcela Yarce Viveros e Rocío González Trápaga a Itzapalapa, che portano a 78 il numero di giornalisti ammazzati in Messico da quando il PAN (destra) è al governo, lui sceglie di divagare parlando -guarda caso- di Cuba per il visto ritirato (male) ad un giornalista spagnolo di una testata –El País- che negli ultimi dieci anni (stime di Pascual Serrano), ha dedicato in media 10 articoli a Cuba (dove succede perfino troppo poco) per ognuno dedicato al Messico dove è invece in corso una narcoguerra civile già costata 50.000 morti e in continuo peggioramento come l’attentato terroristico di Monterrey della settimana scorsa testimonia.

Sa bene Cavallini che il suo struggimento monotematico e a comando, così come quello del País, è impresentabile e allora mette le mani avanti da quei cattivoni pronti a sputtanarlo osando mettere sulla bilancia i corpi martoriati di Marcela, Rocío e altri 76 loro colleghi contro il visto ritirato al giornalista spagnolo e allora li accusa preventivamente di benaltrismo, categoria ben nota alla cultura politica di provenienza di Cavallini. “Io l’ho detto che c’è di peggio di un visto ritirato” avvisa Cavallini mettendo le mani avanti… “epperò…”.

D’altra parte abbiamo più volte fatto notare la comodità della condizione di Massimo Cavallini che spara a palle incatenate da Miami o da Roma contro Cuba o contro il Venezuela o contro qualunque governo pallidamente critico col defunto “Washington consensus” mentre i giornalisti veri rischiano la pelle o vengono direttamente ammazzati.

Proprio l’altro ieri qui a Ciudad Juárez (dove si concentrano quasi un terzo dei morti ammazzati della guerra di Calderón) ho avuto occasione di andare a rendere omaggio, nella redazione del Diario, al Choco, José Armando Rodríguez Carreón, ammazzato tre anni fa per aver fatto il suo dovere di giornalista. C’è ancora la sua scrivania, le sue foto, i fiori, la collega della scrivania a fianco continua a raccogliere e collezionare i bossoli delle pallottole ogni volta che va sulla scena di un delitto e alle spalle di quello che era il posto di lavoro del Choco (foto mia) i colleghi della redazione cronaca continuano ad aggiornare sulla stessa lavagna il numero dei morti ammazzati.

E dire che l’anno scorso gli amici di Cavallini di El País erano riusciti nell’impresa di pubblicare un editoriale nel quale si favoleggiava di un ipotetico miracolo a Ciudad Juárez dove l’amico Calderón (per il quale avevano fatto campagna elettorale militante contro il candidato di centro-sinistra Andrés Manuel López Obrador) aveva risolto tutti i problemi (sic) e la gente era finalmente tornata ad uscire per strada. 1.623 morti nel 2008, 2.754 nel 2009, 3115 nel 2010, più di 1700 finora nel 2011, è questo il miracolo di sangue che entusiasma tanto El País tanto da occultarlo preferendo scrivere di Cuba.

Cavallini, El País e i loro molti epigoni italiani e non continuano a guardare all’America latina con gli stessi paraocchi da guerra fredda e scelgono cosa conviene vedere e cosa no. Il Messico che si dissangua meglio non vederlo. Meglio riscrivere lo stesso articolo scritto già cento volte su Cuba e se non ha nulla a che vedere con qualunque agenda informativa credibile non importa, tanto loro sono tutti (ex) comunisti e i lettori, come si sa, sono popolo bue. Patetici.

Wikileaks: la vera storia della pubblicazione senza filtri degli archivi

La decisione di Wikileaks di rendere disponibile per intero e senza filtri il suo archivio di 250.000 documenti diplomatici statunitensi, rappresenta una delle più grandi sconfitte nella storia del giornalismo. Julian Assange e il suo gruppo aveva infatti per mesi creduto che la stampa, i più grandi giornali del mondo nella fattispecie, dal New York Times al Guardian a El País avrebbe rispettato i patti e agito come grande fattore di democratizzazione dell’informazione. Non è andata così.

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Libia: sui rossobruni e sulla sinistra acritica su Gheddafi, ottimi articoli di Mazzetta e Moscato

CIUDAD JUÁREZ – La mia mattinata juarense è stata rallegrata da due articoli che vorrei aver scritto di persona firmati il primo da Mazzetta e il secondo da Antonio Moscato e che invito a leggere.

Li completo col manifesto di un gruppo neofascista nell’immagine, e totalmente inventato nella citazione, pubblicato nell’articolo di Mazzetta, che è assolutamente funzionale a comprendere l’attuale situazione.

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Sulla santificazione di Dominique Strauss-Kahn e la dannazione di Nafissatou Diallo

170546_x250L’archiviazione del caso del presunto stupro di Dominique Strauss-Kahn a Nafissatou Diallo induce ad alcune considerazioni sulla donna “fomite di tentazioni” (Bibbia, libro dei proverbi, 6.25) e sul ruolo della ricchezza nella nostra società.

Ci permettiamo scandalosamente di pensare che DSK è innocente non perché non abbia stuprato Nafissatou Diallo ma perché ha dimostrato –almeno al giudice newyorkese- che un uomo ricco sarebbe più credibile di una donna povera.

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Nel mirino

Stamattina alle sette, nel frazionamento (gruppo di casette a schiera recintato) dove sto vivendo a Ciudad Juárez, sono entrate tre camionette blindate della polizia federale.

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Saif Al Islam e la disinformazione al potere

Alla fine anche Repubblica ha ceduto e ammette quello che alcuni media più seri (tra i quali il quotidiano spagnolo Público e Telesur) sostenevano da ore, ovvero che la notizia della cattura del figlio di Gheddafi Saif Al Islam era falsa, così come è francamente ridicolo che Gheddafi possa aver mai ordinato a dei cecchini di sparare sui bambini di Tripoli.

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