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	<title>Gennaro Carotenuto - Giornalismo partecipativo &#187; Scuola, università, ricerca</title>
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	<description>America latina, media, politica internazionale, guerre infinite, comunicazione politica - online dal 1995</description>
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		<title>In difesa dell&#8217;Università pubblica &#8211; l&#8217;appello</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Jan 2012 13:40:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Primo piano]]></category>
		<category><![CDATA[Scuola, università, ricerca]]></category>

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		<description><![CDATA[Ho partecipato con grande convinzione alla stesura di questo appello in difesa dell&#8217;Università pubblica, assediata ieri dal nichilismo gelminiano e oggi dai tecnocrati neoliberali di Mario Monti. &#8220;I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi&#8221;. I prestiti d&#8217;onore servono solo a garantire ai capaci [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p dir="ltr" align="justify"><em>Ho partecipato con grande convinzione alla stesura di questo appello in difesa dell&#8217;Università pubblica, assediata ieri dal nichilismo gelminiano e oggi dai tecnocrati neoliberali di Mario Monti. &#8220;I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi&#8221;. I prestiti d&#8217;onore servono solo a garantire ai capaci e meritevoli privi di mezzi un futuro di debiti. L&#8217;abolizione del valore legale del titolo di studio configura un&#8217; università classista, se non razzista, che esclude capaci e meritevoli privi di mezzi dalle università di serie A. Solo l&#8217;Università pubblica, gratuita e di qualità può essere strumento di progresso, crescita, democrazia e perequazione sociale (gc). <a href="https://laureati.economia.unige.it/SelectSurveyASPAdvanced/TakeSurvey.asp?SurveyID=342765KK3mlKG" target="_blank">Adesioni qui</a>.<br />
</em></p>
<p dir="ltr" align="justify"><span style="text-decoration: underline;"><strong>Tasse studentesche più alte e abolizione del valore legale del titolo di studio non miglioreranno l’università pubblica italiana.</strong></span></p>
<p dir="ltr" align="justify">Approfittando dell’attenzione dell’opinione pubblica verso le “liberalizzazioni” di alcuni settori di attività del nostro Paese come strumento per una loro modernizzazione, in questi giorni è stata rilanciata &#8211; con l’adesione di un gruppo di docenti universitari &#8211; la proposta di abolire il valore legale del titolo di studio (valevole quindi come condizione di accesso ai concorsi per l’impiego pubblico) e di “liberalizzare” le tasse studentesche (già tra le più alte dell’Europa continentale, specie se in rapporto agli scarsi servizi disponibili ed ai livelli di reddito), affiancandovi un sistema di prestiti agli studenti, da restituire dopo l’ingresso nel mercato del lavoro.<span id="more-17519"></span></p>
<p dir="ltr" align="justify">Andando all’essenziale, alla base di queste proposte ci sono alcune idee che non ci sentiamo di condividere. La prima è che l’equità sociale delle opportunità di accesso alla formazione universitaria sarebbe ristabilita dal sistema dei prestiti. E’ evidente che si tratta di una finzione (se non di un inganno): un individuo ‘povero’ indebitato, oggi studente domani (forse) lavoratore, non è uguale a (ne’ libero quanto) un individuo ‘ricco’ senza debiti. Anche quando si sostiene che comunque tasse più alte e prestiti sarebbero un sistema più equo dell’attuale, distorto principalmente dall’evasione fiscale, si finisce per far scontare ai giovani, gravandoli precocemente di debiti, l’incapacità dello Stato nel riscuotere i tributi.</p>
<p dir="ltr" align="justify">La creazione di un mercato dei titoli di studio, conseguente all’abolizione del loro valore legale, metterebbe poi, secondo i proponenti, le università in una sana concorrenza per la qualità. Anche in questo caso siamo di fronte ad una finzione (se non ad un inganno). Date le posizioni di partenza degli atenei, diseguali e caratterizzate da sottofinanziamento, l’unica concorrenza che scatterebbe fra Università sarebbe appunto per le risorse, con conseguente vantaggio dei gruppi di potere accademico, politico ed economico consolidati che invece, si suppone, dovrebbero essere il bersaglio delle politiche di liberalizzazione nel loro spirito più nobile. Il ‘valore legale’ tenderebbe semplicemente ad essere sostituito dal valore monetario necessario per conseguire il titolo di studio. Le due misure associate produrrebbero un effetto micidiale di stratificazione per censo delle Università, acuendo i già presenti dislivelli territoriali che caratterizzano il nostro sistema universitario nazionale. Abolire il valore legale del titolo di studio significa anche abbandonare l’obiettivo di uno standard nazionale di riferimento per la formazione universitaria: al contrario bisogna intervenire perché tutte le università finanziate dallo Stato rispettino tale standard. Anche l’accento (giustamente) posto sulla centralità del merito nella vita universitaria assumerebbe, alla luce di queste misure, un deciso sapore classista.</p>
<p dir="ltr" align="justify">Queste proposte implicano quindi una decisa spinta alla privatizzazione di fatto dell’università pubblica e alla restrizione sociale dell’accesso. Accettarle significherebbe anche una resa istituzionale all’inefficienza pubblica in vari ambiti, come il controllo dell’evasione fiscale e della qualità dei servizi pubblici, e del reclutamento nell’impiego pubblico.</p>
<p dir="ltr" align="justify"><strong>Per questo chiediamo alla classe politica che si riconosce nella nostra Costituzione Repubblicana e al Governo di rifiutarle, di non accettare scorciatoie fuorvianti ai problemi del finanziamento e del rilancio del sistema educativo e universitario pubblico, così come di altri ambiti preziosi della produzione culturale del Paese. L’università deve restare una istituzione pubblica centrale e deve riprendere a svolgere tutte le sue funzioni, in primis quella di fornire una formazione critica e qualificata, basata su didattica e ricerca libere, plurali e rigorose, con il più ampio accesso sociale agli studi e alle professioni della ricerca e della docenza. Per poter svolgere questo suo ruolo pubblico all’università non serve mettersi in vendita, ma servono politiche e risorse adeguate.</strong></p>
<p class="postAuthorLink">Redazione su http://www.gennarocarotenuto.it </p>]]></content:encoded>
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		<title>La proposta di Marco Rossi Doria: un anno in meno a scuola ma tutti fino al diploma</title>
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		<pubDate>Sun, 15 Jan 2012 10:40:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Scuola, università, ricerca]]></category>

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		<description><![CDATA[Un intervento di Mila Spicola sulla proposta di Marco Rossi Doria, sottosegretario all’Istruzione di ridurre la durata del percorso scolastico (gc). Un anno in meno a scuola? Le ragioni del sì e quelle del no. Ha provocato un vespaio il semplice accenno del sottosegretario all’Istruzione Marco Rossi Doria all’eventualità di riforma del ciclo d’istruzione, cioè [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Un intervento di Mila Spicola sulla proposta di Marco Rossi Doria, sottosegretario all’Istruzione di ridurre la durata del percorso scolastico (gc).</em></p>
<p>Un anno in meno a scuola? Le ragioni del sì e quelle del no.</p>
<p>Ha provocato un vespaio il semplice accenno del sottosegretario all’Istruzione Marco Rossi Doria all’eventualità di riforma del ciclo d’istruzione, cioè<strong> la proposta di diminuirlo di un anno.</strong></p>
<p><span id="more-17423"></span>
<p><strong></strong> Attualmente è di 13 anni : i ragazzi rimangono 5 anni alle elementari, cioè la scuola primaria, 3 anni alla scuola media, cioè secondaria di primo grado, 5 anni alle superiori, secondaria di secondo grado. La proposta è di ridurlo di un anno agendo alle medie o alle superiori. Come del resto già avviene in tanti paesi europei, dalla Francia alla Germania, dove la scuola dura meno eppure i profitti dei ragazzi, come testimoniano ricerche nazionali e internazionali, sono di gran lunga preferibili a quelli italiani, per cui la minore durata del ciclo non inficia i livelli cognitivi di quei ragazzi che vengono immessi nel mondo del lavoro o in quello universitario con un anno di vantaggio. La proposta è accompagnata dall’ipotesi di innalzamento dell’obbligo scolastico : dagli attuali 15 anni (prima della Gelmini era di 16 anni: è stato diminuito a 15) ai 18.</p>
<p>Le ragioni del no:</p>
<p>- Si toglie ai ragazzi un anno di istruzione? Non è possibile. Non va nel verso della qualità dell’istruzione tanto invocata in questi ultimi anni di “persecuzione gelminiana” – E conseguentemente si taglia l’organico necessario ad effettuarlo con conseguente perdita di posti di lavoro? Assolutamente no.</p>
<p> &#8211; I ragazzi che non abbandonano più la scuola, causa obbligo scolastico, che fanno? Vanno ad aumentare il rapporto docente alunno perpetrando il fenomeno deleterio delle classi pollaio? E dunque aumentando il caos attuale invece di risolverlo?</p>
<p>Le ragioni del sì:</p>
<p>- Allinearsi ai coetanei europei che anticipano di un anno laurea o lavoro è una richiesta che arriva dal mondo spesso inascoltato dei ragazzi – Aumentare l’obbligo scolastico vuol dire “obbligarli” al diploma. Tutti. Non solo i “fortunati”. Oggi la dispersione è massima proprio in coincidenza del raggiungimento dell’età dell’obbligo cioè 15 anni, cioè dal primo al secondo anno delle superiori. Gli abbandoni riguardano soprattutto istituti tecnici o professionali, spesso “settati” in bienni e trienni proprio in virtù degli abbandoni, con conseguente divisione in istruzione di serie A , quella liceale, e formazione di serie B, (tanto la maggior parte poi abbandonano) quella tecnico-professionale. Obbligare tutti al diploma livella le distanze, le differenze di qualità dell’istruzione, non solo tra diplomati e non diplomati, ma anche tra licei e istituti tecnico-professionali. Perché un operaio specializzato, un cuoco, un informatico… non deve avere una ottima istruzione, anche nelle competenze e conoscenze generali, se il fine della scuola non è creare forza lavoro ma favorire “l’effettivo sviluppo della persona umana” e crescere i cittadini?</p>
<p>- Favorire per una volta i più deboli nell’ottica del dare di più a chi ha di meno di Donmilaniana memoria, direi attuale. Nelle aree depresse del paese, meridione e periferie delle metropoli, la dispersione raggiunge il 27% (e si concentra negli istitui tecnico-professionali di cui sopra). Non è possibile. Si deve combattere per motivi etici prima che economico-sociali. L’obbligo scolastico ha avuto il compito di abbattere la dispersione alle elementari e alle medie, così sarebbe alle superiori.</p>
<p>- Innalzando l’obbligo aumenterebbero di conseguenza gli alunni a scuola e dunque la necessità di organici e dunque, con facili calcoli, ne deriva che i due provvedimenti presi insieme non varierebbero l’attuale “parco” organico.</p>
<p>Però.</p>
<p>C’è un però of course: <strong>i due provvedimenti non sono la panacea, ma la premessa per “lavorare bene” in una scuola</strong>. Insieme a questi sono necessari, indispensabili altri provvedimenti che devono camminare insieme ai primi due di cui sopra e che comunque, a onor del vero, sono stati annunciati dal ministro Profumo (sottolineo “annunciati “per esercizio di diffidenza, che non è “cattiveria” ma la normalità a cui ci hanno abituato anni e anni e anni di attacchi alla scuola e depauperamenti).</p>
<p>Ne elenco i più urgenti:</p>
<p>- <strong>la messa in sicurezza delle scuole</strong> e <strong>la costruzione di nuove</strong> nel verso della sostenibilità e dell’innovazione (e questo sì, lo ha detto). Ciò va nel verso della tutela della sicurezza ma anche nel verso della promozione dello studio. Si sta meglio a scuola se ci si sta bene.</p>
<p>- <strong>la necessità degli organici funzionali</strong> in ogni scuola. Lo spiego a chi è a digiuno di “cose scolastiche”. Oggi il numero di docenti, personale ata lo “decide” l’ufficio scolastico provinciale in base a calcoli e disponibilità economiche e di organico, e sono sempre sottodimensionati, cosa che abbiamo lamentato. Quando manca un docente è la scuola a doverlo richiedere e pagare in base a una somma assegnata che negli anni si è ridotta al lumicino. E dunque classi numerose e quasi impossibilità di sostituzione di docenti assenti. L’organico funzionale discende dall’autonomia scolastica: ogni scuola si autodetermina il numero necessario di docenti (da prendere sempre in modo legittimo dalle graduatorie statali) in base alla sua offerta formativa e dunque non solo lo stretto necessario per la “lezione curriculare”, ma anche quello per le supplenze, come anche per attività a corredo delle lezioni curriculari ma che contribuiscono notevolmente ad innalzare i livelli cognitivi e non solo (teatro, sport, cinema, giardinaggio…). Aumentano l’amore per la scuola oltre che l’educazione alla socialità sana. E di conseguenza per lo studio. Oltre che trattenere a scuola i ragazzi per più ore al giorno. Oggi tali attività sono a “progetto” , in quel caso sarebbero programmabili nel lungo periodo e “istituzionalizzate”. Significa anche che serviranno più docenti. Molti di più. Rassegnatevi: non siamo molti. Siamo pochi in relazione alle necessità.</p>
<p>-<strong> “tenere” di più i ragazzi</strong> a scuola in senso verticale. Cioè aumentare o diffondere, là dove non c’è, persino alle superiori, il tempo pieno e il tempo prolungato.</p>
<p>- La<strong> formazione in servizio per i docenti</strong>: a carico dell’amministrazione e obbligatoria. Se la società cambia anche i ragazzi cambiano e anche i docenti. E’ elementare come concetto. Di conseguenza devono adeguarsi, con metodi e mezzi innovativi, che non intaccano i contenuti,&#160; i modi di trasmissione delle conoscenze e delle competenze. Non esaurendo o banalizzando la cosa con LIM e Tablets, ma praticando cooperative learning, teaching innovation, didattica sperimentale,…docimologia aggiornata..e altro ancora.&#160; Adeguare vuol dire migliorare la formazione in servizio dei docenti , cioè l’aggiornamento. Come accade per ogni professione del resto. Ma nella direzione della qualità e della necessità. Non dell’obbligo formale sganciato da ogni reale ricaduta, come spesso si è verificato negli ultimi anni.</p>
<p>Infine: abbandonare l’idea che tutto ciò si fa senza investimenti. Dimenticarla. Cancellarla. Investire nella scuola vuol dire spendere dei soldi. Investirli nel capitale umano. Lo diciamo da sempre. Servono spazi adeguati e mezzi adeguati. Se serve il macchinario adeguato per la TAC a un oncologo o il software di rendering aggiornato a un architetto mi chiedo perchè ciò non debba valere per l’insegnamento. Posto che abbiamo a che fare con la “materia” più mutevole che esista. Cioè il capitale umano ragazzo in crescita.</p>
<p>Ma il capitale umano della scuola non è solo il ragazzo, è anche l’esercito di pace dei docenti italiani. Io sono disposta a rimanere di più a scuola, tanto lo facciamo già, ma è giusto essere pagati per quello che si fa. E’ giusto dare dignità al lavoro, perchè così facendo ne aumenta in dignità lo studio dei nostri ragazzi. Ho usato la parola dignità e non valore non a caso. La dignità del ruolo la sì difende anche attraverso un trattamento economico meno umiliante.</p>
<p>Meno soldi alle armi e di più alla scuola noi lo ripetiamo da decenni. Oggi per fortuna lo dicono in molti di più. Ma diciamolo non solo perché c’è la crisi. Non solo per fare retorica. Ma perché è frutto di elementare buon senso nello stabilire le priorità tra ciò che è urgente e utile e ciò che non serve ed è inutile. A voi la scelta. A noi la scelta. Un anno in meno? Può essere…</p>
<p>Mila Spicola</p>
<p><a href="http://laricreazionenonaspetta.comunita.unita.it/2012/01/14/un-anno-in-meno-a-scuolai-si-e-i-no/">http://laricreazionenonaspetta.comunita.unita.it/2012/01/14/un-anno-in-meno-a-scuolai-si-e-i-no/</a></p>
<p class="postAuthorLink">Redazione su http://www.gennarocarotenuto.it </p>]]></content:encoded>
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		<title>Il movimento studentesco cileno costringe alle dimissioni un altro Ministro dell&#8217;Educazione</title>
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		<pubDate>Mon, 02 Jan 2012 23:27:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gennaro Carotenuto</dc:creator>
				<category><![CDATA[America latina]]></category>
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		<description><![CDATA[Harald Beyer (foto) è il terzo ministro dell’educazione da quando il movimento studentesco cileno ha cominciato a scendere in piazza nello scorso aprile esigendo educazione pubblica, gratuita e di qualità per tutti a Santiago del Cile. La sua nomina, che segue di poche ore le dimissioni del suo predecessore Felipe Bulnes, fatte passare come dovute [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.gennarocarotenuto.it/wp-content/uploads/2012/01/Camila.jpg"><img style="background-image: none; margin: 0px auto 10px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; display: block; float: none; padding-top: 0px; border: 0px;" title="Camila" src="http://www.gennarocarotenuto.it/wp-content/uploads/2012/01/Camila_thumb.jpg" border="0" alt="Camila" width="554" height="186" /></a>Harald Beyer (foto) è il terzo ministro dell’educazione da quando il movimento studentesco cileno ha cominciato a scendere in piazza nello scorso aprile esigendo educazione pubblica, gratuita e di qualità per tutti a Santiago del Cile. La sua nomina, che segue di poche ore le dimissioni del suo predecessore Felipe Bulnes, fatte passare come dovute a questioni personali, testimonia tanto l’indurimento del conflitto che da quasi un anno tiene in scacco la società cilena, quanto l’incapacità del governo di far fronte alla forza e alla coscienza dell’enorme movimento che chiede la fine del modello pinochetista e del lucro nel sistema educativo del paese australe.</p>
<p><span id="more-17286"></span></p>
<p>Beyer, economista,  accademico, considerato un tecnocrate e fervente credente nel darwinismo sociale che è alla base dell’ideologia neoliberale, è un duro che si è sempre mostrato contrario ad un sistema educativo per tutti. Il gioco per il neoministro allora è quello di convincere i cileni che a fianco di un sistema d’élite destinato alle classi dirigenti, possa stare in piedi anche un sistema pubblico di qualità che comunque resterebbe sottofinanziato e non in condizione di competere col privato. Tutti i primi commenti alla nomina di Beyer da parte del movimento studentesco sono duramente negativi ed hanno già manifestato di non avere alcuna intenzione di incontrare il ministro.</p>
<p>Eppure Felipe Bulnes, predecessore di Beyer, in carica da luglio, e dimessosi il 30 dicembre, aveva tutto per riuscire. Avvocato, giovane, brillante esponente della vera aristocrazia cilena ma con un profilo più moderato rispetto al presidente Sebastían Piñera, sembrava la faccia presentabile del regime neoliberale cileno. Bulnes aveva l’esperienza adatta per sfiancare il movimento studentesco cileno atteso al riflusso dopo mesi di mobilitazioni. Questo aveva costretto alle dimissioni il predecessore di Bulnes, quel Joaquín Lavín, ex-enfant prodige del neoliberalismo cileno, sconfitto nelle presidenziali 1999 da Ricardo Lagos e che si era fatto scoppiare tra le mani l’enorme mobilitazione studentesca che da nove mesi tiene in scacco uno degli ultimi governi di destra della regione. Il dialogante Bulnes doveva riuscire a sgonfiare il movimento che nella comunista Camila Vallejo (foto) aveva trovato una dirigente di caratura mondiale. Invece è stato anch’egli costretto alla resa a testimonianza che il modello educativo privatizzato e classista, instaurato dai Chicago Boys col sangue dei desaparecidos della dittatura di Augusto Pinochet, non sta più in piedi.</p>
<p><a href="http://www.gennarocarotenuto.it/wp-content/uploads/2012/01/ip-e1319646679684.jpg"><img style="background-image: none; margin: 0px 10px 10px 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; display: inline; float: left; padding-top: 0px; border: 0px;" title="ip-e1319646679684" src="http://www.gennarocarotenuto.it/wp-content/uploads/2012/01/ip-e1319646679684_thumb.jpg" border="0" alt="ip-e1319646679684" width="244" height="237" align="left" /></a>Sebastián Piñera, ancora presentato sul mainstream mediatico come un politico di successo, è oramai alla disperazione. Dopo i fasti televisivi della liberazione dei 33 minatori, quando aveva saputo capitalizzare lo stare per settimane col favore di telecamera a fianco al pozzo dove i poveri lavoratori erano rinchiusi a causa della deregulation del settore minerario dettata dal modello neoliberale, Piñera si va rivelando per quel berluschino che è e i cileni stanno dimostrando di non voler più merce avariata. Appena il 23% lo appoggia ancora e ben il 62% lo disapprova. Sono dati catastrofici, i peggiori per qualunque presidente dal ritorno alla democrazia nel 1990. In cambio (fonte CEP) ben il 70% dei cileni appoggia il movimento studentesco, un dato insolito a livello mondiale per movimenti di questo tipo, soprattutto dopo così tanti mesi di un conflitto che ha paralizzato l’anno accademico e scolastico nel paese ma ha visto sempre i genitori e gran parte della società a fianco degli studenti.</p>
<p>Il movimento è in queste settimane semisilente -in Cile è piena estate- ma pronto a riprendere con più forza il prossimo marzo. Affronterà Beyer, nuovamente un uomo del conflitto come Lavín. Gli studenti continueranno a chiedere più educazione pubblica e la fine del lucro e il ministro risponderà con più individualismo e più profitto, mascherati come libertà di scelta. Tra tutti i movimenti che nel 2011 sono comparsi a livello mondiale, i vari indignados, occupy e primavere arabe, quello cileno è quello che ha mantenuto più a lungo il campo sulla base di una chiarezza ideologica e senza alcun dubbio nello schierarsi politicamente a sinistra. Adesso si prepara il momento dello scontro finale. O con Camila Vallejo o con Harald Beyer. O con il movimento studentesco o con i “momios” neoliberali.</p>
<p class="postAuthorLink">Gennaro Carotenuto su http://www.gennarocarotenuto.it </p>]]></content:encoded>
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		<title>Anche i bambini del Mali solidarizzano con gli studenti cileni</title>
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		<pubDate>Thu, 10 Nov 2011 18:24:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gennaro Carotenuto</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Scuola, università, ricerca]]></category>

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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.gennarocarotenuto.it/wp-content/uploads/2011/11/Ad1ED1iCMAAYDGB.jpg"><img style="background-image: none; border-bottom: 0px; border-left: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; display: block; float: none; margin-left: auto; border-top: 0px; margin-right: auto; border-right: 0px; padding-top: 0px" title="Ad1ED1iCMAAYDGB" border="0" alt="Ad1ED1iCMAAYDGB" src="http://www.gennarocarotenuto.it/wp-content/uploads/2011/11/Ad1ED1iCMAAYDGB_thumb.jpg" width="604" height="454" /></a></p>
<p class="postAuthorLink">Gennaro Carotenuto su http://www.gennarocarotenuto.it </p>]]></content:encoded>
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		<title>Dalla Stazione #Leopolda il treno di Matteo Renzi parte a marcia indietro verso gli anni &#8216;90 (#occupypd)</title>
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		<pubDate>Sat, 29 Oct 2011 09:38:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gennaro Carotenuto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Diritti civili]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Politica italiana]]></category>
		<category><![CDATA[Primo piano]]></category>
		<category><![CDATA[Scuola, università, ricerca]]></category>

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		<description><![CDATA[Dicono che sia bravo e simpatico Matteo Renzi, e buchi il video con la parlata fiorentina, la faccia da ragazzo e la mela della Apple come status symbol ostentato, estenuante fino a divenire pacchiano. Da San Giovanni a Santo Steve Jobs come se davvero, come nella pubblicità, anche per l’Italia di oggi bastasse un’App per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.gennarocarotenuto.it/wp-content/uploads/2011/10/Renzi.jpg"><img style="background-image: none; border-bottom: 0px; border-left: 0px; margin: 0px 0px 10px 10px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; display: inline; float: right; border-top: 0px; border-right: 0px; padding-top: 0px" title="Renzi" border="0" alt="Renzi" align="right" src="http://www.gennarocarotenuto.it/wp-content/uploads/2011/10/Renzi_thumb.jpg" width="454" height="275" /></a>Dicono che sia bravo e simpatico Matteo Renzi, e buchi il video con la parlata fiorentina, la faccia da ragazzo e la mela della Apple come status symbol ostentato, estenuante fino a divenire pacchiano. Da San Giovanni a Santo Steve Jobs come se davvero, come nella pubblicità, anche per l’Italia di oggi bastasse un’App per ogni cosa. </p>
<p>Ho ascoltato con l’attenzione che merita la riunione messa insieme da uno dei possibili candidati del centrosinistra per le primarie alla Stazione Leopolda di Firenze. Ho ascoltato una quantità di idee e ideine di buon senso comune, che potevano far parte di qualunque programma politico, da Larussa a Grillo ma avrei stretto la mano a Renzi quando ha scandito: “chi nasce in Italia è italiano”. </p>
<p>Alla fine, e cerco di spiegare perché, ne ho ricavato tre sensazioni guida. La prima è che gli intervenuti cancellino a pié pari l’ultimo decennio e tornino agli anni novanta, a Bill Clinton, alla New economy (l’oblio per Barack Obama è assordante) per poter cancellare (seconda sensazione) tutti i fallimenti certificati del modello economico, a partire dalla crisi, e poter riproporre lo stesso pensiero unico come se il muro di Berlino fosse caduto ieri e non ventidue anni fa. La terza è la triste impressione del fashion per il fashion e di un marketing politico che dall’essere mezzo diviene il fine stesso della politica.</p>
<p>  <span id="more-16885"></span>
<p>Va di moda il cervello in fuga e mettiamoci il cervello in fuga e non importa se calunniamo anche il giusto con il peccatore e chi l’Università la manda avanti tutti i giorni senza un Euro e ci è entrato senza raccomandazioni né essendo figlio di barone. È vecchia come il mondo l’arte di scegliere il nemico e bastonarlo per compiacere i propri. Vanno di moda le “startup” (nuove imprese) e non parliamo d’altro. Sono importanti, ma il mercato del lavoro è un po’ più complesso. Va di moda la banda larga (per carità, che ideona!) e qualcuno tra gli oratori sembra ancora credere che domani sarà tutto telelavoro. Forse perciò nessuno ha nominato i treni per i pendolari, il tessile di Prato, i mobili di Matera, la ceramica di Sassuolo, le scarpe di Montegranaro (do you know Della Valle, Renzi?), i cassintegrati cinquantenni. Che noia i cassintegrati cinquantenni, vero? Meglio nasconderli sotto il MacBook.</p>
<p>A volte la gioventù (insomma, 36 anni, mica 16…) fa perfino brutti scherzi. Ma è possibile riproporre “as is” le “tre ï”, Internet, Inglese, Impresa, senza neanche spiegare che sì, era il programma di Berlusconi del 2001, ma noi lo faremo (chissà perché), meglio? Si può parlare di meritocrazia con gli stessi foglietti dei ghost writer di Mariastella Gelmini? Ci si può spacciare per nuovi, per rottamatori, col programma di D’Alema del secolo scorso: “pensiero unico”, mercato, flessibilità, profitto, spolverandolo appena con un po’ di fotovoltaico e un&#160; po’ di banda larga? Cosa vende ‘l Renzi, se non l’adesione piena al modello economico che ci ha portato al disastro, con Marchionne “senza sé e senza ma”, e con la lettera della BCE come programma politico –dichiarato- da applicare pedissequamente come se Trichet fosse Mosé?</p>
<p>Spero di sbagliare ma mi pare che nessuno abbia parlato di “beni comuni”. Come nessuno ha fatto riferimento agli “indignati” che dal Cairo a Madrid a Santiago fino a Wall Street (dove di banda larga ne hanno a pacchi e le startup nascono come funghi) stanno palesando quanto il modello economico dal quale Renzi non si differenzia mai non sia affatto –neanche negli Stati Uniti dove i neolaureati sono sepolti dai debiti- pensato per favorire i gggiovani e il merito, ma solo i ricchi e i ben nati. Non perché tu debba andare ad occupare Wall Strett, ma neanche puoi far finta che nulla sia successo nell’ultimo decennio, che la crisi non sia sistemica e che basta fare come in America per far rifiorire l’Italia… Sta roba, Matteo, andava bene al tempo di Clinton e della bolla della new economy, non dopo il 2008 e mi sa che quello vecchio qui sei tu.</p>
<p>Se è un’altra parrocchia lo si dichiari, senza infiocchettare il nulla, come ha fatto lo scrittore Alessandro Baricco. Ai più avvertiti quelle parole di Baricco avranno ricordato lo squallido esercizio retorico di Giampaolo Pansa, “e se lo dico io che sono di sinistra che i partigiani erano brutti e cattivi…”, “e se lo dico io che sono di sinistra –ha detto- che siamo&#160; più conservatori dei conservatori…”. Non fatevi ingannare dal packaging. Quella frase non vuol dire nulla. Semplicemente suona bene: un mantra buono per Cicchitto come per Baricco, per Gelmini come per Renzi: “la sinistra è conservatrice e va buttata come acqua sporca insieme al bambino”. Alla Leopolda s’è ripetuto fino alla noia. Poi Renzi sfotte Pierluigi Bersani su Martin Aubry (la segretaria del PSF sconfitta alle primarie) e si sente François Hollande (il burocrate di partito che l’ha battuta) ma neanche sa chi è Arnaud Montebourg (il vero outsider, con un programma critico verso il neoliberismo). Candidati Renzi. Io ti voto contro.</p>
<p>#occupypd</p>
<p class="postAuthorLink">Gennaro Carotenuto su http://www.gennarocarotenuto.it </p>]]></content:encoded>
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		<title>Universit&#224;: la formazione te la paghi a parte</title>
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		<pubDate>Sun, 23 Oct 2011 10:20:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gennaro Carotenuto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Scuola, università, ricerca]]></category>

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		<description><![CDATA[Ho appena fatto un bonifico (non fondi di ricerca, my money) per l&#8217;iscrizione ad un corso di inglese per fini accademici organizzato dall&#8217;Università per la quale sono dipendente a tempo indeterminato. Abbiamo fatto domanda in oltre 40, ci hanno ammessi in 30. In settimana ci sarà anche un altro corso, sempre a pagamento e sempre [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ho appena fatto un bonifico (non fondi di ricerca, my money) per l&#8217;iscrizione ad un corso di inglese per fini accademici organizzato dall&#8217;Università per la quale sono dipendente a tempo indeterminato. Abbiamo   <br />fatto domanda in oltre 40, ci hanno ammessi in 30.</p>
<p>  <span id="more-16838"></span>
<p>In settimana ci sarà anche un altro corso, sempre a pagamento e sempre riservato ai dipendenti, su come fare a partecipare a PRIN, FIRB eccetera, ovvero paghiamo con soldi privati per trovare fondi pubblici da spendere per lavorare meglio.   <br />Visto che a uno dei due corsi ho accettato di partecipare e non escludo di partecipare anche ad altri in futuro, non ne faccio una questione dogmatica. Ricordo che papà (che dirigeva un ufficio postale) per anni ha sempre comprato a sue spese la cancelleria, penne, matite, gomme, indispensabili a far funzionare la baracca e, soprattutto, da studioso di storia delle relazioni internazionali mi son pagato con i magri assegni di ricerca o col mio lavoro anni di studio in America latina.    <br />Al di là del non scandalizzarsi, questa cosa mi ha colpito. La nostra Società Scientifica (la SISSCO) ci indica come fondamentale lo scrivere in inglese (facciamo gli storici e molti di noi si occupano esclusivamente di    <br />Italia) e la capacità di reperire fondi è da tutti considerata strategica per essere bene accolti nelle strutture. Su questo non ci sono molti dubbi.    <br />La scelta (obbligata?) di farci pagare per formarci mi sembra però debole e recessiva. È come se una volta di più sia affidato alla nostra buona volontà -senza un disegno collettivo- il navigare una barca con sempre più zavorra.    <br />Altro che merito, controlli, valutazione. Se vuoi fare fai, altrimenti siediti e aspetta la pensione. Nessuno ti sveglierà.</p>
<p class="postAuthorLink">Gennaro Carotenuto su http://www.gennarocarotenuto.it </p>]]></content:encoded>
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		<title>Aspettando il 15 ottobre&#8230; lezioni di crisi dall&#8217;America latina</title>
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		<pubDate>Fri, 14 Oct 2011 08:42:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gennaro Carotenuto</dc:creator>
				<category><![CDATA[America latina]]></category>
		<category><![CDATA[Primo piano]]></category>
		<category><![CDATA[Scuola, università, ricerca]]></category>

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		<description><![CDATA[Pubblico volentieri una breve intervista che ho rilasciato a Catania (dietro si coglie il Monastero dei Benedettini, la sede più bella d&#8217;Italia per una facoltà universitaria, quella di Lettere) per U-Station ad Alberto Conti sulla crisi e sull&#8217;America latina. Ciò nell&#8217;ambito della tre giorni &#8220;lezioni di crisi&#8221; organizzata dal collettivo di docenti, ricercatori e studenti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="540" height="405" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="wmode" value="transparent" /><param name="src" value="http://www.ustation.it/mod/mediastream/swf/jwplayer.swf?file=%2Fvideostream%2F2199.flv&amp;controlbar=over&amp;image=http%3A%2F%2Fwww.ustation.it%2Fvideostream%2Fpreview%2F5120&amp;logo=http%3A%2F%2Fwww.ustation.it%2Fmod%2Ftemplate%2Fimages%2Flogo_embed.png" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="540" height="405" src="http://www.ustation.it/mod/mediastream/swf/jwplayer.swf?file=%2Fvideostream%2F2199.flv&amp;controlbar=over&amp;image=http%3A%2F%2Fwww.ustation.it%2Fvideostream%2Fpreview%2F5120&amp;logo=http%3A%2F%2Fwww.ustation.it%2Fmod%2Ftemplate%2Fimages%2Flogo_embed.png" wmode="transparent" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
<p>Pubblico volentieri una breve intervista che ho rilasciato a Catania (dietro si coglie il Monastero dei Benedettini, la sede più bella d&#8217;Italia per una facoltà universitaria, quella di Lettere) per U-Station ad Alberto Conti sulla crisi e sull&#8217;America latina.</p>
<p>Ciò nell&#8217;ambito della tre giorni &#8220;lezioni di crisi&#8221; organizzata dal collettivo di docenti, ricercatori e studenti dell&#8217;Università di Catania alla quale abbiamo partecipato Ugo Mattei, Francesco Sylos Labini e chi scrive.</p>
<p class="postAuthorLink">Gennaro Carotenuto su http://www.gennarocarotenuto.it </p>]]></content:encoded>
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		<title>Catania &#8211; &quot;L&#8217;America latina da alunna modello del FMI a frammento di mondo multipolare&quot;</title>
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		<pubDate>Mon, 10 Oct 2011 08:10:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gennaro Carotenuto</dc:creator>
				<category><![CDATA[America latina]]></category>
		<category><![CDATA[Globalizzazione]]></category>
		<category><![CDATA[Neoliberismo]]></category>
		<category><![CDATA[Primo piano]]></category>
		<category><![CDATA[Scuola, università, ricerca]]></category>
		<category><![CDATA[Storia]]></category>
		<category><![CDATA[Primavera latinoamericana]]></category>

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		<description><![CDATA[Martedì 11 Ottobre, ore 16.30 &#8211; ex Monastero dei Benedettini – Facoltà di Lettere &#8211; Aula 1 GENNARO CAROTENUTO &#8211; Università di Macerata &#8211; &#34;L&#8217;America latina da alunna modello del FMI a frammento di mondo multipolare&#34; &#8211; introduce Attilio Scuderi (Università di Catania) &#160; L’iniziativa è nell’ambito di una serie d’incontro organizzati dal Coordinamento Unico [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.gennarocarotenuto.it/wp-content/uploads/2011/10/america.gif"><img style="background-image: none; border-bottom: 0px; border-left: 0px; margin: 0px 0px 0px 10px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; display: inline; float: right; border-top: 0px; border-right: 0px; padding-top: 0px" title="america" border="0" alt="america" align="right" src="http://www.gennarocarotenuto.it/wp-content/uploads/2011/10/america_thumb.gif" width="182" height="209" /></a>Martedì 11 Ottobre, ore 16.30 &#8211; ex Monastero dei Benedettini – Facoltà di Lettere &#8211; Aula 1    <br />GENNARO CAROTENUTO &#8211; Università di Macerata &#8211; &quot;L&#8217;America latina da alunna modello del FMI a frammento di mondo multipolare&quot; &#8211; introduce Attilio Scuderi (Università di Catania)</p>
<p>&#160;</p>
<p>  <span id="more-16697"></span>
<p>L’iniziativa è nell’ambito di una serie d’incontro organizzati dal Coordinamento Unico d’Ateneo, che riunisce Professori, ricercatori, precari e studenti dell&#8217;Università di Catania e che riporto in calce:</p>
<p>L’ALTRA FACCIA DELLA CRISI</p>
<p>La crisi economica viene presentata dai media e dai politici con il linguaggio della finanza internazionale, come un evento incontrollabile proveniente da entità astratte (i mercati e la speculazione) e da Istituzioni molto lontane (l&#8217;Europa, il Fondo Monetario Internazionale) che dettano agli Stati (ancora sovrani?) ricette per evitare il fallimento, per &quot;non fare la fine della Grecia&quot;: pareggio di bilancio, &quot;riforme&quot; che riducono i diritti e smantellano lo stato sociale, ma soprattutto &quot;sacrifici&quot; che colpiscono principalmente i ceti medio-bassi.   <br />Ma è davvero così? Esiste la possibilità di leggere questa crisi in maniera alternativa, individuando altre soluzioni? In vista della giornata internazionale degli Indignados del 15 Ottobre &quot;United for global change&quot;, i ricercatori, i docenti, i precari e gli studenti mobilitati per una Università pubblica, libera, democratica e aperta, provano a farlo proponendo a tutti i cittadini un ciclo di incontri e dibattiti, in cui saranno evidenziate le conseguenze sociali, economiche, politiche e culturali della crisi che media e politici continuano a nascondere.</p>
<p>Martedì 11 Ottobre, ore 16.30 &#8211; ex Monastero dei Benedettini &#8211; Aula 1   <br />GENNARO CAROTENUTO &#8211; Università di Macerata    <br />&quot;L&#8217;America latina da alunna modello del FMI a frammento di mondo multipolare&quot;    <br />- introduce Attilio Scuderi (Università di Catania)</p>
<p>Mercoledì 12 Ottobre, ore 17.00   <br />Facoltà di Giurisprudenza, Villa Cerami &#8211; Aula 5    <br />FRANCESCO SYLOS LABINI &#8211; CNR, Centro &quot;E.Fermi&quot; (Roma)    <br />&quot;Università e ricerca: trasformazioni e prospettive in tempo di crisi&quot;    <br />- introduce Andrea Rapisarda (Università di Catania)</p>
<p>Mercoledì 12 Ottobre, ore 20.00   <br />Centro Culturale Zo, Piazzale Asia 6    <br />Ernesto de Cristofaro (Università di Catania) presenta:    <br />I BENI COMUNI, UN MANIFESTO    <br />Autore UGO MATTEI &#8211; Università di Torino</p>
<p>Giovedì 13 Ottobre, ore 15.30   <br />Facoltà di Scienze Politiche, via V. Emanuele 49 &#8211; Aula Magna    <br />UGO MATTEI &#8211; Università di Torino    <br />&quot;I beni comuni come strategia di uscita dalla crisi&quot;    <br />- introduce Gianni Piazza (Università di Catania)    <br />Coordinamento Unico d&#8217;Ateneo di Catania    <br />Movimento Studentesco Catanese    <br />Rete 29 Aprile</p>
<p class="postAuthorLink">Gennaro Carotenuto su http://www.gennarocarotenuto.it </p>]]></content:encoded>
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		<title>Dieci domande a Mariastella Gelmini</title>
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		<pubDate>Sun, 09 Oct 2011 16:02:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gennaro Carotenuto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Politica italiana]]></category>
		<category><![CDATA[Primo piano]]></category>
		<category><![CDATA[Scuola, università, ricerca]]></category>

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		<description><![CDATA[La Rete della Conoscenza, dopo l’intervista nella quale il Ministro Gelmini ammette per la prima volta che ci sono stati tagli e che questi fossero sbagliati pone dieci domande al Ministro. È interessante condividerle il più possibile. La faccia tosta della ministra Gelmini ha dell&#8217;incredibile. Nell&#8217;intervista di oggi a Repubblica, insieme a un&#8217;autocritica davvero oltre [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><a href="http://www.gennarocarotenuto.it/wp-content/uploads/2011/10/protesta_gelmini_555.jpg"><img style="background-image: none; border-bottom: 0px; border-left: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; display: block; float: none; margin-left: auto; border-top: 0px; margin-right: auto; border-right: 0px; padding-top: 0px" title="protesta_gelmini_555" border="0" alt="protesta_gelmini_555" src="http://www.gennarocarotenuto.it/wp-content/uploads/2011/10/protesta_gelmini_555_thumb.jpg" width="559" height="448" /></a></em></p>
<p><em>La </em><a href="http://www.retedellaconoscenza.it/" target="_blank"><em>Rete della Conoscenza</em></a><em>, dopo <a href="http://www.repubblica.it/scuola/2011/10/09/news/gelmini-22924331/?ref=HREC1-2" target="_blank">l’intervista</a> nella quale il <a href="http://www.gennarocarotenuto.it/16682-mariastella-gelmini-ho-sbagliato-ma-non-si-dimette/" target="_blank">Ministro Gelmini</a> ammette per la prima volta che ci sono stati tagli e che questi fossero sbagliati pone dieci domande al Ministro. È interessante condividerle il più possibile.</em></p>
<p>  <span id="more-16689"></span>
<p>La faccia tosta della ministra Gelmini ha dell&#8217;incredibile. Nell&#8217;intervista di oggi a Repubblica, insieme a un&#8217;autocritica davvero oltre i limiti del ridicolo, la nostra ministra &quot;preferita&quot; riesce a mettere in fila delle perle non da poco: l&#8217;economia definita &quot;un ragionamento più grande di me&quot;, i dati sulle bocciature che &quot;a me sembrano in crescita, ma su due piedi non riesco a darle conferma&quot;, il tunnel tra Cern e Gran Sasso che &quot;so che non esiste, ho visitato il Cern e non ho visto tunnel&quot;.</p>
<p>Ma non è il livello culturale imbarazzante della nostra ministra per l&#8217;istruzione, l&#8217;università e la ricerca a preoccuparci, bensì la sua attitudine a continuare a mentire sapendo di mentire: nell&#8217;intervista di oggi, afferma &quot;basta, i tagli sono finiti. [...] Stiamo già investendo, in verità, [...] Nella legge di stabilità ci saranno 100 milioni per le borse di studio universitarie&quot;.</p>
<p>L&#8217;affermazione di per sé sarebbe in ogni caso ridicola: dopo aver tagliato ben 569,5 milioni di euro negli ultimi 3 anni al fondo di finanziamento ordinario delle università (a cui si aggiungono quelli alla scuola), non ci sarebbe da vantarsi a mettere fine ai tagli. Semplicemente, non c&#8217;è più niente da tagliare.   <br />Eppure, in ogni caso, non è così. <strong>La ministra sta continuando a tagliare: la legge 133/2008 prevede altri due scaglioni, che toglieranno alle università altri 417 milioni per il 2012 e 455 per il 2013.</strong></p>
<p><strong>Ma la bufala più grande è quella sulle borse di studio: i 100 milioni di euro che la ministra promette di investire non sono che la minima parte di quelli che ha già tagliato.</strong> Nel 2009 il fondo per il diritto allo studio era di 246 milioni di euro, e già non bastava per coprire (unico caso in Europa) neanche gli studenti che erano considerati idonei per legge. Quel fondo è stato ridotto a 99 milioni nel 2010 e a 26 milioni nel 2011. Quest&#8217;ultimo dato è stato poi corretto dopo le gigantesche mobilitazioni dello scorso anno, ma era un&#8217;una tantum, quindi da lì si riparte: i 100 milioni che la ministra promette non sono altro che una piccolissima parte di quelli che lei stessa ha già tagliato, e non basteranno neanche a farci tornare ai livelli (assolutamente insufficienti, i più bassi dell&#8217;intera Ocse) a cui eravamo 3 anni fa.</p>
<p><strong>Con che faccia, ministra Gelmini, viene a chiederci di dialogare, dopo che per 3 anni ha chiuso le porte in faccia sia alle nostre proteste (dall&#8217;Onda del 2008 al gigantesco movimento dello scorso anno) sia alle nostre proposte (leggibili su <a href="http://www.altrariforma.it/">www.altrariforma.it</a>)? Con che faccia, ministra Gelmini, viene a chiederci di dialogare, mentre continua a mentire e truccare i numeri?</strong></p>
<p><strong>Cara ministra, se lei volesse davvero un dialogo con noi (che noi non abbiamo mai rifiutato), farebbe 10 semplicissime cose, per dimostrare che non ci sta prendendo in giro:</strong></p>
<p>1) Perché non sospende l&#8217;iter di attuazione della riforma dell&#8217;università? L&#8217;ultima parola sugli statuti spetta al ministero, lei potrebbe tranquillamente fermarli e rimettere tutto in discussione.</p>
<p>2) Perché non sottopone quella riforma a un referendum democratico tra tutte le componenti della comunità accademica? Se, come lei dice, questa riforma fa gli interessi degli studenti e a protestare è una minoranza politicizzata, non dovrebbe avere preoccupazioni sull&#8217;esito&#8230;</p>
<p>3) Perché non chiede al parlamento di abrogare la legge 133/2008? Se, come lei dice, &quot;i tagli sono finiti&quot;, non sarebbe il caso di farli finire sul serio?</p>
<p>4) Perché non presenta una proposta di legge quadro sul diritto allo studio che fissi i livelli essenziali delle prestazioni che le Regioni devono rispettare, come previsto dalla Costituzione? Se non sa cosa scriverci, non c&#8217;è problemi, può copiare da<a href="http://www.altrariforma.it/">www.altrariforma.it</a></p>
<p>5) Perché non interrompe il piano di riduzione del personale che sta abbattendo drasticamente la qualità della didattica delle nostre scuole, impedendo ogni innovazione, ogni rapporto studente-decente, ogni sperimentazione, e costringendoci a stare in 30 per classe in aule che cadono a pezzi?</p>
<p>6) Perché non chiede a Maroni e Alemanno di revocare la zona rossa intorno al centro storico di Roma? L&#8217;Italia è l&#8217;unico paese d&#8217;Europa in cui è proibito manifestare sotto i palazzi delle istituzioni. Che dialogo vuole, se non ci permettete neanche di avvicinarci senza schierare plotoni di polizia?</p>
<p>7) Perché non finanzia la legge 23/1996 sulla messa in sicurezza degli edifici scolastici? Non chiediamo niente di straordinario, solo di rispettare la legge: il 40% delle nostre scuole non ha l&#8217;idoneità statica.</p>
<p> <img src='http://www.gennarocarotenuto.it/wp-includes/images/smilies/icon_cool.gif' alt='8)' class='wp-smiley' /> Perché non sospende i finanziamenti alle scuole private, un privilegio ancora più odioso in questo momento di crisi? Se mancano i soldi per tutti, come mai a noi arrivano i tagli e ai figli di papà i fondi?</p>
<p>9) Perché non propone uno statuto dei diritti degli studenti in stage (tranquilla, l&#8217;abbiamo già pronto, può copiare anche quello), per dare tutele e garanzie agli studenti inseriti in questi percorsi?</p>
<p>10) Infine, cara ministra: perché non ci ascolta? Perché da anni non solo rifiuta di confrontarsi con il movimento studentesco, ma ha anche smesso di presentarsi nelle scuole e nelle università, per non essere contestata? Come può essere credibile una richiesta di dialogo se non esce dal suo palazzo?</p>
<p>Insomma, cara ministra, <strong>se lei volesse davvero ammettere di avere sbagliato, come ha scritto oggi Repubblica, potrebbe fare una cosa semplice semplice: cancellare tutti gli errori che ha fatto in questi 3 anni, abrogare le leggi, restituire i soldi tagliati, sospendere gli iter di riforma, e poi, quando la situazione sarà tornata quella pre-2008, potremo discutere tutti insieme di come cambiare una scuola e un&#8217;università che a noi di certo non vanno bene così come stanno.</strong></p>
<p>Se non farà questo, vorrà dire che la sua autocritica è falsa come il suo tunnel. E il confronto con noi sarà nelle strade e nelle piazze di questo autunno di mobilitazione, per ribadire la nostra richiesta di dimissioni per lei e per tutto il suo governo.</p>
<p class="postAuthorLink">Gennaro Carotenuto su http://www.gennarocarotenuto.it </p>]]></content:encoded>
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		<title>Mariastella Gelmini: &#8220;ho sbagliato&#8221;, ma non si dimette</title>
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		<pubDate>Sun, 09 Oct 2011 08:18:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gennaro Carotenuto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica italiana]]></category>
		<category><![CDATA[Scuola, università, ricerca]]></category>
		<category><![CDATA[Mariastella Gelmini]]></category>

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		<description><![CDATA[Il Ministro Gelmini ammette di aver sbagliato con i tagli sanguinosi a scuola e università (che fino a ieri aveva impudicamente negato) ma neanche prende in considerazione l&#8217;ipotesi di trarne le conseguenze e dimettersi: &#8220;mai&#8221;. Pedina di decisioni altrui, finge addirittura di aprire agli studenti che protestano per esporsi a questa ennesima figuraccia (ormai una [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="_mcePaste">Il Ministro Gelmini ammette di aver sbagliato con i tagli sanguinosi a scuola e università (che fino a ieri aveva impudicamente negato) ma neanche prende in considerazione l&#8217;ipotesi di trarne le conseguenze e dimettersi: &#8220;mai&#8221;.<span id="more-16682"></span></div>
<div id="_mcePaste">Pedina di decisioni altrui, finge addirittura di aprire agli studenti che protestano per esporsi a questa ennesima figuraccia (ormai una alla settimana, dai neutrini ai quiz dei presidi) come contributo alla strategia di indebolimento di Giulio Tremonti.</div>
<div id="_mcePaste">Burattina eterodiretta, dall&#8217;inizio alla fine.</div>
<p class="postAuthorLink">Gennaro Carotenuto su http://www.gennarocarotenuto.it </p>]]></content:encoded>
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		<title>Da Eduardo de Filippo a Riccardo Iacona di &#8220;Presa diretta&#8221;: per gli italiani è ancora &#8220;fuitevenne&#8221;</title>
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		<pubDate>Sun, 02 Oct 2011 22:50:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gennaro Carotenuto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Legalità]]></category>
		<category><![CDATA[Media]]></category>
		<category><![CDATA[Politica italiana]]></category>
		<category><![CDATA[Precarietà]]></category>
		<category><![CDATA[Primo piano]]></category>
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		<description><![CDATA[Quello che stupisce, sopravvivendo con pena alla puntata di ieri sulla precarietà di Presa diretta, il programma di Riccardo Iacona su RAI3, è che perfino chi come chi scrive uno straccio di lavoro in Italia ce l&#8217;ha, si ritrova a pensare ad andarsene all&#8217;estero come una svolta desiderabile. Come se l&#8217;incerto all&#8217;estero fosse comunque da [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="_mcePaste" style="text-align: center;"><a href="http://www.gennarocarotenuto.it/wp-content/uploads/2011/10/PresadirettatornanoleinchiestediRiccardoIacona.Dal31gennaiosuRaitre.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-16595" title="PresadirettatornanoleinchiestediRiccardoIacona.Dal31gennaiosuRaitre" src="http://www.gennarocarotenuto.it/wp-content/uploads/2011/10/PresadirettatornanoleinchiestediRiccardoIacona.Dal31gennaiosuRaitre.jpg" alt="" width="586" height="392" /></a></div>
<div>Quello che stupisce, sopravvivendo con pena alla puntata di ieri sulla precarietà di Presa diretta, il programma di Riccardo Iacona su RAI3, è che perfino chi come chi scrive uno straccio di lavoro in Italia ce l&#8217;ha, si ritrova a pensare ad andarsene all&#8217;estero come una svolta desiderabile. Come se l&#8217;incerto all&#8217;estero fosse comunque da preferire al certo (ma lo è davvero, sul bagnasciuga del default?) italiano.<span id="more-16594"></span></div>
<div id="_mcePaste">A questo ci ha ridotti il familismo amorale, la corruzione, l&#8217;illegalità, il menefreghismo, il degrado, la rassegnazione, il disprezzo per la cosa pubblica, il tradimento della politica. Non è sempre stato e non sarà sempre così, ma oggi è diffusa la sensazione che l&#8217;Italia non sia un paese dove valga la pena investire se si è onesti, si lavora e non si hanno santi in paradiso.</div>
<div id="_mcePaste">L&#8217;andarsene corrisponde a una presa d&#8217;atto di irredimibilità del paese. È una presa d&#8217;atto diffusa, forse perfino maggioritaria, quasi certamente esagerata rispetto alla realtà, insana, controproducente. Dovrebbe prevalere la rabbia, la denuncia, l&#8217;indignazione. Invece vince la rassegnazione e la ricerca di una salvezza individuale data dall&#8217;emigrazione. Fuitevenne diceva Eduardo più di trent&#8217;anni fa.</div>
<div id="_mcePaste">Non illudiamoci, la volgarità di Silvio Berlusconi ha peggiorato tutto, ha sdoganato i peggiori istinti che prima erano vizi privati laddove si ostentavano pubbliche virtù, ma il cancro era già presente. La corruzione, l&#8217;evasione fiscale, l&#8217;incapacità di rispettare le regole ed esigere che siano rispettate, un rapporto con le istituzioni amorale se non immorale, sono una sorta di nemico invisibile, un virus, un gas inodore eppure mortale. È un nemico che ci rende tutti presbiti, lo vediamo da lontano, si sfuoca da vicino.</div>
<p class="postAuthorLink">Gennaro Carotenuto su http://www.gennarocarotenuto.it </p>]]></content:encoded>
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		<title>Barbara Berlusconi assume Massimo Zennaro, il genio dei neutrini</title>
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		<pubDate>Fri, 30 Sep 2011 06:57:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gennaro Carotenuto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Primo piano]]></category>
		<category><![CDATA[Scuola, università, ricerca]]></category>
		<category><![CDATA[Società]]></category>

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		<description><![CDATA[Barbara Berlusconi, figlia 26enne del presidente del consiglio, avrebbe assunto Massimo Zennaro, già portavoce di Mariastella Gelmini, noto come il progettista del #tunnelgelmini da Ginevra al Gran Sasso, e appena spostato ad altro incarico (stesso appannaggio di 156.000 Euro, dicono) dopo la gaffe che ha fatto ridere il mondo, come suo &#8220;consigliere culturale&#8221;. Le straordinarie [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="_mcePaste"></div>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" src="http://www.donna10.it/wp-content/uploads/2011/04/alexandre-pato-e-barbara-berlusconi-600x450.jpg" alt="" width="450" height="350" /></p>
<div>Barbara Berlusconi, figlia 26enne del presidente del consiglio, avrebbe assunto Massimo Zennaro, già portavoce di Mariastella Gelmini, noto come il progettista del #tunnelgelmini da Ginevra al Gran Sasso, e appena spostato ad altro incarico (stesso appannaggio di 156.000 Euro, dicono) dopo la gaffe che ha fatto ridere il mondo, come suo &#8220;consigliere culturale&#8221;.<span id="more-16546"></span></div>
<div id="_mcePaste">Le straordinarie inclinazioni culturali di Barbarella, fidanzata del calciatore Pato, assursero agli onori della cronaca quando, neolaureata triennale in filosofia presso l&#8217;Università privata San Raffaele di Milano, si vide pubblicamente offerta dal Rettore, Don Verzé, addirittura una cattedra. Alcuni professori -tra i quali Roberta de Monticelli- osarono dissentire pubblicamente.</div>
<div id="_mcePaste"></div>
<div>Adesso la novella BB della cultura italiana sente la necessità di affidarsi al genio dei neutrini Zennaro per il definitivo salto di qualità, chissà verso un Nobel. No, non interroghiamoci su come uno Zennaro qualsiasi si sia trasformato in una sorta di Rasputin del berlusconismo cadente. Verrebbe però da domandare, parafrasando una vecchia canzone di Marco Masini &#8220;perché lo fai, disperata ragazza mia&#8221;.</div>
<p class="postAuthorLink">Gennaro Carotenuto su http://www.gennarocarotenuto.it </p>]]></content:encoded>
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		<title>Forges Davanzati: Riforma Gelmini, i danni della legge fantasma</title>
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		<pubDate>Thu, 08 Sep 2011 17:43:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Neoliberismo]]></category>
		<category><![CDATA[Politica italiana]]></category>
		<category><![CDATA[Primo piano]]></category>
		<category><![CDATA[Scuola, università, ricerca]]></category>

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		<description><![CDATA[Il decadente governo di Silvio Berlusconi, usando la propaganda neoliberale dei Giavazzi&#38;Co., si ascrive per lo meno il merito di una riforma universitaria autodefinita epocale dal ministro Mariastella Gelmini. Ne abbiamo scritto a lungo in questa sede ma, al momento della ripresa dell’attività degli atenei, prevale soprattutto lo sconcerto per la paralisi progressiva di università [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><img style="margin: 0px 0px 10px 10px; display: inline; float: right" align="right" src="http://static.fanpage.it/jobfanpage/wp-content/uploads/2010/12/ddl-gelmini-universit%C3%A0-testo-senato-300x225.jpg" />Il decadente governo di Silvio Berlusconi, usando la propaganda neoliberale dei Giavazzi&amp;Co., si ascrive per lo meno il merito di una riforma universitaria autodefinita epocale dal ministro Mariastella Gelmini. </em></p>
<p><em>Ne abbiamo scritto a lungo in questa sede ma, al momento della ripresa dell’attività degli atenei, prevale soprattutto lo sconcerto per la paralisi progressiva di università strangolate da tagli indiscriminati e per il fatto che –a nuovi statuti oramai scritti e approvati o in via di approvazione e al di là delle critiche di merito alla riforma- la legge risulta di fatto inapplicabile. L’effetto è di cristallizzazione del sistema, il vecchio è morto e il nuovo non avanza, per metà per la mancanza dei decreti attuativi e per metà per mancanza di soldi che il governo non vuol spendere. </em></p>
<p><em>Non solo Tremonti voleva organizzare le nozze della Gelmini con i fichi secchi ma pure i fichi secchi voleva gratis. Propongo l’ottimo pezzo di Forges Davanzati scritto per </em><a href="http://www.sbilanciamoci.info" target="_blank"><em>Sbilanciamoci</em></a><em>. Il governo degli annunci non ha fretta e l’importante è ammazzare l’Università come luogo di pensiero critico e perequazione sociale. Chissà se anche in Italia e anche su questi temi qualcuno ha voglia di indignarsi e/o presentare progetti alternativi </em><em>(gc).</em></p>
<p>Per l&#8217;attuazione della &quot;riforma&quot; dell&#8217;università mancano 38 decreti: il governo non ha soldi né fretta, quel che gli interessa è depotenziare l&#8217;università.</p>
<p>  <span id="more-16418"></span>
<p>Si può supporre che, in mancanza di adeguata informazione, gran parte dell’opinione pubblica sia convinta che questo governo abbia realizzato un’epocale riforma dell’università italiana, riducendone gli sprechi, combattendo le baronie e i nepotismi. Una campagna mediatica molto ben organizzata ha convinto molti che l’università italiana è un luogo nel quale la principale occupazione dei professori è dare posti di lavoro a parenti. Sia ben chiaro che questi casi esistono, ma sia altrettanto chiaro che sono del tutto marginali e stigmatizzati dalla stessa comunità accademica.</p>
<p>A beneficio di chi non è addetto ai lavori, può essere utile rimarcare che la legge 240/2010 (la c.d. riforma Gelmini) è niente affatto attuata e che è molto probabile che non verrà attuata in questa legislatura e in questa forma. Affinché l’articolato normativo possa diventare pienamente operativo, occorre un non meglio precisato numero di decreti attuativi: sebbene possa apparire a dir poco strano, neppure le comunicazioni ufficiali del ministero li quantificano con esattezza. Sul sito del ministero, a fine luglio si leggeva: “dei 38 provvedimenti previsti (decreti legislativi, regolamenti, decreti ministeriali), <b>32</b> sono <b>già</b> stati f<b>irmati dal ministro</b> e a breve saranno emanati anche i restanti 6. <b>7 decreti saranno approvati in via definitiva entro luglio e i rimanenti entro fine settembre</b>”. Si capisce che occorrono 38 decreti attuativi e si legge che, complessivamente, saranno più di 38, inclusi non meglio specificati provvedimenti “rimanenti” (quali?). Contemperando i numeri governativi con quelli forniti dall’opposizione, è verosimile pensare che siano intorno ai quaranta. Ad oggi, soltanto uno risulta pubblicato in Gazzetta ufficiale.</p>
<p>Le motivazioni per le quali è ragionevole attendersi che la ‘riforma’ non andrà a regime (o che verrà rinviata alla prossima legislatura) sono fondamentalmente due.</p>
<p>1) La 240/2010 è una legge estremamente confusa che, da un lato, regolamenta in modo colbertistico, dall’altro, è estremamente vaga. Vaga a tal punto che, a sei mesi dalla sua pubblicazione in Gazzetta ufficiale, il Consiglio universitario nazionale ha fatto rilevare che non è ancora chiaro chi valuterà i professori che saranno sorteggiati per far parte delle commissioni per l’abilitazione nazionale. La legge prevede la valutazione dei loro curricula, ma appunto non individua il soggetto deputato a valutare. E’ anche una legge fatta male. Alcuni esempi: la disposizione che vieta a un docente universitario di partecipare ai concorsi per le abilitazioni nazionali nel caso in cui non abbia superato la selezione nelle tornate precedenti è stata respinta dal Consiglio di stato, con la motivazione (facilmente comprensibile anche per i non addetti ai lavori) che non si può impedire a nessuno di partecipare a un concorso pubblico. Il decreto sul diritto allo studio è fermo alla Conferenza stato-regioni: l’unica certezza è che da quella sede non arriverà la copertura finanziaria, demandata al governo. Misteri aleggiano sulla <i>ratio </i>che ha portato all’aggregazione dei settori disciplinari, ritenuti ‘eccessivi’ perché tautologicamente eccessivi (eccessivi rispetto a quale numerosità ‘ottimale’? calcolata come?).</p>
<p>2) Sussistono poi problemi di copertura finanziaria, che per una riforma pensata a costo zero, sono appunto problemi. Fra questi, i costi relativi alla messa in funzione dell’Agenzia di Valutazione della Ricerca (ANVUR), che dovrà disporre di sedi e personale qualificato per svolgere la propria funzione di valutazione della ricerca universitaria, i costi per le procedure di valutazione di ben 70mila studiosi italiani, da realizzarsi in 18 mesi, i costi per l’espletamento dei concorsi, per un importo complessivo che non è stato stimato su fonti ufficiali.</p>
<p>Va detto che ciò che realmente sta a cuore a questo governo è depotenziare il sistema formativo, mediante una riduzione dei finanziamenti alle università che non ha precedenti nella storia italiana. Dal 2008 al 2011 le somme stanziate per le università pubbliche sono passate da 7.41 miliardi di euro a 6.57 (-11.31%), per ridursi ulteriormente nel 2012 a 6.49 (-12.40) e arrivare nel 2013 con 6,45 miliardi (-12.95). Per questo governo, e per parte del mondo imprenditoriale, la formazione e la ricerca sono esclusivamente un costo. Ciò a ragione del fatto che, in un’ottica di breve periodo, con un sistema produttivo che, salvo rare eccezioni, non esprime domanda di lavoro qualificato (giacché non produce innovazioni), l’istruzione diventa inutile. Lo dimostra in modo inequivocabile l’operato del ministro Sacconi, impegnato a redigere un piano per l’apprendistato – per incentivare il “lavoro manuale” &#8211; e a convincere i giovani che studiare non conviene: la chiamano “inattitudine all’umiltà”. La cui traduzione è: volontà di studiare. Una tesi molto simile a quella sostenuta da Mandeville, che, nel 1723, scriveva: “per rendere felice la società è necessario che la grande maggioranza rimanga ignorante”. E il messaggio è passato, come sta a dimostrarlo il sensibile calo delle immatricolazioni. E come sta a dimostrarlo un sondaggio dell’associazione <i>walk on the job</i>, stando al quale oltre il 60% dei ragazzi intervistati dichiara che la ricerca scientifica è inutile.</p>
<p>La camera dei deputati, nella relazione tecnica del 29 giugno 2011, ha stimato un costo annuo per le procedure di abilitazione scientifica nazionale (pre-requisito per l’accesso alla docenza) pari a €17.000.000. Per quale ragione il ministro Tremonti, il ministro che ci ha spiegato che “la cultura non si mangia”, e che ha appena prodotto un’ulteriore manovra fiscale restrittiva, dovrebbe consentire questa spesa, ancorché modesta? Si può ricordare che il ministro Gelmini ha promesso concorsi per professore di seconda fascia ai ricercatori, nella fase più acuta della loro protesta. A distanza di sette mesi, la promessa rimane tale. Si consideri che, per legge, i ricercatori possono non svolgere attività didattica e che, a fronte di questo, si stima che, nel 2015, 14mila docenti su 57mila andranno in pensione. E’ difficile prevedere quali saranno gli effetti sull’offerta formativa, e sulla sua qualità, dal momento che il numero di corsi di studio è già stato ridotto e il ministero non prevede ulteriori riduzioni.</p>
<p>Ma, a fronte dell’immobilismo ministeriale, la neonata ANVUR è impegnata a produrre documenti di valutazione della ricerca scientifica interamente basati su criteri bibliometrici derivanti da database internazionali. Sia chiaro che la valutazione della ricerca va fatta, e peraltro è da troppo tempo che se ne parla senza realizzarla. Il problema consiste semmai nel<i>come </i>la ricerca scientifica viene valutata. Al di là delle questioni tecniche del caso, va ricordato che i criteri bibliometrici ai quali l’ANVUR si affida non sono stati costruiti con l’obiettivo di valutare i prodotti della ricerca, ma con l’obiettivo di orientare gli acquisiti di libri e riviste scientifiche da parte delle biblioteche universitarie. E va ricordato che tali criteri sono costruiti, perfezionati e offerti da imprese private, il cui legittimo obiettivo è il profitto. Vi è qui una questione di natura etica e una questione di natura sostanziale. Per quanto attiene alla prima, la domanda che ci si pone è: è giusto che la ricerca scientifica sia valutata da agenzie private che cercano – per questa via e, dal loro punto di vista, in modo del tutto legittimo – di monopolizzare il mercato dell’editoria accademica?<a href="http://www.sbilanciamoci.info/Sezioni/italie/Gelmini-i-danni-della-riforma-fantasma-9785#sdfootnote1sym">1</a> Sul piano sostanziale, non è chiaro per quale ragione, nei documenti fin qui prodotti, l’ANVUR riconosca, seppure incidentalmente, che l’uso dei criteri bibliometrici può dar luogo a distorsioni<a href="http://www.sbilanciamoci.info/Sezioni/italie/Gelmini-i-danni-della-riforma-fantasma-9785#sdfootnote2sym">2</a> e, tuttavia, ne propone l’adozione. Se il rischio di implementare un sistema di valutazione imperfetto esiste, non è più ragionevole abbandonare i criteri bibliometrici e far riferimento a criteri che in questo rischio non incorrono?<a href="http://www.sbilanciamoci.info/Sezioni/italie/Gelmini-i-danni-della-riforma-fantasma-9785#sdfootnote3sym">3</a> Almeno in attesa del perfezionamento dei database ai quali si fa riferimento, e volendo, in prima applicazione, quantificare la produttività dei professori e ricercatori<a href="http://www.sbilanciamoci.info/Sezioni/italie/Gelmini-i-danni-della-riforma-fantasma-9785#sdfootnote4sym">4</a>, non è più ragionevole valutare la ricerca sulla base della numerosità della produzione scientifica? <a href="http://www.sbilanciamoci.info/Sezioni/italie/Gelmini-i-danni-della-riforma-fantasma-9785#sdfootnote5sym">5</a></p>
<p><a href="http://www.sbilanciamoci.info/Sezioni/italie/Gelmini-i-danni-della-riforma-fantasma-9785#sdfootnote1anc">1</a> V. <a href="http://gisrael.blogspot.com/2011/07/la-valutazione-delle-universita-inizia.html">http://gisrael.blogspot.com/2011/07/la-valutazione-delle-universita-inizia.html</a>.</p>
<p><a href="http://www.sbilanciamoci.info/Sezioni/italie/Gelmini-i-danni-della-riforma-fantasma-9785#sdfootnote2anc">2</a> Sulla questione si rinvia a A. Figà Talamanca, (2002). <i>The impact factor in the evaluation of the research. </i>“Bulletin du Groupement International pour la Recherche Scientifique en Stomatologie et Odontologie”, Vol 44, No 1.Si veda anche<a href="http://siba2.unile.it/sinm/4sinm/interventi/fig-talam.htm">http://siba2.unile.it/sinm/4sinm/interventi/fig-talam.htm</a>,</p>
<p><a href="http://www.sbilanciamoci.info/Sezioni/italie/Gelmini-i-danni-della-riforma-fantasma-9785#sdfootnote3anc">3</a> In effetti, il rischio sussiste ed è elevato. E’ agevole verificare che utilizzando i registri informatici suggeriti dall’ANVUR, lo stesso autore compare <i>x</i> volte in uno e <i>x+n</i> volte nell’altro, spesso con pubblicazioni diverse. Il che può dipendere dalle politiche editoriali delle singole riviste, che possono scegliere di essere indicizzate in un repertorio e non in un altro; oppure dal fatto che, di norma, l’inclusione di una rivista in un repertorio richiede tempo.</p>
<p><a href="http://www.sbilanciamoci.info/Sezioni/italie/Gelmini-i-danni-della-riforma-fantasma-9785#sdfootnote4anc">4</a> (nella consapevolezza che una maggiore produttività non necessariamente comporta una maggiore qualità della ricerca; così come può essere vero il contrario. Non sempre i ricercatori che pubblicano poco pubblicano ‘meglio’)</p>
<p><a href="http://www.sbilanciamoci.info/Sezioni/italie/Gelmini-i-danni-della-riforma-fantasma-9785#sdfootnote5anc">5</a> E della sua qualità certificata dal fatto che le pubblicazioni su riviste siano state oggetto di referaggio (<i>peer review</i>), cioè siano state valutate da colleghi anonimi a chi sottopone un articolo a una rivista (e l’autore è anonimo al <i>referee</i>). L’adozione di sistemi di <i>peer-review </i>è di norma indicato nel frontespizio della rivista.</p>
<p class="postAuthorLink">Redazione su http://www.gennarocarotenuto.it </p>]]></content:encoded>
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		<title>Camila Vallejo &#8211;minacciata- sotto scorta alla vigilia del grande sciopero in Cile</title>
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		<pubDate>Wed, 24 Aug 2011 01:07:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gennaro Carotenuto</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La corte suprema cilena ha emesso l’ordine di scortare la leader studentesca Camila Vallejo dopo le numerose minacce della quale è stata fatta oggetto nel corso delle ultime settimane e che avevamo denunciato lo scorso 15 agosto. Ha inoltre disposto un supplemento d’indagine su tali minacce, in alcune delle quali si dimostrava di conoscere il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.gennarocarotenuto.it/wp-content/uploads/2011/08/camila-vallejo1_p.jpg"><img style="background-image: none; border-bottom: 0px; border-left: 0px; margin: 0px 10px 10px 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; display: inline; float: left; border-top: 0px; border-right: 0px; padding-top: 0px" title="camila-vallejo1_p" border="0" alt="camila-vallejo1_p" align="left" src="http://www.gennarocarotenuto.it/wp-content/uploads/2011/08/camila-vallejo1_p_thumb.jpg" width="254" height="192" /></a>La corte suprema cilena ha emesso l’ordine di scortare la leader studentesca Camila Vallejo dopo le numerose minacce della quale è stata fatta oggetto nel corso delle ultime settimane e che <a href="http://www.gennarocarotenuto.it/16269-facebook-minacce-di-morte-contro-la-leader-studentesca-cilena-camila-vallejo/" target="_blank">avevamo denunciato lo scorso 15 agosto</a>. </p>
<p>  <span id="more-16345"></span>
<p>Ha inoltre disposto un supplemento d’indagine su tali minacce, in alcune delle quali si dimostrava di conoscere il domicilio e il telefono privato della studentessa.</p>
<p>In particolare la corte suprema ha stabilito che è un crimine utilizzare social network come Facebook o Twitter per minacciare, spaventare o mettere a rischio la sicurezza e la libertà delle persone. </p>
<p>Oggi e domani la Fech, la federazione studentesca della quale Camila è presidente si somma al principale sindacato del paese, la CUT, nel grande sciopero contro le politiche neoliberali del governo. </p>
<p class="postAuthorLink">Gennaro Carotenuto su http://www.gennarocarotenuto.it </p>]]></content:encoded>
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		<title>Il milionesimo notebook di Cristina Fern&#225;ndez de Kirchner</title>
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		<pubDate>Fri, 19 Aug 2011 05:32:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gennaro Carotenuto</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La presidente argentina Cristina Fernández de Kirchner ha consegnato ieri il milionesimo notebook del programma “Collegando uguaglianza” che prevede entro il 2012 di assegnare tre milioni di computer portatili a tutti gli studenti delle scuole medie superiori da Ushuaia a Jujuy. Tale risultato è stato ottenuto in meno di un anno dalla legge in merito [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.gennarocarotenuto.it/wp-content/uploads/2011/08/na03fo01.jpg"><img style="background-image: none; margin: 0px 0px 10px 10px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; display: inline; float: right; padding-top: 0px; border-width: 0px;" title="na03fo01" src="http://www.gennarocarotenuto.it/wp-content/uploads/2011/08/na03fo01_thumb.jpg" border="0" alt="na03fo01" width="236" height="153" align="right" /></a></p>
<p>La presidente argentina Cristina Fernández de Kirchner ha consegnato ieri il milionesimo notebook del programma “<a href="http://www.conectarigualdad.gob.ar/" target="_blank">Collegando uguaglianza</a>” che prevede entro il 2012 di assegnare tre milioni di computer portatili a tutti gli studenti delle scuole medie superiori da Ushuaia a Jujuy.</p>
<p>Tale risultato è stato ottenuto in meno di un anno dalla legge in merito e vuole mettere gli studenti del paese australe in grado di avere un computer a testa accettando la sfida che impone la società dell’informazione nella quale viviamo. Il milionesimo studente, che ha ricevuto il computer dalla stessa presidente, si chiama Cristian Maldonado (foto), è non vedente e ha ricevuto un computer speciale dotato di tutti gli ausili a lui necessari.</p>
<p><span id="more-16307"></span></p>
<p>COMMENTO 1 – Cristina Fernández regala computer per populismo, demagogia, sprecando denaro pubblico e chissà quale affare losco deve esserci sotto. Inoltre questi studenti sono tre milioni di privilegiati che finiranno per usare il computer solo per giocare e guardare video porno a spese delle tasse di tutti gli argentini. Infine, come <a href="http://www.gennarocarotenuto.it/16251-santiago-2011-o-1973/" target="_blank">ha detto</a> il <em>grande</em> presidente cileno Sebastían Piñera: “nulla deve essere gratis in questa vita”.<br />
Questo è grosso modo quello che scriverebbero i media mainstream se non preferissero censurare la notizia che arriva dall’Argentina. Sono gli stessi media che meno di un anno fa, alla morte di Néstor, scrivevano con insultante maschilismo e disprezzo che essendo –a loro dire- Cristina eterodiretta dal marito non sarebbe stata capace di arrivare a fine mandato (<a href="http://www.gennarocarotenuto.it/16273-primarie-in-argentina-trionfa-la-presidente-cristina-fernndez-de-kirchner/" target="_blank">e invece…</a>). Il successo del programma “Collegando uguaglianza” (uguaglianza!) è allora l’ennesimo straordinario risultato di un governo e di un paese che appena dieci anni fa era incaprettato ai voleri dell’FMI che mandava scientemente a morte migliaia di bambini obbligando a chiudere mense scolastiche che rappresentavano l’unica possibilità di nutrirsi. Cristina Fernández –che vi piaccia o no- è probabilmente oggi la più illuminata governante al mondo.</p>
<p>COMMENTO 2 – Domandiamoci perché in Argentina un programma come “Collegando uguaglianza” è possibile e in Italia non è pensabile. Da noi, dal 2003 al 2008 è stato dato un contributo di appena 175 Euro a ogni 16enne che avesse i soldi per pagarsi il resto (un sistema classista ed escludente) e, da quando c’è <a href="http://www.repubblica.it/2009/01/sezioni/scuola_e_universita/servizi/scuola-2009-9/informatica-ridotta/informatica-ridotta.html" target="_blank">Mariastella Gelmini</a>, l’informatica non è più considerata una priorità a scuola. A un ragazzo non vedente come Cristian Maldonado, Cristina Fernández mette a disposizione un computer speciale, se fosse stato italiano, Mariastella Gelmini gli avrebbe levato l&#8217;insegnante di sostegno.<br />
Domandiamoci perché l’India da anni lavora a computer a bassissimo costo per tutti i suoi studenti. Domandiamoci perché, prima dell’Argentina, anche il Perù ha distribuito 800.000 laptop.  Domandiamoci perché in <a href="http://www.gennarocarotenuto.it/16206-corea-del-sud-tra-quattro-anni-la-scuola-sar-completamente-digitale/" target="_blank">Corea del Sud</a> sono addirittura in transizione verso una scuola completamente digitale, senza più carta, maturando un vantaggio competitivo verso gli altri paesi industrializzati che frutterà decine di miliardi di Euro e produrrà decine di migliaia di posti di lavoro nei prossimi decenni.<br />
Domandiamoci perché in Italia tutto ciò non è possibile e poi… cambiamo classe dirigente.</p>
<p class="postAuthorLink">Gennaro Carotenuto su http://www.gennarocarotenuto.it </p>]]></content:encoded>
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		<title>Santiago 2011 (o 1973?)</title>
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		<pubDate>Sat, 13 Aug 2011 15:03:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gennaro Carotenuto</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#160; Un paco (carabiniere) armato fino ai denti trascina per il collo uno studente a mani alzate in una strada di Santiago del Cile durante la dura repressione voluta dal governo neoliberale di Sebastían Piñera due giorni fa. Basta virare al bianco e nero per tornare indietro di 30 anni alla dittatura di Augusto Pinochet [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.gennarocarotenuto.it/wp-content/uploads/2011/08/Paco.jpg"><img style="background-image: none; border-bottom: 0px; border-left: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; display: block; float: none; margin-left: auto; border-top: 0px; margin-right: auto; border-right: 0px; padding-top: 0px" title="Paco" border="0" alt="Paco" src="http://www.gennarocarotenuto.it/wp-content/uploads/2011/08/Paco_thumb.jpg" width="604" height="403" /></a></p>
<p>&#160;</p>
<p>  <span id="more-16251"></span>
<p>Un paco (carabiniere) armato fino ai denti trascina per il collo uno studente a mani alzate in una strada di Santiago del Cile durante la dura repressione voluta dal governo neoliberale di Sebastían Piñera due giorni fa. Basta virare al bianco e nero per tornare indietro di 30 anni alla dittatura di Augusto Pinochet che ha imposto col sangue dei desaparecidos il modello neoliberale contro il quale da mesi scendono in piazza masse di studenti.</p>
<p>Ieri il presidente Sebastían Piñera ha ribadito, in un discorso che riecheggiava le parole di Ronald Reagan, la propria convinzione che nulla, tantomeno salute o educazione, debbano essere pubbliche e gratuite, “perché nulla è gratis su questa terra”. La lotta degli studenti continua.</p>
<p class="postAuthorLink">Gennaro Carotenuto su http://www.gennarocarotenuto.it </p>]]></content:encoded>
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		<title>Londra-Santiago: per chi suona la campana?</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Aug 2011 22:29:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gennaro Carotenuto</dc:creator>
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		<description><![CDATA[CITTÀ DEL MESSICO &#8211; Chi sono i giovani di Londra, Manchester, Birmingham derubricati a criminali dal primo ministro David Cameron, quello della big society escludente? Che relazione c&#8217;è tra loro e quelli di Piazza Syntagma ad Atene, bollati come anarchici dal capo di governo Georgios Papandreu o quelli di Piazza Tahrir al Cairo, stigmatizzati come [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="$Londra3.jpg"></a><a href="http://www.gennarocarotenuto.it/wp-content/uploads/2011/08/Londra1.jpg"><img class="size-full wp-image-16228  aligncenter" title="Londra" src="http://www.gennarocarotenuto.it/wp-content/uploads/2011/08/Londra1.jpg" alt="" width="604" height="341" /></a></p>
<p>CITTÀ DEL MESSICO &#8211; Chi sono i giovani di Londra, Manchester, Birmingham derubricati a criminali dal primo ministro David Cameron, quello della <em>big society</em> escludente? Che relazione c&#8217;è tra loro e quelli di Piazza Syntagma ad Atene, bollati come anarchici dal capo di governo Georgios Papandreu o quelli di Piazza Tahrir al Cairo, stigmatizzati come fondamentalisti islamici dalla stampa mainstream? E con gli &#8220;indignados&#8221; accampati alla Puerta del Sol spagnola? E con gli studenti cileni che da mesi tengono in scacco il più neoliberale dei governi, quello di Sebastián Piñera -che li cataloga come black block- con un programma chiaro come il sole: istruzione pubblica, gratuita e di qualità per tutti?</p>
<p><span id="more-16226"></span></p>
<p>Sono gli stessi giovani definiti <em>racaille</em>, la &#8220;feccia&#8221; delle banlieue francesi del 2005, che permisero a Nicolas Sarkozy di scalare l&#8217;Eliseo mostrando il pugno di ferro o in cosa si differenziano? La semplicità con la quale vengono etichettati da politica e media induce alla prudenza. Solo pochi anni fa George Bush inserì tutti i movimenti indigeni nella lista dei terroristi ed era fiancheggiatore di Bin Laden chi, anche in Italia, si dichiarava contro la guerra in Iraq. Ricordano o no l’89 di Caracas quando una turba resa disperata (70% di poveri nel paese con le maggiori riserve di petrolio al mondo) da quel modello di esclusione sociale protestò e saccheggiò -alimenti o sogni griffati &#8211; mentre il vicepresidente dell&#8217;Internazionale Socialista in carica, Carlos Andrés Pérez, ne faceva massacrare metodicamente a migliaia senza che tale nobile istituzione battesse ciglio? Hanno a che vedere i giovani inglesi col “que se vayan todos” argentino di fine 2001 quando il FMI e le banche imposero al governo la rottura del patto sociale sul quale si basa il capitalismo bloccando i conti correnti delle famiglie?</p>
<p>Sono un nuovo lumpen-proletariato in via di presa di coscienza? Le classi medie impoverite ed impaurite, quelle che in Francia votano Front National e in Italia Lega Nord ne sono controparte o potenziali alleati? Reggerà o crollerà l’odio razzista costruito da anni dal parallelo regime mediatico verso un nemico largamente inventato come collante del sistema? Di nuovo, come nel maggio francese, sarà sufficiente il richiamo all’ordine per le maggioranze silenziose da parte di un nuovo De Gaulle? La rabbia dei giovani inglesi e dei loro omologhi nel mondo è o non è politica?</p>
<p>O è piuttosto l’avanguardia di un nuovo pauperismo settecentesco, quando gran parte delle popolazioni sia urbane che rurali vivevano in stato di indigenza esplodendo periodicamente in <em>jacquerie</em> che l’antico regime aveva gioco facile a reprimere? Dovremo rassegnarci a vivere in società premoderne dove il bisogno torna ad essere stigmatizzato come devianza?</p>
<p>Di sicuro il contemporaneo crollo delle borse (tema che merita trattazione a parte) è funzionale ad un ulteriore irrigidimento del regime neoliberale più che all’apertura di una nuova stagione di giustizia sociale. La politica, negli ultimi trent’anni, ha introiettato nel profondo la sua sottomissione non già all’economia ma alla finanza da disprezzare dichiarazioni come quella di ieri di Amado Boudou, ministro dell’Economia e prossimo vicepresidente argentino, un grillo parlante che ricorda che “compito della politica è fare il bene dei cittadini e non compiacere i mercati”.</p>
<p>Le classi dirigenti verso la preoccupazione, la rabbia semplice della gente comune non provano che disprezzo; scelgono il muro contro muro e aprono praterie alle destre più retrive e essa stessa fa proprie -facendosi scudo dietro emergenze note da anni- scorciatoie antidemocratiche. Dai tea party alla BCE che commissaria grandi paesi come la Spagna o l’Italia, dall’FMI alla stampa di regime, tutti millantano che più privatizzazioni, meno diritti e meno stato sociale sono (per l&#8217;ennesima volta) la via d’uscita ad una crisi da loro stessi creata e che loro dovrebbero pagare. Scommettono di poter controllare la <em>racaille</em> con più esclusione sociale di quella che sono riusciti ad imporre negli ultimi trent’anni per continuare la loro festa. I media si occupano di controllare classi medie e fasce elevate di età schernendo la pancia dei protagonisti dei <em>riots</em>: rubano abiti firmati, hanno Nike ai piedi, saccheggiano negozi di CD e di elettronica. Ripetono tra il finto attonito e il falsamente scandalizzato il loro eterno “che roba Contessa”.</p>
<p>Sì, desiderano. Desiderano i lumpen di Brixton o di Tottenham come quelli di Ciudad Juárez spinti nelle mani dei narcos o quelli di Tunisi o Dakar messi di fronte alla non alternativa del migrare in cerca di una vita degna fatta anche di quei consumi a loro negati. Desiderano pantaloni griffati, scarpe di marca, cellulari ultimo modello. Li desiderava anche Mark Duggan, il primo ragazzo assassinato dai Vopos di Cameron, la polizia incaricata di discernere chi deve stare di qua o di là del muro tra benessere e disagio sociale. Desiderano; e allora? La società dei consumi non è forse stata costruita anche per depotenziare ogni ideale di giustizia sociale e di uguaglianza. Se non possiedi non sei nessuno. Adesso quei giovani pretendono l’inclusione sociale che non possono comprare, desiderando essere qualcuno nell’unico modo possibile in una società consumista deculturizzata e depoliticizzata.</p>
<p>Non sognano l’immaginazione al potere come nel 1968 e nemmeno il dignitoso perbenista american dream di una casa, una famiglia e di un lavoro onesto. Ogni menzogna è caduta: sanno che i soldi si fanno solo con i soldi e a loro è toccato pulire cessi.</p>
<p>Ai ragazzi di Tottenham, come a quelli dell’89 a Caracas, non importa nulla di piacerci. Sono brutti, squallidi, a volte violenti come è violenta, sporca, gretta, viscida l’esclusione sociale. Non vogliono apparire rassicuranti né dipingersi le mani alzate di bianco come fece la Rete Lilliput a Genova dieci anni fa. Quella stagione è passata e tutto è infinitamente peggiore come quel nichilismo distruttivo testimonia.</p>
<p>Hanno una rabbia più post che prepolitica di un mondo che dal sinistro 1979, il tempo di Margareth Thatcher e poco dopo di Ronald Reagan, i padri nobili del disastro attuale, ha coscientemente smantellato due secoli di storia, di convivenza civile, di regole condivise, di speranza nella democrazia di un futuro migliore. Mille blairismi hanno venduto loro la fandonia criminale dei &#8220;prestiti d&#8217;onore&#8221; (un eufemismo per privatizzare l&#8217;educazione) per poter studiare, un modello infame per il quale prima si esclude chi non se la sente di indebitarsi per tutta la vita (9.000 sterline l&#8217;anno se da grande vuoi fare l&#8217;infermiere ma almeno 20.000 se sogni di diventare primario) e poi si carica un macigno sulle spalle di chi ha sfidato il destino per studiare, migliorarsi, ascendere socialmente. Non è questo che dicono le nostre costituzioni ed è desolante che il taglio del 90% delle borse di studio voluto da Mariastella Gelmini in Italia sia passato nell’indifferenza quasi assoluta. Così la generazione precaria si trasforma in generazione fallita, impiccata dalle banche prima ancora di poter trovare un lavoro, farsi una famiglia, comprare una casa. Ma è tutto quello che il sistema offre ed in Italia è alle porte. Lo reclamano a gran voce i &#8220;maître à penser&#8221; del modello come Francesco Giavazzi o i sicari presenti anche nel Partito Democratico, come dimostra la proposta di legge copiata dall’inglese presentata da Pietro Ichino&amp;Co. Magari nella foia da crollo dei mercati il prestito d’onore all’italiana, che comporta l’abbattimento di ogni limite verso l’alto ai costi delle immatricolazioni universitarie, passerà per decreto a Ferragosto.</p>
<p>Ogni paese, ogni rivolta, esprime dunque storie e sensibilità differenti ma classismo, razzismo, esclusione sociale, repressione e criminalizzazione della protesta, meno diritti, più sfruttamento e svuotamento dei processi democratici sono l&#8217;unica ricetta che le classi dirigenti occidentali sanno pensare rispetto ad un modello economico che hanno imposto al pianeta negli ultimi trent&#8217;anno e che, salvo che per i guadagni smisurati di pochi, ovunque è stato applicato ha causato miseria ed esclusione sociale. Ora in quell’incrudelimento ulteriore del modello che secondo tali classi dirigenti la crisi imporrebbe, c’è il definitivo superamento di due secoli di costruzione della democrazia e il ritorno a quel XVIII secolo nel quale la <em>jacquerie</em> e non la militanza era l’espressione del più debole verso la giustizia sociale e la criminalizzazione e non la politica la forma di risoluzione dei conflitti.</p>
<p>Potremmo dire: “indignazione e poi che?” in Spagna, “libertà per farci cosa?” in Medio Oriente, “saccheggio e adesso?” a Londra. Solo in Cile sanno perfettamente cosa fare con la scuola e l’università pubblica, gratuita e di qualità: riaprire le grandi Alamedas dove passa l’uomo libero preconizzato da Salvador Allende. Dalla lucidità cilena all&#8217;ansia di libertà mediorientale al nichilismo britannico vi è un abisso ma anche un filo conduttore comune nella caduta del velo su ogni menzogna neoliberale. Se non hanno pane –direbbe Maria Antonietta- almeno mangino la brioche di un Blackberry. Con il quale si può tessere la Rete di un altro mondo possibile.</p>
<p class="postAuthorLink">Gennaro Carotenuto su http://www.gennarocarotenuto.it </p>]]></content:encoded>
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		<title>Corea del Sud: tra quattro anni la scuola sar&#224; completamente digitale</title>
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		<pubDate>Fri, 22 Jul 2011 23:27:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gennaro Carotenuto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Primo piano]]></category>
		<category><![CDATA[Scuola, università, ricerca]]></category>

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		<description><![CDATA[La scuola paperless, la scuola senza carta, è possibile e sarà realtà in Corea del Sud già dall’anno 2014 per le elementari e dal 2015 per i licei. Lo ha annunciato il ministro per l’educazione che prevede di eliminare per quella data tutti i libri di testo stampati su carta e sostituirli con testi in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.gennarocarotenuto.it/wp-content/uploads/2011/07/Corea.jpg"><img style="background-image: none; border-bottom: 0px; border-left: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; display: block; float: none; margin-left: auto; border-top: 0px; margin-right: auto; border-right: 0px; padding-top: 0px" title="Corea" border="0" alt="Corea" src="http://www.gennarocarotenuto.it/wp-content/uploads/2011/07/Corea_thumb.jpg" width="484" height="362" /></a></p>
<p>La scuola <em>paperless</em>, la scuola senza carta, è possibile e sarà realtà in Corea del Sud già dall’anno 2014 per le elementari e dal 2015 per i licei. Lo ha annunciato il ministro per l’educazione che prevede di eliminare per quella data tutti i libri di testo stampati su carta e sostituirli con testi in formato elettronico.</p>
<p>  <span id="more-16206"></span>
<p>La sostituzione della carta con il digitale, oltre ad avere un impatto ambientale positivo, apre un mondo nuovo all’inventiva degli autori coreani di libri di testo che potranno sbizzarrirsi ad inventare nuovi contenuti multimediali fino a oggi neanche prevedibili. </p>
<p>L’investimento previsto dal ministro per una tale rivoluzione, che avvantaggerà di molti anni la Corea rispetto ai suoi concorrenti e probabilmente di decenni rispetto a paesi industrializzati ma completamente immobili come l’Italia, non è neanche così stratosferico: circa due miliardi di dollari. Riguardo alla tecnologia prescelta è previsto un grande utilizzo del cloud-computing e la fornitura gratuita di tablet-PC, uno strumento in rapida maturazione tecnologica, almeno a tutti gli studenti a reddito medio-basso. </p>
<p>La Corea già oggi è considerato il paese che vanta il sistema scolastico più “wired” al mondo ed è inoltre all’avanguardia nei sistemi di telepresenza per gli studenti assenti da scuola per malattia o altro e nella sperimentazione di sistemi robotizzati d’educazione. Chissà se Mariastella Gelmini capisce di cosa si parla.</p>
<p><strong>Fonte principale: </strong><a href="http://english.chosun.com/site/data/html_dir/2011/06/30/2011063001176.html" target="_blank"><strong>Chosun</strong></a></p>
<p class="postAuthorLink">Gennaro Carotenuto su http://www.gennarocarotenuto.it </p>]]></content:encoded>
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		<title>In Cile si pu&#242;: gli studenti obbligano Sebasti&#225;n Pi&#241;era a cambiare ben otto ministri</title>
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		<pubDate>Mon, 18 Jul 2011 22:43:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gennaro Carotenuto</dc:creator>
				<category><![CDATA[America latina]]></category>
		<category><![CDATA[Cile]]></category>
		<category><![CDATA[Primo piano]]></category>
		<category><![CDATA[Scuola, università, ricerca]]></category>
		<category><![CDATA[Primavera latinoamericana]]></category>

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		<description><![CDATA[Lo ha riconosciuto lo stesso Presidente Sebastián Piñera (destra) con il cambio di ben otto ministri in caduta libera di consenso. Le proteste di un movimento studentesco ogni giorno più forte (nella foto la presidente della FECH, Camila Vallejo) stanno facendo tremare il governo del più stabile dei paesi che in America meridionale affacciano sul [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.gennarocarotenuto.it/wp-content/uploads/2011/07/Camila-Vallejo.jpg"><img style="background-image: none; margin: 0px 0px 10px 10px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; display: inline; float: right; padding-top: 0px; border: 0px;" title="Camila-Vallejo" src="http://www.gennarocarotenuto.it/wp-content/uploads/2011/07/Camila-Vallejo_thumb.jpg" border="0" alt="Camila-Vallejo" width="234" height="234" align="right" /></a>Lo ha riconosciuto lo stesso Presidente Sebastián Piñera (destra) con il cambio di ben otto ministri in caduta libera di consenso. Le proteste di un movimento studentesco ogni giorno più forte (nella foto la presidente della FECH, Camila Vallejo) stanno facendo tremare il governo del più stabile dei paesi che in America meridionale affacciano sul Pacifico e che restano ancorati ai dogmi del neoliberismo.</p>
<p>Avere ogni settimana centinaia di migliaia di persone in piazza per una lotta perfettamente comprensibile quale quella per il diritto allo studio stava minando il consenso del suo governo rendendo un profondo rimpasto ineludibile. Oggi infatti il 53% dei cileni esprimono un giudizio negativo sul governo in rapido aumento dopo i fasti al momento della liberazione dei minatori quando il consenso sfiorava l’80%. Il dissenso si fa poi un’alluvione tra i minori di 35 anni: oggi addirittura il 71% ha un giudizio negativo del governo giunto ad un terzo del suo cammino.</p>
<p><span id="more-16196"></span></p>
<p>Il profondo rimpasto di lunedì 18 luglio ha dunque visto cambiare o ruotare ben otto ministri. Proprio dal Ministero dell’Educazione viene il cambio più importante: rotola via la testa dell’odiatissimo Joaquín Lavín, ex-enfant prodige della destra post-pinochetista oggi 58enne. Membro dell’Opus Dei e quasi presidente nel 1999, Lavín fu sconfitto di misura al ballottaggio da Ricardo Lagos ma seppe raccogliere quasi il 49% dei voti lanciandolo tra gli uomini forti della destra cilena. Scelto da Piñera per l’Educazione si è subito sottratto a qualunque tipo di dialogo col movimento. <a href="http://www.gennarocarotenuto.it/16086-leducazione-devessere-pubblica-perfino-in-cile-pu-finire-il-lungo-inverno-neoliberale-ma-in-italia/" target="_blank">Le continue proteste studentesche, che chiedono il ripristino del diritto ad un’educazione pubblica e gratuita</a> smantellata dalla dittatura e mai più ripristinata in 22 anni di democrazia fondomonetarista, ne hanno infine ottenuto la caduta non prima di aver dilapidato ben 23 punti di popolarità personale in appena due mesi.</p>
<p>Tuttavia il movimento studentesco cileno non può dormire sugli allori e la maggior parte dei cambiamenti sostituiscono con personaggi dal profilo analogo i ministri uscenti o che passano ad altri dicasteri. Al posto di Lavín Sebastián Piñera ha designato un suo clone di 16 anni più giovane. E’ Felipe Bulnes (1969), di Renovación Nacional (RN, destra cattolica), altro enfant-prodige con aspirazioni presidenziali, discendente di tre presidenti e innumerevoli senatori, tra i quali suo padre, e ultimo esponente di una delle famiglie più potenti nella storia del paese, ovviamente ultraconservatrice durante tutta la sua storia e fino a ieri ministro della Giustizia. Anche Felipe Bulnes ha studiato al Collegio Tabancura dell’Opus Dei ma non è pubblica l’appartenenza a tale istituzione. Al contrario di Lavín, come ministro della Giustizia, ha dimostrato capacità di dialogo con l’opposizione assenti tra le caratteristiche del suo predecessore. Fin dove avrà avuto da Piñera mandato di trattare lo scopriremo nelle prossime settimane.</p>
<p>Per Piñera il nuovo governo rafforza più che altro le posizione dell’UDI, il più a destra dei due partiti della coalizione. Più di prima si circonda di personaggi a lui fidati, come il cugino Andrés Chadwick o Pablo Longueira, che approda all’Economia, entrambi ex-pinochetisti di provata fede. Per il movimento degli studenti il cambio di ministro con l’arrivo di una figura comunque meno compromessa rispetto a Lavín è una sfida nuova che suppone un cambio di passo al quale l’ormai popolarissima Camila Vallejo e gli altri dirigenti del movimento dovranno essere in grado di far fronte.</p>
<p class="postAuthorLink">Gennaro Carotenuto su http://www.gennarocarotenuto.it </p>]]></content:encoded>
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