Viene da Napoli e merita un commento.
Comunicato
Si chiarisce in termini sempre più gravi quello che è successo oggi a Materdei: Una piccola piazza Navona! [...] Di sei-sette studenti, alcuni attacchinavano e altri seguivano coi motorini per monitorare la situazione viste le aggressioni già registrate su quel territorio. [...] All’altezza di piazzetta Materdei è sbucata dal vicolo una squadra di 15 persone con caschi e mazze tricolori, nella triste re-miniscenza di piazza Navona, urlando “il quartiere è nostro!”[...]
Gli studenti sono stati aggrediti con spranghe e mazze! Con sé non avevano niente se non il secchio e la scopa per attacchinare. Il tutto è avvenuto in pieno giorno in mezzo al quartiere e quindi tanta gente ha potuto vedere coi suoi occhi quello che è successo e come sono andate le cose! [...] uno degli studenti della Rete, L.T. di 19 anni, ha subito diverse botte con le mazze e in questo momento è all’Ospedale Cardarelli. I medici gli hanno riscontrato un grumo di sangue nei polmoni e un principio di enfisema (una bolla d’aria che comprime il polmone prodotta probabilmente dagli “urti” delle mazze…)
Rete antifascista e antirazzista napoletana
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Giuseppe Aragno su http://www.gennarocarotenuto.it
I trinariciuti d’ogni risma in genere sventolano la lotta all’analfabetismo come fosse un risultato. Sai che ci vuole… ma ai trinariciuti venezuelani non è bastato insegnare a scrivere quattro parole a due nonnette. Ma è il merito, l’alta formazione, l’eccellenza quella che conta. E lì, i trinariciuti non sanno che dire salvo che un insulso bla bla bla sull’investire in ricerca, educazione… Ma lì ci vuol altro Contessa!
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Gennaro Carotenuto su http://www.gennarocarotenuto.it
di Anna Carola Freschi, venerdì 6 novembre 2009, 16:05
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In questo Primo piano proseguiamo la discussione sull’università, concentrando l’attenzione su alcuni (e prevalenti) presupposti delle proposte di policy correnti e sull’opportunità di riaprire su questo tema spazi per un contributo differente della sociologia.
In questa direzione può essere utile introdurre alcune considerazioni generali su quelle che potrebbero essere definite “mistificazioni ricorrenti” nel dibattito sullo stato di salute e sul destino dell’università italiana e quindi sulla necessità di recuperare strumenti di analisi propriamente sociologici.
Per esempio partendo da una concezione più sofisticata e realistica del mercato, in netto contrasto con la sua supposta neutralità da cui oggi viene fatto discendere anche un suo improbabile ruolo egualitarista e di giudice ‘neutrale’ della qualità.
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Anna Carola Freschi su http://www.gennarocarotenuto.it
di Giuseppe Aragno, mercoledì 14 ottobre 2009, 14:45
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Italia, Scuola, università, ricerca
Non so se sia vero, ma si dice che il dolore d’una pugnalata non si senta subito acuto com’è destinato a diventare dopo che la ferita è inferta. Certo è che il colpo vibrato alla schiena della scuola dall’avvocato Gelmini sul momento non è apparso devastante al personale della scuola, quanto invece intuirono che fosse gli studenti.
Un anno fa, di questi tempi – me ne ricordo bene – l’onda montante della protesta studentesca si muoveva nelle vie e nelle piazze come un corpo vivo, multicolore, forte della giovinezza e, per ciò stesso, tanto sicuro di sé quanto evidentemente solo e, paradossalmente orgoglioso d’una solitudine destinata a produrre debolezza. Un anno fa, di questi tempi, nelle scuole già ferite a morte, gli studenti erano in armi e i docenti assenti dal campo.
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Giuseppe Aragno su http://www.gennarocarotenuto.it
La sentenza del TAR del Lazio sulle graduatorie dei precari mette a nudo l’ipocrisia della retorica del merito del ministro bresciano Mariastella Gelmini. Spieghiamola in poche parole per i non addetti perché è importante. Secondo logica chi ha più merito (titoli, esperienza), ovvero più punteggio (ammesso e non concesso che il merito si possa pesare), va ai primi posti della graduatoria alla quale aspira ad entrare e quindi passa avanti a chi ha meno merito di lui.
Si possono cambiare, verificare, aggiustare i criteri con i quali si attribuiscono i punti, ma non il principio generale per il quale dopo aver calcolato il merito questo venga fatto valere. Sulla base di tale principio se Tizio, che ha più punti di Caio, vuole insegnare nella provincia X, evidentemente il primo posto sarà per Tizio e solo quello successivo sarà per Caio. Altrimenti che vantaggio ha Tizio nell’essere più bravo di Caio?
Qui casca l’asina, quella che se ne andò da Brescia a Reggio Calabria a far gli esami perché era più facile.
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Gennaro Carotenuto su http://www.gennarocarotenuto.it
di Giuseppe Aragno, domenica 27 settembre 2009, 08:23
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Cos’è la scuola se non lo specchio d’una Waterloo? Cosa, mi chiedo, se non il luogo privilegiato delle contraddizioni, dei limiti, delle mille zone d’ombra che oscurano il futuro d’una società che rischia di implodere e trascinare nella rovina quanto abbiamo costruito di onesto e civile in centocinquant’anni di storia?
Ce l’avevano lasciata i nostri nonni ch’era ancora più o meno fascista, nonostante “Bella ciao” e i fuochi vittoriosi della guerra partigiana, e di là siamo nati alle nostre prime lotte, di là, da un antifascismo che s’è perso per strada, suscitato da privilegi da cancellare e da privilegiati da mettere a tacere, da una discriminazione tra classi sociali che aveva la ferocia d’un razzismo tra pari e annichiliva la sovranità popolare sulla linea del censo. Non l’antifascismo sclerotizzato nelle corone d’alloro e della retorica sciropposa delle “feste civili“ e dello stanco rituale repubblicano.
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Giuseppe Aragno su http://www.gennarocarotenuto.it
Sono molto curioso per il fatto che sia Dario Franceschini che Pierluigi Bersani rifiutino un dibattito pubblico con Ignazio Marino.
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Gennaro Carotenuto su http://www.gennarocarotenuto.it
di Mario Badino, lunedì 7 settembre 2009, 23:41
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Scuola, università, ricerca
Pubblico l’appello di Francesco Pardi, membro della Commissione Affari Costituzionali del Senato, rivolto a tutti i docenti, per una «rivolta solidale» (dal manifesto del 5 settembre).
L’appello è a difendere la scuola pubblica italiana dalla rovina e, allo stesso tempo, il lavoro di decine di migliaia di insegnanti precari. Ma l’appello è anche a «riscoprire la solidarietà» per «coloro che si trovano senza lavoro e senza stipendio, sotto ricatto e privi di sicurezza», quelli per cui «lottare è più che mai difficile». «E chi è più indicato a difenderli se non i loro colleghi più garantiti?».
Riflessione che mi tocca in prima persona, in quanto insegnante indegnamente privilegiato per il solo fatto di abitare in una regione, la Valle d’Aosta, dove è ancora possibile essere assunti in ruolo.
Cerco il modo di manifestare questa «solidarietà», magari nella mia scuola.
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Mario Badino su http://www.gennarocarotenuto.it
di Giuseppe Aragno, sabato 5 settembre 2009, 23:18
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Scuola, università, ricerca
Eccoli, i precari della scuola: disperati, ma lucidi e coerenti, gridano la loro rabbia dai tetti di scuole occupate, irrompono nei centri periferici del potere – le mille succursali di casa Gelmini – per urlare ai poliziotti in assetto antiguerriglia che non ci stanno, che non hanno paura e che, in una repubblica fondata sul lavoro, un governo chiuso al dialogo, capace solo di schierare manganelli e manganellatori contro i lavoratori, sa di Cile e induce alla sommossa. I precari della scuola in lotta, però, diciamocelo chiaramente e una volta per tutte, non sono solo la prova che il giocattolo costruito dal carrozzone mediatico è un coniglio tirato fuori dal cilindro dell’illusionista: il Paese non è col regime e il regime non è così solido come vuole apparire.
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Giuseppe Aragno su http://www.gennarocarotenuto.it
di Gennaro Carotenuto, martedì 11 agosto 2009, 12:29
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Diritti civili, Italia, Legalità, Migranti e integrazione, Politica italiana, Primo piano, Razzismo, Scuola, università, ricerca
Se gli studenti del mezzogiorno battono quelli del Nord in matematica esiste la presunzione di colpevolezza (devono aver barato) e quindi vengono retrocessi d’ufficio per far vincere il Nord. Continuando così sapete che c’è di nuovo? L’anno prossimo non giochiamo più, tanto la classifica la decide a tavolino Boniperti con l’Avvocato Agnelli e noi ci facciamo il campionato del Regno delle due Sicilie.
In Italia è oramai peccato anche solo pensare che le statistiche, la ricerca di campo, la verifica, smentiscano i luoghi comuni. Sarà per quello che siamo all’ultimo posto OCSE per investimenti in ricerca. Lo sanno tutti che i meridionali sono tutti corti, chiatti, sporchi, ladri e sfaticati, per omnia saecula saeculorum, amen.
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Gennaro Carotenuto su http://www.gennarocarotenuto.it
E’ insegnante di lettere e storia dal 1974. Nel bene e nel male, Paola Goisis è figlia della nostra scuola, quella dei fannulloni di Brunetta, ma dice che i titoli di studio ”non garantiscono un’omogeneità di fondo e spesso risultano comprati”. Non so se si riferisca a esperienze personali, ma metto le mani sul fuoco: avrà prove da mostrare e copie di denunce puntualmente inviate alle autorità competenti.
In Parlamento non l’ha eletta nessuno. L’ha nominata Bossi, è deputata e ritiene d’avere una delega popolare.
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Giuseppe Aragno su http://www.gennarocarotenuto.it
di Carla Grillo, mercoledì 22 luglio 2009, 07:45
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MILANO — «Mi chiamo Maria Elena Crespi, Malena per i miei quattro amici, ho 23 anni, vivo alle porte di Milano, non studio e non lavoro. Provo vergogna per questo? Io no». Malena è un nome e cognome, un viso acqua e sapone, e una storia di disillusioni e non impegno convinto che gli spagnoli catalogano sotto l’insegna Generación «ni-ni»: ni estudia ni trabaja: generazione «né» studio «né» lavoro. Adolescenti e giovani. Spagnoli e italiani, inglesi e americani. Tanti. Sempre di più. Anche se non la maggioranza. In Italia il fenomeno non ha un’etichetta, non ancora, ma sociologi e psicologi lo conoscono bene.
E i dati inediti del Rapporto Giovani 2008, elaborati dal Dipartimento di Studi sociali, economici, attuariali e demografici della Sapienza di Roma per conto del ministro della Gioventù Gorgia Meloni, sembrano certificarlo. Ancor più quando vengono incrociati con le anticipazioni dell’indagine Istat sulla Forza lavoro 2008. Nella fascia di età tra i 15 e i 19 anni ci sono 270 mila ragazzi che non studiano e non lavorano (il 9%): la maggior parte perché un lavoro non lo trova; 50 mila perché della loro inattività ne fanno una scelta; 11 mila, poi, proprio perché di lavorare o studiare non ne vogliono sapere («non mi interessa», «non ne ho bisogno»).
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Carla Grillo su http://www.gennarocarotenuto.it
di Gennaro Carotenuto, lunedì 20 luglio 2009, 22:15
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A tutti quelli che il 21 luglio 1969 erano sulle ginocchia di nonno Mimì e per tutta l’infanzia facevano ciao ciao con la manina a tutte le astronavi che partivano da Capo Canneto e conoscevano a memoria tutti gli equipaggi dell’Apollo neanche fossero le formazioni del Napoli di Vinicio.
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Contrariamente a quanto filtrato tre giorni fa, oggi il ddl sull’Università che avevamo anticipato in anteprima, non va in Consiglio dei Ministri. L’ufficio stampa del ministro Gelmini non ha fornito al momento alcuna spiegazione in merito.
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di Giuseppe Aragno, sabato 20 giugno 2009, 15:33
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Parla e sparla, avvocato Gelmini, ma lo sa bene e glielo dico chiaro: non va al cuore dei problemi e meglio sarebbe misurare interventi e parole.
L’istruzione del merito, come ha voluto definire questo giugno da Erode di cui, stia certa, renderà conto alla storia, ha un merito solo e in questo lei non c’entra davvero nulla: ha mostrato a chi vuole capire quanto vale un’orchestra se il maestro è scadente. Vale poco, avvocato, e mi fa male dirlo. Se agli strumenti ci fossero stati solo professionisti preparati e seri, questo concerto lei non l’avrebbe messo in scena: non si sarebbero prestati a far da mano per lo schiaffo che lei ha inteso dare alla didattica e alla psicopedagogia.
Colpa nostra, avvocato. Colpa di quella nebulosa che continuiamo a chiamare “docente” e che, in tanta parte del suo pulviscolo, non vedeva l’ora di sentirsi le spalle coperte da un’ondata di revanscismo becero e sguaiato per “tornare all’antico“.
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Giuseppe Aragno su http://www.gennarocarotenuto.it