Ho partecipato con grande convinzione alla stesura di questo appello in difesa dell’Università pubblica, assediata ieri dal nichilismo gelminiano e oggi dai tecnocrati neoliberali di Mario Monti. “I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi”. I prestiti d’onore servono solo a garantire ai capaci e meritevoli privi di mezzi un futuro di debiti. L’abolizione del valore legale del titolo di studio configura un’ università classista, se non razzista, che esclude capaci e meritevoli privi di mezzi dalle università di serie A. Solo l’Università pubblica, gratuita e di qualità può essere strumento di progresso, crescita, democrazia e perequazione sociale (gc). Adesioni qui.
Tasse studentesche più alte e abolizione del valore legale del titolo di studio non miglioreranno l’università pubblica italiana.
Approfittando dell’attenzione dell’opinione pubblica verso le “liberalizzazioni” di alcuni settori di attività del nostro Paese come strumento per una loro modernizzazione, in questi giorni è stata rilanciata – con l’adesione di un gruppo di docenti universitari – la proposta di abolire il valore legale del titolo di studio (valevole quindi come condizione di accesso ai concorsi per l’impiego pubblico) e di “liberalizzare” le tasse studentesche (già tra le più alte dell’Europa continentale, specie se in rapporto agli scarsi servizi disponibili ed ai livelli di reddito), affiancandovi un sistema di prestiti agli studenti, da restituire dopo l’ingresso nel mercato del lavoro. … Leggi tutto
Un intervento di Mila Spicola sulla proposta di Marco Rossi Doria, sottosegretario all’Istruzione di ridurre la durata del percorso scolastico (gc).
Un anno in meno a scuola? Le ragioni del sì e quelle del no.
Ha provocato un vespaio il semplice accenno del sottosegretario all’Istruzione Marco Rossi Doria all’eventualità di riforma del ciclo d’istruzione, cioè la proposta di diminuirlo di un anno.
Harald Beyer (foto) è il terzo ministro dell’educazione da quando il movimento studentesco cileno ha cominciato a scendere in piazza nello scorso aprile esigendo educazione pubblica, gratuita e di qualità per tutti a Santiago del Cile. La sua nomina, che segue di poche ore le dimissioni del suo predecessore Felipe Bulnes, fatte passare come dovute a questioni personali, testimonia tanto l’indurimento del conflitto che da quasi un anno tiene in scacco la società cilena, quanto l’incapacità del governo di far fronte alla forza e alla coscienza dell’enorme movimento che chiede la fine del modello pinochetista e del lucro nel sistema educativo del paese australe.
Dicono che sia bravo e simpatico Matteo Renzi, e buchi il video con la parlata fiorentina, la faccia da ragazzo e la mela della Apple come status symbol ostentato, estenuante fino a divenire pacchiano. Da San Giovanni a Santo Steve Jobs come se davvero, come nella pubblicità, anche per l’Italia di oggi bastasse un’App per ogni cosa.
Ho ascoltato con l’attenzione che merita la riunione messa insieme da uno dei possibili candidati del centrosinistra per le primarie alla Stazione Leopolda di Firenze. Ho ascoltato una quantità di idee e ideine di buon senso comune, che potevano far parte di qualunque programma politico, da Larussa a Grillo ma avrei stretto la mano a Renzi quando ha scandito: “chi nasce in Italia è italiano”.
Alla fine, e cerco di spiegare perché, ne ho ricavato tre sensazioni guida. La prima è che gli intervenuti cancellino a pié pari l’ultimo decennio e tornino agli anni novanta, a Bill Clinton, alla New economy (l’oblio per Barack Obama è assordante) per poter cancellare (seconda sensazione) tutti i fallimenti certificati del modello economico, a partire dalla crisi, e poter riproporre lo stesso pensiero unico come se il muro di Berlino fosse caduto ieri e non ventidue anni fa. La terza è la triste impressione del fashion per il fashion e di un marketing politico che dall’essere mezzo diviene il fine stesso della politica.
Ho appena fatto un bonifico (non fondi di ricerca, my money) per l’iscrizione ad un corso di inglese per fini accademici organizzato dall’Università per la quale sono dipendente a tempo indeterminato. Abbiamo fatto domanda in oltre 40, ci hanno ammessi in 30.
Pubblico volentieri una breve intervista che ho rilasciato a Catania (dietro si coglie il Monastero dei Benedettini, la sede più bella d’Italia per una facoltà universitaria, quella di Lettere) per U-Station ad Alberto Conti sulla crisi e sull’America latina.
Ciò nell’ambito della tre giorni “lezioni di crisi” organizzata dal collettivo di docenti, ricercatori e studenti dell’Università di Catania alla quale abbiamo partecipato Ugo Mattei, Francesco Sylos Labini e chi scrive.
Gennaro Carotenuto su http://www.gennarocarotenuto.it
Martedì 11 Ottobre, ore 16.30 – ex Monastero dei Benedettini – Facoltà di Lettere – Aula 1 GENNARO CAROTENUTO – Università di Macerata – "L’America latina da alunna modello del FMI a frammento di mondo multipolare" – introduce Attilio Scuderi (Università di Catania)
La Rete della Conoscenza, dopo l’intervista nella quale il Ministro Gelmini ammette per la prima volta che ci sono stati tagli e che questi fossero sbagliati pone dieci domande al Ministro. È interessante condividerle il più possibile.
Il Ministro Gelmini ammette di aver sbagliato con i tagli sanguinosi a scuola e università (che fino a ieri aveva impudicamente negato) ma neanche prende in considerazione l’ipotesi di trarne le conseguenze e dimettersi: “mai”. … Leggi tutto
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Quello che stupisce, sopravvivendo con pena alla puntata di ieri sulla precarietà di Presa diretta, il programma di Riccardo Iacona su RAI3, è che perfino chi come chi scrive uno straccio di lavoro in Italia ce l’ha, si ritrova a pensare ad andarsene all’estero come una svolta desiderabile. Come se l’incerto all’estero fosse comunque da preferire al certo (ma lo è davvero, sul bagnasciuga del default?) italiano. … Leggi tutto
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Barbara Berlusconi, figlia 26enne del presidente del consiglio, avrebbe assunto Massimo Zennaro, già portavoce di Mariastella Gelmini, noto come il progettista del #tunnelgelmini da Ginevra al Gran Sasso, e appena spostato ad altro incarico (stesso appannaggio di 156.000 Euro, dicono) dopo la gaffe che ha fatto ridere il mondo, come suo “consigliere culturale”. … Leggi tutto
Gennaro Carotenuto su http://www.gennarocarotenuto.it
Il decadente governo di Silvio Berlusconi, usando la propaganda neoliberale dei Giavazzi&Co., si ascrive per lo meno il merito di una riforma universitaria autodefinita epocale dal ministro Mariastella Gelmini.
Ne abbiamo scritto a lungo in questa sede ma, al momento della ripresa dell’attività degli atenei, prevale soprattutto lo sconcerto per la paralisi progressiva di università strangolate da tagli indiscriminati e per il fatto che –a nuovi statuti oramai scritti e approvati o in via di approvazione e al di là delle critiche di merito alla riforma- la legge risulta di fatto inapplicabile. L’effetto è di cristallizzazione del sistema, il vecchio è morto e il nuovo non avanza, per metà per la mancanza dei decreti attuativi e per metà per mancanza di soldi che il governo non vuol spendere.
Non solo Tremonti voleva organizzare le nozze della Gelmini con i fichi secchi ma pure i fichi secchi voleva gratis. Propongo l’ottimo pezzo di Forges Davanzati scritto per Sbilanciamoci. Il governo degli annunci non ha fretta e l’importante è ammazzare l’Università come luogo di pensiero critico e perequazione sociale. Chissà se anche in Italia e anche su questi temi qualcuno ha voglia di indignarsi e/o presentare progetti alternativi (gc).
Per l’attuazione della "riforma" dell’università mancano 38 decreti: il governo non ha soldi né fretta, quel che gli interessa è depotenziare l’università.
La corte suprema cilena ha emesso l’ordine di scortare la leader studentesca Camila Vallejo dopo le numerose minacce della quale è stata fatta oggetto nel corso delle ultime settimane e che avevamo denunciato lo scorso 15 agosto.
La presidente argentina Cristina Fernández de Kirchner ha consegnato ieri il milionesimo notebook del programma “Collegando uguaglianza” che prevede entro il 2012 di assegnare tre milioni di computer portatili a tutti gli studenti delle scuole medie superiori da Ushuaia a Jujuy.
Tale risultato è stato ottenuto in meno di un anno dalla legge in merito e vuole mettere gli studenti del paese australe in grado di avere un computer a testa accettando la sfida che impone la società dell’informazione nella quale viviamo. Il milionesimo studente, che ha ricevuto il computer dalla stessa presidente, si chiama Cristian Maldonado (foto), è non vedente e ha ricevuto un computer speciale dotato di tutti gli ausili a lui necessari.