Mi sento offeso, se non calunniato, dall’editoriale di Beppe Severgnini sui test d’ingresso che è un trogolo di banalità e demagogia d’accatto in salsa padana.
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Tenetevi forte prima di cliccare.
E’ il futuro che avanza nell’Università privata del futuro, E-Campus, l’Università del CEPU fatta da soli professori precari dove pochi giorni fa è andato in visita l’uomo saggio che ci governa.
Prendete un pregiudicato, uno che di trame nere e mafiose ne sa tante, e fatelo professore, di Storia contemporanea. Del resto non è proprio lui, Marcello dell’Utri, ad aver “scoperto” i falsi diari di Mussolini spacciandoli per veri?
E volete sapere l’ultima della Gelmini?
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di Gennaro Carotenuto, mercoledì 28 luglio 2010, 17:56
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Non è particolarmente bella né efficiente ma ha un grande valore. E’ la prima auto ad energia solare prodotta con tecnologia e ricerca scientifica palestinese. Esce dai laboratori del Dipartimento di ingegneria dell’ Università politecnica palestinese di Hebron in Cisgiordania ed è costata un investimento di appena 4.000 dollari. E’ un piccolo grande segno di speranza in un paese senza produzione industriale ma con oltre 300 giorni di sole all’anno.
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di Gennaro Carotenuto, martedì 27 luglio 2010, 07:31
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Scuola, università, ricerca
Un emendamento del leghista Pittoni reintroduce ufficialmente la schiavitù nelle Università italiane.
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di Gennaro Carotenuto, giovedì 22 luglio 2010, 11:50
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Scuola, università, ricerca
“In queste ore ricercatori e professori associati premono per essere tutti promossi ope legis”.
Francesco Giavazzi, Corriere della Sera, 22 luglio 2010
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L’Università italiana, quella vera, pubblica, protesta per la riforma Gelmini in dirittura d’arrivo in Parlamento e 9.000 ricercatori si asterranno dalla didattica il prossimo anno dimostrando che il governo vuol mettere la ricerca scientifica italiana in un vicolo cieco.
Per avere un’idea dell’università del futuro, l’università come la vuole il PdL, basterebbe accompagnare stamattina Silvio Berlusconi ad E-Campus, l’università telematica del CEPU dove sono stati precettati (abbigliamento informale, chiede la convocazione immaginando già il bagno di folla e la photo-opportunity) tutti i 3.000 studenti iscritti. Questi pagano salato per ritrovarsi in un ateneo che, con appena 56 docenti, tutti rigorosamente precari, offre addirittura 12 lauree diversissime, da Ingegneria a Giurisprudenza a Psicologia.
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Mariastella,
ti assicuro che do del lei anche all’ultima matricola della triennale. E’ parte del rispetto che debbo loro, a me stesso e all’università. A te invece voglio dare del tu, non foss’altro perché sono più vecchio, ho un curriculum incomparabilmente più solido del tuo e non ho mai cercato scappatoie per ottenere i miei titoli come hai fatto invece tu per diventare avvocato. Lo scrivo e mi rendo conto che il fatto di essere nella stessa condizione del 90% dei docenti universitari dei quali sei ministro, cioè più esperti, più preparati e più onesti di te, non deve rendermi simpatico ai tuoi occhi. Non mi importa di esserti simpatico, ma sì esigo il tuo rispetto.
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di Gennaro Carotenuto, martedì 8 giugno 2010, 14:42
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La Germania ha varato una manovra lacrime e sangue per far fronte alla crisi. Saranno 80 miliardi in 4 anni quello che i tedeschi vedranno tagliare soprattutto in spese militari, un duro taglio al welfare e una serie di grandi opere.
Se non per le spese militari, nulla di nuovo: penalizzati i dipendenti pubblici, i disoccupati, perfino le madri sole. Ciò che però fa la differenza tra le misure italiane e quelle tedesche è che la Germania non solo non ha tagliato un marco per istruzione e ricerca ma ha anzi destinato a questo comparto dodici miliardi in più.
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Finalmente il Partito democratico fa la voce grossa sulla manovra economica. E’ soprattutto preoccupato da una cosa (nefasta) che ancora non esiste, il condono sugli abusi edilizi, ma non spende una parola sul taglio, già nero su bianco, degli stipendi degli statali.
Si sa che un bidello a 1.000 Euro al mese o un impiegato postale a 1.200 Euro al mese guadagnano troppo, rendono poco e il PD considera impopolare dire che Tremonti fa male a tagliar loro lo stipendio. Se poi venissero introdotte anche delle pene corporali pure queste sarebbero buone e giuste ed Enrico Letta e compagni le voterebbero scodinzolando.
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Pubblichiamo alcuni dei bei manifesti della campagna elettorale di Antanas Mockus alla presidenza della Colombia. I testi sono qui e qui.
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Forse questo articolo interesserà poco a chi non lavora nell’Università ma interessa moltissimo a chi invece nell’Università opera. Nei titoli dei giornali non troverete questa notizia ma se lavorate all’università vi colpirà duramente a partire dalle prossime buste paga. La manovra Tremonti infatti decurta da qui al 2013 in maniera progressiva ma reale gli stipendi di tutte le fasce universitarie di oltre il 13%.
Altro che 5% di riduzione agli stipendi dei parlamentari! 220 Euro al mese perderà un ricercatore confermato, circa 400 un giovane ordinario. Dalla maniera con la quale già questa settimana l’intero mondo accademico reagirà a tale attacco frontale alle retribuzioni, che passerà a giorni con voto di fiducia (e non tra qualche mese come la Riforma Gelmini), si capirà se l’Università pubblica ha ancora la forza di salvare se stessa.
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di Redazione, sabato 22 maggio 2010, 15:36
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Nel silenzio più totale, nell’indifferenza generale, è in discussione in Parlamento un disegno di legge di riforma dell’università da cui dipenderà il futuro del nostro Paese. Lo scopo dichiarato dai riformatori (il governo) è di ridurre gli sprechi e razionalizzare le risorse, la conseguenza reale sarebbe – stando agli oppositori (quasi l’intero mondo accademico) – di condurre il sistema universitario pubblico al collasso nel giro di pochissimi anni. Il sistema universitario ha le sue colpe, ed è scarsamente difendibile, ma la cura sarebbe, in questo caso, un’eutanasia mascherata. Chi ha ragione? E’ una battaglia tra riformisti e conservatori, tra risanatori e difensori di privilegi corporativi, oppure tra difensori dell’università pubblica e suoi curatori fallimentari? «Senza alcun onere aggiuntivo».
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Viva gli studenti! Quelli di Portorico, nel silenzio di quelli italiani. L’isola caraibica, da 112 anni semi-colonia statunitense arriva alle soglie del terzo mese di mobilitazioni e un mese di sciopero generale e occupazione per garantire un’Università pubblica libera, gratuita e di qualità che faccia ricerca scientifica e difenda il paese stesso contro la pretesa di privatizzazione voluta dal Mariastella Gelmini dell’isola, il governatore Luís Fortuño. L’Università di Portorico è una delle più gloriose istituzioni del paese, il luogo dove si può coltivare il pensiero critico, l’identità e si mantengono i fuochi della lotta per l’indipendenza nazionale dagli Stati Uniti.
Lo sciopero universitario si inserisce nella coraggiosa, determinata, silenziosa (silenziata) lotta di tutto un popolo contro il veleno neoliberale che il governatore Fortuño sta iniettando nella società e se ne fa simbolo riconoscibile per tutto un popolo. Niente di nuovo Fortuño: nell’anno e poco più da quando è in carica per il Partito Repubblicano (che a Porto Rico prende il nome di Nuovo Partito Progressista, sic), ha già licenziato 15.000 dipendenti pubblici nella sanità, nella scuola, nei servizi sociali essenziali, nel suo programma che nel tagliare i servizi base dello stato sociale pretende la privatizzazione degli stessi spostando centinaia di milioni di dollari verso i lavori pubblici e grandi opere dominate da una cricca corrotta vicina al governatore stesso.
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di Giuseppe Aragno, sabato 10 aprile 2010, 16:26
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Scuola, università, ricerca, Storia
E’ singolare, ma non stupisce. La storia, nel nostro “liceo nuovo”, è una successione cronologica di eventi “correlati secondo il tempo”, in cui – occorre dirlo? – individuare le “radici del presente”. A che serve un astratto percorso botanico tra i semi invisibili del lontano passato e le incomprensibili piante che costituiscono il mondo d’oggi? A capire il presente o giustificarlo? Non è la stessa cosa. L’impressione è che non torniamo a Ranke e alla histoire événementielle. Peggio. Siamo di fronte a un corpo amputato, una cesura netta di cui la vittima designata è il pensiero critico. Lo studioso che s’arrovella sul problema drammatico del silenzio del “fatto” qui da noi da noi non ha più patria. … Leggi tutto
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Fu il miraggio di una collaborazione con le forze della sinistra “liberale” a suggerire a Turati la formula ambigua che affidò la soluzione dei problemi del Mezzogiorno a una “egemonia della parte più avanzata del Paese sulla più arretrata, non per opprimerla, anzi, per sollevarla e per emanciparla“. La scelta – una delle più infelici del riformismo di Turati – consolidò il fronte borghese e spaccò il movimento operaio a tutto vantaggio degli imprenditori. E’ una lezione da cui la sinistra non ha mai ricavato le conseguenze. … Leggi tutto
Giuseppe Aragno su http://www.gennarocarotenuto.it