di Gennaro Carotenuto, mercoledì 1 settembre 2010, 08:47
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Italia, Politica italiana
Improvvisamente, a pochi secondi dalla fine del calciomercato, per la superindebitata Roma saltano fuori una trentacinquina di milioni di Euro in fidejussioni o strumenti bancari equivalenti per comprare il cartellino e pagare il lauto stipendio di Marco Borriello, centravanti in esubero del Milan.
Quindici li garantisce ora Unicredit (di fatto padrona della Roma), per il resto si vedrà. Una domanda sorge però spontanea. L’Unicredit il favore lo ha fatto alla Roma o lo ha fatto al (presidente del) Milan che altrimenti non avrebbe potuto comprare (elettoralmente) Robinho?
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di Gennaro Carotenuto, lunedì 30 agosto 2010, 19:27
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Italia, Politica italiana
Evviva! Finalmente si mettono al centro i veri problemi dei cittadini. Spenderemo l’intero autunno a parlare di processo breve e di riforma elettorale. Il PD si è subito spaccato tra weltroniani maggioritaristi e dalemiani proporzionalisti alla tedesca. I giornali, soprattutto quelli di centro-sinistra, sono già strapieni di sessutissimi articoli ed editoriali su cosa è indispensabile fare per risolvere il più importante problema che affligge il paese.
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Nell’Italia del 2010 un’agenzia non ha difficoltà a reclutare 500 giovani italiane, rigorosamente piacenti, ben vestite e alte (dicono) almeno 170 centimetri, retribuendole 60 Euro (lordi? netti?) per presentarsi a mezzogiorno e restare disponibili per un tempo presumibile di sei-otto ore.
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di Redazione, sabato 28 agosto 2010, 18:55
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Italia, Laicità, Politica italiana
Ho trovato straordinariamente interessante questo articolo di Gad Lerner (gc).
Per i discepoli di don Giussani, ormai giunti alla terza generazione, lo scandalo è "Famiglia cristiana" quando se la prende con Berlusconi
di GAD LERNER
RIMINI - Sono venuto al Meeting di Rimini per capire cos’è questo detestabile "moralismo" che tanto fastidio suscita nei cattolici moderati di Comunione e Liberazione. Per i discepoli di don Giussani, ormai giunti alla terza generazione, lo scandalo è "Famiglia cristiana" quando se la prende con Berlusconi.
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In questi giorni anche alcune letture contribuiscono a farmi apprezzare la lungimiranza dei nostri costituenti e mi domando proprio come sarebbe oggi l’Italia con una Costituzione peggiore. Altro che “formalismi costituzionali”!
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Tenetevi forte prima di cliccare.
E’ il futuro che avanza nell’Università privata del futuro, E-Campus, l’Università del CEPU fatta da soli professori precari dove pochi giorni fa è andato in visita l’uomo saggio che ci governa.
Prendete un pregiudicato, uno che di trame nere e mafiose ne sa tante, e fatelo professore, di Storia contemporanea. Del resto non è proprio lui, Marcello dell’Utri, ad aver “scoperto” i falsi diari di Mussolini spacciandoli per veri?
E volete sapere l’ultima della Gelmini?
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Qualcuno, perfino a sinistra, fa il tifo per Gianfranco Fini, non foss’altro che, come Bruto, avrebbe vibrato la prima coltellata a Cesare. Guardando i nomi degli oltre 40 parlamentari finiani (33 alla camera più una decina al senato) si vede però che più che la destra europea e moderna di “Fare Futuro”, quella degli Alessandro Campi e Sofia Alfano, è rappresentata un’accozzaglia di rautiani, qualche fascista non pentito, omofobi, cuori neri, tradizionalisti cattolici. E’ gente che a Fini deve la carriera più di quanto non la debba a Berlusconi ma che forse, le analisi politiche appaiono sottovalutarlo, più che andare “con Fini” va via “da Berlusconi”.
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L’Università italiana, quella vera, pubblica, protesta per la riforma Gelmini in dirittura d’arrivo in Parlamento e 9.000 ricercatori si asterranno dalla didattica il prossimo anno dimostrando che il governo vuol mettere la ricerca scientifica italiana in un vicolo cieco.
Per avere un’idea dell’università del futuro, l’università come la vuole il PdL, basterebbe accompagnare stamattina Silvio Berlusconi ad E-Campus, l’università telematica del CEPU dove sono stati precettati (abbigliamento informale, chiede la convocazione immaginando già il bagno di folla e la photo-opportunity) tutti i 3.000 studenti iscritti. Questi pagano salato per ritrovarsi in un ateneo che, con appena 56 docenti, tutti rigorosamente precari, offre addirittura 12 lauree diversissime, da Ingegneria a Giurisprudenza a Psicologia.
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Pierluigi Bersani dovrebbe spiegare cosa ha voluto dire sostenendo il 6 luglio che: «Non vorrei che dopo Berlusconi arrivasse Chávez; o il Parlamento riprende il suo ruolo o non c’è libertà per nessuno» e aggravando tale dichiarazione il 7 luglio affermando: «Quando ieri ho detto che dopo Berlusconi si rischia Chávez mettevo in guardia da questo meccanismo pericolosissimo perché o ribadiamo la democrazia parlamentare o prendiamo un’altra strada, un meccanismo populista incombente».
Vari commentatori, tra i quali Marco Travaglio, hanno avuto gioco facile nell’affermare che Berlusconi sarebbe da 16 anni ben peggiore del presidente bolivariano. Resta veramente triste che il segretario del Partito democratico (come se fosse un Capezzone qualsiasi) prenda Chávez come parametro battutaro dei suoi pregiudizi rispetto ad un’esperienza di governo, pur complicata, che invece farebbe bene a studiare.
Per esempio, in tempi di riforma Gelmini dell’Università, lo sa Bersani che in 10 anni in Venezuela la quota del PIL destinata alla ricerca scientifica è aumentata del 2.300%? Per un paese come l’Italia destinato a lasciare il mondo sviluppato per posizioni di retrovia, il Venezuela chavista sta puntando forte sulla ricerca moltiplicando per 23 gli investimenti.
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Gennaro Carotenuto su http://www.gennarocarotenuto.it
Mariastella,
ti assicuro che do del lei anche all’ultima matricola della triennale. E’ parte del rispetto che debbo loro, a me stesso e all’università. A te invece voglio dare del tu, non foss’altro perché sono più vecchio, ho un curriculum incomparabilmente più solido del tuo e non ho mai cercato scappatoie per ottenere i miei titoli come hai fatto invece tu per diventare avvocato. Lo scrivo e mi rendo conto che il fatto di essere nella stessa condizione del 90% dei docenti universitari dei quali sei ministro, cioè più esperti, più preparati e più onesti di te, non deve rendermi simpatico ai tuoi occhi. Non mi importa di esserti simpatico, ma sì esigo il tuo rispetto.
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La classe operaia di Pomigliano ha tenuto. Non è stata, e non poteva esserlo, una vittoria. Ma neppure una Caporetto. Un operaio su tre, e diciamolo pure, qualcosina in più (il 36% ndr) ha detto NO all’estorsione paracamorrista di Marchionne.
La parola d’ordine su cui si è attestata la NON SOTTOMISSIONE OPERAIA era DIGNITA’. Erano passate da un po’ le 2 di questa notte (23 giugno), ormai mancavano solo due urne da scrutinare e la tendenza era chiara ed irreversibile, ce ne siamo andati.
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Raffaele Della Rosa su http://www.gennarocarotenuto.it
Roba da matti.
Secondo quanto riporta il Sole24Ore il Cardinale Crescenzo Sepe e l’allora Ministro della Repubblica Pietro Lunardi avrebbero rubato quasi cinque milioni di Euro di soldi pubblici simulando il restauro di un palazzo della Congregazione Propaganda Fide a piazza di Spagna.
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di Gennaro Carotenuto, martedì 22 giugno 2010, 09:47
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Italia, Politica italiana
Sono 50 giorni che Claudio Scajola, quello che non sapeva chi gli aveva pagato il mezzanino vista Colosseo, si è dimesso dallo strategico ministero per lo Sviluppo Economico e 49 da quando Berlusconi ne ha assunto l’Interim. Da responsabile delle comunicazioni “il lupo a guardia delle pecore” avrebbe detto mia nonna.
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Qualcuno ha scritto “meglio Marchionne della camorra”, qualcun altro “meglio la Cina (intesa come condizioni di lavoro) che niente”. Hanno ragione entrambi, come Catalano, la vecchia spalla di Renzo Arbore, che però non è passata alla storia per dire cose intelligenti.
Chi dice “meglio Marchionne della camorra”, che vuol dire la disponibilità totale per l’impresa di questo nuovo-vecchio uomo unidimensionale, ha però anche torto se oramai, tra quest’incudine e martello, nessun colpo d’ali riesce a pensare non tanto un avvenire migliore ma addirittura un qualsiasi avvenire possibile che non sia il sopravvivere ad un immodificabile esistente.
La storia ha così percorso un nuovo cerchio concentrico e, alla “fine della storia” e a 16 anni dalla promessa di un nuovo miracolo italiano, siamo ritornati al “no future” dei Sex Pistols settantasettino.
Già a metà strada tra il ‘77 e noi, quindici anni fa, Jeremy Rifkin ed altri teorizzarono la “fine del lavoro” salariato (fordista nel caso operaio). Una profezia avveratasi nei suoi presupposti nefasti ma elusa colpevolmente dalle classi dirigenti per quanto concerneva le nuove forme di sviluppo necessarie a disegnare un XXI secolo possibile.
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