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	<title>Gennaro Carotenuto - Giornalismo partecipativo &#187; Italia</title>
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	<description>America latina, media, politica internazionale, guerre infinite, comunicazione politica - online dal 1995</description>
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		<title>Razzismo, l&#8217;Inghilterra d&#224; una lezione all&#8217;Italia dei Capello</title>
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		<pubDate>Thu, 09 Feb 2012 09:12:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gennaro Carotenuto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Primo piano]]></category>
		<category><![CDATA[Razzismo]]></category>
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		<description><![CDATA[Fabio Capello prende cappello e se ne va come allenatore della federazione inglese di calcio. Ma ha torto marcio. Per la FA non può essere capitano della nazionale un giocatore come John Terry accusato di razzismo. E basta! Non ci sono alternative, giri di parole, scuse, finti fraintendimenti all’italiana per capirci. Ciò costi quel che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.gennarocarotenuto.it/wp-content/uploads/2012/02/John-Terry.jpg"><img style="background-image: none; border-bottom: 0px; border-left: 0px; margin: 0px auto 10px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; display: block; float: none; border-top: 0px; border-right: 0px; padding-top: 0px" title="John-Terry" border="0" alt="John-Terry" src="http://www.gennarocarotenuto.it/wp-content/uploads/2012/02/John-Terry_thumb.jpg" width="464" height="280" /></a>Fabio Capello prende cappello e se ne va come allenatore della federazione inglese di calcio. Ma ha torto marcio. Per la FA non può essere capitano della nazionale un giocatore come John Terry accusato di razzismo. E basta! Non ci sono alternative, giri di parole, scuse, finti fraintendimenti all’italiana per capirci. </p>
<p><span id="more-17574"></span>
<p>Ciò costi quel che costi, anche perdere l’allenatore della nazionale a pochi mesi da una competizione come gli Europei di calcio. Ciò indipendentemente da quel che desidera l’allenatore della nazionale perché il razzismo o si combatte sul serio o si favorisce. Così Fabio Capello, già noto per essere elettore leghista e berlusconiano convinto in Italia e per vergognose dichiarazioni filofranchiste in Spagna, leva il disturbo e se ne va. Italiano dell’Italia peggiore, quella che accetta i Borghezio in parlamento, non può capire che contro il razzismo non ci sono interessi né infingimenti possibili.</p>
<p class="postAuthorLink">Gennaro Carotenuto su http://www.gennarocarotenuto.it </p>]]></content:encoded>
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		<title>Il caso Lusi a dieci anni esatti da Moretti a Piazza Navona</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Feb 2012 17:52:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gennaro Carotenuto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica italiana]]></category>
		<category><![CDATA[Primo piano]]></category>

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		<description><![CDATA[Guardate la maschera di Francesco Rutelli mentre Nanni Moretti fa il discorso politico più importante della storia della sinistra italiana degli ultimi venti anni: &#8220;con questi dirigenti non vinceremo mai&#8221;.Era il 2 febbraio 2002. Dieci anni dopo esatti emerge il tanfo della fogna del caso Lusi. Abbiamo perso dieci anni e loro sono ancora lì [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><p><a href="http://www.gennarocarotenuto.it/17558-il-caso-lusi-a-dieci-anni-esatti-da-moretti-a-piazza-navoni/"><em>Clicca qui per vedere il video incorporato.</em></a></p></p>
<p style="text-align: left;">Guardate la maschera di Francesco Rutelli mentre Nanni Moretti fa il discorso politico più importante della storia della sinistra italiana degli ultimi venti anni: &#8220;con questi dirigenti non vinceremo mai&#8221;.<span id="more-17558"></span>Era il 2 febbraio 2002. Dieci anni dopo esatti emerge il tanfo della fogna del caso Lusi. Abbiamo perso dieci anni e loro sono ancora lì e finché non ci saremo liberati di quella classe dirigente e dei loro giovani epigoni, i Rutelli, i D&#8217;Alema, i Veltroni&#8230; ma anche i Letta, i Renzi&#8230; &#8220;non vinceremo mai&#8221;. Per dieci anni hanno vinto i Lusi e i Rutelli, anche se governava Berlusconi. &#8221;Per vincere bisogna saltare 2-3-4 generazioni&#8221; diceva Moretti. Suonava come una condanna, ma aveva ragione. Cacciamoli tutti, non se ne salva nessuno. &#8220;Que se vayan todos&#8221; dissero gli argentini dieci anni fa. Adesso stanno meglio.</p>
<p style="text-align: left;"><em>PS I Navoni sono miei parenti molto cari. Ovviamente è Piazza Navona. Grazie a chi mi ha segnalato l&#8217;orribile refuso.</em></p>
<p class="postAuthorLink">Gennaro Carotenuto su http://www.gennarocarotenuto.it </p>]]></content:encoded>
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		<title>Oscar Luigi Scalfaro</title>
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		<pubDate>Sun, 29 Jan 2012 10:03:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gennaro Carotenuto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Politica italiana]]></category>
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		<description><![CDATA[Oscar Luigi Scalfaro è stato la testimonianza vivente della Costituzione condivisa nei valori dell’antifascismo. Democristiano, conservatore, lontano e molto dai valori della sinistra, si riconosceva però pienamente nei valori costituenti. Forse perciò fu il primo –e, ahinoi, uno dei pochi ai vertici dello Stato- a comprendere il carattere&#160; eversivo del berlusconismo. Perciò lo affrontò sempre [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.gennarocarotenuto.it/wp-content/uploads/2012/01/Scalfaro.jpg"><img style="background-image: none; border-bottom: 0px; border-left: 0px; margin: 0px auto 10px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; display: block; float: none; border-top: 0px; border-right: 0px; padding-top: 0px" title="ITALY PRESIDENT SCALFARO" border="0" alt="ITALY PRESIDENT SCALFARO" src="http://www.gennarocarotenuto.it/wp-content/uploads/2012/01/Scalfaro_thumb.jpg" width="416" height="445" /></a>Oscar Luigi Scalfaro è stato la testimonianza vivente della Costituzione condivisa nei valori dell’antifascismo. Democristiano, conservatore, lontano e molto dai valori della sinistra, si riconosceva però pienamente nei valori costituenti. Forse perciò fu il primo –e, ahinoi, uno dei pochi ai vertici dello Stato- a comprendere il carattere&#160; eversivo del berlusconismo. Perciò lo affrontò sempre a viso aperto, venendo troppo spesso lasciato solo.</p>
<p class="postAuthorLink">Gennaro Carotenuto su http://www.gennarocarotenuto.it </p>]]></content:encoded>
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		<title>Oscar Luigi Scalfaro</title>
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		<pubDate>Sun, 29 Jan 2012 10:03:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gennaro Carotenuto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Politica italiana]]></category>
		<category><![CDATA[Primo piano]]></category>

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		<description><![CDATA[Oscar Luigi Scalfaro è stato la testimonianza vivente della Costituzione condivisa nei valori dell’antifascismo. Democristiano, conservatore, lontano e molto dai valori della sinistra, si riconosceva però pienamente nei valori costituenti. Forse perciò fu il primo –e, ahinoi, uno dei pochi ai vertici dello Stato- a comprendere il carattere&#160; eversivo del berlusconismo. Perciò lo affrontò sempre [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.gennarocarotenuto.it/wp-content/uploads/2012/01/Scalfaro.jpg"><img style="background-image: none; border-bottom: 0px; border-left: 0px; margin: 0px auto 10px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; display: block; float: none; border-top: 0px; border-right: 0px; padding-top: 0px" title="ITALY PRESIDENT SCALFARO" border="0" alt="ITALY PRESIDENT SCALFARO" src="http://www.gennarocarotenuto.it/wp-content/uploads/2012/01/Scalfaro_thumb.jpg" width="416" height="445" /></a>Oscar Luigi Scalfaro è stato la testimonianza vivente della Costituzione condivisa nei valori dell’antifascismo. Democristiano, conservatore, lontano e molto dai valori della sinistra, si riconosceva però pienamente nei valori costituenti. Forse perciò fu il primo –e, ahinoi, uno dei pochi ai vertici dello Stato- a comprendere il carattere&#160; eversivo del berlusconismo. Perciò lo affrontò sempre a viso aperto, venendo troppo spesso lasciato solo.</p>
<p class="postAuthorLink">Gennaro Carotenuto su http://www.gennarocarotenuto.it </p>]]></content:encoded>
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		<title>In difesa dell&#8217;Università pubblica &#8211; l&#8217;appello</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Jan 2012 13:40:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Primo piano]]></category>
		<category><![CDATA[Scuola, università, ricerca]]></category>

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		<description><![CDATA[Ho partecipato con grande convinzione alla stesura di questo appello in difesa dell&#8217;Università pubblica, assediata ieri dal nichilismo gelminiano e oggi dai tecnocrati neoliberali di Mario Monti. &#8220;I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi&#8221;. I prestiti d&#8217;onore servono solo a garantire ai capaci [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p dir="ltr" align="justify"><em>Ho partecipato con grande convinzione alla stesura di questo appello in difesa dell&#8217;Università pubblica, assediata ieri dal nichilismo gelminiano e oggi dai tecnocrati neoliberali di Mario Monti. &#8220;I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi&#8221;. I prestiti d&#8217;onore servono solo a garantire ai capaci e meritevoli privi di mezzi un futuro di debiti. L&#8217;abolizione del valore legale del titolo di studio configura un&#8217; università classista, se non razzista, che esclude capaci e meritevoli privi di mezzi dalle università di serie A. Solo l&#8217;Università pubblica, gratuita e di qualità può essere strumento di progresso, crescita, democrazia e perequazione sociale (gc). <a href="https://laureati.economia.unige.it/SelectSurveyASPAdvanced/TakeSurvey.asp?SurveyID=342765KK3mlKG" target="_blank">Adesioni qui</a>.<br />
</em></p>
<p dir="ltr" align="justify"><span style="text-decoration: underline;"><strong>Tasse studentesche più alte e abolizione del valore legale del titolo di studio non miglioreranno l’università pubblica italiana.</strong></span></p>
<p dir="ltr" align="justify">Approfittando dell’attenzione dell’opinione pubblica verso le “liberalizzazioni” di alcuni settori di attività del nostro Paese come strumento per una loro modernizzazione, in questi giorni è stata rilanciata &#8211; con l’adesione di un gruppo di docenti universitari &#8211; la proposta di abolire il valore legale del titolo di studio (valevole quindi come condizione di accesso ai concorsi per l’impiego pubblico) e di “liberalizzare” le tasse studentesche (già tra le più alte dell’Europa continentale, specie se in rapporto agli scarsi servizi disponibili ed ai livelli di reddito), affiancandovi un sistema di prestiti agli studenti, da restituire dopo l’ingresso nel mercato del lavoro.<span id="more-17519"></span></p>
<p dir="ltr" align="justify">Andando all’essenziale, alla base di queste proposte ci sono alcune idee che non ci sentiamo di condividere. La prima è che l’equità sociale delle opportunità di accesso alla formazione universitaria sarebbe ristabilita dal sistema dei prestiti. E’ evidente che si tratta di una finzione (se non di un inganno): un individuo ‘povero’ indebitato, oggi studente domani (forse) lavoratore, non è uguale a (ne’ libero quanto) un individuo ‘ricco’ senza debiti. Anche quando si sostiene che comunque tasse più alte e prestiti sarebbero un sistema più equo dell’attuale, distorto principalmente dall’evasione fiscale, si finisce per far scontare ai giovani, gravandoli precocemente di debiti, l’incapacità dello Stato nel riscuotere i tributi.</p>
<p dir="ltr" align="justify">La creazione di un mercato dei titoli di studio, conseguente all’abolizione del loro valore legale, metterebbe poi, secondo i proponenti, le università in una sana concorrenza per la qualità. Anche in questo caso siamo di fronte ad una finzione (se non ad un inganno). Date le posizioni di partenza degli atenei, diseguali e caratterizzate da sottofinanziamento, l’unica concorrenza che scatterebbe fra Università sarebbe appunto per le risorse, con conseguente vantaggio dei gruppi di potere accademico, politico ed economico consolidati che invece, si suppone, dovrebbero essere il bersaglio delle politiche di liberalizzazione nel loro spirito più nobile. Il ‘valore legale’ tenderebbe semplicemente ad essere sostituito dal valore monetario necessario per conseguire il titolo di studio. Le due misure associate produrrebbero un effetto micidiale di stratificazione per censo delle Università, acuendo i già presenti dislivelli territoriali che caratterizzano il nostro sistema universitario nazionale. Abolire il valore legale del titolo di studio significa anche abbandonare l’obiettivo di uno standard nazionale di riferimento per la formazione universitaria: al contrario bisogna intervenire perché tutte le università finanziate dallo Stato rispettino tale standard. Anche l’accento (giustamente) posto sulla centralità del merito nella vita universitaria assumerebbe, alla luce di queste misure, un deciso sapore classista.</p>
<p dir="ltr" align="justify">Queste proposte implicano quindi una decisa spinta alla privatizzazione di fatto dell’università pubblica e alla restrizione sociale dell’accesso. Accettarle significherebbe anche una resa istituzionale all’inefficienza pubblica in vari ambiti, come il controllo dell’evasione fiscale e della qualità dei servizi pubblici, e del reclutamento nell’impiego pubblico.</p>
<p dir="ltr" align="justify"><strong>Per questo chiediamo alla classe politica che si riconosce nella nostra Costituzione Repubblicana e al Governo di rifiutarle, di non accettare scorciatoie fuorvianti ai problemi del finanziamento e del rilancio del sistema educativo e universitario pubblico, così come di altri ambiti preziosi della produzione culturale del Paese. L’università deve restare una istituzione pubblica centrale e deve riprendere a svolgere tutte le sue funzioni, in primis quella di fornire una formazione critica e qualificata, basata su didattica e ricerca libere, plurali e rigorose, con il più ampio accesso sociale agli studi e alle professioni della ricerca e della docenza. Per poter svolgere questo suo ruolo pubblico all’università non serve mettersi in vendita, ma servono politiche e risorse adeguate.</strong></p>
<p class="postAuthorLink">Redazione su http://www.gennarocarotenuto.it </p>]]></content:encoded>
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		<title>In difesa dell&#8217;Università pubblica &#8211; l&#8217;appello</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Jan 2012 13:40:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ho partecipato con grande convinzione alla stesura di questo appello in difesa dell&#8217;Università pubblica, assediata ieri dal nichilismo gelminiano e oggi dai tecnocrati neoliberali di Mario Monti. &#8220;I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi&#8221;. I prestiti d&#8217;onore servono solo a garantire ai capaci [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p dir="ltr" align="justify"><em>Ho partecipato con grande convinzione alla stesura di questo appello in difesa dell&#8217;Università pubblica, assediata ieri dal nichilismo gelminiano e oggi dai tecnocrati neoliberali di Mario Monti. &#8220;I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi&#8221;. I prestiti d&#8217;onore servono solo a garantire ai capaci e meritevoli privi di mezzi un futuro di debiti. L&#8217;abolizione del valore legale del titolo di studio configura un&#8217; università classista, se non razzista, che esclude capaci e meritevoli privi di mezzi dalle università di serie A. Solo l&#8217;Università pubblica, gratuita e di qualità può essere strumento di progresso, crescita, democrazia e perequazione sociale (gc). <a href="https://laureati.economia.unige.it/SelectSurveyASPAdvanced/TakeSurvey.asp?SurveyID=342765KK3mlKG" target="_blank">Adesioni qui</a>.<br />
</em></p>
<p dir="ltr" align="justify"><span style="text-decoration: underline;"><strong>Tasse studentesche più alte e abolizione del valore legale del titolo di studio non miglioreranno l’università pubblica italiana.</strong></span></p>
<p dir="ltr" align="justify">Approfittando dell’attenzione dell’opinione pubblica verso le “liberalizzazioni” di alcuni settori di attività del nostro Paese come strumento per una loro modernizzazione, in questi giorni è stata rilanciata &#8211; con l’adesione di un gruppo di docenti universitari &#8211; la proposta di abolire il valore legale del titolo di studio (valevole quindi come condizione di accesso ai concorsi per l’impiego pubblico) e di “liberalizzare” le tasse studentesche (già tra le più alte dell’Europa continentale, specie se in rapporto agli scarsi servizi disponibili ed ai livelli di reddito), affiancandovi un sistema di prestiti agli studenti, da restituire dopo l’ingresso nel mercato del lavoro.<span id="more-17519"></span></p>
<p dir="ltr" align="justify">Andando all’essenziale, alla base di queste proposte ci sono alcune idee che non ci sentiamo di condividere. La prima è che l’equità sociale delle opportunità di accesso alla formazione universitaria sarebbe ristabilita dal sistema dei prestiti. E’ evidente che si tratta di una finzione (se non di un inganno): un individuo ‘povero’ indebitato, oggi studente domani (forse) lavoratore, non è uguale a (ne’ libero quanto) un individuo ‘ricco’ senza debiti. Anche quando si sostiene che comunque tasse più alte e prestiti sarebbero un sistema più equo dell’attuale, distorto principalmente dall’evasione fiscale, si finisce per far scontare ai giovani, gravandoli precocemente di debiti, l’incapacità dello Stato nel riscuotere i tributi.</p>
<p dir="ltr" align="justify">La creazione di un mercato dei titoli di studio, conseguente all’abolizione del loro valore legale, metterebbe poi, secondo i proponenti, le università in una sana concorrenza per la qualità. Anche in questo caso siamo di fronte ad una finzione (se non ad un inganno). Date le posizioni di partenza degli atenei, diseguali e caratterizzate da sottofinanziamento, l’unica concorrenza che scatterebbe fra Università sarebbe appunto per le risorse, con conseguente vantaggio dei gruppi di potere accademico, politico ed economico consolidati che invece, si suppone, dovrebbero essere il bersaglio delle politiche di liberalizzazione nel loro spirito più nobile. Il ‘valore legale’ tenderebbe semplicemente ad essere sostituito dal valore monetario necessario per conseguire il titolo di studio. Le due misure associate produrrebbero un effetto micidiale di stratificazione per censo delle Università, acuendo i già presenti dislivelli territoriali che caratterizzano il nostro sistema universitario nazionale. Abolire il valore legale del titolo di studio significa anche abbandonare l’obiettivo di uno standard nazionale di riferimento per la formazione universitaria: al contrario bisogna intervenire perché tutte le università finanziate dallo Stato rispettino tale standard. Anche l’accento (giustamente) posto sulla centralità del merito nella vita universitaria assumerebbe, alla luce di queste misure, un deciso sapore classista.</p>
<p dir="ltr" align="justify">Queste proposte implicano quindi una decisa spinta alla privatizzazione di fatto dell’università pubblica e alla restrizione sociale dell’accesso. Accettarle significherebbe anche una resa istituzionale all’inefficienza pubblica in vari ambiti, come il controllo dell’evasione fiscale e della qualità dei servizi pubblici, e del reclutamento nell’impiego pubblico.</p>
<p dir="ltr" align="justify"><strong>Per questo chiediamo alla classe politica che si riconosce nella nostra Costituzione Repubblicana e al Governo di rifiutarle, di non accettare scorciatoie fuorvianti ai problemi del finanziamento e del rilancio del sistema educativo e universitario pubblico, così come di altri ambiti preziosi della produzione culturale del Paese. L’università deve restare una istituzione pubblica centrale e deve riprendere a svolgere tutte le sue funzioni, in primis quella di fornire una formazione critica e qualificata, basata su didattica e ricerca libere, plurali e rigorose, con il più ampio accesso sociale agli studi e alle professioni della ricerca e della docenza. Per poter svolgere questo suo ruolo pubblico all’università non serve mettersi in vendita, ma servono politiche e risorse adeguate.</strong></p>
<p class="postAuthorLink">Redazione su http://www.gennarocarotenuto.it </p>]]></content:encoded>
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		<title>&#8220;Se questo &#232; un uomo&quot;.</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Jan 2012 07:11:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gennaro Carotenuto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Diritti umani]]></category>
		<category><![CDATA[Primo piano]]></category>
		<category><![CDATA[Razzismo]]></category>
		<category><![CDATA[Storia]]></category>
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		<description><![CDATA[Voi che vivete sicuri nelle vostre tiepide case, voi che trovate tornando a sera Il cibo caldo e visi amici: Considerate se questo è un uomo, che lavora nel fango, che non conosce pace, che lotta per un pezzo di pane, che muore per un sì o per un no. Considerate se questa è una [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.gennarocarotenuto.it/wp-content/uploads/2012/01/LeviRicorda.jpg"><img style="background-image: none; border-bottom: 0px; border-left: 0px; margin: 0px 20px 0px 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; display: inline; float: left; border-top: 0px; border-right: 0px; padding-top: 0px" title="LeviRicorda" border="0" alt="LeviRicorda" align="left" src="http://www.gennarocarotenuto.it/wp-content/uploads/2012/01/LeviRicorda_thumb.jpg" width="384" height="285" /></a>Voi che vivete sicuri nelle vostre tiepide case, voi che trovate tornando a sera Il cibo caldo e visi amici: Considerate se questo è un uomo, che lavora nel fango, che non conosce pace, che lotta per un pezzo di pane, che muore per un sì o per un no.    <br />Considerate se questa è una donna, senza capelli e senza nome, senza più forza di ricordare, vuoti gli occhi e freddo il grembo, come una rana d’inverno.    <br />Meditate che questo è stato: vi comando queste parole.    <br />Scolpitele nel vostro cuore stando in casa andando per via, coricandovi alzandovi; ripetetele ai vostri figli.    <br />O vi si sfaccia la casa, la malattia vi impedisca, i vostri nati torcano il viso da voi.    <br />Primo Levi</p>
<p class="postAuthorLink">Gennaro Carotenuto su http://www.gennarocarotenuto.it </p>]]></content:encoded>
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		<title>Evasione, oltre i luoghi comuni, si sconfigge con l&#8217;uguaglianza</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Jan 2012 09:29:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gennaro Carotenuto</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La tabella dell’Agenzia delle Entrate, interessantissima, serve a chiarire molti luoghi comuni. L’evasione fiscale è almeno di due tipi completamente diversi ma ben individuabili. Vi è un tipo di evasione da disagio sociale, concentrata in alcune province del Sud (ma non tutte) e vi è un’evasione da accumulazione di ricchezza (spiriti animali li chiamano). Sono [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.gennarocarotenuto.it/wp-content/uploads/2012/01/evasione_regionali.jpg"><img style="background-image: none; border-bottom: 0px; border-left: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; display: block; float: none; margin-left: auto; border-top: 0px; margin-right: auto; border-right: 0px; padding-top: 0px" title="evasione_regionali" border="0" alt="evasione_regionali" src="http://www.gennarocarotenuto.it/wp-content/uploads/2012/01/evasione_regionali_thumb.jpg" width="575" height="671" /></a></p>
<p>La tabella dell’Agenzia delle Entrate, interessantissima, serve a chiarire molti luoghi comuni. </p>
<p><span id="more-17483"></span>
<p>L’evasione fiscale è almeno di due tipi completamente diversi ma ben individuabili. Vi è un tipo di evasione da disagio sociale, concentrata in alcune province del Sud (ma non tutte) e vi è un’evasione da accumulazione di ricchezza (spiriti animali li chiamano). Sono due facce dello stesso difetto di sviluppo italiano e anche l’evasione, entrambi i tipi di evasione, si combattono innanzitutto con politiche di uguaglianza.</p>
<p class="postAuthorLink">Gennaro Carotenuto su http://www.gennarocarotenuto.it </p>]]></content:encoded>
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		<title>Evasione, oltre i luoghi comuni, si sconfigge con l&#8217;uguaglianza</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Jan 2012 09:29:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gennaro Carotenuto</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La tabella dell’Agenzia delle Entrate, interessantissima, serve a chiarire molti luoghi comuni. L’evasione fiscale è almeno di due tipi completamente diversi ma ben individuabili. Vi è un tipo di evasione da disagio sociale, concentrata in alcune province del Sud (ma non tutte) e vi è un’evasione da accumulazione di ricchezza (spiriti animali li chiamano). Sono [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.gennarocarotenuto.it/wp-content/uploads/2012/01/evasione_regionali.jpg"><img style="background-image: none; border-bottom: 0px; border-left: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; display: block; float: none; margin-left: auto; border-top: 0px; margin-right: auto; border-right: 0px; padding-top: 0px" title="evasione_regionali" border="0" alt="evasione_regionali" src="http://www.gennarocarotenuto.it/wp-content/uploads/2012/01/evasione_regionali_thumb.jpg" width="575" height="671" /></a></p>
<p>La tabella dell’Agenzia delle Entrate, interessantissima, serve a chiarire molti luoghi comuni. </p>
<p><span id="more-17483"></span>
<p>L’evasione fiscale è almeno di due tipi completamente diversi ma ben individuabili. Vi è un tipo di evasione da disagio sociale, concentrata in alcune province del Sud (ma non tutte) e vi è un’evasione da accumulazione di ricchezza (spiriti animali li chiamano). Sono due facce dello stesso difetto di sviluppo italiano e anche l’evasione, entrambi i tipi di evasione, si combattono innanzitutto con politiche di uguaglianza.</p>
<p class="postAuthorLink">Gennaro Carotenuto su http://www.gennarocarotenuto.it </p>]]></content:encoded>
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		<title>Notizia di routine: dodicesimo femminicidio in quindici giorni in Italia</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Jan 2012 08:45:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gennaro Carotenuto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Femminicidi]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Primo piano]]></category>

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		<description><![CDATA[Enza Cappuccio, una ragazza di 33 anni di Marano, è la dodicesima vittima di femminicidio in Italia nei primi 15 giorni del 2012. La notizia non sfonda tra l’affondamento del Titanic e il rating del paese mandato in serie B dalle valutazioni interessate della S&#38;P. Ma è in serie C l’Italia per femminicidi, a nord, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.gennarocarotenuto.it/wp-content/uploads/2012/01/fs.jpg"><img style="background-image: none; border-bottom: 0px; border-left: 0px; margin: 0px 0px 0px 10px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; display: inline; float: right; border-top: 0px; border-right: 0px; padding-top: 0px" title="fs" border="0" alt="fs" align="right" src="http://www.gennarocarotenuto.it/wp-content/uploads/2012/01/fs_thumb.jpg" width="236" height="355" /></a>Enza Cappuccio, una ragazza di 33 anni di Marano, è la dodicesima vittima di femminicidio in Italia nei primi 15 giorni del 2012. </p>
<p>La notizia non sfonda tra l’affondamento del Titanic e il rating del paese mandato in serie B dalle valutazioni interessate della S&amp;P. Ma è in serie C l’Italia per femminicidi, a nord, a sud, nel centro Italia, da Monza a Civitanova Marche, da Trapani ad Avellino, giovani, vecchi, di mezza età, colti e analfabeti, mariti incazzosi o depressi, compagni e fidanzati promossi o respinti, con e senza account Facebook sul quale depistare le indagini. </p>
<p>È una guerra non dichiarata, che compete con gli omicidi a sfondo criminalità e oramai si avvicina per numeri ai morti sul lavoro. 122 nel 2009, 113 nel 2010, 137 nel 2011, e il 2012 è iniziato con una media più che doppia.</p>
<p><span id="more-17440"></span>
<p>Il mainstream fa il minimo indispensabile, sciattamente, omissivamente, di fronte a notizie che non rendono o che peggio mettono in dubbio interessi e visioni dominanti, dove il male viene da fuori e la famiglia sarebbe un’oasi di pace. E poi, in fondo, sono cose di routine, l’assassino si trova subito e ancora sporco di sangue, o addirittura porta la moglie strangolata in ospedale, come nel caso di Enza Cappuccio. Routine, appunto, a meno che il movente non sia che lei, musulmana, “volesse vivere all’Occidentale”. </p>
<p>In quel caso, vero o più spesso presunto o semplificato, si scatenano. In realtà, come sempre, il totem dell’etnia, non ha nulla a che vedere e semmai bisognerebbe parlare di scontro con la modernità dei diritti. Comunque, c’è a chi piace saperlo, dieci degli assassini sarebbero italiani di tutte le etnie, uno sarebbe del Bangladesh e il dodicesimo un egiziano accusato di aver ucciso una lavoratrice sessuale, l’unico dei dodici femminicidi non avvenuto in ambito familiare.</p>
<p>Merito, molto merito a <a href="http://femminismo-a-sud.noblogs.org/" target="_blank">Femminismo a Sud</a>, a <a href="http://bollettino-di-guerra.noblogs.org/" target="_blank">Bollettino di guerra</a> e a tutti i siti partecipativi che fanno da “servizio pubblico” in luogo del mainstream. </p>
<p class="postAuthorLink">Gennaro Carotenuto su http://www.gennarocarotenuto.it </p>]]></content:encoded>
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		<title>Prostitute e figli di puttana</title>
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		<pubDate>Sun, 15 Jan 2012 20:57:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gennaro Carotenuto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Legalità]]></category>

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		<description><![CDATA[&#34;Noi prostitute insistiamo a dire che i politici non sono figli nostri&#34;. Gennaro Carotenuto su http://www.gennarocarotenuto.it]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.gennarocarotenuto.it/wp-content/uploads/2012/01/puttane1.jpg"><img style="background-image: none; border-bottom: 0px; border-left: 0px; margin: 0px auto 10px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; display: block; float: none; border-top: 0px; border-right: 0px; padding-top: 0px" title="puttane" border="0" alt="puttane" src="http://www.gennarocarotenuto.it/wp-content/uploads/2012/01/puttane_thumb1.jpg" width="454" height="602" /></a></p>
<p>&quot;Noi prostitute insistiamo a dire che i politici non sono figli nostri&quot;.</p>
<p class="postAuthorLink">Gennaro Carotenuto su http://www.gennarocarotenuto.it </p>]]></content:encoded>
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		<title>Parole come pietre: &#8220;Ha 24 anni ed &#232; slavo&#8221;</title>
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		<pubDate>Sun, 15 Jan 2012 18:30:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gennaro Carotenuto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Media]]></category>
		<category><![CDATA[Primo piano]]></category>
		<category><![CDATA[Razzismo]]></category>

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		<description><![CDATA[Bianca Berlinguer (e mille altri peggio di lei): “Ha 24 anni ed è slavo”. Così ha introdotto nel TG3, il telegiornale italiano più politicamente corretto, la notizia sull’arresto del criminale che ha assassinato a Milano a bordo di un SUV un vigile urbano. Non c’è nulla da fare: oggi in qualunque media la cosa più [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.gennarocarotenuto.it/wp-content/uploads/2012/01/biancaberlinguer.jpg"><img style="background-image: none; border-bottom: 0px; border-left: 0px; margin: 0px 20px 0px 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; display: inline; float: left; border-top: 0px; border-right: 0px; padding-top: 0px" title="biancaberlinguer" border="0" alt="biancaberlinguer" align="left" src="http://www.gennarocarotenuto.it/wp-content/uploads/2012/01/biancaberlinguer_thumb.jpg" width="244" height="184" /></a>Bianca Berlinguer (e mille altri peggio di lei): “Ha 24 anni ed è slavo”. </p>
<p>Così ha introdotto nel TG3, il telegiornale italiano più politicamente corretto, la notizia sull’arresto del criminale che ha assassinato a Milano a bordo di un SUV un vigile urbano. Non c’è nulla da fare: oggi in qualunque media la cosa più importante per una notizia di cronaca nera è la nazionalità (quella degli avi, il passaporto invece non conta), del presunto autore del crimine. </p>
<p><span id="more-17428"></span>
<p>Se tutto il resto non conta, il contesto, i motivi (anche se in questo caso l’abiezione è tale da non esserci perdono possibile) l’unica cosa alla quale serve la notizia è a riaffermare un pregiudizio, un cliché, uno stereotipo che può uccidere come e più di un SUV lanciato a folle velocità. Oramai i pregiudizi sono tali che vengono rinforzati anche quando sono smentiti dai fatti (come l’illusionista Brachetti che derubato due giorni fa a Lugano tira in causa Napoli). </p>
<p>Cosa importa, cosa aggiunge alla notizia, se non la cattiva intenzione del dare in pasto al pubblico il pregiudizio che vuole ascoltare, il dire da dove proviene il presunto criminale? Banchiere ebreo, romeno stupratore, albanese rapinatore, siciliano mafioso, musulmano terrorista… le parole sono pietre e contribuiscono a costruire i muri.</p>
<p class="postAuthorLink">Gennaro Carotenuto su http://www.gennarocarotenuto.it </p>]]></content:encoded>
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		<title>La proposta di Marco Rossi Doria: un anno in meno a scuola ma tutti fino al diploma</title>
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		<pubDate>Sun, 15 Jan 2012 10:40:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Scuola, università, ricerca]]></category>

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		<description><![CDATA[Un intervento di Mila Spicola sulla proposta di Marco Rossi Doria, sottosegretario all’Istruzione di ridurre la durata del percorso scolastico (gc). Un anno in meno a scuola? Le ragioni del sì e quelle del no. Ha provocato un vespaio il semplice accenno del sottosegretario all’Istruzione Marco Rossi Doria all’eventualità di riforma del ciclo d’istruzione, cioè [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Un intervento di Mila Spicola sulla proposta di Marco Rossi Doria, sottosegretario all’Istruzione di ridurre la durata del percorso scolastico (gc).</em></p>
<p>Un anno in meno a scuola? Le ragioni del sì e quelle del no.</p>
<p>Ha provocato un vespaio il semplice accenno del sottosegretario all’Istruzione Marco Rossi Doria all’eventualità di riforma del ciclo d’istruzione, cioè<strong> la proposta di diminuirlo di un anno.</strong></p>
<p><span id="more-17423"></span>
<p><strong></strong> Attualmente è di 13 anni : i ragazzi rimangono 5 anni alle elementari, cioè la scuola primaria, 3 anni alla scuola media, cioè secondaria di primo grado, 5 anni alle superiori, secondaria di secondo grado. La proposta è di ridurlo di un anno agendo alle medie o alle superiori. Come del resto già avviene in tanti paesi europei, dalla Francia alla Germania, dove la scuola dura meno eppure i profitti dei ragazzi, come testimoniano ricerche nazionali e internazionali, sono di gran lunga preferibili a quelli italiani, per cui la minore durata del ciclo non inficia i livelli cognitivi di quei ragazzi che vengono immessi nel mondo del lavoro o in quello universitario con un anno di vantaggio. La proposta è accompagnata dall’ipotesi di innalzamento dell’obbligo scolastico : dagli attuali 15 anni (prima della Gelmini era di 16 anni: è stato diminuito a 15) ai 18.</p>
<p>Le ragioni del no:</p>
<p>- Si toglie ai ragazzi un anno di istruzione? Non è possibile. Non va nel verso della qualità dell’istruzione tanto invocata in questi ultimi anni di “persecuzione gelminiana” – E conseguentemente si taglia l’organico necessario ad effettuarlo con conseguente perdita di posti di lavoro? Assolutamente no.</p>
<p> &#8211; I ragazzi che non abbandonano più la scuola, causa obbligo scolastico, che fanno? Vanno ad aumentare il rapporto docente alunno perpetrando il fenomeno deleterio delle classi pollaio? E dunque aumentando il caos attuale invece di risolverlo?</p>
<p>Le ragioni del sì:</p>
<p>- Allinearsi ai coetanei europei che anticipano di un anno laurea o lavoro è una richiesta che arriva dal mondo spesso inascoltato dei ragazzi – Aumentare l’obbligo scolastico vuol dire “obbligarli” al diploma. Tutti. Non solo i “fortunati”. Oggi la dispersione è massima proprio in coincidenza del raggiungimento dell’età dell’obbligo cioè 15 anni, cioè dal primo al secondo anno delle superiori. Gli abbandoni riguardano soprattutto istituti tecnici o professionali, spesso “settati” in bienni e trienni proprio in virtù degli abbandoni, con conseguente divisione in istruzione di serie A , quella liceale, e formazione di serie B, (tanto la maggior parte poi abbandonano) quella tecnico-professionale. Obbligare tutti al diploma livella le distanze, le differenze di qualità dell’istruzione, non solo tra diplomati e non diplomati, ma anche tra licei e istituti tecnico-professionali. Perché un operaio specializzato, un cuoco, un informatico… non deve avere una ottima istruzione, anche nelle competenze e conoscenze generali, se il fine della scuola non è creare forza lavoro ma favorire “l’effettivo sviluppo della persona umana” e crescere i cittadini?</p>
<p>- Favorire per una volta i più deboli nell’ottica del dare di più a chi ha di meno di Donmilaniana memoria, direi attuale. Nelle aree depresse del paese, meridione e periferie delle metropoli, la dispersione raggiunge il 27% (e si concentra negli istitui tecnico-professionali di cui sopra). Non è possibile. Si deve combattere per motivi etici prima che economico-sociali. L’obbligo scolastico ha avuto il compito di abbattere la dispersione alle elementari e alle medie, così sarebbe alle superiori.</p>
<p>- Innalzando l’obbligo aumenterebbero di conseguenza gli alunni a scuola e dunque la necessità di organici e dunque, con facili calcoli, ne deriva che i due provvedimenti presi insieme non varierebbero l’attuale “parco” organico.</p>
<p>Però.</p>
<p>C’è un però of course: <strong>i due provvedimenti non sono la panacea, ma la premessa per “lavorare bene” in una scuola</strong>. Insieme a questi sono necessari, indispensabili altri provvedimenti che devono camminare insieme ai primi due di cui sopra e che comunque, a onor del vero, sono stati annunciati dal ministro Profumo (sottolineo “annunciati “per esercizio di diffidenza, che non è “cattiveria” ma la normalità a cui ci hanno abituato anni e anni e anni di attacchi alla scuola e depauperamenti).</p>
<p>Ne elenco i più urgenti:</p>
<p>- <strong>la messa in sicurezza delle scuole</strong> e <strong>la costruzione di nuove</strong> nel verso della sostenibilità e dell’innovazione (e questo sì, lo ha detto). Ciò va nel verso della tutela della sicurezza ma anche nel verso della promozione dello studio. Si sta meglio a scuola se ci si sta bene.</p>
<p>- <strong>la necessità degli organici funzionali</strong> in ogni scuola. Lo spiego a chi è a digiuno di “cose scolastiche”. Oggi il numero di docenti, personale ata lo “decide” l’ufficio scolastico provinciale in base a calcoli e disponibilità economiche e di organico, e sono sempre sottodimensionati, cosa che abbiamo lamentato. Quando manca un docente è la scuola a doverlo richiedere e pagare in base a una somma assegnata che negli anni si è ridotta al lumicino. E dunque classi numerose e quasi impossibilità di sostituzione di docenti assenti. L’organico funzionale discende dall’autonomia scolastica: ogni scuola si autodetermina il numero necessario di docenti (da prendere sempre in modo legittimo dalle graduatorie statali) in base alla sua offerta formativa e dunque non solo lo stretto necessario per la “lezione curriculare”, ma anche quello per le supplenze, come anche per attività a corredo delle lezioni curriculari ma che contribuiscono notevolmente ad innalzare i livelli cognitivi e non solo (teatro, sport, cinema, giardinaggio…). Aumentano l’amore per la scuola oltre che l’educazione alla socialità sana. E di conseguenza per lo studio. Oltre che trattenere a scuola i ragazzi per più ore al giorno. Oggi tali attività sono a “progetto” , in quel caso sarebbero programmabili nel lungo periodo e “istituzionalizzate”. Significa anche che serviranno più docenti. Molti di più. Rassegnatevi: non siamo molti. Siamo pochi in relazione alle necessità.</p>
<p>-<strong> “tenere” di più i ragazzi</strong> a scuola in senso verticale. Cioè aumentare o diffondere, là dove non c’è, persino alle superiori, il tempo pieno e il tempo prolungato.</p>
<p>- La<strong> formazione in servizio per i docenti</strong>: a carico dell’amministrazione e obbligatoria. Se la società cambia anche i ragazzi cambiano e anche i docenti. E’ elementare come concetto. Di conseguenza devono adeguarsi, con metodi e mezzi innovativi, che non intaccano i contenuti,&#160; i modi di trasmissione delle conoscenze e delle competenze. Non esaurendo o banalizzando la cosa con LIM e Tablets, ma praticando cooperative learning, teaching innovation, didattica sperimentale,…docimologia aggiornata..e altro ancora.&#160; Adeguare vuol dire migliorare la formazione in servizio dei docenti , cioè l’aggiornamento. Come accade per ogni professione del resto. Ma nella direzione della qualità e della necessità. Non dell’obbligo formale sganciato da ogni reale ricaduta, come spesso si è verificato negli ultimi anni.</p>
<p>Infine: abbandonare l’idea che tutto ciò si fa senza investimenti. Dimenticarla. Cancellarla. Investire nella scuola vuol dire spendere dei soldi. Investirli nel capitale umano. Lo diciamo da sempre. Servono spazi adeguati e mezzi adeguati. Se serve il macchinario adeguato per la TAC a un oncologo o il software di rendering aggiornato a un architetto mi chiedo perchè ciò non debba valere per l’insegnamento. Posto che abbiamo a che fare con la “materia” più mutevole che esista. Cioè il capitale umano ragazzo in crescita.</p>
<p>Ma il capitale umano della scuola non è solo il ragazzo, è anche l’esercito di pace dei docenti italiani. Io sono disposta a rimanere di più a scuola, tanto lo facciamo già, ma è giusto essere pagati per quello che si fa. E’ giusto dare dignità al lavoro, perchè così facendo ne aumenta in dignità lo studio dei nostri ragazzi. Ho usato la parola dignità e non valore non a caso. La dignità del ruolo la sì difende anche attraverso un trattamento economico meno umiliante.</p>
<p>Meno soldi alle armi e di più alla scuola noi lo ripetiamo da decenni. Oggi per fortuna lo dicono in molti di più. Ma diciamolo non solo perché c’è la crisi. Non solo per fare retorica. Ma perché è frutto di elementare buon senso nello stabilire le priorità tra ciò che è urgente e utile e ciò che non serve ed è inutile. A voi la scelta. A noi la scelta. Un anno in meno? Può essere…</p>
<p>Mila Spicola</p>
<p><a href="http://laricreazionenonaspetta.comunita.unita.it/2012/01/14/un-anno-in-meno-a-scuolai-si-e-i-no/">http://laricreazionenonaspetta.comunita.unita.it/2012/01/14/un-anno-in-meno-a-scuolai-si-e-i-no/</a></p>
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		<title>La proposta di Marco Rossi Doria: un anno in meno a scuola ma tutti fino al diploma</title>
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		<pubDate>Sun, 15 Jan 2012 10:40:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Scuola, università, ricerca]]></category>

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		<description><![CDATA[Un intervento di Mila Spicola sulla proposta di Marco Rossi Doria, sottosegretario all’Istruzione di ridurre la durata del percorso scolastico (gc). Un anno in meno a scuola? Le ragioni del sì e quelle del no. Ha provocato un vespaio il semplice accenno del sottosegretario all’Istruzione Marco Rossi Doria all’eventualità di riforma del ciclo d’istruzione, cioè [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Un intervento di Mila Spicola sulla proposta di Marco Rossi Doria, sottosegretario all’Istruzione di ridurre la durata del percorso scolastico (gc).</em></p>
<p>Un anno in meno a scuola? Le ragioni del sì e quelle del no.</p>
<p>Ha provocato un vespaio il semplice accenno del sottosegretario all’Istruzione Marco Rossi Doria all’eventualità di riforma del ciclo d’istruzione, cioè<strong> la proposta di diminuirlo di un anno.</strong></p>
<p><span id="more-17423"></span>
<p><strong></strong> Attualmente è di 13 anni : i ragazzi rimangono 5 anni alle elementari, cioè la scuola primaria, 3 anni alla scuola media, cioè secondaria di primo grado, 5 anni alle superiori, secondaria di secondo grado. La proposta è di ridurlo di un anno agendo alle medie o alle superiori. Come del resto già avviene in tanti paesi europei, dalla Francia alla Germania, dove la scuola dura meno eppure i profitti dei ragazzi, come testimoniano ricerche nazionali e internazionali, sono di gran lunga preferibili a quelli italiani, per cui la minore durata del ciclo non inficia i livelli cognitivi di quei ragazzi che vengono immessi nel mondo del lavoro o in quello universitario con un anno di vantaggio. La proposta è accompagnata dall’ipotesi di innalzamento dell’obbligo scolastico : dagli attuali 15 anni (prima della Gelmini era di 16 anni: è stato diminuito a 15) ai 18.</p>
<p>Le ragioni del no:</p>
<p>- Si toglie ai ragazzi un anno di istruzione? Non è possibile. Non va nel verso della qualità dell’istruzione tanto invocata in questi ultimi anni di “persecuzione gelminiana” – E conseguentemente si taglia l’organico necessario ad effettuarlo con conseguente perdita di posti di lavoro? Assolutamente no.</p>
<p> &#8211; I ragazzi che non abbandonano più la scuola, causa obbligo scolastico, che fanno? Vanno ad aumentare il rapporto docente alunno perpetrando il fenomeno deleterio delle classi pollaio? E dunque aumentando il caos attuale invece di risolverlo?</p>
<p>Le ragioni del sì:</p>
<p>- Allinearsi ai coetanei europei che anticipano di un anno laurea o lavoro è una richiesta che arriva dal mondo spesso inascoltato dei ragazzi – Aumentare l’obbligo scolastico vuol dire “obbligarli” al diploma. Tutti. Non solo i “fortunati”. Oggi la dispersione è massima proprio in coincidenza del raggiungimento dell’età dell’obbligo cioè 15 anni, cioè dal primo al secondo anno delle superiori. Gli abbandoni riguardano soprattutto istituti tecnici o professionali, spesso “settati” in bienni e trienni proprio in virtù degli abbandoni, con conseguente divisione in istruzione di serie A , quella liceale, e formazione di serie B, (tanto la maggior parte poi abbandonano) quella tecnico-professionale. Obbligare tutti al diploma livella le distanze, le differenze di qualità dell’istruzione, non solo tra diplomati e non diplomati, ma anche tra licei e istituti tecnico-professionali. Perché un operaio specializzato, un cuoco, un informatico… non deve avere una ottima istruzione, anche nelle competenze e conoscenze generali, se il fine della scuola non è creare forza lavoro ma favorire “l’effettivo sviluppo della persona umana” e crescere i cittadini?</p>
<p>- Favorire per una volta i più deboli nell’ottica del dare di più a chi ha di meno di Donmilaniana memoria, direi attuale. Nelle aree depresse del paese, meridione e periferie delle metropoli, la dispersione raggiunge il 27% (e si concentra negli istitui tecnico-professionali di cui sopra). Non è possibile. Si deve combattere per motivi etici prima che economico-sociali. L’obbligo scolastico ha avuto il compito di abbattere la dispersione alle elementari e alle medie, così sarebbe alle superiori.</p>
<p>- Innalzando l’obbligo aumenterebbero di conseguenza gli alunni a scuola e dunque la necessità di organici e dunque, con facili calcoli, ne deriva che i due provvedimenti presi insieme non varierebbero l’attuale “parco” organico.</p>
<p>Però.</p>
<p>C’è un però of course: <strong>i due provvedimenti non sono la panacea, ma la premessa per “lavorare bene” in una scuola</strong>. Insieme a questi sono necessari, indispensabili altri provvedimenti che devono camminare insieme ai primi due di cui sopra e che comunque, a onor del vero, sono stati annunciati dal ministro Profumo (sottolineo “annunciati “per esercizio di diffidenza, che non è “cattiveria” ma la normalità a cui ci hanno abituato anni e anni e anni di attacchi alla scuola e depauperamenti).</p>
<p>Ne elenco i più urgenti:</p>
<p>- <strong>la messa in sicurezza delle scuole</strong> e <strong>la costruzione di nuove</strong> nel verso della sostenibilità e dell’innovazione (e questo sì, lo ha detto). Ciò va nel verso della tutela della sicurezza ma anche nel verso della promozione dello studio. Si sta meglio a scuola se ci si sta bene.</p>
<p>- <strong>la necessità degli organici funzionali</strong> in ogni scuola. Lo spiego a chi è a digiuno di “cose scolastiche”. Oggi il numero di docenti, personale ata lo “decide” l’ufficio scolastico provinciale in base a calcoli e disponibilità economiche e di organico, e sono sempre sottodimensionati, cosa che abbiamo lamentato. Quando manca un docente è la scuola a doverlo richiedere e pagare in base a una somma assegnata che negli anni si è ridotta al lumicino. E dunque classi numerose e quasi impossibilità di sostituzione di docenti assenti. L’organico funzionale discende dall’autonomia scolastica: ogni scuola si autodetermina il numero necessario di docenti (da prendere sempre in modo legittimo dalle graduatorie statali) in base alla sua offerta formativa e dunque non solo lo stretto necessario per la “lezione curriculare”, ma anche quello per le supplenze, come anche per attività a corredo delle lezioni curriculari ma che contribuiscono notevolmente ad innalzare i livelli cognitivi e non solo (teatro, sport, cinema, giardinaggio…). Aumentano l’amore per la scuola oltre che l’educazione alla socialità sana. E di conseguenza per lo studio. Oltre che trattenere a scuola i ragazzi per più ore al giorno. Oggi tali attività sono a “progetto” , in quel caso sarebbero programmabili nel lungo periodo e “istituzionalizzate”. Significa anche che serviranno più docenti. Molti di più. Rassegnatevi: non siamo molti. Siamo pochi in relazione alle necessità.</p>
<p>-<strong> “tenere” di più i ragazzi</strong> a scuola in senso verticale. Cioè aumentare o diffondere, là dove non c’è, persino alle superiori, il tempo pieno e il tempo prolungato.</p>
<p>- La<strong> formazione in servizio per i docenti</strong>: a carico dell’amministrazione e obbligatoria. Se la società cambia anche i ragazzi cambiano e anche i docenti. E’ elementare come concetto. Di conseguenza devono adeguarsi, con metodi e mezzi innovativi, che non intaccano i contenuti,&#160; i modi di trasmissione delle conoscenze e delle competenze. Non esaurendo o banalizzando la cosa con LIM e Tablets, ma praticando cooperative learning, teaching innovation, didattica sperimentale,…docimologia aggiornata..e altro ancora.&#160; Adeguare vuol dire migliorare la formazione in servizio dei docenti , cioè l’aggiornamento. Come accade per ogni professione del resto. Ma nella direzione della qualità e della necessità. Non dell’obbligo formale sganciato da ogni reale ricaduta, come spesso si è verificato negli ultimi anni.</p>
<p>Infine: abbandonare l’idea che tutto ciò si fa senza investimenti. Dimenticarla. Cancellarla. Investire nella scuola vuol dire spendere dei soldi. Investirli nel capitale umano. Lo diciamo da sempre. Servono spazi adeguati e mezzi adeguati. Se serve il macchinario adeguato per la TAC a un oncologo o il software di rendering aggiornato a un architetto mi chiedo perchè ciò non debba valere per l’insegnamento. Posto che abbiamo a che fare con la “materia” più mutevole che esista. Cioè il capitale umano ragazzo in crescita.</p>
<p>Ma il capitale umano della scuola non è solo il ragazzo, è anche l’esercito di pace dei docenti italiani. Io sono disposta a rimanere di più a scuola, tanto lo facciamo già, ma è giusto essere pagati per quello che si fa. E’ giusto dare dignità al lavoro, perchè così facendo ne aumenta in dignità lo studio dei nostri ragazzi. Ho usato la parola dignità e non valore non a caso. La dignità del ruolo la sì difende anche attraverso un trattamento economico meno umiliante.</p>
<p>Meno soldi alle armi e di più alla scuola noi lo ripetiamo da decenni. Oggi per fortuna lo dicono in molti di più. Ma diciamolo non solo perché c’è la crisi. Non solo per fare retorica. Ma perché è frutto di elementare buon senso nello stabilire le priorità tra ciò che è urgente e utile e ciò che non serve ed è inutile. A voi la scelta. A noi la scelta. Un anno in meno? Può essere…</p>
<p>Mila Spicola</p>
<p><a href="http://laricreazionenonaspetta.comunita.unita.it/2012/01/14/un-anno-in-meno-a-scuolai-si-e-i-no/">http://laricreazionenonaspetta.comunita.unita.it/2012/01/14/un-anno-in-meno-a-scuolai-si-e-i-no/</a></p>
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		<title>Lega Nord e Tanzania, battute razziste a poco prezzo</title>
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		<pubDate>Sat, 14 Jan 2012 16:24:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gennaro Carotenuto</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ne ho veramente abbastanza delle battute vagamente o apertamente razziste sulla Lega Nord e la Tanzania in merito alla vicenda, invero curiosa, dei soldi pubblici degli italiani investiti da quel partito nel paese africano. Va da sé che il luridume, la pochezza, lo squallore della Lega Nord e di chiunque ha votato Lega Nord va [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.gennarocarotenuto.it/wp-content/uploads/2012/01/nyerere-time.jpg"><img style="background-image: none; border-bottom: 0px; border-left: 0px; margin: 0px 0px 0px 10px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; display: inline; float: right; border-top: 0px; border-right: 0px; padding-top: 0px" title="nyerere time" border="0" alt="nyerere time" align="right" src="http://www.gennarocarotenuto.it/wp-content/uploads/2012/01/nyerere-time_thumb.jpg" width="154" height="202" /></a>Ne ho veramente abbastanza delle battute vagamente o apertamente razziste sulla Lega Nord e la Tanzania in merito alla vicenda, invero curiosa, dei soldi pubblici degli italiani investiti da quel partito nel paese africano. Va da sé che il luridume, la pochezza, lo squallore della Lega Nord e di chiunque ha votato Lega Nord va esposto sempre al pubblico ludibrio e seppellito anche di risate, ma il caso dei fondi investiti in Tanzania sta prestando il fianco a considerazioni e battute ugualmente e contrariamente razziste. Il peggio è che le battute (poco) salaci le fanno quelli che della Lega si considerano avversari. Ciò nei confronti di un paese che ha espresso almeno un dirigente politico, Julius Nyerere, di uno spessore tale che il più degno dei nostri parlamentari non avrebbe potuto neanche lustrargli le scarpe.</p>
<p>PS Oggi come oggi al centro del dibattito politico a Dar c’è l’investimento in Internet e banda larga come priorità per lo sviluppo del paese. Vogliamo vedere chi fa prima?</p>
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		<title>Lega Nord e Tanzania, battute razziste a poco prezzo</title>
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		<pubDate>Sat, 14 Jan 2012 16:24:59 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.gennarocarotenuto.it/wp-content/uploads/2012/01/nyerere-time.jpg"><img style="background-image: none; border-bottom: 0px; border-left: 0px; margin: 0px 0px 0px 10px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; display: inline; float: right; border-top: 0px; border-right: 0px; padding-top: 0px" title="nyerere time" border="0" alt="nyerere time" align="right" src="http://www.gennarocarotenuto.it/wp-content/uploads/2012/01/nyerere-time_thumb.jpg" width="154" height="202" /></a>Ne ho veramente abbastanza delle battute vagamente o apertamente razziste sulla Lega Nord e la Tanzania in merito alla vicenda, invero curiosa, dei soldi pubblici degli italiani investiti da quel partito nel paese africano. Va da sé che il luridume, la pochezza, lo squallore della Lega Nord e di chiunque ha votato Lega Nord va esposto sempre al pubblico ludibrio e seppellito anche di risate, ma il caso dei fondi investiti in Tanzania sta prestando il fianco a considerazioni e battute ugualmente e contrariamente razziste. Il peggio è che le battute (poco) salaci le fanno quelli che della Lega si considerano avversari. Ciò nei confronti di un paese che ha espresso almeno un dirigente politico, Julius Nyerere, di uno spessore tale che il più degno dei nostri parlamentari non avrebbe potuto neanche lustrargli le scarpe.</p>
<p>PS Oggi come oggi al centro del dibattito politico a Dar c’è l’investimento in Internet e banda larga come priorità per lo sviluppo del paese. Vogliamo vedere chi fa prima?</p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.gennarocarotenuto.it/wp-content/uploads/2012/01/nyerere-time.jpg"><img style="background-image: none; border-bottom: 0px; border-left: 0px; margin: 0px 0px 0px 10px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; display: inline; float: right; border-top: 0px; border-right: 0px; padding-top: 0px" title="nyerere time" border="0" alt="nyerere time" align="right" src="http://www.gennarocarotenuto.it/wp-content/uploads/2012/01/nyerere-time_thumb.jpg" width="154" height="202" /></a>Ne ho veramente abbastanza delle battute vagamente o apertamente razziste sulla Lega Nord e la Tanzania in merito alla vicenda, invero curiosa, dei soldi pubblici degli italiani investiti da quel partito nel paese africano. Va da sé che il luridume, la pochezza, lo squallore della Lega Nord e di chiunque ha votato Lega Nord va esposto sempre al pubblico ludibrio e seppellito anche di risate, ma il caso dei fondi investiti in Tanzania sta prestando il fianco a considerazioni e battute ugualmente e contrariamente razziste. Il peggio è che le battute (poco) salaci le fanno quelli che della Lega si considerano avversari. Ciò nei confronti di un paese che ha espresso almeno un dirigente politico, Julius Nyerere, di uno spessore tale che il più degno dei nostri parlamentari non avrebbe potuto neanche lustrargli le scarpe.</p>
<p>PS Oggi come oggi al centro del dibattito politico a Dar c’è l’investimento in Internet e banda larga come priorità per lo sviluppo del paese. Vogliamo vedere chi fa prima?</p>
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		<title>Frecciarossa, finisce l&#8217;apartheid del caff&#232;</title>
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		<pubDate>Sat, 14 Jan 2012 11:04:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gennaro Carotenuto</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Con un comunicato di tre righe Trenitalia ha messo fine all’apartheid del caffè sui treni ad Alta Velocità, che proibiva ai passeggeri di quarta classe (che nella prima campagna pubblicitaria –pure ritirata precipitosamente- erano evidentemente extracomunitari) di poter accedere alla carrozza bar. Nel comunicato si fa esplicito riferimento al ruolo di Internet da dove sarebbero [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.gennarocarotenuto.it/wp-content/uploads/2012/01/trenitalia-black.jpg"><img style="background-image: none; border-bottom: 0px; border-left: 0px; margin: 0px 0px 0px 10px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; display: inline; float: right; border-top: 0px; border-right: 0px; padding-top: 0px" title="trenitalia-black" border="0" alt="trenitalia-black" align="right" src="http://www.gennarocarotenuto.it/wp-content/uploads/2012/01/trenitalia-black_thumb.jpg" width="244" height="164" /></a>Con un comunicato di <a href="http://www.fsnews.it/cms/v/index.jsp?vgnextoid=1da5c90fcc7d4310VgnVCM1000008916f90aRCRD" target="_blank">tre righe</a> Trenitalia ha messo fine all’apartheid del caffè sui treni ad Alta Velocità, che proibiva ai passeggeri di quarta classe (che nella prima campagna pubblicitaria –pure ritirata precipitosamente- erano evidentemente extracomunitari) di poter accedere alla carrozza bar. Nel comunicato si fa esplicito riferimento al ruolo di Internet da dove sarebbero venute intense proteste che avrebbero contribuito a cambiare quella che viene definita una “sperimentazione”, fortunatamente abortita. </p>
<p>Dunque da oggi sull’Alta velocità di Trenitalia anche i poveri e i <em>negri</em> potranno prendere il caffè con gli esseri umani senza neanche bisogno di una Rosa Parks che si faccia arrestare per difendere elementari diritti civili. Bene la decisione, ma chi paga&#160; per questo disastro che è prima etico che di comunicazione?</p>
<p class="postAuthorLink">Gennaro Carotenuto su http://www.gennarocarotenuto.it </p>]]></content:encoded>
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		<title>Frecciarossa, finisce l&#8217;apartheid del caff&#232;</title>
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		<pubDate>Sat, 14 Jan 2012 11:04:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gennaro Carotenuto</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.gennarocarotenuto.it/wp-content/uploads/2012/01/trenitalia-black.jpg"><img style="background-image: none; border-bottom: 0px; border-left: 0px; margin: 0px 0px 0px 10px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; display: inline; float: right; border-top: 0px; border-right: 0px; padding-top: 0px" title="trenitalia-black" border="0" alt="trenitalia-black" align="right" src="http://www.gennarocarotenuto.it/wp-content/uploads/2012/01/trenitalia-black_thumb.jpg" width="244" height="164" /></a>Con un comunicato di <a href="http://www.fsnews.it/cms/v/index.jsp?vgnextoid=1da5c90fcc7d4310VgnVCM1000008916f90aRCRD" target="_blank">tre righe</a> Trenitalia ha messo fine all’apartheid del caffè sui treni ad Alta Velocità, che proibiva ai passeggeri di quarta classe (che nella prima campagna pubblicitaria –pure ritirata precipitosamente- erano evidentemente extracomunitari) di poter accedere alla carrozza bar. Nel comunicato si fa esplicito riferimento al ruolo di Internet da dove sarebbero venute intense proteste che avrebbero contribuito a cambiare quella che viene definita una “sperimentazione”, fortunatamente abortita. </p>
<p>Dunque da oggi sull’Alta velocità di Trenitalia anche i poveri e i <em>negri</em> potranno prendere il caffè con gli esseri umani senza neanche bisogno di una Rosa Parks che si faccia arrestare per difendere elementari diritti civili. Bene la decisione, ma chi paga&#160; per questo disastro che è prima etico che di comunicazione?</p>
<p class="postAuthorLink">Gennaro Carotenuto su http://www.gennarocarotenuto.it </p>]]></content:encoded>
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