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	<title>Giornalismo partecipativo&#187; Primo piano</title>
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	<description>GennaroCarotenuto.it - America latina, media, politica internazionale, guerre infinite, comunicazione politica - online dal 1995</description>
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		<title>Brevi-ario latinoamericano 3 &#8211; Rivoluzione mediatica in Argentina. mariuhana libera in California?</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Sep 2010 13:48:26 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[In questo numero: la nuova legge sui media in Argentina è in vigore; l’Uruguay torna un paese di immigrazione; il silenzio sui mapuche e le prime pagine per il caso Brito; corruzione in Brasile, i latinos per il referendum sulla liberalizzazione della mariuhana in California (foto). ARGENTINA, IN VIGORE LA LEGGE CONTRO IL LATIFONDO MEDIATICO [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<!-- google_ad_section_start --><p><a href="http://www.gennarocarotenuto.it/immagini/Breviariolat.mariuhanaliberainCalifornia_DE49/TS44129.jpg"><img style="border-bottom: 0px; border-left: 0px; margin: 0px 0px 10px 10px; display: inline; border-top: 0px; border-right: 0px" title="TS44129" border="0" alt="TS44129" align="right" src="http://www.gennarocarotenuto.it/immagini/Breviariolat.mariuhanaliberainCalifornia_DE49/TS44129_thumb.jpg" width="244" height="233" /></a> In questo numero: la nuova legge sui media in Argentina è in vigore; l’Uruguay torna un paese di immigrazione; il silenzio sui mapuche e le prime pagine per il caso Brito; corruzione in Brasile, i latinos per il referendum sulla liberalizzazione della mariuhana in California (foto).</p>
<p> <span id="more-13662"></span>
<p>ARGENTINA, IN VIGORE LA LEGGE CONTRO IL LATIFONDO MEDIATICO &#8211; E&#8217; in vigore la legge argentina sui media che limita i monopoli nell&#8217;informazione. Entro un anno il settore privato avrà solo un terzo dei media, un terzo sarà per il pubblico e un terzo per il no profit. </p>
<p>MATO GROSSO CORROTTO A Dourados, una città di 200.000 abitanti nel Mato Grosso del Sud, in Amazzonia, è stata arrestata per corruzione l&#8217;intera giunta comunale, moglie del sindaco compresa, per un totale di 27 persone. Il sindaco Artuzi si era fatto una IVA personale e pretendeva il 10% su qualunque contratto pubblico. </p>
<p>NECROFILIA IN VENEZUELA &#8211; La morte di Franklin Brito, un coltivatore in sciopero della fame contro un esproprio contestato di 299 ettari di terra, è già diventato il principale argomento dell&#8217;opposizione e dei media mainstream nella campagna elettorale in corso contro il governo Chávez. Contro Chávez (nonostante la storia sia controversa) spazio si trova sempre.</p>
<p>SILENZIO SUI MAPUCHE (<a href="http://www.gennarocarotenuto.it/13659-marcia-di-solidarieta-con-i-mapuche/" target="_blank">video</a>) &#8211; I 33 prigionieri politici mapuche in Cile, contro i quali vengono applicate le leggi antiterroriste di AugustoPinochet e tra i quali vi sono i due minorenni Luis Marileo Cariqueo e José Ñirripil Perez, in sciopero della fame da 53 giorni, continuano a non vedere sui grandi media neanche una parola scritta sulle violazioni dei diritti umani che subiscono. Tre di loro sono in condizioni critiche ma brilla il silenzio di El País di Madrid che in 53 giorni non ha speso una sola riga sul tema. </p>
<p>URUGUAY DA VIVERE &#8211; Dopo 44 anni di dittatura fondomonetarista e poi di notte neoliberale, per la prima volta nel 2010 l&#8217;Uruguay torna ad avere un saldo positivo tra emigrazione e immigrazione come era accaduto nel primo secolo e mezzo della sua storia. Nel 2010 sono circa 20 persone al giorno quelle che chiedono (e ottengono) un permesso di soggiorno in uno dei paesi più vivibili del pianeta. </p>
<p>FUMO LIBERO IN CALIFORNIA? Il 19 novembre si vota la liberalizzazione della cannabis in California. Secondo Antonio González, uno dei principali esponenti della comunità latina nello stato, la liberalizzazione abbasserebbe i guadagni dei narcos del 60% e si genererebbero entrate fiscali per un miliardo di dollari.Il mercato della mariuhana vale 14 miliardi l’anno in California<a href="http://www.gennarocarotenuto.it" target="_blank">.</a></p>
<p><a href="http://www.gennarocarotenuto.it/">Brevi-ario latinoamericano è su Giornalismo partecipativo</a>.</p>
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		<title>Brevi-ario latinoamericano 2, Pi&#241;era e i minatori, Riforma agraria in Brasile, lunga vita a Cuba, inferno nelle carceri venezuelane, l&#8217;amico di Silvio &#232; un assassino</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Sep 2010 22:01:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gennaro Carotenuto</dc:creator>
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		<description><![CDATA[In questo numero: come il presidente cileno Sebastían Piñera (nella foto) guadagna consenso dai minatori in Cile, la lunga vita dei cubani, i salari in Uruguay che crescono, l’amico di Berlusconi, il presidente panamegno Ricardo Martinelli, è un assassino, la Resistenza in Honduras non si arrende, l&#8217;Ecuador pacifista di Rafael Correa. RIFORMA AGRARIA IN BRASILE [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<!-- google_ad_section_start --><p><a href="http://www.gennarocarotenuto.it/img/Breviariolatinoamericano2Pieraeiminatori_129A4/pinera5_0.jpg"><img style="margin: 0px 10px 10px 0px; display: inline; border: 0px;" title="pinera5_0" src="http://www.gennarocarotenuto.it/img/Breviariolatinoamericano2Pieraeiminatori_129A4/pinera5_0_thumb.jpg" border="0" alt="pinera5_0" width="413" height="248" align="left" /></a> In questo numero: come il presidente cileno Sebastían Piñera (nella foto) guadagna consenso dai minatori in Cile, la lunga vita dei cubani, i salari in Uruguay che crescono, l’amico di Berlusconi, il presidente panamegno Ricardo Martinelli, è un assassino, la Resistenza in Honduras non si arrende, l&#8217;Ecuador pacifista di Rafael Correa.</p>
<p><span id="more-13648"></span></p>
<p>RIFORMA AGRARIA IN BRASILE &#8211; La giustizia brasiliana ha espropriato un&#8217;area di 92.000 ettari nello stato di Sao Paulo al termine di un processo durato ben 50 anni. Questi terreni, molto fertili, potranno adesso essere redistribuiti tra i contadini senza terra.</p>
<p>LUNGA VITA A CUBA &#8211; Nonostante i vantaggi dell&#8217;essere un paese povero e dittatoriale, Cuba sembra avere molti dei problemi delle società ricche e democratiche, in particolare una bassissima mortalità in tutte le classi d&#8217;età. Secondo le Nazioni Unite nel 2025 Cuba avrà superato l&#8217;Uruguay come paese più vecchio del Continente.</p>
<p>CRESCONO I SALARI IN URUGUAY &#8211; Erano sballate le previsioni sulla crescita economica dell&#8217;Uruguay di Pepe Mujica nel 2010. Si prevedeva il 4.5 e invece la crescita sarà del 6.5%. Negli ultimi dodici mesi il salario reale è cresciuto del 3.2%.</p>
<p>INFERNO CARCERI IN VENEZUELA &#8211; Apparentemente la Rivoluzione bolivariana si ferma sulle porte delle prigioni. Solo nel primo semestre del 2010 sono morti in carcere 221 detenuti, il 57% dei quali uccisi da colpi di arma da fuoco, il 15% da arma bianca. Il resto è suddiviso tra suicidi, infarti, AIDS e altre malattie. In Venezuela sono in carcere circa 46.000 persone delle quali solo un quarto ha una condanna definitiva. A ben guardare (a parte i morti ammazzati) non peggio che in Italia.</p>
<p>RIMESSE IN MESSICO &#8211; Nel mese di luglio le rimesse di emigranti messicani sono arrivate a 1.87 miliardi di dollari. Le rimesse competono con il petrolio e il narco come prime fonti d&#8217;ingresso del paese superando largamente il turismo. Neoliberismo reale per un paese in via di sottosviluppo.</p>
<p>PANAMA, REPRESSIONE E MORTE &#8211; Una commissione internazionale ha accertato che il governo di Ricardo Martinelli (secondo solo a Muammar Gheddafi e Vladimir Putin per amicizia con Silvio Berlusconi) si è macchiato della morte di almeno cinque manifestanti che protestavano contro la Legge 30, che limita fortemente il diritto di sciopero nel paese del Canale.</p>
<p>RESISTENZA IN <a href="http://www.gennarocarotenuto.it/categorie/america-latina/honduras-america-latina/" target="_blank">HONDURAS</a> &#8211; Il Fronte Nazionale di Resistenza Popolare in Honduras ha dichiarato di aver raggiunto un milione di firme per chiedere un&#8217;Assemblea costituente. L&#8217;impedire tale assemblea fu all&#8217;origine del golpe del 29 giugno 2009 condotto dal dittatore di Bergamo Alta, Roberto Micheletti, che depose il legittimo Manuel Zelaya.</p>
<p>FOSSE COMUNI IN COLOMBIA &#8211; Iván Cepeda del Polo Democratico Alternativo ha presentato al parlamento di Bogotà un rapporto su tre fosse comuni trovate nei dipartimenti di Meta e Guaviare dove sono stati censiti 1.632 corpi di persone assassinate dall’esercito e spacciati per guerriglieri.</p>
<p>L&#8217;ECUADOR PACIFISTA &#8211; Il Ministero della difesa dell&#8217;Ecuador ha comunicato di aver distrutto 268.000 mine antiuomo. Nel 1995 circa 5000 mine erano state collocate alla frontiera col Perù per essere sminate solo nel dicembre 2009. Con la distruzione delle riserve l&#8217;Ecuador di fatto non possiede più questo tipo di armamento.</p>
<p>CILE, I MINATORI FANNO CONSENSO &#8211; Il presidente Sebastián Piñera (foto) non si allontana un attimo dal pozzo dove sono sepolti i 33 minatori vicino Copiapó. Ha scoperto che è molto meglio che restare alla Moneda. Nel giro di pochi giorni, spesi stando lì senza governare, il suo consenso è passato dal 46 al 56%. Ancor meglio va al ministro delle miniere Laurence Golborne che a luglio solo il 16% dei cileni sapeva nominare e oggi, solo per presidiare la zona, ha la stima del 91% della popolazione.</p>
<p>CIUDAD JUAREZ, Siamo arrivati a 2000 morti ammazzati in strada nel 2010 a Juárez, una città grande come Torino. Peggio di Baghdad, Kabul, Mogadiscio. Un <a href="http://www.gennarocarotenuto.it/13382-ciudad-jurez-viaggio-al-termine-del-neoliberismo/" target="_blank">viaggio al termine del neoliberismo</a>.</p>
<p><a href="../" target="_blank">Brevi-ario latinoamericano è su Giornalismo partecipativo</a>.</p>
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		<title>Brevi-ario latinoamericano 1, Cantarell a secco, Fidel si scusa con i gay, i Mapuche in sciopero della fame, Santos in Brasile</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Sep 2010 06:21:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gennaro Carotenuto</dc:creator>
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		<description><![CDATA[In questo numero: il giacimento Cantarell verso l’esaurimento in Messico, Fidel Castro chiede scusa per la discriminazione dei gay negli anni ‘60, almeno tre mapuche sono in stato critico in Cile nel silenzio dei media, 20.000 clandestini desaparecidos in Messico in 10 anni, la visita di Santos in Brasile, muore impunito terrorista a Miami, meno [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<!-- google_ad_section_start --><p><a href="http://www.gennarocarotenuto.it/img/Breviariolatinoamericano1Cantarellasecco_756E/INF_NOTA41808_80.jpg"><img style="border-bottom: 0px; border-left: 0px; margin: 0px 10px 10px 0px; display: inline; border-top: 0px; border-right: 0px" title="INF_NOTA41808_80" border="0" alt="INF_NOTA41808_80" align="left" src="http://www.gennarocarotenuto.it/img/Breviariolatinoamericano1Cantarellasecco_756E/INF_NOTA41808_80_thumb.jpg" width="504" height="379" /></a> </p>
<p>In questo numero: il giacimento Cantarell verso l’esaurimento in Messico, Fidel Castro chiede scusa per la discriminazione dei gay negli anni ‘60, almeno tre mapuche sono in stato critico in Cile nel silenzio dei media, 20.000 clandestini desaparecidos in Messico in 10 anni, la visita di Santos in Brasile, muore impunito terrorista a Miami, meno caduti per la polizia bonaerense.</p>
<p> <span id="more-13641"></span>
<p>CANTARELL A SECCO – Non trascurate questa notizia. Cantarell era il terzo giacimento petrolifero più grande al mondo. Nella sua epoca d’oro, il 2004, dava al Messico un picco di 2 milioni di barili di petrolio al giorno. Da lì il precoce declino. Tra luglio e agosto si è oramai stabilizzato sotto il mezzo milione di barili. Al momento PEMEX produce poco più di 2.5 milioni di barili al giorno, 1.4 dei quali viene esportato, quasi tutto verso gli Stati Uniti.</p>
<p>FIDEL E I GAY – Nella bella e lunga intervista concessa al direttore di <em>La Jornada</em>, Carmen Lira, Fidel Castro si fa carico della persecuzione dell’omosessualità nella Cuba degli anni ‘60. A Cuba da quasi 20 anni esistono tra le leggi più avanzate al mondo contro l’omofobia.</p>
<p>MAPUCHE IN SCIOPERO DELLA FAME – Almeno tre dei 32 indigeni mapuche in sciopero della fame da 51 giorni nel sud del Cile sono in condizioni critiche. I mapuche chiedono che contro i loro militanti incarcerati non venga applicata la legge antiterrorismo voluta da Augusto Pinochet e che, oltre a prevedere condanne durissime, impedisce di fatto la difesa nei processi.</p>
<p>CLANDESTINI IN MESSICO – Secondo un rapporto della Camera dei deputati di Città del Messico tra il 1998 e il 2008 60.000 clandestini che transitavano in Messico dal centroamerica verso gli Stati Uniti sono scomparsi nel nulla. <a href="http://www.gennarocarotenuto.it/13623-messico-la-verit-sulla-strage-di-tamaulipas-ventimila-migranti-sequestrati-ogni-anno/" target="_blank">Il quadro completo qui</a>.</p>
<p>SANTOS IN BRASILE – Il neo-presidente colombiano Juan Manuel Santos continua a guardare sorprendentemente a Sud. Dopo aver fatto la pace con Chávez ha intrapreso il suo primo viaggio all’estero in Brasile. La natura commerciale del viaggio non nasconde la necessità di superare la lunga distanza tra i due paesi che prima il Plan Colombia voleva coinvolgere nella regionalizzazione del conflitto e poi si sono ulteriormente distanziati per il duro dissenso brasiliano alla presenza di basi militari statunitensi in Colombia.</p>
<p>TERRORISTA ANTICUBANO MUORE IMPUNITO – E’ morto a Miami Pablo Gustavo Castillo Díaz, alias El Cojo. Era tra i terroristi che, agli ordini di Orlando Bosch e Luís Posada Carriles, ovvero della CIA, l’11 ottobre 1976 mise la bomba a bordo di un aereo civile cubano caduto alle Barbados causando la morte di 73 persone. “Erano solo dei negretti” affermerà successivamente Orlando Bosch nel rivendicare il bel gesto per il quale ha beneficiato della doppia morale antiterrorista statunitense.</p>
<p>POLIZIA ARGENTINA – Nell’ultimo decennio sono caduti in servizio a Buenos Aires 446 poliziotti tra federali e bonaerensi. Tuttavia scorporando i dati si passa da circa 50 morti nel primo lustro a circa 20 negli ultimi cinque anni.</p>
<p><a href="http://www.gennarocarotenuto.it" target="_blank">Brevi-ario latinoamericano è su Giornalismo partecipativo</a>.</p>
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		<title>Messico, la verit&#224; sulla strage di Tamaulipas: ventimila migranti sequestrati ogni anno</title>
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		<pubDate>Tue, 31 Aug 2010 09:53:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gennaro Carotenuto</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Riguardo il massacro di 72 migranti nel Tamaulipas, per il quale subito dopo sono stati assassinati sia il magistrato incaricato dell’indagine che il sindaco della città di Hidalgo, il complesso disinformativo mondiale ha voluto far credere che le vittime della strage fossero state reclutate dal narco o si volessero meglio vendere ai cartelli o si [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<!-- google_ad_section_start --><p><a href="http://www.gennarocarotenuto.it/img/MessicolaveritsullastragediTamaulipasven_9ED9/mapa_migracion.gif"><img style="border-bottom: 0px; border-left: 0px; margin: 0px 10px 10px 0px; display: inline; border-top: 0px; border-right: 0px" title="mapa_migracion" border="0" alt="mapa_migracion" align="left" src="http://www.gennarocarotenuto.it/img/MessicolaveritsullastragediTamaulipasven_9ED9/mapa_migracion_thumb.gif" width="394" height="386" /></a> Riguardo il massacro di 72 migranti nel Tamaulipas, per il quale subito dopo sono stati assassinati sia il magistrato incaricato dell’indagine che il sindaco della città di Hidalgo, il complesso disinformativo mondiale ha voluto far credere che le vittime della strage fossero state reclutate dal narco o si volessero meglio vendere ai cartelli o si fossero (nella migliore delle ipotesi) rifiutate di farsi reclutare come sicari. </p>
<p>E’ un’interpretazione infondata, calunniosa e razzista che vuole nascondere la verità dello sfruttamento fino all’ultimo centesimo delle vite dei 600.000 migranti che dal centro e sud del Continente ogni anno affrontano l’attraversamento di tutto il Messico. La verità è che tali migranti sono costantemente vittime di estorsioni, vessazioni, stupri, minacce ancor prima di affrontare la traversata del deserto, il muro voluto da George Bush, le ronde dei Minutemen, le leggi razziali di stati come l’Arizona e quant’altro alla ricerca di un lavoro negli Stati Uniti. Per il sacerdote cattolico Alejandro Solalinde i <em>cachucos</em> (“sporchi centroamericani” in gergo) dal momento nel quale lasciano il loro paese “smettono di essere persone e si trasformano in mercanzie, una miniera d’oro sia per le mafie che per le autorità”.</p>
<p> <span id="more-13623"></span>
<p>Per la grande stampa i migranti devono essere presentati come manodopera criminale a basso costo disponibile per il narco, scarti della società, indesiderabili, collusi se non organici alle mafie e pertanto senza diritti né dignità umana. Contro di loro saranno ora diretti i droni, gli aerei senza pilota che non fermeranno neanche un grammo di cocaina ma contribuiranno a mettere nelle mani della criminalità i migranti che invece vivono una vera emergenza umanitaria alla quale i governi Obama e Calderón dovrebbero far fronte.</p>
<p>I migranti sono un affare da tre miliardi di dollari l’anno che si spartiscono i cartelli criminali e le polizie corrotte sia negli Stati Uniti che in Messico. Per passare pagano quote comprese tra i 4.000 e i 15.000 dollari. Spesso è solo l’inizio del martirio che dovrebbe condurre al sogno americano già raggiunto (oltre che da una dozzina di milioni di messicani) da un milione di honduregni, due milioni di salvadoregni e tre milioni di guatemaltechi che rimandano indietro alle famiglie una decina di miliardi di dollari l’anno in rimesse. </p>
<p>Per Monsignor Felipe Arizmendi Esquivel, vescovo di San Cristóbal de las Casas, in Chiapas, almeno i due terzi dei migranti una volta entrati in Messico subiscono rapine o estorsioni e uno su dieci viene stuprato nel corso del viaggio. Circa un quinto viene arrestato e rimandato indietro. E’ un numero in discesa perché a chi intercetta i migranti conviene ben di più spremerli che rimandarli indietro. La situazione è costantemente peggiorata nell’ultimo decennio con la violentissima campagna anti-immigrati che ha portato George Bush alla costruzione del muro alla frontiera tra Stati Uniti e Messico che presto sarà affiancato da un muro gemello alla frontiera tra Messico e Guatemala. Le misure per fermare l’emigrazione, come in altre frontiere tra Sud e Nord del mondo, lungi dal bloccare il traffico di esseri umani, non fanno altro che alzare il prezzo, rendere più lucroso l’affare e ancora più a rischio la vita dei migranti.</p>
<p>Ogni anno, secondo statistiche ufficiali, almeno 20.000 migranti finiscono per essere sequestrati dai cartelli criminali e obbligati, oltre alle normali quote per passare il confine, a pagare riscatti tra i 1.000 e i 5.000 dollari a testa, a ritrovarsi scambiati come pacchi tra i cartelli e all’essere in più casi assassinati come ostaggi per indurre altri a pagare. </p>
<p>Per Jorge Bustamante, relatore speciale della Commissione per i Diritti Umani, il Messico è senza dubbio il paese dove maggiori violazioni dei diritti umani vengono commesse nel Continente nonostante l’infame silenzio dei grandi media sempre pronti a scrivere paginate per processare i governi integrazionisti ma sempre silenti per l’inferno messicano. </p>
<p>Nel 2009 la stessa CNDH ha pubblicato un volume intitolato “Benvenuti nell’inferno dei sequestri” dove si denunciano i maltrattamenti subiti dai migranti centroamericani e si raccolgono innumerevoli testimonianze sul coinvolgimento delle autorità messicane nei sequestri stessi. Vi sono descritte le caratteristiche degli stessi. L’immigrato spesso viene arrestato da poliziotti e venduto ad organizzazioni criminali e tradotto in luoghi isolati proprio come la finca San Fernando dove è avvenuto il massacro di Tamaulipas. Lì iniziano le botte, le vessazioni, gli stupri e le torture vere e proprie. L’obbiettivo è ottenere numeri telefonici di parenti dai quali ottenere riscatti esorbitanti per migranti in genere poverissimi. Chi non può pagare in genere viene assassinato.</p>
<p>E’ nell’atroce contesto dei 20.000 sequestri l’anno che va inserito il massacro di Tamaulipas, 72 migranti, probabilmente impossibilitati a pagare, fucilati come nelle stragi naziste. Ne abbiamo saputo solo perché Freddy Lala, un ragazzo ecuadoriano di 18 anni, è riuscito a sopravvivere camminando per più di 20 km con una pallottola nel collo fino a riuscire a dare l’allarme. O, come al tempo del piano Condor o del genocidio in Guatemala, è stato fatto sopravvivere perché raccontasse e incutesse più terrore. Vittime i migranti, non complici.</p>
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		<title>Didascalico! Enrico Mentana debutta come conduttore alla 7!</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Aug 2010 18:32:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gennaro Carotenuto</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Media]]></category>
		<category><![CDATA[Primo piano]]></category>

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		<description><![CDATA[Crea una strana inebriante sensazione osservare il debutto come conduttore di Enrico Mentana direttore de La 7! Mai visto nulla di così didascalico, dal processo breve alla legge elettorale, da Gheddafi (che arriva solo alle 20.13) al caso del parto di Messina. Voto 7+! C’è speranza! Didascalico, sì. Didascalico. Chi ha bisogno di farsela spiegare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<!-- google_ad_section_start --><p><a href="http://www.gennarocarotenuto.it/img/DidascalicoEnricoMentanadebuttacomecondu_120CD/EnricoMentanaLa7500.jpg"><img style="border-bottom: 0px; border-left: 0px; display: block; float: none; margin-left: auto; border-top: 0px; margin-right: auto; border-right: 0px" title="Enrico-Mentana-La7-500" border="0" alt="Enrico-Mentana-La7-500" src="http://www.gennarocarotenuto.it/img/DidascalicoEnricoMentanadebuttacomecondu_120CD/EnricoMentanaLa7500_thumb.jpg" width="504" height="355" /></a> </p>
<p>Crea una strana inebriante sensazione osservare il debutto come conduttore di Enrico Mentana direttore de La 7!</p>
<p> <span id="more-13619"></span>
<p>Mai visto nulla di così didascalico, dal processo breve alla legge elettorale, da Gheddafi (che arriva solo alle 20.13) al caso del parto di Messina. Voto 7+! C’è speranza!</p>
<p>Didascalico, sì. Didascalico. Chi ha bisogno di farsela spiegare pigi 7. Te la spiega, diavolo!</p>
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		<title>Povere ragazze italiane</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Aug 2010 09:08:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gennaro Carotenuto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Diritti umani]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Politica internazionale]]></category>
		<category><![CDATA[Politica italiana]]></category>
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		<description><![CDATA[Nell’Italia del 2010 un’agenzia non ha difficoltà a reclutare 500 giovani italiane, rigorosamente piacenti, ben vestite e alte (dicono) almeno 170 centimetri, retribuendole 60 Euro (lordi? netti?) per presentarsi a mezzogiorno e restare disponibili per un tempo presumibile di sei-otto ore. Il tema della disponibilità di queste ragazze, che si rendono complici del governo nell’ignorare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<!-- google_ad_section_start --><p><a href="http://www.gennarocarotenuto.it/img/Povereragazzeitaliane_9CB8/Gheddafi.jpg"><img style="margin: 0px auto 10px; display: block; float: none; border: 0px;" title="Gheddafi" src="http://www.gennarocarotenuto.it/img/Povereragazzeitaliane_9CB8/Gheddafi_thumb.jpg" border="0" alt="Gheddafi" width="554" height="397" /></a></p>
<p>Nell’Italia del 2010 un’agenzia non ha difficoltà a reclutare 500 giovani italiane, rigorosamente piacenti, ben vestite e alte (dicono) almeno 170 centimetri, retribuendole 60 Euro (lordi? netti?) per presentarsi a mezzogiorno e restare disponibili per un tempo presumibile di sei-otto ore.</p>
<p><span id="more-13613"></span></p>
<p>Il tema della disponibilità di queste ragazze, che si rendono complici del governo nell’ignorare le violazioni dei diritti umani in Libia che non possono far finta di non conoscere, va al di là del ridicolo teatrino messo in piedi da Silvio Berlusconi per onorare il colonnello Gheddafi, che si deve essere divertito molto con il suo farsesco sermone sull’islam con il dettaglio della millantata conversione all’Islam di tre delle hostess reclutate e del dibattito sulla necessità di tali prestazioni per favorire le relazioni diplomatiche ed economiche Italia-Libia.</p>
<p>L’aspetto della disponibilità di queste 500 ragazze (quante altre si saranno candidate per essere scartate?) presumibilmente di classe media, sufficientemente raffinate ed educate da essere selezionate, che non avevano di meglio da fare tanto da essere disposte a perdere un pomeriggio domenicale per un compenso orario di 7-8 Euro (lordi?), è l’ennesimo sintomo preoccupante del declino economico ma anche sociale e culturale del paese.</p>
<p>Sessant’anni fa ci vollero vent’anni di fascismo e una guerra distruttiva che portò il paese alla fame per rendere migliaia di povere ragazze italiane disposte a compiacere gli “ospiti” stranieri per un pezzo di pane. Certo, non siamo per fortuna ancora al livello dei tempi della guerra, ma trent’anni di guerra della televisione commerciale contro la cultura e trent’anni di guerra neoliberale contro la dignità del lavoro non staranno facendo tornare sull’Italia i tempi di Tammurriata Nera?</p>
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		<title>Marchionne, Comunione e Liberazione e i sacrifici umani</title>
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		<pubDate>Sun, 29 Aug 2010 08:54:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gennaro Carotenuto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Laicità]]></category>
		<category><![CDATA[Neoliberismo]]></category>
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		<description><![CDATA[C’è un passaggio fondamentale nel discorso di Sergio Marchionne a Rimini per il meeting di Comunione e Liberazione. Riferendosi ai tre operai di Melfi, difesi in questi giorni sia dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano sia dalla Conferenza Episcopale, l’amministratore delegato della FIAT ha ripetuto una frase che aveva già usato nei giorni scorsi: “la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<!-- google_ad_section_start --><p><a href="http://www.gennarocarotenuto.it/img/MarchionneComunioneeLiberazioneeisacrifi_9976/Marchionne.jpg"><img style="border-bottom: 0px; border-left: 0px; margin: 0px 0px 10px 10px; display: inline; border-top: 0px; border-right: 0px" title="Marchionne" border="0" alt="Marchionne" align="right" src="http://www.gennarocarotenuto.it/img/MarchionneComunioneeLiberazioneeisacrifi_9976/Marchionne_thumb.jpg" width="204" height="227" /></a> C’è un passaggio fondamentale nel discorso di Sergio Marchionne a Rimini per il meeting di Comunione e Liberazione. Riferendosi ai tre operai di Melfi, difesi in questi giorni sia dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano sia dalla Conferenza Episcopale, l’amministratore delegato della FIAT ha ripetuto una frase che aveva già usato nei giorni scorsi: “la dignità e i diritti non possono essere patrimonio esclusivo di tre persone”. </p>
<p> <span id="more-13604"></span>
<p>Il contesto è quello nel quale i tre operai lucani Giovanni Barozzino, Angelo Lamorte e Marco Pignatelli verranno stritolati: o il loro diritto al lavoro o l’intera industria meridionale, i nostri 20 miliardi d’investimenti in cambio della totale carta bianca in rapporti di produzione senza alcuna dialettica possibile. Che una frase apparentemente così ben detta potesse far spellare le mani in ambienti confindustriali ci sta. Più sorprendente è invece che per una frase del genere si siano spellati le mani a Rimini.</p>
<p>Il concetto espresso da Marchionne, per il quale il diritto di tre operai non può intralciare il progetto generale di un nuovo patto sociale senza alcuna dialettica possibile tra capitale e lavoro contiene infatti il ribaltamento della stessa etica cattolica nella quale CL risulta tuttora riconoscersi. </p>
<p>Contiene infatti il paradossale ribaltamento della risoluzione nella persona del conflitto sia verso l’individuo che verso la società che è parte dell’incontro della Chiesa con la modernità. L’essenza del ruolo scelto per sé dalla Chiesa nel Secolo è che dignità e diritti siano indisponibili e patrimonio di ogni singola persona e che non possano essere sacrificati ad un generico interesse generale. L’esempio più tipico è la difesa della vita fin dal concepimento e la conseguente negazione del diritto della donna ad interrompere la gravidanza. </p>
<p>Se Giovanni Barozzino, Angelo Lamorte e Marco Pignatelli hanno ragione, ha sostenuto autorevolmente anche la CEI in questi giorni con le parole di Monsignor Bregantini per il quale “la FIAT nega la dignità del lavoro”, allora la dignità e i diritti dei tre sono sacri proprio perché solo nel rispetto dogmatico della loro dignità e dei loro diritti in quanto singole persone vi è il solo percorso possibile verso la dignità e i diritti in generale.</p>
<p>Non la pensa così Comunione e Liberazione. L’approvazione a Marchionne contiene allora il superamento della sacralità della persona in favore di un neo-leviatano che non è certo lo Stato ma è l’impresa globalizzata che, ipse dixit Marchionne, può funzionare solo con regole non negoziabili, novelle tavole della legge imposte non dal dio di Abramo ma da quello di Adamo, inteso come Adamo Smith, con la sua mano invisibile.</p>
<p>Se da una parte è evidente che la lobby affaristica della Compagnia delle Opere si riconosca e veda un’opportunità nel Marchionne modernizzatore dell’Italia imbalsamata che neanche l’amato Silvio Berlusconi ha saputo rinnovare e liberare dai cosiddetti “lacci e lacciuoli”, che ne è della difesa integrale dei diritti della persona dal concepimento alla morte? </p>
<p>Si deve difendere l’embrione ma va usata la spada contro i tre operai Giovanni Barozzino, Angelo Lamorte e Marco Pignatelli sacrificabili in un conflitto più grande di loro? Nella CL che si spella le mani per Marchionne non c’è traccia di questa contraddizione. Se Milton Friedman aveva teorizzato che libertà economiche e libertà politiche non potessero non coincidere, la Storia si è incaricata di dimostrare che tale modello era realizzabile solo in un paese senza diritti sindacali come il Cile di Augusto Pinochet. </p>
<p>Nella CL <a href="http://www.gennarocarotenuto.it/13602-la-crociata-di-comunione-e-liberazione-contro-i-moralisti/" target="_blank">antimoralista</a> raccontata da Gad Lerner, come nel Marchionne che si fa scudo della globalizzazione per approfondire in senso reazionario il solco tra capitale e lavoro, c’è voglia di superamento di quella complicazione chiamata democrazia.</p>
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		<title>Gianna Nannini: la terza rivoluzione sessuale?</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Aug 2010 08:29:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gennaro Carotenuto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Clima, energia, scienza]]></category>
		<category><![CDATA[Consumi]]></category>
		<category><![CDATA[Diritti civili]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
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		<category><![CDATA[Primo piano]]></category>
		<category><![CDATA[Problemi globali]]></category>

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		<description><![CDATA[Il dibattito aperto sulla gravidanza di Gianna Nannini è ininfluente rispetto alla notizia che al mondo ci sono mezzo milione di donne ultracinquantenni incinte o che negli ultimi anni sono diventate madri dopo la soglia del mezzo secolo di vita. Sono quasi tutte donne benestanti che vivono nel primo mondo ma non è detto che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<!-- google_ad_section_start --><p><a href="http://www.gennarocarotenuto.it/img/GiannaNanninilaterzarivoluzionesessuale_9374/giannanannini.png"><img style="border-bottom: 0px; border-left: 0px; margin: 0px 0px 10px 10px; display: inline; border-top: 0px; border-right: 0px" title="giannanannini" border="0" alt="giannanannini" align="right" src="http://www.gennarocarotenuto.it/img/GiannaNanninilaterzarivoluzionesessuale_9374/giannanannini_thumb.png" width="244" height="170" /></a> Il dibattito aperto sulla gravidanza di Gianna Nannini è ininfluente rispetto alla notizia che al mondo ci sono mezzo milione di donne ultracinquantenni incinte o che negli ultimi anni sono diventate madri dopo la soglia del mezzo secolo di vita. Sono quasi tutte donne benestanti che vivono nel primo mondo ma non è detto che il modello non possa diventare parzialmente interclassista nel prossimo futuro.</p>
<p>L’argomento “naturalità” appare il più gettonato. Per il mondo cattolico, portato a non considerare “naturale” tutto quello che, soprattutto nella sfera sessuale/riproduttiva si è modificato dal tempo di Pio IX, la sacralità della vita del nascituro impedisce l’anatema. Per il mondo laico la bilancia oscilla tra la giustificazione della gravidanza tardiva come diritto e la critica di questa come capriccio e oggetto di consumo un po’ come per i figli adottati da Mia Farrow, Madonna o Angelina Jolie: donne straricche che avrebbero bisogno di dare un senso alla loro vita. Pur partendo da argomenti e preoccupazioni diverse è sempre un bene quando un dibattito è ispirato dai dubbi più che dalle certezze.</p>
<p> <span id="more-13590"></span>
<p>Delle rivoluzioni del XX secolo la più irreversibile e consolidata è quella che ha dato alle donne il controllo sulla propria fertilità. La pillola non solo è il simbolo della libertà sessuale ma ha contribuito in maniera significativa ad abbassare la natalità e, nel giro di un paio di generazioni, ha spostato in avanti di oltre un decennio il momento della maternità. </p>
<p>In maniera meno contundente, ma per nulla irrilevante, da circa un decennio il Viagra ha dato agli uomini la possibilità di una vita sessuale virtualmente corrispondente alla vita biologica. Nel XX secolo creavano scalpore le paternità di uomini molto anziani come Charlie Chaplin o Pablo Picasso. Oggi tale possibilità, sia pur criticata, è data per scontata. </p>
<p>Tutte le criticità rilevate dal dibattito di questi giorni sono rilevanti: l’impatto pesante della gravidanza sul fisico della donna, l’aumentata possibilità di handicap e malformazioni, il destino di figli con madri anziane, la relazione tra il ritardo della maternità e la realizzazione professionale, il fatto che le donne (come è visibile in qualunque giardinetto pubblico francese e non da noi, paese del Family day) andrebbero messe in condizione di essere madri anche a vent’anni. Resta però perfettamente sullo sfondo un argomento che mette in diretta relazione il caso Nannini con la storia della sua generazione e di quelle che la seguono e la separano da quelle che la precedono.</p>
<p>Gianna Nannini aveva 15 anni quando nel 1971 l’invenzione di Gregory Pincus fu commercializzata in Italia. Per le loro madri, giova sempre ricordarlo, la pillola era proibita dall’art. 553 del codice penale oltre che dalla morale religiosa. Le ragazze della generazione di Gianna Nannini sono dunque le prime ad aver avuto il pieno controllo su tutta la loro vita sessuale e riproduttiva. Oggi proprio a loro la scienza sembra offrire la possibilità di continuare ad esercitare tale controllo. Oggi, in silenzio e senza scendere in piazza, ma con altrettanta decisione, quel mezzo milione di madri attempate sembrano continuare a rivendicare che l’utero è loro e se lo gestiscono.</p>
<p>Può incutere orrore o suscitare disprezzo la rivendicazione del diritto all’attività sessuale e riproduttiva, simboli stessi della gioventù, anche nell’età matura. Velata nel dibattito c’è la nota critica del colpo di testa del pentirsi in età avanzata per quanto si è rinunciato ad avere in gioventù: povera donna, ha rinunciato a esser madre in gioventù e ora che è tardi cerca di porre rimedio. </p>
<p>Ma la medicina, dopo la pillola e il Viagra, aiutando le donne in età avanzata a diventare madri, sta mettendo in moto una sorta di terza rivoluzione sessuale concatenata con le prime due. Non soltanto la donna appare volere e potere estendere ulteriormente il momento della scelta della maternità, ma afferma che se l’uomo estende la propria potenza sessuale virtualmente all’infinito anche la donna può tenere il passo ed estendere la propria capacità riproduttiva.</p>
<p>In questo modo, a ben guardare, l’estensione dei cicli sessuali, si ricongiunge con i cicli vitali dai quali si era profondamente discostata nel corso del XX secolo. Quando il dottor Zigsmondy nel 1903 inventò l’antesignano del moderno microscopio, aprendo infiniti spazi al progresso medico, la durata della vita media era di appena 35 anni. Ben poche donne arrivavano alla menopausa e troppi figli restavano senza madri in tenera età come era stato “naturalmente” per tutta la storia dell’umanità. </p>
<p>Oggi, complici la medicina e la pillola tutto è cambiato e una donna al termine della propria età fertile “naturale” non ha più davanti la morte ma ancora mezza vita, spesso in buona e soddisfacente salute anche sessuale. Cosa dovremmo fare, noi donne e uomini del XXI secolo, nei 45 anni che nel frattempo abbiamo guadagnato rispetto ad Adamo ed Eva e ai nostri bisnonni, se non sperimentare “nuove naturalità”?</p>
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		<title>Il Brasile vola e Dilma Rousseff vola verso la presidenza</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Aug 2010 14:38:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gennaro Carotenuto</dc:creator>
				<category><![CDATA[America latina]]></category>
		<category><![CDATA[Brasile]]></category>
		<category><![CDATA[Politica internazionale]]></category>
		<category><![CDATA[Primavera latinoamericana]]></category>
		<category><![CDATA[Primo piano]]></category>

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		<description><![CDATA[Il Brasile vola, il Brasile di Lula è il posto dove vivere guardando al futuro con ottimismo. A leggere le pagine economiche dei media brasiliani si riscontra una serie ininterrotta di notizie positive: dopo aver creato un milione di posti di lavoro strutturati nel 2009 l’economia brasiliana si avvia a raggiungere quest’anno la stessa quota [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<!-- google_ad_section_start --><p><a href="http://www.gennarocarotenuto.it/img/IlBrasilevolaeDilmaRousseffvolaversolapr_EA17/dilmaluladivulgacao48011.jpg"><img style="margin: 0px 10px 10px 0px; display: inline; border: 0px;" title="dilma-lula-divulgacao-48011" src="http://www.gennarocarotenuto.it/img/IlBrasilevolaeDilmaRousseffvolaversolapr_EA17/dilmaluladivulgacao48011_thumb.jpg" border="0" alt="dilma-lula-divulgacao-48011" width="484" height="324" align="left" /></a> Il Brasile vola, il Brasile di Lula è il posto dove vivere guardando al futuro con ottimismo.</p>
<p>A leggere le pagine economiche dei media brasiliani si riscontra una serie ininterrotta di notizie positive: dopo aver creato un milione di posti di lavoro strutturati nel 2009 l’economia brasiliana si avvia a raggiungere quest’anno la stessa quota in appena nove mesi (400.000 solo tra giugno e luglio); il Brasile è il posto dove le imprese cementiere guadagnano di più al mondo Cina compresa; i telefoni cellulari hanno superato i 190 milioni; in appena un anno i turisti brasiliani che vanno all’estero aumentano del 56%; in appena un anno il consumo di energia è cresciuto del 13.7% e Petrobras sta superando alla grande Pemex e Pdvsa (rispettivamente messicana e venezuelana) come grande compagnia petrolifera statale (mista in realtà) nel continente e da qui al 2014 prevede di triplicare l’import di gas dalla Bolivia.</p>
<p>Potremmo proseguire a lungo ma la sostanza è una sola: i brasiliani non hanno alcun motivo di cambiare e il prossimo 3 di ottobre Dilma Rousseff, nella continuità assoluta con Lula, si appresta a vincere le elezioni al primo turno.</p>
<p><strong>Leggi tutto in esclusiva su </strong><a href="http://www.giannimina-latinoamerica.it/component/content/article/598-il-brasile-vola-e-dilma-rousseff-vola-verso-la-presidenza" target="_blank"><strong>Latinoamerica</strong></a><strong>.</strong></p>
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		<title>Poco a poco se ne vanno</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Aug 2010 09:55:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gabriella Citroni</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Diritti umani]]></category>
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		<description><![CDATA[L’11 agosto 2010 è morta Alicia Emelina Panameño de García, presidentessa della Federación Latinoamericana de Asociaciones de Familiares de Detenidos Desaparecidos (FEDEFAM) e tra le fondatrici del Comité de Madres y Familiares de Desaparecidos y Asesinados Políticos de El Salvador (COMADRES). Un altro pezzo di memoria storica dell’America Latina che se ne va. Un’altra madre [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<!-- google_ad_section_start --><p><a href="http://www.gennarocarotenuto.it/img/Pocoapocosenevanno_A7C3/clip_image002.jpg"><img style="margin: 0px 0px 10px 10px; display: inline; border: 0px;" title="clip_image002" src="http://www.gennarocarotenuto.it/img/Pocoapocosenevanno_A7C3/clip_image002_thumb.jpg" border="0" alt="clip_image002" width="254" height="191" align="right" /></a>L’11 agosto 2010 è morta Alicia Emelina Panameño de García, presidentessa della <em>Federación Latinoamericana de Asociaciones de Familiares de Detenidos Desaparecidos</em> (FEDEFAM) e tra le fondatrici del<em> Comité de Madres y Familiares de Desaparecidos y Asesinados Políticos de El Salvador </em>(COMADRES).</p>
<p>Un altro pezzo di memoria storica dell’America Latina che se ne va. Un’altra <em>madre</em> e <em>hermana </em>di <em>desaparecidos </em>che muore senza avere saputo la verità sulla sorte toccata a due dei suoi sette figli e uno dei suoi fratelli. Senza aver ottenuto quella giustizia per la quale si è battuta per una vita intera.</p>
<p><span id="more-13559"></span></p>
<p>Poco a poco, una dopo l’altra, queste donne coraggiose che rappresentano la coscienza dell’America Latina delle dittature militari e dei conflitti interni dimenticati si stanno spegnendo. Il tempo e le malattie stanno continuando il tentativo fallito da militari e dittatori, cercando di far calare il velo del silenzio e dell’oblio su anni di lotta. Credo però che le vite straordinarie di queste donne ordinarie e il loro esempio vadano oltre il momento dell’ultimo respiro e, proprio per questo, seppur brevemente, meritino di essere raccontate.</p>
<p>Negli anni settanta El Salvador viveva la dittatura del colonnello Arturo Armando Molina e del generale Carlos Humberto Romero: centinaia di sparizioni forzate, esecuzioni arbitrarie e torture. Il 30 luglio 1975 i militari e gli squadroni della morte repressero una manifestazione studentesca provocando più di 50 morti. Alicia all’epoca lavorava presso l’ospedale della <em>Maternidad </em>che confinava con il campus universitario e fu testimone del massacro. Vedendo che i membri dell’esercito picchiavano selvaggiamente gli studenti, cercò di nasconderne quanti più poteva e fu a sua volta percossa dai soldati. Molti degli studenti arrestati quel giorno non sono stati mai più rivisti. Alicia da allora venne considerata una simpatizzante dei movimenti sovversivi e fu arrestata e sottoposta a innumerevoli controlli da parte della polizia. Anche il fratello di Alicia e due dei suoi figli vennero fatti sparire “nel nulla”. Alicia, nonostante le minacce ricevute, iniziò una ricerca destinata a durare più di 30 anni per scoprire la sorte toccata ai suoi cari.</p>
<p>Il 24 dicembre 1977 Monsignor Oscar Arnulfo Romero invitò a cena Alicia e alcune altre madri che tante volte aveva ascoltato e aveva visto bussare invano alla porta di un commissariato, supplicare informazioni presso le caserme o ripercorrere per l’ennesima volta la<em> via crucis</em> tra ospedali e obitori nella speranza di trovare i propri figli o, almeno, i loro resti da seppellire e piangere. In quella cena si decise che era più opportuno unire le forze anziché continuare le ricerche separatamente: nacquero così le COMADRES che, tra i propri obiettivi principali assunsero quello di documentare scrupolosamente i crimini perpetrati da militari e paramilitari. Ogni domenica durante la messa Monsignor Romero leggeva pubblicamente una lista di persone scomparse, uccise e torturate compilata dalle COMADRES.</p>
<p>Per il suo impegno a favore dei “senza voce” e per la sua vibrante e ripetuta condanna della dittatura militare, Monsignor Romero venne ucciso il 24 marzo 1980. Nel corso degli anni la sede delle COMADRES (divenuta un fondamentale centro di documentazione delle violazioni dei diritti umani e dei gravi crimini commessi dai militari) è stata sottoposta a otto attentati dinamitardi, e molte delle sue fondatrici, tra cui Alicia, sono state catturate e ripetutamente torturate e violentate. Alcune sono state uccise, altre sono state fatte sparire.</p>
<p>La famiglia di Alicia è solo uno tra i tanti esempi dell’efferatezza che può raggiungere il potere militare: oltre al fratello e ai due figli scomparsi, due delle sue figlie vennero sequestrate e violentate. A causa delle torture subite, una delle due figlie perse il figlio di cui era incinta. L’altra figlia, Patricia, rimase incinta a seguito delle violenze sessuali alle quali la sottoposero i suoi carcerieri. Oggi Patricia sta crescendo il suo bambino e sta lottando con lo stesso cancro che ha stroncato Alicia. Sia per Alicia sia per Patricia i medici sono stati concordi nel ritenere che le brutali violenze sessuali subite dalle due donne e i danni permanenti inferti al loro corpo sono da ritenersi tra le cause dei tumori che hanno aggredito il loro utero e le loro ovaie.</p>
<p>Nonostante tutta la sofferenza e l’orrore subito, Alicia è sempre tornata alla lotta per la verità e la giustizia, dichiarando l’importanza di “non dimenticare” per poter costruire un futuro differente. Quando qualcuno le chiedeva se non avesse paura di essere sequestrata nuovamente o di subire un altro attentato, dopo averci riflettuto un po’, lei rispondeva con un sorprendente sorriso sereno: “no, perché so che quello che sto facendo è giusto. E la strada della giustizia può essere costellata di ostacoli, ma è l’unica da percorrere”. In questo contesto, Alicia ha accompagnato centinaia di donne nelle ricerche dei loro cari, incoraggiandole, prestando aiuto come poteva. È stata una delle promotrici della costruzione del monumento alla memoria e alla verità che dal 2003 sorge nel Parco di Cuscatlán, dedicato alle 25.000 vittime del conflitto in El Salvador. Visitare il monumento con lei era un’esperienza unica: con la sua voce pacata narrava con precisione amorevole i dettagli nascosti dietro a ciascuno dei nomi delle vittime iscritti sul monumento in base alle informazioni contenute nei registri di COMADRES. In questo modo sembrava di non essere soli di fronte a un muro di nomi, ma in compagnia di queste migliaia di uomini, donne e bambini ai quali un potere corrotto e assassino si è arrogato di strappare la vita. Nel 2005 Alicia è stata eletta presidentessa di FEDEFAM e ha portato la sua testimonianza in altri paesi d’America Latina e del mondo, incoraggiando i famigliari di scomparsi a non arrendersi e a unire ulteriormente le proprie forze. Nel 2009 Alicia ha ricevuto un premio dal Comitato Nazionale per i Diritti Umani in El Salvador per i suoi 32 anni di lotta a favore di memoria e verità.</p>
<p>Alicia ha però sempre dichiarato che la memoria e la verità sono insufficienti se non c’è giustizia: per ciò è stata una tra le più accese sostenitrici dell’abrogazione dell’ignominiosa legge di amnistia adottata nel 1993 che, ad oggi, garantisce ad assassini e torturatori una dorata e irridente impunità.</p>
<p>Nel marzo del 2009 l’elezione a presidente di Mauricio Funes (esponente del <em>Frente Farabundo Martí para la Liberación Nacional</em> &#8211; FMLN) è stata salutata dalle COMADRES come un segno di speranza per poter finalmente progredire nella ricerca della verità e nel fare giustizia. Al momento del suo insediamento, Funes ha dichiarato che dedicherà il suo mandato a Monsignor Romero e alla sua “opzione preferenziale per i poveri”.</p>
<p>Il 16 gennaio 2010 in uno storico discorso, Mauricio Funes ha pubblicamente chiesto perdono a nome dello Stato salvadoregno ai “bambini e bambine, giovani, donne e uomini, anziani, religiosi, contadini, lavoratori, studenti, intellettuali, oppositori politici e attivisti per i diritti umani”. Funes ha aggiunto: “Chiedo perdono a coloro che non hanno potuto piangere i propri cari perché sono stati fatti sparire. Chiedo perdono ai martiri che con la loro vita hanno difeso la pace e non hanno mai visto riconosciuto il proprio sacrificio. Chiedo perdono alle madri e ai padri, ai figli e alle figlie, ai fratelli e alle sorelle”.</p>
<p>Quel giorno, eccezionalmente, Alicia ha versato qualche lacrima. Poi ha ripreso il suo sorriso e ha aggiunto: “adesso il tempo è maturo per ottenere la verità e la giustizia”. Alicia ha ripetuto queste parole poche settimane fa in un’intervista alla radio, già provata dalla chemio e dalla radioterapia, ma certamente non vinta. Queste parole e la vita straordinaria di una donna ordinaria risuonano ancor più forti oggi.</p>
<p>Poco a poco se ne vanno queste donne ordinarie. Ma quello che hanno costruito e insegnato non muore. E questo lo sappiamo noi e la nostra memoria ostinata. Lo sa Mauricio Funes. Lo sa il popolo salvadoregno.</p>
<p>Lo sanno gli assassini e i torturatori.</p>
<p>Gabriella Citroni è Consulente giuridica internazionale della<em> Federación Latinoamericana de Asociaciones de Familiares de Detenidos Desaparecidos</em>.</p>
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		<title>&#8220;Trattamento Boffo&#8221; per Julian Assange di Wikileaks</title>
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		<pubDate>Sat, 21 Aug 2010 22:18:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gennaro Carotenuto</dc:creator>
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		<description><![CDATA[E’ un “trattamento Boffo internescional” che colpisce quello che definiamo “giornalismo partecipativo”. I mandati di cattura per stupro sono già stati ritirati ma il danno rimane per Julian Assange di Wikileaks, reo di aver diffuso migliaia di documenti riservati sulle guerre statunitensi che hanno confermato in maniera inoppugnabile tutto quello che i pacifisti dicono (calunniati [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<!-- google_ad_section_start --><p><a href="http://www.gennarocarotenuto.it/img/TrattamentoBoffoperJulianAssangediWikile_46E/20100821_assange.jpg"><img style="margin: 0px 0px 0px 10px; display: inline; border: 0px;" title="20100821_assange" src="http://www.gennarocarotenuto.it/img/TrattamentoBoffoperJulianAssangediWikile_46E/20100821_assange_thumb.jpg" border="0" alt="20100821_assange" width="233" height="233" align="right" /></a> E’ un “trattamento Boffo internescional” che colpisce quello che definiamo “giornalismo partecipativo”.</p>
<p>I mandati di cattura per stupro sono già stati ritirati ma il danno rimane per Julian Assange di Wikileaks, reo di aver diffuso migliaia di documenti riservati sulle guerre statunitensi che hanno confermato in maniera inoppugnabile tutto quello che i pacifisti dicono (calunniati e discriminati) dal 2001.</p>
<p>Chi ha il potere di disinformare, minacciare, ridurre al silenzio, che sia il Pentagono, Silvio Berlusconi o l’ultimo disinformatore antilatinoamericano, usa tale potere per zittire le voci scomode. Lo sappiamo, eppure ritrovarsi soli è un attimo.</p>
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		<title>Hugo Ch&#225;vez e Juan Manuel Santos ristabiliscono le relazioni tra Venezuela e Colombia</title>
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		<pubDate>Wed, 11 Aug 2010 08:04:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gennaro Carotenuto</dc:creator>
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		<description><![CDATA[E’ fallito il piano del Pentagono e di Álvaro Uribe di ipotecare le relazioni tra il successore di questo e il Venezuela per destabilizzare il governo di Hugo Chávez e incolparlo di finanziare e proteggere “gruppi terroristi”. Ieri a Santa Marta, in Colombia, lo stesso presidente bolivariano e il neo-presidente colombiano Juan Manuel Santos hanno [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<!-- google_ad_section_start --><p><a href="http://www.gennarocarotenuto.it/img/HugoChvezeJuanManuelSantosristabiliscono_83C4/Colombia_Venezuela_restablecen_relaciones.jpg"><img style="border-bottom: 0px; border-left: 0px; margin: 0px 10px 10px 0px; display: inline; border-top: 0px; border-right: 0px" title="Colombia_Venezuela_restablecen_relaciones" border="0" alt="Colombia_Venezuela_restablecen_relaciones" align="left" src="http://www.gennarocarotenuto.it/img/HugoChvezeJuanManuelSantosristabiliscono_83C4/Colombia_Venezuela_restablecen_relaciones_thumb.jpg" width="344" height="235" /></a> E’ fallito il piano del Pentagono e di Álvaro Uribe di ipotecare le relazioni tra il successore di questo e il Venezuela per destabilizzare il governo di Hugo Chávez e incolparlo di finanziare e proteggere “gruppi terroristi”. </p>
<p>Ieri a Santa Marta, in Colombia, lo stesso presidente bolivariano e il neo-presidente colombiano Juan Manuel Santos hanno infatti ristabilito normali relazioni diplomatiche dopo la rottura del 22 luglio scorso quando Uribe, a pochi giorni dalla fine del suo mandato, aveva denunciato presunti aiuti e ospitalità venezuelane alla guerriglia delle FARC.</p>
<p> <span id="more-13529"></span>
<p>Sotto la gestione dell’ex presidente argentino Nestor Kirchner, segretario generale di <a href="http://www.gennarocarotenuto.it/13519-si-incontrano-santos-e-chvez-lamerica-latina-pi-forte-di-chi-vuole-la-guerra/" target="_blank">UNASUR</a>, l’organizzazione latinoamericana che esclude gli Stati Uniti dalla risoluzione delle crisi regionali, si è archiviata dunque l’ultima crisi costruita a tavolino da Álvaro Uribe e dal Pentagono per coinvolgere il Venezuela nella guerra colombiana e metterlo di fronte alla comunità internazionale sul banco degli imputati come “stato canaglia” che appoggia il “terrorismo”. La stessa facilità con la quale Santos e Chávez sono potuti andare oltre e ristabilire le relazioni testimonia la pretestuosità della stessa denunciata perfino da organi mainstream come il settimanale britannico “<a href="http://www.gennarocarotenuto.it/13507-colombia-venezuela-leredit-avvelenata-di-lvaro-uribe-per-juan-manuel-santos/" target="_blank">The Economist</a>”.</p>
<p>Non tutto evidentemente è stato facile. I due paesi vengono da una continua crisi negli anni di Uribe e sono innumerevoli gli episodi e i temi di frizione che non si limitano certo alla guerriglia ma vanno all’uso della frontiera binazionale da parte di narcos e paramilitari colombiani (Chávez accusò Uribe di averli usati per tentare di assassinarlo e per fomentare un golpe) alla concessione di basi militari agli Stati Uniti ai fatti di Sucumbíos, quando la Colombia causò decine di vittime bombardando il territorio ecuadoriano.</p>
<p>Oggi le cose appaiono pronte per un nuovo inizio e il tempo ci dirà se non sono (come è ben possibile) speranze mal riposte. Di sicuro in nessun momento la delegazione colombiana, che comprendeva oltre a Santos la nuova ministro degli esteri María Angela Holguín, ha accusato Hugo Chávez di aver mai aiutato la guerriglia, come invece infinite volte aveva fatto il suo predecessore Uribe, spesso producendo prove poi rivelatesi completamente false come nel caso delle manipolazioni sul computer del guerrigliero delle FARC Raúl Reyes, fatto assassinare in territorio ecuadoriano da Uribe stesso nel citato episodio di Sucumbíos il primo marzo 2008. </p>
<p>D’altra parte Chávez è andato avanti con parole chiare nel chiedere alla guerriglia stessa di deporre le armi e trovare la via del dialogo al quale sarebbe oggi disposto un Santos che, giova comunque ricordare, aveva invece in passato condiviso tutte le responsabilità della guerra senza quartiere condotta dal proprio predecessore. Oggi, addirittura, i due presidenti si propongono reciprocamente di abrogare la parola “guerra” dai rispettivi dizionari e si esercitano a chi è più bravo a citare il Libertador Simón Bolívar, morto nel 1830 proprio a Santa Marta e nel museo in memoria del quale si è tenuto parte del vertice tra due delle province che un tempo facevano parte della Gran Colombia.</p>
<p>Inizialmente però Santos pretendeva che la guerriglia fosse definita come “terrorismo”, cosa inaccettabile per i venezuelani. In conclusione si è optato per la formula “gruppi armati al margine della legge”. E’ una definizione che, a rigor di logica, include tanto i paramilitari come i narcos. E’ una espressione, sulla quale si è insistito sia da parte di Nestor Kirchner che da parte venezuelana e infine accettata da Bogotà, che archivia la retorica vetero-bushiana e mette la Colombia e non certo il Venezuela di fronte alle proprie responsabilità.</p>
<p>E’ infatti di questi giorni l’ennesima denuncia delle Nazioni Unite sul contesto di sistematica violazione dei diritti umani e sull’impunità totale in epoca uribista. Delle 289.000 vittime di violazioni dei diritti umani ufficialmente registrate solo una ha ottenuto riparazioni e, delle migliaia di paramilitari teoricamente smobilitati durante il governo Uribe, appena due sono stati condannati per i loro crimini.</p>
<p>In merito (parziale) i due presidenti hanno stabilito una commissione bilaterale che dovrebbe farsi carico dei problemi intorno alla frontiera binazionale e in special modo della violenza e che agirà sotto gli auspici di UNASUR che una volta di più emerge come organismo che si sta sostituendo alla OSA (Organizzazione degli Stati Americani, da sempre controllato dagli Stati Uniti) nella risoluzione dei conflitti regionali.</p>
<p>Lo sviluppo della commissione è vista positivamente come “fatto concreto” sia dalla stampa colombiana che da quella venezuelana e degli altri paesi integrazionisti. Non ha sorpreso i più avvertiti la necessità e perfino la fretta di andare oltre Uribe da parte di Santos addirittura avendo già pronta la nomina del nuovo ambasciatore a Caracas. Per Santos, ne abbiamo reso conto <a href="http://www.gennarocarotenuto.it/13519-si-incontrano-santos-e-chvez-lamerica-latina-pi-forte-di-chi-vuole-la-guerra/" target="_blank">lunedì</a> e <a href="http://www.gennarocarotenuto.it/13507-colombia-venezuela-leredit-avvelenata-di-lvaro-uribe-per-juan-manuel-santos/" target="_blank">venerdì</a> scorso, il commercio binazionale (che vale sette miliardi di dollari e l’1.5% del PIL colombiano) è oggi più importante del collaborare col Pentagono (che comunque aumenta la propria presenza militare in Colombia e l’accerchiamento del Venezuela) per destabilizzare il governo di Hugo Chávez.</p>
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		<title>Si incontrano Santos e Ch&#225;vez. L&#8217;America latina pi&#249; forte di chi vuole la guerra</title>
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		<pubDate>Mon, 09 Aug 2010 07:17:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gennaro Carotenuto</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il segretario generale di UNASUR, Nestor Kirchner ha riunito i cancellieri (ministri degli esteri, nella tradizione diplomatica latinoamericana) di Bogotà e Caracas, María Ángela Holguín e Nicolás Maduro, e ha concordato un vertice tra il neo-presidente colombiano Juan Manuel Santos e Hugo Chávez. Si terrà già domani a Santa Marta in Colombia. Se la crisi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<!-- google_ad_section_start --><p><a href="http://www.gennarocarotenuto.it/img/Sii.LAmericalatinapifortedichivuolelague_8295/chavez_santos_3.jpg"><img style="margin: 0px 10px 10px 0px; display: inline; border: 0px;" title="chavez_santos_3" src="http://www.gennarocarotenuto.it/img/Sii.LAmericalatinapifortedichivuolelague_8295/chavez_santos_3_thumb.jpg" border="0" alt="chavez_santos_3" width="452" height="155" align="left" /></a> Il segretario generale di UNASUR, Nestor Kirchner ha riunito i cancellieri (ministri degli esteri, nella tradizione diplomatica latinoamericana) di Bogotà e Caracas, María Ángela Holguín e Nicolás Maduro, e ha concordato un vertice tra il neo-presidente colombiano Juan Manuel Santos e Hugo Chávez. Si terrà già domani a Santa Marta in Colombia.</p>
<p><span id="more-13519"></span></p>
<p>Se la crisi che ha portato alla rottura di relazioni di meno di un mese fa era stata <a href="http://www.gennarocarotenuto.it/13507-colombia-venezuela-leredit-avvelenata-di-lvaro-uribe-per-juan-manuel-santos/" target="_blank">originata dall’intenzione di Álvaro Uribe di condizionare</a> le relazioni gran-colombiane del suo successore, tale progetto sembrerebbe sulla via del fallimento. Le ennesime parole chiare di Hugo Chávez sulla necessità che le FARC depongano le armi e la apparentemente buona disposizione di Juan Manuel Santos (che peraltro ha condiviso tutte le responsabilità di Uribe come suo ministro della difesa) al dialogo, sembrano preludere ad una ricomposizione risultata impossibile con Álvaro Uribe.</p>
<p>Più di ciò però quello che salta all’occhio è il nuovo trionfo del concerto latinoamericano nella risoluzione dei conflitti. Prima Lula, delimitando il campo e sottolineando chiaramente la pretestuosità delle accuse di Uribe al presidente venezuelano Hugo Chávez, quindi l’opera diplomatica di Nestor Kirchner (attuale segretario generale di UNASUR) hanno potuto iniziare a svelare e sconfiggere il disegno uribista contro il Venezuela integrazionista.</p>
<p>Proprio l’ex-presidente argentino Nestor Kirchner (quasi sempre con l’appoggio di Lula) emerge come il fine tessitore di accordi apparentemente impossibili. Fu lui nel 2005 a iniziare a risolvere la crisi boliviana e sbloccare il cammino che portò a elezioni. Fu anche lui il grande mediatore quando con la nazionalizzazione del petrolio boliviano si ebbero frizioni tra Evo Morales e Lula stesso e poi continuò a tessere la tela dell’unità e della risoluzione dei conflitti, spesso confrontandosi proprio contro Álvaro Uribe come quando quest’ultimo riuscì ad impedire che fosse il concerto latinoamericano a liberare (come era a quel punto ovvio) Ingrid Betancourt.</p>
<p>L’UNASUR, a meno di trappole dell’ultima ora, dunque funziona ancora una volta. Faranno come sempre finta di nulla i disinformatori di professione ma l’UNASUR (Unione delle Nazioni Sudamericane), costituita come tale appena due anni fa, è oramai l’istanza diplomatica che ha sostituito l’OSA (Organizzazione degli Stati Americani, OEA in spagnolo) per la risoluzione delle questioni regionali e ottiene un nuovo successo. Si dimostra così che quanto disegnato soprattutto da Nestor Kirchner, Lula da Silva e Hugo Chávez a partire dal 2004, ovvero un organismo diplomatico dove i latinoamericani potessero discutere senza l’ingerenza degli Stati Uniti, si rivela lo strumento diplomatico giusto per risolvere conflitti spesso di natura esogena.</p>
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		<title>Colombia-Venezuela: l&#8217;eredit&#224; avvelenata di &#193;lvaro Uribe per Juan Manuel Santos</title>
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		<pubDate>Sat, 07 Aug 2010 16:19:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gennaro Carotenuto</dc:creator>
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		<description><![CDATA[NB: La vignetta è del settimanale britannico “The Economist” e rappresenta (correttamente al contrario della stampa italiana e di El País di Madrid) Uribe che tenta di impedire la stretta di mano tra Juan Manuel Santos e Hugo Chávez. Ieri Álvaro Uribe ha lasciato la presidenza della Colombia millantando trionfi ma portandosi dietro una scia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<!-- google_ad_section_start --><p><a href="http://www.gennarocarotenuto.it/img/ColombiaVenezuelalereditavvelenatadilvar_101C7/201030amd001.jpg"><img style="border-bottom: 0px; border-left: 0px; margin: 0px auto 10px; display: block; float: none; border-top: 0px; border-right: 0px" title="201030amd001" border="0" alt="201030amd001" src="http://www.gennarocarotenuto.it/img/ColombiaVenezuelalereditavvelenatadilvar_101C7/201030amd001_thumb.jpg" width="554" height="314" /></a> </p>
<p align="right"><strong>NB: La <a href="http://www.economist.com/node/16646252" target="_blank">vignetta</a> è del settimanale britannico “The Economist” e rappresenta (correttamente al contrario della stampa italiana e di <em>El País</em> di Madrid) Uribe che tenta di impedire la stretta di mano tra Juan Manuel Santos e Hugo Chávez.</strong></p>
<p>Ieri Álvaro Uribe ha lasciato la presidenza della Colombia millantando trionfi ma portandosi dietro una scia di sangue con pochi precedenti. Il paragone è con il peruviano Alberto Fujimori, poi condannato per corruzione e violazione dei diritti umani. Lascia avvelenando i pozzi del suo successore Juan Manuel Santos, bloccandone il tentativo di migliorare i rapporti con il Venezuela di Hugo Chávez che era deciso a presenziare alla cerimonia di passaggio dei poteri. Anche se per la stampa è sempre colpa di Chávez, non è smentibile che sia la Colombia ad avere avuto con Uribe i peggiori rapporti della storia con tutta la regione, dall’Ecuador alla Bolivia, dal Brasile al Venezuela tanto che nel discorso di insediamento Santos ha continuato una rettificazione (boicottata da Uribe e da Washington) che conduce da settimane: “non individuo un nemico in nessun paese vicino”.</p>
<p> <span id="more-13507"></span>
<p>Rispetto all’ennesima crisi gran-colombiana (un <em>déjà vu</em> per il quale, secondo Uribe, Chávez aiuterebbe e ospiterebbe la guerriglia delle FARC) la stampa italiana e il sempre più tendenzioso “El País” di Madrid si sono sforzati di incolpare il Venezuela e dare come credibile la versione uribista dei fatti. </p>
<p>Per capirne i retroscena, nel giorno nel quale Uribe è uscito di scena, è però utile guardare alla stampa colombiana e perfino al settimanale britannico “The Economist”. Quest’ultimo ha addirittura consigliato Santos di mandare il suo predecessore il più lontano possibile da Bogotà, foss’anche come ambasciatore a Pechino. La crisi sulla presunta presenza di santuari delle FARC in territorio venezuelano (2.200 km di una frontiera porosa e artificiale come poche) è infatti giunta in un momento nel quale Santos (e da Caracas Chávez) compivano il massimo sforzo per ripartire da zero con migliori relazioni. </p>
<p>Da un lato la nomina come ministro degli esteri di María Ángela Holguín, ex-uribista ed ex-ambasciatrice prima a Caracas e poi presso l’ONU, poi allontanatasi da questo denunciandone le clientele, dall’altro l’intimare alle FARC da parte di Chávez di deporre le armi e l’annuncio di voler essere presente al passaggio di potere, testimoniavano un atteggiamento positivo. </p>
<p>Va ricordato che chi ha ben più da perdere dalle cattive relazioni tra Bogotà e Caracas è la prima che altrimenti vanterebbe un surplus commerciale di oltre cinque miliardi di dollari l’anno (circa 7 miliardi di export contro meno di 2 miliardi di import di prodotti venezuelani). È un prezzo, quello del bellicismo regionale indotto da Washington in epoca Bush e per nulla rettificato da Barack Obama, che viene pagato soprattutto da quel 46% di colombiani poveri nel paese col maggior tasso di lavoro informale del continente, altra eredità (economica) nera dell’uribismo. </p>
<p>Mentre per il Venezuela, che ha peraltro altri gravi problemi a partire dall’inflazione, è stato facile rivolgersi al Brasile e all’Argentina come fornitori degli stessi prodotti colombiani, per Santos la sfida non è più la guerriglia ma una crescita economica ben al di sotto delle <a href="http://www.gennarocarotenuto.it/13410-america-latina-la-crisi-non-abita-qui/" target="_blank">medie continentali</a> (ma superiore al Venezuela troppo dipendente dal petrolio) per la quale il mercato venezuelano vale circa 1.5 punti di PIL all’anno.</p>
<p>L’ultima giocata di Uribe per condizionare in negativo la politica internazionale del suo successore è stata così fotografata (e stigmatizzata) dal brasiliano Lula che ne ha a lungo discusso in sede UNASUR (l’organismo che oramai sostituisce l’OSA per i conflitti intra-latinoamericani escludendo così gli Stati Uniti): “è proprio strano che tale scoperta si faccia pochi giorni prima del passaggio di potere, proprio quando il nuovo presidente mostrava buona predisposizione a raggiungere la pace. Andava tutto bene fino a che Uribe non ha presentato la denuncia”.</p>
<p>I motivi internazionali (l’eco statunitense anti-integrazionista è ovvio per Uribe) si accavallano così a temi di carattere interno colombiano. Il timore è che per Uribe il restare al centro della scena nazionale sia una scelta obbligata proprio per evitare di finire, una volta perso il potere, nel circuito giudiziario per i suoi innumerevoli crimini come accaduto a molti Ras del neoliberismo realizzato in America latina, da Alberto Fujimori a Carlos Menem. Anche la stampa colombiana, quella che sponsorizza Santos come in passato ha tirato la volata ad Uribe, ma che alla potentissima famiglia Santos fa riferimento, è quindi convinta che esista oramai una distanza siderale e una competizione tra i due e oramai differenzia senza pietà i due ex-sodali scaricando l’ormai ex-presidente. </p>
<p>Su “Semana”, settimanale di proprietà della famiglia Santos, si è denunciato a chiare lettere che Uribe avrebbe dedicato le ultime settimane del suo mandato “a raschiare il fondo del barile compromettendo le finanze colombiane per i prossimi vent’anni”. Appalti, privatizzazioni dell’ultima ora, prebende, nomine di amici, sarebbero state la principale preoccupazione delle ultime ore di Uribe come presidente.</p>
<p>E non meno a chiare lettere si ritorna ad affermare quello che per otto anni era stato messo sotto silenzio: il passato di Álvaro Uribe come narcotrafficante legato al Cartello di Medellin. Non pagherà Uribe (almeno non subito) per i falsi positivi, le migliaia di cittadini innocenti assassinati per farli passare come guerriglieri, né pagherà per la fossa comune de La Macarena, una delle più grandi scoperte al mondo dopo la seconda guerra mondiale, dove l’esercito colombiano ha abbandonato per anni le vittime delle sue violazioni di diritti umani. Ma chissà che una volta perso il potere non venga processato per crimini comuni, come un Al Capone qualsiasi.</p>
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	Parole chiave: <a href="http://www.gennarocarotenuto.it/tag/alberto-fujimori/" title="Alberto Fujimori" rel="tag">Alberto Fujimori</a>, <a href="http://www.gennarocarotenuto.it/tag/alvaro-uribe/" title="Álvaro Uribe" rel="tag">Álvaro Uribe</a>, <a href="http://www.gennarocarotenuto.it/tag/colombia/" title="Colombia" rel="tag">Colombia</a>, <a href="http://www.gennarocarotenuto.it/tag/corruzione/" title="Corruzione" rel="tag">Corruzione</a>, <a href="http://www.gennarocarotenuto.it/tag/diritti-umani/" title="diritti umani" rel="tag">diritti umani</a>, <a href="http://www.gennarocarotenuto.it/tag/economist/" title="Economist" rel="tag">Economist</a>, <a href="http://www.gennarocarotenuto.it/tag/el-pais/" title="El País" rel="tag">El País</a>, <a href="http://www.gennarocarotenuto.it/tag/hugo-chavez/" title="Hugo Chávez" rel="tag">Hugo Chávez</a>, <a href="http://www.gennarocarotenuto.it/tag/italia/" title="Italia" rel="tag">Italia</a>, <a href="http://www.gennarocarotenuto.it/tag/la-stampa/" title="La Stampa" rel="tag">La Stampa</a>, <a href="http://www.gennarocarotenuto.it/tag/uribe/" title="Uribe" rel="tag">Uribe</a>, <a href="http://www.gennarocarotenuto.it/tag/venezuela/" title="Venezuela" rel="tag">Venezuela</a><br />
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		<title>Messico: nel paese dell&#8217;impunit&#224; migliaia di donne in galera per avere abortito</title>
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		<pubDate>Tue, 03 Aug 2010 18:06:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gennaro Carotenuto</dc:creator>
				<category><![CDATA[America latina]]></category>
		<category><![CDATA[Diritti civili]]></category>
		<category><![CDATA[Messico]]></category>
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		<description><![CDATA[Alma Yarelí ha fatto tre anni di carcere prima di essere liberata quando finalmente un giudice ha creduto che il suo fosse stato un aborto spontaneo. Se non fosse stato così, in un Messico dove per il 90% degli omicidi non si apre neanche un’inchiesta, avrebbe scontato per intero i 27 anni e sei mesi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<!-- google_ad_section_start --><p><a href="http://www.gennarocarotenuto.it/img/Messiconelpaesedellimpunitmigliaiadidonn_11ACC/manifestante_derecho387x310.jpg"><img style="border-bottom: 0px; border-left: 0px; margin: 0px 0px 10px 10px; display: inline; border-top: 0px; border-right: 0px" title="manifestante_derecho-387x310" border="0" alt="manifestante_derecho-387x310" align="right" src="http://www.gennarocarotenuto.it/img/Messiconelpaesedellimpunitmigliaiadidonn_11ACC/manifestante_derecho387x310_thumb.jpg" width="391" height="314" /></a> Alma Yarelí ha fatto tre anni di carcere prima di essere liberata quando finalmente un giudice ha creduto che il suo fosse stato un aborto spontaneo. Se non fosse stato così, in un Messico dove per il 90% degli omicidi non si apre neanche un’inchiesta, avrebbe scontato per intero i 27 anni e sei mesi ai quali era stata condannata per omicidio volontario con l’aggravante della relazione familiare con la vittima. </p>
<p>Dopo di lei restano in galera nel solo stato di Guanajuato altre 166 donne (migliaia in tutto il Messico), tutte povere e spesso analfabete, alcune con condanna definitiva fino a 35 anni di carcere.</p>
<p align="right"><strong>Leggi tutto in esclusiva su </strong><a href="http://www.giannimina-latinoamerica.it/archivio-notizie/594-messico-nel-paese-dellimpunita-migliaia-di-donne-in-galera-per-avere-abortito" target="_blank"><strong>Latinoamerica</strong></a><strong>.</strong></p>
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		<title>Il compagno Fini?</title>
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		<pubDate>Sun, 01 Aug 2010 22:52:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gennaro Carotenuto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Legalità]]></category>
		<category><![CDATA[Politica italiana]]></category>
		<category><![CDATA[Primo piano]]></category>

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		<description><![CDATA[Qualcuno, perfino a sinistra, fa il tifo per Gianfranco Fini, non foss’altro che, come Bruto, avrebbe vibrato la prima coltellata a Cesare. Guardando i nomi degli oltre 40 parlamentari finiani (33 alla camera più una decina al senato) si vede però che più che la destra europea e moderna di “Fare Futuro”, quella degli Alessandro [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<!-- google_ad_section_start --><p><a href="http://www.gennarocarotenuto.it/img/IlcompagnoFini_279/fini10_int.jpg"><img style="margin: 0px 0px 10px 10px; display: inline; border: 0px;" title="fini10_int" src="http://www.gennarocarotenuto.it/img/IlcompagnoFini_279/fini10_int_thumb.jpg" border="0" alt="fini10_int" width="259" height="259" align="right" /></a> Qualcuno, perfino a sinistra, fa il tifo per Gianfranco Fini, non foss’altro che, come Bruto, avrebbe vibrato la prima coltellata a Cesare. Guardando i nomi degli oltre 40 parlamentari finiani (33 alla camera più una decina al senato) si vede però che più che la destra europea e moderna di “Fare Futuro”, quella degli Alessandro Campi e Sofia Alfano, è rappresentata un’accozzaglia di rautiani, qualche fascista non pentito, omofobi, cuori neri, tradizionalisti cattolici. E’ gente che a Fini deve la carriera più di quanto non la debba a Berlusconi ma che forse, le analisi politiche appaiono sottovalutarlo, più che andare “con Fini” va via “da Berlusconi”.</p>
<p><span id="more-13460"></span></p>
<p>Li accompagnano altre schegge impazzite in uscita dal regime, come il fondamentalista liberale, ex-radicale, Benedetto Dalla Vedova. Il gruppone profila dunque non un’uscita dal PdL “da sinistra”, come invece molti credono, ma “da destra”, magari verso “La Destra”, ben più che verso un calderone centrista montezemol-rutellian-casinista che trovi una larga intesa col PD e magari poi accetti perfino Nichi Vendola come leader (il mondo dei sogni).</p>
<p>Lo strappo dei finiani non c’è stato sulla laicità o sui migranti, temi sui quali il Presidente della Camera ha a lungo solfeggiato lo spartito della destra moderna (a volte a sinistra dell’ectoplasma del PD incapace di posizioni originali), ma si è potuto consumare solo su una legalità declinata come legge e ordine.</p>
<p>Con cose banalissime i finiani si sono rifatti una verginità che il paese appare aver perduto per sempre. Sfonda una porta aperta Fabio Granata quando afferma che non potevano rimanere in un partito che ha come coordinatore in Campania un dirigente colpito da mandato di cattura come camorrista. Fa un’affermazione rivoluzionaria (sic) Gianfranco Fini quando dice che il garantismo non significa impunità. Ma da ben prima delle comiche finali e del predellino Fini e i finiani sapevano bene che Dell’Utri fosse un mafioso, Cosentino un camorrista, Berlusconi stia lì per le leggi ad personam e Bossi voglia sfasciare l’Italia. Eppure con questa gente hanno fondato un partito, vinto le elezioni, fatto un governo.</p>
<p>Anche senza negare i percorsi e le maturazioni personali, che si evincono per esempio da alcuni editoriali di Flavia Perina, chi sogna di costruire maggioranze future, magari solo “di transizione”, con i finiani potrebbe svegliarsi con amare sorprese.</p>
<p>Il profilarsi per la prima volta da trent’anni (bomba a Bologna, terremoto in Irpinia, Ciro Cirillo come spartiacque) di una pattuglia di destra legalista che inverte la deriva di rapina e di dissoluzione etica della nazione di quella parte politica con Berlusconi e già prima di Berlusconi, può essere comunque accolto come un fatto positivo. Lo è soprattutto tatticamente rispetto alla possibile caduta del regime berlusconiano.</p>
<p>Ma il campo politico, non solo la maggioranza, esce ulteriormente terremotato dalla novità. Siamo di fronte ad un panorama dove il solo punto fermo appare la Lega Nord. Né il PdL né il PD sono infatti ad oggi sicuri di avere un futuro come tali e solo la Lega ha progetto, forza, novità, purtroppo futuro. Un punto fermo che sta ispirando ad alcuni dirigenti del PD il piano suicida del rieditare la finzione della costola della sinistra garantendole il federalismo fiscale (qualunque cosa esso sia e qualunque sia il prezzo) in cambio di una seconda coltellata (mortale?) a Cesare. Chissà se ad oggi (allo stato attuale, farebbe dire La Russa a Berlusconi) il nemico prevalente è ancora Cesare e non sempre più Umberto. La ricerca di un nuovo accordo con la Lega per liberarsi di Berlusconi (e il berlusconismo che è in noi?) vuol dire non cogliere l&#8217;eversività weimariana della stessa ed eludere il problema della centralità di questa.</p>
<p>Intanto il bipolarismo, per chi ci credeva, è definitivamente abortito e il bipartitismo artificiale è rimasto nel mondo dei sogni del perdente con vocazione maggioritaria che condusse il PD alla rovinosa sconfitta del 2008. Né il maggioritario, né le liste bloccate, né svariate forme di premi di maggioranza sono riusciti a garantire governi stabili al paese. Nonostante ciò una legge elettorale infame e il controllo sostanziale da parte del regime del complesso mediatico rischiano in autunno o poco più in là (con o senza transizioni e larghe intese) di riconsegnare di nuovo il paese a Dell’Utri e Cosentino, Verdini e Gelmini.</p>
<p>L’illusione ottica delle larghe intese, il tatticismo del tutti dentro moderatamente, allungherà l’agonia del paese come ha testimoniato l’inciucio per l’elezione dei membri laici del CSM e in particolare di Michele Vietti. La sudditanza culturale della classe dirigente del PD al modello economico e il fatto che la classe dirigente (soprattutto locale) del partito si sia dimostrata non all’altezza politicamente e moralmente lo rende uno strumento di conservazione fino a vaneggiare (e come sennò?) nuove alleanze, una più centrista dell’altra. Come se Fini e i finiani fossero davvero usciti dal PdL “da sinistra”.</p>
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		<title>Tecnologia palestinese</title>
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		<pubDate>Wed, 28 Jul 2010 15:56:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gennaro Carotenuto</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Media]]></category>
		<category><![CDATA[Politica internazionale]]></category>
		<category><![CDATA[Primo piano]]></category>
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		<description><![CDATA[Non è particolarmente bella né efficiente ma ha un grande valore.&#160; E’ la prima auto ad energia solare prodotta con tecnologia e ricerca scientifica palestinese. Esce dai laboratori del Dipartimento di ingegneria dell’ Università politecnica palestinese di Hebron in Cisgiordania ed è costata un investimento di appena 4.000 dollari. E’ un piccolo grande segno di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<!-- google_ad_section_start --><p><a href="http://www.gennarocarotenuto.it/img/Tecnologiapalestinese_FC59/100728110813_auto526.jpg"><img style="border-bottom: 0px; border-left: 0px; margin: 0px auto 10px; display: block; float: none; border-top: 0px; border-right: 0px" title="100728110813_auto526" border="0" alt="100728110813_auto526" src="http://www.gennarocarotenuto.it/img/Tecnologiapalestinese_FC59/100728110813_auto526_thumb.jpg" width="530" height="334" /></a>Non è particolarmente bella né efficiente ma ha un grande valore.&#160; E’ la prima auto ad energia solare prodotta con tecnologia e ricerca scientifica palestinese. Esce dai laboratori del Dipartimento di ingegneria dell’ Università politecnica palestinese di Hebron in Cisgiordania ed è costata un investimento di appena 4.000 dollari. E’ un piccolo grande segno di speranza in un paese senza produzione industriale ma con oltre 300 giorni di sole all’anno.</p>
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		<title>Messico: L&#243;pez Obrador ci riprova</title>
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		<pubDate>Mon, 26 Jul 2010 06:21:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gennaro Carotenuto</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Andrés Manuel López Obrador, in uno Zócalo di Città del Messico gremito (foto) di sostenitori, ha annunciato ieri la sua candidatura alle elezioni presidenziali 2012. Dopo il trionfo del 2006, del quale fu privato solo a causa di massicci brogli che portarono al potere l’illegittimo Felipe Calderón, AMLO ha annunciato che contenderà il Messico “alle [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<!-- google_ad_section_start --><p><a href="http://www.gennarocarotenuto.it/img/ElPejeciriprova_6D5E/amlo.jpg"><img style="border-bottom: 0px; border-left: 0px; margin: 0px auto 10px; display: block; float: none; border-top: 0px; border-right: 0px" title="amlo" border="0" alt="amlo" src="http://www.gennarocarotenuto.it/img/ElPejeciriprova_6D5E/amlo_thumb.jpg" width="504" height="337" /></a> </p>
<p>Andrés Manuel López Obrador, in uno Zócalo di Città del Messico gremito (foto) di sostenitori, ha annunciato ieri la sua candidatura alle elezioni presidenziali 2012. </p>
<p> <span id="more-13427"></span>
<p>Dopo il trionfo del 2006, del quale fu privato solo a causa di massicci brogli che portarono al potere l’illegittimo Felipe Calderón, AMLO ha annunciato che contenderà il Messico “alle mafie del potere” con una struttura militante forte, in grado di controllare passo a passo il processo elettorale e svegliare i cittadini per creare quella che López Obrador vuole essere una necessaria “insurrezione civile”.</p>
<p>Tra le riforme costituzionali annunciate da López Obrador c’è l’elezione diretta dei membri della corte suprema che, secondo il candidato, dovrebbe essere alla base della ricostituzione di un sistema legale oramai inesistente nel paese e che, con Felipe Calderón presidente ha già patito 25.000 morti in una guerra civile non dichiarata tra apparati dello stato che controllano e/o sono controllati dai cartelli della droga. </p>
<p>Inoltre AMLO ha annunciato la democratizzazione dei mezzi di comunicazione di massa (già vediamo <em>El País </em>di Madrid strepitare contro la censura, sic) oggi concentrati in poche mani come solo in Italia, una riforma fiscale, la priorità all’industria nazionale, la riattivazione delle campagne e il rafforzamento di tutti i programmi sociali in quella che considera una rivoluzione morale necessaria nel paese.</p>
<p>Per López Obrador è infatti “indispensabile creare una nuova corrente di pensiero che rafforzi valori culturali, morali e spirituali per invertire un’etica pubblica che considera l’avidità una virtù, il denaro il valore supremo e dove la società è stata indotta a pensare che tutto sia lecito senza alcuno scrupolo morale”. </p>
<p>Per farcela se la dovrà vedere con il rampante Enrique Peña Nieto, governatore dello Stato del Messico, quasi sicuro candidato del Partito Rivoluzionario Istituzionale pronto a tornare al potere dopo gli anni disastrosi del PAN di Vicente Fox e Felipe Calderón. Peña Nieto rappresenta ancor più di FeCal il simbolo di tutto quello che il Messico civile dei sostenitori di Andrés Manuel aborriscono: il Messico dei soldi facili (per pochi), il Messico senza legge dove si manda ad ammazzare un rivale per pochi pesos certi della totale impunità, il Messico della narcopolitica dove l’avidità e la mancanza di scrupoli sono una virtù.</p>
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		<title>America latina, la crisi non abita qui</title>
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		<pubDate>Thu, 22 Jul 2010 09:04:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gennaro Carotenuto</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il continente intero nel 2010 crescerà del 5.2%. Se un tempo un battito d’ali a Wall Street provocava un uragano a Brasilia o a Buenos Aires, l’accelerata integrazione latinoamericana, voluta dai popoli e alla quale in questo decennio hanno dato impulso grandi dirigenti come Nestor Kirchner, Lula da Silva o Hugo Chávez, è stato solo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<!-- google_ad_section_start --><p><a href="http://www.gennarocarotenuto.it/img/Americalatinalacrisinonabitaqui_9A7A/712062.jpg"><img style="border-bottom: 0px; border-left: 0px; margin: 0px 10px 10px 0px; display: inline; border-top: 0px; border-right: 0px" title="7(12062)" border="0" alt="7(12062)" align="left" src="http://www.gennarocarotenuto.it/img/Americalatinalacrisinonabitaqui_9A7A/712062_thumb.jpg" width="305" height="305" /></a> Il continente intero nel 2010 crescerà del 5.2%. </p>
<p>Se un tempo un battito d’ali a Wall Street provocava un uragano a Brasilia o a Buenos Aires, l’accelerata integrazione latinoamericana, voluta dai popoli e alla quale in questo decennio hanno dato impulso grandi dirigenti come Nestor Kirchner, Lula da Silva o Hugo Chávez, è stato solo un venticello (-1.9% nel 2009) nel Sud. </p>
<p>Questo continua a tessere la tela del proprio futuro da quando ha smesso di prendere ordini dalla Casa Bianca e dal Fondo Monetario Internazionale. </p>
<p>Luci e qualche ombra dalla Patria Grande economica.</p>
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