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	<title>Gennaro Carotenuto - Giornalismo partecipativo &#187; Dialoghi</title>
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	<description>America latina, media, politica internazionale, guerre infinite, comunicazione politica - online dal 1995</description>
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		<title>La sinistra e le alleanze in(dis)pensabili</title>
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		<pubDate>Sun, 23 Jan 2011 10:09:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Vigilante</dc:creator>
				<category><![CDATA[Dialoghi]]></category>

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		<description><![CDATA[Pierferdinando Casini, 29 novembre 2005: Adesso io qui ci metto la faccia, non mi tiro indietro &#8230; non credo a chi dipinge gli amministratori siciliani come burattini o burattinai nelle mani della mafia. Pierferdinando Casini, 7 febbraio 2006: Per me Cuffaro è una persona onesta, ho fiducia in lui. Mi assumo la responsabilità di ritenerlo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Pierferdinando Casini, 29 novembre 2005:<br />
Adesso io qui ci metto la faccia, non mi tiro indietro &#8230; non credo a chi dipinge gli amministratori siciliani come burattini o burattinai nelle mani della mafia.<br />
Pierferdinando Casini, 7 febbraio 2006:<br />
Per me Cuffaro è una persona onesta, ho fiducia in lui. Mi assumo la responsabilità di ritenerlo una persona onesta. Quando e se verrà dimostrata una cosa diversa, vorrà dire che mi sbagliavo.<br />
Pierferdinando Casini, 26 gennaio 2008:<br />
Sono certo che tra qualche mese, quando Cuffaro sarà assolto da tutte le accuse, tanti sciacalli di queste ore saranno in prima fila a chiedergli scusa.<br />
Pierferdinando Casini, 15 febbraio 2008:<br />
Penso proprio di sì, penso che sarà ricandidato &#8230; I partiti devono assumersi la responsabilità delle scelte, noi ce le assumiamo. Cuffaro credo abbia subito una vera e propria persecuzione giudiziaria.<br />
Pierferdinando Casini, 31 marzo 2008:<br />
Santoro: &#8220;Siccome lei ha garantito per Totò Cuffaro, se le cose si mettessero male da un punto di vista giudiziario, sarebbe anche lei a trarne delle conseguenze?&#8221;. Casini: &#8220;Beh, questo è ovvio &#8230; mi assumo la responsabilità politica, l&#8217;ho detto davanti al Paese&#8221;</em>.<br />
<em>(Fonte: http://nonleggerlo.blogspot.com/)</em></p>
<p>In Brasile, sono otto anni &#8211; con Lula e adesso con Dilma &#8211; che la sinistra governa con l´appoggio di partiti di centro che funzionano come l´UDC, con all´interno soggetti notoriamente mafiosi e corrotti, alla stregua di Cuffaro o del suo compare Casini, che controllano spesso i voti di strati popolari poco consapevoli.</p>
<p>Solo che la sinistra ha un progetto politico ed un programma visibilmente differente e lo ha dimostrato, anche se per applicarlo ha dovuto &#8211; e deve tuttora &#8211; accettare l´alleanza con forze politiche che presentano i problemi su citati, ma senza lasciarsi coinvolgere e senza lasciar sconvolgere il processo di messa in atto delle politiche pubbliche autenticamente popolari.</p>
<p>É chiaro che forze conservatrici e rapaci gruppi di potere riescono a strappare benefici collaterali inseriti nelle politiche del governo, ma l´impianto generale dell´azione governamentale é popolare e questo é dimostrato dagli indici sociali ed economici di riferimento e dall´altissimo tasso di gradimento da parte dei cittadini.</p>
<p>Insomma, il problema delle alleanze é molto meno importante e comunque subordinato al tipo di progetto che si propone alla comunitá. Se la sinistra (centro sinistra) riesce ad articolare &#8211; con egemonia &#8211; un pacchetto di proposte che entusiasmino l´anestetizzata societá italiana, allora il problema delle alleanze é secondario, allo stesso modo della persona che andrá a rappresentare tale coalizione. La scelta dovrebbe ricadere su di un personaggio ampiamente stimato, con un passato di onestá, coerenza e professionalitá, e riconosciuto per il suo impegno costante. Meglio se fosse una donna (perché non la Bindi?). E credo che non sia affatto difficile trovare la soluzione, come si é fatto per esempio a Milano.</p>
<p>A quel punto, potrebbe vincere una nuova Italia; ed il fatto di aver eventualmente per &#8220;alleati&#8221; piú o meno stabili personaggi come Casini o perfino Bossi, sarebbe sicuramente fonte di conflitti e dispute nel palazzo, ma non arriverebbe ad avere conseguenze tali da distorcere il progetto di superamento del berlusconismo e la ricostruzione di una Italia solidale e cooperante.</p>
<p>Il Brasile (come del resto la regione Puglia) insegna che se la sinistra (centro sinistra) ha un progetto autonomo e differente e lo mette in pratica con costanza, riesce a governare anche in situazione congiunturale avversa e con relativo successo.</p>
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<p class="MsoNormal"><a href="http://newrassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=search&amp;currentArticle=97TSR" target="_blank"><strong><span lang="IT">Pierferdinando Casini</span></strong></a><span lang="IT">, 29 novembre 2005:</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span lang="IT">Adesso io qui ci metto la faccia, non mi tiro indietro &#8230; non credo a chi dipinge gli amministratori siciliani come burattini o burattinai nelle mani della mafia. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><a href="http://newrassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=search&amp;currentArticle=9V7SW" target="_blank"><strong><span lang="IT">Pierferdinando Casini</span></strong></a><span lang="IT">, 7 febbraio 2006:</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span lang="IT">Per me Cuffaro è una persona onesta, ho fiducia in lui. Mi assumo la responsabilità di ritenerlo una persona onesta. Quando e se verrà dimostrata una cosa diversa, vorrà dire che mi sbagliavo.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><a href="http://www.ilgiornale.it/interni/cuffaro_si_e_dimesso_scelgo_via_dellumilta_casini_sara_assolto/26-01-2008/articolo-id=236873-page=0-comments=1" target="_blank"><strong><span lang="IT">Pierferdinando Casini</span></strong></a><span lang="IT">, 26 gennaio 2008:</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span lang="IT">Sono certo che tra qualche mese, quando Cuffaro sarà assolto da tutte le accuse, tanti sciacalli di queste ore saranno in prima fila a chiedergli scusa.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><a href="http://qn.quotidiano.net/politica/2008/02/15/64990-casini_cuffaro_sar_nelle_liste.shtml" target="_blank"><strong><span lang="IT">Pierferdinando Casini</span></strong></a><span lang="IT">, 15 febbraio 2008:</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span lang="IT">Penso proprio di sì, penso che sarà ricandidato &#8230; I partiti devono assumersi la responsabilità delle scelte, noi ce le assumiamo. Cuffaro credo abbia subito una vera e propria persecuzione giudiziaria.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><a href="http://www.youtube.com/watch?v=29wVNKqKWqc"><strong><span lang="IT">Pierferdinando Casini </span></strong><span lang="IT">(<em>video</em>)</span></a><span lang="IT">, 31 marzo 2008:</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span lang="IT">Santoro: &#8220;Siccome lei ha garantito per Totò Cuffaro, se le cose si mettessero male da un punto di vista giudiziario, sarebbe anche lei a trarne delle conseguenze?&#8221;. Casini: &#8220;Beh, questo è ovvio &#8230; mi assumo la responsabilità politica, l&#8217;ho detto davanti al Paese&#8221;.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><em>(Fonte: http://nonleggerlo.blogspot.com/)</em></p>
<p class="MsoNormal">
<p class="MsoNormal"><span lang="IT">In Brasile, sono otto anni &#8211; con Lula e adesso con Dilma &#8211; che la sinistra governa con l´appoggio di partiti di centro che funzionano come l´UDC, con all´interno soggetti notoriamente mafiosi e corrotti, alla stregua di Cuffaro o del suo compare Casini, che controllano spesso i voti di strati popolari poco consapevoli.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span lang="IT"> </span></p>
<p class="MsoNormal"><span lang="IT">Solo che la sinistra ha un progetto politico ed un programma visibilmente differente e lo ha dimostrato, anche se per applicarlo ha dovuto &#8211; e deve tuttora &#8211; accettare l´alleanza con forze politiche che presentano i problemi su citati, ma senza lasciarsi coinvolgere e senza lasciar sconvolgere il processo di messa in atto delle politiche pubbliche autenticamente popolari.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span lang="IT"> </span></p>
<p class="MsoNormal"><span lang="IT">É chiaro che forze conservatrici e rapaci gruppi di potere riescono a strappare benefici collaterali inseriti nelle politiche del governo, ma l´impianto generale dell´azione governamentale é popolare e questo é dimostrato dagli indici sociali ed economici di riferimento e dall´altissimo tasso di gradimento da parte dei cittadini.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span lang="IT"> </span></p>
<p class="MsoNormal"><span lang="IT">Insomma, il problema delle alleanze é molto meno importante e comunque subordinato al tipo di progetto che si propone alla comunitá. Se la sinistra (centro sinistra) riesce ad articolare &#8211; con egemonia &#8211; un pacchetto di proposte che entusiasmino l´anestetizzata societá italiana, allora il problema delle alleanze é secondario, allo stesso modo della persona che andrá a rappresentare tale coalizione. La scelta dovrebbe ricadere su di un personaggio ampiamente stimato, con un passato di onestá, coerenza e professionalitá, e riconosciuto per il suo impegno costante. Meglio se fosse una donna (perché non la Bindi?). E credo che non sia affatto difficile trovare la soluzione, come si é fatto per esempio a Milano.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span lang="IT"> </span></p>
<p class="MsoNormal"><span lang="IT">A quel punto, potrebbe vincere una nuova Italia; ed il fatto di aver eventualmente per &#8220;alleati&#8221; piú o meno stabili personaggi come Casini o perfino Bossi, sarebbe sicuramente fonte di conflitti e dispute nel palazzo, ma non arriverebbe ad avere conseguenze tali da distorcere il progetto di superamento del berlusconismo e la ricostruzione di una Italia solidale e cooperante.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span lang="IT"> </span></p>
<p class="MsoNormal"><span lang="IT">Il Brasile insegna che se la sinistra (centro sinistra) ha un progetto autonomo e differente e lo mette in pratica con costanza, riesce a governare anche in situazione congiunturale avversa e con successo.</span></p>
</div>
<p class="postAuthorLink">Alessandro Vigilante su http://www.gennarocarotenuto.it </p>]]></content:encoded>
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		<title>Sospensione dialoghi</title>
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		<pubDate>Tue, 05 Oct 2010 07:09:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gennaro Carotenuto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Dialoghi]]></category>

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		<description><![CDATA[Per assoluta mancanza di tempo mi vedo costretto a sospendere momentaneamente la pubblicazione dei dialoghi. Gennaro Carotenuto su http://www.gennarocarotenuto.it]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Per assoluta mancanza di tempo mi vedo costretto a sospendere momentaneamente la pubblicazione dei dialoghi.</p>
<p class="postAuthorLink">Gennaro Carotenuto su http://www.gennarocarotenuto.it </p>]]></content:encoded>
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		<title>A un anno dalla scomparsa di Mercedes Sosa</title>
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		<pubDate>Sun, 03 Oct 2010 18:36:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco Bitonti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Dialoghi]]></category>

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		<description><![CDATA[Un anno ci lasciava la Voz del Latinoamerica. Oggi non servirebbe ricordarla nè compiangerla come si fa di solito perché anche se non c’è più, continua ad esserci con la sua storia straordinaria, le sue canzoni che sono testimonianza di lotta e speranza. Ci sono persone che vivono per sempre e lei è una di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Un anno ci lasciava la <em>Voz</em> del Latinoamerica. Oggi non servirebbe ricordarla nè compiangerla come si fa di solito perché anche se non c’è più, continua ad esserci con la sua storia straordinaria, le sue canzoni che sono testimonianza di lotta e speranza. <span id="more-14155"></span>Ci sono persone che vivono per sempre e lei è una di queste, col suo timbro inconfondibile ha regalato fama e passione ad altri cantautori latinoamericani che allo stesso suo modo, hanno fatto della musica una questione d’identità dei popoli d’appartenenza e di riscatto di un intero continente. Oggi, questo oggi soprattutto, potremo cantare insieme a lei quelle “Venas abiertas” che Eduardo Galeano ci ha tremendamente raccontato col suo libro quando poi lei, insieme a Mario Schajris e Leo Sujatovich, di questa Storia splendidamente ne ha fatto un inno. Per un&#8217; unica grande patria latinoamericana…</p>
<p>L’America latina deve prendersi per mano,</p>
<p>seguendo  un sentiero differente,</p>
<p>percorrere strade più chiare.</p>
<p>I suoi figli ormai non potremo dimenticare il nostro passato.</p>
<p>Abbiamo tante ferite i latinoamericani.</p>
<p>Viviamo tante passioni</p>
<p>con il passare degli anni.</p>
<p>Siam fatti di sangue caldo</p>
<p>e di sogni rinviati</p>
<p>Io voglio che stiamo insieme</p>
<p>perché dobbiamo prenderci cura di noi.</p>
<p>Quelli che ci feriscono non sanno che siamo tutti fratelli.</p>
<p>E nessuno ne resta fuori</p>
<p>nessuno guarderà da dietro.</p>
<p>Tempo di vivere</p>
<p>tempo di vivere.</p>
<p>Niente da perdere.</p>
<p>Andiamo alla ricerca di ciò che desideriamo</p>
<p>nessuno ne resta fuori.</p>
<p>Tempo di vivere</p>
<p>tempo di vivere.</p>
<p>Niente da perdere.</p>
<p>Presto arriverà il tempo di vivere.</p>
<p>Non ci hanno regalato nulla</p>
<p>lo abbiamo pagato molto caro.</p>
<p>Chi si sbaglia e non apprende</p>
<p>tornerà a sbagliarsi.</p>
<p>Abbiamo vene aperte</p>
<p>cuori castigati</p>
<p>siamo ferventemente Latinoamericani.</p>
<p>E quando verranno i giorni</p>
<p>che noi aspettiamo</p>
<p>di tutte le melodie faremo un solo canto.</p>
<p>Il cielo sarà azzurro</p>
<p>i venti saranno cambiati</p>
<p>e nascerà un nuovo tempo</p>
<p>Latinoamericano.</p>
<p>E nessuno ne resta fuori</p>
<p>e nessuno guarderà da dietro.</p>
<p>Niente da perdere.</p>
<p>Andiamo alla ricerca di ciò che desideriamo .</p>
<p>Presto arriverà il tempo di vivere.</p>
<p>Tempo di vivere</p>
<p>tempo di vivere.</p>
<p>(traduzione mia)</p>
<p>Il tempo, da qualche tempo è arrivato, è oggi e lo si sente anche da qui. Da quest&#8217;altra parte del pianeta si sentono le melodie autentiche del subcontinente, che di &#8220;sub&#8221; ormai comincia ad aver poco. Gracias a Mercedes, gracias a la vida y gracias a todos los que viven para quedarse en la nuestras vidas para siempre.</p>
<p class="postAuthorLink">Francesco Bitonti su http://www.gennarocarotenuto.it </p>]]></content:encoded>
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		<title>Lo stigma &#232; pi&#249; forte della sensibilit&#224;</title>
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		<pubDate>Sat, 02 Oct 2010 09:34:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco Bitonti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Dialoghi]]></category>

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		<description><![CDATA[A Cosenza una donna aggredisce una bambina e viene arrestata. Tutto succede in pieno giorno nel bel mezzo dell’isola pedonale del centro cittadino. I giornali locali riportano quanto accaduto non mancando di rimarcare che la ragazza in questione è seguita dai servizi territoriali psichiatrici. Carla il cui nome viene spiattellato sui giornali è peraltro un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>A Cosenza una donna aggredisce una bambina e viene arrestata. Tutto succede in pieno giorno nel bel mezzo dell’isola pedonale del centro cittadino. I giornali locali riportano quanto accaduto non mancando di rimarcare che la ragazza in questione è seguita dai servizi territoriali psichiatrici. </p>
<p> <span id="more-14091"></span>
<p>Carla il cui nome viene spiattellato sui giornali è peraltro un ingegnere informatico e questo rende la notizia più ghiotta ai lettori e per chi scrive. Così sull’episodio si ricollegano le rimostranze fatte dall’Associazione “Corso Mazzini” che lamenta i troppi episodi di violenza e la poca sicurezza, si legge nel comunicato apparso sulla stampa locale e prontamente ripreso dall’Assessore alle attività produttive del comune. Emerge chiaramente l’esigenza di ricorrere, di concerto con le forze di polizia e il prefetto, a nuovi agenti per rendere più vivibile l’affollata strada dello svago e dello shopping, afferma in una nota il comune. </p>
<p>Ancora una volta la cronaca di provincia e i suoi politici ricalcano fedelmente le più scellerate matrici di un pensiero che trova nel più debole la forma migliore per auto tutelarsi&#160; dalle sue violenze. Così si sprecano fiumi d’inchiostro e discorsi intrisi di stereotipi e sotto forma di moniti, che non fanno che aumentare lo stigma verso ogni diverso per trincerarsi ognuno dentro presunte normalità. Nessuna parola invece viene spesa sui motivi che possono spingere una persona a comportarsi in un determinato modo,&#160; sulle emarginazioni di una città che non è il solo bel tratto di passeggio, sulle difficoltà della persone a ritrovarsi nelle loro problematiche per&#160; avere le sole risposte adeguate nei pochissimi centri sul territorio. Su episodi del genere non si possono scatenare caccie alle streghe o campagne di sicurezza e nello stesso tempo tenere a riaffermare che non si creda nelle ronde private a che si abbia perciò un forte senso delle istituzioni. </p>
<p>Le istituzioni sono fatte di uomini&#160; e donne che rappresentano la comunità prestandone servizio e di questa comunità, sarà bene ricordalo ne facciamo parte tutti, non solo quelli del salotto urbano. Conosco un poco Carla e ne immagino la sofferenza che starà provando in questo momento per quanto accaduto, è una persona intelligente con le sue problematiche e da qui non sto a trastullarmi sulle misure da adottare in termini repressivi per quello che sarà. Quello di cui mi importa e che sento sono le tante debolezze sparse sul territorio alle quali una società davvero civile deve dare sostegno.</p>
<p class="postAuthorLink">Francesco Bitonti su http://www.gennarocarotenuto.it </p>]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Vivisezione: l&#8217;olocausto degli innocenti</title>
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		<pubDate>Sat, 02 Oct 2010 09:20:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gaspare Serra</dc:creator>
				<category><![CDATA[Dialoghi]]></category>

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		<description><![CDATA[&#34;Di tutti i crimini neri che l&#8217;uomo commette contro Dio e il Creato, la vivisezione è il più nero!&#34; (Mahatma Gandhi) QUANDO IL &#34;SONNO DELLA SCIENZA&#34; GENERA MOSTRI&#8230; &#34;Il sonno della ragione generare mostri&#34;, ci insegnano di dipinti di Francisco Goya&#8230; Ma il &#34;sonno della scienza&#34;, in particolare, è in grado di generare mostri ancor [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&quot;Di tutti i crimini neri che l&#8217;uomo commette contro Dio e il Creato, la vivisezione è il più nero!&quot;   <br />(Mahatma Gandhi)</p>
<p>QUANDO IL &quot;SONNO DELLA SCIENZA&quot; GENERA MOSTRI&#8230;</p>
<p>&quot;Il sonno della ragione generare mostri&quot;, ci insegnano di dipinti di Francisco Goya&#8230;   <br />Ma il &quot;sonno della scienza&quot;, in particolare, è in grado di generare mostri ancor peggiori!</p>
<p>Uno di questi è senza dubbio la &quot;vivisezione&quot;, un brutale rituale che le principali riviste scientifiche mondiali (tra cui &quot;Nature&quot;) definiscono apertamente &quot;cattiva scienza”: un &quot;olocausto silenzioso&quot; quotidianamente perpetuato in oscuri &quot;laboratori della morte&quot; dove &quot;macellai&quot; (che amano definirsi scienziati&#8230;) commettono &quot;crimini impuniti&quot; a danno di milioni di animali innocenti e indifesi, &quot;barbaramente&quot; e &quot;inutilmente&quot; sacrificati sull&#8217;altare ormai sconsacrato della scienza!</p>
<p>Ma può definirsi &quot;scienza&quot; quello che ha tutto l&#8217;aspetto di essere una &quot;vergogna per l’umanità&quot;?!   <br />&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8211;</p>
<p>SOMMARIO:</p>
<p>1- COS&#8217;E&#8217; LA &quot;VIVISEZIONE&quot;?</p>
<p>2- QUANDO NASCE LA VIVISEZIONE?</p>
<p>3- QUALI SONO LE PRINCIPALI &quot;VITTIME&quot; DELLA VIVISEZIONE?</p>
<p>4- QUALI SONO I &quot;NUMERI&quot; DELLA VIVISEZIONE?</p>
<p>5- PERCHE&#8217; LA VIVISEZIONE E&#8217; UNA &quot;VERGOGNA PER L&#8217;UMANITA&#8217;&quot; E UNA &quot;SCONFITTA PER LA SCIENZA&quot;?</p>
<p>I- Perché &quot;ANTIETICA&quot;;   <br />II- Perché &quot;ANTISCIENTIFICA&quot;;    <br />III- Perché &quot;ANTIECONOMICA&quot;!</p>
<p>6- LA NUOVA DIRETTIVA UE SULLA VIVISEZIONE:</p>
<p>I- I punti più &quot;controversi&quot; della nuova direttiva;   <br />II- Le ragioni per cui rappresenta una &quot;vergogna europea&quot;!</p>
<p>7- COME CONTINUARE A &quot;COMBATTERE&quot; LA VIVISEZIONE?</p>
<p>8- &quot;FONTI E CONSIGLI&quot; UTILI PER UN ULTERIORE APPROFONDIMENTO   <br />&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8211;</p>
<p>LEGGI IL DOSSIER COMPLETO ALLA PAGINA:   <br />http://gaspareserra.blogspot.com/2010/09/lolocausto-degli-innocenti.html</p>
<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8211;</p>
<p>Autore del documento: Gaspare Serra (studente di Giurisprudenza &#8211; Università degli Studi di Palermo)   <br />Fonte: Bog &quot;Panta Rei&quot; (http://gaspareserra.blogspot.com)    <br />Riferimenti in facebook: Pagina &quot;Diritti degli animali&quot; (www.facebook.com/diritti.animali)</p>
<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8211;</p>
<p class="postAuthorLink">Gaspare Serra su http://www.gennarocarotenuto.it </p>]]></content:encoded>
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		<title>Cinema Ecuadoriano. Intervista a Mariana Andrade</title>
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		<pubDate>Thu, 30 Sep 2010 06:08:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Davide Matrone</dc:creator>
				<category><![CDATA[Dialoghi]]></category>

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		<description><![CDATA[Intervista a Mariana Andrade Direttrice del Cinema 8 y Medio di Quito Il cinema ecuadoriano e le sue proposte cinematografiche 1)         Quando è nato e qual è stato dal principio il progetto culturale di questo cinema? Il primo progetto si è conseguito 13 – 14 anni fa. In quel periodo lavoravo strettamente con Camilo Luzuriaga [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Intervista a Mariana Andrade</strong><br />
<strong> Direttrice del Cinema 8 y Medio di Quito</strong><br />
<strong><em>Il cinema ecuadoriano e le sue proposte cinematografiche<span id="more-13939"></span></em></strong></p>
<p><em>1)         Quando è nato e qual è stato dal principio il progetto culturale di questo cinema?</em><br />
<em>Il primo progetto si è conseguito 13 – 14 anni fa. In quel periodo lavoravo strettamente con <strong>Camilo Luzuriaga </strong>uno degli organizzatori più riconosciuti dell’Ecuador. Allora nacque la necessità di avere uno spazio che avesse una proposta cinematografica differente. Una programmazione che non rispondesse alle solite logiche commerciali ma che avesse un’ impronta diversa e poi avevamo la necessità di diffondere il cinema ecuadoriano. Eravamo sostanzialmente aperti e curiosi ad una progetto culturale di un cinema di qualità. Quest’ultimo elemento continua ancora oggi.</em></p>
<p><strong><em>2)         Una curiosità, perché si chiama 8 Y medio, cioè il titolo di un film italiano del famoso Fellini?</em></strong></p>
<p><em>Tu stesso hai risposto! Non fu facile trovare un titolo inizialmente. Nella maggior parte dei casi si va per titoli classici come <strong>“Cinematografo”</strong>, non so nomi molto comuni ed utilizzati. Però quando iniziammo  a conversare di qual era il regista che più di tutti  impersonava lo stile del nostro cinema si pensava a <strong>Federico Fellini</strong>. E poi lo stesso film <strong>&#8220;8 e mezzo&#8221;</strong> è un film emblematico che ha  una proposta cosi ricca, espressiva, pazza, di uno spirito e di un mondo impressionante che Fellini ha trattato splendidamente in questo film. Si pensava, inoltre, ad un nome che fosse facile da ricordare. Sai, molta gente per esempio qui a Quito non sa che il titolo si relaziona ad un film del famoso regista italiano, tu lo sai perché sei un cinofilo; pero in generale qui l’8 y medio lo relazionano ad un bar, ad una caffetteria a qualcosa del genere. Ovviamente anche questa relazione è positiva in quanto risulta facile da ricordare anche se nel corso del tempo ormai il binomio Fellini 8 y medio è di uso comune.</em></p>
<p><strong><em>3)         In questo cinema si proiettano film Europei, Latinoamericani, Statunitensi, Asiatici: c’è una varietà incredibile ed interessante. Qual è la proposta cinematografica dell’8 y medio in generale?</em></strong></p>
<p><em>Questa è una buona domanda. Dunque lavoriamo molto per la nostra programmazione che spesso si concettualizza in modo tale che sia abbastanza speciale. La prima cosa che programmiamo sono  i film in debutto, questa è un aspetto che a noi piace ed interessa molto. Lo scegliamo ovviamente per il nostro pubblico. Ci interessano molto ad esempio i film che rappresentano la storia del cinema classico poi le tendenze nuove del cinema contemporaneo che sono però poco conosciute. Quindi questa ricerca che ti dico è legata molto al cinema contemporaneo. Siamo orientati verso un cinema classico, provocatorio,  indipendente e di cinearte è questo il tipo di cinema che proiettiamo nelle nostre sale. Poi una grande attenzione è rivolta anche ai festival più importanti a livello locale. Queste occasioni rappresentano una buona occasione per farsi conoscere sia per coloro che li organizzano che  per noi che li ospitiamo sempre ben volentieri.  Quindi come vedi a  partire da qui si generano mese per  mese una quantità di proposte che come dici tu rappresentano un’offerta differente per la gente che viene al cinema che è un pubblico, tra l’altro, che dipende giorno dopo giorno dal programma.</em></p>
<p><strong><em>4.      Com’è il pubblico dell’8 y medio?</em></strong><br />
<em>C’è molto pubblico come te, fedele, fedele e questa fedeltà si è mantenuta nel corso degli anni. E’ un pubblico che non cresce molto, è una crescita che mi piacerebbe vivere perché la maggior parte va in altre sale. A me piacerebbe vedere solo il 10% del pubblico che va nei cinema commerciali che fa enormi file fuori ai cinema per entrare a vedere un film.  Come mi piacerebbe tutto questo e qui purtroppo non c’è. Qui pero c’è un pubblico molto fedele come ti ho già detto ed ora si vede, inoltre, una varietà di pubblico che è differente rispetto al passato. Una platea di persone che frequenta anche il bar. </em><br />
<em>Sostanzialmente, prima era un gruppo d’amici che apparteneva al mondo del cinema, tutti ci conoscevamo e l’ambiente era molto selezionato, ora invece vedo un pubblico nuovo è questo mi sembra buono. Questa cosa mi piace viverla perché come direttrice dell’8 y medio posso dire che stiamo crescendo.</em></p>
<p><strong><em>5)         Qui si realizzano come hai menzionato prima molti Festival di film e documentari come </em></strong><strong><em>“Cero Latitud”, </em></strong><strong><em>il </em></strong><strong><em>“Festival Eurocine”</em></strong><strong><em> del passato mese di giugno, sono proposte molto interessanti. Vedo che durante questi Festival la gente segue con partecipazione, curiosità agli incontri con i registi. Il prossimo Festival in programma?</em></strong><br />
<em>Quello che sta per venire ora è uno dei più voluti da noi lo dico perché nutro molto affetto verso questa entità che si chiama <strong>“Quito Cine Montagna”</strong> e si terrà in settembre. Questo Festival che è nato qui nell’8 y medio in una dimensione piccola ora ha un’altra dimensione. Ha avuto anche molto pubblico però è cosi strano perché non termina mai di crescere e a me piace questo Festival per la fedeltà del pubblico, degli organizzatori, di quello che propongono. </em><br />
<em>Successivamente abbiamo il <strong>“Festival del Cine Gay”</strong> che quest’anno è giunto alla settima edizione e si terrà nel periodo di novembre e questo è un altro Festival classico realizzato e ben voluto qui nell’8 y medio. Durante l’anno corrono, come tu stesso dici una serie di Festival. Nel mese d’ottobre ci sarà <strong>“Cero Latitud”</strong>(Festival di documentari latinoamericani ndr) Questo Festival  quest’anno avrà un cambio di direzione e di programmazione e spero che possa migliorare sostanzialmente rispetto agli anni trascorsi e stiamo ad aspettare che questo avvennga. Tutti gli anni e tutti i mesi ci sono proposte nuove come vedi.</em></p>
<p><strong><em>6)         Ed ora nello stesso mese di settembre ci sarà la V Mostra del Cinema Catalano. Dal 6 settembre.</em></strong><br />
<em>Abbiamo sempre realizzato questa mostra di cinema catalano e abbiamo organizzato una convocazione per i catalani che vivono qui a Quito. Il cinema catalano è contundente è qualcosa che ed è un piacere tenerlo qua e speriamo che come ogni anno sia ancora più grande quest’ anno sarà accompagnato anche da  un mostra. </em><br />
<em>Nello stesso mese di settembre ci sarà una mostra che mi piace molto ed è la mostra del Cile per il bicentenario dello stesso Paese. Verranno proiettati una serie di documentari che ricorrono la storia del Cile. L’8 y medio è un contenitore con differenti possibilità con differenti proposte per un differente pubblico.</em><br />
<em> Siamo piccoli si ma chi dice che le minoranze siano negative e non è detto che le cose grandi siano sempre dalla parte del giusto. Io lavoro per un pubblico rispettabile che  mantiene questa realtà.</em></p>
<p><strong><em>7)</em></strong><strong><em> </em></strong><strong><em>Un’altra cosa interessante di questo cinema è rappresentata dalla rivista che nel passato dicembre 2009 ha pubblicato il numero 100. Il pubblico s’informa delle attività dell’8 y medio attraverso la rivista mensile….</em></strong></p>
<p><em>Vedo che ci segue da vicino. Si la storia della rivista è molto appassionante. Volevamo avere un mezzo di diffusione proprio perché generalmente non esiste una politica culturale ed editoriale ed un mezzo di comunicazione sulla cultura. Noi invece abbiamo una forma di comunicazione propria un foglio di 4 pagine e questa è stata la proposta iniziale che è andata crescendo.</em><br />
<em>Andiamo per la pubblicazione del numero 109 e non ci siamo mai fermati. La proposta del giornale segue parallela alla sala perché il giornale pubblica articoli di opinione, di riflessione, di critica rispetto al palinsesto in corso. C’è stata gente che si è formata con questo giornale, c’è gente che ha formato una costruttiva critica cinematografica nell’ufficio del giornale e questo è un altro modo di stare vicino all’8 y medio e questo è un buon aspetto. E’ un progetto che raggiunge chiunque e come ho detto corre parallelo alla sala, informa circa la programmazione. E’ un progetto certamente in crescita.  Siamo arrivati al numero 109 e come ho già detto non ci siamo mai interrotti, è un piccolo giornale come ti sei potuto rendere conto perché non abbiamo auspicanti ma prosegue con determinazione. </em></p>
<p><strong><em>8)         Bene! Parliamo del cinema ecuadoriano. Il cinema 8 y medio è incluso in un circuito nazionale molto grande, partecipa sull’organizzazione del cinema ecuadoriano attraverso varie attività. Come segue il cinema ecuadoriano negli ultimi tempi secondo te?</em></strong><br />
<em>Il nostro cinema è stato sempre compromesso con quello ecuadoriano. Ne abbiamo visto lo sviluppo, le proposte che man mano si realizzavano. Non voglio essere esageratamente entusiasta e dire che è un successo assoluto ne tanto meno dire che stiamo a zero come qualche decennio fa, non credo in questo. Credo invece che il cinema abbia intrapreso un cammino interessante. Abbiamo prodotto film che prossimamente verranno proiettati.  Pensa che si sono prodotti ben 5 film per il prossimo 2011 e questo rappresenta un caso unico per il cinema ecuadoriano. Ora va a debuttare in ottobre un film lungamente atteso del regista guayaquilegno. Un film grande, talentuoso, compromesso del regista Fernando…. </em><br />
<em>Attualmente c’è un buon movimento e senza essere trionfalistici ma piuttosto molto reali bisogna ammettere siamo in un processo di crescita e di consolidazione e fino a che questa si affermi dovranno passare ancora molti anni fino a che si consideri un Paese che abbia un’ industria propria di cinema. Credo che anche l’8 y medio abbia provocato ed abbia partecipato a questo processo.</em><br />
<em>L’anno scorso abbiamo fatto una ricerca attraverso il festival <strong>“Ecuador bajo tierra”</strong> nel quale si proiettano film che si producono e si realizzano da gente che non ha formazione accademica ma che appartengono alla storia audiovisuale ecuadoriana. L’8 y medio ha dato la possibilità di fare ricerche anche su questo attraverso questo Festival che è stato accompagnato anche  da un libro ed ora c’è proprio un documentario che sta per esordire che tratta questo di questo processo. </em><br />
<em>Questo che ti dico racconta che noi siamo stati parte dell’azienda cinematografica nazionale, locale e tutto questo mi piace.</em></p>
<p><strong><em>9)         Continuiamo a parlare del cinema ecuadoriano. Inizialmente hai menzionato Camilo Luzuriaga, regista ecuadoriano del film </em></strong><strong><em>“Entre Marx y una mujer denuda”</em></strong><strong><em>, si possono menzionare altri film come </em></strong><strong><em>“Que tan lejos”</em></strong><strong><em> di Tania Hermida, </em></strong><strong><em>“Ratas, ratones y rateros”</em></strong><strong><em> di Sebestian Cordero o documentari come quello </em></strong><strong><em>“Cuba el valor de una utopia”</em></strong><strong><em> di Yanara Guayasamin. Film che sono stati premiati all’estero. Diciamo che il cinema ecuadoriano comincia ad uscire dal Paese e a farsi conoscere nel mondo…</em></strong><br />
<em>Prendiamo ad esempio il film <strong>“Que tan lejos” </strong>della regista Tania Hermida è senz’altro un fenomeno molto importante da menzionare perché è un film che è stato distribuito nei paesi europei che mai avevano visto un film ecuadoriano.. Il caso di <strong>“Que tan lejos”</strong> è stato rappresentativo in quanto l’Ecuador si è fatto conoscere in Spagna, in Francia, in Olanda, pero mancano ancora alcune cose al nostro cinema per farlo conoscerlo di più. Prendiamo un altro caso come quello di <strong>Sebastian Corsero,</strong> un altro regista ecuadoriano molto buono per tutti noi che ha lavorato in collaborazione con Radia per esempio, autore del film<strong>“Ratas, ratones y rateros” </strong>che ha riscontrato un enorme successo qui nel Paese e all’estero. Come ho già detto,  abbiamo intrapreso un buon cammino e siamo curiosi di vedere dove arriviamo.</em></p>
<p><strong><em>10)       Oggi leggendo la pagina culturale del Telegrafo venivano menzionati alcuni film latinoamericani che debutteranno al 67° Festival del Cinema di Venezia come il documentario Ecuadoriano – Britannico “Infaticabili”….</em></strong></p>
<p><em>Molto bene. Tutto questo è il risultato come vedi di un processo dell’ultimo decennio. Una serie di cose che hanno contribuito senz’altro sono: 1) l’approvazione della <strong>Legge del Cinema</strong>, ora però siamo in conflitto con la discussione e la riforma di tale legge; 2) la creazione attraverso la stessa legge del <strong>Consiglio Nazionale del Cinema Ecuadoriano</strong>;  3) la creazione della nascita della <strong>Società dei documentaristi</strong>. Questi sono fattori che hanno certamente contribuito a migliorare il cinema ecuadoriano rispetto ai decenni passati. Ogni fattore ha contribuito a suo modo però dobbiamo ancora migliorare. In questo periodo stiamo avanzando delle richieste precise  sulla nuova legge di cultura perché se dovesse essere approvata la nuova legge di cultura cosi come viene proposta per la maggioranza nell’attuale Congresso si ritornerebbe indietro. E quindi noi dell’8 y medio stiamo prendendo la decisone di ritornare ad un’ indipendenza assoluta  cioè di continuare con o senza loro.</em></p>
<p><strong><em>11)       Questo movimento di cineasta e tutti gli addetti ai lavori hanno realizzato per la prima volta a Manta lo scorso dicembre 2007, il primo Congresso dell’Industria Cinematografica e Audiovisiva Ecuadoriana. Cosa ne pensi?</em></strong></p>
<p><em>Si è realizzato il <strong>Primo Congresso del Cinema Ecuadoriano</strong> per la prima volta lo scorso dicembre 2007. Ci siamo riuniti tutti insieme: produttori, attori, documentaristi, addetti ai lavori e lavoratori. Questo evento si potè realizzare grazie all’intervento del <strong>Consiglio Nazionale del Cinema</strong>. In quell’occasione ci siamo confrontati costruttivamente. Ci siamo contati ed abbiamo cominciato a discutere di cosa avevamo fatto nel passato e di ciò che avevamo intenzione di fare nel futuro. Già allora si parlò della realtà del cinema e del pericolo che aveva la derogatoria della legge del cinema. Purtroppo non ci sono state voci che ci hanno ascoltato.</em></p>
<p><strong><em>12.     Se volessi dare un colore al cinema quale sceglieresti?</em></strong><br />
<em>Al cinema ecuadoriano o al cinema in generale?</em></p>
<p><strong><em>13)       Ad entrambi?</em></strong></p>
<p><em>Il cinema ecuadoriano lo vedo con un colore giallo ancora in fase di cambiamento. Gli darei un tono che può ancora cambiare.</em></p>
<p><strong><em>14)       E   al cinema in generale?</em></strong></p>
<p><em>Il  cinema in generale lo vedo bianco, un bianco totale. Un bianco che ti permette di entrare a mondi sconosciuti tutto il tempo, che ti dia spazio alla fantasia, al trasporto che ti porta.</em></p>
<p><strong><em>15.      E quale musica sceglieresti invece?</em></strong></p>
<p><em>Quella del film <strong>“Nuovo Cinema Paradiso”</strong> di Ennio Morricone. Al momento non so quale sia quella che mi piace di più. Certamente non posso immaginare un cinema senza colonna sonora. Forse ho amato il cinema anche grazie alla fusione con la musica. Non ne ho tante, diciamo che quelle che più mi piacciono sono quelle classiche.</em></p>
<p><strong><em>16)       Stiamo parlando del cinema italiano, ebbene cosa pensi?</em></strong></p>
<p><em>Beh!Credo che il cinema italiano mi provoca tutto il tempo emozioni. ‘E un modo che non mi permette di descrivere a parole le sensazioni corporali che sento. Sono stata in Italia recentemente ed ho visto il film <strong>“Il Gattopardo”</strong> di una copia restaurata nella Piazza Grande di Bologna in uno scenario spettacolare, in una notte d’estate, fantastica. Un film proiettato  in una piazza bellissima, visto da duemila persone sedute a terra, di notte, in un silenzio assoluto che guardavano questo splendido film di <strong>Luichino Visconti</strong>. Tutto questo ti dice perché questo Paese ti provoca ed emerge nel mondo attraverso una magia.  Ti provoca un rispetto ed un ammirazione enorme.</em></p>
<p><strong><em>17)       Nello scorso mese d’agosto qui nell’8 y medio c’è stata una settimana di cinema italiano con film di Visconti, Ferreri e Bertolucci, grazie alla collaborazione della Dante Alighieri di Quito. Segue questa collaborazione e come?</em></strong></p>
<p><em>Si assolutamente. Pensa che siamo nati nello stesso anno. Mi piacerebbe che la relazione sia più solida e stretta e voglio collaborare con questo istituto. Il prossimo anno festeggiamo insieme i nostri 10 anni d’attività e per l’occasione mi farebbe piacere ospitare una mostra che si chiama <strong>“Tutto Fellini”</strong>. Una mostra che ha già girato tutti i paesi dell’America Latina meno che in Ecuador e quindi voglio provare a far venire questa mostra con l’appoggio della <strong>Dante Alighieri</strong>. Vorrei festeggiare i dieci anni dell’8 y medio e vorrei  farlo con un regista come Fellini, con una mostra sua e con una Società di amici italiani che sono qui in Ecuador. Questo è un progetto di collaborazione tra il cinema ecuadoriano ed il cinema italiano.</em></p>
<p><strong><em>18.       Bene. Grazie è sempre un piacere venire a vedere i film qui all’8 y medio.</em></strong></p>
<p><em>Molte grazie a te e spero che tu ti moltiplichi in mille per dare una vita più facile a questo cinema.</em></p>
<p><strong> di Davide Matrone<br />
Quito, settembre 2010</strong></p>
<p class="postAuthorLink">Davide Matrone su http://www.gennarocarotenuto.it </p>]]></content:encoded>
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		<title>Tentacoli Libici sull’Africa</title>
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		<pubDate>Thu, 23 Sep 2010 05:05:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabio Bovi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Dialoghi]]></category>

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		<description><![CDATA[Un interessante articolo di Fulvio che sottolinea anche il ruolo importante nell&#8217;Italia (non solo quella legata all&#8217;amico Berlusconi) come spalla per legittimare i piani del colonnello libico&#8230; Ciao Fabio Tentacoli Libici sull’Africa Da Fulvio Beltrami &#8211; FabioNews- Uganda Il Colonnello Muammar Gaddafi ha festeggiato il suo quarantunesimo anniversario come Presidente della Libia nel luglio scorso. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Un interessante articolo di Fulvio che sottolinea anche il ruolo  importante nell&#8217;Italia (non solo quella legata all&#8217;amico Berlusconi)  come spalla per legittimare i piani del colonnello libico&#8230;<span id="more-13930"></span><br />
Ciao</p>
<p>Fabio</p>
<h3><a href="http://www.fabionews.info/View.php?id=9785"><strong><span style="color: #ff0000;">Tentacoli Libici sull’Africa</span></strong></a></h3>
<p>Da Fulvio Beltrami &#8211; FabioNews- Uganda</p>
<p>Il Colonnello Muammar Gaddafi ha festeggiato il suo quarantunesimo anniversario come Presidente della Libia nel luglio scorso.</p>
<p>Abbandonate le attività terroristiche e la causa arabo-palestinese,  Gaddafi si è rifatto un nuovo loock, riuscendo a spezzare l’isolamento  internazionale della Libia degli anni ’80 e ’90.</p>
<p>Sulla scena internazionale è riuscito a trasformarsi in un  indispensabile partner economico per la Comunità Europea e gli Stati  Uniti grazie al suo nuovo volto di leader islamico moderato e alla  Realpolitik del nuovo corso economico della Libia.</p>
<p>Nel Continente Africano gli sforzi del Colonnello sono concentrati sulla  realizzazione del suo sogno: unificare il Continente in un solo paese e  divenire il primo Presidente  degli Stati Uniti d’Africa.</p>
<p>Di fronte all’opposizione di vari stati africani (in primis l’Uganda e  il Sud Africa)1 che optano per un rafforzamento delle comunità  economiche africane, Gaddafi ha adottato una nuova strategia.</p>
<p>Abbandonando gli sforzi di convincere i governi africani a realizzare il  suo sogno, si limita a rafforzare la penetrazione economica nel  Continente e a creare pressioni indirette ai governi tramite i capi  tradizionali africani.<br />
<strong><br />
Vincere il cuore dei monarchi africani. </strong></p>
<p>Nel 2008 Gaddafi fonda il Forum dei Re, Sultani, Sceicchi e Capi Tradizionali dell’Africa.</p>
<p>Il Forum ha come obiettivo di creare le condizioni politiche e culturali per la nascita<br />
degli Stati Uniti d’Africa.</p>
<p>Affianco al Forum ha creato anche la Lega dei Principi e delle  Principesse che dovrebbero rappresentare gli interessi della gioventù  africana.</p>
<p>I membri del Forum e della Lega si devono impegnare a essere  l’interfaccia e il canale di comunicazione tra le autorità  amministrative e politiche dei propri paesi e la popolazione  concentrando i loro sforzi nell’opera di convincimento del progetto  politico di Gaddafi, presentato come l’inizio di una nuova era per lo  sviluppo dell’Africa libera dalle interferenze occidentali.</p>
<p>Durante il quarantunesimo anniversario della rivoluzione Libica, Gaddafi  ha invitato a Tripoli tutti i re, capi tradizionali, sultani e sceicchi  africani che l’hanno proclamato Re dei Re.</p>
<p><strong>Un sogno reazionario. </strong></p>
<p>Per molti osservatori africani gli Stati Uniti d’Africa non sono altro  che il sogno reazionario del Colonnello Gaddafi di regnare sul  Continente.</p>
<p>Le ultime affermazioni del Colonnello a proposito della struttura  politica dell’Africa Unita non fanno altro che confermare questi dubbi.</p>
<p>Gaddafi ha recentemente spiegato che il futuro paese non adotterà’ il modello democratico occidentale, ma la monarchia.</p>
<p>“Le elezioni non sono per l’Africa. Una volta che l’Africa diverrà un  solo paese, non ci saranno elezioni, perché le decine di esempi di  violenze elettorali nel Continente dove miglia di persone hanno perso la  vita, provano che le elezioni sono dannose per la pace e la stabilità  in Africa”2</p>
<p>Ad eccezione di paesi come il Ghana, la Nigeria, il Ciad, la Costa  d’Avorio e l’Uganda dove i capi tradizionali, i sultani e i re godono di  un certo potere, la maggioranza dei leader tradizionali africani sono  un prodotto folcloristico per i turisti.</p>
<p>Grazie ai petro dollari di Gaddafi i leader tradizionali cominciano ad assumere un ruolo politico maggiore nei loro stati.</p>
<p>La Libia non si accontenta di sostenere i leader tradizionali affinché  facciano un lavoro di lobbies per la realizzazione del sogno di Gaddafi.</p>
<p>Di fronte al rifiuto al dialogo dei vari governi africani, la Libia non  si fa scrupoli nell’utilizzare i leader tradizionali per destabilizzare i  governi.</p>
<p>In Uganda Gaddafi sostiene finanziariamente il re della tribù dei  Bunyoro, che vive nei territori del nord dove sono ubicati i più  importanti giacimenti di petrolio. Il re de Bunyoro rivendica il diritto  alla partecipazione degli utili sull’estrazione del greggio prensente  nel suo reame.</p>
<p>Sempre in Uganda Gaddafi ha rafforzato i legami d’amicizia che il re  dei  Buganda, sostenendo il suo sogno di secessione e la creazione del  Reame dei Buganda come entità politica indipendente dall’Uganda.</p>
<p><strong>Il lato oscuro della cooperazione economica Italo &#8211; libica.</strong></p>
<p>A seguito dell’accordo di Bengasi nel 2008 tra Berlusconi e Gaddafi3 le  relazioni economiche tra i due paesi si sono intensificate.</p>
<p>Venti imprese italiane stanno iniziando la costruzione di un’autostrada  lunga 1700 km dalla frontiera della Tunisia fino all’Egitto grazie alla  mediazione della Libia.</p>
<p>L’impresa edile Impregilo costruirà il futuro centro dei congressi a Tripoli.</p>
<p>L’ENI ha annunciato l’imminente investimento di 25 miliardi di euro in  Libia4,  mentre le ditte italiane d’armamenti stanno firmando un  colossale accordo di vendita di materiale bellico alla Libia.</p>
<p>Secondo il quotidiano La Repubblica gli investimenti italiani in Libia arriveranno ben presto attorno ai 40 milioni di euro.</p>
<p>La Libia sta investendo in Italia nei settori delle banche, telecomunicazioni e del calcio.<br />
Gaddafi ha abilmente sfruttato questa cooperazione economica con  l’Italia per rafforzare il suo progetto reazionario degli Stati Uniti  d’Africa.</p>
<p>L’ex Primo Ministro Romani Prodi ha accettato di essere l’Ambasciatore  dei leader tradizionali africani presso le Nazioni Unite e la Comunità  Europea, dotandoli così di un profilo politico e diplomatico  internazionale in contrasto con l’autorita’ dei legittimi governi  africani.</p>
<p>L’Italia ha anche fatto pressioni affinché le comunità dei leader  tradizionali africani diventino beneficiarie dei progetti di sviluppo  del NEPAD5, creando così un canale distorto delle relazioni di  cooperazione bilaterali tra stati.</p>
<p>I progetti di sviluppo devono servire al miglioramento delle condizioni  di vita della popolazione degli Stati Africani indipendentemente  dall’appartenenza etnica e deve essere controllata dai governi africani.</p>
<p>Con questa mossa parte dei fondi per lo sviluppo saranno rivolti ai  “sudditi” dei leader tradizionali africani. Ciò significa rafforzare il  cancro etnico nel Continente e l’autorita’ di questi leader tradizionali  che promuovono l’oscurantismo tribale e clanico mascherato dietro la  difesa della cultura tradizionale africana.</p>
<p>Grazie al NEPAD i figli di vari leader africani hanno ottenuto borse di  studio presso le università italiane soprattutto nella regione della  Toscana.</p>
<p>Tramite questi favori concessi dal governo Berlusconi e da esponenti  della sinistra italiana, l’autorita’ del Colonnello Gaddafi su una parte  della società africana si sta rafforzando.</p>
<p><strong>Voci di dissenso.</strong></p>
<p>I vari governi africani vedono questo strategia di penetrazione libica  come un pericolo alla loro sovranità. Frizioni e incidenti diplomatici  si susseguono come reazione alle interferenze libiche sul Continente.</p>
<p>Ma non sono solo i governi africani che rappresentano un ostacolo al sogno del Colonnello.<br />
Nonostante l’autorita’ di Gaddafi sui leader tradizionali, alcuni di loro si stanno interrogando sui suoi reali obiettivi.</p>
<p>Per esempio nell’agosto scorso il re dei Tonga, una tribù della Zambia,  ha espresso alla stampa nazionale i suoi dubbi nei confronti di Gaddafi.</p>
<p>“Ho il dubbio che Gaddafi stia promuovendo una nuova forma di  colonialismo. Molti dei capi tradizionali africani sono poveri e  disposti a tutto, quindi facilmente manipolabili. Mi sembra che ci sia  un’intenzione nascosta di trasformarci in burattini per la realizzazione  di un sogno a esclusivo beneficio dell’auto proclamato Re dei Re”.</p>
<p>Forse il re dei Tonga dovrebbe condividere i suoi dubbi e riflessioni  con l’opinione pubblica italiana per chiarire il ruolo del nostro  governo al fianco di Gaddafi in quest’affare.</p>
<p>Fulvio Beltrami.</p>
<p>19 settembre 2010.</p>
<p>Kampala Uganda.</p>
<p>fulviobeltrami@gmail.com</p>
<p><em><span style="font-size: xx-small;">1 Il progetto degli Stati Uniti d’Africa è stato  recentemente boicottato dall’Uganda e dal Sud Africa durante il meeting  dell’Unione Africana svoltosi a Kampala nel luglio scorso, dove il  Colonnello Gaddafi ha perso la leadership dell’Unione Africana.</span></em></p>
<p><em>2 Sunday Monitor del 19 settembre 2010.</em></p>
<p><em>3 L’accordo di Bengasi ha risolto il contenzioso del risarcimento alla  Libia dei danni dell’occupazione coloniale. L’Italia si è impegnata a  investire 3,9 miliardi di Euro per lo sviluppo della Libia durante i  prossimi venti anni. In cambio Tripoli si è impegnata a controllare  l’immigrazione clandestina in Italia che parte dalle coste libiche. In  meno di quattro anni la Libia ha ridotto l’immigrazione clandestina  dalle sue coste del 88%. Ottimo risultato per il governo Berlusconi e la  Lega Lombarda, che si sono recentemente congratulati con Gaddafi per la  sua serietà nel rispetto degli accordi bilaterali, trascurando le gravi  violazioni dei diritti umani che l’esercito e la polizia libica ha  commesso nei confronti dei clandestini africani.</em></p>
<p><em>4 La Libia possiede il 2% delle azioni dell’ENI e grazie alla  multinazionale italiana è riuscita a entrare nel mercato petrolifero  ugandese come socio occulto dell’Eni all’insaputa del governo.</em></p>
<p><em>5 Partenariato per lo Sviluppo dell’Africa. </em></p>
<p class="postAuthorLink">Fabio Bovi su http://www.gennarocarotenuto.it </p>]]></content:encoded>
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		<title>14,5 milioni di italiani poveri sono senza un rappresentante politico</title>
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		<pubDate>Mon, 20 Sep 2010 09:33:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Calvanella</dc:creator>
				<category><![CDATA[Dialoghi]]></category>
		<category><![CDATA[democrazia]]></category>
		<category><![CDATA[divorzio]]></category>
		<category><![CDATA[economia]]></category>
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		<description><![CDATA[14,5 milioni di italiani poveri sono senza un rappresentante politico che curi i loro interessi e sembrano non saperlo. Tutti gli altri rappresentanti politici sono interessati solo a mantenere il potere d’acquisto dei salari dei “pochi” indispensabili al funzionamento della macchina dello Stato e ditte o studi necessari al suo mantenimento. Riassumo cose che già [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.adnkronos.com/IGN/News/Economia/Stipendi-e-pensioni-sotto-i-1000-euro-144-mln-rischiano-la-poverta_438217084.html" target="_blank">14,5 milioni di italiani poveri</a> sono senza un rappresentante politico che curi i loro interessi e sembrano non saperlo.<br />
Tutti gli altri rappresentanti politici sono interessati solo a mantenere il potere d’acquisto dei salari dei “pochi” indispensabili al funzionamento della macchina dello Stato e ditte o studi necessari al suo mantenimento.</p>
<p>Riassumo cose che già si sanno:</p>
<p>Il problema è che i poveri non possono avere un rappresentante politico perché le elezioni hanno un costo enorme ed i poveri non possono pagare la propaganda per un loro rappresentante come loro.</p>
<p>Il trucco della democrazia moderna: la campagna elettorale costa troppo ed i poveri non possono finanziare un loro rappresentante che dia garanzie di occuparsi dei loro interessi.</p>
<p>A me, fuori dalla mia famiglia ristretta, nessuno ha mai regalato nulla. I ricchi danno i soldi ma chiedono sempre qualcosa in cambio fosse anche solo il silenzio dell’eletto e il trascurare i diritti costituzionali dei poveri (per non dividere nulla). Altrimenti, magari, fanno scoppiare uno scandalo (molti hanno qualcosa da nascondere) e la volta dopo non danno un centesimo passandosi la notizia che se qualcuno gli dà i soldi glieli ritorce contro e lo rovina. Quindi nessun ricco glieli dia. Ed il politico non viene mai più rieletto.</p>
<p>In caso di mancata rielezione per aver voluto sostenere i diritti dei poveri, in casa del “trombato” direbbero:<br />
la moglie: “Sei un cretino incapace! Ti sei fatto licenziare per il POPOLO che non ti mantiene se ne frega di te e non ti dirà nemmeno grazie! Hai rovinato la tua famiglia! I tuoi figli non avranno più quel futuro luminoso che potevano avere se tu avessi obbedito! Dovranno sposare una ragazza/ragazzo qualsiasi! In fondo si trattava solo di tacere su alcune cose! Sei un MOSTRO! Un ingrato! Odi la tua famiglia che ti ha tanto amato! Odi i tuoi figli! MOSTRO!” e chiede il divorzio per crudeltà mentale.   ; )</p>
<p>Ed i figli: “Papà! Volevamo andare ad Oxford! E poi adesso non potremo più fare colazione a Parigi e pranzo a New York con i nostri amici! Li perderemo tutti! Ci prenderanno in giro e ci lasceranno indietro! Ci sostituiranno nella nostra rock band! Non potremo più diventare famosi! Dovremo sposare una ragazza/ragazzo qualsiasi! Ci hai rovinati! Hai preferito il Popolo Bue a noi! Ci ODI!”.   ; ))</p>
<p>I ricchi e potenti hanno dimostrato in 64 anni di burattinare l’intero parlamento ma il fatto è che oggi, con la fine dell’espansione dei mercati e la globalizzazione, il ricco italiano o capitano di industria non è più necessario. Va tutto in automatico e, con la convenienza all’importazione secca data dall’euro, non c’e neanche più bisogno di produrre sul territorio nazionale. C’ è da considerare che la globalizzazione ed i ricchissimi esistevano anche all’epoca dell’antico Impero Romano quando non esistevano teorie economiche, studi particolari o la Bocconi.</p>
<p>La soluzione starebbe, se volessero, in una campagna elettorale svolta prevalentemente (meglio fosse del tutto) in Internet ed il modo c’era già  da quattro anni fa almeno.</p>
<p>I passi principali potrebbero essere circa 5:</p>
<p>1)  Obbligare per legge le compagnie fornitrici di banda larga ad offrire anche una connessione flat a 256k per € 1,48 al mese; avrebbero comunque un guadagno enorme. Tutti potrebbero permetterselo. Riguardo il computer esistono molti computer “cascati dal camion e trovati” venduti a prezzi veramente bassi. Per i programmi la pirateria a prezzi stracciati (se non gratuita) esiste da un pezzo. E poi c’è anche Linux e programmi relativi che sono gratis.<br />
2)  Obbligare per legge chiunque abbia un collegamento internet a fornire al Comune un indirizzo e-mail sempre valido (non cambiabile) a cui inviare la propaganda elettorale dei candidati in competizione.<br />
3)  Obbligare per legge i Comuni ad avere un database di dette e-mai da fornire ai cittadini che vogliono candidarsi per le elezioni (naturalmente il candidato dovrebbe avere dei prerequisiti minimi).<br />
4)  Obbligo di posta certificata per il candidato per attestare l’identità di chi risponde alle e-mail.<br />
5)  Avere un sito internet anche semplicissimo per fornire le informazioni di base su di se.</p>
<p>Avendo i prerequisiti minimi chiunque potrebbe provare a candidarsi. Finalmente la politica e la partitica potrebbero essere indipendenti dal potere economico e dai “Maestri” che non ti fanno passare se non sei come loro.</p>
<p>Spostando totalmente in internet la propaganda elettorale (che tanto è “al vuoto, al vuoto”) si toglierebbero le rendite clientelari, parassitarie ed ormai inutili a tipografie, pubblicitari etc. che si arricchiscono senza utilità reale ad ogni campagna elettorale. Perché non disoccupare un po’ anche i ricchi come Berlusconi &amp;C.?</p>
<p>Naturalmente il candidato dovrebbe lavorare moltissimo, qualora avesse successo, a rispondere a telefonate ed e-mail ma, in teoria, potrebbe fare anche tutto da se (a costo di orari di lavoro mostruosi ma possibili per un breve periodo).</p>
<p>Naturalmente sono bei sogni (il sogno è ciò che ha una base per la realizzazione mentre l’illusione è ciò che è impossibile). Figuriamoci se la classe dominante ed i suoi servi permetteranno a qualcuno di sfuggire al loro controllo!</p>
<p>Il problema è che troppa gente povera ormai non crede più di poter ottenere i propri diritti scritti costituzionali.<br />
Quanta gente dice: “Tanto noi non ci possiamo fare niente” e si rassegna. È che non hanno ancora fame. È che credono che i dominanti siano buoni.<br />
Il problema è che la classe dominante non ha pietà e la mia storia lo dimostra. Non capiscono che la crisi vera è appena all’inizio e che la classe dominante gli toglierà tutto. Anche la dignità:</p>
<p>1)  Dove prima lavoravano dieci operai ora c’è un robot che viene rifornito dei pezzi scaricati in una tramoggia solo ogni tanto, quindi l’unico operaio non è neanche impegnato continuamente ma ogni tanto.<br />
2)  Dove prima lavoravano nove figure professionali diverse (impiegati) ora basta un laureato con un computer.<br />
3)  la produttività aumenta molto con il computer ed un impiegato produce anche per due.<br />
4)  Come se non bastasse dagli inizi degli anni ’80 è iniziata la delocalizzazione (chiusura delle industrie in Italia ed apertura all’estero dove costa molto di meno).<br />
5)  Poi, ora, con l’euro fortissimo, non conviene neanche più produrre ma solo importare già fatto, anche dagli USA.<br />
Già la “menano” da tempo con il petrolio che si va esaurendo anche per l’enorme aumento dei consumi dei paesi in via di sviluppo che abbrevieranno i tempi di esaurimento. Tra cinque o massimo dieci anni, anche per merito della speculazione, il costo del petrolio raggiungerà livelli proibitivi con ricadute disastrose sui prezzi al consumo.<br />
6)  Le energie rinnovabili mancano dell’esuberanza del petrolio e sono sempre sul filo del rasoio della convenienza.<br />
7)  Per la fusione fredda pare che non diano neanche una lira per sapere se, con la cifra rivalutata ad oggi impiegata per fabbricare la prima pila di Fermi, si ha una resa paragonabile o inferiore e di quanto alla pila di Fermi stessa o alle energie rinnovabili.</p>
<p>Con la mia esperienza posso dire che intendono sfruttare la speculazione futura sulla carenza di petrolio per “spennare”, mangiarsi e ridurre in miseria chi è sotto un certo livello economico.</p>
<p>Dai dati ISTAT del 2001In pratica su 56 547 710 milioni di italiani, 18 157 706 non sono in età lavorativa (da 0 a 19 e dai 70 in poi). Restano 38 390 004 in età lavorativa. Siccome basta un impiegato per coprire nove posti di lavoro (come risulta da un offerta di lavoro in cui assumevano un ingegnere per 1500 euro al mese e gli facevano fare col computer nove lavori) basteranno (o ci sarà lavoro) solo per 4 265 556 Milioni di italiani:</p>
<p>56 547 710 –  (milioni di italiani riferiti al 2001)<br />
18 157 706 =  (età da 0 a 19 + da 70 in su riferiti al 2001)<br />
&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;-<br />
38 390 004      (Milioni di italiani in età lavorativa riferiti al 2001)</p>
<p>38 390 004 :     (Milioni di italiani in età lavorativa)<br />
9 =  (un impiegato fa per 9 impiegati con figure professionali diverse)<br />
&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8211;<br />
4 265 556      (“lavoratori” necessari a tutti i livelli in Italia per mandare avanti TUTTA l’Italia)</p>
<p>Non pensiamo al fatto che con l’informatica un impiegato può produrre per due.</p>
<p>Se poi pensiamo alla perdita di posti di lavoro della delocalizzazione ed importazione secca di merci capiamo il disastro del prossimo futuro.</p>
<p>Considerato che le macchine tagliano posti di lavoro da 1 su 9 a 1 su 10 dicendo 38 390 004 in età lavorativa diviso 9 si hanno 4 265 556 di indispensabili su  56 547 710.</p>
<p>Con 5 000 000 mandano avanti l’Italia con le macchine, gli altri 51 547 710 sono in più. Possono morire (tanto poi ci sono gli stranieri del 3° mondo che sono così tanti).<br />
A quando un neo-malthusianesimo o campi di concentramento?</p>
<p>Eventuali rivolte popolari verranno controllate con le “armi” antisommossa contemporanee.<br />
Tutto si risolverà in una rivolta come quella di Los Angeles del 1992. All’ultimo minuto, troppo tardi per poter rimediare qualcosa legalmente, cassonetti dati alle fiamme, vetrine sfondate, automobili rovesciate e poi tutti zuppi, intossicati e bastonati, in galera, da cui usciranno schedati e sottomessi alla miseria (o la borsa o la vita).</p>
<p>Loro sono già pronti. Noi no.</p>
<p>La vera crisi sta arrivando come un leone.<br />
E lo dicono da un pezzo anche se a “mezza bocca”.</p>
<p>Un generale della NATO in pensione, se ha voluto salvare la sua vita e quella di sua moglie minacciati da un cancro, ha dovuto spendere per interventi e cure d’urgenza in cliniche private ben un miliardo di vecchie lire gli ultimi tempi della lira in soli quattro anni. Qualcosa come, oggi, 800 000 euro circa. Altrimenti erano morti.</p>
<p>Sveglia! Belle addormentate benestanti ma ancora per poco!</p>
<p class="postAuthorLink">Marco Calvanella su http://www.gennarocarotenuto.it </p>]]></content:encoded>
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		<title>Brunetta candidato al Nobel</title>
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		<pubDate>Mon, 20 Sep 2010 06:01:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giuseppe Aragno</dc:creator>
				<category><![CDATA[Dialoghi]]></category>
		<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[Napoli]]></category>
		<category><![CDATA[Premio Nobel]]></category>
		<category><![CDATA[Renato Brunetta]]></category>
		<category><![CDATA[Sud]]></category>

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		<description><![CDATA[E’ certo. Renato Brunetta è molto vicino al Nobel. Dopo lunghe, serie e rigorose ricerche, dopo l’esame di migliaia di testi dei maggiori economisti, il suo Sud, un sogno impossibile ha conquistato i favori della giuria. L’idea centrale del saggio è risultata l’arma vincente del professore: senza l’inurbazione Napoli-Caserta e la Calabria, sostiene Brunetta, l’Italia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div>
<div>
<p>E’ certo. Renato Brunetta è molto vicino al Nobel. Dopo lunghe, serie e rigorose ricerche, dopo l’esame di migliaia di testi dei maggiori economisti, il suo <em>Sud, un sogno impossibile</em> ha conquistato i favori della giuria. L’idea centrale del saggio è risultata l’arma vincente del professore: <em>senza l’inurbazione Napoli-Caserta e la Calabria</em>, sostiene Brunetta, <em>l’Italia sarebbe uno dei primi paesi in <a href="http://temporeale.libero.it/libero/fdg/4090807.html">Europa</a></em>. Per questa intuizione indiscutibilmente geniale, Brunetta, membro di un governo che è stato a suo tempo votato anche dai meridionali e che dovrebbe lavorare per risolvere i mali del Sud, è stato giudicato il miglior ministro possibile per una repubblica delle banane.</p>
<p>All’illustre studioso, complimenti ed auguri. E, in quanto a noi, non ci sono dubbi: ogni popolo ha i ministri e i governi che si merita.</p>
<p>Dal <a href="http://giuseppearagno.wordpress.com/2010/09/12/brunetta-candidato-al-nobel/">Blog di Giuseppe Aragno</a></p>
</div>
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<p class="postAuthorLink">Giuseppe Aragno su http://www.gennarocarotenuto.it </p>]]></content:encoded>
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		<title>Le priorità nella ricostruzione di HAITI</title>
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		<pubDate>Thu, 16 Sep 2010 06:57:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ThisIsCuba</dc:creator>
				<category><![CDATA[Dialoghi]]></category>
		<category><![CDATA[Haiti]]></category>

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		<description><![CDATA[Ad Haiti il quotidiano vivere non resta che un cenno appena abozzato di sopravvivenza. Si ha la sensazione di visitare un limbo, dove il tempo non ha alcun senso. Scorre senza motivo, le persone che si incontrano hanno sguardi fugaci e la carne è vittima delle aggressioni dell’ambiente, insano, instabile, decadente. Il buio sovrasta la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ad Haiti il quotidiano vivere non resta che un cenno appena abozzato di  sopravvivenza.</p>
<p>Si ha la sensazione di visitare un <strong>limbo</strong>, dove il tempo non  ha alcun senso. Scorre senza motivo, le persone che si incontrano hanno sguardi  fugaci e la carne è vittima delle aggressioni dell’ambiente, insano, instabile,  decadente. Il buio sovrasta la luce, e dietro le nuvole manca il sole, i raggi  della speranza.</p>
<p>Batteri, carestia, pestilenze. E’ una lotta. Carne che si scontra  con la  paura. Si intravedono anime ed il trapasso é segnato ad ogni angolo.</p>
<p>Gli aiuti sono presenti e la lotta è continua contro il male. Il male di chi  ruba, chi infrange le regole, chi crea un business dietro bambini in vendita, e  dietro ogni adozione è alto e pungente il rischio d’un potenziale abuso. Perché  qui le madri lasciano i figli negli orfanotrofi e devono fronteggiare la mente  subdola dei traffici di minori, d’organi. Anche la tragedia è un grosso affare  per alcuni.</p>
<p>Eppure, dietro questo presente, si cerca d’aggrapparsi sempre ad un futuro,  di colorarlo e far tornare a splendere la gioia e seppellire sotto le macerie i  grossi problemi governativi che affliggevano il paese anche prima del terribile  terremoto. Problemi che hanno contribuito a generare quel bilancio distruttivo  drammatico.</p>
<p>I <strong>10 miliardi di dollari</strong> arrivati all’interno del programma  per la ricostruzione di Haiti, rappresentano quella possibilità che deve essere  sfruttata per fissare i problemi.</p>
<p>Tutti d’accordo che quando si erige una costruzione alta, si crea solo un  deterrente all’emergenza, senza creare un tessuto vero in grado di contrastare  la reale povertà.</p>
<p>Ma la lista delle cose da fare deve essere ben altra: per <strong>James  Dobbins</strong>, inviato speciale ad Haiti durante l’amministrazione Clinton i  punti da seguire devono essere pochi e chiari:</p>
<p>Si deve instaurare <strong>una forma d’agevolazione volta al business  straniero</strong>, facilitando quelle procedure  obsolete che ad oggi segnano  un record negativo. Il commercio è fermo e così l’industria ediliza. Si è  appurato che sono 195 i giorni e 13 le differenti procedure per depositare un  qualsiasi progetto. Le spedizioni e gli scambi avvengono con un ritardo  disarmante rispetto a tutti i paesi limitrofi e i costi sono superiori per un  35%. Tutto questo introduce il secondo punto e cioè una necessaria epurazione  dei servizi sociali. Questi ultimi sono costosissimi. I lavoratori pubblici sono  assenteisti nel 40% dei casi in orario di lavoro si dedicano ad attività  private, sono sprovviste dei titoli necessari e non è neppure presente un chiaro  censimento di quanti siano gli effettivi lavoratori statali.</p>
<p>Il <strong>sistema giudiziario</strong> va completamente rivisto. Mancano  avvocati, rappresentanti legali e giudici e la preparazione è spesso solo  accennata. In tutto questo si perdono gli sforzi della polizia, che brancola nel  buia e gli arrestati spesso devono attendere per ampi periodi in carceri già  sovraffollate, spesso in attesa di un processo che è rimandato all’infinito.  Mancano strumenti basilari per rendere efficiente un normale fluire delle cause  civili e non è neppure presente un sistema computerizzato per creare uno storico  dei precedenti penali.</p>
<p><strong>Riforma dell’istruzione</strong>. Col terremoto oltre 5000 scuole  sono andate distrutte. Solo alcuni fortunati possono godere di strutture  scolastiche private, generalmente edifici religiosi. Gli insegnanti scarseggiano  e sovente non hanno un background scolastico in grado di impattare positivamente  sul grado di insegnamento agli studenti.</p>
<p><strong>Il sistema sanitario</strong> vede compromesso le già precarie  precedenti strutture ospedaliere. Delle 373, 73 sono andate completamente  distrutte e 200 membri del Ministero della Salute Pubblica sono morti sotto le  macerie delle proprie case. Il suggerimento di Dobbins è quello di affidare le  strutture completamente ad organizzazioni non governative con una comprovata  esperienza in campo di gestione. Il governo haitiano potrebbe così dedicarsi  esclusivamente a ridisegnare il sistema in modo da renderlo più funzionale.  Anche per scongiurare le epidemie, le emergenze e per fornire una assistenza ai  crescenti casi di malattie mentali che imperviano lungo le tendopoli, senza  contare le cure in ambito di protesi e cure riabilitative ncontinue ecessarie a  tutti colori che ad oggi subiscono continue amputazioni per infezioni dovute  all’impossibilità di cure complete.</p>
<p>In tutto questo progetto c’è chi vede gli Stati Uniti come degli intrusi che  hanno occupato con la scusa del terremoto il paese. In questo senso suona  sinistra la frase “<em>If the U.S. does not embrace this discipline, no one else  will.</em>”</p>
<p>Per gli Statunitensi invece si tratta solo di una necessaria  <strong><em>GUIDA ALLA COOPERAZIONE NEI PROGETTI FINALIZZATI ALLA  RICOSTRUZIONE</em></strong>.  Ovvio però che il sistema verrà disegnato con una  certa impostazione e visione economica.</p>
<p>Viene inoltre da pensare che se le basi per la creazione di uno Stato  efficiente e funzionale sono le sopra esposte, come condivise dalla  Amministrazione Obama e dall’attuale Dipartimento di Stato Americano, Cuba possa  ritenersi uno stato solido e degno di diversi apprezzamenti. Ma come sappiamo  non è così.</p>
<p>Luca S. &#8211; <a href="http://thisiscuba.net/">Thisiscuba.net</a></p>
<p class="postAuthorLink">ThisIsCuba su http://www.gennarocarotenuto.it </p>]]></content:encoded>
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		<title>¡Tú la pagarás! Il romanzo da non perdere di Marilù Oliva</title>
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		<pubDate>Thu, 16 Sep 2010 05:43:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabrizio Lorusso Mex</dc:creator>
				<category><![CDATA[Dialoghi]]></category>
		<category><![CDATA[letteratura]]></category>

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		<description><![CDATA[Vi presento qui e vi invito a cercare il nuovo splendido romanzo di Marilù Oliva ¡Tú la pagarás!, Elliot Edizioni &#8211; Scatti &#8220;Questa sono io. Elisa Guerra, detta La Guerrera. Pubblicista per un giornalaccio locale, fidanzata della vittima. Movente: la gelosia per i continui tradimenti&#8221;. Basilica la guarda con aria molto professionale: &#8220;Altezza: un metro [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.gennarocarotenuto.it/13539-%c2%a1tu-la-pagaras-il-romanzo-da-non-perdere-di-marilu-oliva/"><em>Clicca qui per vedere il video incorporato.</em></a></p>
<p>Vi presento qui e vi invito a cercare il nuovo splendido romanzo di Marilù Oliva <em>¡Tú la pagarás!,</em> Elliot Edizioni &#8211; Scatti<span id="more-13539"></span><em> </em></p>
<p><em>&#8220;Questa sono io. Elisa Guerra, detta La </em><em>Guerrera</em>. Pubblicista per un giornalaccio locale, fidanzata della vittima. Movente: la gelosia per i continui tradimenti&#8221;. Basilica   la guarda con aria molto professionale: &#8220;Altezza: un metro e   cinquantasette, ha detto? Quindi non rientra tra i sospettati?&#8221;. <em>Lei   ricambia con uno sguardo di sfida: &#8220;Uno e cinquantasette senza i   tacchi, ispettore. Ma io non esco mai senza i tacchi. Potete inserirmi   nella rosa dei sospetti&#8221;.</em></p>
<p>Il   romanzo si svolge per i tre quarti nella Bologna notturna del mondo  dei  balli latino-americani. Una realtà molto forte in città, ma che   presenta segni di cedevolezza come gli intrighi dimostreranno. Dentro   danza, orchestra, trama, tradisce, si maschera, si perde e uccide un   mondo pittoresco fatto di DJ dai nomi variopinti, animatori che si   spacciano per cubani, appassionate del ballo in attesa di un invito,   ballerine trasgressive.</p>
<p>Ognuno   si muove col suo carico di boria o di accidia, tenta di nascondere   accuratamente i propri vizi segreti che tanto sono sulla bocca di tutti,   perché il popolo della salsa è <em>chismoso</em>, impiccione, ficcanaso, pettegolo.</p>
<p><img class="alignright" src="http://latinoamericaexpress.blog.unita.it///resized///gallery/IMAGE//uid_12a4d002a6f.250.0.jpg" alt="" width="167" height="248" />Quando viene trovato Thomas, il barista cubano, ucciso nei bagni degli uomini, è proprio il popolo <em>salsero</em> ad additare per prima la sua fidanzata, Elisa Guerra detta <em>La Guerrera</em>, che porta nel soprannome (ma già solo nel cognome) tutta la sua attitudine alla lotta. Di fatto è guerriera di <em>capoeira</em> e la danza marziale brasiliana, quando viene praticata, diventa trampolino di lancio per speculazioni filosofiche.</p>
<p>Le indagini vengono portate avanti dall&#8217;ispettore capo Basilica (già comparso in <em>Repetita</em>,   il primo romanzo di Marilù, ma in trasversale) anche se la parte   investigativa viene scalzata da quella umana e in questo senso il   romanzo può accreditarsi nella schiera dei noir e non dei gialli puri.</p>
<p>La   protagonista esisteva già, insieme all&#8217;amica Catalina, in un  precedente  manoscritto scritto più di una decina d&#8217;anni fa. Mentre  Catalina è un  personaggio reale, presa e adattata tale quale è nella  vita quotidiana, <em>La Guerrera</em> rappresenta il modello di una donna  giovane, con dei desideri a livello  di realizzazione professionale e un  forte senso d&#8217;insofferenza nei  confronti delle ingiustizie. Una donna  che lotta con determinazione ma  sente anche sulle spalle il peso della  sconfitta che si traduce  nell&#8217;accidia che la caratterizza. Un  personaggio calato nella vita  reale, fatta più di imperfezioni che di  eroi e star patinati, e quindi  vicino allo spirito e alle esperienze  dell&#8217;autrice per le sue  inquietudini, precarietà, difficoltà ed  emozioni.</p>
<p>Poi   ci sono gli orishas, le divinità della santeria della Regla de Ocha,  il  meraviglioso pantheon cubano sorto dall&#8217;incontro tra i  cattolicissimi  spagnoli, gli schiavi africani <em>yoruba</em> e gli autoctoni <em>lucumì</em>.</p>
<p>La   santeria, a livello metaforico, rappresenta la conferma che   l&#8217;integrazione &#8211; di ogni tipo, perfino quella religiosa &#8211; quando riesce   bene produce risultati mirabili. Gli dei si muovono con tratti e   comportamenti umani, proprio come gli dei della mitologia greca, mettono   il naso nelle questioni umane, gli dei ballano, si agitano e   soprattutto si vendicano. Il tema della vendetta, la canzone de <em>Los Titanes</em> da cui prende titolo il romanzo, è per la santeria un semplice   riassestamento di un ordine scardinato, ordine dove il fine ultimo è la   ricerca della felicità E così anche il castigo, seppur macchiato di   sangue, si alleggerisce di intenti epicurei.</p>
<p>Buona lettura!</p>
<p>Un paio di recensioni del romanzo:</p>
<p><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.thrillermagazine.it/libri/9957/" target="_blank">http://www.thrillermagazine.it/libri/9957/</a></span></p>
<p><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://liberidiscrivere.splinder.com/post/22967014/recensione-di-%25C2%25A1tu-la-pagaras-di-marilu-oliva-a-cura-di-giulia-guida" target="_blank">http://liberidiscrivere.splinder.com/post/22967014/recensione-di-%25C2%25A1tu-la-pagaras-di-marilu-oliva-a-cura-di-giulia-guida</a></span></p>
<p>Video trailer <a href="http://www.youtube.com/watch?v=50xM8pRk99s">http://www.youtube.com/watch?v=50xM8pRk99s</a></p>
<h3><a title="Libri: ¡Tú la pagarás! di Marilù Oliva" rel="bookmark" href="http://latinoamericaexpress.blog.unita.it//Libri___T__la_pagar_s__di_Maril__Oliva_1479.shtml">Libri: ¡Tú la pagarás! di Marilù Oliva</a></h3>
<p>?</p>
<p class="postAuthorLink">Fabrizio Lorusso Mex su http://www.gennarocarotenuto.it </p>]]></content:encoded>
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		<title>Maroni. Quante perquisizioni nelle sedi della Lega?</title>
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		<pubDate>Fri, 10 Sep 2010 05:59:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giuseppe Aragno</dc:creator>
				<category><![CDATA[Dialoghi]]></category>
		<category><![CDATA[Roberto Maroni]]></category>
		<category><![CDATA[scuola]]></category>
		<category><![CDATA[sessantotto]]></category>
		<category><![CDATA[Umberto Bossi]]></category>
		<category><![CDATA[Università]]></category>

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		<description><![CDATA[Dietro il fumo sollevato da Fini, che a Berlusconi una mano gliel’ha data più d’una volta in vent’anni, lo sfascio si vede chiaro. La scuola, per cominciare. C’è un mistero truccato da ministro – “il mio nome è nessuno”, diceva l’omerico Odisseo – che generosamente regala gemme di sapienza. Giorni fa, con l’aria di chi legge [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Dietro il fumo sollevato da Fini, che a Berlusconi una mano gliel’ha data più d’una volta in vent’anni, lo sfascio si vede chiaro. La scuola, per cominciare. C’è un mistero truccato da ministro – “<em>il mio nome è nessuno</em>”, diceva l’omerico Odisseo – che generosamente regala gemme di sapienza. <span id="more-13806"></span>Giorni fa, con l’aria di chi legge la bibbia, ha dichiarato: “<em>Le riforme sono più importanti delle risorse</em>”. Un esempio classico della celebrata “<em>politica dei fatti</em>”: per smantellare un Paese non occorrono capitali. Basta cambiar le regole, insistere sui luoghi comuni del merito e della responsabilità, cancellare il tempo pieno, ridurre il tempo scuola, ignorare le regole sulla sicurezza, imbavagliare gli insegnanti di ruolo, licenziare i cosiddetti “<em>precari</em>”, fucilare la sperimentazione dopo processi sommari al Sessantotto, <em>et voilà,</em> il gioco è fatto. Gioco al massacro, non ci sono dubbi, ma chi c’è nel Paese che stia sulle barricate coi precari? Che fanno i docenti di ruolo in attesa che venga il loro turno? Chi salda le lotte? Chi chiama la gente a raccolta? Feltri, Belpietro, Minzolini? “Repubblica”, che per anni ha sostenuto l’aziendalismo di Berlinguer e Fioroni e ha sparato a zero sulla storia e l’identità della sinistra e oggi è tentata dall’avventura col “<em>compagno Fini</em>”?</p>
<p>La sola rivoluzione possibile pensa di farla la Lega e la minaccia Bossi, quando s’accorge che la storia boccia il suo “federalismo degli egoismi”. “<em>Ci sono 10 milioni di persone pronte ad andare a <a href="http://www.corriere.it/politica/10_settembre_10/gemini-regole-insegnanti_e4a89d28-bcc8-11df-bb9d-00144f02aabe.shtml">Roma</a></em>“, ripete a Pontida il tragicomico Alberto da Giussano, nell’inerzia complice del ministro dell’interno, Roberto Maroni cui – è incredibile – nessuno ha ancora chiesto di informare il Parlamento sulle iniziative prese dal suo dicastero: quali e quante  sono le perquisizioni effettuate nelle sedi leghiste? quali le indagini svolte, i provvedimenti presi, i fascicoli aperti, le ipotesi di reato inviate alla magistratura? Nulla. Maroni insegue emigranti nel Mediterraneo, costruisce campi di concentramento per incensurati e, mentre gli imprenditori sfidano impunemente le sentenze dei magistrati e i sindaci onesti cadono, ammazzati come cani, per strada, dal crimine organizzato, rilascia interviste deliranti sui suoi personali successi. Su Bossi e sulle minacce dei suoi camerati leghisti, mancia competente a chi scovi uno straccio di provvedimento adottato per difendere la Repubblica.</p>
<p>Gelmini, per tornare a Odisseo e all’omerico signor nessuno, dopo aver massacrato centinaia di migliaia di precari, dichiara serafica che sì, “<em>È difficile fare previsioni</em>”, ma nell’arco di 6-7 anni “<em>c’è la ragionevole certezza che gli attuali 220mila precari saranno assorbiti dal <a href="http://www.corriere.it/politica/10_settembre_10/gemini-regole-insegnanti_e4a89d28-bcc8-11df-bb9d-00144f02aabe.shtml"></a><a href="http://www.corriere.it/politica/10_settembre_10/gemini-regole-insegnanti_e4a89d28-bcc8-11df-bb9d-00144f02aabe.shtml">sistema d’istruzione</a></em>. Che resterà del sistema formativo nel nostro Paese di qui a sette anni, è difficile dire. Viene in mente Cartagine dopo il trionfo del catoniano “delenda est”: terra bruciata e cosparsa di sale. In attesa di sistemarsi nel deserto “<em>assorbente</em>” che Odisseo va costruendo, preziose intelligenze, risorse irrinunciabili di esperienza e professionalità saranno andate intanto smarrite per sempre.</p>
<p>Gelmini e soci hanno il vento il poppa. Un sistema di valori s’è sciolto come neve al sole e c’è una ripresa impetuosa dell’estremismo padronale. Storicamente questo fenomeno è stato sempre il preludio di inenarrabili tragedie. E’ certo, tuttavia. Anche nel buio della notte più profonda, il sole dell’alba sale all’orizzonte. Sorge, con questo sole ancor freddo e invisibile, una risposta coraggiosa che non sarà possibile piegare; si aguzzano ingegni, si vincono paure, ci si unisce, la saggezza dei vecchi rasserena il cuore dei giovani, che prestano braccia all’esperienza. Nasce la resistenza. E’ legge della storia. Vorrei esserci, quando le ragioni del diritto avranno la meglio sulla notte della ragione, ma lo scrivo a futura memoria: quando la vittoria verrà, dio ci  scampi dalla clemenza.</p>
<p>Dal <a href="http://giuseppearagno.wordpress.com/2010/09/12/maroni-quante-perquisizioni-nelle-sedi-della-lega/">Blog di Giuseppe Aragno</a></p>
<p class="postAuthorLink">Giuseppe Aragno su http://www.gennarocarotenuto.it </p>]]></content:encoded>
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		<title>La scuola della Gelmini: Sempre più in alto!!</title>
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		<pubDate>Thu, 09 Sep 2010 05:46:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabio Bovi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Dialoghi]]></category>

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		<description><![CDATA[Scuola e educazione &#8211; Riso amaro &#8211; Politica italiana Articolo semiserio provocato dallo sbigottimento di fronte alle affermazioni del ministro dell&#8217;istruzione Mariastella Gelmini! Articolo originale accessibile a questo Link: http://www.fabionews.info/View.php?id=9650 Ciao Fabio La scuola della Gelmini: Sempre più in alto!! 7 settembre &#8211; Il ministro dell&#8217;Istruzione a Milano per la presentazione della Fondazione dedicata a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Scuola e educazione &#8211; Riso amaro &#8211; Politica italiana<br />
Articolo semiserio provocato dallo sbigottimento di fronte alle affermazioni del ministro dell&#8217;istruzione Mariastella Gelmini!<span id="more-13752"></span></p>
<p>Articolo originale accessibile a questo Link:</p>
<p><a href="http://http://www.fabionews.info/View.php?id=9650">http://www.fabionews.info/View.php?id=9650</a><br />
Ciao<br />
Fabio</p>
<h3>La scuola della Gelmini: Sempre più in alto!!</h3>
<p><strong>7 settembre &#8211; Il ministro  dell&#8217;Istruzione a Milano per la presentazione della Fondazione dedicata a  Mike Buongiorno lancia il suo vero progetto di riforma scolastica.<br />
Mike nei libri di testo:TV in ogni aula!</strong></p>
<p><img src="/Documents%20and%20Settings/ue012637/Desktop/FABIO/My%20Pictures/gelmini.beata.ignoranza1.jpg" alt="" />In questi tempi di proteste da parte del mondo della scuola la ministra  della (dis)istruzione sta dimostrando tutta la sua intelligenza,  preparazione e competenza; doti che troppo spesso chi si oppone alle sue  riforme mette in discussione.</p>
<p>Questa opposizione è portata da strumentalizzazioni e malafede ma  soprattutto da un modo di ragionare ormai superato, vecchio,  caratteristico di tutti gli insegnanti e corpo docente, precari e no,  studenti di ogni ordine e grado che si oppongono alla <em>grande modernizzazione</em> che ha in mente al signora ministra.<br />
La Gelmini ha lasciato capire dalle osservazioni e proposte durante la  presentazione della fondazione dedicata a Mike Buongiorno il vero volto,  ancora non espresso in tutto il suo potenziale, della Sua (l&#8217;attuale è  di Tremonti) Riforma e della Sua personale idea di scuola pubblica.</p>
<p>Mi riferisco alle sorprendenti dichiarazioni di Maristella che parlando del compianto Mike afferma che <em>“Bisognerebbe ricordare lui, quando si studiano i principi della carte costituzionale”.</em><br />
<em>ricordando che Mike è “una figura indelebile nella nostra </em><em><strong>quotidianità di telespettator</strong></em><strong>i</strong>”.</p>
<p>Ed aggiunge&#8230;<em>“Mike dovrebbe stare  nell’ora di educazione alla cittadinanza perché è stato un buon  cittadino”. “Alla vigilia delle celebrazioni del centocinquantesimo  anniversario dell’Unità d’Italia la scuola deve ricordare Mike  Bongiorno”</em></p>
<p><em>&#8230; la Fondazione, i cui progetti  hanno il patrocinio del ministero dell’Istruzione, ha in mente di  organizzare un concorso nazionale che “coinvolgerà tutte le scuola  d’Italia allo scopo di individuare e valorizzare i talenti artistici”.  L’idea è quella di riportare in auge il modello di successo di “Bravo,  Bravissimo”, una delle trasmissioni cult di Supermike</em>.(<a href="void(0);/*1284020822815*/">da il Fatto quotidiano</a>)</p>
<p>Sempre nella stessa occasione la ministra rilancia l&#8217;idea straordinaria di: <strong>una tv in ogni aula</strong>!</p>
<p>Qualcuno afferma che nelle nostre scuole dovrebbero insegnare  “educazione ai Media” per far capire ai giovani  quali sono i meccanismi  della comunicazione &#8220;visiva&#8221;, per formare il loro  spiritico critico e  &#8220;difendersi&#8221; dal martellamento mediatico cui siamo sottoposti &#8230;<br />
superfluo soffermarsi su tali critiche dei soliti pessimisti che vedono  il &#8220;male&#8221; dappertutto, è gente che non ha capito il grande potenziale  educativo e rieducativo della TV!</p>
<p>L&#8217;idea che Maristella ha della  scuola è veramente innovativa:  sostituiamo i vecchi insegnanti con nuovi  televisori che possono  trasmettere una lezione contemporaneamente per più classi, sostituiamo  temi e prove scritte con dei bei quiz, sostituiamo i vecchio Leopardi  con Mike Buongirono &#8230;. insomma svecchiamo questa <strong>istituzione decrepita che pretende di “insegnare a ragionare”</strong> con qualcosa di più moderno che insegni ad osservare passivamente  (atteggiamento più consono al ruolo di schiavi-consumatori moderni che  gli spetterà nella società -stiamo parlando di scuola pubblica- da  sostituire a quello di lavoratori-critici che tanti problemi ha causato  nel passato); in fondo la TV occupa da tempo un ruolo sempre più   determinante nella formazione delle nuove generazioni, i tempi sono   maturi per riconoscergli ufficialmente questo ruolo anche all&#8217;interno  della scuola pubblica!</p>
<p>E se gli esami di riparazione non vanno  bene vedremo tornare i nostri figli a casa con un bel premio di  consolazione o magari si giocheranno l&#8217;anno scolastico in un bel <em>lascia o raddoppia</em>!</p>
<p>La scuola sarà sicuramente più divertente anche per gli studenti!</p>
<p>Potremmo addirittura prevedere delle  lezioni in diretta TV o interrogazioni con &#8220;le domande del pubblico&#8221;,  potrebbe diventare un bel Reality !<br />
Si taglierebbero i costi e si eliminerebbe la scuola pubblica dal  pesante fardello di insegnanti sempre pronti a criticare e a fare  richieste pretestuose.</p>
<p>Mariastella è un genio &#8230; chi non la capisce è solo perchè è un  provocatore, antiquato e anacronistico; non sta al passo con i tempi e  non si è ancora accorto che  che è già terminata da tempo la società  dell&#8217;Homo Sapiens e stiamo nel bel mezzo della società dell&#8217;Homo VIdens.</p>
<p>E allora: Iniziano le scuole, Buona visione a tutti!!</p>
<p class="postAuthorLink">Fabio Bovi su http://www.gennarocarotenuto.it </p>]]></content:encoded>
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		<title>Evel Fanfan rappresentante della Società Civile di Haiti visiterà l’Italia dal 30 Settembre al 14 Ottobre 2010</title>
		<link>http://www.gennarocarotenuto.it/13674-evel-fanfan-rappresentante-della-societa-civile-di-haiti-visitera-l%e2%80%99italia-dal-30-settembre-al-14-ottobre-2010/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=evel-fanfan-rappresentante-della-societa-civile-di-haiti-visitera-l%25e2%2580%2599italia-dal-30-settembre-al-14-ottobre-2010</link>
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		<pubDate>Thu, 02 Sep 2010 05:45:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabrizio Lorusso Mex</dc:creator>
				<category><![CDATA[Dialoghi]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.gennarocarotenuto.it/?p=13674</guid>
		<description><![CDATA[Evel Fanfan, Presidente dell&#8217;organizzazione haitiana AUMOHD  (VEDI LINK: Action des Unités Motivées pour une Haïti de Droit), avvocato e difensore dei diritti dell&#8217;uomo, per una Haiti dei Diritti, sarà in visita in Italia dal 30 Settembre al 14 Ottobre 2010. Lo scopo della missione è spiegare la situazione reale ad Haiti dopo quasi 9 mesi dal terribile sisma [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" src="http://fabriziolorusso.files.wordpress.com/2010/09/evelfanfan.jpg?w=114" alt="" width="114" height="148" />Evel Fanfan, Presidente dell&#8217;organizzazione haitiana AUMOHD  (VEDI LINK: <a href="http://aumohddwamoun.blogspot.com/" target="_blank">Action des Unités Motivées pour une Haïti de Droit)</a>, avvocato e difensore dei diritti dell&#8217;uomo, per una Haiti dei Diritti, sarà in visita in Italia dal 30 Settembre al 14 Ottobre 2010.</p>
<p>Lo scopo della missione è spiegare la situazione reale ad Haiti dopo quasi 9 mesi dal terribile sisma del Gennaio scorso, e trovare insieme soluzioni solidali per aiutare i bambini, le donne e la popolazione tutta di Haiti.</p>
<p>I gruppi, associazioni, enti e altri interessati possono scrivere ad Evel Fanfan: presidentaumohd@yahoo.fr   &#8211;   fanfanmel@yahoo.fr</p>
<p>o contattarlo tramite il suo profilo Facebook o Skype: evelfanfan</p>
<p>LINK e INFO:</p>
<p><a href="http://prohaiti2010.blogspot.com/">h</a><a href="http://prohaiti2010.blogspot.com/">ttp://prohaiti2010.blogspot.com/</a></p>
<p><a href="http://prohaiti2010.blogspot.com/"></a><a href="http://en.wikipedia.org/wiki/AUMOHD">http://en.wikipedia.org/wiki/AUMOHD</a></p>
<p><a href="http://lamericalatina.net/2010/02/12/cronache-haitiane-in-dettaglio-1-da-santo-domingo-a-port-au-prince/" target="_blank">DIARI da HAITI &#8211; AUMOHD </a><a href="http://lamericalatina.net/2010/02/12/cronache-haitiane-in-dettaglio-1-da-santo-domingo-a-port-au-prince/" target="_blank">LINK</a></p>
<p><a href="http://www.lascuoladipace.org/">http://www.lascuoladipace.org/</a></p>
<p>°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°</p>
<p>Evel Fanfan, président de l&#8217;organisation haïtienne AUMOHD (Action des Unités Motivées pour une Haïti de Droit), avocat et défenseur des droits humains, pour les Droits des Haïtiens, se rendra en Italie du 30 Septembre to Octobre 14, 2010.</p>
<p>La mission est d&#8217;expliquer la situation réelle en Haïti après de neuf mois depuis le terrible tremblement de terre de Janvier dernier, pour la solidarité et de trouver ensemble des solutions pour aider les enfants, les femmes et toute la population d&#8217;Haïti.</p>
<p>Groupes, associations, institutions et autres intéressées peuvent écrire à Evel Fanfan: presidentaumohd@yahoo.fr    -    fanfanmel@yahoo.fr</p>
<p>ou le contacter par son profil Facebook, ou Skype:  evelfanfan</p>
<p>LEGGI LA NOTA E CONDIVIDILA SU FACEBOOK:</p>
<p><a href="http://www.facebook.com/fabrizio.lorusso1#!/note.php?note_id=425695401858&amp;id=1593565780&amp;ref=mf">http://www.facebook.com/fabrizio.lorusso1#!/note.php?note_id=425695401858&amp;id=1593565780&amp;ref=mf</a></p>
<p class="postAuthorLink">Fabrizio Lorusso Mex su http://www.gennarocarotenuto.it </p>]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Gheddafi: c&#8217;è poco da ridere e da scherzare e moltissimo di cui vergognarsi</title>
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		<pubDate>Tue, 31 Aug 2010 14:49:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Raffaele Della Rosa</dc:creator>
				<category><![CDATA[Dialoghi]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.gennarocarotenuto.it/?p=13620</guid>
		<description><![CDATA[Che Gheddafy non sia proprio il meglio del meglio delle democrazie possibili e realizzate siamo in parecchi a pensarlo ed a sostenerlo. E non da oggi. Che la cosa, in questi momenti, riguardi noi italiani, un po’ più di altri, causa i patti scellerati stretti con la Libia perchè filtri e respinga i flussi di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Che Gheddafy non sia proprio il meglio del meglio delle democrazie possibili e realizzate siamo in parecchi a pensarlo ed a sostenerlo. E non da oggi.<br />
Che la cosa, in questi momenti, riguardi noi italiani, un po’ più di altri, causa i patti scellerati stretti con la Libia perchè filtri e respinga i flussi di rifugiati diretti verso le nostre coste, è altrettanto vero.<span id="more-13620"></span>Ma tutto ciò non giustifica questa offensiva degli antiberlusconiani nei confronti del leader libico. Mi spiego. Questa foga sarebbe molto più credibile se venisse da organi di informazione quotidianamente impegnati a denunciare le violazioni dei diritti umani ovunque si verifichino. A prescindere. A prescindere soprattutto dal loro grado di subordinazione alle direttive USA in particolare ed occidentali in generale. I regnanti sauditi sono non meno pittoreschi e tirannici di Gheddafy, e, credo, ben più arcaici.<br />
Il presidente (a vita) della Tunisia, Ben Ali (Zine El-Abidine Ben Ali, nato nel lontano 1936) tortura e fa sparire gli oppositori ed i giornalisti scomodi con ostinazione non certo minore a quella del colonnello, la vita politica di un grande paese come l’Egitto ha lo stesso andazzo di quella di Haiti ai tempi di Duvalier, le democrazie giordane e marocchine, per non parlare di quella algerina, non sono certo più salde e trasparenti di quella colombiana e via discorrendo.<br />
Eppure quando si parla di Gheddafy si scatenano tastiere e fantasie&#8230;.più che ad una stesura di articoli ci troviamo di fronte ad una orgia del voyeurismo e della storiaccia che non ricorda con altrettanta vessatoria insistenza il comportamento scellerato e razzista dei governi, dei governatori dei militari e di tanti “semplici” ed “umili” coloni italiani che andarono nella quarta sponda per depredare e schiavizzare il popolo libico.<br />
Invece di scherzare ed ammiccare sulla tenda beduina di Gheddafy sarebbe meglio che i pennivendoli parlassero delle migliaia di tende beduine e non su cui gli occupanti italiani hanno tirato in venti anni bombe incendiarie e non.<br />
Angelo Del Boca, partigiano combattente, prima, e giornalista e storico militante da una vita, in AD UN PASSO DALLA FORCA (2006) documenta come su una popolazione di ottocentomila abitanti gli italiani, nell’arco di venti anni, ne abbiano massacrati (uccisi e deportati) ben CENTOMILA. Da vero c’è poco assai poco da ridere e tanto, moltissimo, di cui vergognarsi.</p>
<p>NB A scanso di equivoci, anche i cretini ed i cretini in malafede, hanno accesso ad internet (e ci mancherebbe) esprimo esplicitamente la piena condivisione delle cose scritte da Gennaro in questi ultimi giorni.</p>
<p class="postAuthorLink">Raffaele Della Rosa su http://www.gennarocarotenuto.it </p>]]></content:encoded>
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		<title>A sinistra serve chiarezza, non Casini</title>
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		<pubDate>Tue, 31 Aug 2010 14:46:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Raffaele Della Rosa</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Leggendo un flash di agenzia di questo tipo Fassino, possibile convergenza con Udc Da Bersani proposta giusta per il nuovo Ulivo (ANSA) &#8211; GENOVA, 29 AGO &#8211; Con l&#8217;Udc e&#8217; possibile realizzare &#8216;una convergenza che offra agli italiani un&#8217;alternativa a Berlusconi&#8217;, sostiene Piero Fassino. Per l&#8217;esponente Pd ne e&#8217; la prova il fatto che &#8216;l&#8217;Unione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Leggendo un flash di agenzia di questo tipo</p>
<p><em><strong>Fassino, possibile convergenza con Udc<br />
Da Bersani proposta giusta per il nuovo Ulivo</strong><br />
(ANSA) &#8211; GENOVA, 29 AGO &#8211; Con l&#8217;Udc e&#8217; possibile realizzare &#8216;una convergenza che offra agli italiani un&#8217;alternativa a Berlusconi&#8217;, sostiene Piero Fassino. Per l&#8217;esponente Pd ne e&#8217; la prova il fatto che &#8216;l&#8217;Unione di Centro abbia confermato di non votare il provvedimento sul processo breve&#8217;. &#8216;Bersani -aggiunge Fassino- ha avanzato la proposta giusta per il nuovo Ulivo&#8217;.<span id="more-13609"></span></em>Mi sono venuti alla mente i versi del XXXIII canto della Commedia “Ed allor più che la ragion potè il digiuno” &#8230;.di banche sottinteso&#8230;..</p>
<p>Una cosa sarebbe un governo (a largo, larghissimo spettro) di salvaguardia costituzionale con il solo obbiettivo di cambiare la legge elettorale e di rendere possibile che alcuni processi si facciano o si inizino.<br />
Una volta cambiata la legge elettorale dimissioni e scioglimento delle camere, per dare la parola all’elettorato, dimostrando, tra l’altro, a potenziali elettori di centro-destra, o comunque moderati, ma non selvaggiamente leghisti e/o berlusconiani, che non si intende rimanere attaccati alle poltrone, comunque e ad ogni costo&#8230;<br />
Ben altra cosa un pateracchio di stampo prodiano, la cui possibilità è stata bocciata dalla considerevole quantità di astensioni&#8230;.dai diritti civili al nucleare per non parlare dei diritti dei lavoratori e della regolamentezione dei mercati e delle privatizzazioni, la contrapposizione tra una parte dell’ elettorato di sinistra e settori di centro e di centro destra, presenti anche nel PD, è netta e un antiberlusconismo di facciata è un collante che non tiene.<br />
E’ GIA’ STATO DIMOSTRATO.<br />
Servirebbe solo a garantire qualche banca e banchetto in più, per lo meno pro-tempore, a Fassino ed ai suoi amici, cosa interassantissima per loro, molto meno per molti tra noi&#8230;.</p>
<p class="postAuthorLink">Raffaele Della Rosa su http://www.gennarocarotenuto.it </p>]]></content:encoded>
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		<title>Chi ha bisogno della Regione Salento?</title>
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		<pubDate>Tue, 31 Aug 2010 14:45:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mario Badino</dc:creator>
				<category><![CDATA[Dialoghi]]></category>
		<category><![CDATA[Puglia]]></category>

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		<description><![CDATA[Siamo tornati in Valle d’Aosta e il cielo della Regione Autonoma ha riaccolto i suoi figli con lacrime di commozione  (piove, insomma, il che, dopo il sole della Puglia, non è proprio il massimo della vita). Il ritorno all’ovile segnerà la ripresa da parte del blog di alcuni temi inerenti la vita locale (al solito, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://mariobadino.noblogs.org/files/2010/08/cielo_salento.jpg"><img class="aligncenter" src="http://mariobadino.noblogs.org/files/2010/08/cielo_salento.jpg" alt="" width="400" height="266" /><span id="more-13606"></span></a></p>
<p>Siamo  tornati in Valle d’Aosta e il cielo della Regione Autonoma ha riaccolto  i suoi figli con lacrime di commozione  (<em>piove, insomma, il che,  dopo il sole della Puglia, non è proprio il massimo della vita</em>).</p>
<p>Il  ritorno all’ovile segnerà la ripresa da parte del blog di alcuni  temi inerenti la vita locale (<em>al solito, attivismo, politica e  società</em>), anche perché leggo di <a href="http://patuasia.wordpress.com/2010/08/06/al-fuoco/" target="_blank">inquietanti incendi d’auto</a>, dietro i quali ci  sarebbe la mano della <strong>‘ndrangheta</strong>, sempre più decisa a respirare  l’aria buona di montagna, fidando forse del fatto che della regione più  piccola d’Italia, nel resto del Paese, si parla solo quando muore uno  sciatore sotto una valanga o viene il papa in vacanza.</p>
<p>Per  il momento, però, vorrei trattare una questione che sta  infervorando i territori che mi hanno ospitato nelle scorse settimane,  le tre province più meridionali della Puglia (<em>Brindisi, Lecce e  Taranto</em>), nelle quali si parla sempre più spesso di costituire una  nuova «<strong>Regione Salento</strong>», da contrapporre al «<strong>bari-centrismo</strong>»  delle attuali istituzioni regionali, vale a dire – <em>secondo le accuse</em> – la tendenza di chi governa la Puglia a privilegiare la provincia di  Bari su tutte le altre.</p>
<p>Per  fondate o meno che siano certe imputazioni, l’idea di “staccare” il  Salento dal resto della regione proprio non mi convince.</p>
<p>Si  tratta, innanzitutto, di un’<strong>operazione politica</strong>, se è  vero che i più interessati alla nuova regione sono gli <strong>avversari di  Vendola</strong> (<em>e tengo a specificare che non sono mai stato un  ammiratore acritico ed entusiasta del governatore pugliese</em>).</p>
<p>Si  tratta, in secondo luogo, di un’operazione incentrata su <strong>pulsioni  identitarie</strong> – <em>un costruire identità capaci di opporre un «noi» a  un «loro» e dunque nate per dividere invece di unire.</em></p>
<p>Il  Salento, a differenza della cosiddetta Padania, esiste: è  un’area culturale e linguistica piuttosto omogenea, che ha la sua punta  settentrionale a Ostuni (<em>Brindisi</em>) e quella meridionale nel Capo,  a Santa Maria di Leuca (<em>Lecce</em>).  Dal punto di vista linguistico,  Taranto non fa invece parte dell&#8217;area (<em>il che la dice già lunga  sull’onestà intellettuale dei promotori della nuova regione</em>).</p>
<p>Sentire  di appartenere al Salento significa avere coscienza delle proprie <strong>origini</strong>.  Pensare d’<strong>isolarsi</strong> dagli altri nel nome di tale appartenenza  significa <strong>ghettizzare</strong> se stessi per <strong>escludere</strong> il  “diverso”. Significa cadere nel <strong>localismo identitario</strong>.<img src="https://mariobadino.noblogs.org/wp-includes/js/tinymce/plugins/wordpress/img/trans.gif" alt="" /></p>
<p>Non  sono pugliese e dopotutto i titoli per pontificare sull’argomento non  ce li ho, per cui mi limito a quanto ho detto qui sopra e affido l’<strong>approfondimento</strong> a una lettera ricevuta da un amico, che volentieri pubblico. La lettera  contiene l’invito ad aderire al gruppo di Facebook «<a title="Non  abbiamo bisogno della Regione Salento" href="http://www.facebook.com/mario.badino#!/group.php?gid=150290811651376&amp;ref=ts" target="_blank">Non abbiamo bisogno della Regione Salento</a>»,  motivando il perché.</p>
<p>Concludo  con le parole del gruppo che, nella presentazione, pone se stesso «in  posizione dialettica e critica nei confronti della campagna di  sensibilizzazione quotidiana di Telerama [<em>emittente televisiva  leccese, ndr</em>] sulla necessità di dare i natali a una  Regione-Salento».</p>
<p>«I  fondamentalismi e le nicchie localistiche», è la conclusione,  «lasciamole ai leghisti».</p>
<h1>La  lettera:</h1>
<p>In  Puglia, più precisamente nel Salento (<em>la mia terra</em>), si  sta creando un movimento di persone votato alla creazione di una &#8216;nuova&#8217;  regione che mira a comprendere le tre province di Brindisi, Lecce e  Taranto. Il distacco dalla Regione Puglia ne sarà una conseguenza. Si è  alle prime battute.</p>
<p>I  promotori hanno aperto una pagina su facebook chiamata «Regione  Salento» e i contrari (<em>di cui faccio parte</em>) un&#8217;altra chiamata «<strong>Non  abbiamo bisogno della Regione Salento</strong>». Fra i promotori di tale  iniziativa troviamo alcuni giornalisti di TeleRama (<em>emittente  televisiva leccese</em>) che, utilizzando spazi forniti sempre da  TeleRama, diffondono le ragioni del progetto. Già questo farebbe  discutere&#8230;</p>
<p>Questi  signori intendono promuovere la realizzazione di un referendum  sulle tre province per dimostrare alle Istituzioni la determinazione di  una volontà popolare ad autogovernarsi, in quanto stanchi di subire una  politica baricentrica che nel corso degli anni possa aver causato un  serio ritardo nello sviluppo delle infrastrutture sul territorio  salentino. Non invio questo messaggio come rappresentante del gruppo  contrario, ma come semplice membro del gruppo e cittadino di questa mia  amata terra. Le ragioni esposte dagli appartenenti al «No» sono diverse e  prendono le forme di rifiuto categorico, dubbi, preoccupazioni e anche  risultati di analisi più approfondite (<em>storiche e culturali</em>). Ad  esempio:</p>
<p>-  dubbi e sospetti su quali politici possano segretamente dirigere  tale manovra.</p>
<p>-  la possibile intenzione di frenare il lavoro del governatore  Vendola (<em>e sottrarsi alla sua linea etica</em>) in Puglia e contenere i  consensi ch&#8217;egli riceve a livello nazionale.</p>
<p>-  il rifiuto di logiche separatiste basate anche sull&#8217;orgoglio  dell&#8217;appartenenza a un&#8217;etnia. La Storia c&#8217;insegna quali nefaste  conseguenze hanno avuto simili iniziative e/o manipolazioni dei  sentimenti .</p>
<p>- e  altro ancora.</p>
<p>Si  intende propugnare inoltre un referendum (<em>non a costo zero  per lo Stato, tra l&#8217;altro</em>) attraverso cui chiedere con un sì o un no  ai cittadini delle tre province se desiderano la formazione del nuovo  elemento costitutivo. Questo senza avere alcuna idea su come la regione  sarà strutturata, da chi sarà guidata o nemmeno su chi possano essere  eventualmente i possibili candidati. Come conseguenza non è dato neanche  intuire quale sarà la linea politica sui temi VITALI che riguardano il  territorio. Basti pensare all&#8217;ILVA di Taranto, le industrie di Cerano  nel Brindisino, la gestione dell&#8217;Acquedotto Pugliese, la fattibilità o  meno del rigassificatore, ecc. ecc.</p>
<p>Io  personalmente sono contrario a priori. Sono nato pugliese e sono  sempre stato orgoglioso d&#8217;esserlo. Sono fiero di essere nato in una  Regione ricca di varietà culturale, tanto quanto varia dal punto di  vista naturalistico e paesaggistico. Un immenso tesoro che se tenuto  assieme non può che procurare benefici alla comunità tutta. E inoltre  non condivido logiche separatiste in nome di un&#8217;appartenenza etnica  culturale.</p>
<p>La  lotta è impari. Noi utilizziamo facebook, il passaparola e il  dialogo ovunque possibile. Questi signori dispongono di televisione e  radio. Non vengo qui a chiedere di partecipare alla discussione in corso  su facebook, starà a voi se postare e discutere. Vi pregherei però di  aderire al gruppo se ritenete di identificare in una simile manovra una  inopportuna e inutile azione che costerà allo Stato denaro pubblico.</p>
<p>Sono  profondamente convinto che il mio amato Salento tanto quanto la  meravigliosa Regione Puglia abbiano solo da perdere qualora tale  &#8216;manovra&#8217; andasse in porto. E sono profondamente convinto potrebbe  ispirare ulteriori campanilismi e politiche separatiste in un paese già  dilaniato da malapolitica, malaffare, e sopratutto da carenza di risorse  economiche.</p>
<p>Un  caloroso saluto e Grazie comunque vada!<br />
<strong>Gabriele C. Cavallo</strong></p>
<p><strong>&gt;&gt;&gt;</strong> L&#8217;immagine  raffigura uno squarcio di cielo salentino che, come quello valdostano  «autonomo» di cui si parlava scherzosamente all&#8217;inizio dell&#8217;articolo, e  come tutti i cieli del mondo, non conosce confini o barriere.</p>
<p class="postAuthorLink">Mario Badino su http://www.gennarocarotenuto.it </p>]]></content:encoded>
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		<title>Napoli bene. Salotti, clienti e intellettuali nella capitale del Mezzogiorno</title>
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		<pubDate>Tue, 31 Aug 2010 14:44:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabrizio Lorusso Mex</dc:creator>
				<category><![CDATA[Dialoghi]]></category>
		<category><![CDATA[Gomorra]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Napoli]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>

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		<description><![CDATA[di Fabrizio Lorusso Lucio Iaccarino, Napoli bene. Salotti, clienti e intellettuali nella capitale del Mezzogiorno, Ediesse Edizioni &#8211; Carta Bianca, 2008. “Gli anni italiani insegnano che i palazzi sono micidiali quanto i campi di battaglia, solo che qui dentro i rumori della guerra sono attutiti, assorbiti dal parlottio delle trattative e dalle menti acute e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di <a href="http://lamericalatina.net/"><strong>Fabrizio Lorusso</strong></a></p>
<p><img src="http://www.carmillaonline.com/archives/Napolibene.jpg" border="0" alt="Napolibene.jpg" hspace="4" vspace="2" width="162" height="200" align="left" />Lucio Iaccarino, <em>Napoli bene. Salotti, clienti e intellettuali nella capitale del Mezzogiorno</em>, Ediesse Edizioni &#8211; <a href="http://www.ediesseonline.it/catalogo/carta-bianca/napoli-bene"><span style="text-decoration: underline;">Carta Bianca</span></a>, 2008.</p>
<p><em>“Gli anni italiani insegnano che i palazzi sono micidiali quanto i  campi di battaglia, solo che qui dentro i rumori della guerra sono  attutiti, assorbiti dal parlottio delle trattative e dalle menti acute e  assassine di questi uomini. […] Nessuno può cogliere il quadro  d’insieme, vedere contemporaneamente la figura e lo sfondo, l’obiettivo  finale. Nessuno eccetto coloro che tengono i fili di quelle trame…”</em>. <strong>Luther Blissett, Q.<span id="more-13575"></span></strong></p>
<p>Se Saviano ci ha accompagnato nel ventre delle periferie degradate e  del sistema della camorra, Iaccarino ci racconta un’altra Napoli, quella  istituzionale, quella del potere politico. Scrutando nelle maglie più  nascoste della città, il libro – che si sviluppa in modo ibrido tra  narrativa, finzione e dettagliato reportage sociale, una sorta di memoir  di formazione intellettuale – illustra i motivi di complicità che  legano la società civile all’illegalità, riflettendo sulle debolezze  politiche e sulle possibili vie per risollevare le sorti della città.</p>
<p><a name="more"></a></p>
<p>Dopo anni d’intensa attività un anziano professore inglese di Scienza  politica va in pensione, costringendo il suo assistente universitario  al precariato. Appena prima di partire per l’Inghilterra, il maestro  decide di lasciare al suo discepolo un divano bianco. Il giovane  comincia così un viaggio nei salotti della Napoli bene, in cerca di una  degna sistemazione per l’oggetto ereditato. La ricerca diventa  l’occasione per rileggere alcuni capitoli della storia sociale e  politica napoletana: da Lauro a Gava, agli “opachi anni ottanta”, per  finire con il disincanto della Iervolino e il disastro dei rifiuti.</p>
<p><em>La politica campana, rinchiudendosi nel salotto, aveva finito per  sottovalutare la portata reale dei problemi. I cittadini avvertivano la  crescente distanza, come se il personale politico avesse smesso di  calpestare i suoli della città. […] Le politiche pubbliche nell’era dei  rifiuti sembravano soffrire della “sindrome del sassolino”. Tutte le  volte che provavamo a scrivere dei processi decisionali nella nostra  regione, menzionando il nome del governatore campano, il computer lo  correggeva automaticamente con “”Sassolino”. Come se, dinnanzi alla  tragedia della spazzatura, ogni altra decisione, persino la più valida,  si dovesse tramutare in un sassolino caduto nello stagno. </em></p>
<p>Napoli bene e il suo universo di salotti, aule universitarie,  palazzi, uffici, strade e quartieri  incuriosiscono il partenopeo e “lo  straniero”. Da una parte, come milanese, avevo molto interesse  nell’affrontare un romanzo che completasse e, in qualche modo,  s’affiancasse idealmente al quadro duro e crudo dipinto da Saviano con  Gomorra. I toni sono riflessivi, l’analisi è profonda e propositiva  mentre l’impatto visivo ed emotivo dell’opera risulta più pacato e  concentrato sull’origine dei problemi e su ambienti e personaggi meno  “pericolosi”, spesso collocati fuori dal rumore delle cronache, ma  comunque fondamentali. Si tratta in parte di altre zone, di altre classi  sociali e di problematiche complementari ma con lo stesso sottofondo  culturale e storico, le stesse connivenze e giochi d’interesse. Anche  qui, qualcosa lo sapevamo già, forse molte altre città d’Italia possono  vantare condizioni simili, ma ci sfuggivano i nessi, le specificità  locali, le geometrie, a volte improbabili nel resto del paese, e le  connessioni tra i gangli vitali del sistema politico, culturale e  sociale della Napoli bene e delle altre, quella illecita, quella che  sopravvive, quella dei quartieri tristemente famosi come Scampia o  Forcella, con le loro interazioni, gli scontri, le violenze e i loro  reciproci scambi di favori.</p>
<p>Ora abbiamo ancora qualche tassello in più e ci viene proposto da  molteplici punti di vista disciplinari, temporali e spaziali. La nascita  del sistema (non inteso solamente come quello della camorra), la  cultura partenopea delle origini, il dopoguerra, gli anni ottanta, il  disincanto dei novanta e del nuovo millennio. La visualizzazione di una  speranza, di tanti piccoli tasselli del puzzle da ricostruire e degli  strappi da ricucire e infine un’occasione: il Forum Universale delle  Culture a Napoli nel 2013, l’ennesima data lontana ma al contempo troppo  vicina per una rigenerazione e per confrontarsi con il mondo sui temi  dello sviluppo sostenibile, i diritti umani, la pace, la legalità e la  diversità culturale in una delle realtà più contraddittorie e variegate  d’Europa.<br />
Dall’altra parte, come emigrato a Città del Messico da alcuni anni, la  lettura di Napoli bene ha risvegliato in me una sensazione di vicinanza,  somiglianza culturale ed empatia tra la realtà messicana e quella di  Napoli e della Campania, soprattutto per quanto riguarda l’elite  politica ed economica così come la racconta Lucio, con il suo sguardo  antropologico e giornalistico attento. Dall’esterno, da lontano viene da  dire “gente fuori dal mondo e un mondo fuori da quel che la gente  potesse immaginare”.</p>
<p>E’ ammirevole trovare tanta imparzialità e autocritica e tanto sforzo  costruttivo e deciso nel prendere atto dei propri vizi e delle proprie  virtù come in questo caso. Parrebbe un’impresa impossibile quella di  estraniarsi e guardarsi da fuori con le lenti della gradazione giusta,  non offuscate dalle aspettative personali e dall’interesse altrui.  Invece si ha di fronte un’analisi distaccata, ma tagliente, e, cosa che  dà molto valore al libro, non sensazionalista riguardo a una dinamica  sociale complessa ma spesso spettacolarizzata e banalizzata in Italia e  all’estero, secondo i canoni di un folclore incorreggibile e di una  superficialità accondiscendente. “Sono così, chiudiamo un occhio”,  direbbero al nord schernendo la modernità napoletana che per alcuni non è  mai arrivata a compimento, proprio come in America Latina, dove le  megalopoli, capitali e non, sarebbero, secondo alcuni, già postmoderne  senza essere passate da una modernità trasformatrice, dato che sono  state bloccate da mille resistenze ed inerzie che si rincorrevano.  Napoli capitale, però, aveva conosciuto una splendida e prematura  modernità, forse è per questo che s’è poi fermata in un contesto, il  meridione, che era rimasto profondamente arretrato.<br />
<img src="http://www.carmillaonline.com/archives/sorrisobefardocoloringreen.jpg" border="0" alt="sorrisobefardocoloringreen.jpg" hspace="4" vspace="2" width="162" height="200" align="right" />Napoli  bene è un racconto di vicissitudini, violenze, cadute ma anche piccoli  successi del quotidiano, una storia di vita, di tante vite, che prende  le forme del reportage e dell’analisi sociologica, del saggio e del  romanzo, fino a culminare nella difficile ma coraggiosa ricerca di  soluzioni pensate, vissute, provate e proposte. Anche sogni forse, ma  non utopie. Dal piccolo esperimento di un condominio, da una strada,  fino al quartiere e alla città intera. Visioni, speranze, azioni. Una  Napoli con un nuovo e forte settore turistico alternativo e la  meritocrazia come nuova bussola nell’università e nella ricerca dei  talenti, spesso cooptati dalla partitocrazia, per esempio, oppure la  legalizzazione progressiva delle droghe leggere per cominciare a  togliere ossigeno alla camorra, con la coscienza che la repressione pura  e semplice, priva di approcci globali, sociali, economici e culturali,  non serve a nulla, se non a riempire le pagine dei giornali e alimentare  le statistiche governative. Più importante sarebbe provvedere alla  ricostruzione del capitale sociale e della società civile attraverso  un’opera mirata alla riattivazione complessiva della città, partendo  dalle zone marginali, con l’idea “copernicana” che la fiducia, la  cooperazione e il senso civico possano essere “prodotti socialmente” e  non solamente ereditati da un passato glorioso.</p>
<p>Sembra quasi che un occhio esterno, da straniero, come quello del  maestro del giovane aspirante ricercatore, abbia fatto da mediatore e  consigliere per cercare tra le apparenze e scovare in mezzo alle  ambiguità di questa metropoli le storie, le logiche, i meccanismi che  muovono la Napoli dell’accademia, della politica, dei salotti e dei suoi  rispettivi baroni e baronesse. Per chi viene da fuori (non solo  geograficamente ma anche socialmente) risulta spesso ermetico e  inafferrabile in tutte le sue dinamiche questo mondo che si divincola  tra legalità e illegalità, clientelismo e fedeltà, corruzione e rent  seeking, palazzi benpensanti e strade assassine del malaffare.<br />
E’ il mondo delle sinergie tra le “gang del salotto e del vicolo”,  alleanze trasversali come quando “i figli della Napoli bene si erano  messi in affari coi ragazzi della Torretta, noto quartiere alle spalle  del lungomare di Mergellina, dove era possibile acquistare un ventaglio  abbastanza ampio di droghe pesanti e leggere”. Clan politici, come i  Gava e i Lauro, e clan di altro tipo, insomma. Gruppi con cui “il popolo  aveva instaurato un rapporto basato su vincolanti richieste d’aiuto,  dinanzi alle drammatiche condizioni di partenza”.</p>
<p>Proprio di sinergie e collaborazioni occulte si tratta quando si  parla della camorra come “fenomeno mafioso” che, in quanto tale, non può  separarsi dalla sfera politica ed economica con la quale interagisce  proficuamente. Monnezza e camorra puzzano di meno se combattute con le  armi della ricostruzione comunitaria della società, dell’istruzione e  della riabilitazione strutturale cittadina piuttosto che con l’esercito a  presidiare Chiaiano o con la polizia che mette dentro due pezzenti di  quando in quando.<br />
Iaccarino ci rivela e precisa le dinamiche del potere politico, sempre  maschile, spesso profondamente illiberale e quindi privo di regole e  freni, così legato ai contropoteri de facto come le mafie e i media. Nel  “piccolo” del mondo accademico e nel mercato del lavoro in cui  “l’incertezza e la conseguente autocensura dei subalterni” sono le  “forme più collaudate del controllo sociale” è ovvio che si favoriscano  il corporativismo intellettuale e la stagnazione delle idee, la  castrazione sistematica dell’innovazione, concetto vituperato per il suo  potenziale sovversivo di un idealizzato status quo.</p>
<p>L’assenza del principio del miglioramento continuo della ricerca e  della didattica oltre che dei criteri di selezione dei saperi, dei  discenti e dei docenti stessi dentro le università viene tristemente  ribadita dall’esperienza personale dell’autore che condivide con i  lettori un’amara verità e anche alcuni preziosi tentativi di ribaltare  le prospettive dell’insegnamento-apprendimento e dei ruoli di insegnante  e studente: suggerimenti interessanti e utili sfide professionali.<br />
E’ palese anche per gli intellettuali già fatti e formati, soprattutto  per loro, che tendono al conformismo politico, alla ricerca della  prebenda statale, dell’inevitabile e meritevole raccomandazione e del  favore interessato declinando dalle loro funzioni critiche e di stimolo  socio-culturale. In termini semplici e non pregiudiziali Lucio ci  racconta le origini storiche di questi fenomeni senza la considerazione  delle quali ogni soluzione e ogni proposta resterà effimera promessa  destinata all’insuccesso pratico.</p>
<p>Infine c’è l’epopea del divano, l’unico retaggio del professore  scomparso per l’alunno fedele ma ormai condannato al precariato  universitario e a una progressiva esclusione, come metafora del focolare  e dell’incontro riservato, quindi della casa, del clan, della famiglia,  dove si lavano i panni sporchi e dove si discutono, soprattutto tra  uomini, le questioni importanti per la cosa pubblica, anzi privata, che  la clientela e i sottoposti provvederanno a processare e smaltire in  base agli ordini e alle gerarchie. Buona lettura.</p>
<p><em>Lucio Iaccarino è fondatore dell’unità di <a href="http://www.thinkthanks.it/"><span style="text-decoration: underline;">ricerca Think Thanks</span></a>,  politologo, saggista, opinionista, blogger, è al suo primo racconto  sulle ragioni dell’infelicità pubblica napoletana. Ha insegnato Scienza  politica all’Università “l’Orientale” di Napoli, collabora con “la  Repubblica” (ed. Napoli), con “il Mese” di “Rassegna Sindacale”. Nel  2005 ha pubblicato, per la casa editrice “l’ancora del mediterraneo”, il  saggio La rigenerazione. Bagnoli: politiche pubbliche e società civile  nella Napoli post-industriale. </em></p>
<p><em><a href="http://www.carmillaonline.com" target="_blank">www.carmillaonline.com</a><br />
</em></p>
<p>Il libro qui: <a href="http://www.ediesseonline.it/catalogo/carta-bianca/napoli-bene">http://www.ediesseonline.it/catalogo/carta-bianca/napoli-bene</a></p>
<p>Il suo blog: <a href="http://napolibene.blogspot.com/">http://napolibene.blogspot.com/</a></p>
<p class="postAuthorLink">Fabrizio Lorusso Mex su http://www.gennarocarotenuto.it </p>]]></content:encoded>
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		<title>Back In Town. Bovisa City Milano</title>
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		<pubDate>Tue, 31 Aug 2010 14:42:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabrizio Lorusso Mex</dc:creator>
				<category><![CDATA[Dialoghi]]></category>
		<category><![CDATA[Storia]]></category>

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		<description><![CDATA[di Fabrizio Lorusso    LamericaLatina.net Oggi niente America Latina. Le luci dell’Osservatorio americano esaltano uno sguardo straniero e un po’ stranito su un barrio nostrano, asfalto e cemento del bel paese. Un cellulare in mano e 37 gradi Celsius nell’aria umida del primo pomeriggio milanese, quando tutto è chiuso, anche il cervello, e nessuno penserebbe [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" src="http://m2.paperblog.com/i/7/76483/back-in-town-bovisa-city-milano-L-1.jpeg" border="0" alt="1.Immag0018(Large).jpg" hspace="4" vspace="2" width="349" height="465" /><span id="more-13537"></span></p>
<p>di Fabrizio Lorusso    LamericaLatina.net</p>
<p>Oggi niente America Latina. Le luci dell’Osservatorio americano  esaltano uno sguardo straniero e un po’ stranito su un <em>barrio</em> nostrano,  asfalto e cemento del bel paese. Un cellulare in mano e 37   gradi Celsius  nell’aria umida del primo pomeriggio milanese, quando   tutto è chiuso, anche il  cervello, e nessuno penserebbe mai di farsi   una passeggiata di (mala)salute  improvvisata. Auto parcheggiate,   silenzio stazionario, afa e vino del pranzo che  risale.<br />
Questo è un  foto post con didascalie febbrili che resterà come   testimonianza del  breve ritorno in patria dell’autore, esiliato  volontario a  Città del  Messico da 8 anni e 1/2, felliniani ma anche  abbastanza fantozziani,   dipende sempre dal punto di vista.<br />
Quest’anno saranno 49 i giorni  passati in  Italia, per la precisione nel  caro e vecchio focolare di  Piazza Prealpi e vie  limitrofe, un’enclave  incastonata come una perla-<em>barrio</em> tra le mitiche  zone Bovisa, Quarto Oggiaro e Villapizzone a <strong>Milano</strong>, periferia ovest dal  retrogusto post industriale.</p>
<p><a name="more"></a></p>
<p><img src="http://m2.paperblog.com/i/7/76483/back-in-town-bovisa-city-milano-L-2.jpeg" border="0" alt="4.Immag0019(Large).jpg" hspace="4" vspace="2" width="395" height="295" />Questa   fu una terra promessa per l’immigrazione dal nostro meridione  a   partire dagli anni quaranta del secolo scorso e s’è oggi trasformata in   una  zona multicolore e multilingue, con i suoi pregi e le sue   contraddizioni, grazie  alle folte comunità equatoriane, peruviane,   cinesi, albanesi, marocchine,  rumene, pachistane, cingalesi, senegalesi   e mi scuso se ne dimentico alcune!  Presenti.</p>
<p>Ecco la fermata Villapizzone del  passante ferroviario, un mezzo che,  quando  nacque, venne spacciato per  una nuovissima metropolitana  sotterranea “classica”,  la famosa Linea 4  del metro di <strong>Milano</strong>, ma è più simile a un treno che passa ogni  tanto,  gli è simile nel bene e nel male.</p>
<p>I gradini spuntano in mezzo al nulla nei  pressi della sede Bovisa  del  Politecnico, dove fino a 10 anni fa  regnavano solo baracconi e  industrie  dismesse e ci si andava per  sfidare il destino: probabilità  di rapina oltre il  70%, sequestro  fifty-fifty, caduta in un tombino  scoperchiato, 30%, cedimento   strutturale di un edificio antistante,  55%, pestaggio o rissa, un bel  40%;  essere investiti da guidatori  ubriachi col foglio rosa o da  macchine della  scuola guida, 90%. Siamo  qui, ancora. Ce l’abbiamo  fatta!</p>
<p>Tutte le stime delle percentuali sono dell’autore su dati comuni.</p>
<p>Un cunicolo buio, orripilante e  masochisticamente affascinante  s’interrava  sotto i binari per una  ventina di metri eterni e  permetteva l’accesso al  quartiere abbandonato  dopo la crisi del  fordismo e della grande fabbrica, stile  Seveso o  Sesto San Giovanni  (Stalingrado d’Italia). Di recente è stato coperto e   sostituito da  degli eleganti sottopassaggi e ponti pedonali.<br />
<img src="http://m2.paperblog.com/i/7/76483/back-in-town-bovisa-city-milano-L-3.jpeg" border="0" alt="2.Immag0045(Large).jpg" hspace="4" vspace="2" width="438" height="584" /></p>
<p>Fontana pubblica con acqua pubblica  sgorgante al sapore di pesce  amaro, detta  Drago Verde, vicino a  cestino, anch’esso verde ma quasi  fosforescente, stracolmo  di putridume  e sovrastato dai proibizioni  statali e comunali su cartello.</p>
<p>Qui s’appostava sempre la bancarella del  pescivendolo nei giorni di  mercato,  il lunedì e il giovedì, dunque  l’acqua della fontanella,  sebbene fosse pulita e  potabile, lasciava un  retrogusto di orata e  polipo all’aglio e prezzemolo che  penetrava dalle  narici fino agli  angoli più reconditi dello stomaco assetato.  <img src="http://m2.paperblog.com/i/7/76483/back-in-town-bovisa-city-milano-L-4.jpeg" border="0" alt="2.Immag0055(Large).jpg" hspace="4" vspace="2" width="417" height="281" /></p>
<p>Oggigiorno la celebre gang latina dei  Latin Kings (il nome non  inganna)  sovrappongono tag su tag a quelle dei  writer più storici  miscelando hip-hop,  identità latina o quel che ne  rimane e disagio.<br />
Messaggio murale: minaccia  comprensibilissima anche a chi non bazzica lo spagnolo. Siete morti! <em>Están  muertos</em>. Voi che leggete il muro.</p>
<p>Un po’ come faceva il prete che inveiva  contro Troisi in “Non ci  resta che  piangere”, quando gridava “ricordati  che devi morire” e  Troisi diceva “sì, si,  mo me lo segno”. Segnatevelo  anche voi sul muro  sotto casa (nel condominio del  vicino). <img src="http://m2.paperblog.com/i/7/76483/back-in-town-bovisa-city-milano-L-5.jpeg" border="0" alt="3.Immag0027(Large).jpg" hspace="4" vspace="2" width="467" height="351" /></p>
<p>Ormai in zona si vende di tutto, anche i  Marziani, come da annuncio  affisso!  I bolos so più o meno cosa cosa  sono, a un euro è un buon  affare per quel tipo  di pane soffice e  rotondo. Ok.<br />
Ma i Marcianos  in vendita da questa signora  non so proprio cosa siano. Lo spagnolo  messicano non mi aiuta e nessuno  m’informa.</p>
<p>Da domani, domenica 4 luglio (quando scattai la foto), forse lo sapremo.</p>
<p>E poi, scherzi a parte, consiglio agli  abitanti della mia zona di  cominciare  a studiare lo spagnolo nella  variante andina (lo dico come  osservatore e  insegnante interessato a  trovare un lavoro nella  didattica dello spagnolo a  italiani prima o  poi, chissà).<img src="http://m2.paperblog.com/i/7/76483/back-in-town-bovisa-city-milano-L-6.jpeg" border="0" alt="6.Immag0006(Large).jpg" hspace="4" vspace="2" width="412" height="284" /></p>
<p>Alla fine di Via Negrotto c’è sempre  stato quello che chiamavamo   “l’accampamento degli zingari”, un campo  d’accoglienza o di  segregazione, a  seconda, per la popolazione rom che  era l’angolo più  precario e temuto dalla  popolazione del quartiere.</p>
<p>Vietato passare, vietato spiare, vietato giocare da quelle parti.<br />
E’,  però, permesso disfarsi delle televisioni offrendole in dono al   passante, ce ne  sono anche di vari colori e dimensioni, per tutti i   gusti e tutti i giusti  insomma.</p>
<p>Catodiche liberazioni. Televisive aberrazioni sul marciapiede.</p>
<p>In effetti la convivenza è sempre stata  difficile. La loro fama è  sempre  stata pessima, a torto e, un po’,  anche a ragione, non discuto.  Basta che non  prevalgano i luoghi comuni.</p>
<p>Mentre faccio le foto una famiglia di  rom, stipata in una vecchia  ford escort  che procede a 5km/ora, mi  squadrano da capo a piedi come  fossi uno sbirro  attrezzatto per lo  sgombero o un esattore del racket,  fenomeno molto comune qui.</p>
<p>Da piccoli sapevamo di default che tutti  i negozianti pagavano il  pizzo, ci  mancava che facessero pagare anche  noi “innocenti”  studentelli per poter andare  a scuola con la cartella  superiore ai 15  kg, come al check in  dell’areoporto.</p>
<p>Azzardo un cenno con la mano per  salutarli e un mezzo sorriso per   rassicurarli del fatto che non  cercherò di violare il loro spazio  vitale.<br />
Fatto, son tranquilli, ma come spesso succede l’impressione è diversa. E  sbagliamo. Preconcetti.</p>
<p>Rispetto ad alcuni anni fa la strada mi  sembra di lusso, per lo meno  non  vivono più nelle tende e nelle  roulotte ma nei prefabbricati e  l’asfalto ha  coperto una specie di  mulattiera antica.<br />
Continuo con le foto e poi sciacquo  via.<img src="http://m2.paperblog.com/i/7/76483/back-in-town-bovisa-city-milano-L-7.jpeg" border="0" alt="9.Immag0038(Large).jpg" hspace="4" vspace="2" width="312" height="417" /></p>
<p>Nell’anno del mondiale in Sudafrica, i  colori di quel continente,  presente  più che mai nelle città della  penisola, splendono anche sui  pali della luce per  la festa africana  ispirata all’evento sportivo  dell’anno e chiamata “Le Grande  Balun”,  echi francesi che assomigliano  più al dialetto milanese.</p>
<p>Credo che grazie (o a causa?) al  francese o al creolo parlato in  molti paesi  dell’Africa come prima o  seconda lingua, moltissimi  migranti hanno in realtà  meno problemi a  comunicare con chi parla il  dialetto milanese o con un  famigerato  padano Doc di quanto possiamo  immaginarci.</p>
<p>Passerebbero tranquillamente anche i  test linguistici che dovremmo,  invece,  imporre a buona parte della  nostra classe politica padana e  prealpina. Ma non  facciamo populismo  anche qui, <em>por favor</em>. <img src="http://m2.paperblog.com/i/7/76483/back-in-town-bovisa-city-milano-L-17.jpeg" border="0" alt="10.Immag0046(Large).jpg" hspace="4" vspace="2" width="437" height="523" /></p>
<p>In un quartiere dove il graffito e la  tag tirano, giustamente anche i   messaggi sociali passano sopra e  attraverso i muri per giungere alle  orecchie  della moltitudine  silenziosa pronta alla lettura degli urbani  ornamenti.</p>
<p>Le saracinesce chiuse ci parlano da  vicino e c’intristiscono da  lontano, è il  ricordo del rifiuto, la fine  del consumismo o  semplicemente l’ora sbagliata.  Alla una e mezza non si  apre.</p>
<p>No al razzismo, e sì all’Esperanto, la  lingua universale creata a  tavolino e  pensata come strumento di  comunicazione globale ai tempi in  cui di  globalizzazione non si parlava  ancora.</p>
<p>Che poi non sia servito a molto  nell’umana storia (ma parlo da  miscrednte),  siamo d’accordo, ma in  fondo il tentativo fu fatto e  questa zona ne è testimone  grazie al suo  centro esperantista ritratto  orgogliosamente nella foto, sempre  con  saracinesca chiusa ma animo  aperto.<br />
La lingua internazionale, altro che  american english, español o mandarino…<img src="http://m2.paperblog.com/i/7/76483/back-in-town-bovisa-city-milano-L-18.jpeg" border="0" alt="11.Immag0048(Large).jpg" hspace="4" vspace="2" width="526" height="409" /></p>
<p>Oltre al centro per la diffusione  dell’Esperanto abbiamo sulla  stessa strada,  Jacopino St. e Bramantino  St., una chiesa evangelica e  una macelleria equina  profumatissime.</p>
<p>Accanto ad esse un’altra saracinesca  chiusa, ma ripeto, spesso si  deve solo  all’ora, al giorno, al momento  insomma, non alla mancanza di  buona volontà.</p>
<p>Il vecchio circolo “E. Colombani” del  Partito Comunista Italiano,  oggi  Rifondazione, e la sua insegna  esistono e resistono ancora alla  ruggine del  tempo e delle finte  seconde e terze repubbliche che ci  passano davanti. <em>Todo  respeto</em>.<br />
Ma a volte anche no, sono posmoderno, non credo più.</p>
<p>A pochi metri da qui, proprio nel primo  pomeriggio di oltre  vent’anni fa,  assistemmo alla prima rapina, o  meglio uno furto con  scasso, della nostra vita.</p>
<p>Io e Frankino, oggi affermato house-tech  DJ, uscivamo dalla scuola  media C.  Colombo e con fare scoglionato ci  dirigevamo verso un pasto  sicuro nelle nostre  rispettive dimore quando,  ormai a pochi metri da  casa, un figuro (l’aggettivo  losco non lo  volevo scrivere, è scontato)  svuotava un negozio di pellicce del  suo  contenuto di scorze di  animali morti e peli incurante dell’allarme  sonante.</p>
<p>Niente di che, abbiamo preso la targa  per sentirci un po’ eroi ma  siccome il  negozio era una copertura per  qualcuno, non so chi, non ha  mai riaperto  comunque. Nessuno ci teneva  più di tanto. Meglio un bel  salumiere, per esempio.  E infatti c’è. <img src="http://m2.paperblog.com/i/7/76483/back-in-town-bovisa-city-milano-L-10.jpeg" border="0" alt="13.Immag0054(Large).jpg" hspace="4" vspace="2" width="419" height="499" /></p>
<p>Chiesa e oratorio erano luoghi ambigui.  Rifugi delle relazioni  sociali per  pargoli e adolescenti in un  quartiere “movimentato”, tane e  nascondigli per i  morigerati, spazi  aperti per fare sport e  indottrinarsi, erano anche un’ottima  palestra  per menarsi con i  coetanei, imparare le prime bestemmie, prendere i   primi due di picche  prima dei 15 anni e apprendere l’arte amorosa (solo  baci e  limonate  per gli sfortunati, qualcosa di più se avevi il  motorino, ancora di più   se eri un ripetente di 20 anni in mezzo alle  liceali del biennio e  stop) qualche  tempo dopo.<br />
Scene di adolescenza imberbe.<br />
Mi spiace, la realtà è  dura.<img src="http://m2.paperblog.com/i/7/76483/back-in-town-bovisa-city-milano-L-11.jpeg" border="0" alt="15.Immag0030(Large).jpg" hspace="4" vspace="2" width="451" height="541" /></p>
<p>Paradossalmente l’oratorio a volte era  davvero il miglior posto dove  andare,  stare, parlare, sparlare e  conoscere una fetta di mondo, ma  due o tre volte al  mese bisognava  prepararsi all’assedio delle bande  organizzate di sbandati  affamati di  radioline, braccialetti, scudi  (5000 lire), anelli e botte giusto   all’uscita della Chiesa, quando  faceva buio, oppure bisognava  presenziare ai  tentativi di spaccio dei  fratelli maggiori di alcuni  tuoi compagni di gioco o al  noto lancio  della siringa sul ciglio della  strada.</p>
<p>I fratelli maggiori, tra l’altro, erano  sempre pronti a difendere il  loro  consanguineo minore e minorato se non  gli concedevi di fare  alcuni gol (io  giocavo quasi sempre in porta o  come terzino, quindi lo  so).<br />
E a volte il gol  non lo meritavano davvero. Perciò niente.<br />
Non che l’ambiente oratoriale si  riducesse del tutto e solamente a questo, ma così era e così sia. <img src="http://m2.paperblog.com/i/7/76483/back-in-town-bovisa-city-milano-L-21.jpeg" border="0" alt="17.Immag0043(Large).jpg" hspace="4" vspace="2" width="470" height="608" /></p>
<p>Davanti alla Chiesa del <em>barrio</em>,  a meno di trenta metri di  affanno, c’è  da qualche anno un apprezzato  distributore di  preservativi, affianco alla  farmacia. Merita la foto,  coloratissimo,  richiama l’avventore e l’avventuriero  all’ordine e al  progresso  civile. Oratorio sì, ma poi usa anche questo.  <em>Bien</em>!</p>
<p>L’amore ai tempi del muralismo messicano  era fatto di trasgressioni e   passioni inconfessabili, Frida e Diego  Rivera, nazionalisti amati dal  popolo e  comunisti attivi erano scrutati  dall’internazionalista  globale Leon Trotsky, poi  sedotto a sua volta  dalla stessa Frida prima  di essere raggiunto dagli sgherri  del sadico  Stalin, messicanissimo  per il suo look baffuto ma poco avvezzo alla   negoziazione e al  sorriso.</p>
<p>Questo cuore rosa, invece, è patrimonio  culturale dell’umanità  secondo  l’UNESCO e la CIA, ed è stato collocato  sulla parete laterale  di un condominio  per bene, anche se modesto.  Possibile.<br />
Allegro. Però sprizza anatemi melensi  e frasi subliminali “stile Bacio Perugina” da tutti i suoi milioni di pixel.  <em>Al gusto</em>.</p>
</div>
<p class="postAuthorLink">Fabrizio Lorusso Mex su http://www.gennarocarotenuto.it </p>]]></content:encoded>
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