di Gennaro Carotenuto, giovedì 22 luglio 2010, 11:04
Archiviato in:
America latina, Argentina, Bolivia, Brasile, Cile, Colombia, Cuba, Ecuador, Globalizzazione, Honduras, Messico, Politica internazionale, Primavera latinoamericana, Primo piano, Problemi globali, Sottosviluppo, Uruguay, Venezuela
Il continente intero nel 2010 crescerà del 5.2%.
Se un tempo un battito d’ali a Wall Street provocava un uragano a Brasilia o a Buenos Aires, l’accelerata integrazione latinoamericana, voluta dai popoli e alla quale in questo decennio hanno dato impulso grandi dirigenti come Nestor Kirchner, Lula da Silva o Hugo Chávez, è stato solo un venticello (-1.9% nel 2009) nel Sud.
Questo continua a tessere la tela del proprio futuro da quando ha smesso di prendere ordini dalla Casa Bianca e dal Fondo Monetario Internazionale.
Luci e qualche ombra dalla Patria Grande economica.
Leggi tutto in esclusiva su Latinoamerica.
Gennaro Carotenuto su http://www.gennarocarotenuto.it
L’ex-presidente argentino Néstor Kirchner è stato eletto presidente di Unasur, l’organizzazione della quale fanno parte le dodici nazioni sudamericane, e si trova subito sul tavolo una spinosa agenda.
Al primo posto vi è la protervia con la quale Stati Uniti e Unione Europea pretendono di far accettare all’America latina il regime honduregno di Porfirio Lobo uscito dalle elezioni farsa organizzate dai golpisti.
Al secondo posto vi è il ripudio delle legge sull’immigrazione approvato dallo stato statunitense dell’Arizona, apertamente razzista e persecutoria verso i migranti.
Quindi vi sono i passaggi di un processo d’integrazione che parte dall’energia e la gestione di 100 milioni di dollari di aiuti ad Haiti (anche i latinoamericani fanno fatica a versare aiuti contanti e spesso si limitano agli annunci) e il fermo appoggio alla sovranità argentina sulle isole Malvinas occupate dalla Gran Bretagna.
Leggi tutto in esclusiva su Latinoamerica.
Gennaro Carotenuto su http://www.gennarocarotenuto.it
di Gennaro Carotenuto, venerdì 29 gennaio 2010, 21:45
Archiviato in:
America latina, Honduras
Non avevo mai visto aspirare colla. Tantomeno in strada, nel centro di una capitale come Tegucigalpa, in pieno giorno. Qui si vede con facilità. A me prende alla bocca dello stomaco, ai ragazzini al cervello. … Leggi tutto
Gennaro Carotenuto su http://www.gennarocarotenuto.it
Varie chiavi di lettura descrivono il momento politico vissuto mercoledì 27 a Tegucigalpa dove nell’eclissi del dittatore Roberto Micheletti si è insediato il nuovo presidente Porfirio Lobo e dove il presidente legittimo, ma esautorato dal golpe, è partito per l’esilio acclamato dai suoi.
Gennaro Carotenuto da Tegucigalpa
La prima chiave, con un golpe di stato conservatore completamente riuscito ed uscito di scena solo dopo aver portato a termine il proprio compito, è quella della sconfitta politica per la sinistra, che era al governo e lo ha perso, sia pur con la forza, e per la democrazia centroamericana tutta. Il successo del golpe è infatti un monito e un’ipoteca per l’America centrale (vi sono governi di centro-sinistra molto light sia in Salvador che in Guatemala) e per tutta l’America latina integrazionista.
Leggi tutto in esclusiva su Latinoamerica.
Gennaro Carotenuto su http://www.gennarocarotenuto.it
Alle 11.40 circa di oggi a Radio3Mondo, Radio3 Rai, Anna Maria Giordano intervista Gennaro Carotenuto in diretta da Tegucigalpa sul passaggio di poteri presidenziali in Honduras e l’esilio di Mel Zelaya. ASCOLTA LA REGISTRAZIONE DELL’INTERVISTA.
Gennaro Carotenuto su http://www.gennarocarotenuto.it
TEGUCIGALPA Secondo le organizzazioni in difesa dei diritti umani honduregne e in particolare per il presidente del CODEH Andrés Pavón, che ha tenuto una conferenza stampa in merito, i golpisti in Honduras dal 28 giugno ad oggi avrebbero ucciso 132 persone e ferito almeno 453 altre. Di queste circa 30 sarebbero state uccise durante mifestazioni pubbliche e il resto assassinate da sicari, squadroni della morte o durante detenzioni arbitrarie. … Leggi tutto
Gennaro Carotenuto su http://www.gennarocarotenuto.it
TEGUCIGALPA, 26 gennaio. – Sembra tutto pronto a Tegucigalpa per voltare pagina. Domani con una grande festa nello stadio nazionale, ci sarà il passaggio di poteri dal dittatore di Bergamo Alta, Roberto Micheletti a Porfirio “Pepe” Lobo. Sarà una grande occasione per rappresentare la nuova “pax americana” in Centro-America e per alcuni paria, come il presidente taiwanese, che ben raramente viene invitato ad eventi internazionali. Ma molte cose non quadrano e per le strade di Tegucigalpa si vedono i segnali che da tutto il paese l’opposizione democratica saprà dimostrare ancora una volta la sua forza.
Leggi tutto in esclusiva su Latinoamerica.
Gennaro Carotenuto su http://www.gennarocarotenuto.it
Con la complicità dei media che hanno fatto calare il silenzio sull’Honduras “pacificato” dal dittatore di Bergamo Alta Roberto Micheletti, per il quale la ONG “America’s Democracy Watch” raccoglie le firme per il Nobel per la Pace, il Natale a Tegucigalpa è un Natale di sangue con il ritrovamento del corpo straziato di Renán Fajardo, 22 anni, laureando in architettura, e membro attivo della Resistenza in Honduras.
È l’ennesimo omicidio mirato in un paese dove gli anni ’70 e la guerra sporca non sono mai finiti.
Leggi tutto in esclusiva su Latinoamerica.
Gennaro Carotenuto su http://www.gennarocarotenuto.it
Non risulta che ci siano prese di posizione di Álvaro Uribe o Hillary Clinton, il fior fiore della democrazia occidentale, né una riga sola scritta dai gagliardi Omero Ciai, Rocco Cotroneo o Emiliano Guanella, i Pulitzer della stampa italiana sull’America latina, sul ritrovamento del corpo decapitato di Santos Corrales García, un attivista della resistenza hondureña a 50 km dalla capitale Tegucigalpa.
… Leggi tutto
Gennaro Carotenuto su http://www.gennarocarotenuto.it
Il Tribunale Supremo Elettorale, completamente controllato dai golpisti, ha appena fatto un annuncio che testimonia il livello del farsesco che stanno assumendo nel dramma le elezioni in Honduras.
… Leggi tutto
Gennaro Carotenuto su http://www.gennarocarotenuto.it
Assalti ai media partecipativi e alle associazioni sospettate di favorire il boicottaggio proclamato dalla Resistenza delle elezioni farsa benedette dal Dipartimento di Stato. Mentre in Uruguay, contemporaneamente, le elezioni sono davvero una festa della democrazia in un altro punto della “Patria grande latinoamericana”, l’Honduras, le elezioni sono la fine della democrazia.
Tegucigalpa si sveglia oggi in un’alba tragica nella quale ancora una volta, nella piena logica alla George Bush di esportazione della democrazia, ed esattamente come è avvenuto in Afghanistan, si svolgono “elezioni pur che siano”. Con brogli, senza opposizione, senza osservatori internazionali, mentre si violano i diritti umani. Non importa.
Se qualcuno va a votare, vedremo quanti saranno, allora il simulacro di democrazia è mantenuto anche se ad imporlo sono gli squadroni della morte. Era la filosofia di Donald Rumsfeld e lo rimane per Hillary Clinton.
… Leggi tutto
Gennaro Carotenuto su http://www.gennarocarotenuto.it
Poche volte come accadrà questa domenica una coincidenza elettorale ha messo a confronto in maniera così evidente due maniere inconciliabili di intendere la democrazia e le sorti di un continente.
Da una parte, in Uruguay, si vota in pace, libertà e perfino in allegria e sarà presidente l’ex guerrigliero Pepe Mujica che afferma che la sua presidenza avrà l’uguaglianza come asse centrale.
Dall’altra, in Honduras, cinque mesi dopo il golpe del 28 giugno, si tengono elezioni farsa che saranno riconosciute solo dagli Stati Uniti e pochi paesi satellite. È la testimonianza che al Dipartimento di Stato pensano che solo con un nuovo ciclo di dittature, mascherate da “democrazia protetta” alla franchista, in America latina si può fermare l’onda integrazionista.
Leggi tutto in esclusiva su Latinoamerica.
Gennaro Carotenuto su http://www.gennarocarotenuto.it
di Gennaro Carotenuto, venerdì 20 novembre 2009, 11:20
Archiviato in:
America latina, Brasile, Ecuador, Guerre infinite, Honduras, Messico, Politica internazionale, Primavera latinoamericana, Primo piano, Venezuela

A che servono e chi minacciano le basi militari statunitensi in America latina? Il tema è caldo nella regione per la forte opposizione politica dei paesi integrazionisti, con Brasile in testa e Venezuela, che mantiene un forte contenzioso con la Colombia in merito, in primo piano. Ma Barack Obama, per una che ne chiude a Manta in Ecuador, rispettando la sovranità di quel paese, otto ne apre tra Panama e Colombia.
Leggi tutto in esclusiva su Latinoamerica.
Gennaro Carotenuto su http://www.gennarocarotenuto.it
Nel silenzio dei media internazionali si aggrava ora per ora la situazione in Honduras. Dopo che la dittatura civico-militare ha truffato, con l’aiuto degli Stati Uniti, il governo legittimo di Mel Zelaya e la comunità internazionale venendo meno ai patti appena firmati, la Resistenza ritira il proprio candidato dalle elezioni e annuncia che in nessun caso riconoscerà il risultato delle elezioni del prossimo 29 novembre.
Il fine settimana in Honduras è stato concitato e tragico nonostante i media internazionali abbiano di nuovo optato per una congiura del silenzio complice con i golpisti. Inizialmente il dittatore di Bergamo Alta, Roberto Micheletti aveva rinnegato gli accordi appena firmati, che prevedevano un effimero ritorno al governo di Mel Zelaya, il presidente rovesciato lo scorso 28 giugno e tuttora rifugiato nell’Ambasciata brasiliana.
Leggi tutto in esclusiva su Latinoamerica.
Gennaro Carotenuto su http://www.gennarocarotenuto.it
di Gennaro Carotenuto, venerdì 6 novembre 2009, 17:00
Archiviato in:
Honduras
L’accordo raggiunto la scorsa settimana con l’avallo del segretario di Stato statunitense Hillary Clinton per riportare il presidente legittimo Mel Zelaya, rifiugiato nell’ambasciata brasiliana, al governo in Honduras è abortito.
… Leggi tutto
Gennaro Carotenuto su http://www.gennarocarotenuto.it