di Gennaro Carotenuto, lunedì 9 gennaio 2012, 12:43
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America latina, Cile, Primo piano, Storia
Di fronte alle unanimi prese di posizione negative in Cile e in tutto il mondo contro la proibizione dell’uso del termine “dittatura” per il regime pinochetista (1973-1989) nei manuali scolastici, il governo di Sebastián Piñera fa macchina indietro. Secondo il ministro dell’ educazione Harald Beyer, che modifica quanto affermava fino a poche ore prima, “il governo non ha mai preteso di disconoscere il carattere non democratico del regime militare e le violazioni di diritti umani commesse”. È probabile che il governo vada ora verso la ricerca di una formula più soft consigliando e non obbligando ad usare i termini “regime” e non “dittatura” e “pronunciamento” invece di “golpe”. … Leggi tutto
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di Gennaro Carotenuto, venerdì 6 gennaio 2012, 08:45
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America latina, Cile, Primo piano, Storia
Il Consiglio Nazionale dell’Educazione ha approvato ieri a Valparaiso la proposta del governo di destra presieduto da Sebastián Piñera per la quale nei libri delle scuole elementari in Cile non potrà più apparire il termine “dittatura militare” rispetto al regime di Augusto Pinochet che rovesciò l’11 settembre 1973 il governo di Salvador Allende causando 3.500 desaparecidos, 30.000 incarcerati e 400.000 esiliati.
Aspre le critiche dell’opposizione per la quale “il governo non può cancellare la realtà di assassinii, sparizioni di persone, violazioni di diritti umani, libertà conculcate, censura e corruzione” mentre dalla maggioranza l’ex ministro pinochetista Alberto Cardemil è d’accordo con l’imposizione del governo con un surreale argomento: “È una maniera di rompere il pensiero unico”. Anche dal partito post-pinochetista UDI, una delle due forze che compongono la maggioranza, si festeggia: “Finalmente si rompe lo stigma nei confronti di Pinochet”. Per decreto, nei manuali delle scuole elementari.
Il governo ultraliberale di Sebastián Piñera è ai minimi storici di popolarità dal ripristino della democrazia nel 1990 e ha appena cambiato il terzo ministro dell’Educazione, incapace di sconfiggere un enorme movimento studentesco che da otto mesi chiede di smantellare il sistema educativo pinochetista in favore di un’educazione pubblica, gratuita e di qualità per tutti i cileni.
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Harald Beyer (foto) è il terzo ministro dell’educazione da quando il movimento studentesco cileno ha cominciato a scendere in piazza nello scorso aprile esigendo educazione pubblica, gratuita e di qualità per tutti a Santiago del Cile. La sua nomina, che segue di poche ore le dimissioni del suo predecessore Felipe Bulnes, fatte passare come dovute a questioni personali, testimonia tanto l’indurimento del conflitto che da quasi un anno tiene in scacco la società cilena, quanto l’incapacità del governo di far fronte alla forza e alla coscienza dell’enorme movimento che chiede la fine del modello pinochetista e del lucro nel sistema educativo del paese australe.
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di Gennaro Carotenuto, giovedì 10 novembre 2011, 20:24
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Continua la repressione del governo neoliberale cileno di Sebastián Piñera contro gli studenti, contro i Mapuche, contro chiunque non spergiuri che il Cile disegnato da Augusto Pinochet sia il paradiso in terra.
Arresti, botte, lacrimogeni, i famigerati idranti pinochetisti, 132 arresti e 30 feriti tra i quali almeno sei giornalisti che stavano documentando la violenza dei carabinieri, contro un movimento studentesco pacifico che il governo, dopo cinque mesi di lotta, non è riuscito a dividere né sconfiggere.
A chi guarda sempre altrove mi piacerebbe domandare se solo una volta fosse successo nel Venezuela bolivariano quello che centinaia di volte è successo in Cile (di nuovo ieri) come si sarebbero comportati. Noi lo sappiamo: avremmo titoli nei TG e lenzuolate sui giornali.
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Per il quotidiano britannico Guardian la leader del movimento studentesco cileno Camila Vallejo che sta mettendo in seria difficoltà il governo neoliberale del miliardario Sebastián Piñera –l’80% degli impiegati pubblici avrebbe aderito allo sciopero generale di ieri- sarebbe il più affascinante dirigente politico in America latina dall’apparizione sulla scena del Subcomandante Marcos nel Messico zapatista del 1994.
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La corte suprema cilena ha emesso l’ordine di scortare la leader studentesca Camila Vallejo dopo le numerose minacce della quale è stata fatta oggetto nel corso delle ultime settimane e che avevamo denunciato lo scorso 15 agosto.
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di Gennaro Carotenuto, lunedì 15 agosto 2011, 05:12
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Minacce di morte in Facebook. Tale Marcos Flores Conejeros, ha creato un evento in Facebook invitando ad assassinare la leader studentesca cilena Camila Vallejo (foto).
Al momento della rimozione della pagina avevano “aderito” ben 24 persone.
Camila Vallejo ha preferito restare sul merito: “Sebastián Piñera non governa in nome di tutti i cileni ma solo per conto della Confindustria”. La leader studentesca ha quindi stigmatizzato che in vent’anni di governi di centro-sinistra “né Michelle Bachelet né i suoi predecessori (Aylwin, Frei, Lagos, ndr) hanno avuto il coraggio di smantellare il sistema educativo pinochetista. Non hanno avuto il coraggio e non hanno avuto la volontà politica”.
Intanto di fronte alla fermezza della protesta studentesca il regime neoliberale provoca e minaccia di schierare l’esercito in strada il prossimo 11 settembre, trentottesimo anniversario del golpe contro il governo democratico di Salvador Allende. Per la prima volta da molti anni l’anniversario del golpe si preannuncia caldissimo.
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di Gennaro Carotenuto, venerdì 12 agosto 2011, 00:29
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CITTÀ DEL MESSICO – Chi sono i giovani di Londra, Manchester, Birmingham derubricati a criminali dal primo ministro David Cameron, quello della big society escludente? Che relazione c’è tra loro e quelli di Piazza Syntagma ad Atene, bollati come anarchici dal capo di governo Georgios Papandreu o quelli di Piazza Tahrir al Cairo, stigmatizzati come fondamentalisti islamici dalla stampa mainstream? E con gli “indignados” accampati alla Puerta del Sol spagnola? E con gli studenti cileni che da mesi tengono in scacco il più neoliberale dei governi, quello di Sebastián Piñera -che li cataloga come black block- con un programma chiaro come il sole: istruzione pubblica, gratuita e di qualità per tutti?
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Lo ha riconosciuto lo stesso Presidente Sebastián Piñera (destra) con il cambio di ben otto ministri in caduta libera di consenso. Le proteste di un movimento studentesco ogni giorno più forte (nella foto la presidente della FECH, Camila Vallejo) stanno facendo tremare il governo del più stabile dei paesi che in America meridionale affacciano sul Pacifico e che restano ancorati ai dogmi del neoliberismo.
Avere ogni settimana centinaia di migliaia di persone in piazza per una lotta perfettamente comprensibile quale quella per il diritto allo studio stava minando il consenso del suo governo rendendo un profondo rimpasto ineludibile. Oggi infatti il 53% dei cileni esprimono un giudizio negativo sul governo in rapido aumento dopo i fasti al momento della liberazione dei minatori quando il consenso sfiorava l’80%. Il dissenso si fa poi un’alluvione tra i minori di 35 anni: oggi addirittura il 71% ha un giudizio negativo del governo giunto ad un terzo del suo cammino.
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Nazionalizzazione dell’educazione, nuova Costituzione che superi quella scritta da Augusto Pinochet, rinazionalizzazione del rame e delle altre risorse naturali, riforma fiscale. E’ quanto ha chiesto ieri il più grande movimento studentesco dall’11 settembre 1973 in Cile. Almeno 700.000 persone sono sfilate ieri in grandi, pacifiche, colorate manifestazioni per esigere innanzitutto una chance per studiare che non sia quella offerta dal modello economico: l’indebitamento a vita con la banca privata. E’ il modello Browne, che in Cile conoscono da quasi 40 anni, e che il Partito Democratico vorrebbe impiantare anche in Italia.
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Salvo che nella regione di Pisco, nel sud del Perù, l’allarme Tsunami è passato senza gravi problemi in tutto il continente latinoamericano.
In Cile, con 4.000 km di costa sull’Oceano Pacifico l’attesa dello tsunami ha tenuto per 18 ore il paese con il fiato sospeso. Con più di 500 morti nel terribile terremoto dello scorso anno, 126 dei quali causati dal susseguente Tsunami, per la mancata allerta per il quale è ancora in corso un’inchiesta e con il ricordo sempre vivo del più forte terremoto della storia (Valdivia, 22 maggio 1960, 9.5 gradi della scala Richter contro gli “appena” 9 di quello giapponese), non poteva essere altrimenti per uno dei paesi più sismici al mondo.
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di Gennaro Carotenuto, martedì 4 gennaio 2011, 16:24
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Non facendo altro che piazzarsi per settimane al bordo del pozzo dove 33 minatori dovevano essere salvati e sorridere alle tv, il presidente cileno Sebastían Piñera aveva visto crescere i propri indici di approvazione anche di un punto percentuale al giorno arrivando al 63% in ottobre per riscendere al 51% in novembre.
Purtroppo per lui la ridiscesa sembra ben più dura della rapida salita e, dopo quasi un anno di governo, la simpatia dei cileni per Piñera è ai minimi. … Leggi tutto
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di Gennaro Carotenuto, giovedì 14 ottobre 2010, 09:57
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Che bel paese sarebbe il Cile se anche domani continuasse a interessarsi alla sorte e ai diritti negati di tutti i suoi minatori, anche dopo la fine del reality show mondiale del salvataggio dei 33 minatori dalla miniera di rame di San José, in quel nord dove quello che non è deserto è rame. Che meraviglia di paese sarebbe il Cile se quel tripudio di bandiere e quella logorrea patriottica non fosse pura propaganda e non fosse anche una macchina del “olvido”, una macchina per dimenticare la realtà.
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