Friday 25 May 2012, 03:28

Gli articoli scritti da Vincenza Perilli

Ancora sul presunto silenzio delle donne. un articolo di Adelaide Coletti

Gridare al "silenzio delle donne" (o delle "femministe") è una forma discorsiva già molte volte sperimentata per soffocare il dissenso, ignorare prese di posizione scomode o non allineate, ed emarginare le pratiche di resistenza che quotidianamente le donne mettono in atto nelle strade, nei luoghi di lavoro e di "non lavoro". Ne avevamo già parlato qui a proposito delle oscene strumentalizzazioni dell’omicidio di Hina Saleem (e tante altre).

… Leggi tutto

Partito democratico in burkini

Avevo già commentato l’episodio della donna di religione musulmana cacciata da una piscina veronese perché in burkini. In questi mesi di caldo torrido, gossip su Berlusconi&Co, allarme influenza suina e divieti vari (insomma si è parlato tanto di tutto tranne che dell’essenziale) anche quanto avvenuto nella Verona del leghista Tosi non è stato un caso isolato. Il sindaco di Varallo Sesia, Gianluca Buonanno, parlamentare della Lega Nord, non è stato infatti da meno, varando un’ordinanza che vieta l’uso del burkini (anzi "burquini" probabilmente per sottolineare l’assonanza del costume più con il burqa che con il bikini), con sanzione di 500 euro. La dichiarazione di Buonanno segue il solito schema e stile leghista: "Non ci inchiniamo rispettosi verso usanze e atteggiamenti che non sono proprie della nostra civiltà, non dobbiamo per forza essere sempre tolleranti! Proviamo ad immaginare il bagno di una donna occidentale in bikini in un paese musulmano: la conseguenza potrebbe essere la decapitazione, il carcere, l’espulsione. Noi ci limitiamo a vietarne l’uso e se questa decisione creerà qualche malumore, potranno scegliere di immergersi con il burkini nella loro vasca da bagno".

… Leggi tutto

Ricordando Hina Saleem. E le altre

L’11 agosto di tre anni fa, a Sarezzo, veniva uccisa a coltellate e seppellita nell’orto di casa dal padre e da altri parenti maschi Hina Saleem. Era emigrata in Italia dal Pakistan per ricongiungersi alla famiglia nel 1999, a quattordici anni. All’epoca dell’omicidio era dunque poco più che ventenne, lavorava in una pizzeria a Brescia dove conviveva con il suo ragazzo (italiano). Ma probabilmente tutti questi particolari sono inutili, ricorderete tutte e tutti Hina Saleem: come avevo già sottolineato in Violenza sulle donne e razzismo il suo fu uno dei pochissimi “omicidi in famiglia” saltati all’onore delle cronache italiane, mentre le tante donne uccise da mariti, fidanzati, amanti, padri, fratelli e parentame vario a stento riescono a conquistare uno striminzito trafiletto nelle pagine di cronaca. Ma nel caso di Hina fu diverso, tutt* avevano il proprio “guadagno” (o tornaconto): la stampa che banchettò sul suo corpo martoriato, i sostenitori dello “scontro di civiltà” che nell’omicidio vollero vedere la prova dell’impossibile “integrazione” dell’Islam nella nostra cultura, le presunte paladine dei diritti e della libertà delle donne come l’onorevole Daniela Santanchè che colsero l’occasione per denunciare i “barbari costumi” della famiglia musulmana di Hina e il silenzio delle “femministe” … In realtà tante voci di donne, di femministe, italiane e non, furono semplicemente ignorate. Qualcuna scrisse che Hina siamo noi, altre che il mostro è il patriarcato parlando con coraggio della propria personale esperienza di oppressione. Io, piena di rabbia e disgusto dopo aver letto che Hina era stata seppellita “con la testa rivolta alla Mecca, come vuole la tradizione musulmana”, chiedevo provocatoriamente in che direzione era rivolta la testa di quella giovanissima donna uccisa, vicino Venezia, dal suo amante a calci e pugni e poi sepolta ancora viva, incinta di nove mesi. Di questa donna non conoscevo, mentre scrivevo, il nome, come non conoscevo il nome del suo assassino, un italiano, marito e padre. Ma appunto queste sono storie che si leggono solo nei trafiletti. Solo più tardi ho “scoperto” che la ragazza sepolta viva si chiamava Jennifer Zacconi e che del suo omicidio si era parlato molto nella stampa locale, ma anche in questo caso strumentalmente: l’enfasi era stata posta sul fatto che era incinta e che nonostante il suo amante non fosse d’accordo aveva insistito per “tenersi il bambino”. La sua morte divenne il prestesto per osannare la maternità, discutere sulla capacità giuridica del feto/embrione e se l’assassino dovesse essere condannato per uno o duplice omicidio. Sembra che dietro ci fosse lo zampino del Movimento per la vita, ma la storia di Jennifer non ricevette l’attenzione morbosa riservata all’omicidio di Hina. Due storie diverse, (come ancora diversa è la storia della donna migrante uccisa qualche giorno fa dal marito italiano), ma accomunate dalla volontà da parte di organi di informazione e apparati di dominio/controllo di usare strumentalmente la violenza sulle donne. Dire che Hina e le altre sono state uccise da quel violento rapporto di potere chiamato sessismo che non tollera la libertà delle donne, non è permesso. O meglio, puoi dirlo ma faranno finta di non sentirlo. E’ questo, in sintesi, il cosiddetto “silenzio delle femministe” di cui parlava Santanchè …

.

Un gommone sul mare

Il "mare" è quello di piazzale Michelangelo a Firenze. Lì, sul suo pulmino, l’attore/attivista Saverio Tommasi ha piazzato un gommone. Lo scorso anno era stata una gabbia. Su quel gommone, digiunando sotto il sole, Saverio vive da mercoledì scorso e vi resterà fino a mercoledì 29 luglio. Sette giorni a simbolizzare un "viaggio immaginato ma non immaginario", come quello compiuto dai/dalle migranti attraverso il Mar Mediterraneo.

… Leggi tutto

Stragi di stato. La memoria diffusa è l’unico antidoto perché non si ripetano

Riprendo, dal sito dell’Aap,  l’invito  a riflettere insieme, in occasione dell’approssimarsi del ventinovesimo anniversario della strage del 2 agosto, sulle stragi di stato. Perché la memoria diffusa è l’unico antidoto contro la possibilità che certi eventi possano ripetersi.

… Leggi tutto

Lapidazioni occidentali

Una donna di origini nigeriane è stata malmenata in un giardinetto a Torino da un gruppo di persone, dopo che suo figlio (un bambino autistico di sette anni) aveva colpito con una pietra un anziano. A nulla sono valse le scuse e le spiegazioni della donna: è stata aggredita, percossa con una pietra e insultata con frasi del tipo "Porta quel bastardo di tuo figlio in manicomio" e l’oramai classico "Tornatene al tuo paese". Ha riportato lesioni guaribili in dieci giorni. Molto probabilmente ora sarò sommersa dai soliti "commenti autistici" (il 97% dei quali non pubblicherò perché palesemente razzisti): mi si ricorderà che la lapidazione è ben altra cosa, che milioni di donne vengono lapidate in Africa, che il razzismo non c’entra niente … eccetera eccetera.

da Marginalia

Se ad essere ucciso è uno "sporco negro"…

A quasi un anno dall’omicidio di Abdul Salam Guibre, detto Abba, massacrato a colpi di spranga e bastone il 15 settembre scorso a Milano, arriva la sentenza: 15 anni per omicidio volontario, non essendo stata ritenuta dal pm l’aggravante dell’odio razziale. Quella notte due baristi, padre e figlio, inseguirono con spranghe e bastoni tre ragazzi che avevano rubato un pacco di biscotti urlando "negri di merda", "dove vai cioccolatino" e "sporco negro".

… Leggi tutto

Per Marwa al Sherbini, una donna che indossava la hijab

Marwa al Sherbini, trentenne di origini egiziane, è stata uccisa con diciotto coltellate davanti agli occhi del figlioletto di tre anni e del marito lo scorso 1 luglio nel tribunale di Dresda, in Germania, dove si stava svolgendo il processo contro un giovane tedesco, suo vicino di casa, che lei aveva denunciato per pesanti minacce quali "puttana islamica" e "terrorista" e continue ingiunzioni a togliersi il velo. E’ stato lui, definito dai rari giornali che hanno dato la notizia "fanatico antislamico", ad ucciderla.

… Leggi tutto

Culture razziste e politiche sessuali dall’impero alla postcolonia

In occasione dell’uscita del volume di Nicoletta Poidimani Difendere la “razza”. Identità razziale e politiche sessuali nel progetto imperiale di Mussolini (ed. Sensibili alle Foglie, 2009), sabato 27 giugno a Bologna, una riflessione sul riattivarsi odierno di nuovi  stereotipi razzisti e sessisti a partire dalle analisi delle politiche sessuali e razziali applicate dal regime fascista nelle sue colonie africane a cura del Seminario itinerante antisessista e antirazzista

Intervengono: Nicoletta Poidimani (autrice di Difendere la “razza”),Najat Achak (Coordinamento migranti Bologna), Kaha Mohamed Aden (scrittrice)

Introducono: Liliana Ellena e Vincenza Perilli

Al termine dell’incontro proiezione del documentario di Chiara Ronchini e Lucia Squeglia
GOOD MORNING ABISSINIA

SABATO 27 GIUGNO ORE 15.00
CENTRO INTERCULTURALE ZONARELLI
via Sacco 14 – Bologna

Promuovono:
Ass. Sopra i ponti, Anpi Bolognina, Centro Zonarelli,
Laboratorio femminista Kebedech Seyoum

Ulteriori info e materiali in Marginalia