Thursday 09 February 2012, 04:22

Gli articoli scritti da Paolo Roversi

Ciò che in Honduras non era repressione, lo diventa in Iran grazie alla stampa internazionale

di Pedro Antonio Honrubia Hurtado *

Oltre ogni limite della manipolazione mediatica

La catena France 2 ha trasmesso immagini di una protesta contro la dittatura honduregna come se fossero immagini di una recente manifestazione a Teheran. In pratica, hanno trasmesso alcune immagini della repressione violenta della polizia e dei militari golpisti in Honduras contro la resistenza popolare seguita al colpo di Stato, facendole passare come se fossero fatti avvenuti nelle rivolte svoltesi in Iran lo scorso fine settimana, e presunta dimostrazione della violenza poliziesca e della repressione attuata dalla polizia iraniana contro i manifestanti dell’opposizione.

La manipolazione è stata scoperta e denunciata dal web Arrêt sur images, dedicato all’analisi delle immagini che appaiono nei media. Secondo quanto si afferma in questo web, la fotografia si trovava in una galleria fotografica del 9 luglio nel sito di Le Figaro.

Inoltre, la catena francese non si è limitata ad una sola trasmissione di immagini manipolate. Tali immagini sono state trasmesse molte volte nel corso della giornata nei diversi spazi informativi dell’emittente televisiva, così come si afferma in Aporrea.org. Fino ad ora l’emittente non ha trasmesso nessun tipo di correzione né di chiarimento sull’accaduto. E’ poco probabile che pensi di farlo, salvo far passare la manipolazione come un errore innocente, come hanno già fatto in loro difesa i mezzi di comunicazione internazionale che hanno pubblicato la notizia, tra cui il giornale spagnolo Público.

Ma questa volta, la cosa più penosa non è tanto la manipolazione delle immagini di per sé stessa, cosa che, disgraziatamente, non è affatto sorprendente e capita quotidianamente in questa e in altre catene televisive occidentali, così come nella radio e nella carta stampata. Questa volta sono andati ben oltre: questa volta hanno varcato ogni limite della manipolazione mediatica attraverso un’interpretazione delle immagini che varia completamente dalla prima interpretazione che i media avevano dato alle immagini nel loro contesto originale, inserendole nel contesto attuale, in cui esse sono state falsamente inserite.

Ha un che di surreale il fatto che la catena in questione abbia il coraggio di trasmettere alcune immagini della repressione poliziesca in Honduras come presunte immagini di repressione poliziesca in Iran, sapendo che i golpisti honduregni sono stati benedetti dai media occidentali e che tali immagini sono state nascoste sistematicamente alla popolazione occidentale, o trattate in forma tale da far passare i manifestanti repressi come colpevoli della situazione e poco meno che meritevoli di quanto potesse accadere loro, mentre ora si usano le stesse immagini per produrre giudizi giustamente contrari, nel momento in cui si giudica mediaticamente il rapporto tra manifestanti e poliziotti, repressori e vittime.

Quelle immagini, quelle stesse immagini che ora trasmettono come se fossero dell’Iran, quando erano trasmesse nel loro vero contesto, vale a dire, quando erano trasmesse come parte delle informazioni che si davano sugli avvenimenti che avevano seguito il colpo di Stato in Honduras, erano trattate in modo tale che in alcun caso si potesse parlare di repressione poliziesca o di attacco ai diritti umani da parte delle forze militari golpiste, ma tutto il suo contrario: si trattava di cariche di polizia legittime contro turbe di vandali inferociti che volevano perturbare la democrazia honduregna e seminare il caos nel paese.

Ora, in cambio, i paradossi della vita che ben dimostrano il grado di manipolazione e bassezza morale a cui possono giungere questi media, le medesime immagini sono utilizzate per attaccare il governo dell’Iran, per denunciare la repressione dei manifestanti dell’opposizione, e per parlare di attentati contro i diritti umani in Iran. In Honduras erano una cosa, ora in Iran sono giustamente il contrario, a seconda di come soffia il vento mediatico.

Ciò significa che, nel loro contesto precedente, il contesto da cui provengono veramente le immagini, tali avvenimenti non erano assolutamente dimostrazione di violenza poliziesca o di attacchi ai Diritti Umani contro membri della resistenza honduregna che si oppongono al colpo di Stato, e che, in cambio, alcuni mesi dopo, inserite falsamente in un altro contesto, le stesse immagini automaticamente diventano quello che non erano prima, ad opera e grazie all’interpretazione che di esse danno determinati media occidentali. E dire che le immagini sono dell’Honduras e non dell’Iran. Che barbarie!

Infine, che altro si può dire. Così si comportano questi media e questo è il modo con cui creano opinioni, in ogni momento in cui lo credono opportuno, e secondo gli interessi presenti in ogni contesto. E’ chiarissimo: la stessa immagine, nel suo contesto reale, è venduta come una cosa che non è, e nel contesto inventato è venduta come quello che è realmente. In cambio, risulta che dove esiste repressione e attacco ai Diritti Umani per i media che trasmettono le immagini è dove tali immagini non sono reali, e dove non esiste nulla di ciò è precisamente da dove in realtà provengono tali immagini. Il mondo alla rovescia. Di matti. E ci si trovano così bene.

Ogni giorno hanno sempre meno vergogna…

da http://www.rebelion.org/noticia.php?id=97987

Traduzione di Mauro Gemma

11 settembre 1973

Un Uomo degno, da ricordare. Parole quanto mai attuali, ci accompagneranno, sempre.

Ultimo messaggio del Presidente Salvador Allende al popolo cileno

La storia è nostra e la fanno i popoli.

Lavoratori della mia Patria: voglio ringraziarvi per la lealtà che
avete sempre avuto, per la fiducia che avete sempre riservato ad un
uomo che fu solo interprete di un grande desiderio di giustizia, che
giurò di rispettare la Costituzione e la Legge, e cosi fece. In questo
momento conclusivo, l’ultimo in cui posso rivolgermi a voi, voglio che
traiate insegnamento dalla lezione: il capitale straniero,
l’imperialismo, uniti alla reazione, crearono il clima affinché le
Forze Armate rompessero la tradizione, quella che gli insegnò il
generale Schneider e riaffermò il comandante Ayala, vittime dello
stesso settore sociale che oggi starà aspettando, con aiuto straniero,
di riconquistare il potere per continuare a difendere i loro profitti
e i loro privilegi.

Mi rivolgo a voi, soprattutto alla modesta donna della nostra terra,
alla contadina che credette in noi, alla madre che seppe della nostra
preoccupazione per i bambini. Mi rivolgo ai professionisti della
Patria, ai professionisti patrioti che continuarono a lavorare contro
la sedizione auspicata dalle associazioni di professionisti, dalle
associazioni classiste che difesero anche i vantaggi di una società
capitalista.

Mi rivolgo alla gioventù, a quelli che cantarono e si abbandonarono
all’allegria e allo spirito di lotta. Mi rivolgo all’uomo del Cile,
all’operaio, al contadino, all’intellettuale, a quelli che saranno
perseguitati, perché nel nostro paese il fascismo ha fatto la sua
comparsa già da qualche tempo; negli attentati terroristi, facendo
saltare i ponti, tagliando le linee ferroviarie, distruggendo gli
oleodotti e i gasdotti, nel silenzio di coloro che avevano l’obbligo
di procedere. Erano d’accordo.

La storia li giudicherà.

Sicuramente Radio Magallanes sarà zittita e il metallo tranquillo
della mia voce non vi giungerà più.

Non importa. Continuerete a sentirla. Starò sempre insieme a voi.

Perlomeno il mio ricordo sarà quello di un uomo degno che fu leale con
la Patria.

Il popolo deve difendersi ma non sacrificarsi. Il popolo non deve
farsi annientare né crivellare, ma non può nemmeno umiliarsi.

Lavoratori della mia Patria, ho fede nel Cile e nel suo destino.

Altri uomini supereranno questo momento grigio e amaro in cui il
tradimento pretende di imporsi. Sappiate che, più prima che poi, si
apriranno di nuovo i grandi viali per i quali passerà l’uomo libero,
per costruire una società migliore.

Viva il Cile! Viva il popolo! Viva i lavoratori!

Queste sono le mie ultime parole e sono certo che il mio sacrificio
non sarà invano, sono certo che, almeno, sarà una lezione morale che
castigherà la fellonia, la codardia e il tradimento..

(Santiago del Cile, 11 Settembre 1973).

Bond Usa, Tremonti risponderà sullo scoop di "Liberazione"

Tornato dalle ferie aggiorno, grazie a Liberazione (quotidiano comunista elevatosi di livello anche per merito della direzione di Dino Greco), su questo scandalo dai risvolti non troppo chiari.

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Sud Corea – Ssangyong, operai occupano la fabbrica…

… il governo apre le trattative inviando 6000 uomini dei reparti antisommossa e dei reparti speciali supportati da elicotteri.

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Il giallo dei due giapponesi con bond americani da 134,5 miliardi di dollari

E’ passato in sordina un inquietante scandalo internazionale scoperto alla dogana di Chiasso. Come mai? Cosa nasconde?

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Le influenze coincidenti

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The Guardian: "Italia: l’ombra del fascismo"

L’obiettivo centrale di Silvio Berlusconi come primo ministro italiano ormai non sembra più sorprendere e lasciare dubbi. Dal suo ingresso nel vacuum politico creatosi nel 1993 a causa del contemporaneo scandalo sulla corruzione governativa e del collasso del comunismo italiano, Mr. Berlusconi ha usato la sua carriera politica e il suo potere per proteggere se stesso e il suo impero mediatico dalla legge. Durante il più lungo dei suoi tre periodi in carica come primo ministro, Mr. Berlusconi non solo ha consolidato la sua già forte influenza sull’industria dei media italiana – oggi ne possiede circa la metà – ma ha speso un intera legislatura per garantirsi l’immunità. La legge è stata ritenuta incostituzionale ma la nuova elezione di Mr. Berlusconi, che lo riportato in sella lo scorso anno, gli ha permesso di portare a termine con successo il progetto di legge.

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Lettera del prof. André NOUSCHI all’ambasciatore di Israele

Il professor André Nouschi, 86 anni, ebreo nato a Constantine, storico di fama mondiale, Professore onorario all’Università di Nizza, ha inviato questa lettera all’ambasciatore di Israele a Parigi. La cosa scotta!

Signor Ambasciatore,

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La Bolivia rompe le relazioni diplomatiche con Israele

(ASCA-AFP) – La Paz, 14 gen – Il presidente boliviano Evo Morales ha annunciato che il suo Paese ha rotto le relazioni diplomatiche con Israele per protestare contro la sanguinosa offensiva dello Stato ebraico nella Striscia di Gaza.

”Annuncio – ha detto Morales – che la Bolivia ha rotto le relazioni diplomatiche con Israele a causa di questi gravi crimini contro la vita e l’umanita”’.

La decisione di Morales segue quella del presidente venezuelano Hugo Chavez, che lo scorso 6 gennaio ha ordinato l’espulsione dell’ambasciatore israeliano a Caracas, diventando un eroe dei palestinesi.

mlp/mcc/ss

http://www.asca.it/news M_O___BOLIVIA_ROMPE_RELAZIONI_DIPLOMATICHE_CON_ISRAELE-802154-ORA-.html