Thursday 09 February 2012, 16:01

Gli articoli scritti da Maurizio Guiducci

LAVORATORI, GHIACCIO, SALE E COSCIENZA DI CLASSE

Solo una cronaca rapida da una provincia del piccolo paese di Al Nanone, provincia dell’impero. Colla sensazione di colpa, quasi di colpa, di non guardare a lavoratori altri, ancora più invisibili – veramente invisibili -; col timore della vuota retorica, qualunquista, appollaiata sulle spalle.
Cronaca rapida, quotidiana, di lavoratori, “deportati”, pendolari; dal paese della cuccagna, quello del Grande Nano, dell’unto dal signore, dell’utilizzatore finale, del martire del Duomo. Quello un po’ più uguale degli altri, come i maiali di Orwelliana memoria, ed a voler sentire, qualche grugnito si sente. Anzi, di grugniti se ne sentono molti. Cronaca di lavoratori che vanno, gli stessi che se crepano mentre viaggiano, tra uno slalom e l’altro, una corsa, un treno freddo e pieno come carro bestiame, “qualcuno” obietta che no, non sono morti sul lavoro. Quegli stessi lavoratori che articoletti, riportati su Repubblica On Line (porca miseria non ritrovo lo scritto…), dicono essere meno soggetti ad accidenti cardiocircolatori… sai, le corse. Gli accidenti, quelli no, ne partono; altro se ne partono (d’altra parte sono pendolari, si parte e si arriva). Cronaca di lavoratori, tra altri lavoratori; quelli deportati da lontano e scampati, invisibili, spesso, agli stessi “deportati” più “fortunati”.
Cronaca dal paese dell’opposizione (sì, a volere,  con un po’ di fantasia; sinistra no, ce ne vorrebbe proprio troppa) che si appiattisce sull’idea unica, dove non c’è più un’idea. Di un’opposizione che s’indigna, poi getta la spugna con gran dignità. Di una sinistra, più o meno istituzionale (quella senza più poltrona), evaporata alla luce della sua latitanza sociale.
Da questa vuota, ossimorica, democrazia.
Cronaca di una mattina d’inverno, una delle tante, tra Genazzano e Valmontone (Roma) a cercar di prendere un treno. Con un autobus che si ferma e non può più andare avanti per la strada, provinciale, ghiacciata. Con una pattuglia dei carabinieri che passa e sussurra che, forse, il sale è finito. Sì, perché d’inverno, nel paese degli schermi al plasma e degli outlet, in collina, sotto le prime montagne appenniniche, qualche volta ghiaccia. E a ghiacciare restano un po’ di lavoratori.
E allora pensi, se manca il sale, se non si è pensato a metterne in maniera adeguata, forse quel sale è servito per condire qualche bell’insalata mista.
Perché se il sale sia finito non lo so, ma il ghiaccio c’è e l’autobus non cammina.
Tra un ponte sullo Stretto ed un’alta velocità.
Una cronaca banale, dovuta ad “un evento di forza maggiore non prevedibile”. Banali lavoratori su di una banale strada ghiacciata, quella del loro lavoro quotidiano – un giorno dopo l’altro -, perché anche lì stanno lavorando e non certo passeggiando, magari ammaestrati per un outlet. Bloccati per non meno di un paio d’ore ad osservare il sole salire con la stessa poesia di sempre e le mani ghiacciate.
Ed anche così, parlando al telefono con chi lì aspetta, non puoi non pensare agli “altri”. (Vedi, gli “altri” alla fine tornano, forse ho un po’ meno senso di colpa). Agli invisibili (qualcuno sarà anche lì) e spesso guardare alle parole dure dette anche da chi, magari ora sta bloccato nel ghiaccio; alle porte di Roma. Verso i deportati che “rubano il lavoro”.
Alle volte, pensi, è la seconda classe che vomita sulla terza, solo perché è sotto. E non alza più gli occhi, a vedere i veri maiali. Cosa abbiamo perso?
C’è il ghiaccio e non c’è il sale e si continua a crepare di lavoro, anche quando non si crepa – un giorno dopo l’altro -. A vedere orde di fame arrivare ed essere rigettate. Alle volte a non capire.  E crepare dentro le nostre teste. E domani si continuerà e non ci sarà ancora sale ma non sarà ghiacciato. Ed il treno puzzerà come sempre e darà precedenza all’eurostar, veloce sogno tecnologico. Per arrivare, affannati, a timbrare un cartellino. Un giorno dopo l’altro si andrà al lavoro.
E dal telefono senti una signora che quasi litiga col conducente, lavoratore bloccato nel ghiaccio; toni accesi.
Poi, il sale è arrivato…
Nel paese dove, qualcuno ha detto, le classi non esistono più (quelle differenziali presto sì).
Come ricreare una coscienza di classe? Perché è, coscienza di classe.
Cronache minori dal paese della più violenta sconfitta culturale… senza voler scomodare citazioni pasoliniane.

Morire di lavoro

Non è stato il grosso suv a sbandare e travolgermi, lì, dove ora è il mazzo di fiori, sul grigio guardrail. … Leggi tutto

Il nostro supermercato

La cassiera è lì, mezza mattinata. Avrà già battuto prezzi su prezzi, il suo prodotto, di oggetti, cose che anche lei consumerà. E’ lì, giovane. Davanti ancora gran parte della giornata ed un lavoro probabilmente precario. Sarà stanca stasera. E a quarant’anni forse si ritroverà le gambe fiacche e poca vita respirata. … Leggi tutto

Berlusconi sull’Honduras: le elezioni hanno restaurato la democrazia

Da uno che di certo di democrazia se ne intende; faccio il copia/incolla da un articolo si Peace Reporter di oggi, 2 dicembre 2009:

… Leggi tutto

Parla conducente! Il Tribunale del Lavoro reintegra il ferroviere Dante de Angelis

dante-de-angelis Il 26 ottobre, è stata emessa dal Tribunale del Lavoro di Roma, la sentenza per il reintegro di Dante De Angelis, il ferroviere, macchinista, licenziato il giorno di ferragosto del 2008 da Trenitalia per aver pubblicamente reso noto lo spezzamento di due Eurostar durante manovre.

Dante, che per Trenitalia nelle sue dichiarazioni fu lesivo dell’immagine dell’azienda, è un Responsabile Lavoratori per la Sicurezza, ed appunto di mancata sicurezza dei convogli, e di tutto ciò che ci "ruota" sopra ed intorno, si doveva paventare se degli incidenti a determinati organi meccanici sembravano ripetersi.

… Leggi tutto

Da Peace Reporter: “Abruzzo, forse sotto le macerie ancora tante vittime: i migranti irregolari che affittavano in nero”

Doriana Goracci inseriva ieri, come commento al suo articolo, una notizia che girava in rete “i morti che non vi dicono”.

Oggi Peace Reporter pubblica un articolo a conferma. In rete circola un filmato, ripreso di nascosto, dove un rappresentante della protezione civile dichiara che i morti “irregolari” ci sono.

Poi, ufficialmente, si minimizza. La notizia è purtroppo tragicamente attendibile (potrei dire attesa). In ogni caso, anche uno solo, sarebbe comunque uno di troppo. Anche solo dimenticarne uno…

Ma si sa, la Questura de L’Aquila ora si occupa di emergenze, non di affitti in nero.

Da Peace Reporter:

Mentre ancora è vivo il dolore per i funerali di Stato delle vittime del terremoto che ha colpito l’Abruzzo, si fa strada un’inquietante possibilità.

Le vittime, infatti, potrebbero essere molte di più. Secondo il parere di un funzionario della protezione Civile italiana, ripreso da una telecamera nascosta, al momento è impossibile ipotizzare quanti migranti vivessero nel centro storico. “Almeno il 90 percento di quelle case erano affittate in nero”, dichiara il funzionario nel video postato sul sito ByoBlu e rilanciato in pochi minuti da YouTube e altri network online. il funzionario, del quale non si precisa il nome, si spinge ad affermare che le vittime potrebbero essere in totale quasi quattrocento.

Agostino Miozzo, dirigente della protezione civile, così commenta – per PeaceReporter – il video: “E’ possibile certamente che ci siano altre vittime sotto le macerie, e che tra queste ci siano immigrati irregolari. I cani e gli altri strumenti che la protezione civile utilizza non indicano però una presenza tanto grande di persone rimaste sepolte. L’Aquila è una piccola città, in cui tutti si conoscono e tutti sanno di tutto. Il fenomeno dell’immigrazione irregolare non è massiccio come può esserlo in città come Napoli o Milano o Roma, tenderei ad escludere quindi che le cifre siano quelle fatte da chi, non sapendo di essere filmato o registrato, si esprime in libertà e in una situazione di stress e fatica enormi”.

Ennesima mattanza nella nostra tonnara – 500 migranti "dispersi"

Così, tanto per ricordare.
Solo per ricordare.
Una goccia nel mare.
Solo Sangue nel mare.

Borghezio e la lega (c’è chi dice che fascista non sia).
Maroni e La Russa…
Fini e la "nuova" via dei vecchi fascisti (ma dov’erano trent’anni fa?).
Salò come le repubbliche partigiane.
Berlusconi… Berlusconi.
Il pensiero unico.
Franceschini e le europee.
La crisi dell’Occidente.
Il mercato libero ed il libero mercato.
Mercato di corpi.
Facce nel mare.

Sangue come sangue (sempre lo stesso).
Ondate di visi (che non avranno mai volto)
ed il nostro paese dei balocchi.
I nostri mediocri pensieri.

Ennesima mattanza tra l’Africa e l’Italia. Centinaia (più di 500 ed uno sarebbe già troppo) di migranti dispersi nel mare al largo della Libia.

Routine.

Omicidio di stato

Mentre finisco di scrivere mi accorgo che viene pubblicato l’articolo di Repubblica su Giornalismo partecipativo a firma redazione. Con commento in testa di Gennaro Carotenuto. Ormai ho scritto… sono commenti viscerali. Lo propongo lo stesso:

…E chi difenderà ora le offese fatte a chi non può difendersi, e l’ordine al soldato impaurito e il dolore cancellato deriso, porci servi di servi assassini ogni volta che siete cinici e parlate di realismo e siete egoisti e lo chiamerete buonsenso e grondate indignazione per i crimini altrui mentre ogni giorno preparate i vostri con cura…” Stefano Benni da Comici spaventati guerrieri.

… Leggi tutto

Alice ADSL: il paese delle meraviglie; direttamente a casa tua!

Lo so, mi sembra di provare indignazione per la stecca di un orchestrale sul Titanic che affonda. E l’acqua, della sentina per altro, l’abbiamo ormai al ginocchio. Ma tanto all’umido ci siamo abituati e la puzza neanche la sentiamo più. Ascoltiamo l’orchestra…
Però il fastidio resta. … Leggi tutto