Thursday 09 February 2012, 17:08

Gli articoli scritti da Mattia Nesti

Istruzione, Gelmini e socialismo…

Verso la fine del diciannovesimo secolo Jose Martì, il rivoluzionario che sarebbe divenuto l’eroe nazionale di Cuba, scrisse che “essere istruiti è l’unico modo per essere liberi” e che “tutti gli uomini devono coltivare la propria intelligenza per rispettare così se stessi e il mondo”, perché “il popolo più felice è quello che ha istruito meglio i suoi bambini”.

Parole importanti, che vale la pena di ricordare.

Parole su cui riflettere, alla luce di alcuni dati degli ultimi anni.

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Lettera aperta: costruiamo insieme un’altra Italia.

"[Questa lettera è tratta da un dibattito sviluppatosi sul sito del “Giornalismo Partecipativo” www.gennarocarotenuto.it].

Siamo uomini e donne che credono nell’altra Italia.

Quell’Italia onesta che lavora, che resiste, che vuole costruire un Paese migliore. Quell’Italia che negli ultimi tempi è stata fin troppo oscurata dall’Italia dei padroni e dei padroncini, dei furbetti del quartierino, degli speculatori, dell’ipocrisia dei benpensanti e dei figli di papà, degli evasori che dichiarano quanto un operaio e tengono lo yacht in porto, dei raccomandati e dei raccomandanti, dei corruttori e dei corrotti.

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Viva l’altra Italia. Chi ci sta a darle voce?

L’articolo sull’altra Italia, pubblicato venerdì scorso (http://www.gennarocarotenuto.it/10101-viva-litalia-che-resiste-diamole-voce/), è riuscito a dar vita ad un dibattito che ha in qualche modo raccolto la provocazione con cui si chiudeva il pezzo, chiedendo se ci si dovesse veramente arrendere all’idea che l’unica alternativa politica alle destre, sul piano amministrativo, fosse lo stile di Vendola in Puglia. … Leggi tutto

La Chiesa, la Lega e l’IDV: la decadenza razzista e clericale della politica italiana.

Simpatico teatrino agostano della politica nostrana.

La Chiesa, dopo essersi accorta con qualche decennio di ritardo di aver sostenuto negli anni un assiduo difensore dei principi cattolici ma anche dei benefici ricavabili dalle escort e da giovani ragazzine in carriera, si è decisa, anche in questo caso con alcuni mesi di ritardo, a denunciare le politiche disumane del Governo in materie d’immigrazione.

Oggi è puntualmente giunta la replica, in pieno stile leghista, de La Padania, che denuncia, con toni che neanche il miglior Pannella avrebbe potuto usare, "Strane ingerenze ideologiche in uno stato laico", arrivando a minacciare la rottura del Concordato.

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Strage di Stato (italiano).

77 morti e nessun soccorso, a poche miglie dalla super controllata e protetta costa siciliana.


Viva l’Italia che resiste. Diamole voce!

Viviamo in questi mesi una sorta di nuovo Medioevo politico, sociale e culturale. Viviamo, ogni giorno, le conseguenza del trionfo di una cultura, tutta italiana, che pone le sue radici nell’incontro della filosofia “soldi, potere e ipocrisia” di Berlusconi e del berlusconismo con l’individualismo esasperato e disumano tipico del capitalismo.

In questo nostro perfetto sistema videocratico (da vedere, al prossimo festival del cinema di Venezia, il documentario “Videocracy” dell’italo-svedese Erik Gandini), imperversano su tutti i canali viscidi uomini di potere, pronti a recitare, senza trovare la benché minima resistenza, il bollettino delle balle quotidiane. Intanto i segnali di speranza, come la lotta degli operai della INNSE, il no forte e motivato alle ronde dei comuni di Massa e di “Salerno”, la sentenza del TAR sull’ora di religione, il partecipato corteo agostano contro il ponte sullo stretto, l’Onda studentesca dello scorso autunno, rimangono gocce isolate nell’oceano.

Se è vero che grazie al maggioritario, al porcellum e al bipolarismo, Berlusconi e Bossi governano il paese con il 45% dei consensi come se fossero i padroni assoluti dello Stato, è altrettanto vero che esistono tuttora due diverse “Italie”.

Da una parte l’Italia di padroni e padroncini, dei furbetti del quartierino, degli speculatori, dell’ipocrisia dei benpensanti e dei figli di papà, degli evasori che dichiarano quanto un operaio e tengono lo yacht in porto, dei raccomandati e dei raccomandanti, dei corruttori e dei corrotti; e poi, usando i versi di De Gregori, c’è “l’altra Italia”: l’Italia assassinata dai giornali e dal cemento, l’Italia che lavora, che si dispera e che si innamora, l’Italia con le bandiere, l’Italia che non muore e che resiste.

E ci sono ancora, per quanto facciano di tutto per dimenticarsene e per farlo dimenticare (come testimoniano le ultime tornate elettorali), delle forze politiche che dovrebbero (e avrebbero dovuto) essere rappresentanti  di questa “altra Italia”. Ci sono ancora, e ci saranno sicuramente almeno fino alla prossima primavera, delle regioni (Piemonte, Liguria, Toscana, Emilia Romagna, Umbria, Marche, Basilicata, Calabria) governate da giunte di sinistra sostenute da Partito Democratico, soggetti della “Federazione della Sinistra” (Prc, Pdci e altri movimenti locali) e Italia dei Valori.

La domanda da porsi è questa: per quale motivo, a maggior ragione dopo l’approvazione del (vergognoso) federalismo leghista, tali giunte perseverano, salvo rarissime eccezioni, nell’errore della “moderazione”, quando avrebbero invece la possibilità di assumere, anche a livello legislativo, posizioni che destabilizzerebbero i piani di questa destra classista, clericale, fascista e guerrafondaia, facendosi così, finalmente, portavoce di quella troppo a lungo ignorata “altra Italia”?

Di aziende come la INNSE ne esistono a centinaia in tutta Italia; di lavoratori come quelli saliti sulla gru migliaia e migliaia.

Perché queste regioni invece di assumersi la responsabilità di diventare laboratori in cui “sperimentare” l’intervento istituzionale a fianco dei lavoratori attraverso iniziative di autogestione e cooperazione, di “nazionalizzazione” e di riconversione a difesa dei posti di lavoro e dell’ambiente, preferiscono riproporre l’atteggiamento autistico della regione Lombardia?

Perché solo la Toscana ha approvato una legge che smonta di fatto i teoremi razzisti e pericolosi per la comunità del “pacchetto sicurezza?

Perché dei suddetti governatori nessuno si è preso la briga di dire che non si può continuare a costruire strade e autostrade e che si potrebbe investire in un trasporto pubblico (si pensi alle ferrovie) di qualità e per tutti, anziché nella Tav, dannosa per l’ambiente, veloce come i vecchi Eurostar e con tariffe assurde?

L’elenco di simili domande, su lavoro, ambiente, sanità, istruzione, partecipazione dei cittadini…, potrebbe continuare a lungo.

Anni fa, molti anni fa, le regioni “rosse” erano il principale motivo di orgoglio del PCI, proprio perché, nonostante gli infiniti governi democristiani, continuavano con grande celerità il loro progresso sociale, sanitario, scolastico e lavorativo.

Di fronte alle sfide poste dalla crisi economica e dal mondo del lavoro, dalla questione ambientale, dall’attacco alla scuola e alla sanità pubblica, si può sperare che queste regioni “rosse” tornino ad essere un elemento di forte rottura nei confronti dell’operato del Governo?

O dobbiamo rassegnarci all’idea che l’unica strada percorribile sia quella del leader di Sinistra e Libertà Nichi Vendola, inizialmente eroe della “primavera di Puglia”, finito a dover mettere in giunta prima il principale esponente dei “baroni” della (disastrata) sanità pugliese e poi, per restare “in piedi”, l’Udc di Cuffaro e “Io Sud” della Poli Bortone (ex-Msi e An e adesso “leghista” del sud)?

Mattia Nesti.

Honduras, perché gli Usa tacciono? Colpa del conflitto Obama- Hillary

Alcuni fedelissimi della Segretaria di Stato americana oggi lavorano attivamente con i golpisti.

Tom Hayden
La politica americana confrontata al colpo di Stato del 28 giugno (che ha detronizzato il presidente dell’Honduras Manuel Zelaya, sostituendolo con Roberto Micheletti), rischia di sprofondare nella confusione a causa delle divergenze tra il Presidente Barack Obama e la Segretaria di Stato Hillary Clinton.
Questi contrasti vengono da lontano, almeno dalle primarie del 2008 quando i due si sfidarono per l’investitura presidenziale.

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La FIOM: occuperemo le fabbriche. Come si vincono le battaglie dell’autunno?

La crisi finanziaria è ormai passata, ma la crisi dell’economia reale raggiungerà il suo apice nei prossimi mesi e, in particolar modo, nell’autunno.

Per questo, con un Governo immobile che cerca solo di salvaguardare il sistema malato che ha portato ai disastri degli ultimi mesi e di distruggere le conquiste sociali delle lotte studentesche e operaie, padroni e padroncini stanno mettendo le mani avanti, cercando di salvare i propri interessi scaricando gli effetti della crisi sui lavoratori, magari approfittando del periodo estivo, in cui l’allerta dei soggetti politici di lotta è tendenzialmente più bassa.

Fin qui niente di nuovo.

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2 Agosto 1980: strage fascista, omertà di Stato.

Questo articolo era già stato pubblicato il Maggio scorso, per ricordare la non ricordata strage di Piazza della Loggia a Brescia.
Ma, per quanto mi riguarda, quelle parole sono utili per ricordare e attualizzare tutti gli omicidi di Stato della storia repubblicana, da Portella della Ginestra fino Carlo Giuliani e Federico Aldrovandi, passando per tutte le stragi, ordite per reprimere nel sangue venti di rinnovamento, da fascisti, apparati di stato, massoni e via dicendo, che sono costate la vita a centinaia di innocenti.

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