domenica 21 marzo 2010, 19:55

Gli articoli scritti da Mattia Nesti

Quel finto interesse del Pd per la “libertà di informazione”

Non si placa la polemica legata alla decisione, presa a maggioranza dalla commissione di Vigilanza della Rai, di rivedere le norme della parcondicio, nei 30 giorni precedenti le elezioni regionali del prossimo 28 e 29 marzo, per i programmi di approfondimento come Annozero, Ballarò e Porta a Porta.
Intervistato da “Il Giornale” è tornato a parlare anche Marco Beltrandi, esponente radicale promotore in commissione del contestato regolamento. … Leggi tutto

L’attacco fascista di Brunetta contro la Costituzione e il lavoro

Vedremo, dopo la giornata di ieri, se ci sarà qualcuno, tra le fila del Partito Democratico, che avrà ancora il coraggio di parlare di “dialogo” e dell’urgenza di fare le “riforme” condivise con la maggioranza. L’offensiva di Brunetta, che ritiene che “non abbia senso” dire che la “l’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro”, non è altro che l’ultimo tassello di un drammatico quadro che svela le criminali intenzioni di questo Governo.
Sarebbe sbagliato credere che questo non sia un “Governo del fare”; l’esecutivo di Berlusconi, in questi mesi, ha fatto molto per cercare di distruggere la classe sociale che ritiene nemica dei propri interessi: l’insieme dei lavoratori e delle lavoratrici.

Il primo provvedimento del primo Consiglio dei Ministri, tenutosi a Napoli nel 2008, approvò l’abrogazione delle norme, introdotte dal Governo Prodi e volute dalla sinistra, che perseguivano penalmente i datori di lavoro che non avessero garantito la sicurezza dei propri lavoratori dipendenti. Sono arrivate, poi, le norme razziste, volute dalla Lega, che hanno cercato, per mesi, di camuffare l’arrivo della crisi dietro lo spauracchio del clandestino che “ruba il lavoro e violenta le tue donne” (come si scriveva nei manifesti fascisti che promuovevano le guerre coloniali).
Nel frattempo, manovrata da Tremonti e Berlusconi, il ministro Gelmini approvava le sue drammatiche riforme della scuola pubblica, accompagnate dal famigerato disegno di legge Aprea che apre le porte alla privatizzazione degli istituti superiori e delle Università, palesando l’intenzione di (ri)trasformare la scuola pubblica in uno strumento di selezione di classe, anziché di selezione di merito e di uguaglianza.

E’ stata poi la volta, in questo 2009 appena concluso, dell’accordo separato sul modello contrattuale che ha concluso l’opera, avviata ad inizio degli anni ‘90 con la complicità di tutto il centrosinistra riformista, di destrutturazione delle conquiste operaie degli anni ‘60 e ‘70. Per non parlare dei manganelli usati come unica risposta nei confronti delle decine di migliaia di lavoratori e lavoratrici che chiedevano risposte concrete contro la crisi, contro i padroni e contro le banche che ancora una volta hanno ricevuto fondi pubblici senza offrire nessuna garanzia.

Quelle parole, “l’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro“, hanno un profondo significato, che Brunetta conosce benissimo e che proprio per questo motivo cerca di distruggere, e che furono inserite nella Carta proprio per dare all’Italia una base solida. Una base che non fosse composta, come già era negli anni precedenti del fascismo, dalle oligarchie e dagli interessi di pochi gruppi di potere politico e economico, bensì dalle grandi masse dei lavoratori e delle lavoratrici, vera forza della nazione.

“Poi ebbi una visione, come l’esplosione di un altissimo fungo atomico di cretineria e le scorie ricadevano su ogni punto del nostro paese, affollate metropoli e sperdute lande, e l’effetto era un rincoglionimento totale, cosmico, indescrivibile. Nessuno aveva ancora capito che quell’elettrodomestico lì era il balcone dei beniti futuri. [...] – Sì, per un pò lo ricorderemo ma non so per quanto – mi disse Baruch – La memoria non è fatta solo di giuramenti, parole e lapidi, è fatta di gesti che si ripetono ogni mattino del mondo. E il mondo che vogliamo noi va salvato ogni giorno, nutrito, tenuto vivo. Basta mollare un attimo e tutto va in rovina.
Torneranno tra vent’anni o trenta ma torneranno. Non vedremo i cingolati entrare in paese, non parleranno in tedesco. Sorrideranno e avranno delle belle auto ammirate da tutti. Vestiranno giacche di sartoria invece della divisa di ordinanza. Non girerano le squadracce, ma si sparirà in silenzio, cancellati in qualche modo elegante. Così sarà”. [Stefano Benni - Saltatempo]

Mattia Nesti

dal quotidiano online NewNotizie.

Tutti allegri, il PIL cresce. Ma la crisi è finita davvero?

L’Ocse ha pubblicato i dati che riguardano l’andamento del Prodotto Interno Lordo nel terzo trimestre di quest’anno.
L’economia italiana registra una crescita dello 0,6%, la prima dopo cinque trimestri negativi, inferiore alla media del G7 (+0,7%) ma superiore alla media Ue (+0,2%).

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Storie di crisi: Comune occupato a Termini Imerese, 173 licenziamenti alla Lasme occupata.

L’Ocse ha reso pubblici oggi alcuni dati a proposito dell’evoluzione della crisi economica in Italia.
Secondo l’analisi dell’Economic Outlook presentato oggi, la recessione ha avuto effetti meno pesanti che in altri paesi europei, perché la crisi economica del nostro Paese è iniziata prima che altrove.

In ogni modo i dati sull’economia reale sono tutt’altro che rassicuranti: “la ripresa annunciata “potrebbe essere più debole del previsto sul medio-termine”, inoltre la disoccupazione, che attualmente si attesta al 7,6% (+0,8%) e che nei prossimi mesi è destinata ad aumentare fino all’8,6%, potrebbe subire un ulteriore impennata, conseguenza della fine della Cassa Integrazione per moltissimi lavoratori.
In ogni caso fino alla fine del 2011 la disoccupazione è destinata ad aumentare, con effetti devastanti sulla vita di milioni di lavoratori, che si ritroveranno senza salario.

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Studenti in piazza, in Italia e in Europa.

Trentasei anni fa, fra il 14 e il 17 Novembre, gli studenti del Politecnico di Atene misero in atto una grande protesta di massa, repressa con le armi dall’esercito, contro Papadopoulos e il regime dei colonelli, che subì un colpo fatale per la sua stessa sopravvivenza. Per ricordare quei ragazzi, protagonisti di quelle lotte, il 17 Novembre è stato dichiarato “Giornata Mondiale dei diritti dello studente“.

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Morire a vent’anni nella democratica Italia.

Capita, in una Repubblica democratica fondata sul lavoro e l’uguaglianza, di essere fermati da una pattuglia di carabinieri con pochi grammi di hashish nella tasca, e di essere ritrovati morti ammazzati, dopo due giorni, sul letto di un ospedale penitenziario.

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La nostra storia

Smise di piovere e due mesi dopo Fefelli fu eletto sindaco col cinquantatré per cento promettendo il book, anzi una raffica di boom-boom edilizi e commerciali. Un nuovo radioso, moderno paese sarebbe sorto sulle pendici della montagna, guarda caso sui terreni suoi, oppure intestati al figlio Marcello che si diceva studiasse a Osford invece sfolgorava di zucconaggine al liceo privato Parini, ricchi e cretini.
Qualcuno ci cascò subito. Fatevi tutti la villetta e la macchina, basta con queste case tristi e le biciclette scassate, diceva Fefè offrendo murattipuzzole e prestiti, siamo già una metropoli.

Naturalmente la novità più controversa e visibile era il cementificio grigio e turrito appena fuori dal paese, vicino al fiume. Apparteneva a una società di cui Fefelli era ovviamente socio.

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Libera, e ipocrita, informazione.

In vista dell’appuntamento di domani, 3 Ottobre, per la libertà d’informazione, con la manifestazione indetta dalla FNSI (alle 16.00 in Piazza del Popolo a Roma; per chi volesse conviene arrivare un’ora prima, a Piazza della Repubblica, per partecipare anche al corteo dei precari, che hanno sicuramente bisogno d’aiuto più di "Repubblica), potrebbe essere utile riflettere non solo sulla "libertà" ma anche sulla "verità" dell’informazione.

Lungi da me l’intenzione di usare questo spazio per autoeleggermi a "censor maximus" sulla veridicità o meno delle notizie e delle opinioni (cosa peraltro molto alla moda, soprattutto per Berlusconi, Scajola, la Gelmini e gli altri compagni di merende), vorrei solo riportare alcuni dati sui temi all’ordine del giorno nelle ultime settimane.

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19 Settembre 2009: quale manifestazione ci aspetta?

E’ assolutamente fuori discussione che nel nostro Paese esistano grandi problematiche legate all’informazione o, per essere più precisi, alla disinformazione e all’omologazione del ventennio berlusconiano.

Prendendo in considerazione questo primo e fondamentale elemento, scendere in piazza domenica 19 Settembre (Piazza del Popolo a Roma, dalle ore 16), per partecipare alla manifestazione lancia dalla FNSI in difesa della "libertà di stampa", dovrebbe essere una conseguenza logica e naturale.

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