Thursday 09 February 2012, 14:42

Gli articoli scritti da Lorenzo Mortara

Nato l'11 Maggio del 1976. Operaio metalmeccanico, tintore all'YKK di Vercelli, multinazionale giapponese del tessile. Marxista direi dal 2004 Per chi volesse scrivermi per posta normale: Lorenzo Mortara Via Prarolo 20 13100 Vercelli -VC-

Le Lewinsky dell’Imperialismo

Alle ultime provocazioni di Mario Vargas Llosa, la più grande delle Lewinsky che l’imperialismo tenga sotto di sé, e quando dico “sotto” chi ha orecchie per intendere intenda, ha già risposto Gennaro Carotenuto. Ma se Giornalismo Partecipativoe le penne migliori di questo paese, di fronte al gioco sporco degli infami non sanno far altro che difendersi, il marxismo, con la spavalderia che lo contraddistingue, partecipa solo a patto di poter andare all’attacco e di non scendere sullo stesso piano infantile della stampa padronale. Innanzitutto chiariamo una volta per tutte chi sia Mario Vargas Llosa: partito da una cellula comunista di Lima, passa presto dal marxismo al radicalismo della democrazia cattolica peruviana, per approdare, a rimbambimento concluso, all’estrema destra. … Leggi tutto

Micromega, Marx e i microcefali liberali

di Lorenzo Mortara

Il solito bamboccio, questa volta nella maschera di Rampini Federico, sull’ultimo numero di Micromega – la rivista liberal che lo schiavista De Benedetti e la sua "Società per Illazioni" pretendono di smerciare a sinistra – scribacchia che “almeno una profezia di Marx è stata smentita dai fatti… la caduta tendenziale del saggio di profitto che nella sua visione (del solo Rampini evidentemente – N.d.A) avrebbe portato alla rovina del capitalismo. Gli ultimi trent’anni di storia dell’economia globale – l’inglorioso trentennio seguito al presunto trentennio glorioso, apice e caduta del cretinismo keynesiano – hanno visto al contrario un consistente spostamento nella distribuzione della ricchezza a favore dei profitti e a scapito dei redditi da lavoro”.

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I comunisti e gli scioperi

In che rapporto sono i comunisti con i proletari in genere?

I comunisti non hanno interessi distinti dagli interessi di tutto il proletariato.

I comunisti non pongono principi «settari» (secondo alcune traduzioni francesi e inglesi, NdA)

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Meritocrazia, Brunetta e lotta di classe

In una tazzina dell’Espresso(nella “propaganda padronale”, non inganni l’articolo, di emiliano Fittipaldi e Marco Lillo. Anche al link), uno dei più neri caffè che la borghesia convinta d’essere di sinistra si sorbisce una volta alla settimana, e che finché avremo la rogna del capitalismo dovremo purtroppo grattarci, scopriamo che l’ultimo nano malefico venuto fuori dalla greppia parlamentare, quand’era a Strasburgo sulle spalle anche dei lavoratori europei e non solo di quelli italiani – tanto è leggero – si presentava in aula una volta su due. Allora, al Parlamento Europeo, non c’erano evidentemente i tornelli. E anche ci fossero stati, a nulla sarebbero valsi con uno che ci passa sotto! … Leggi tutto

Dei diritti umani: ovvero la fattoria degli intellettuali

Il nuovo google-gruppo che raccoglie gli affezionati di Giornalismo partecipativo mi invita a  pubblicare articoli e commentare quelli altrui. Sono ben felice di fare la mia parte, e iniziare così la nuova stagione di questo sito. Mi perdoni il lettore se pubblico un articolo di Settembre dedicato alle Olimpiadi passate, ma non sempre sono al passo con gli eventi. Inoltre credo che la diffusione di siti come questo e il potenziale aumento di informazione che internet offre, vada controbilanciato con una severa autodisciplina che imponga allo scrivente di pubblicare solo ciò che ritenga veramente significativo. Altrimenti la pan-informazione andrà di pari passo con il suo annullamento. Non è ovviamente facile stabilire da sé se un articolo meriti.davvero. Errori sono sempre possibili. Mi pare però che, con questo sistema, si possano ottenere risultati apprezzabili, anche se a volte, come in questo caso, il prezzo da pagare è pubblicare un po’ in ritardo testi che, con meno opera di limatura, avrebbero potuto uscire prima. Male, ma prima! … Leggi tutto

La “tendenza marxista” ovvero il “marxismo di tendenza”

La nota di merito fattami da Gennaro per il mio scritto “Mai più senza marxismo” (http://www.gennarocarotenuto.it/2755-mai-piu-senza-marxismo-sulla-debacle-elettorale) mi sprona.

Non si può mettere il punto finale a questo scritto, senza aggiungere due parole che analizzino nel dettaglio anche la corrente che dovrebbe prendersi la responsabilità di guidare il Partito. Di striscio, alcuni difetti sono già stati segnalati, ora verrà sviscerato il problema di fondo, senza il superamento del quale, la corrente di FalceMartello spingerà più contro che a favore del marxismo. Chi scrive, ha avuto brevi contatti con quei compagni, ha provato anche ad entrare nei loro quadri. Non ha potuto farlo perché è stato considerato più un oppositore che un simpatizzante. Qui, però, non troveranno spazio beghe personali che il lettore non potrebbe verificare e che inoltre potrebbero interessarlo solo se fosse appassionato di Novella 2000. Dovere di marxista è analizzare nella maniera più sobria possibile, senza lasciarsi condizionare da amarezze o sentimenti personali, i fatti “oggettivi”. Di seguito, quindi, si troverà solo ciò che chiunque sarà in grado di controllare da sé. … Leggi tutto

Mai più senza marxismo -sulla debacle elettorale-

Pubblico un po’ in ritardo le mie considerazioni sulla disfatta di Rifondazione alle ultime elezioni. Del resto gli ultimi post di Gennaro su Giordano, e soprattutto l’elezione di Vendola alla guida del Partito, le rendono ancora incredibilmente attuali.

Dai de profundis sulla Caporetto elettorale che girano in rete, ritengo mio personale dovere, dovere di marxista, far sentire anche questa voce impertinente per contrastare come posso l’eco del revisionismo che, vincente o perdente, ancora la sovrasta. Provare a far ascoltare la voce del marxismo a un Partito sordo ormai anche a quella dell’incoscienza, è un’impresa al limite della follia. Tale e quale alla rivoluzione, però. Non c’è, dunque, fallimento più grande, che restarne al di qua, senza averci nemmeno mai provato. … Leggi tutto

Manifesto per il Socialismo del XXI Secolo

Mentre la Gallina Maddalena dice che il nuovo Partito Demagogico sarà socialista e liberale, l’Infausto Libertinotti propone per la futura Europa Sinistrata un programma il cui motto sarà: “Lasciar fare alla pianificazione…!”.

Davanti a simili esternazioni, la platea dei Sofri, che “sofrono” molto per non poter più essere dei piccolo borghesi come gli altri, a causa di un passato da rivoluzionari di professione da fighetti quali erano ieri e ancor di più oggi, discutono di King, di Gandhi, di Habermas, di Bernstein e della famosa citazione capovolta, “il movimento è tutto, il fine è nulla”, capendo per altro ancor meno del suo significato: “il movimento, il bernsteinismo, l’opportunismo da Partito Demagogico è la fine di tutto”, la fine di chi, in nome di chissà quale movimento, non è mai andato da nessuna parte, ad esclusione di dove tira il vento. E il vento tira sempre a destra, dove vuoi che tiri?

Al di là delle raffiche, va precisato che un conto è il revisionismo alla Bernstein o alla Kautsky, e un conto è il revisionismo da Partito Demagogico. Nel primo caso, infatti, il revisionismo parte da una “prima visione” a cui nessun opportunista si è mai permesso di mancare, nel secondo invece il revisionismo non nasce né da una prima né da una seconda visione, ma riflette direttamente la mancanza di un qualunque segnale d’uno oscurantismo peggio che medievale che solo la voce del Rinascimento operaio potrà rimettere quanto prima al suo posto:

O il fine è tutto, o il movimento è fermo. Perché il movimento operaio, o è rivoluzionario o non è niente!

Qua, dall’orlo estremo di un’età apparentemente sepolta, sarà bene parafrasare la più grande rivoluzionaria di tutti i tempi perché, tra le tante mezze calze nominate (King e Gandhi esclusi) a sostegno della loro mediocrità, tutti i rinnegati della nuova bolsa sinistra, non si scordino proprio del tutto le loro origini: «È Bastato che il Partito Demagogico aprisse i battenti, per capire che non aveva altro da dire e da fare che richiuderli subito» (da Riforma sociale o rivoluzione? di Rosa Luxemburg). E già che ci sono, i nuovi rampolli, si ricordino anche da dove nasceva e quale ne era, per questa grande rivoluzionaria, la caratteristica principale del bernsteinismo: «L’avversione contro la “teoria”. L’opportunismo non è in grado di costruire una teoria positiva capace di sostenere in qualche misura la critica». Da qui l’ipocrisia con cui si mischiano, tra le altre cose, socialismo e liberalismo. Ipocrisia che non è di Carlo Rosselli – preveniamo le eventuali obiezioni – ma solo degli eterni opportunisti, cavalcatori ieri del fetido cadavere della defunta Socialdemocrazia e oggi anche, senza ritegno, del “Socialismo Liberale” di questo piccolo, grande italiano.

Ma perché mai gli opportunisti detestano la teoria? Perché dietro l’odio per la teoria, c’è l’odio che l’unica classe dominante completamente analfabeta mai esistita, l’impresentabile borghesia a cui appartengono oramai irrimediabilmente, nutre per la cultura; l’antipatia profonda, viscerale e giurata contro i “classici”, contro lo studio dei “sacri testi”, contro il rigore intellettuale e la ferrea disciplina mentale con cui chi li apprende disimpara l’arte televisiva, comprata a buon mercato, di sgusciare da tutte le contraddizioni e da ogni ideale principio per mettere i piedi in tutte le staffe, nota arte da parata, futurista come solo i graffiti delle caverne hanno saputo esserlo, dalla quale tutti gli ignavi della terra, costi quel che costi, non vogliono assolutamente separarsi.

Per fortuna, mentre l’esercito innumerevole dei tartufi contro-riformisti si raduna sotto il “grande palmizio”, probabile simbolo del futuro Partito per l’Estate, dall’altra parte del mondo, dalla punta più avanzata della solita Atlantide che sta lentamente ma inesorabilmente riapparendo, il colonnello Hugo Rafael Chávez Frías, solo come Majakovskij contro tutti i canarini al timone, grida: «Svelti, torcete il collo ai canarini, prima che non solo il Socialismo per il XXI Secolo, ma anche i suoi prodromi, dai canarini siano sopraffatti».

IL SOCIALISMO È MORTO? EVVIVA IL SOCIALISMO!