Thursday 09 February 2012, 14:42

Gli articoli scritti da

Insegnate scuole medie statali in pensione, storico, prof. a contratto Università Federico II Napoli, facoltà di Scienze Politiche, cattedra di Storia Contemporanea; redattore rivista on line "Fuoriregistro".

"Quattro Giornate". Presente senza passato

4giornate1 Le commemorazioni non guardano indietro, però – sembra fatale – diventano una sorta di “memoria a scadenza fissa”, il “gesso” che immobilizza fratture scomposte tra un mitico “passato” e un infelice “presente”. Per un giorno inni bandiere al vento e valori universali, poi il limbo d’un realismo rinunciatario, che è quasi sempre rassegnazione o, se si vuole, identità annacquata in cerca di consensi. D’accordo, anche questo è politica, ma dirlo onestamente non ci farà male: esistono due “memorie”. Una, ufficiale e condivisa, non lascia segni, non fa domande. E’ Narciso allo specchio: guarda se stessa e ignora il presente,. L’altra, sempre più rara, indaga il passato per capire il presente. E’ la storia “maestra di vita”, che racconta la verità nuda e cruda, parla alle coscienze, ma non trova ascolto, non insegna più niente a nessuno e dà fastidio, perché ci mette davanti noi stessi, così come siamo davvero. E non è un bel vedere.

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Brunetta candidato al Nobel

E’ certo. Renato Brunetta è molto vicino al Nobel. Dopo lunghe, serie e rigorose ricerche, dopo l’esame di migliaia di testi dei maggiori economisti, il suo Sud, un sogno impossibile ha conquistato i favori della giuria. L’idea centrale del saggio è risultata l’arma vincente del professore: senza l’inurbazione Napoli-Caserta e la Calabria, sostiene Brunetta, l’Italia sarebbe uno dei primi paesi in Europa. Per questa intuizione indiscutibilmente geniale, Brunetta, membro di un governo che è stato a suo tempo votato anche dai meridionali e che dovrebbe lavorare per risolvere i mali del Sud, è stato giudicato il miglior ministro possibile per una repubblica delle banane.

All’illustre studioso, complimenti ed auguri. E, in quanto a noi, non ci sono dubbi: ogni popolo ha i ministri e i governi che si merita.

Dal Blog di Giuseppe Aragno

Maroni. Quante perquisizioni nelle sedi della Lega?

Dietro il fumo sollevato da Fini, che a Berlusconi una mano gliel’ha data più d’una volta in vent’anni, lo sfascio si vede chiaro. La scuola, per cominciare. C’è un mistero truccato da ministro – “il mio nome è nessuno”, diceva l’omerico Odisseo – che generosamente regala gemme di sapienza. … Leggi tutto

Il giornale

Solo il tremito incontrollato del labbro inferiore rivelava la tempesta. Il tremito e il pallore innaturale di Maurizio che resisteva persino al rosso della una rabbia che spingeva il sangue alla testa e martellava le tempie, senza trovare sbocchi nelle parole ormai controllate:
- D’accordo, direttore, se insisti… L’edizione sarà davvero straordinaria…

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Come una cozza allo scoglio, Berlusconi s’attacca al porcello

Non sono pugnalate, Fini, non è Bruto né Cassio e, nei panni di Cesare, Berlusconi fa cilecca persino come caricatura, ma trentatre sono i colpi contati, trentatre le astensioni, una raffica, e dopo la standing ovation dei fedelissimi e il patetico saluto romano, il piccolo re s’è ritrovato nudo. Nulla v’è al mondo che in eterno duri e ora sì, ora saremmo davvero alle comiche finali, se in fondo al tunnel non apparisse lo spettro del naufragio.

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Marchionne: il richiamo della foresta

In una logica di mercato e profitto, Marchionne ha perfettamente ragione. Fa il suo mestiere: garantisce l’azienda e non gl’importa nulla se, coi soldi nostri, s’è tenuto a galla quando stava affondando. E storia antica: dallo Stato, la Fiat prende e non paga interessi.

Vent’anni fa, per difendere i margini di profitto degli azionisti d’una “grande azienda“, il cosiddetto “top manager” avrebbe fatto di Mirafiori un punto di forza della progettazione, del lavoro sui prototipi e sul loro sviluppo e si sarebbe affrettato a “delocalizzare” al Sud, nelle colonie meridionali. Uno Stato pronto a rimettere in sesto l’azienda coi soldi della collettività gli avrebbe assicurato elogi e quattrini.

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Bossi pronto alla guerra civile. Una nuova marcia su Roma…

Il polverone che s’è levato attorno alla vicenda Fini, può fa ben sperare per la fine di Berlusconi, ma rischia di coprire la pericolosissima china sulla quale il berlusconismo di destra e di sinistra ha cacciato il Paese. Della crisi della nostra democrazia, checché ne pensino i rivoluzionari da strapazzo e i pasdaran del nuovo che avanza, Fini è responsabile a destra, quanto Veltroni a sinistra e non lo salva il “gran gesto” ora che tutto rischia d’andare a catafascio e persino una nullità come Marchionne fa il maramaldo e sputa nel piatto in cui ha lautamente mangiato. … Leggi tutto

Violenza sessuale "lieve". I "disonorevoli" firmatari

Nel silenzio assoluto della stampa di regime, il pantano puzzolente su cui si fonda l’edificio sfascio-leghista ogni tanto tracima e chi vuole capisce dove siamo finiti. Tra le perle d’una legge liberticida, il decreto sulle intercettazioni si fregia d’una stella che non ha chiesto propaganda e non cerca le luci della ribalta. Una di quelle cose lerce da accettare così come sono, perché si sa che “il nemico ci ascolta” e i “comunisti” mangiano i bambini. Così, mentre il popolo si abitua a “credere, obbedire e combattere”, l’emendamento numero 1.707 alla legge-bavaglio ci insegna la morale: esiste una “violenza sessuale di lieve entità” nei confronti di minori.

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Dietro Marchionne

In base alla tradizione classica che risale ad Adamo Smith, il mercato è incompatibile con l’etica, perché la “condotta morale” volontaristica è contraria alle sue regole. Non è una convinzione bolscevica; l’ha sostenuto recentemente il papa tedesco [1] e non c’è chi ne dubiti: nulla di più rozzo e approssimativo della pretesa padronale di levare i principi dell’economia borghese a conoscenza finita e perfetta della filosofia della storia e dei meccanismi che producono gli ordinamenti sociali.

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