di Giampaolo Paticchio, mercoledì 7 ottobre 2009, 21:29
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Dialoghi
La tragedia si trasforma in show. Succede spesso in televisione, in prima o in seconda serata. Il disastro è telegenico e fa audience, con il suo appeal sinistro e paradossale. Adeguatamente cosmetizzato e con la giusta colonna sonora, il dolore delle persone non sembra risultare roba poi tanto forte, nemmeno più all’ora di cena. Parte la sigla e poi le telecamere in collegamento indugiano, senza inutile pudore, su madri che piangono figli, su superstiti che si disperano, sulle smorfie di sofferenza dei parenti, sui volti terrorizzati dallo spavento. Gli inviati hanno la loro scaletta di quesiti intelligenti e delicati: cosa ha provato davanti al cadavere di suo figlio? Come si sta sotto le macerie? Prova odio per i responsabili? Dalle poltrone dello studio, la competente sufficienza degli esperti a gambe accavallate e i decoltè generosi delle ospiti stridono con il cordoglio diffuso e la solennità delle parole. Che si tratti di terremoti, di alluvioni, di attentati terroristici, di incidenti aerei, di militari morti in missione o di singoli omicidi, l’applomb dei presentatori è lo stesso, gli ingredienti della diretta pure. Il tutto converge, in fondo, nel grande paiolo dell’intrattenimento. Lo share val bene uno spietato cinismo, travestito da compassione.
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di Giampaolo Paticchio, domenica 27 settembre 2009, 08:13
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Dialoghi
Probabilmente fedeli alla linea con lo stile che sembra emergere dalla Casa Bianca di Obama, che aspira a un (significativo?) cambio di rotta della politica estera americana, sono i toni del memorandum stilato dal generale McChrystal, da giugno al comando delle truppe Usa e della coalizione Isaf a Kabul.
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di Giampaolo Paticchio, martedì 19 maggio 2009, 01:07
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Pianeta Terra
Allargo lo sguardo oltre il mio giardino di casa, oltre la sagoma della mia città, oltre la terraferma, oltre il Mediterraneo e il canale di Sicilia con le sue motovedette italiane di ritorno dalle coste libiche, dove è appena stato scaricato al mittente, per il macero, l’ultimo carico di rifiuti umani, clandestini o potenziali rifugiati che fossero, per accorgermi che lo skyline non cambia nemmeno oltre il mio orizzonte più immediato. Lo scenario del diritto umano resta desolante anche nel mondo nuovo di Obama, il cui avvento messianico -si favoleggiava- avrebbe ripulito e ricostruito tutte le macerie di quell’ecatombe dell’umanità e della democrazia che è stata l’era Bush. No, il mondo non è cambiato e non cambierà nell’immediato, anche e soprattutto perchè, al di là dei soprusi del potere, tanto reiterati e inflazionati da non risultarci più mostruosi, anche e soprattutto perchè ciò che prima scandalizzava e prostrava la nostra coscienza di esseri umani, oggi non la scandalizza e non la scalfisce quasi più.
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