Thursday 09 February 2012, 08:10

Gli articoli scritti da Giampaolo Paticchio

La rivoluzione epocale del Giornalismo Partecipativo

cubo-Giornalismo-partecipativo La comunicazione di massa è spacciata. È smascherata, il re è nudo. Questo sostiene il filosofo Mario Perniola nella sua appassionata requisitoria Contro la comunicazione. Il sistema comunicativo dei media non è più in grado di tener fede alla sua missione originaria: comunicare, informare, accrescere la conoscenza comune.

Asserviti come sono alle élites del potere economico e politico, i media perseguono molteplici obiettivi, escluso quello della verità. Essi rappresentano il canale privilegiato con cui il mercato impone le sue tendenze; si sono trasformati una volta per tutte nella permanente messa in scena con cui le lobbies dominanti colonizzano l’immaginario e il consenso dei cittadini. Il linguaggio massmediatico rifugge le parole chiare, evita le prese di posizione nette, dal momento che ha bisogno di affermare qualcosa oggi per poi magari rimangiarsela domani. Ne risulta una comunicazione depurata dalle idee poiché, per sussistere, essa ha bisogno di vaporizzare ogni contenuto, di svuotare della sostanza concettuale qualunque fatto veicoli. Anzi, è nelle pieghe del non detto e del troppo detto, del rappresentato, dell’insistito e dell’opinabile, che il fatto stesso alla fine scompare. … Leggi tutto

“Non processate Bob Marley”: la persecuzione del Reggae ai tempi di Giovanardi

bob_marley66 Anche a voler restare al di sopra delle parti, volontariamente impassibili davanti all’irresistibile fascino dei ritmi “in levare” del reggae giamaicano, è difficile non intuire un accanimento persecutorio ed ideologico nella vicenda che riguarda l’indagine penale aperta dalla Procura di Tolmezzo sul Rototom Sunsplash Festival, il festival reggae più grande d’Europa che da 16 anni, ogni estate, attrae a Osoppo, in provincia di Udine, centinaia di migliaia di giovani e di donne (160 000 quest’anno, di cui la metà stranieri) affamati di musica, di discussione e di esperienze collettive. L’accusa è di favoreggiamento all’uso di sostanze stupefacenti, e individua in Filippo Giunta, presidente dell’associazione Rototom, il capro espiatorio di quella che si candida a diventare, con probabile premeditazione, una lezione esemplarmente punitiva per tutti i festival, i meeting e gli eventi musicali che ogni anno accolgono fiumi di ragazzi e ragazze.

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La Santa Mafia di cui nemmeno i tedeschi vogliono sentir parlare

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Tra lei e la mafia -si fa per dire- è stato amore a prima vista. Petra Reski già prima di essere una giornalista era andata a Corleone, una giovane studentessa tedesca con in testa la saga del Padrino. Ma già allora la Sicilia la spiazzò e le si manifestò priva di quel connotato romantico con cui l’aveva coltivata nel suo immaginario; le si rivelò sbiadita e desolata nel suo composto squallore di terra saccheggiata dentro e fuori,  coperta da quella coltre di silenziosa tensione che sovrasta le cose e le persone nei luoghi senza libertà. Da allora è passato molto tempo e Petra, storica inviata per l’Italia del settimanale tedesco Die Zeit, ha imparato a conoscere e riconoscere la mafia siciliana, la ‘ndrangheta, la camorra.

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Mafie, Stato, Televisione: la strategia della paura (CogitoErgoDigito 6)

monoscopio La televisione, troppo occupata ad imporre un modello di vita con le bollicine, non si accorge più della vita vera delle persone vere, inaridita dalle paure. Al telegiornale l’inviata, con tono impercettibilmente sdegnato e retorica pret a porter, dice che a Nola, neppure adesso che li hanno arrestati, la gente ammette di sapere qualcosa dei boss latitanti fino all’altroieri, i fratelli Russo.

Poi la telecamera si avventa sui volti sbiancati dei malcapitati passanti nolani che, colti di sorpresa, abbozzano un “non so” e un “queste cose non ci interessano” al microfono della cronista; il sottotesto del servizio giornalistico lascia a intendere con un’aurea di sufficienza che ci risiamo: eccola, la solita omertà dei meridionali.

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Contromafie 2009. L’Antimafia sono i giovani

ciotti “Stati Generali dell’Antimafia” è un’espressione altisonante e fa venire in mente strutture gerarchiche e ufficiali, motivo per cui suona quasi ironica e irriverente accostata all’esperienza che descrive in questo caso, che è stata declinata invece secondo le modalità orizzontali e informali proprie del movimento.

Proprio così, infatti, si autodefinisce CONTROMAFIE 2009, la variopinta e partecipatissima assemblea generale -svoltasi a Roma tra il 23 e il 25 ottobre 2009- di tutte le associazioni e le realtà di base presenti quotidianamente e concretamente sul campo, nel segno della costruzione di un’alternativa sociale alle mafie, alla corruzione, al business criminale e al potere colluso.

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Vaccino antisuino: the dark side of. Sapere fa bene (alla salute)

Misteri, veleni, accuse, smentite e dicerie hanno accompagnato la vicenda della presunta pandemia goblale da influenza suina, iniziata con le morti in Messico e approdata qualche giorno fa alla prima vaccinazione italiana; il vaccino è stato infatti somministrato giovedì 15 ottobre scorso, con insolito anticipo di un mese sui programmi, ad un medico responsabile dell’Igiene Pubblica di Milano e sarebbe proseguito in questi giorni sul personale medico sanitario delle strutture pubbliche, sugli addetti ai servizi amministrativi della Sanità, sul personale delle Poste italiane e su quello della Telecom. Poi, ha fatto sapere il Ministero del Welfare, verranno vaccinate le “persone a rischio” di età compresa tra i 2 e i 65 anni. Senonchè si viene a sapere che, paradossalmente, il 60% dei medici italiani non intende sottoporsi alla vaccinazione anti A-H1N1, cosa che il viceministro Fazio non vede come un fallimento poiché, spiega, i medici che vi si sottoporranno raggiungeranno comunque una percentuale “molto più alta rispetto al 20% che registriamo normalmente contro l’influenza stagionale”. Questo non spegne il dubbio sul perché la stragrande maggioranza dei medici italiani non si vaccinerà contro quest’influenza che pure è stata descritta alla maniera di una peste del secolo. E sul perché molti di questi medici la sconsiglino decisamente anche ai loro pazienti. Come Roberto Santi medico dell’Asl di Genova che dichiara: «L´influenza comune ogni anno uccide mezzo milione di persone nel mondo e nessuno ne parla, mentre l´aviaria, sulla quale è stata montata la stessa campagna della suina, ha provocato 250 decessi in 10 anni». Nel suo ospedale, il "San Martino", alla campagna di vaccinazione aderisce soltanto il 10% del personale medico. E Renato Giusto, segretario provinciale a Savona dello Smi (Sindacato medici italiani) aggiunge: «Il vaccino contro l’influenza suina non è stato sperimentato a sufficienza. Potrebbe avere gravi effetti collaterali. Ho sempre creduto nei vaccini sperimentati bene, non in quelli creati in fretta. Io per primo non mi vaccinerò». Se le cose stanno così, la vicenda necessita decisamente di essere approfondita.

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E’ questa l’acqua, bellezza

«Due giovani pesci nuotano insieme. Incontrano un pesce più vecchio che nuota in direzione opposta. "Buongiorno ragazzi, com’è oggi l’acqua?", fa il vecchio. I due continuano a nuotare per un po’, perplessi. Poi uno dei due dice: "E che diavolo è l’acqua?"». Questo condensato di filosofia spicciola è la storiella che David Foster Wallace imbastisce per il suo discorso del 2005 ai giovani diplomandi del Kenyon College (Ohio) e che, a distanza di poco più di un anno dal suo suicidio, viene pubblicata postuma in This is water (tradotto in Italia da Einaudi) .

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Quando a minare il futuro dei giovani è la legge

Zedan è di origine eritrea, viveva con la madre e una sorella in Sudan, terra di conflitti e di pulizie etniche, ed è sbarcato in Italia alla fine di agosto scorso. Ha 16 anni e mezzo ma a vederlo gliene daresti almeno due di meno.

Oggi vive in una comunità d’accoglienza per minori nel centro Italia, alle cui cure è stato affidato dai Servizi Sociali. Mi chiede se dopo l’intervista diventerà famoso. Mi fa sorridere. Ha un bel visino, non esattamente nero, appena più scuro di quello di un mulatto; e una cornice di riccioli perfetti. E’ visibilmente soddisfatto di ogni parola italiana che esce integra dalla sua bocca. Un miracolo, se solo pensa alle difficoltà di comunicazione di un mese fa.

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La fortuna di vivere in videocrazia

Un attore torna sempre, per così dire, sulla scena del delitto: sarà forse il primo spettatore del film di cui è il protagonista. Così mi sarei aspettato di vedere stracolme le sale dei cinema italiani per Videocracy, magari con lunghe file ai botteghini. Infatti le star del film, il cui trailer è stato censurato sui canali RAI, erano appunto gli italiani.

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