Thursday 09 February 2012, 08:39

Gli articoli scritti da Gaspare Serra

Studente di Giurisprudenza (presso l’Università degli Studi di Palermo). “Libero pensatore”, politicamente “apolide di sinistra” (laico, libertario e riformista) e spiritualmente “agnostico” (antidogmatico ed umanista). Blogger e scrittore, gestisce numerose pagine facebook che affrontano svariate tematiche (di politica, società, cultura e spiritualità).

Vivisezione: l’olocausto degli innocenti

"Di tutti i crimini neri che l’uomo commette contro Dio e il Creato, la vivisezione è il più nero!"
(Mahatma Gandhi)

QUANDO IL "SONNO DELLA SCIENZA" GENERA MOSTRI…

"Il sonno della ragione generare mostri", ci insegnano di dipinti di Francisco Goya…
Ma il "sonno della scienza", in particolare, è in grado di generare mostri ancor peggiori!

Uno di questi è senza dubbio la "vivisezione", un brutale rituale che le principali riviste scientifiche mondiali (tra cui "Nature") definiscono apertamente "cattiva scienza”: un "olocausto silenzioso" quotidianamente perpetuato in oscuri "laboratori della morte" dove "macellai" (che amano definirsi scienziati…) commettono "crimini impuniti" a danno di milioni di animali innocenti e indifesi, "barbaramente" e "inutilmente" sacrificati sull’altare ormai sconsacrato della scienza!

Ma può definirsi "scienza" quello che ha tutto l’aspetto di essere una "vergogna per l’umanità"?!
—————————————————————————————–

SOMMARIO:

1- COS’E’ LA "VIVISEZIONE"?

2- QUANDO NASCE LA VIVISEZIONE?

3- QUALI SONO LE PRINCIPALI "VITTIME" DELLA VIVISEZIONE?

4- QUALI SONO I "NUMERI" DELLA VIVISEZIONE?

5- PERCHE’ LA VIVISEZIONE E’ UNA "VERGOGNA PER L’UMANITA’" E UNA "SCONFITTA PER LA SCIENZA"?

I- Perché "ANTIETICA";
II- Perché "ANTISCIENTIFICA";
III- Perché "ANTIECONOMICA"!

6- LA NUOVA DIRETTIVA UE SULLA VIVISEZIONE:

I- I punti più "controversi" della nuova direttiva;
II- Le ragioni per cui rappresenta una "vergogna europea"!

7- COME CONTINUARE A "COMBATTERE" LA VIVISEZIONE?

8- "FONTI E CONSIGLI" UTILI PER UN ULTERIORE APPROFONDIMENTO
—————————————————————————————–

LEGGI IL DOSSIER COMPLETO ALLA PAGINA:
http://gaspareserra.blogspot.com/2010/09/lolocausto-degli-innocenti.html

—————————————————————————————–

Autore del documento: Gaspare Serra (studente di Giurisprudenza – Università degli Studi di Palermo)
Fonte: Bog "Panta Rei" (http://gaspareserra.blogspot.com)
Riferimenti in facebook: Pagina "Diritti degli animali" (www.facebook.com/diritti.animali)

—————————————————————————————–

Roberto Saviano: “il bersaglio”

ECCO PERCHE’, NEL PAESE DELLE “MEZZE VERITA’”, CHI LE DICE “PER INTERO” RISCHIA D’ESSERE “EVERSIVO”…

ANTIMAFIA: NON SOLO “REPRESSIONE” MA ANCHE PRESA DI COSCIENZA E “INFORMAZIONE”…

Lo slogan ribadito, in ogni occasione utile, dal “ministro di ferro” Roberto Maroni è sempre lo stesso: “Il Governo ha ottenuto successi inimmaginabili nella lotta alle Mafie!”.
“Sconfiggeremo il cancro mafioso entro fine legislatura!”: questo, in buona sostanza, l’ambizioso -e conclamato- obiettivo del ministro dell’Interno (anche se ben poca cosa rispetto al più temerario impegno assunto dal Premier Berlusconi in persona, nel corso delle ultime elezioni regionali, di sconfiggere il “Cancro” vero -in senso clinico- entro lo stesso termine…). … Leggi tutto

Regionali 2010: il “leghismo” che avanza, il “bipolarismo” che muore…

ANALISI DEL VOTO E POSSIBILI PROSPETTIVE…

Concluso lo spoglio delle ultime schede elettorali quello che sconcerta di più è come tutti i protagonisti della scena politica italiana rivendichino ragioni per cantar vittoria, comparando dati elettorali magari incomparabili (elezioni regionali, politiche ed europee) purché favorevoli alla propria parte.
Tagliando corto sulle fantasiose interpretazioni politiche dei numeri elettorali, l’unico vero dato incontestabile è che queste ultime elezioni regionali (così come le precedenti elezioni Europee ed, ancor prima, Politiche) sono state vinte dal centrodestra, che ha fatto incassare al centrosinistra l’ennesima pesante “batosta” elettorale!
E’ alquanto surreale che il Pd cerchi ancora caparbiamente di arroccarsi dietro alla fredda somma delle regioni mantenute.
La “sostanza politica”, infatti, è che, nonostante 7 regioni su 6 siano state mantenute dal centrosinistra, le regioni Piemonte, Lazio, Campania e Calabria (le quattro strappate dal centrodestra al centrosinistra) rappresentano, da sole, più elettori delle 7 regioni aggiudicate dal centrosinistra, inoltre, nel complesso delle 20 regioni italiane, oggi il centrodestra governa circa 42 milioni di Italiani su un totale di 60 milioni!

Oltre ogni aspettativa, le elezioni amministrative svoltesi hanno espresso alcune indicazione chiare ed inequivocabili:

I- la LEGA NORD è l’unica forza politica che più che vincere “stravince”, conquistando, per la prima volta nella sua storia, non una bensì due regioni (di cui una, il Piemonte, sorprendentemente strappata al centrosinistra, nonostante il rafforzamento della coalizione tramite l’appoggio dell’Udc) ed avanzando ulteriormente al centro Italia (imbarazzanti per la Sinistra i risultati ottenuti dalla Lega in Emilia Romagna).
Nel centrodestra, dunque, si è imposto il modello di governo della Lega, a discapito della leadership indiscussa del Premier, per il quale Umberto Bossi sarà un alleato si fedele ma sempre più ingombrante.
E il merito di tale successo è probabilmente addebitabile all’indiscutibile chiarezza dell’offerta politica proposta dalla Lega agi elettori: slogan chiari ed efficaci e coerentemente perseguiti.

II- il PDL sostanzialmente “tiene” (resiste agli attacchi e alle delegittimazioni del proprio “leader maximus” provenienti trasversalmente sia dall’opposizione, sia dal proprio interno -dal Presidente Fini-, sia dalla Magistratura).
E’ strumentale comparare il minore risultato conseguito a livello nazionale dal Pdl rispetto ai dati delle scorse elezioni Europee o Politiche.
Alle precedenti elezioni, difatti, non erano presenti le liste civiche collegate ai candidati presidenti di Regione (destinate a sottrarre voti al principale partito di coalizione) ed era presente, inoltre, la lista del Pdl nella Provincia di Roma (la cui mancata presentazione ha fatto perdere circa 1 milioni di voti, pari a 3 punti percentuali su scala nazionale).
Berlusconi, dunque, ha vinto il referendum sulla sua persona in cui ha trasformato la campagna elettorale.

III- Il PD, per l’ennesima volta, è il vero grande sconfitto, perdendo sia voti su scala nazionale (in Veneto e Lombardia è il terzo partito) sia importante regioni fino ad oggi governate dallo stesso (Piemonte, Lazio, Campania e Calabria).
Vince in Puglia, inoltre, grazie allo straordinaria forza personale del leader indiscusso di ciò che resta della Sinistra italiana, Nichi Vendola, capace di conquistare più voti della propria coalizione.
Anche questa vittoria, però, può leggersi come una mezza sconfitta della linea politica del Pd, visto che la candidatura del governatore Vendola è stata fortemente osteggiata dallo stesso Pd fino a due mesi fa ed ha sconfessato la strategia dei d’alemiani pugliesi di trasformare la Puglia in un laboratorio politico per costruire un’alleanza programmatica con l’Udc.

IV- L’IDV si conferma l’unico partito del centrosinistra capace di incrementare i propri voti, probabilmente “cannibalizzando” il consenso dell’alleato Pd.

V- L’UDC si mantiene una forza politica di nicchia (con un elettorato stimabile intorno al 5%), capace però di sopravvivere giocando a tenere in mano “l’ago della bilancia” nelle regioni più incerte.

VI- Il nuovo “MOVIMENTO 5 STELLE” di Beppe Grillo, infine, tra le 5 regioni in cui si è presentato, ottiene un risultato clamoroso in Emilia Romagna (il 6%) ed in Piemonte (quasi il 3%, comunque determinante per la sconfitta dell’ex governatrice Mercedes Bresso), raccogliendo un voto di protesta proveniente soprattutto dall’area del centrosinistra.

Riassumendo, mentre la coalizione di centrodestra “avanza” (grazie alla forza trainante della Lega), in controtendenza sia rispetto al resto d’Europa (dove le ultime elezioni greche e francesi hanno premiato la Sinistra) sia rispetto alla tradizione consolidata per cui le elezioni di medio termine si trasformano sempre in un “boomerang” per il Governo nazionale (così è stato per il centrodestra nelle Regionali del 2000 e per il centrosinistra per le regionali del 2005), la coalizione di centrosinistra “regredisce”, e ciò per la debolezza ormai atavica di quello che è nato per essere il partito a “vocazione maggioritaria” e pilastro portante del centrosinistra, ossia il Pd.
Spesso, tra l’altro, si enfatizzano i contrasti interni al centrodestra tra i due cofondatori del Pdl, Berlusconi e Fini, tralasciando di ricordare, invece, che uno dei due cofondatori del Pd insieme a Piero Fassino, Francesco Rutelli, a queste elezioni si è presentato fuori dal Pd e con un proprio partito!

In ultima analisi, queste elezioni rappresentano la “morte” definitiva del bipolarismo (già duramente “azzoppato” dopo le ultime elezioni Europee).
Per l’ennesima volta, difatti, gli elettori hanno premiato le forze politiche più estreme e radicali (Lega ed Idv), frantumando il proprio voto e penalizzando le forze maggiori dei due schieramenti (Pdl e Pd), inoltre l’astensionismo si conferma il primo grande partito del Paese, che ha ormai raggiunto il 36% dei “non votanti” (essendosi recati alle urne solo il 64% degli aventi diritto al voto contro il 72% delle precedenti Europee, dato più che allarmante in un Paese con una forte propensione al voto come l’Italia!).
Il fatto che gli astenuti abbiano coerentemente penalizzato sia il centrosinistra che il centrodestra (significativo il dato del Lazio, dove i numeri degli astenuti lasciavano prevedere una sconfitta della Polverini), infine, conferma come il forte astensionismo sia la “cartina tornasole” di un Paese profondamente insoddisfatto sia della classe politica che lo governa che della capacità riformatrice di questo “bipolarismo”, incapace (dal ‘94 ad oggi, in pratica dalla discesa di Berlusconi in campo) di garantire quel rinnovamento a lungo auspicato.

La mia previsione è che questo bipolarismo “morente” (o “malato”, oramai quasi sinonimo del “berlusconismo”) è destinato ad avere una vita breve, collegata a stretto filo alla sopravvivenza politica del Cavaliere.
Non appena Silvio Berlusconi deciderà di farsi da parte, dunque, arriverà il momento in cui le carte in gioco saranno destinate a stravolgersi profondamente (il quadro politico sarà profondamente diverso da quello attuale, e mieterà tra le prime vittime proprio il Pdl ed il Pd): il partito emergente (che, probabilmente, deve ancora nascere…) sarà quello che riuscirà a raccogliere i frutti dell’astensionismo, conquistando il voto di molti di coloro che oggi esprimono con la scelta di non votare disillusione e “disaffezione” nei confronti della politica.

Gaspare Serra:

http://www.facebook.com/profile.php?id=1301079791&ref=name

Blog “Spazio Libero”:

http://spaziolibero.blogattivo.com

Gruppo “Riformiamo lo Stato, rinnoviamo la Politica, ravviviamo la Democrazia”:

http://www.facebook.com/group.php?sid=26b6b239cae5fe7f39ade08ff9eef8db&gid=62981451472

Donne, politica e società…

TRA “PARITA’ FORMALE” E “DISCRIMINAZIONI DI FATTO”!

LA COSTITUZIONE E’ DONNA. LA POLITICA NO!

In Italia è oramai comune la convinzione per cui le donne abbiano conquistato molti diritti e libertà negli ultimi decenni, specie a partire dagli anni ‘70.
Sempre più uomini, addirittura, denunciano una “discriminazione alla rovescia”: la “sopraffazione” dell’uomo ad opera delle donne, sempre più intraprendenti e di successo, nella vita come nella società!
Se in questo vi è indubbiamente un fondo di verità, comunque, al di là delle apparenze la “questione femminile” resta ancora attuale e ben lontana dall’essere del tutto chiusa!

A denunciarlo è la stessa Costituzione, ove sollecita espressamente il legislatore ad intervenire per garantire un’“effettiva parità” di diritti ed opportunità tra uomini e donne.
In particolare:
I- l’art. 37 co.1 recita: “La donna lavoratrice ha gli stessi diritti e, a parità di lavoro, le stesse retribuzioni che spettano al lavoratore. Le condizioni di lavoro devono consentire l’adempimento della sua essenziale funzione familiare e assicurare alla madre e al bambino una speciale adeguata protezione”;
II- l’art. 51 co.1 (modificato dalla l. cost. n. 1 del 2003) sancisce: “Tutti i cittadini, dell’uno o dell’altro sesso, possono accedere agli uffici pubblici e alle cariche elettive in condizioni di eguaglianza, secondo i requisiti stabiliti dalla legge. A tal fine la Repubblica promuove con appositi provvedimenti le pari opportunità tra donne e uomini”;
III- e l’art. 117 co.7 (introdotto dalla l. cost. n. 3 del 2001) afferma: “Le leggi regionali rimuovono ogni ostacolo che impedisce la piena parità degli uomini e delle donne nella vita sociale, culturale ed economica e promuovo la parità di accesso tra donne e uomini alle cariche elettive” (principio introdotto anche negli statuti delle regioni speciali con la l. cost. n.2 del 2001).

Nonostante la riconosciuta “parità formale” tra i sessi, però, ancora la classe politica (non a caso quasi interamente maschile…) non ha ancora fatto quel salto in avanti richiesto dalla Costituzione: il passaggio dalle mere “enunciazioni di principio” a risposte concretate legate ai bisogni reali e quotidiani delle donne (e delle famiglie, di cui le stesse sono il perno).
E’ divenuta, così, un’esigenza improcrastinabile:
I- il miglioramento dei servizi pubblici offerti alle famiglie, necessari per riscattare più “tempo libero” in favore delle donne. Il che è conseguibile, ad esempio:
a. sostenendo il “costo” della maternità con sussidi adeguati (non interventi minimi ed “una tantum”, come gli assegni per i nuovi nati);
b. rendendo detraibili tutte le spese mediche pediatriche (sempre più elevate);
c. investendo risorse per nuovi asili nido pubblici;
d. defiscalizzando il costo dei servizi di babysitter e badanti;
e. e garantendo il tempo pieno nelle scuole.
II- la predisposizione di un’effettiva tutela legislativa del lavoro femminile. Sarebbe opportuno, ad esempio:
a- fissare delle “quote rosa” nei posti di lavoro (imponendo ai datori di lavoro, almeno nei settori in cui ciò sia possibile, l’assunzione di donne almeno per il 40% del personale);
b- e sanzionare più efficacemente i licenziamenti “giustificati”, di fatto, dallo stato di gravidanza della dipendente (anche se sempre più spesso, nel caso di lavoratrici precarie, non formalmente licenziamenti bensì “mancati rinnovi” dei contratti di lavoro).

L’ELETTORATO E’ DONNA. LA POLITICA NO!

L’insufficienza di rappresentanza femminile in politica, nonostante l’elettorato italiano sia in maggioranza femminile, si traduce inevitabilmente in una “carenza di democrazia”.
Una classe politica quasi interamente maschile, infatti, non può essere degna rappresentare degli interessi propri dell’“elettorato rosa” (quando si tratta di disciplinare, ad esempio, materie come la maternità, i diritti delle donne lavoratrici, la fecondazione assistita, l’aborto…).

Per riportare solo alcuni dati significativi:
I- la rappresentanza delle donne nel governo, dal 1996 al 2005, è variata:
- da un minimo dell’8,6% (sotto il governo Berlusconi del 2001/2005);
- ad un massimo del 24% (sotto i governi D’Alema del 1998/2000).
II- le candidate elette alle elezioni politiche del 2001 sono state:
- 71 alla Camera (su 630 deputati);
- e 25 al Senato (su 315 senatori).
III- e nei Consigli regionali la rappresentanza delle donne, di regola, non supera il 10%!

Per affrontare questa “emergenza democratica”, allora, non è più sufficiente appellarsi al “buon senso” dei partiti.
Le principali cause per cui la politica parla sempre meno al femminile, difatti, dipendono proprio:
1- da una mancanza di “democrazia interna” ai partiti, i quali riservano generalmente alle donne solo ruoli da “gregari” (nessuna di esse può ambire a scardinare gli equilibri di potere in mano ai gruppi dirigenti!);
2- e dalla legge elettorale “porcata” vigente, che non offre alle donne (oltre che ai giovani) alcuna possibilità per emergere in politica senza la “protezione” di un influente dirigente di partito!

Per questo occorrerebbe, anzitutto:
1- introdurre l’obbligo di “quote rosa” nelle liste elettorali per le elezioni degli organi elettivi di tutti i livelli di governo (Stato, Regioni, Province e Comuni), ossia il principio per cui le liste elettorali debbano essere composte da un “numero pari” di uomini e donne (pena l’inammissibilità delle stesse!);
2- e riformare la legge elettorale vigente (il cd. “porcellum”), abolendo le “liste bloccate” alle elezioni politiche così da restituire all’elettore il diritto di scelta del candidato (in caso contrario, le segreterie dei partiti avrebbero la possibilità di vanificare gli effetti dell’introduzione di “quote rosa” collocando le candidate sistematicamente nei posti in fondo alle liste, con ciò condannandole a non essere elette!).
Rimarrebbe nella libera disponibilità dell’elettorato, in ultima analisi, determinare col proprio voto la quota effettiva di rappresentanza dei due generi presenti negli organi elettivi.

E’ vero che il “sesso” non dovrebbe essere una ragione di “preferenza” in politica (essere uomo o donna non dovrebbe rappresentare un motivo per dare maggiore o minore rilievo ad una candidatura).
E’ anche vero, però, che il sesso non può rappresentare una “discriminante” per le donne impegnate in politica (superabile solo nel caso in cui, alla qualità d’essere donna, si aggiunga una buona dose di “bella presenza” e di “accondiscendenza”!).

Gaspare Serra

Blog “Spazio Libero!”

Gruppi facebook:
“Ali Spezzate…” (contro ogni violenza su donne e minori!)

“Riformiamo lo Stato, rinnoviamo la Politica, ravviviamo la Democrazia!”

Gli “impresentabili”… Formigoni ed Errani: “ineleggibili” ma candidati!

Cosa prevede la legge?

A seguito della legge costituzionale n.1 del 1999 (che introdusse, per le regioni ordinarie, l’elezione diretta dei presidenti di regione), la legge quadro dello Stato n. 165 del 2004 ha fissato alcuni “principi generali” cui le regioni sarebbero state vincolate nel rinnovare la propria legislazione elettorale.
Tra questi, vi è il principio della “non immediata rieleggibilità”, allo scadere del secondo mandato, del presidente della giunta regionale eletto a suffragio universale e diretto (in pratica, un “divieto di terzo mandato” consecutivo per i governatori).

… Leggi tutto

LA CARICA DELLE POLTRONE…

DIVIETI DI DOPPI MANDATI ED EMOLUMENTI: QUANDO L’ECCEZIONE SI FA REGOLA!

LA REGOLA: COSA PREVEDE LA LEGGE?

L’art. 62 del d.lg. n. 267 del 2000 (“Testo Unico degli Enti Locali”) prevede la “incompatibilità” tra la carica di sindaco o presidente di provincia e quella di deputato o senatore.

Più precisamente, si prescrive l’“automatica decadenza” dalla carica di Presidente della Provincia o di Sindaco (di un Comune con una popolazione superiore a 20 mila abitanti) nel caso di accettazione della candidatura a deputato o senatore.

… Leggi tutto

GETTITI E PAROLE…

TAGLIARE LE TASSE? A CHI? E PERCHE?

UN PAESE DI “TARTASSATI” ED “EVASORI”:

Non esistono sistemi fiscali “perfetti”.

Generalmente un sistema fiscale può essere:

-                      più “efficace” che giusto

-                      o più “giusto” che efficace.

Il dramma del nostro sistema fiscale è che esso risulta:

a-                  né efficace (stante il “buco nero” dell’evasione cresciuto negli anni)

b-                  giusto (vista la profonda discriminazione di lavoratori dipendenti e pensionati rispetto ai lavoratori autonomi: i primi tartassati con pesanti prelievi alla fonte, i secondi liberi di auto-denunciare spavaldamente il proprio reddito!).

Segno evidente del marcato “disequilibrio” del nostro sistema fiscale è che:

a-                  mentre sulle spalle di lavoratori dipendenti e pensionati grava gran parte del “carico fiscale” pendente sugli Italiani (da soli, queste categorie garantiscono ben l’“82%” dell’intero gettito Irpef!)

b-                  i lavoratori autonomi sono in grado di difendersi dall’elevata pressione fiscale:

-                      “evadendo” le tasse (essendo il loro “reddito effettivo” difficilmente accertabile)

-                      “eludendo” le imposte (ad esempio, scaricando l’Iva anche su beni ad uso personale)

-                      e “dividendo le fonti di reddito” tra i componenti della famiglia (di modo che, pur a parità di reddito complessivo, il livello di reddito di ogni componente familiare si mantenga più basso di quello effettivo, così rientrando in scaglioni Irpef inferiori!).

IL “TAX FREEDOM DAY”

Del taglio delle tasse si discute da anni, per lo meno dal 1994 (proprio con lo slogan “meno tasse per tutti” è avvenuta la scesa in campo del nostro attuale Premier, Silvio Berlusconi).

Salve qualche intervento settoriale e sporadico (come la cancellazione dell’ICI sulla prima casa), però, di risultati concreti non se n’è visto l’ombra!

L’imposizione fiscale in Italia continua, così, ad essere tra le più alte d’Europa (se non del mondo!).

In Italia quest’anno il “tax freedom day” (il giorno dell’anno a partire dal quale i lavoratori, al netto delle tasse dovute allo Stato, iniziano a guadagnare fino alla fine dell’anno solo per se stessi) si è ulteriormente spostato in avanti: dal 22 al 23 giugno.

Ciò vuol dire che ogni contribuente italiano, nel corso del 2010, dovrà devolvere all’erario un’equivalente in media pari a tutto ciò che intascherà col suo lavoro dall’1 gennaio fino al 23 giugno!

BERLUSCONI (LA PROMESSA): “DUE SOLE ALIQUOTE IRPEF PER GLI ITALIANI”

“Riforma fiscale? Si parta dalla riduzione a due delle aliquote Irpef!”.

Questo il progetto al quale starebbe lavorando il Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, ed il Ministro dell’Economia, Giulio Tremonti.

Se tale annunciata riforma entrasse in vigore, il sistema dell’Irpef si articolerebbe in due soli scaglioni di reddito (rispetto ai cinque di oggi) con due sole aliquote fiscali (notevolmente ridotte rispetto alle attuali):

I-                   per i redditi tra 0 e 100 mila euro l’aliquota risulterebbe del 23%

II-                 mentre per i redditi oltre i 100 mila euro si ridurrebbe a solo il 33%!

CHI BENEFICEREBBE DELLA RIFORMA?

Un simile disegno riformatore risulterebbe premiante soprattutto per i ceti sociali più alti.

Più in dettaglio:

-                      per le fasce sociali basse (dichiaranti fino a 15 mila euro) il beneficio fiscale sarebbe “nullo”: in sostanza, i soggetti più deboli (come pensionati e lavoratori percepenti meno di 1.000 euro al mese) non riceverebbero “1 solo euro” di riduzione fiscale!

-                      per le fasce sociali medio-basse (dichiaranti dai 15 ai 28 mila euro) cambierebbe ben poco, beneficiando di una minima riduzione dell’aliquota (dal 27% al 23%)

-                      per le fasce sociali medio-alte (dichiaranti dai 28 ai 75 mila euro) lo “sconto fiscale” risulterebbe già “sostanziale” (beneficiando di una riduzione dell’aliquota dal 38% al 23%)

-                      mentre le fasce sociali alte (ossia dichiaranti oltre i 75 mila euro) risulterebbero paradossalmente essere quelle in assoluto più premiate, beneficiando di una riduzione dell’aliquota dal 43% al 33% (di 10 punti percentuali netti!).

Secondo l’ufficio studi della Cgia di Mestre (“Associazione artigiani e piccole imprese”):

-                      a fronte di una riduzione del carico fiscale di “520 euro” annui per una coppia con un figlio a carico e con un reddito di 21.500 euro ciascuno

-                      coloro che intascano più di 40 mila euro vedrebbero ridurre il loro carico fiscale di “2.320 euro”

-                      mentre coloro dichiarati oltre 100 mila euro disporrebbero di ben “14.170 euro” di sconto fiscale!

ECCO PERCHE’ LA RIFORMA DELL’IRPEF IN CANTIERE RISULTA ESSERE “CLASSISTA”, “INIQUA”, “INSOSTENIBILE” E “POPULISTA”!

I- UNA RIFORMA “CLASSISTA”:

A seguito dell’approvazione di una riforma del genere, a regime:

-                      mentre chi dichiarerà 100 mila euro di reddito annuo beneficerà di ben “14 mila euro” di sconto fiscale

-                      la maggioranza dei pensionati e dei lavoratori (dichiaranti non più di 15 mila euro) non beneficerà di “1 solo euro” di taglio dell’Irpef!

A dimostrazione del fatto che in pochi (anzi “pochissimi”) beneficerebbero della riforma in oggetto basti considerare il fatto che:

-                      mentre il 50,9% dei contribuenti (oltre 21 milioni) dichiara meno di 28 mila euro annui

-                      e il 93,2% dei contribuenti dichiara meno di 40 mila euro

-                      solo il 6, 8% dichiarano più di 40 mila euro

-                      solo l’1% (pari a 400 mila contribuenti) dichiarano più di 100 mila euro (contribuendo solo per il 17% all’intero ammontare del gettito Irpef)

-                      e solo lo 0,5% (pari a 150 mila contribuenti) dichiarano oltre 150 mila euro!

Questi dati, da soli, evidenziano il carattere “classista” di una riforma che sarebbe soltanto un’“offesa alla dignità” di chi lavora ed un “regalo” inatteso per grossi professionisti, ricchi ereditieri e speculatori economico-finanziari!

Qual è, dunque, l’“interesse generale” che giustifica una riforma “costosissima” ed a beneficio di una minoranza “risicatissima”???

II- UNA RIFORMA “INIQUA”:

Secondo l’art. 53 co.2 della Costituzione “il sistema tributario è informato a criteri di progressività”.

Progressività dell’imposizione fiscale significa che:

a-                  chi guadagna di più, per un principio di “equità sociale”, deve pagare più tasse (non in proporzione ma “in progressione” al proprio reddito)

b-                  mentre chi guadagna di meno è tenuto a contribuire di meno alla finanza pubblica.

La riforma fiscale in discussione, invece, va esattamente nella direzione opposta!

Se si considera che il 99,5% dei contribuenti italiani dichiara redditi inferiori a 100 mila euro (per cui l’aliquota del 33% si applicherebbe soltanto ad una ristrettissima minoranza di contribuenti), tale riforma comporterebbe, di fatto, l’introduzione di un’“unica aliquota” del 23% su tutti i redditi: il pensionato o l’operaio pagherebbero allo Stato (in proporzione al proprio reddito) le stesse tasse dovute da un imprenditore, un medico, un commercialista, un avvocato o un libero professionista!

III- UNA RIFORMA “INSOSTENIBILE”:

Alle considerazioni sull’“impatto sociale” della prospettata riforma vanno aggiunte quelle sul suo “impatto economico”.

Come coniugare, infatti:

-                      la notevole diminuzione del gettito provocata dalla riduzione degli scaglioni e delle aliquote Irpef (intorno ai 20 miliardi di euro)

-                      con la tenuta dei conti pubblici dell’Italia (il terzo paese più indebitato al mondo, pur non essendo la terza economia al mondo)?

Quale sarebbe il vero prezzo (in termini di tagli alla spesa sociale e/o di aumenti della fiscalità generale, ossia di “macelleria sociale”) che gli Italiani sarebbero tenuti a pagare???

IV- UNA RIFORMA “POPULISTA”:

Un ultimo interrogativo lo pone la tempistica degli annunci del Governo:

-                      il 9 novembre 2009 il Premier ha pubblicamente manifestato il suo proposito di riduzione delle aliquote Irpef

-                      appena quattro giorni dopo, però, ha parzialmente smentito se stesso dichiarando: “l’attuale situazione di crisi  non consente alcuna riduzione delle imposte”.

L’impressione, allora, è che si tratti dell’ennesima “boutade berlusconiana”!

Un ulteriore fatto, tra l’altro, ci impone di esser scettici:

- lo scorso ottobre 2009 il Cavaliere si era impegnato (davanti all’assemblea di Confcommercio) per una riduzione dell’Irap nella Finanziaria 2010

- poco dopo, però, il Parlamento, ha piuttosto concesso libertà alle Regioni di aumentare ulteriormente l’Irap in caso di deficit sanitario eccessivo

- e poche settimane dopo, infine, lo stesso Cavaliere, dimenticandosi della promessa fatta, ha trasformare la riforma dell’Irpef nella priorità dell’azione di Governo.

Quale la ratio di questa politica dei “continui proclami”?

Verrebbe voglia, al proposito, di richiamare alla mente una notoria citazione del sen. Giulio Andreotti: “A pensar male si sbaglia… ma a volte ci s’azzecca!”.

GASPARE SERRA

Blog “SPAZIO LIBERO!”: http://spaziolibero.blogattivo.com

Gruppo “PER UN FISCO PIU’ EQUO E SOLIDALE… (Tolleranza zero contro l’evasione!)”: http://www.facebook.com/group.php?gid=304648003215&ref=mf

“Tutto l’universo ubbidisce all’amore”

Riflessioni sul senso della vita e sullo scopo ultimi delle religioni

Premessa:

Qual è la cosa più importante della nostra esistenza, la cosa per cui vale la pena vivere e verso cui indirizzare tutti i nostri sforzi? … Leggi tutto

LA PROSTITUZIONE E L’IPOCRISIA COMUNE

La prostituzione e l’ipocrisia comune

Proibizionismo e regolamentazione: opposte soluzioni a confronto … Leggi tutto