di Davide Galati, mercoledì 18 novembre 2009, 01:24
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Dialoghi
I nostri politici dimostrano a volte un chiaro interesse a confondere le idee, e giocando sulla superficialità delle persone riescono a mantenere ben saldi certi preconcetti.
Ad esempio c’è la convinzione che Rom e Romania abbiano una base comune.
Me l’ha fatto notare un amico commentando un recente episodio avvenuto a Padova, nel quale il PD locale ha deciso di fare concorrenza al centrodestra promuovendo una petizione per lo sgombero di un certo campo nomadi.
Non mi interessa ora giudicare questa decisione (che in questo specifico caso può anche avere le sue ragioni); penso però che possa essere utile chiarire la differenza tra i rom e i rumeni, operazione molto facile anche soltanto appoggiandosi a wikipedia e distinguendo tra le due lingue:
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In medio stat virtus: per affrontare razionalmente i problemi bisognerebbe essere capaci di mantenere sempre un atteggiamento il più possibile riflessivo ed equilibrato. Nei confronti dell’influenza A, come scrive Umberto Veronesi, esiste una via di mezzo tra la psicosi e la superficialità. … Leggi tutto
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(*) Ellis Island è una piccola isola che sta nel Porto di New York, vicina alla Liberty Island e di fronte a Manhattan: dal 1892 al 1954 ha rappresentato la frontiera di ingresso negli Stati Uniti per milioni di immigranti italiani e del resto del mondo. A Ellis Island veniva condotto il controllo dei documenti di viaggio e delle condizioni di salute di chi cercava di entrare negli USA, e vi si doveva superare la quarantena. Milioni sono stati gli italiani, prevalentemente del Meridione, che la miseria ha costretto a passare attraverso questa sorta di centro di permanenza temporaneo.
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di Davide Galati, sabato 19 settembre 2009, 10:00
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Dialoghi
Parafrasando un recente post di Paola Caridi, non sono esente dalla malattia del voler affermare la mia verità sul conflitto israelo-palestinese: prendo spunto dalla notizia dell’autorizzazione concessa da Netanyahu a favore dei coloni israeliani per circa 500 nuovi insediamenti abitativi in Cisgiordania, nonostante le riserve espresse sia dagli USA che dall’Europa.
Credo che chiunque sia onestamente intenzionato al raggiungimento della pace in Palestina dovrebbe considerare come principale ostacolo a questo traguardo l’ininterrotto processo di occupazione dei Territori palestinesi da parte dei coloni israeliani. Non è che consideri trascurabili le responsabilità palestinesi: nella definizione della road map, venivano loro richiesti l’abbandono della violenza terroristica e l’avvio di riforme in senso democratico. (Al proposito segnalo un paio di articoli di Foreign Affairs che analizzano i progressi, ma anche le difficoltà, di Hamas nel farsi partito capace di governare con sempre maggiore efficienza, oltre che con maggiore senso democratico e meno condizionamenti ideologici. Per quanto mi riguarda, devo ancora affrontare la necessaria lettura di “Hamas”, di Paola Caridi.)
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Questo post non serve a niente, e molto probabilmente resterà lettera morta anche la ben più prestigiosa missiva inviata da Kofi Annan a Silvio Berlusconi in occasione del G8, ma vorrei far presente al governo e in particolare al ministro degli Esteri Frattini, il quale ha affermato (non ritrovo la notizia che avevo letto su Televideo) che nella cooperazione allo sviluppo “non siamo né ultimi né penultimi”, che l’Italia è precisamente all’ultimo posto nella classifica dei donatori europei insieme alla Grecia.
Il che si può evincere dalla seguente tabella, ricavata dal sito del Comitato di Aiuto allo Sviluppo dell’Ocse (Dac). La tabella che segue riporta la percentuale Aiuti pubblici allo sviluppo / Reddito nazionale lordo (%ODA/GNI): tutti i principali paesi sono in ritardo rispetto agli obiettivi chiesti dall’ONU (0,7%), ma l’Italia è proprio in coda. Aldilà delle promesse roboanti provenienti dall’Aquila nei giorni scorsi, la realtà nuda e cruda è questa, e non ci si venda l’alibi della crisi economica (i dati sono del 2008, e in linea con quelli del 2007). … Leggi tutto
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di Davide Galati, lunedì 30 marzo 2009, 19:51
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Dialoghi
In questa polemica mi porrei d’istinto sul fronte dei promotori del preservativo, tuttavia sono convinto che per una migliore comprensione delle cose occorra sempre cercare di superare i propri steccati inconsci e provare ad entrare un poco nello sguardo dell’altro. Specialmente in questo caso, considerato che la Chiesa fa Missione in Africa da lunghissimo tempo e ne è una profonda conoscitrice: mi sembra che ridurre la propria posizione a degli slogan scagliati contro il Papa connoti un elevato grado di ideologia ma soprattutto di pressapochismo (non posso fare a meno di notare anche il fenomeno reciproco).
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di Davide Galati, mercoledì 18 febbraio 2009, 07:55
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Da troppi mesi dedico insufficiente attenzione a quello che accade in Russia, paese che ho visitato e a cui mi sento legato per diverse ragioni: la mia distrazione è forse anche motivata dalla profondità della sua crisi morale, prima che economica e politica, che mi trasmette un frustrante senso di impotenza e probabilmente un impulso di rimozione.
Ma non posso trascurare quanto è avvenuto nelle scorse settimane, a partire dall’omicidio dell’avvocato e attivista Stanislav Markelov e della giornalista Anastasia Baburova: ho ricostruito i recenti eventi attraverso una sorta di collage di approfondimenti reperiti in Rete, cercando di mettere a fuoco il senso di ciò che sta accadendo. … Leggi tutto
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