Friday 25 May 2012, 03:19

Gli articoli scritti da Francesco Zurlo

Perù, Tlc e pallottole

Quando lo scorso 4 dicembre il Senato americano approvò definitivamente il Trattato di Libero Commercio con il Perù di Alan Garcia, i non pochi paventarono pesanti ricadute sull’agricoltura peruviana ed un inasprimento delle tensioni sociali nel paese andino, dovuto all’impari concorrenza tra prodotti come il mais, il frumento e la soia peruviana ed i loro (sussidiatissimi) omologhi americani.

Preoccupazioni giustificate soprattutto dal fatto che la ratifica del Trattato appariva (ed appare) come la manifestazione più eclatante ed inequivoca di un complessivo orientamento economico iperliberista, che ha portato il governo di Lima a negoziare analoghi accordi con svariati altri partner commerciali (Canada, Ue, Corea, Cina, Cile) e a perseguire la privatizzazione (leggasi svendita) di gran parte delle risorse naturali dal paese – dalle miniere di oro, zinco e rame, a milioni di ettari dell’Amazzonia peruviana.

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Da Alan García a Hugo Chávez, quanto è cambiato l’atteggiamento della “socialdemocrazia” europea verso il Sudamerica!

da Camminare Domandando

 

 

 

Quando più di vent’anni fa nel 1985 Alan García andò al potere in Perù, era l’ “idolo” della socialdemocrazia europea, da Craxi a Felipe Gonzales. Era giovane (a 36 anni il più giovane presidente della repubblica sudamericana), aveva studiato all’estero, la sua retorica incantava i peruviani durante i celebri balconazos. Soprattutto era fautore di una politica eterodossa nei confronti del Fondo Monetario Internazionale e credeva, a ragione, che se il Perù non avesse rallentato i pagamenti al grande organismo monetario e non si fosse allontanato dal piano di aggiustamento strutturale che invece il suo predecessore Balaunde aveva seguito pedissequamente, il Perù non si sarebbe mai rialzato dalla recessione. … Leggi tutto

I diritti umani secondo Uribe – Intervista a Vittorio Agnoletto

da Peacereporter

 

di Simone Bruno

 

L’europarlamentare della Sinistra europea, Vittorio Agnoletto, in Colombia quale rappresentante della commissione dei diritti umani nella delegazione che sta negoziando un accordo commerciale con la Comunità andina (Can), ha denunciato in esclusiva a PeaceReporter la totale mancanza di rispetto dei diritti umani e una democrazia che scricchiola. La delegazione, nella scorsa settimana, ha avuto incontri con i più alti livelli istituzionali, tra cui il presidente Uribe, l’ex presidente Pastrana, il sindaco di Bogotá, Samuel Moreno, il presidente e l’ex presidente della corte suprema di giustizia, la Conferenza episcopale, la commissione per i diritti umani dell’Onu e anche con molti membri della società civile tra cui rappresentanti della comunità di S.José De Apartadó e dei sindacati Cut e Sinaltrainal. Alla fine del viaggio, e poco prima di prendere un volo per l’Italia, ha deciso di raccontarci le sue riflessioni, i momenti di attrito, le difficoltà della visita e le sue impressioni sulla manifestazione del 4 febbraio, che casualmente si è svolta in concomitanza di questa visita ufficiale. … Leggi tutto

Argentina, reportage di Pagina/12 fa scoppiare uno scandalo sulla Marina

da Camminare Domandando

 

L’edizione domenicale del sempre ottimo Pagina/12 è tornata a “colpire”, esattamente come negli anni ’90, quando i suoi reportages smascheravano le trame e il malaffare degli ambienti menemisti. Il quotidiano argentino lo scorso 27 gennaio ha infatti rivelato che il contrammiraglio Roberto Pertusio, agli arresti domiciliari dal 2006 per sequestri, torture e omicidi durante gli anni della dittatura, figura ancora come consigliere del Centro Estudios Estratégicos de la Armada (uno degli organismi che ai tempi di Videla operava nel famigerato edificio dell’ESMA, ora Museo della Memoria). Il sito web dello stesso Centro lo indicherebbe tuttora come membro permanente.

E non finisce qui: secondo il quotidiano argentino il prefetto Hèctor Febres, già condannato per violazioni dei diritti umani e morto lo scorso dicembre in circostanze ancora non chiare – per avvelenamento – nella lussuosa prigione del Destacamento Delta, avrebbe goduto di uno strano privilegio per un carcerato: quello di poter trascorrere, per tre anni di seguito, le vacanze assieme alla famiglia, nella base navale di Azul. Tale privilegio avrebbe avuto con tutta evidenza l’obbiettivo di convincerlo a non parlare: lo stesso Febres infatti aveva più volte mostrato l’intenzione di fare i nomi degli altri ufficiali coinvolti nelle violazioni dei diritti umani ai tempi della dittatura, in modo da non dover essere l’”agnello sacrificale” che garantisse l’impunità a tutti gli altri militari colpevoli di crimini contro l’umanità. Un’intenzione che probabilmente gli è costata la vita.

La ministra della Difesa Nilda Garrè – riconfermata di recente dal nuovo governo di Cristina Fernandez – ha immediatamente ordinato all’ammiraglio Jorge Godoy di destituire e cacciare dalla Marina il contrammiraglio Roberto Pertusio, e di preparare inoltre un informe sulle altre denunce di Pagina/12. Godoy ha immediatamente rimosso Pertusio ma ha tuttavia negato ogni responsabilità nei trattamenti di favore concessi a Febres.

In questo clima s’inserisce anche un episodio dell’ultim’ora: a seguito di una chiamata anonima è stato completamente evacuato per un allarme bomba il Ministero della Difesa a Buenos Aires. Gli artificieri, a quanto si apprende, stanno ancora perlustrando l’edificio alla ricerca di eventuali esplosivi. Si spera che l’episodio non sia in alcun modo collegato con le vicende che hanno interessato la Marina negli ultimi giorni – va segnalato che un allarme simile, fortunatamente senza fondamento, si era registrato anche lo scorso settembre.

Insomma malgrado i molti passi avanti ed il corposo lavoro di diverse procure argentine – a quasi un anno e mezzo di distanza dalla desaparición di Julio Lopez – le crescenti difficoltà ed insidie che la lotta per la fine dell’impunità e la piena giustizia rispetto agli orrori della dittatura sembra incontrare sul suo cammino non possono che destare grande preoccupazione.

Messico, nuovo anno tra censura e autoritarismo

Tra palesi restrizioni della libertà d’informazione, lesioni ripetute dei diritti umani e leggi poliziesche, la deriva autoritaria del Messico di Calderón si fa sempre più preoccupante

CalderonUn nuovo gravissimo caso di censura arriva nei primi giorni del 2008 dal “nuovo” Messico delle frodi elettorali e delle polizie federali preventive di Felipe Calderón, confermando tutte le preoccupazioni sullo stato della libertà d’informazione del paese centroamericano.
La vittima è questa volta Carmen Aristegui, voce popolare della radio messicana e conduttrice del programma “Hoy por Hoy”, su W Radio, una delle emittenti di Televisa Radio, branca radiofonica del gruppo Televisa. … Leggi tutto

Un vescovo presidente? – Maurizio Chierici intervista Fernando Lugo, candidato alla presidenza del Paraguay

di Maurizio Chierici da L’Unità / Arcoiris

 

 

Fernando LugoNon era mai successo: in aprile il Paraguay vota il nuovo presidente e a sfidare la signora candidata dal partito Colorado, al potere da 60 anni, c’è un vescovo che non era ancora nato quando gli avversari di oggi hanno preso in mano Asuncion. Fernando Lugo ha 56 anni, fino al 2006 reggeva la diocesi di San Pedro de Paranà, provincia poverissima di contadini diseredati. Grande più dell’ Italia, sei milioni e mezzo di abitanti, quasi tre vivono fuori – emigranti – il Paraguay è un’ isola medioevale nell’America che cambia. Isola verde soia. In pochi anni è diventato il quarto esportatore del mondo. 4 milioni di ettari che hanno soppiantato l’agricoltura di sopravvivenza e cotone e frutta nella prospettiva del biodisel. Il 2 per cento dei grandi proprietari ha in mano il 77 per cento della produzione. Per metà stranieri, soprattutto brasiliani. Con disserbanti avvelenano i terreni di chi non vuol vendere e la gente lascia i campi scappando nelle bidonvilles improvvisate attorno alle città. Fernando Lugo ha voluto che la sede del suo movimento – Alleanza Patriottica per il Cambiamento – fosse sistemata una casa con piccolo giardino a due passi dalla stazione delle corriere di Asuncion: < Chi mi vota non ha l’automobile >. Lui ce l’ha e la guida da un comizio all’altro. Rincorre le amicizie di sempre: oratori, contadini, piccole chiese di campagna. Le tasche del suo movimento sono vuote mentre nelle tasche dei concorrenti c’è ogni ben di dio. Il generale Oviedo offre impanadas e manioca ad un’intera tribuna che allo stadio batte le mani alla nazionale paraguaya. I notabili colorados festeggiano i compleanni invitando il popolo a brindare nelle belle proprietà: e siamo solo all’inizio della campagna. Fernando Lugo distribuisce buone parole e calma la rabbia delle pance vuote. Parla con la cautela elegante di chi è cresciuto fra tante prudenze eppure le sue parole suonano ugualmente populiste: < La situazione è questa: pane, casa e un lavoro giusto. La gente lo pretende e provo a rispondere. Non so se è populismo >.

 

- Credo sia la prima volta che in America Latina un vescovo cattolico abbandoni la Chiesa per proporsi agli elettori come presidente del paese. Può essere il segno che invita all’ottimismo chi vuole un cambiamento profondo nella politica del Paraguay, oppure sintomo di disperazione delle masse contadine ed operaie incapaci di raccogliersi attorno ad un leader progressista ?

< Direi tutte e due le cose. Nel 1930 un vescovo brasiliano è diventato governatore dello stato dove viveva mantenendo la dignità pastorale. Le ragioni della mia decisione sono tante. Prima di tutto la politica che ha un funzione molto importante, come diceva Pio XII. Serve a cercare il bene delle grandi maggioranze dimenticate. Il vescovo che passa alla politica sposa una candidatura atipica. Ecco perché non mi sono proposto; ho solo risposto a migliaia e migliaia di firme raccolte in ogni angolo del paese. Gente che ormai non si fida delle solite promesse. Non ho fondato un partito, sono stato aggregato all’esistente nella speranza di una trasformazione reale. I politici del Paraguay non godono buona fama. Si servono della politica per esercitare il potere: raccomandare, influenzare, arricchire gli amici. La gente non ne può più. La Chiesa resta l’istituzione più credibile per trasparenza ed impegno in favore dei deboli in una realtà dove il partito dominante si identifica con lo stato e mantiene le cose come le sue cupole pretendono >.

 

- Visto dall’Europa il Paraguay sembra alla fine del mondo. Non esiste un vero catasto delle proprietà; da 60 anni al potere, il partito Colorado mescola la lunga dittatura del generale Stroeessner a corporazioni di grandi proprietari, multinazionali e notabili. La gente non esiste. L’espressione < riforma agraria > viene considerata blasfema. Sto osservando la sua campagna elettorale: va in giro al volante dell’ auto, poche risorse ma grande entusiasmo. Non è che inseguendo l’utopia ?

 

< Sto inseguendo la speranza di chi mi ha chiesto di stare con chi non ha ormai niente. Il Paraguay è il cuore dell’America del Sud, tra Argentina e Brasile, ma è un paese stravolto da corruzione, mafia, illegalità. Deve ritrovare la dignità che coinvolga nelle istituzioni ogni persona. E’ la sfida del prossimo governo. E’ vero: dire < riforma agraria > è come bestemmiare. La distribuzione della terra resta uno scandalo. A questo punto la riforma agraria integrale è la sfida che nessun nuovo presidente può ignorare. Il problema resta strutturale: lo scandalo delle enormi proprietà. Mio primo impegno sarà raccogliere in un catasto nazionale tutte le proprietà. So che fa sorridere i paesi civili i quali si chiedono: come fa il Paraguay a tirare avanti senza catasto ? Purtroppo noi dobbiamo ricominciare da questo baratro. Nel 1990-1992 abbiamo ricevuto 40 milioni di dollari dalla comunità internazionale proprio per mettere assieme un catasto indispensabile ad uno stato normale. Si è censito solo il 15 per cento e non le proprietà importanti. Chissà dove è finito il denaro >.

 

- Ascolto le sue promesse e la gente le ascolta contenta. Davvero pensa di riuscire a difendere l’immenso bacino di acqua dolce guaranì, frenare la deforestazione, l’avanzata delle colture transgeniche ( soia, soprattutto ) e agrochimiche che stanno avvelenando la gente ?

 

< Ne parliamo ogni giorno. Le risorse naturali sono una ricchezza fondamentale e di tutti. L’avidità ha distrutto buona parte dell’habitat. Le riserve di acqua dolce sono una benedizione di Dio: Argentina, Uruguay, Brasile e Paraguay potrebbero disporne come pochi posti al mondo. Invece sono oggetto di traffici. E’ urgente difendere queste risorse e battersi contro distruzione e sfruttamento selvaggio. La maggior parte delle persone vengono espulse dalle nuove coltivazioni, soprattutto soia transgenica. E lo sfruttamento selvaggio di allarga. Latifondi sempre più immensi ed in mano a proprietari stranieri, a volte identificati, a volte misteriosi: proprietari assenti drammatizzano la vita delle persone con nome e cognome che non sanno come andare avanti. La nostra lotta è questa: permettere a chi possiede un fazzoletto di terra di coltivarlo e poterci vivere senza arrendersi alle pressioni che diventano minacce >.

 

- Si continua a parlare di masse sempre più povere: quale tipo di povertà umilia la gente ? Mancanza di lavoro, case che non sono case ? Emigrazione che fa scappare le nuove generazioni nelle bidonvilles straniere ? Come recuperare queste folle disperate ?

< Due milioni di paraguyani vivono nelle villas miserias di Buenos Aires, 70 mila negli Stati Uniti, 6 mila in Spagna. Difficile portarli a casa tutti, ma la riforma agraria e iniziative industriali possono far tornare chi ha perduto la terra. Servono opportunità per tutti e non solo privilegi per la cerchia dei fedeli all’eterno governo. Oggi in Paraguay non siamo uguali di fronte alla legge e non abbiamo le stesse opportunità di sopravvivenza. Ecco perché i monopoli statali e privati devono essere controllati o sparire per garantire credibilità ad un’economia che bisogna aprire ai giovani, professionisti ed intellettuali, ma anche alla gente semplice, insomma alle forze che domani governeranno il paese >.

 

- Il Vaticano non è d’accordo sulla sua decisione di spogliarsi della missione di vescovo per entrare in politica. E Nicanor Duarte, presidente paraguyano, ha incontrato il Papa per rappresentare i disagio nel quale la sua scelta lo sta costringendo. La costituzione paraguayana è di tradizione massonica. Formalmente non esistono né Natale, né Pasqua, ma festa della famiglia e festa dei fiori, anche se il 93 per cento della popolazione é cattolica. I colorados vorrebbero impedire la sua partecipazione alla corsa presidenziale sostenendo che lei non ha rinunciato al suo ruolo nella Chiesa. Sospeso a divinis, vescovo dimissionario, ma non completamente slegato dalle gerarchie. Come risolverà il problema ? E perché Chiesa e Stato sembrano aver paura di un sacerdote che non fa più il sacerdote, e di un vescovo che non è più vescovo ?

 

< Se la volontà della gente sarà rispettata, dopo 60 anni il Paraguay potrà cambiare la propria storia. Vaticano e Chiesa vedranno realizzata la volontà di Dio nel miglioramento della vita dei senza niente. Capisco che il potere possa essere spaventato da speranze diverse che si ricompongono in un unico movimento. Ecco perché l’ufficialismo utilizza cavilli inesistenti per impedire la mia candidatura >.

 

-E la Chiesa ?

 

< La Chiesa latino-americana è divisa in settori. Tendenze conservatrici ma ovunque rami – laici, sacerdoti, seminaristi, missionari – che stanno cercando di mettere fine alle sofferenze di un continente saccheggiato da 500 anni: vecchie e nuove forme di colonialismo. Dal congresso di Medellin, trent’ anni fa, una certa Chiesa ha scelto riforme strutturali e culturali per influire su una realtà i cui peccati gridano vendetta al cielo. Non è mai stato un progetto determinato perché la Chiesa intende mantenere la propria neutralità critica. Anch’io voglio conservare la distanza dalla politica, così come è intesa oggi, votata solo alla logica del potere. In Paraguay molti sacerdoti sono impegnati in progetti popolari nelle campagne e nelle periferie delle città. Lavorano per ridare dignità di cittadinanza a tutti. Mi sono avvicinato alla Teologia della Liberazione tra il 1977 e il 1982. In Ecuador ho avuto l’opportunità di approfondire la teologia pastorale con teoria e pratiche che analizzavano l’intera situazione del continente. L’esperienza mi ha aiutato a guardare la gente in modo diverso. Lavorare assieme ai poveri per seguirne la strada della speranza. Testimonianze che mi ha anno aiutato ad incarnarmi nella fede perché la fede non è solo osservazione contemplativa, ma il rapporto con la realtà. Lo ha detto Giovanni Paolo II in Brasile: la teologia della liberazione è parte del patrimonio della Chiesa universale. Aiuta una nostra azione più cosciente e liberatrice >.

 

- Contro di lei il partito Colorado ha candidato Blanca Ovelar ex ministro dell’istruzione. Non cambia niente: è una controfigura politica del presidente Duarte, ma giovane, soprattutto donna come Cristina Kirchner e Michelle Bachelet. Il Paraguay diventa rosa per garantire vecchi interessi…

< E’ evidente che i colorados vogliono continuare allo stesso modo rallentando ogni proposta di cambiamento: insistono col carnevale amministrativo che immiserisce la società. Il programma della nostra Alleanza pretende di cambiare e subito. Ecco lo scontro. Ogni cavillo e nuove candidature servono solo ad andare avanti indisturbati >.

 

-Andare avanti, ma qualche volta tornando indietro. Con una certa fretta, la corte suprema ( controllata dal partito al governo ) ha mitigato la sentenza che condannava il generale Lino Oviedo a dieci anni di prigione e all’interdizione ad ogni pubblico incarico: era stato condannato per aver tentato un colpo di stato nel 1996. Lo si era anche accusato dell’assassinio di un candidato alla presidenza. Arrestato in Brasile, aveva chiesto di scontare la pena in Paraguay dove è rientrato nel 1998. La corte suprema lo ha rimesso in libertà per < buona condotta > e un tribunale militare ha cancellato l’imputazione dichiarandolo non colpevole. Assieme ad altri movimenti, il partito di Oviedo – Unione Nazionale dei Cittadini Etici – aveva insistito affinché lei scendesse in politica contro i colorado. Tre mesi fa le previsioni la davano in vantaggio su ogni candidato, ma la liberazione del generale ha sconvolto i sondaggi. Con la sua alleanza divisa e Oviedo che si candida in concorrenza, la scelta del governo di rimetterlo in gioco per dividere l’opposizione sta funzionando. Si rassegna a perdere ?

 

< E’ un’alleanza di settori popolari e progressisti in contrapposizione ai poteri collaudati di chi vuole conservare questa situazione. Rappresento contadini ed operai riuniti con obiettivi non ancora definiti sul profilo che dovrà assumere il paese. I colorado sono bravi nei giochi, hanno alle spalle i capitali per farli, ma resta la nostra speranza >.

 

. – Gli Stati Uniti hanno riarmato una base al confine di Argentina, Bolivia e Brasile. Dal Brasile arrivano le imprese che stravolgono l’economia e la vita dei paraguayani. Se diventerà presidente ridiscuterà le concessioni di questi governi ?

< E’ fondamentale il diritto alla sovranità. Il mio annuncio non cambia. Non accetteremo alcuna ingerenza economica e militare che metta in discussione la vita dei cittadini. Il Paraguay deve essere dei paraguayani >.

 

- Lei è prete da una vita. Qualche nostalgia mentre ascolta la messa mescolato ai fedeli ?

< Certo che ho nostalgia Tante volte mi vien voglia di tornare al ministero sacerdotale, ma in questo momento specifico della vita è urgente stare assieme alla gente e la gente capisce quanto mi costa la rinuncia. Credo che la fede nel messaggio della Chiesa e l’impegno politico possano convivere serenamente. Il giorno in cui Dio mi chiamerà potrò dire di aver compiuto la sua volontà indipendentemente da chi considera questa mia scelta una scelta di potere >. E ride.

Perù: Alan García difende Bermúdez per difendere se stesso

da Camminaredomandando

 

Il presidente peruviano Alan GarcìaCom’era ipotizzabile parte del Perù non ha preso molto bene la richiesta di estradizione italiana dell’ex presidente Morales Bermúdez, accusato di partecipazione al Piano Condor durante gli anni della sua presidenza (1975-1980). Un sentimento che ha trovato, manco a dirlo, come interprete privilegiato il presidente Alan García che ha considerato ingiuste le accuse rivolte all’ex-presidente e offensive nei confronti del Perù, che sarebbe, a suo dire, (e sarebbe stato all’epoca) “uno stato di diritto”. Dopo l’ambiguità e l’equidistanza nei confronti del processo Fujimori ecco la difesa (non tanto d’ufficio) verso il predecessore (golpista) Bermúdez. Relativamente a questa ennesima uscita dell’ondivago presidente peruviano si impongono almeno un paio di … Leggi tutto

Bolivia, verso la strategia della tensione?

da Camminaredomandando

Il presidente boliviano, Evo Morales

Anche se non ha causato nessuna vittima, l’attentato che, poco più di una settimana fa, il 24 dicembre, ha devastato la sede centrale della Cob (la Confederación obrera boliviana) a La Paz è un segnale decisamente preoccupante. Tanto più se si considera che avrebbe potuto tranquillamente avere un esito molto più drammatico. L’esplosione è avvenuta infatti vicinissimo alla camera da letto del dirigente sindacale Pedro Montes (che vive nella stessa sede della Cob), che ha quindi rischiato di rimanere colpito dall’esplosione.

 

La ola de atentatodos llega a La Paz” titolava la Razon, il principale quotidiano boliviano, l’indomani. Lungi dall’essere un caso isolato, l’attacco terroristico si inscrive infatti in una lunga ed inquietante serie di episodi, che pongono una serie ipoteca sulla democraticità e la pacificità del confronto in atto nel paese tra governo ed autoproclamatisi autonomisti della media luna.

 

La “miccia” viene innescata per la prima volta lo scorso luglio: una bomba casalinga viene lanciata da una jeep all’indirizzo della casa del costituente del Mas Saul Avalos. Poi il 22 ottobre è la volta di due ordigni che esplodono a Santa Cruz, rispettivamente presso la residenza di alcuni medici cubani impegnati in uno dei vari progetti di cooperazione tra l’isola caraibica e il paese andino e all’ambasciata venezuelana. Tutto lascia pensare a un avvertimento contro Evo Morales e la sua politica estera nel seno dell’Alba (l’Alternativa bolivariana para las americas che vede affianco alla Bolivia, il Venezuela di Chávez, Cuba e il Nicaragua di Daniel Ortega).

 

Ma la “strategia della tensione” cresce di livello nel mese di dicembre dopo l’approvazione della costituzione nel Liceo Militar di Sucre e in mezzo alle scorrerie della UJC e di gruppi parafascisti vari in giro per il paese (con l’obbiettivo di sollecitare la cittadinanza boliviana, con le buone o con le cattive, ad aderire agli scioperi convocati dai prefetti della Media luna).

 

Il 10 dicembre infatti vengono lanciate granate contro la casa dell’esponente del Mas Osvaldo Paredo: la figlia undicenne ne esce miracolosamente illesa. Il 15 è poi la volta di un attentato al sesto piano della Corte di giustizia di Santa Cruz. Infine a ridosso del Natale – malgrado la tregua invocata da Evo Morales – si registrano altri tre attentati relativamente all’Hotel “Casa blanca” di Santa Cruz (tre giorni dopo che vi avesse soggiornato lo stesso Evo Morales), all’abitazione del masista Carlos Romero e infine – come detto – alla sede della Cob di La Paz.

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Perù, la furia liberalizzatrice

da Camminaredomandandando

 

Alan Garcia

Continua la furia liberalizzatrice del governo Alan Garcia. L’uomo che più di vent’anni fa nazionalizzava la leche Gloria provocando le ire della Nestle e metteva sotto controllo banche e istituti assicurativi, sembra oggi puntare a rendere il Perù la cattedrale del neoliberismo sudamericano, in tempi in cui tutto il resto del continente va (fortunatamente) da tutt’altra parte. A sole 48 ore dalla ratifica da parte del Senato americano del trattato di libero commercio con gli Stati Uniti, la camera cilena ha dato luce verde ad un progetto di ampiamento del protocollo ACE n° 38, l’accordo che regola dal 1998 i rapporti commerciali tra il Perù e il paese australe, configurando di fatto un ulteriore trattato di libero commercio.  E le manovre in senso liberista non si fermeranno qui, dal momento che il Perù ha in fase di discussione accordi analoghi con Canada e Singapore. Quali possano essere gli effetti di tali provvedimenti sulla fragile economia peruviana è facile immaginarlo, soprattutto alla luce di un precedente illuminante come quello messicano.

 

Rimanendo nell’ambito del Tlc con il Cile (che ora dovrà essre approvato anche dal Senato) preme ricordare l’asimmetria tra le economie dei due paesi. Allo stato attuale il Cile investe nel paese andino qualcosa come 166 volte tanto quanto investe il Peru in Cile e, soprattutto, riesporta a prezzo maggiorato circa il 60 % delle merci provenienti del Perù, piazzandole sul mercato cinese. Secondo Alain Fairlie, analista economico peruviano e professore all’università di Lima, l’anomalo Tlc rischia di  creare un sorta di rapporto Nord-Sud tra Perù e Cile, dal momento che il primo esporta nel secondo materie prime e il secondo inonda (e inonderà sempre di più dopo l’ampliamento dell’accordo commerciale) il primo di prodotti finiti. A quale dei due contraenti possa giovare un tale accordo dovrebbe apparire chiaro a chiunque, tranne a quanto pare, ai ministri del governo Garcìa. La manovra sembra peraltro inserirsi in un preciso progetto “espansivo” da parte del governo cileno, che sta portando in questo periodo alla ratifica di un analogo Tlc con il Guatemala e, più in generale, ad un’intensificazione dei rapporti commerciali del paese australe con il Centroamerica.

 

Ben più ingenti tuttavia rischiano di essere gli effetti negativi per il Perù del Tlc con  gli Stati Uniti soprattutto in campo agricolo. I prodotti agricoli peruviani rischiano di perdere qualunque competitività rispetto a quelli Usa, sostenuti da enormi sussidi statali (al contrario di quelli del paese andino)  e soprattutto prodotti in maniera industriale su larga scala.  Questo, secondo molti analisti, rischia di allargare ulteriormente la già enorme ed evidente polarizzazione nella distribuzione della ricchezza tra aree rurali ed urbane, portando all’esclusione di centinaia di migliaia di cittadini peruviani.

 

Insomma, a quanto pare, ci sono tutte le buone condizioni perché il “nuovo” Alan Garcia possa riuscire a far fracasar nuovamente l’economia peruviana come già una ventina di anni fa, al tempo del paquetazo.