La protesta a Tor de’ Cenci
Nel XII municipio di Roma risiedono da almeno 10 anni, ed in alcuni casi da più di 20, circa 350 persone ospitate in uno spazio attrezzato e recintato con container e servizi.
Uso il termine “risiedono” perché hanno tutti la residenza anagrafica nel quartiere e se il cartello stradale sulla SS Pontina indica “Campo Nomadi“, non sono e non si sentono nomadi, anzi auspicano ad una stabilizzazione che favorisca processi di integrazione.
I 150 e più bambini frequentano le scuole nel quartiere, pochi (ma qualcuno c’è) frequentano anche le superiori. Le donne fanno la spesa nel quartiere, gli uomini si occupano di raccolta di materiale ferroso. Il campo usufruisce dei progetti di scolarizzazione e le attività vengono gestite dai mediatori dell’ARCI.
Quanto all’origine sono in prevalenza di provenienza bosniaca, con un nucleo più piccolo di origine Macedone, sono in italia da almeno 20 anni venuti a seguito della dissoluzione della Jugoslavia e prevale la situazione di apolidia di fatto caratteristica della non gestione trentennale della situazione di questi profughi.
Parecchi della seconda generazione però sono riusciti a superare la giungla burocratica e sono diventati cittadini Italiani.
Ovviamente non sono tutte rose e fiori, ed è ineluttabile che, in una situazione di emarginazione e di estrema difficoltà di accesso al lavoro, parte della popolazione poi finisca a cadere in situazioni di illegalità e di micro criminalità.
Questa comunità è il prossimo bersaglio del Piano Nomadi di Alemanno e del Prefetto Pecoraro.
Qui le ragioni dello sgombero minacciato sono completamente diverse da quelle del Casilino 900.
La situazione abitativa non è diversa da quella dei campi “ufficiali” di Castel Romano e Salone. Container con servizi e recinti. Il livello di degrado, non diverso da quello di Castel Romano. Anzi a Castel Romano l’acqua non è potabile mentre Tor de’ Cenci è allacciato all’acquedotto romano.
La situazione di degrado, non drammatica, del campo deriva dal fatto che i container sono ormai vetusti e che non è disponibile un’area per le attività del riciclo del rottame e quindi gli scarti restano sul piazzale di ingresso (problema identico c’è a Castel Romano).
Il campo ha però l’”anomalia” di essere in prossimità del quartiere di Spinaceto/Tor de’ Cenci e quindi i residenti “non rom” e rom nei negozi, nelle scuole, al mercato vengono a contatto.
Sulla “sgradevolezza” di questo contatto e sulle pulsioni razziste del quartiere si è costruita la carriera politica l’assessore alle politiche sociali Sveva Belviso eletta nella circoscrizione proprio cavalcando l’ostilità dei residenti nelle case contro i residenti nei container.
Suona quindi come voler pagare “un debito elettorale” la pressione dell’assessore sulla comunità di Tor de’ Cenci.
I residenti del campo hanno lanciato un appello per spiegare le loro ragioni.
Abitiamo dal 1995 nel villaggio di Tor de Cenci, da quando il sindaco Rutelli ci trasferì assegnandoci un container a famiglia.
Non abbiamo mai avuto problemi di alcun tipo con i cittadini di Tor de Cenci e Spinaceto, anzi, la nostra integrazione è dimostrata dalla partecipazione nel locale comitato di quartiere e dalle frequenze regolari nelle numerose scuole dove i nostri figli sono iscritti.
Dopo anni di abbandono da parte delle istituzioni cittadine preposte l’attuale sindaco Alemanno ci impone di trasferirci nel grande campo, che già ospita 800 nostri fratelli, di Castel Romano.
Perchè?
Sappiamo che l’assessora Belviso aveva promesso in campagna elettorale ai cittadini italiani il nostro trasferimento, ottenendo qualche voto in più. Sappiamo che su di noi si giocano interessi politici che fanno leva su pregiudizi e stereotipi alimentando paure e razzismi vergognosi.
Siamo uomini e donne alla ricerca di dignità e rispetto come tutti voi.
Come mai, con le note difficoltà di sistemarci in aree attrezzate difficili da trovare, si vuole smantellare Tor de Cenci, che a differenza di Casilino 900, è un campo attrezzato costato ai cittadini italiani milioni di euro, per aggravare la situazione trasferendoci in un campo già grande e disagiato al di fuori di qualsiasi contesto urbano? A chi conviene?
Chiediamo alle autorità preposte di ripensarci.
Nel 2009 abbiamo subito quattro censimenti da parte di polizia (in foto), carabinieri, croce rossa e vigili urbani, ora il prefetto vuole ripetere un altro censimento per scegliere chi è buono e chi cattivo. Siamo stanchi di subire, ci opporremo con tutte le forze che abbiamo a fianco di chiunque voglia
DIFENDERE LA DIGNITA’ DEI ROM PER DIFENDERE UN PO’ DELLA PROPRIA.
NO ALLA DEPORTAZIONE DEI ROM
la Comunità Rom di Tor de Cenci
Ieri, appoggiati dall’ARCI, da Amnesty, dall’AGESCI, da associazioni cattoliche hanno atteso invano il prefetto e le autorità cittadine e municipali per spiegare le loro ragioni ed hanno organizzato una conferenza stampa. Erano presenti numerosi giornalisti, qualche blogger. Era presente il prof. Brazzoduro che è un eminente antropologo e profondo conoscitore della realtà sociale e della cultura Rom e Sinti.
Le autorità invece non si sono viste, Il sindaco e l’assesore Belviso erano al Casilino 900 per la cerimonia di chiusura, ma forse spaventati dal confronto con associazioni come Amnesty International, non si sono visti neanche gli amministratori del municipio.
A distanza l’Assessore Belviso ha parlato di Tor de’ Cenci:
ROMA: BELVISO, CON CHIUSURA TOR DE CENCI ‘FINE’ A SIMBOLO DEL DEGRADO
Era invece presente Daniele Ozzimo del Partito Democratico che nel consiglio Comunale è Vice Presidente della Commissione Politiche Sociali.
Si spera che le dichiarazioni fatte alla stampa, che qui riporto, non siano solo chiacchiere pre-elettorali ad uso del bacino di voti dell’associazionismo,
ma siano invece una presa di posizione per il PD che spesso anche nei circoli di Spinaceto e Tor de’ Cenci non è stato benevolo (eufemismo) nei confronti dei residenti rom del quartiere .
E’ quanto dichiara il consigliere del Pd Daniele Ozzimo, vicepresidente della Commissione Politiche Sociali.
“Non si comprende – se non per fini puramente elettorali – qual è l’urgenza che giustifica l’intervento di sgombero, visto che a Roma esistono realtà ben più difficili come ad esempio il campo di Lamartora, ingranditosi a dismisura a causa degli sgomberi volutamente non pianificati, in termini di accoglienza alternativa, come ad esempio quello del Casilino 700”.
“Smantellare un campo come Tor de Cenci, che richiederebbe in realtà solo interventi di manutenzione ordinaria, per farlo confluire in un contesto, come quello di Castel Romano che già ospita 800 persone, è – conclude il consigliere Ozzimo – una follia tutta elettorale che peraltro provocherebbe l’incremento di costi a carico dell’Amministrazione, anche per garantire la scolarizzazione dei minori”.
SGOMBERO NOMADI A TOR DE CENCI. DANIELE OZZIMO (PD): “SGOMBERO URGENTE PER FINI ELETTORALI”
[ pubblicato anche su No(b)logo ]
Eugenio Viceconte su http://www.gennarocarotenuto.it




