Thursday 09 February 2012, 16:02

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La protesta a Tor de’ Cenci

Nel XII municipio di Roma risiedono da almeno 10 anni, ed in alcuni casi da più di 20, circa 350 persone ospitate in uno spazio attrezzato e recintato con container e servizi.

Uso il termine “risiedono” perché hanno tutti la residenza anagrafica nel quartiere e se il cartello stradale sulla SS Pontina indica “Campo Nomadi“, non sono e non si sentono nomadi, anzi auspicano ad una stabilizzazione che favorisca processi di integrazione.

I 150 e più bambini frequentano le scuole nel quartiere, pochi (ma qualcuno c’è) frequentano anche le superiori.  Le donne fanno la spesa nel quartiere, gli uomini si occupano di raccolta di materiale ferroso.   Il campo usufruisce dei progetti di scolarizzazione e le attività vengono  gestite dai mediatori dell’ARCI.

Quanto all’origine sono in prevalenza di  provenienza bosniaca, con un nucleo più piccolo di origine Macedone, sono in italia da almeno 20 anni venuti a seguito della dissoluzione della Jugoslavia e prevale la situazione di apolidia di fatto caratteristica della non gestione trentennale della situazione di questi profughi.
Parecchi della seconda generazione però sono riusciti a superare la giungla burocratica e sono diventati cittadini Italiani.

Ovviamente non sono tutte rose e fiori, ed è  ineluttabile che, in una situazione di emarginazione e di estrema difficoltà di accesso al lavoro,  parte della popolazione poi finisca a cadere in situazioni di illegalità e di micro criminalità.

Questa comunità è il prossimo bersaglio del Piano Nomadi di Alemanno e del Prefetto Pecoraro.

Qui le ragioni dello sgombero minacciato sono completamente diverse da quelle del Casilino 900.

L’insediamento è solo per motivi burocratici “non ufficiale”, in quanto gli arrivi, fino all’ultimo derivante da uno sgombero del 2001 di un insediamento al Casilino 700 sono sempre stati concordati con l’amministrazione.

La situazione abitativa non è diversa da quella dei campi “ufficiali” di Castel Romano e Salone. Container con servizi e recinti. Il livello di degrado, non diverso da quello di Castel Romano. Anzi a Castel Romano l’acqua non è potabile mentre Tor de’ Cenci è allacciato all’acquedotto romano.
La situazione di degrado, non drammatica, del campo deriva dal fatto che i container sono ormai vetusti e che non è disponibile un’area per le attività del riciclo del rottame e quindi gli scarti restano sul piazzale di ingresso (problema identico c’è a Castel Romano).

Il campo ha però l’”anomalia” di essere in prossimità del quartiere di Spinaceto/Tor de’ Cenci e quindi i residenti “non rom” e rom nei negozi, nelle scuole, al mercato vengono a contatto.

Sulla “sgradevolezza” di questo contatto e sulle pulsioni razziste del quartiere si è costruita la carriera politica l’assessore  alle politiche sociali  Sveva Belviso eletta nella circoscrizione proprio cavalcando l’ostilità dei residenti nelle case contro i residenti nei container.

Suona quindi come voler pagare “un debito elettorale”  la pressione dell’assessore sulla comunità di Tor de’ Cenci.

I residenti del campo hanno lanciato un appello per spiegare le loro ragioni.

Roma, lettera aperta dei Rom del villaggio attrezzato di Tor de Cenci
Siamo persone Rom, bosniaci, macedoni e montenegrini, e alcuni dei nostri figli hanno ottenuto la cittadinanza italiana.
Abitiamo dal 1995 nel villaggio di Tor de Cenci, da quando il sindaco Rutelli ci trasferì assegnandoci un container a famiglia.
Non abbiamo mai avuto problemi di alcun tipo con i cittadini di Tor de Cenci e Spinaceto, anzi, la nostra integrazione è dimostrata dalla partecipazione nel locale comitato di quartiere e dalle frequenze regolari nelle numerose scuole dove i nostri figli sono iscritti.
Dopo anni di abbandono da parte delle istituzioni cittadine preposte l’attuale sindaco Alemanno ci impone di trasferirci nel grande campo, che già ospita 800 nostri fratelli, di Castel Romano.

Perchè?

Sappiamo che l’assessora Belviso aveva promesso in campagna elettorale ai cittadini italiani il nostro trasferimento, ottenendo qualche voto in più. Sappiamo che su di noi si giocano interessi politici che fanno leva su pregiudizi e stereotipi alimentando paure e razzismi vergognosi.
Siamo uomini e donne alla ricerca di dignità e rispetto come tutti voi.
Come mai, con le note difficoltà di sistemarci in aree attrezzate difficili da trovare, si vuole smantellare Tor de Cenci, che a differenza di Casilino 900, è un campo attrezzato costato ai cittadini italiani milioni di euro, per aggravare la situazione trasferendoci in un campo già grande e disagiato al di fuori di qualsiasi contesto urbano? A chi conviene?
Chiediamo alle autorità preposte di ripensarci.
Nel 2009 abbiamo subito quattro censimenti da parte di polizia (in foto), carabinieri, croce rossa e vigili urbani, ora il prefetto vuole ripetere un altro censimento per scegliere chi è buono e chi cattivo. Siamo stanchi di subire, ci opporremo con tutte le forze che abbiamo a fianco di chiunque voglia
DIFENDERE LA DIGNITA’ DEI ROM PER DIFENDERE UN PO’ DELLA PROPRIA.
NO ALLA DEPORTAZIONE DEI ROM
la Comunità Rom di Tor de Cenci

siamo persone e non pacchi postali

Ieri, appoggiati dall’ARCI, da Amnesty, dall’AGESCI, da associazioni cattoliche hanno atteso invano il prefetto e le autorità cittadine e municipali per spiegare le loro ragioni ed hanno organizzato una conferenza stampa. Erano presenti numerosi giornalisti, qualche blogger. Era presente il prof. Brazzoduro che è un eminente antropologo e profondo conoscitore della realtà sociale e della cultura Rom e Sinti.

Le autorità invece non si sono viste
, Il sindaco e l’assesore Belviso erano al Casilino 900 per la cerimonia di chiusura, ma forse spaventati dal confronto con associazioni come Amnesty International, non si sono visti neanche gli amministratori del municipio.

A distanza l’Assessore Belviso ha parlato di Tor de’ Cenci:

‘Siamo consapevoli – continua Belviso- che per ogni cambiamento ci vuole tempo e concertazione fra le parti, ma siamo convinti che, come si e’ verificato per Casilino 900, anche per Tor de Cenci, attraverso il dialogo e il coinvolgimento delle stesse comunita’ rom, supereremo le diffidenze e i timori presenti oggi. Ma soprattutto – conclude Belviso- riusciremo a restituire al territorio la legalita’ e il decoro che merita e a dare dignita” a quelle persone che vogliono condividere con l’Amministrazione un percorso di inclusione e rispetto delle regole”.
ROMA: BELVISO, CON CHIUSURA TOR DE CENCI ‘FINE’ A SIMBOLO DEL DEGRADO

Era invece presente Daniele Ozzimo del Partito Democratico che nel consiglio Comunale è  Vice Presidente della Commissione Politiche Sociali.

Si spera che le dichiarazioni fatte alla stampa, che qui riporto, non siano solo chiacchiere pre-elettorali ad uso del bacino di voti dell’associazionismo,
ma siano invece una presa di posizione per il PD che spesso anche nei circoli di Spinaceto e Tor de’ Cenci non è stato benevolo (eufemismo) nei confronti dei residenti rom del quartiere .

“Esempio emblematico della strumentalizzazione elettorale su cui è tarato il piano nomadi, è l’annunciato sgombero del campo di Tor de Cenci che, a differenza di Casilino 900, è un campo attrezzato nel quale ad oggi sono ospite 350 persone di cui 108 minori scolarizzati che frequentano gli istituti scolastici limitrofi al campo”.
E’ quanto dichiara il consigliere del Pd Daniele Ozzimo, vicepresidente della Commissione Politiche Sociali.

“Non si comprende – se non per fini puramente elettorali – qual è l’urgenza che giustifica l’intervento di sgombero, visto che a Roma esistono realtà ben più difficili come ad esempio il campo di Lamartora, ingranditosi a dismisura a causa degli sgomberi volutamente non pianificati, in termini di accoglienza alternativa, come ad esempio quello del Casilino 700”.

“Smantellare un campo come Tor de Cenci, che richiederebbe in realtà solo interventi di manutenzione ordinaria, per farlo confluire in un contesto, come quello di Castel Romano che già ospita 800 persone, è – conclude il consigliere Ozzimo – una follia tutta elettorale che peraltro provocherebbe l’incremento di costi a carico dell’Amministrazione, anche per garantire la scolarizzazione dei minori”.
SGOMBERO NOMADI A TOR DE CENCI. DANIELE OZZIMO (PD): “SGOMBERO URGENTE PER FINI ELETTORALI”

I rappresentanti del campo spiegano i loro timori a Daniele Ozzimo

[ pubblicato anche su No(b)logo ]

Giornata della memoria al Casilino 900 – un tentativo d’analisi del Piano Nomadi

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Il 27 nella Giornata della memoria il sindaco Alemanno ha:

- commemorato il Porajmos al casilino 900 e poi nella fiaccolata organizzata dall’Opera Nomadi
- celebrato la Shoah al Quirinale
- biasimato le scritte antisemite a via Tasso

Si è rifatto del troppo antirazzismo tamponando un cinese a via Margutta

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A parte gli scherzi va dato atto ad Alemanno che è un gesto coraggioso, in una città come Roma, che ogni giorno si scopre più razzista,  commemorare l’”olocausto degli zingari” il Porajmos sulle macerie delle baracche del Casilino 900.

Le immagini disponibili in rete non raccontano quello che ha detto il sindaco alla popolazione Rom, non essendo potuti andare ad ascoltare di persona possiamo immaginare che Alemanno abbia ripetuto le promesse già fatte nel presentare il piano nomadi.

Senza cinismo speriamo sinceramente che alle promesse la giunta Alemanno riesca a far seguire dei fatti concreti.

Certo è che per ora, del “Piano Nomadi”, oltre alle belle parole si è vista solo la durezza repressiva degli sgomberi e l’ossessivo ripetersi dei censimenti.
Oltre le parole, e l’inutile caccia all’uomo per i piccoli insediamenti di rom rumeni, ricordiamo che sono pochissime le novità del Piano Nomadi di Alemanno, che ha ripreso l’impostazione, fallimentare, delle giunte di centro sinistra.
Lo stesso efficientismo repressivo, tutto apparente, non è una novità per Roma.
Roma è una città senza memoria, nessuno ricorda più che il 15 settembre 2005 il Giornale scriveva:


Ci sono volute poche ore per demolire definitivamente trent’anni di storia degli «stanziali» di vicolo Savini, il più grande ghetto rom d’Europa.

Da quella operazione della giunta Veltroni, accompagnata da bellissimi discorsi e promesse di Villaggi della Solidarietà, nacque prima la tendopoli e poi il lager di Castel Romano che è uno dei capisaldi ed il modello del piano nomadi di Alemanno.  Castel Romano è una discarica sociale ed un ghetto che ha solo creato emarginazione.

Tornando al piano nomadi di Alemanno e del prefetto Pecoraro, una ottima ed equilibrata valutazione la da Marco Brazzoduro - docente di Politiche sociali e sanitarie alla Facoltà di Scienze statistiche della “Sapienza” – Università di Roma nell’ articolo:    .Il seme sotto la neve » Blog Archive » Un altro piano per “sistemare” i rom

Ne risulta uno scenario con:

  • la promessa ancora tutta da verificare di un futuro con casa e lavoro e finalmente senza più campi
  • l’esperienza vissuta di aspetti estremamente negativi per le comunità rom che in questi due anni hanno subito sgomberi umiliazioni ed il sistematico ignorare le esigenze di scolarizzazione dei bambini.

Dice Brazzoduro, riferendosi ai più diseredati dei diseredati, i rom rumeni dei piccoli campi spontanei:

La civiltà di un paese si dimostra nel modo in cui si trattano i più deboli, i più bisognosi.
Invece in Italia si fa l’opposto.
I rom, poveri estremi, sono quelli contro cui ci si accanisce.
Conosco famiglie che sono state sgomberate quattro-cinque volte nell’arco di sei mesi, con il corredo della sistematica distruzione non solo della baracca in cui sopravvivevano ma anche di tutti gli effetti personali in essa contenuti.
È legale questo?

La denuncia del prof., Brazzoduro è tanto più vera se si ricorda che In questi giorni, in cui si è parlato molto del Casilino 900, è passato sotto silenzio lo sgombero di via degli Angeli.
Non si sa più niente delle 130 persone di Salone mandate al CARA di Castelnuovo di porto.
Spariti dalle cronache i rumeni reduci dai due sgomberi in sequenza di Centocelle (canalone del casilino 700 e Hineken) che dovrebbero essere da qualche parte sulla Salaria.
Nessuna soluzione per i kalderasha, italiani di Campo Boario, ancora in un parcheggio dalle parti di Torvergata da giugno del 2008.

Il Casilino 900, che è quasi diventata la seconda casa di Alemanno, per la comunicazione del Sindaco è la foglia di fico di un piano arruffone e senza prospettive.

Per ora l’unico risultato è che si andranno ad affollare ulteriormente i campi di Salone, Gordiani, camping River, castel Romano e Candoni, con la gente che lascia il fango del Casilino.

E se le promesse (non più campi ed avviamento al lavoro) saranno tutte da verificare … intanto si concretizzano dei fatti più che preoccupanti:

  • la vivibilità dei campi così detti ufficiali, da stipare all’inverosimile, con problemi di convivenza, e di salvaguardia dei diritti è ridotta al minimo in base a fumose ed inutili normative di sicurezza
  • la penalizzazione delle politiche di scolarizzazione e di inclusione attraverso la presenza scolastica che vengono sistematicamente disattese, ne è testimonianza quello che accade ai 70 bambini di Salone, e di tutti gli altri allontanati dalle loro scuole (vedi , vedi);
  • La chiusura del Casilino 900 estingue buona parte della microeconomia legale, basata sul recupero del rottame, dei mercatini di oggetti recuperati, che ha permesso a tanti del campo di vivere in maniera onesta anche se  marginale.
  • il taglio dei progetti di scolarizzazione spacciati come “troppo costosi” e sostituiti da ben più costosi, appariscenti ed inutili progetti di sicurezza nei campi …  il teorema Alemanno è che è meglio avere una guarda giurata che sindaca su chi entra ed esce dal campo ed un sistema di recinti e telecamere piuttosto che un mediatore culturale che fa opera costante di convincimento alla scolarizzazione e facilitazione all’inserimento sociale … anche se la “sicurezza” costa 5 o 6 volte la mediazione;
  • un utilizzo del tutto strumentale della cosi detta “rappresentanza delle comunità rom”.  Da  dicembre si è fatto un grande ed ipocrita battage pubblicitario su un “Comitato di coordinamento dei campi rom della capitale“  poi all’atto pratico le persone sbandierate come portavoce dei campi sono state del tutto escluse dai processi decisionali ed anzi pericolosamente utilizzate come “involontari testimonial“  della buona fede del sindaco, con il risultato di screditare i portavoce (persone di grandissimo valore umano e morale come Najo Adzovic )  presso le loro stesse comunità e mettendo  le varie comunità rom l’una contro l’altra.  Escludendo  e togliendo ogni voce in capitolo alla rappresentanza organizzata delle due Federazioni nazionali di rappresentanza dei rom e dei sinti che pure hanno presentato importanti e concreti progetti per l’inclusione sociale ed il superamento dei campi;
  • la doppia politica messa in atto che discrimina tra i discriminati, i rom di vecchia permanenza,  provenienti in gran parte dalla ex Jugoslavia, che vengono almeno visti, e quelli, in prevalenza rumeni, dispersi nei campi spontanei, che vengono solo sgomberati senza alcuna politica;
  • la ridefinizione del business del terzo settore … con uno spostamento degli obiettivi e del budget dall’inclusione alla sicurezza … e dei soggetti dall’associazionismo cattolico e laico a quello che gravita introno all’UGL;
  • su questo punto occorre essere estremamente chiari, le risorse, tutt’altro che ricche, che sono passate attraverso i progetti di integrazione gestiti dall’ARCI, e dall’associazionismo cattolico hanno prodotto benefici men che modesti; nessuno scandalo si badi bene … è stato fatto quello che si poteva con quelle risorse … ma l’interposizione di un soggetto terzo tra l’erogazione dei fondi ed i rom che dovrebbero beneficiarne alla fine brucia gran parte delle risorse. Una politica innovativa dovrebbe ridurre al minimo l’intermediazione.
    Le scarse risorse dovrebbero alimentare invece la capacità auto organizzativa delle comunità minoritarie. Microcredito, incentivi e facilitazione all’integrazione dovrebbero essere gli strumenti da mettere in campo.

    Non è questo il modello di Alemanno, le risorse che attengono al Piano Nomadi (ben più ampie di quelle della giunta Veltroni criticatissime dalla destra in campagna elettorale) se ne vanno in infrastruttura e faraonici progetti sulla sicurezza dei campi (*).
    Non ho elementi oggettivi ma ipotizzo che sia in corso uno spostamento di risorse economiche europee che andavano a sostenere l’inserimento lavorativo dei rom,  a tutto favore di raggruppamenti che fanno capo alla destra.
    Ad esempio viene lanciato  un fantomatico progetto che fa nascere un consorzio guidato dall’AMA… che assicurerà poltrone e rimborsi spese, un po’ di guazza per gli operatori del terzo settore vicini all’UGL e qualche contentino per qualche Rom da esibire come risultato delle politiche di Inclusione.
    Sicuramente dei 700mila euro, contando le poltrone che gravitano sul progetto, ai rom da impiegare resterà ben poco.  Qualche decina di persone, forse le stesse che lavoravano già per i vecchi progetti, da esibire come successo dell’integrazione.

    Quello che resta una costante tra la gestione della destra e quella del centro sinistra è la presenza fortissima, ma accuratamente nascosta, degli interessi dei veri Re di Roma, gli immobiliaristi.
    Ad un osservatore malizioso lo spostamento degli insediamenti dei campi Rom nel territorio cittadino sembra sempre subordinato alle strategie dei palazzinari.
    Così a Castel Romano il campo rom diventa un grimaldello per svincolare un area protetta, la riserva di Decima Malafede, così il parco di Cento Celle recuperato dopo lo sgombero del campo rischia, invece di tornare al godimento della comunità, di diventare un improbabile “campo da golf”.

Infine c’è l’aspetto politico sociale del ruolo dell’amministrazione nel far rientrare a normalità  il razzismo e l’antigitanismo che è stato sempre presente a Roma ma che la sciagurata azione politica di Alemanno in campagna elettorale e della lega, dei media e della destra, ha fatto divampare dopo l’omicidio della signora Reggiani.

Se sono apprezzabili le parole pacate di Alemanno alle commemorazioni, c’è da sottolineare che la politica di non colloquio con il territorio alimenta proteste xenofobe sempre più strumentalizzate dalla Destra di Storace e dai nazisti di Forza Nuova di Fiore. Il sindaco si è assicurato con la “prova di forza” al Casilino 900 un costoso spot elettorale convincendo il comitato di quartiere di Centocelle ma ha prodotto ed ha favorito l’aggregazione di associazioni razziste.

Nel complesso Alemanno sta facendo con più garbo esattamente le stesse cose che si stanno facendo a Milano e nelle altre città italiane, anche amministrate dalla Sinistra.

La domanda resta una – quando si darà alla gente Rom e Sinti la possibilità di essere protagonisti di un riscatto sociale e di uscire dall’emarginazione in cui la politica e la società italiana li ributta da anni?

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(*) In campagna elettorale Alemanno hanno usato come slogan i troppi soldi spesi dalla giunta Veltroni.
Lo scandalo erano “15 milioni spesi per gli zingari”, spesa mai dimostrata, la cifra effettiva era circa la metà e per due terzi andava a coprire gli esosi costi immobiliari dei campi regolari. Solo circa due milioni andavano in progetti di integrazione per 1500 bambini, quei progetti che furono messi all’indice da Bruno Vespa, che prende più del triplo della cifra solo per condurre Porta a Porta.
Ora che Alemanno sta gestendo la cosa, ha più raddoppiato ogni voce di spesa, a meno i fondi per la scolarizzazione ridimensionati, ed i più ha aggiunto un bel po’ di spese per la sicurezza.

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Il video è di Ermelinda Coccia e del gruppo Me Sem Rom

L’articolo è stato pubblicato anche su noblogo.livejournal.com

Ddl sicurezza: il confine fra civiltà e barbarie

Roma, 1 lug. (Adnkronos) – Il governo ha posto la questione di fiducia sul ddl sicurezza all’esame del Senato.
Lo ha annunciato in aula a Palazzo Madama il ministro per i Rapporti con il Parlamento Elio Vito.
”La Camera ha approvato poche e limitate modifiche al testo licenziato dal Senato e pertanto il governo -ha spiegato Vito- ritiene opportuno a questo punto giungere alla definitiva approvazione del testo”.
Il voto di fiducia riguarda ciascuno dei tre articoli del provvedimento nel testo approvato a Montecitorio.
Due articoli saranno approvati oggi nel tardo pomeriggio, mentre domani mattina e’ previsto il terzo voto di fiducia. Dalle 12 di domani le dichiarazioni di voto e alle 13 il voto finale sul provvedimento
SICUREZZA: GOVERNO PONE QUESTIONE FIDUCIA SU DDL – Adnkronos Politica

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«E allora ci penserà il prossimo sindaco fascista, che così vi prenderà più sul serio»

da No(b)logo
Il giovedì scorso (25/6) a Napoli si è svolta la manifestazione / fiaccolata di protesta contro le ripetute violenze omofobe che continuano a ripetersi nella zona di Port’Alba, piazza Bellini, a due passi da Santa Chiara per intenderci. (vai alla cronaca)

Da napoletano non ho mai creduto alla storia di Napoli città tollerante ed accogliente.

Mi ricordo i foschi ultimi anni 70, seguiti alla stagione di ripresa del periodo Valenzi, con le ripetute violenze fasciste, e ricordo gli angosciosi anni di fuoco della violenza camorristica,  un crescendo durato per tutti gli anni 80.

L’illusione di una Napoli piccolo borghese, falsamente bonaria e "filosofa", di saper galleggiare su un’altra Napoli viscerale, violenta, camorrista, sottoproletaria, …  "senza bagnarsi" … è un mito antico, falso, coltivato nell’ipocrisia dei salotti.

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