Friday 25 May 2012, 03:17

Gli articoli scritti da Davide Matrone

Napoletano, Laureato in Scienze Politiche. Attualmente lavoro a Quito.

Incontro latinoamericano a Quito dei popoli originari delle 2 americhe.

Incontro latinoamericano a Quito. “Pachamama, liberazione dei popoli e Kumak Kawsay”.

Si racconta che al Presidente degli Usa Franklin Pierce, che gli chiedeva di vendere le terre della sua tribù, il capo indiano SEATTLE, della nazione SWANISH, rispose con queste parole :”lei deve sapere che ogni particola di questa terra è sacra per il mio popolo. Ogni foglia risplendente, ogni spiaggia sabbiosa, ogni nebbiolina nell’oscuro bosco, ogni radura e ogni insetto con il suo ronzio è sacro nella memoria e nell’esperienza del mio popolo. Siamo parte della Terra ed essa è parte di noi. I fiori odorosi sono nostri fratelli; il cervo, il cavallo, l’aquila maestosa sono nostri fratelli….l’acqua scintillante che scorre per i ruscelli e per i fiumi non è soltanto acqua è il sangue dei nostri antenati…Il mormorio di quest’acqua è la voce del padre di mio padre”. (Taita Proano, G. Ferrò, Edizioni Abele). Citare questa dichiarazione serve a far intendere ancor a di più, quanto la sacralità delle terre e la misticità e la suggestione della natura rappresenti una costante per i popoli originari delle due americhe.

Dal 27 al 31 gennaio 2010 nelle due città ecuadoriane di Quito e di Sant’Antonio de Ibarra si sono incontrati i rappresentanti dei popoli ancestrali dell’America Latina. L’occasione è stato il primo centenario della nascita del vescovo degli indigeni Monsignor Leonidas Proano morto all’età di 78 anni nella città di Quito. Una figura umana e spirituale che ancora vive nelle attività quotidiane delle 14 nazionalità indigene dell’Ecuador, che cammina silenziosamente nelle terre coltivate da migliaia di braccia che in questi giorni si sono raccolte attorno al loro Taita – Obispo (Papà  Vescovo). http://quitolatino.splinder.com/post/21675733

Ad analizzare e attualizzare del pensiero di L. Proano, di Pachamama, di liberazione dei popoli e di Kumak Kawsay, sono giunti membri di 84 organizzazioni sociali e religiose appartenenti a 3 continenti e a 38 paesi del mondo. Una comunità promiscua che ha accolto l’invito di poter confrontare le esperienze di resistenza e di lotta che si realizzano in ogni latitudine e longitudine del pianeta per la salvaguardia del pianeta e per la difesa dei diritti umani dei popoli originari..

America del Nord, America del Sud, Europa ed Africa hanno costituito un’unica Terra, un’unica Pangea di idee, di riflessioni, di esperienze, di preghiere, di propositi e di solidarietà.

Mercoledì 27 gennaio 2010 alle ore 8,30 si sono aperti i lavori dell’Assemblea dei popoli latinoamericani che hanno riempito coi loro simboli e i loro colori l’aula magna dell’Università S. Bolivar di Quito. Non è stato casuale riunirsi in questo luogo. Qui tra il dicembre 1997 ed il maggio del 1988 si sono realizzate le riunioni iniziali e finali dell’Assemblea Costituente della Repubblica dell’Ecuador dei popoli ancestrali. Un’assemblea voluta dal movimento indigeno ecuadoriano che consolidava, allora, lo spirito partecipativo e combattente emerso all’inizio degli anni ’90 e proseguito fino ai giorni nostri. Questo spirito non è cambiato, non si è affievolito anzi è maturato, si è coscientizzato per utilizzare un termine molto caro a Monsignor Proano. Il movimento  indigeno non solo dell’Ecuador ma di tutto il continente ha preso coscienza del nuovo processo storico in atto e del ruolo da protagonista che può assumere in questa fase politica.

Le 98 nazionalità ancestrali delle due Americhe hanno partecipato all’incontro, hanno avuto la parola, hanno potuto esprimere i loro linguaggi, hanno denunciato le ingiustizie subite, hanno potuto esprimere i loro simboli e riti, hanno raccontato del rapporto con la Pachamama e della costruzione del Sumak Kawsay. Sono state attive e partecipe ad ogni seminario e gruppo di lavoro.

Una raccolta d’esperienze pratiche e spirituali che nel corso dei cinque giorni ci hanno dato la possibilità d’intendere maggiormente come relazionarsi con la Natura, con l’umanità e con i propri credi religiosi. Ogni popolo parte da una propria fonte etica, spirituale, materiale per sviluppare una società comune ed egualitaria. Da questa fonte che si articolano i principali elementi che hanno poi costituito la teologia indigena. I suoi protagonisti (le popolazioni indigene) sono i curatori dei semi naturali e ancestrali, i coltivatori della Terra e delle lotte dei popoli esclusi, i generatori e i ricercatori della vita e della comunità, i portatori  della medicina naturale e della scienza sacra, preservatori dell’equilibrio e dell’armonia della Pachamama (Madre Terra), Nan Uleu, Tlalli, Pats, Enauacna. Riconoscono la spiritualità ancestrale che passa attraverso i loro corpi e s’integra alla famiglia Una realizzazione comunitaria che si esprime con la lingua, coi vestiti, coi riti, con la musica, coi balli, con le feste, coi simboli, coi miti che trasmettono energia.

La Pachamama è stata protagonista in questi cinque giorni, ha respirato un’altra aria, ha ricevuto ed accolto il rispetto dei partecipanti, ha ascoltato la voce di chi l’ascolta tutti i giorni.

Ha riflettuto sui suoi diritti negati quotidianamente dal barbaro sistema capitalista. Il diritto alla vita prima di tutto, alla sua interiorità ricca d’elementi. Il diritto ad esistere e ad essere ascoltata. Il diritto d’essere difesa e difendersi dagli attacchi predatori dell’affamato sistema produttivo e consumista. Il diritto di essere nutrita e di essere fertile. Chi continua a difendere tutti questi diritti sono i popoli indigeni delle due Americhe uniti sotto un unica grande parola d’ordine “Pachamama non si vende, si ama e si difende”

Quito, 2 febbraio 2010
di Davide Matrone

Ecuador: La Revolución Ciudadana compie 3 anni

Una fitta agenda d’incontri caratterizzeranno la celebrazione del III anniversario della Revolución Ciudadana in Ecuador. Lo scorso sabato 16 gennaio 2010 sono cominciati i festeggiamenti nella Provincia del Tungurahua, dove  il Presidente della Repubblica Rafael Correa ha inaugurato 75 nuove aule multimediali nella Scuola Faustino di Pelileo. Nella stessa Provincia, a Quero, sono stati consegnati titoli di proprietà a 1000 contadini.

Il 15 gennaio 2006 s’ insediava nel Palacio Carondelet (sede della Repubblica Ecuadoriana) il nuovo Presidente dell’ Ecuador l’economista Rafael Vincente Correa Delgado dopo la vittoria elettorale conseguita il 26 novembre 2006. Un Presidente che, secondo analisti e politici, s’ ispira ad un nazionalismo progressista di sinistra simile ad altri Presidenti del Continente come Evo Morales (Bolivia) e Hugo Chàvez (Venezuela). Lo stesso Rafael Correa si autoproclama come “un umanista cristiano di sinistra” che propone una politica d’integrazione regionale con gli altri paesi progressisti del continente.

Correa non è mai stato un filo – marxista, ne ha mai fatto parte di gruppi politici che si richiamano al socialismo. La sua formazione è tutt’altra. Sin dai primi anni di studio ha sempre frequentato istituti religiosi e cattolici come il Colegio Catolico de San Jose di Guayaquil, l’Università Cattolica di Guayaquil ed anche all’estero ha studiato nell’Universite Catholique de Louvrain in Belgio. Ha fatto parte del gruppo dei boy – scout per circa 20 anni diventandone il Presidente all’ età di 15 anni. Sin da giovane ha mostrato attitudini di liderazco assumendo incarichi dirigenziali in alcune prestigione organizzazioni come : Presidente dell’Associazione Culturale Studentile di Guayaquil (ACEL), Presidente dell’Associazione degli Studenti d’Economia dell’Ecuador (AEAA) e successivamente Presidente Nazionale della Federazione Universitaria dell’Ecuador (FEUC).

Ancor prima di diventare Presidente della Repubblica ha occupato un altro importante incarico: Ministro dell’Economia e delle Finanze durante la Presidenzia Palacio. Durante i suoi 106 giorni al Dicastero dell’Economia si è palesata la sua differente impronta politica e la rinnovata gestione economica del Paese. Un forte incremento per le politiche sociali ed un ostile posizione contro le direttive del FMI (Fondo Monetario Internazionale) e la BMI (Banca Mondiale). Non durò molto il suo lavoro nel Governo Palacio e cosi dopo appena quasi 3 mesi lasciò in forte polemica.

Da qui inizia l’ascesa verso la Presidenza della Repubblica. Nel 2006 “scende in campo” e lancia la sua candidatura alla Presidenza. Fonda il Movimento Alianza Pais che s’ispira ad un socialismo umano e cristiano e che s ‘integra nel Progetto Bolivariano di fede Chavista. Un cartello elettorale, più che un partito tradizionale,che ha al suo interno movimenti di destra come “Ruptura de los 25″ e organizzazioni di sinistra radicale come “Alianza Bolivariana Alfarista” il cui leader Chauvin (ex sottosegretario di Governo) é  oggi in carcere.

La vittoria alla Presidenza della Repubblica il 26 novembre del 2006 apre la strada al nuovo corso che prenderà il nome di Revolución Ciudadana che si riassume in 4 punti:  1) Revolución Politica ( Riforma elettorale – Nuova Costituzione Popolare ), 2) Revolución Etica (maggior trasparenza e nuovi valori etici e morali in campo politico – legge sulla trasparenza dei candidati), 3) Revolución Economica (Redistribuzione delle risorse e delle ricchezze – Riforma Tributaria rivolta verso il basso), 4) Revolución Sociale, Educativa e Salute ( Riforme nel campo della sanità, nel campo dell’ istruzione e nel campo culturale. Istruzione gratuita, sanità pubblica potenziata, istituzione del primo Ministro ella Cultura dell’Ecuador  dal 1979).

In questi 3 anni la Revolución Ciudadana segue la sua corsa con risultati nei vari settori,  apprezzati sopratutto dal popolo, dalla gente comune che vede in questo giovane Presidente un cambiamento relativo ma pur sempre un cambio positivo.

Non sono mancati e non mancano certamente forti contraddizioni all’interno del processo in corso. In primis le organizzazioni che compongono il Partito personalistico del Presidente. Un cartello elettorale che si basa molto sulla figura carismatica del suo leader e contraddistinto da  una contrapposizione di forze politiche differenti ideologicamente tra loro. Una cittadinanza non ancora matura e partecipe al 100% al cambiamento. Resistono ancora forti ingranaggi clientelari anche all’interno del partito al Governo per non parlare dei restanti partiti “elettorali”. Una maggioranza al potere non salda e stabile in tutte le riforme (Legge delle Miniere – Educazione e Comunicazione in discussione). Non sono mancati, oltretutto, abbandoni come quello di Alberto Acosta (ex Presidente dell’Assemblea Costituente, in collisione sul progetto costituzionale) ed ultima quella del Ministro degli Esteri, Fander Falconi ( in collisione con il progetto ITT)). Entrambi appartenevano alla Direzione Politica dell¡ Alianza Pais.  Se le opposizioni si ricompattano attorno al giovane giornalista Carlos Vera autore del libro più letto in questi mesi in Ecuador “Nunca Mordaza”, il popolo continua a sostenere il progetto politico di Rafael Correa impegnato  in questi giorni a rivitalizzare la Revolución Ciudadana. Sono in programma fino al 30 gennaio incontri e seminari in tutto il Paese.

di Davide Matrone

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Le forze progressiste in America Latina godono del consenso popolare

In America Latina vincono e rivincono le forze progressiste. Le ultime elezioni in Bolivia ed Uruguay ci confermano questo. Le masse popolari, escluse ed umiliate nei decenni trascorsi dalle oligarchie servili, riprendono la parola. Il processo di cambiamento nell’ex continente desaparecido è in marcia.

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Intervista a Nelly Arrobo Rodas. Presidentessa della Fundación del Pueblo Indio Ecuadoriano

Intervista a Nelly Arrobo Rodas. Presidetessa della Fundación del Pueblo Indio Ecuadoriano

Perché Monsignor Proaño riposa qui a Pucahuaico?

Dunque dobbiamo fare qualche passo indietro. In data 29 genaio 1985 Leonidas Proano abbandonò l’incarico di Vescovo di Riobamba. Restò in questa città fino all’aprile dello stesso anno pensando di restarci a lungo, me nel frattempo si rese conto che non era possibile. Un avvenimento, poi lo scosse. Alla scadenza del suo mandato come vescovo di Riobamba, non fu nominato nessun vescovo titolare se non un ausiliare che ebbe il compito “d’amministrare l’ordinario”. Con questa scelta, praticamente, si voleva mettere in discussione il suo lavoro. Per lui tutto questo fu un vero e atroce castigo. Quindi pensò che Riobamba non fosse il luogo adatto per continuare le sua attività. Cercava costantemente un posto dove poter andare e alla fine non avendolo incontrato decise di ritornare nel suo paese natale: San’Antonio de Ibarra. Nello stesso mese, cioè nell’aprile del 1985, fu istituito il Primo Dipartimento Pastorale Indigeno. Al Monsignor Proaño giunse, finalmente, una buona notizia. Fino ad allora non esisteva un Dipartimento per gli indigeni e Monsignor si domandava come mai esistesse per l’Opus Dei e per i militari e non per gli indigeni.

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Il Monsignor Leonidas Proano: Il vescovo degli indigeni

monsenorleonidas Con la presa di posizione dei vescovi latinoamericani nel 1968 a Medellin, durante il Consiglio Episcopale Latinoamericano, si dava inizio ad una nuova forma d’evangelizzazione. I vescovi condannavano la situazione d’ingiustizia istituzionalizzata che si realizzava in Sudamerica che violava i diritti fondamentali dell’uomo. Si delegittimava, dopo quasi cinque secoli di storia, l’evangelizzazione conquistatrice perpetuata dalla Chiesa Cattolica durante la conquista dell’America.

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La stampa europea e il Lodo Alfano

"Credo sinceramente, di essere e di essere stato di gran lunga il miglior Presidente del Consiglio che l’Italia abbia potuto avere negli ultimi 150 della sua storia". Vi ricordate questa frase da chi, quando e dove fu pronunciata? Beh dal nostro Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi in data 11 settembre 2009 in Sardegna in presenza del Presidente di Spagna Josè Luiz Zapatero e di giornalisti stranieri.

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Le Forze Armate Ecuadoriane (FAE) riprendono possesso della Base di Manta

Le Forze Armate Ecuadoriane (FAE) riprendono possesso della Base Aerea di Manta esattamente dopo un mese dall’ultima esercitazione dei Marines Usa.
La cerimonia si è celebrata in presenza delle autorità militari e civili del Paese. Il Ministro degli Esteri, Fander Falconi, ha posto l’attenzione sull’importanza dell’atto realizzatosi, evidenziando il recupero della sovranità territoriale del Paese. Ha assicurato inoltre che rispetto ai presunti abusi da parte dei militari statunitensi commessi ai danni della popolazione civile, è al lavoro una Commissione dell’Assemblea Nazionale. Alla cerimonia hanno assistito solo autorità ecuadoriane, si è notata infatti l’assenza degli statunitensi. Non vi era nessun rappresentate dell’ ex FOL (Forward Operatine Locations o Puesto de Operaciones Avanzadas) ne tanto meno nessuna presenza delle autorità diplomatiche nord americane. Gli ultimi 18 marines hanno abbandonato la Base dopo aver eseguito l’ultimo cerimoniale di saluti ufficiali. La stessa consegna, da parte delle autorità militari statunitensi a quelle ecuadoriane, si è realizzata nel massimo riservo la scorsa settimana a Quito.

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Studiare a Cuba

Intervista a Gallo Velepuche Presidente Nazionale dell’Associazione dei padri di famiglia con studenti laureatisi a Cuba.

Quando e come nasce L’Associazione dei Padri di famiglia per gli studenti ecuadoriani che studiano a Cuba?

L’Associazione nasce per solidarizzare con la fraterna repubblica di Cuba. Ad un certo punto ci accorgemmo della necessità di dar vita ad un’associazione organizzata e strutturata. Tempo fa decidemmo di creare un direttivo anche nella nostra Provincia del Pichincha e cosi abbiamo iniziato.  Nasce soprattutto per dare la possibilità, a chi non ha risorse economiche, di poter studiare gratuitamente A cuba che riconosce questo diritto. Oggi i nostri figli studiando lì. Abbiamo annualmente una media di 3500 studenti ecuadoriani che se ne vanno a Cuba. Un numero che è destinato a crescere grazie anche all’aumento delle borse di studio che l’attuale Governo ha aumentato negli ultimi due anni.

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L’UNESCO dichiara l’Ecuador libero dall’analfabetismo

L’UNESCO dichiara l’Ecuador paese libero dall’alfabetismo.
Grazie al sistema educativo cubano "Yo si puedo".

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