Friday 25 May 2012, 03:14

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L’ultima torcia

Anche Giuseppe è partito. Il nome di Giuseppe Demasi, il settimo operaio di 26 anni ustionato nell’incendio del 6 dicembre alla Thyssenkrupp di Torino, si aggiunge a quelli di Antonio Schiavone, Roberto Scola, Angelo Laurino, Bruno Santino, Rocco Marzo e Rosario Rodinò.

Non dimenticheremo i loro nomi, le loro vite. Vite che, in un solo anno, se ne sono andate insieme a quelle di oltre mille altre persone, che in una fabbrica, in un cantiere o in ufficio cercavano di guadagnarsi la possibilità di mantenere le proprie famiglie, di mandare i propri figli a scuola, di curare i propri cari nel miglior modo possibile.

Non dimenticheremo, però, neppure i veri responsabili di questi che non possono essere chiamati in altro modo se non “omicidi”. E siccome sono omicidi, i responsabili non possono non essere definiti “criminali”.

Criminali sono i padroni delle grandi multinazionali, come la Thyssenkrupp, che pur di accumulare miliardi da destinare alla speculazione finanziaria, scelgono ogni giorno di giocare con la vita degli operai, risparmiando sulle norme di sicurezza.

Criminali sono tutti i governi, come quello italiano, che hanno rinunciato alla propria funzione politica per far diventare lo Stato un semplice strumento del capitale finanziario internazionale.

Criminali sono quelle banche che prima concedono investimenti sia alle aziende che alle istituzioni statali e poi pretendono, come i peggiori ricattatori e usurai, la garanzia di avere l’ultima parola sulle decisioni fondamentali.

Ed ecco che l’intera società, non sono il mondo del lavoro, è diventata ostaggio di questa banda di teppisti in giacca e cravatta.

Anche questa è una guerra. Una vera e propria guerra con i suoi morti e i suoi feriti, con le famiglie distrutte e con gli affetti stroncati. E se si tratta di guerra, l’unico modo per fermarla è far salire forte la voce della nonviolenza.

La stessa pace che si invoca per fermare le guerre che si combattono a colpi di missili e bombe, deve essere invocata per fermare la guerra che si combatte sui posti di lavoro a colpi di sfruttamento e di precarietà.

È una lotta di liberazione. Comunque. Sia che si tratti di liberare i paesi dalle bombe nucleari e dagli eserciti occupanti, sia che si tratti di liberare la società dagli speculatori e dagli strozzini.

Solo così Giuseppe, Antonio, Roberto, Angelo, Bruno, Rocco, Rosario e tanti altri non saranno partiti inutilmente. Per ogni torcia che si è spenta se ne accendano mille altre.

Roma, 30 dicembre 2007

Carlo Olivieri medico umanista

http://posizioni-umaniste.blogspot.com/

Appello per Gaza

Ho ricevuto e inoltro il seguente appello.

Carlo Olivieri – medico umanista

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Alla cortese attenzione di

Dott. Margaret Chan

Direttore Generale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità

Dott. Jakob Kellenberger

Presidente del Comitato Internazionale della Croce Rossa

Dott. Pierre Salignon

Direttore Generale di Medici senza Frontiere

Dott. Pierre Micheletti

Presidente di Médecins du Monde

23 dicembre 2007

Gentile dott. Chan, cari colleghi,

alla fine di ottobre, il governo di Israele ha ordinato di ridurre drasticamente alla Striscia di Gaza le forniture di carburante, assolutamente indispensabile a produrre elettricità.

Per purificare l’acqua, perché funzionino le pompe, e per il trattamento delle acque reflue, è irrinunciabile avere energia. In carenza di carburante, di elettricità, di pezzi di ricambio per le apparecchiature (lo Stato di Israele controlla tutte le importazioni), gli abitanti della Striscia di Gaza non hanno sufficiente acqua pulita. Se questa manca, e non sono adeguatamente trattati gli scarichi fognari, è più facile che si verifichino malattie pericolose, del tutto prevenibili. Fra le altre conseguenze, vi sono la carenza di energia in settori critici come gli ospedali, le farmacie, gli ambulatori e le ambulanze, come pure nelle scuole
e nelle abitazioni. Mancando l’elettricità, i frigoriferi non funzionano, e il cibo si decompone.

Il protratto assedio alla Striscia di Gaza ha avuto come effetto una grave carenza di farmaci e di forniture sanitarie. Secondo i dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), alla fine del mese di novembre del 2007 mancavano 85 farmaci essenziali. Per l’insufficiente
fornitura di parti di ricambio, le apparecchiature sanitarie non possono essere riparate. Gli apparecchi per la dialisi, la ventilazione artificiale, la cardiologia ed il laboratorio analisi non funzionano in modo adeguato; mancano le provette. Il governo israeliano ha interrotto la fornitura di altri beni essenziali, come il materiale per la pulizia, la carta igienica, le lenzuola, le coperte, la carta ecc., sostenendo che sono “non necessari”.
Per chiunque lavori nella sanità, l’affermazione è insostenibile; queste carenze rendono impossibile il regolare funzionamento degli ospedali.

Tali misure costituiscono una punizione collettiva, vietata dalla legge internazionale; equivalgono altresì al trattare in modo inumano una popolazione civile, la metà della quale è costituita da bambini. Si aggiunga che è stato colpito chi è molto vulnerabile: due terzi degli abitanti della Striscia di Gaza vivono già ora in una miseria abbietta. Non occorrono
lunghe riflessioni per comprendere che questi provvedimenti possono causare, in tempi brevi, epidemie.

Ebrei Europei per una pace giusta, una federazione di gruppi europei di dieci Paesi, chiede all’OMS di insistere perché Israele annulli la minaccia di una guerra biologica e medica contro la popolazione di Gaza. Si uniscono a noi, in questa richiesta, altre organizzazioni ebraiche, così come operatori sanitari di ogni parte del mondo.

In solidarietà,

Dott. Paola Canarutto,

Ospedale S. Giovanni Bosco, Torino

a nome di Ebrei Europei per una Pace Giusta

per le adesioni l’e-mail è: pcanaru1@yahoo.it