Thursday 09 February 2012, 05:38

Gli articoli scritti da Annalisa Melandri

Francisco Chávez Abarca arrestato in Venezuela, verrà estradato presto a Cuba. Fu l’autore dell’attentato in cui perse la vita Fabio di Celmo.

Francisco Chávez Abarca arrestato in Venezuela, verrà estradato presto a Cuba. Fu l’autore dell’attentato in cui perse la vita Fabio di Celmo.

di Annalisa Melandri

E’ stato arrestato giovedì scorso in Venezuela mentre cercava di entrare nel paese con documenti falsi,  il terrorista salvadoregno Francisco Chávez Abarca,  braccio destro di  Luis Posada Carriles ai cui ordini  negli anni ‘90 ha organizzato  a Cuba numerosi attentati, tra i quali quello in cui perse la vita il nostro Fabio di Celmo nel 1997. “El Panzòn”, come era conosciuto Chàvez Abarca, era ricercato dall’Interpol a seguito di una denuncia presentata  dal governo cubano che ne ha richiesto prontamente l’estradizione al Venezuela. … Leggi tutto

di Annalisa Melandri

www.annalisamelandri.it

Un immenso cimitero. Si tratta della “fossa comune più grande d’America latina”, come viene definita da mesi, da quando cioè a principio di quest’ anno è stata scoperta nel municipio di La Macarena, regione del Meta, in Colombia. Adesso finalmente la fossa comune è una fossa D.O.C., è stata certificata cioè da una visita di una delegazione internazionale formata da parlamentari europei e statunitensi che hanno potuto testimoniare che quanto andavano da tempo denunciando alle autorità colombiane i contadini del luogo e gli abitanti del circondario, era vero.

In Colombia, la democratica e civile Colombia, (niente a che vedere con quel covo di dittatori e brutta gente come il Venezuela e Cuba) succede infatti che se per esempio gli abitanti di una comunità denunciano la presenza di un gigantesco “cimitero clandestino” dove spuntano femori e costole dappertutto e dove i cani e gli avvoltoi vanno a fare merenda, ci sia bisogno poi di un’intera delegazione di osservatori internazionali che lo confermino.

Succede anche che dopo la visita di tali osservatori, il ministero degli Esteri colombiano dichiari che non esistono fosse comuni nella zona e succede perfino che il più importante quotidiano del paese, El Tiempo, i cui maggiori azionisti sono sia il neo eletto presidente Juan Manuel Santos nonché ex ministro della Difesa, sia suo cugino Francisco Santos attuale vicepresidente, ignori completamente la notizia.

In Colombia accade anche che da una parte e dall’altra del “cimitero clandestino” ci siano, guarda caso, rispettivamente una base militare e un piccolo aeroporto. E nemmeno a farlo apposta erano proprio quegli inetti contadini locali che invece di zappare la terra, pare abbiano visto decine e decine di corpi venire gettati da piccoli aerei proprio nei pressi della fossa comune.

Tutto ciò non era sufficiente in Colombia perché il paese avesse diritto ad un’indagine seria volta alla ricerca della verità, sono stati necessari decine di osservatori internazionali a dar voce alla denuncia sporta a gennaio dai contadini di La Macarena. Si pensa che vi siano duemila corpi in quel cimitero. O almeno ciò che ne resta. Nessun problema per il governo, non si tratta di persone, “sono guerriglieri morti in combattimento”, hanno dichiarato fonti ufficiali.

Troppa fatica identificarli e dargli degna sepoltura e poi non sono così tanti, “soltanto” 400, hanno dichiarato i militari del posto e il governo. Roba piccola, sono anche stati già fatti a pezzi, non sono nemmeno tutti interi, perché da quelle parti si usa smembrare i cadaveri come pratica dell’ addestramento militare o paramilitare, che poi fa lo stesso. Dettagli.

Come un dettaglio insignificante pare essere il fatto che si sia veramente trattato di guerriglieri morti in combattimento. Si vocifera che si tratti di oppositori politici o contadini. Storia vecchia, sempre la stessa, quella degli oppositori politici che vengono fatti sparire in Colombia. Si è scoperto invece che in questo civilissimo paese, i militari dell’esercito usano ammazzare persone innocenti, ragazzi adescati per strada con scuse banali come l’offerta di un lavoro, dopo averli condotti varie centinaia di chilometri lontano da casa, dopo avergli messo in mano un fucile e addosso una divisa delle FARC facendoli passare per guerriglieri.

Un carnevale macabro per ottenere promozioni e licenze premio, oltre a più soldi dal Plan Colombia.

Li hanno chiamati falsi positivi, e anche il nome è fuorviante perché anche se si tratta a tutti gli effetti di esecuzioni extragiudiziali o di sparizioni forzate, il termine falsi positivi non fa pensare immediatamente a questi delitti di Stato per cui un paese rischia la condanna per crimini contro l’umanità dai tribunali internazionali.

Quella dei falsi positivi è un’invenzione di cui la Colombia detiene il brevetto, allucinante e paradossale nella sua crudezza, degna di quel realismo magico al quale proprio questo paese ha dato grande contributo con le opere di Gabriel García Márquéz.

Dice il grande scrittore colombiano che nel mondo che ha cercato di rappresentare nei suoi romanzi, non esiste divisione tra ciò che sembra reale e ciò che sembra fantasia. In Colombia anche i peggiori crimini sembrano opere di fantasia tanto sono surreali.

Solo in Colombia si compiono massacri con le motoseghe, o si gioca a pallone con le teste dei morti mentre in aria volteggiano gli elicotteri dell’esercito.

La fossa di La Macarena potrebbe essere benissimo adesso quella in cui il popolo colombiano dovrebbe trovare la forza e il coraggio di gettare finalmente, insieme ai resti di quei duemila corpi senza nome né volto divorati dai vermi, anche quello che resta di quella farsa che l’opinione pubblica internazionale si ostina a chiamare “democrazia colombiana”.

Qualche giorno fa si è celebrato in Colombia il Bicentenario del Grido d’Indipendenza. Hanno sfilato mossi da grande e nobile orgoglio nazionale, più di 400mila persone per le strade di Bogotá.

Io non amo le commemorazioni. Ancora meno quando si commemora un passato glorioso sotto il giogo di un presente nefasto e indegno.

Il Grido d’Indipendenza va dato adesso e subito! I colombiani adesso e subito devono scoprire l’orgoglio calpestato da qualche decina di famiglie infami che continuano a sottometterli a ingiustizie e violenze. Devono riscoprire l’orgoglio calpestato, nonostante quel Grido di Libertà di duecento anni fa, da poteri stranieri che usano i politicanti locali ancora oggi come burattini nelle loro strategie geopolitiche.

Quale Indipendenza si è celebrata per le strade di Bogotà nei giorni scorsi? Quale Patria idealizzata si è riunita sotto il vessillo di Bolívar? La Marcia Patriottica si sarebbe dovuta dirigere verso Palacio Nariño, sede del governo e lì davanti scavare una grande fossa e gettarvi dentro i narco paramilitari che lo abitano al grido di Colombia Libre!

Martin Almada: “Il Condor vola ancora, è un Condor globalizzato.”

Martin  AlmadaJean Ziegler nella prefazione del libro “Paraguay il carcere dimenticato”  scritto da Martin Almada, definisce l’avvocato e difensore dei diritti umani paraguaiano come un “profeta e testimone”   e parla della sua  vita come di “esempio di non assoggettamento alla dittatura”.

Martin Almada, quest’uomo piccolo e  minuto, stupisce per la grande forza e serenità che riesce ad trasmettere.  Difficile capire dove trovi entrambe,  conoscendo la sequenza di eventi terribili e dolorosi che ha affrontato nel corso della sua vita proprio per non essersi mai piegato alla dittatura. Quella del generale Alfredo Stroessner, una delle più violente e sanguinarie  dell’America latina. Anche una  delle più lunghe, durata 35 anni, dal 1954 al 1989,  che è costata a Martin Almada tre anni di carcere, dal 1974 al 1977, durante i quali ha subito terribili torture, che lo ha costretto all’esilio e che gli ha portato via sua moglie, Celestina Pérez, morta di infarto dopo aver ricevuto una telefonata in cui i carcerieri di suo marito gli avevano fatto ascoltare le sue grida  durante le torture.

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Il generale Mario Montoya coinvolto nel massacro di San José de Apartadó

Conferenza mondiale delle donne di base – Caracas 2011 (Prima assemblea nazionale preparatoria)

Sabato 30 gennaio 2010 gli aderenti alla neonata Commissione nazionale per la Conferenza Mondiale delle Donne – Venezuela 2011 hanno organizzato presso il Centro Culturale “La Città del Sole” la prima assemblea nazionale. L’obiettivo della giornata, oltre a quello di presentare la Conferenza Mondiale delle Donne, era di iniziare un confronto e un dibattito sul lavoro della Commissione, ossia:
- sul lavoro comune da svolgere per la promozione della Conferenza
- sulla promozione e il sostegno alla lotta per “non pagare la crisi dei padroni” e, al suo interno, per difendere i diritti conquistati dal movimento di emancipazione delle donne dall’attacco condotto dal Vaticano e dal governo Berlusconi
- sulla struttura e funzionamento della Commissione nazionale per la Conferenza Mondiale delle Donne della Base.
All’incontro hanno partecipato un centinaio di donne, compagne e compagni, bambini, rappresentanze del Comune di Napoli e della Repubblica Bolivariana del Venezuela, delegate delle organizzazioni aderenti alla Conferenza Mondiale delle Donne e del Comitato Promotore internazionale ed europeo. Inoltre, durante la mattinata, una delegazione della Commissione nazionale ha partecipato al presidio del Popolo Viola davanti alla Prefettura di Napoli, portando i saluti della Commissione e l’intervento sulla difesa della Costituzione dagli attacchi della banda Berlusconi e del suo governo di mafiosi e razzisti (vedi commento).
La giornata è stata piena di interventi. Hanno aperto le rappresentanze della Repubblica Bolivariana del Venezuela, che hanno sottolineato il ruolo fondamentale delle donne nella Rivoluzione Bolivariana, e del Comune di Napoli che hanno dato piena disponibilità ad appoggiare e sostenere il lavoro della Commissione nazionale, che ovviamente si svolgerà in piena autonomia e indipendenza mettendo al centro le Donne della Base, il loro protagonismo e la loro mobilitazione per l’emancipazione.
Si è poi aperto il dibattito che è durato fino alle h.19. Le compagne tedesche del Comitato promotore internazionale, hanno ripercorso il processo di costruzione della Conferenza e ci hanno aggiornato sulla situazione economica e sociale in Germania, sul movimento delle masse popolari femminili e sul lavoro di costruzione della Conferenza Mondiale. Maigualida Abreu, moglie dell’Ambasciatore del Venezuela, ha illustrato l’esperienza di lotta delle donne venezuelane e come il governo e le organizzazioni popolari stiano lavorando mettendo al centro la mobilitazione delle donne nella tutela dei loro stessi diritti e nella costruzione di una nuova società in cui ogni bambina e bambino, donna e uomo possano vivere una vita dignitosa e felice.

Hanno portato il loro contributo al dibattito le/i rappresentanti delle organizzazioni aderenti alla Commissione nazionale (Sindacato Lavoratori in Lotta, Comitato Donne Estella di Milano, Presidio Permanente dei lavoratori e precari della scuola di Milano, Associazione Solidarietà Proletaria, Circolo Bolivariano “J. C. Mariategui di Napoli”, Partito dei CARC, Collettivo “Iqbal Masih” di Lecce) e di altre realtà: il Collettivo studentesco di Scienze Politiche dell’Università di Napoli Federico II, la giornalista dell’Associazione Bolivariana Annalisa Melandri, l’Associazione di amicizia Italia-Cuba, la sociologa cubana Indira Pineda Daudinot della Red Por Ti America (cap.Cuba), il Centro Culturale “La Città del Sole”, studentesse e studenti venezuelani del master in Scienze Politiche all’Università di Salerno.
Sono pervenuti i saluti (vedi commento) del Comitato Donne Bella Ciao di Pistoia, delle Assemblee delle Donne socialiste (SKM) della Turchia, del Forum delle Donne del PRC.
La compagna dell’ASP ha letto il contributo inviato dalle avvocatesse Carla Serra, Caterina Calia e Maria Luna nel quale hanno denunciato la situazione delle prigioniere politiche, da loro assistite, nelle carceri italiane e c’è stato anche un intervento telefonico della partigiana Miriam Pellegrini Ferri, importante figura della lotta di emancipazione delle donne, che purtroppo abbiamo dovuto interrompere per motivi tecnici, ma che riportiamo nel commento.

Gli interventi che si sono susseguiti hanno messo al centro alcune tematiche fondamentali da cui sono state poi elaborate le mozioni allegate e che costituiscono le linee guida del lavoro comune:
- la lotta per difendere e conquistare un lavoro dignitoso;
- la solidarietà internazionalista con le donne e i popoli che resistono e si ribellano all’oppressione e alle minacce degli imperialisti USA e dei loro complici: in particolare è stata espressa solidarietà al popolo venezuelano, honduregno e haitiano, alle popolazioni adivasi e alle organizzazioni maoiste indiane che il governo indiano vuole sterminare con un’operazione militare denominata Green Hunt (Caccia Verde);
- la solidarietà alle/ai prigioniere/i politiche/i e sociali in Italia e in tutto il mondo;
- la lotta per la difesa dei diritti conquistati dal movimento per l’emancipazione delle donne e per garantire il loro effettivo esercizio contro gli attacchi da parte del Vaticano, principale promotore e ispiratore della loro eliminazione;
- la solidarietà a tutte le migranti e i migranti, a tutte le organizzazioni e i singoli che lottano contro il razzismo, l’omofobia e il fascismo;
- la necessità di legare ogni singola lotta alle altre, di coordinarle e di unirle a quella più generale per la costruzione di un altro mondo possibile e necessario, basato sulla reale democrazia, uguaglianza, libertà e convivenza civile;
Sono state fatte infine delle proposte sulla struttura e funzionamento della Commissione (vedere in allegato – intervento del P-CARC).
La giornata si è conclusa con cena, canti e balli popolari e di lotta dell’America Latina e del sud Italia.
Ringraziamo vivamente tutte le partecipanti e i partecipanti che hanno reso l’assemblea vivace e proficua e hanno concorso allo sviluppo del confronto tra realtà diverse accomunate dalla volontà di intraprendere un percorso unitario di lotta e solidarietà; il Centro Culturale “La Città del Sole” che ci ha ospitato; il Presidente della Commissione consiliare Relazioni Internazionali del Comune di Napoli, Sandro Fucito, che ha patrocinato l’incontro; le compagne del Comitato promotore internazionale che sono venute dalla Germania per illustrarci il lavoro di costruzione della Conferenza Mondiale delle Donne; i traduttori Daniela, Lutz e soprattutto Chiara; l’artista Albino De Marchis per il bellissimo omaggio artistico alla Commissione Nazionale; le rappresentanze della Repubblica Bolivariana del Venezuela che oltre a collaborare attivamente alla costruzione dell’iniziativa ci hanno trasmesso fiducia e determinazione nella rinascita del movimento di lotta delle donne della base italiane e di tutto il mondo. Un ringraziamento particolare alle compagne del Comitato promotore napoletano e ai compagni che hanno collaborato durante tutta la giornata, facendosi carico degli aspetti logistici (e non solo!) e contribuendo alla riuscita dell’iniziativa!
La giornata è stata lunga, stimolante e ricca di interventi e proposte preziose per chi era presente e per chi vorrà unirsi in questa entusiasmante marcia di solidarietà ed emancipazione delle donne che, come è stato affermato più volte durante l’assemblea, “è anche la lotta per l’emancipazione dell’umanità”.
Avanti nella costruzione della Conferenza Mondiale delle Donne!
Per informazioni e adesioni:
Tel. 339.3418325 – 339.8489559
Art. 51 della Costituzione della Repubblica Italiana

“Tutti i cittadini dell’uno e dell’altro sesso possono accedere agli uffici pubblici e alle cariche elettive in condizioni di eguaglianza secondo i requisiti stabiliti dalla legge. A tale fine la Repubblica promuove con appositi provvedimenti le pari opportunità tra donne e uomini.”

Naturalmente quest’articolo fa riferimento all’Art. 3 secondo cui “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti alla legge, senza distinzioni di sesso, razza, lingua, religione, opinioni politiche, condizioni personali e sociali. E’ compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”.

Parole bellissime se fossero realmente messe in pratica, parole che dovrebbero garantire a noi in quanto donne, in quanto lavoratrici ed in quanto madri e mogli dignità personale e sicurezza sociale ed economica. Ma se si pensa alle tante lavoratrici ricattate dal licenziamento nel caso di una gravidanza, alle precarie della scuola, dei call center e di altre realtà lavorative, buttate improvvisamente fuori senza nessuna speranza se non quella di lottare per garantirsi il minimo per la soddisfazione dei bisogni primari. Se si pensa alle disoccupate, che da anni lottano per strappare un posto di lavoro, alle ragazze madri a cui non viene garantito nemmeno l’indispensabile, alle extracomunitarie, allontanatesi dai propri paesi nella speranza di un lavoro dignitoso e che il più delle volte trovano indifferenza, miseria, violenza e, non ultima, la strada. Ecco se ci guardiamo intorno e vediamo questo ed altro ci chiediamo: “ma a chi sono rivolte queste parole di uguaglianza, dignità e partecipazione?”
Le donne sono quelle che oggi pagano il prezzo più alto di questa crisi, crisi economica, politica, sociale e culturale. Sono loro le prime a subire il licenziamento già alle prime avvisaglie di una crisi, sono loro a dover affrontare praticamente tutte le conseguenze legate al licenziamento dei propri mariti (vedi le mogli degli operai Fiat di Pomigliano che combattono al fianco dei propri uomini!). E’ su di esse che, alla pari degli extracomunitari, si abbatte maggiormente la mannaia della violenza, di quella violenza fisica e psicologica che annienta e distrugge.

Si sta proponendo da tempo di cambiare la Costituzione. Bene! A noi basterebbe che si cominciasse finalmente a metterla in pratica questa Carta per la quale non solo tanti uomini ma anche tante donne hanno dato la vita.

Dobbiamo essere noi donne a prendere coscienza del fatto che la nostra emancipazione dobbiamo costruircela unendo le nostre forze e lottando per i nostri diritti, che poi sono i diritti di tutti!
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Incontro di presentazione della Commissione nazionale italiana per la preparazione della Conferenza Mondiale delle donne della base promosso dal Movimento “Ana Soto” del Venezuela, dalla Confederazione delle donne Equadoriane per il cambiamento (CONFEMEC) e dal Consiglio politico e combattivo delle donne di Germania.
Il Gruppo donne bella ciao Pistoia saluta a pugno chiuso, le compagne e i compagni presenti a quest’incontro per la preparazione della Conferenza Mondiale che si terrà in Venezuela nel 2011. Noi compagne di questo comitato a causa della repressione in atto verso i compagni della Toscana non siamo potute intervenire fisicamente. Siamo quindi a Pistoia, ma anche con voi in questa giornata, che sicuramente sarà piena di cose belle e incontri proficui.

Inviamo pertanto la nostra solidarietà per prima a tutte le persone colpite dalla repressione e dal nuovo avvento del fascismo in atto.

Solidarietà al Movimento “Ana Soto” per l’ennesimo momento difficile attraversato dal suo paese. RCTV INTERNATIONAL che trasmette il suo veleno dagli Usa a Miami in Florida si merita di essere oscurata non 1, non 2, ma mille volte. I complotti reazionari vanno combattuti sul nascere.

Il nostro Comitato ha raccolto l’appello lanciato dal partito dei Carc ad una riunione che si verificò poco prima dei fatti di Pistoia, una riunione che vide presenti anche Alessandro Della Malva e la compagna Katiuscia.

La donna, oggi subisce discriminazioni pesanti e a volte insostenibili, sia sul posto di lavoro, che in casa e nella società. Viviamo in paese, l’Italia, che ha di fatto per ministra delle pari opportunità una “donna” che si chiama Mara Carfagna. Per contrastare questo modo di essere, due di noi, Laura e Rosanna, hanno partecipato alle elezioni amministrative del comune di Agliana, qui in provincia di Pistoia con la lista di Blocco Popolare. Noi non ci sentiamo femministe. Lottiamo con i compagni per la nostra e la loro libertà e anche emancipazione. Lottiamo con loro, per noi e i nostri figli.

La fascistizzazione in atto è la prima molla che ci muove a lottare.

Siamo state e siamo al centro di una battaglia antifascista, con i compagni del Carc, compagni, Anarchici e compagni non legati in modo stretto a nessun partito.

Il Partito dei Carc, è il più colpito dalla repressione.

Durante una riunione per contrastare l’avvio di ronde fasciste, in Toscana, abbiamo subito, l’irruzione della Digos nei locali che ci ospitavano, siamo stati identificati e poi deportati in questura (in tutto una ventina di persone) caricate sulle volanti della polizia, in pieno centro a Pistoia,

Questo “giustificato” dal fatto che la vicina Casa Pound, aveva subito poco prima della nostra riunione una irruzione, guarda caso da un ventina di persone che avevano come obbiettivo la devastazione dei loro locali. La cosa andrebbe presentata un po’ meglio, ma è conosciuta da tutti e non è il caso di ripetere fatti che magari compagni presenti a questo incontro vi possono chiarire meglio di persona.

Sta di fatto che il processo è in corso e che due di noi testimonieranno per i compagni. Laura che testimonierà per compagni che non sono suo marito (Yuri) io che testimonierò un po’ per tutti.
Le misure che hanno colpito questi compagni sono tra le più dure e incredibili quasi a raccontarsi. Questo nella rossa Toscana, nella Toscana, dove tanto i comunisti dettero per la liberazione.
della loro gente.
Noi abbiamo indivuato al momento in questa lotta, la lotta.

Ora siamo prese e presi solo dall’organizzare, riunioni, manifestazioni, incontri, dossier, anche pranzi e cene per dare un contributo alle spese processuali dei compagni.

Questo è quello che le donne devono fare per la loro liberazione? Noi pensiamo di sì, la liberazione, questa volta magari fisica, intesa come libertà dalle galere e dalle misure repressive passa per la liberazione nostra di donne.

Noi lotteremo ancora per la liberazione dei compagni.

Crediamo, fortemente in questo progetto, in questa causa comune che ci porterà a costruire la Conferenza Mondiale delle donne in Venezuela, nel 2011 e che ci stà portando a conoscere tante persone che condividono le nostre idee e tante realtà come il Comitato Estella di Milano che abbiamo conosciuto durante lo svolgimento del secondo congresso nazionale del partito dei Carc.

Un saluto pieno d’affetto alle partigiane, che ci sostengono con loro insegnamento e la loro lotta e uno anche al Koe e a Konstantina Kuneva dirigente tra i più attivi del sindacato degli addetti alla pulizia della Grecia, così duramente colpita dal fascismo.

A pugno chiuso compagne e buon lavoro!
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Cari compagni,

Salutiamo la vostra iniziativa con tutto lo spirito rivoluzionario da parte nostra e crediamo che i vostri sforzi per organizzare questo evento andranno a beneficio dello sviluppo della lotta mondiale delle donne lavoratrici.

Non ci è stato possibile partecipare fisicamente a questa manifestazione, nonostante la cosa ci facesse piacere. A questo proposito, ci piacerebbe condividere la nostra esperienza e le nostre opinioni attraverso una breve presentazione scritta con la speranza di essere insieme nelle attività future…. See More

Ci auguriamo che la vostra iniziativa abbia successo e che questo valga anche per la vostra lotta in generale, che allo stesso tempo è la nostra lotta.

I più cordiali saluti rivoluzionari,

SKM

Assemblea delle Donne Socialiste
Attività dell’Assemblea delle Donne Socialiste

Il 2009 è stato un anno ricco di molti eventi e di attività. Dal punto di vista politico ci sono state azioni a favore della pace e della libertà delle donne kurde, la lotta contro la guerra sporca in cui le madri kurde e turche hanno tentato di incontrarsi per portare avanti insieme una battaglia contro quella guerra e per ottenere pene più severe nei confronti degli abusi sui bambini e di chi usa violenza contro le donne. Inoltre, ci sono state alcune grandi azioni di resistenza alle quali hanno preso parte anche le donne delle grandi masse. Tra le operaie della compagnia del tabacco TEKEL, che hanno iniziato una lotta di resistenza a livello centrale nel dicembre 2009 ad Ankara, ci sono anche molte donne appartenenti alla grande massa che hanno lasciato le loro case, i loro bambini per venire ad Ankara a rivendicare il loro diritto di mantenere il proprio lavoro. I loro slogan sono prettamente politici e mostrano che queste lavoratrici hanno maturato la consapevolezza della loro condizione di donne operaie sfruttate. Alcune di loro hanno iniziato uno sciopero della fame e sono determinate a protrarlo fino alla morte se il governo non accetta le loro richieste. Riportiamo alcuni slogan che hanno lanciato: “Possiamo morire, ma non ritorniamo nelle nostre case”, “Lotteremo e vinceremo”, “Sciopero generale, resistenza generale”. I lavoratori sono stati colpiti, attaccati dalla polizia con bombolette al pepe e hanno dovuto combattere anche contro il freddo, ma tutti loro, soprattutto le donne, è determinato a continuare la lotta.

Recentemente, è stato fondato un nuovo mezzo per organizzare le donne: le Assemblee Socialiste delle Donne.
Il Partito Socialista degli Oppressi, che si è definito partito della rivoluzione delle donne, è stato creato l’8 novembre 2009. Successivamente a questo passo, è stata fondata la relativa Assemblea delle Donne Socialiste il 21 novembre dello stesso anno come organismo autonomo interno al partito che lavora sulla questione femminile. In molte città si terrà un’Assemblea delle Donne Socialiste. Si tratta di assemblee che operano a stretto contatto con l’Assemblea Generale delle Donne Socialiste. Questi incontri devono essere considerati come un nuovo modello volto ad organizzare le donne nell’azione pratica. La conferenza di fondazione, tenuta ad Istanbul, è stata realizzata da donne di tutte le età, con diversa istruzione, nazionalità ed appartenenti ad ambienti di lavoro diversi. Tra gli obiettivi della fondazione di queste assemblee, c’è quello che dice che le stesse assemblee agiranno come un partito all’interno del partito stesso. Questo significa che le donne membro del partito saranno organizzate nelle assemblee e che avranno il compito di unire la lotta proveniente dal fronte femminile.

Le Assemblee delle Donne Socialiste hanno un carattere autonomo. Questo vuol dire che le donne possono prendere le proprie decisioni e renderle valide per l’intero partito. Le donne membro del partito hanno il diritto di essere presentate a tutti gli organi del partito a cui appartengono ed hanno il diritto di voto.

Le Assemblee delle Donne Socialiste sono un modello utile ad organizzare nel modo più ampio le masse delle donne.

Le assemblee sono state fondate in molte città della Turchia e anche del Nord Kurdistan. Nel Kurdistan, L’”Assemblea delle Donne Socialiste Libere” è stata fondata il 4 gennaio 2010. Alla fondazione, le lavoratrici hanno affermato che, in qualità di donne socialiste libere, innalzano la loro voce contro la brutalità del regime che opprime il popolo kurdo che brama la libertà e la pace.

Attività delle Assemblee delle Donne Socialiste in relazione alla Conferenza Mondiale delle Donne

Le Assemblee delle Donne Socialiste hanno preso l’iniziativa per avviare il processo di organizzazione della Conferenza Mondiale delle Donne in Turchia e Nord Kurdistan ed in Medio Oriente.

A questo proposito, abbiamo organizzato un incontro delle organizzazioni delle donne del Medio Oriente a settembre a Diyarbakir, nel quale hanno partecipato le donne della Turchia, del Nord Kurdistan e della Giordania. A Diyarbakir erano anche presenti due organizzazioni delle donne della Palestina, ma hanno dovuto lasciare il paese a causa di alcuni problemi tecnici. Comunque, sono state informate degli sviluppi dell’iniziativa e hanno confermato il loro intervento nell’ambito del processo a livello teorico.

In secondo luogo, le Assemblee delle Donne Socialiste hanno intrapreso l’iniziativa per una serie di incontri con la partecipazione di organizzazioni diverse delle donne della Turchia e del Nord Kurdistan allo scopo di incrementare il numero dei partecipanti.

In Europa, le organizzazioni delle donne immigrate turche e kurde che stanno portando avanti la nostra stessa linea hanno partecipato alla preparazione insieme agli organizzatori europei.

Seguiranno le seguenti ulteriori attività:

- Un incontro per tutto il medio oriente ad aprile in Libano allo scopo di garantire la partecipazione delle organizzazioni delle donne del Libano, della Palestina e della Giordania.

- Un festival delle masse femminili ad ottobre ad Istanbul per presentare la Conferenza Mondiale delle Donne per coinvolgere la maggior parte delle masse possibili e per l’autofinanziamento.

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Care compagne,

grazie per l’invito e per le informazioni e i documenti che ci avete inoltrato. Come saprete, questo fine settimana, siamo impegnate a Torino per la “Conferenza delle lavoratrici e dei lavoratori” indetta dal nostro Partito; pertanto, non potendo partecipare direttamente alla vostra iniziativa, abbiamo voluto contribuire con questa nostra riflessione.

Siamo molto interessate ai movimenti di liberazione delle donne nel mondo, in particolare in America Latina, che è ricca di realtà femminili di lotta e di partecipazione. Abbiamo, tuttavia, qualche riserva sui vostri documenti e sulle vostre posizioni, che ci sembrano percorrere la tradizionale linea dell’alleanzismo con i movimenti del proletariato maschile. Noi ci muoviamo su un piano alquanto differente: la storia ci dimostra che le rivoluzioni “socialiste” messe in campo dal proletariato nel mondo non hanno mai “compreso” le donne. Non si tratta semplicemente di verificare la “doppia oppressione” femminile, si tratta di demistificare (e decostruire) il preteso soggetto neutro, cioè maschile. Il patriarcato nel mezzogiorno d’Italia è , ancora oggi, radicato nella cultura metropolitana e, in maggiore misura, nelle periferie e aree interne, condizionando la donna nel desiderio, nella ricerca della felicità e nella propria emancipazione. Tale condizionamento ha relegato le donne del sud alla cura della famiglia e della casa, all’ubbidienza verso l’uomo, sviluppando uno schematismo immobile nel tempo: padre, marito, figlio; schema riprodottosi anche nella dimensione produttiva imposta dal Capitale che è narrazione di sopraffazione del forte sul debole e violenza dell’uomo sulla donna (caporalato). Il patriarcato di sinistra è duro a morire, anche perché camuffato da universalismo, paternalismo, fraternalismo. Lo diceva anche Federico Engels, lo dimostra anche la storia del sindacato e del movimento operaio. Noi siamo per l’intreccio tra conflitto di classe e conflitto di genere (e generi), siamo contro la visione “collaborativa” e compatibile, per l’autodeterminazione e l’asimmetria delle soggettività femminili e femministe.

Saluti femministi e comunisti

Il Forum delle donne del Prc

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INTERVENTO TELEFONICO

PER L’ INCONTRO DI DONNE

A NAPOLI IL 30/1/2010

Invio un caloroso saluto ed un apprezzamento per questa pregevole iniziativa.

Come donna, combattente fin dalla lotta di Liberazione contro il nazifascismo posso dire che mi gratifica molto l ‘ idea che oggi, giovani donne sentano la stessa esigenza di lottare che ho sentito io quando ancora studentessa ero una diciassettenne.

La società degli uomini, basata sulla proprietà, ha sempre calpestato il ruolo primario nel quale la natura ha collocato la donna.

E’ la femmina, e nel caso dell’ umanità è la donna che ha, per natura avuto il compito di preservare e mantenere la sopravvivenza delle diverse specie viventi.

Questo ruolo lo rivendichiamo e rivendichiamo tutti i diritti e i doveri che ne conseguono lontane da superstizioni e religioni che inquinano le coscienze.

Non vogliamo guerre. Esigiamo il rispetto tra i singoli e tra i popoli. Non riconosciamo differenze di pelle, di lingua, di religione, di cittadinanza, perché noi donne siamo cittadine del mondo.

Non crediamo che ci siano continenti che valgano più di altri, che ci siano culture superiori o religioni migliori ed esigiamo il rispetto che si deve all’ ateismo basato sulla scienza dimostrata.

Stiamo dalla parte di coloro che lottano contro le ingiustizie, in qualunque parte del mondo siano.

Dalla parte di chi lotta contro il nemico invasore, con qualunque etichetta si sia infiltrato nella loro terra.

Stiamo dalla parte dei lavoratori, dei disoccupati e dei precari.

Dalla parte degli studenti che reclamano nuovi programmi, più qualificati e non manipolati e per l’ inalienabile diritto e dovere alla ricerca scientifica.

Stiamo dalla parte del mondo animale che va rispettato, stiamo contro l’ inquinamento dei mari, dell’ atmosfera e della terra, causato da dettami speculativi per lo sporco interesse di pochi.

Siamo coscienti che per ricoprire interamente il ruolo che la natura ci ha affidato, è necessario lottare alacremente e senza tregua, per togliere la proprietà e il potere che si serve di maschilismo e religioni per conservarlo ed ampliarlo.

Una delle nostre armi più valide e più vincenti è la cultura scientifica. La cultura della nostra classe e gli esempi che i grandi maestri ci hanno dato quando hanno saputo strappare il potere ai tiranni.

Con la bandiera della cultura scientifica camminiamo e costruiamo la nostra lotta perché Donne, madri, figlie, sorelle, compagne non debbano più accettare guerre, sfruttamento, razzismo, e macabra superiorità maschile.

Miriam Pellegrini Ferri
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Mozione n.1
Le/i partecipanti all’incontro per la preparazione della Conferenza Mondiale delle Donne che nel 2011 riunirà in Venezuela organizzazioni e associazioni che in tutto il mondo promuovono e lottano per emancipare le donne e con esse tutte le masse popolari dalla discriminazione, dalla miseria, dallo sfruttamento economico, dall’oppressione politica e dall’arretratezza culturale

- sostengono e promuovono ogni iniziativa di lotta per difendere i diritti conquistati dalle masse popolari del nostro paese e, al suo interno, dal movimento di emancipazione delle donne e per garantire il loro effettivo esercizio (dal voto al divorzio, dalla legge 194 alle leggi a tutela del lavoro femminile, dall’equiparazione salariale agli asili, dalla sanità all’istruzione pubblica); … See More

- denunciano il Vaticano come principale ispiratore e promotore della campagna per eliminare la legge 194 per la tutela sociale della maternità e sull’interruzione volontaria della gravidanza e negare nei fatti alle donne di usufruirne riaprendo la piaga dell’aborto clandestino, condannano la sua pretesa di dettare legge sulla società civile (fecondazione assistita, riconoscimento dei diritti delle famiglie di fatto e dei conviventi, legge 194 e RU486, alimentazione forzata, testamento biologico, ecc.) e il tentativo del governo Berlusconi di costringere le donne e tutta la popolazione del nostro paese a regolarsi secondo i dogmi e la morale antiquata e bigotta del Vaticano, dogmi e morale che invece, come è noto, gli esponenti di questo governo personalmente si guardano bene dal seguire;

- si impegnano a partecipare e contribuire, nei modi e nelle forme che riterranno opportuni, alle iniziative del movimento NO VAT di cui sono parte integrante;

- chiedono che le autorità, gli esponenti dei partiti di opposizioni e quanti hanno a cuore il progresso della società civile, se sono conseguenti ai loro impegni e compiti in merito alla tutela dei diritti delle donne e della laicità dello Stato, si adoperino per garantire l’effettivo esercizio di tali diritti contro le ingerenze del Vaticano indegne di uno Stato laico di fatto e non solo di nome.

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Mozione n.2
Le/i partecipanti all’incontro per la preparazione della Conferenza Mondiale delle Donne che si terrà nel 2011 in Venezuela

- esprimono la propria solidarietà alle masse popolari della Repubblica Bolivariana del Venezuela, paese che nel 2011 ospiterà la Conferenza che stiamo preparando, e al percorso che stanno compiendo per emanciparsi dal dominio dell’imperialismo mondiale (in primo luogo da quello USA) e con esso dallo sfruttamento, dall’oppressione e dall’arretratezza e la convinzione che tale percorso costituisca una speranza per i popoli che in tutto il mondo lottano per gli stessi obiettivi;

- denunciano e condannano l’intensificarsi delle operazioni militari con cui l’Amministrazione USA minaccia la rivoluzione democratica e viola la sovranità nazionale del Venezuela (dall’accordo di cooperazione militare sottoscritto tra il governo USA e quello della Colombia per condurre dalle basi militari colombiane “operazioni di intelligence, sorveglianza e ricognizione” nei confronti del Venezuela classificato dal Dipartimento di Stato USA come “nazione non cooperante”; alla costruzione, con attrezzature e finanziamenti provenienti dagli USA, di una nuova base militare al confine con il Venezuela annunciata dallo stesso governo colombiano; alla violazione dello spazio aereo venezuelano compiuta da alcuni droni statunitensi MQ-1 Predator, gli stessi utilizzati in Afghanistan e Pakistan per compiere “omicidi mirati”; all’invio, compiuto dal governo USA con il consenso di quello dell’Olanda, di agenti segreti, navi militari e aerei spia nelle isole delle Antille Olandesi di Aruba, Curacao e Bonaire, situate a 50 miglia dalle coste venezuelane);

- si impegnano a operare, nei modi e nelle forme che riterranno opportuni, per sostenere e difendere la rivoluzione democratica venezuelana dalle minacce del governo USA e dei suoi complici;

- chiedono che le autorità locali e gli esponenti dei partiti di opposizione, se le loro dichiarazioni in difesa della democrazia, della pace e della sovranità nazionale degli Stati non sono solo uno strumento per ingannare l’opinione pubblica e giustificare le aggressioni militari contro paesi colpevoli di non sottomettersi ai diktat del governo USA e dei suoi complici, promuovano la più ampia informazione su quanto sta avvenendo in America Latina, si adoperino in ogni modo per far desistere il governo degli USA da ogni manovra mirante a mettere fine alla rivoluzione democratica del popolo venezuelano e a rovesciarne il legittimo governo, si impegnino a condannare ogni complicità del governo Berlusconi, notoriamente “buon amico” di quello USA, con i preparativi di guerra che quest’ultimo sta compiendo ai danni del popolo venezuelano.

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Mozione n.3
Le/i partecipanti all’incontro per la preparazione della Conferenza Mondiale delle Donne che si terrà nel 2011 in Venezuela

- condannano fermamente l’operazione militare (Green Hunt – Caccia Verde) che il governo indiano si appresta a lanciare a partire dal mese di marzo (con l’impiego di decine di migliaia di soldati e dell’aeronautica militare) contro una vasta area dell’India centrale e settentrionale abitata dagli adivasi, popolazioni tribali fuori casta proprietarie di diritto della zona secondo quanto sancito dalla costituzione dello Stato indiano e dove il Partito Comunista Indiano (maoista) ha da anni istituito forme di produzione più moderne, strutture sanitarie e scolastiche, organismi di governo, di amministrazione e di giustizia popolari, promuovendo in particolare il protagonismo delle donne, che in questa come in generale nelle strutture sociali arretrate sono i soggetti più deboli e oppressi;

- denunciano che per ottemperare agli impegni assunti negli accordi (Memoranda of Understanding) sottoscritti con numerose multinazionali indiane e straniere (tra cui la Vedanta, la POSCO, la RioTinto, la Tata, la Hindalco, la Jindal and Mittal) interessate ad appropriarsi del territorio degli adivasi e delle sue risorse, in primo luogo del legname, il governo indiano si appresta a compiere un vero e proprio genocidio, sterminando e deportando milioni di persone e a eliminare uno dei (pochi) polmoni verdi ancora esistenti, provocando una catastrofe ambientale di proporzioni planetarie;

- esprimono la propria solidarietà e sostegno alla resistenza delle popolazioni adivasi e del Partito comunista indiano (maoista) che costituiscono il principale baluardo contro i programmi criminali del governo indiano e delle multinazionali coinvolte nell’operazione Green Hunt;

- si impegnano a contribuire, nei modi e nelle forme che riterranno opportuni, alle campagne internazionali che vanno sotto il nome di Spring Thunder (Tuono di Primavera) che hanno l’obiettivo di denunciare all’opinione pubblica internazionale i programmi criminali del governo indiano e delle multinazionali coinvolte, promuovere ogni forma di protesta contro di essi e sostenere la lotta delle popolazioni adivasi e dei comunisti indiani;

- chiedono che le autorità locali e nazionali del nostro paese, se le loro dichiarazioni in difesa dei diritti umani e della tutela dell’ambiente non sono solo uno strumento per ingannare l’opinione pubblica, promuovano a livello nazionale e internazionale la più ampia informazione su quanto sta avvenendo in India e si adoperino in ogni modo per far retrocedere il governo indiano dai suoi programmi di sterminio e devastazione ambientale.

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Mozione n.4
Le/i partecipanti all’incontro per la preparazione della Conferenza Mondiale delle Donne che si terrà nel 2011 in Venezuela

- esprimono la propria solidarietà agli operai e alle operaie della FIAT di Pomigliano d’Arco e Termini Imprese e a tutti i lavoratori e le lavoratrici che stanno lottando per difendere il loro posto di lavoro e a tutti i disoccupati/e e precari/e in lotta per conquistare un lavoro dignitoso, e con esso la possibilità di vivere;

- condannano le cariche poliziesche e le sanzioni amministrative con cui le autorità colpiscono quanti lottano per difendere e affermare il sacrosanto diritto ad avere un lavoro e un salario dignitosi;

- sostengono e promuovono ogni iniziativa di lotta “per non pagare la crisi dei padroni” che sta peggiorando le condizioni di tutte le masse, ma in particolare delle donne (la privatizzazione e la riduzione dei servizi pubblici fanno ricadere principalmente sulle loro spalle la cura dei bambini, degli anziani, dei malati; il carovita le costringe ad arrabattarsi per arrivare a fine mese, a dedicare gran parte delle loro energie e del loro tempo alla sopravvivenza; alle donne vengono riservati i salari più bassi, i lavori più sporchi e modesti o precari e sono loro le prime ad essere licenziate; i soprusi, le violenze e gli stupri contro le donne aumentano giorno per giorno), nella convinzione che solo in questo modo è possibile sia imporre alle autorità e ai padroni i provvedimenti più urgenti necessari per far fronte agli effetti peggiori della crisi sia costruire le condizioni generali per farvi fronte in proprio;

- chiedono che le autorità, se le loro promesse in difesa del diritto al lavoro non sono solo parole vuote, usino le risorse e i mezzi di cui dispongono per adottare tutti quei provvedimenti necessari ad arginare gli effetti peggiori della crisi.

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Mozione n.5
Le/i partecipanti all’incontro per la preparazione della Conferenza Mondiale delle Donne che si terrà nel 2011 in Venezuela

- esprimono il proprio appoggio a tutte le migranti e i migranti che si ribellano alle condizioni indegne a cui il governo Berlusconi e i partiti che lo compongono, in primis la Lega Nord, li condannano con misure e leggi razziste e criminali come il pacchetto sicurezza, l’istituzionalizzazione delle ronde razziste, la politica dei respingimenti, i CIE, i rastrellamenti e le deportazioni razziali e la miriade di provvedimenti apertamente razzisti ad esse ispirati adottati da Comuni più o meno grandi; con una capillare campagna di propaganda razzista che addita gli immigrati come responsabili della miseria, del degrado e dell’insicurezza delle nostre città; con la copertura e l’appoggio dati a gruppi e organizzazioni fasciste come Forza Nuova, Casapound, Blocco Studentesco, La Destra, ecc. che sono in prima fila nel promuovere e organizzare la “caccia all’immigrato”;

- esprimono, nello spirito della Conferenza Mondiale delle Donne, la propria solidarietà a tutti gli antifascisti che, in Toscana come nel resto del nostro paese, sempre più spesso sono inquisiti, arrestati, processati perché, tenendo alti i valori della Resistenza partigiana, promuovono e organizzano la reazione popolare contro il fascismo e lo squadrismo fascista mentre, al contrario, i gruppi e partiti fascisti possono tranquillamente e impunemente aprire sedi, aggredire immigrati, omosessuali, emarginati così come militanti e sedi della sinistra, seminare in particolare tra i giovani una cultura di odio, razzismo, violenza e sopraffazione, inneggiare al fascismo ed esibire svastiche, croci celtiche e tutto l’armamentario della simbologia fascista e nazista nonostante la Costituzione e altre leggi (legge Scelba e legge Mancino) tuttora in vigore nel nostro paese vietino e condannino la ricostituzione del partito fascista, l’apologia di fascismo e di razzismo;

- si impegnano a sostenere e promuovere, nei modi e nelle forme che riterranno opportuni, ogni iniziativa per stroncare quelle che costituiscono vere e proprie prove di fascismo promosse dalla destra più reazionaria del nostro paese al fine di scatenare su scala maggiore dell’attuale la guerra tra poveri, spingere ancora più in basso le masse popolari del nostro paese, creare le condizioni per trascinare tutti ad aggredire e saccheggiare altri paesi e nazioni;

- visto che il fascismo e il razzismo oltre che illegittimi nel nostro paese sono anche un reato, chiamano le autorità, se sono conseguenti ai compiti cui sono preposte, a far rispettare quanto sancito dalla Costituzione e dalle altre leggi vigenti nei confronti delle attività e delle organizzazioni fasciste e intervenire perché sia posto fine a ogni tipo di persecuzione e repressione contro gli antifascisti;

- chiamano i partiti di opposizione, le organizzazioni sindacali, i vescovi, le grandi associazioni che hanno i mezzi e il seguito necessari, se la loro opposizione alle misure razziste del governo Berlusconi è opposizione reale e non complicità camuffata, a promuovere la disobbedienza di massa nei confronti delle leggi e delle misure razziste varate dal governo Berlusconi e dalle amministrazioni locali.

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Mozione n.6
Le/i partecipanti all’incontro per la preparazione della Conferenza Mondiale delle Donne che si terrà nel 2011 in Venezuela

- denunciano che gli imperialisti USA e di altri paesi (tra cui l’Italia) come veri e propri sciacalli stanno occupando militarmente Haiti per mettere le mani sul bottino della ricostruzione e impedire che la ribellione popolare rovesci il governo haitiano e si saldi con le forze e i governi progressisti dell’America Latina. Con la scusa degli aiuti umanitari e speculando vergognosamente sulle morti e le distruzioni causate dal terremoto, il governo Obama ha inviato più di 10.000 marines e occupato l’aeroporto di Pourt-au-Prince per prendere il controllo dell’isola (già occupata tra l’altro dalle truppe ONU in seguito al colpo di stato del 2004) ostacolando e ritardando le stesse operazioni di soccorso e la distribuzione di cibo, medicinali e altri beni di prima necessità alle popolazioni terremotate e aggravando ulteriormente la loro situazione;

- esprimono la propria solidarietà alle masse popolari di Haiti che, sostenute dalla Repubblica Bolivariana del Venezuela, da Cuba, dall’associazionismo di base e dalle organizzazioni popolari di vari paesi del mondo, si stanno organizzando direttamente per essere promotrici e protagoniste della ricostruzione del loro paese;

- si impegnano a operare, nei modi e nelle forme che riterranno opportuni, per sostenere le masse popolari haitiane nella ricostruzione del loro paese e nell’opposizione all’occupazione degli imperialisti USA e dei governi loro complici; in particolare fanno appello a tutte le organizzazioni promotrici e le singole partecipanti alla Conferenza Mondiale affinché promuovano la partecipazione delle donne haitiane alla Conferenza stessa;

- chiedono che le autorità locali e gli esponenti dei partiti di opposizione, se le loro dichiarazioni in difesa dei diritti umani, della democrazia, della pace e della sovranità nazionale degli Stati non sono solo uno strumento per ingannare l’opinione pubblica, denuncino e contrastino l’occupazione militare di Haiti da parte del governo USA, di quello italiano e di altri paesi imperialisti e appoggino le organizzazioni popolari che stanno intervenendo in sostegno delle masse popolari haitiane.

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Intervento/proposta del Comitato promotore italiano della CMD
Proposta per la struttura/funzionamento delle Commissione

Le nostre proposte per la costruzione di una Commissione nazionale preparatoria della Conferenza Mondiale delle Donne sono le seguenti:

1. Linee guida per il lavoro:

- Autorganizzazione e mobilitazione nelle lotte: perché non esiste emancipazione femminile se non è la donna a essere la promotrice e la dirigente di questo processo

- Coordinamento e solidarietà: perché senza l’unione e la solidarietà reciproca con le altre lotte per la difesa dei diritti conquistati con la Resistenza e con le lotte successive e che fanno parte della stessa nostra classe, la donna non si emanciperà mai definitivamente. È solo con l’unità d’azione, il coordinamento, la solidarietà e il sostegno alle altre lotte che potremmo finalmente renderci artefici del nostro futuro, partecipare attivamente e senza deleghe a governi dei grandi elettori (Vaticano, Confindustria e organizzazioni Criminali)

2. Composizione e funzionamento

Per la funzionalità e lo sviluppo del lavoro di promozione della Conferenza Mondiale proponiamo di stabilire degli incontri con cadenza regolare una volta ogni due mesi, che vedranno la partecipazione delle delegate delle varie organizzazioni che aderiscono alla commissione e le responsabili dei vari gruppi di lavoro.

Anzi proponiamo che ogni organismo comunichi entro e non oltre due settimane le delegate/rappresentanti degli organismi che parteciperanno alla commissione e alle riunioni organizzative che essa promuoverà, questo per dare più continuità al lavoro della Commissione.

3. Compiti e obiettivi

È in base ai compiti e agli obiettivi che la Commissione deve perseguire che formuliamo le nostre proposte di struttura e funzionamento:

- promozione della CMD attraverso iniziative dei singoli aderenti, iniziative comuni tra i singoli aderenti, partecipazione a scadenze e ad iniziative comuni (NO VAT, Sciopero dei migranti, 08 marzo – Giornata internazionale della Donna, ad esempio);

- gestione dei rapporti e coordinamento tra gli aderenti, con i comitati nazionali di altri stati e con il comitato promotore internazionale;

- gestione e preparazione del lavoro per la costruzione e partecipazione alla CMD, ossia

a) elaborazione 1. dei criteri per l’elezione delle delegate, 2. dei contributi e tematiche da portare all’Assemblea Generale della CMD, 3. delle attività per il Programma di Massa;

b) organizzazione del seminario nazionale conclusivo durante il quale verranno elette le delegate, scelte le tematiche e le attività di massa da portare in Venezuela (si dovrà svolgere entro novembre 2010);

- gestione e organizzazione delle attività di autofinanziamento.

4. Struttura

Proponiamo che si costituiscano dei gruppi (con rappresentanti delle diverse realtà che hanno aderito e che aderiranno) che si occupino nello specifico dell’organizzazione, della promozione e del finanziamento della Commissione nazionale e della Conferenza Mondiale, nonché che mantengano e sviluppino le relazioni con i comitati promotori e le organizzazioni degli altri paesi.

4.1 Gruppo ORGANIZZATIVO che si dovrà occupare di

- della gestione dei contatti e della casella mail,

- inchiesta a livello nazionale sulle realtà da coinvolgere e a cui proporre l’adesione,

- raccogliere le nuove adesioni,

- organizzare le riunioni della Commissione,

- organizzare e coordinare le iniziative comuni ad alcune mobilitazioni che decideremo di dedicare alla promozione della CMD (NO VAT Day, Sciopero migranti del I marzo, 08 marzo, giornata contro la violenza sulle donne ad esempio),

- in sinergia con gli altri gruppi di lavoro deve promuovere almeno un grande evento di promozione della CMD e di autofinanziamento (concerto, festa, campeggio, ecc.).

In questo modo realizziamo e concretizziamo il Coordinamento tra gli aderenti in questo percorso comune, sviluppiamo un fronte unitario di solidarietà e lotta.

4.2 Gruppo PROPAGANDA che si dovrà occupare di

- istituire un Ufficio Stampa, che lavori nello specifico sulle relazioni con la stampa, sia quella che già simpatizza per il nostro progetto, che quella che ancora non lo conosce ed è apertamente schierata con questo regime borghese

- si occuperà inoltre di redigere comunicati, volantini, locandine di iniziative della Commissione,

- apertura di un sito.

In questo modo promoviamo la CMD e il lavoro della Commissione affinché confluiscano sempre più forze verso i nostri obiettivi comuni.

4.3 Gruppo AUTOFINANZIAMENTO che si dovrà occupare di

- istituire una cassa e organizzarne lo sviluppo (es. proposta di realizzare una fascia con il logo della commissione di autofinanziamento, vendita di gadget, richiesta di fondi economici alle istituzioni, a partire dalle circoscrizioni, di zona e continuando verso altri livelli…richieste di patrocinio per iniziative che faremo nella zona dove propaganderemo la Conferenza Mondiale),

- pianificare e organizzare iniziative congiunte in sinergia con il GRUPPO ORGANIZZATIVO per raccogliere sottoscrizioni,

Proponiamo anche che ogni aderente a seconda della propria possibilità versi una quota alla Commissione.

4.4 Gruppo RELAZIONI INTERNAZIONALI e TRADUZIONI che si dovrà occupare di

- gestione dei rapporti con le delegazioni e con i comitati degli altri paesi,

- costruzione e gestione di un ufficio traduzioni sia per il mantenimento della relazioni internazionali sia che assista le delegate e le compagne che andranno alla CMD (lingue principali: inglese e spagnolo; per il Coordinamento europeo sarebbe buono avere anche una traduttrice tedesca).

In questo modo sviluppiamo la solidarietà internazionale e lo scambio di esperienza con le donne di tutto il mondo.

4.5 Gruppo di PREPARAZIONE della CMD che si dovrà occupare di raccogliere ed elaborare

- le proposte di elezione delle delegate che rappresenteranno l’Italia alla CMD,

- le proposte e le tematiche di contenuti che porteremo all’Assemblea generale come delegazione e dei workshop e attività che proporremo al Programma di Massa della CMD.

Occasione di propaganda e raccolta di adesioni è la preparazione dell’8 marzo, il NO VAT Day e lo sciopero dei migranti del I marzo (importanti momenti per dare concretamente il nostro sostegno e solidarietà, oltre che allargare la mobilitazione per la CMD)

Le compagne della Commissione Donne del P-CARC

Vedi: Movimiento de Mujers Ana Soto

Geraldina Colotti: la guardia è stanca

di Annalisa Melandri

I territori dove si sogna e si lotta, l’America latina, la Palestina, l’Europa e la sua Storia, dai bolscevichi ai  migranti,  e l’amore, quello sognato e quello vissuto, i ricordi di bambina e le amarezze di donna: volendo accostare o provare a tracciare similitudini tra poesia ed espressione pittorica   potremmo definire quest’ultima raccolta di Geraldina Colotti “macchiaiola” nel suo saper rendere magicamente tangibile  lo spirito del Novecento tutto,  grazie a versi brillanti e illuminanti come pennellate ad effetto.

Chiaroscuri accennati, sottili e amare ironie, sprazzi di realtà abilmente  accostati e tenuti insieme da un sottofondo appena accennato ma che prepotentemente emerge alla lettura e che quindi cerca e trova  un suo spazio ben definito: l’essere militante del poeta,  la sua rabbia e onestà intellettuale, la sua vita messa a disposizione della nostra immaginazione, il suo impegno politico per il quale ha pagato con il carcere un prezzo reso alto dal potere che non conosce poesia, non ama le tinte forti e nemmeno i chiaroscuri dell’anima  ma vuol trasformare anche gli spazi vivi della ribellione interiore  in celle anonime e fredde, come quelle delle prigioni.

Ma sono proprio questi spazi, quelli dove l’immaginare non ha prezzo, ma nemmeno padroni o secondini, che più prepotentemente emergono e che fanno da sottofondo a quelli agiti e vissuti. Sono i sogni e le utopie  che sono stati anche quelli di un’intera generazione e che si nutrono ancora del sangue dei nostri giovani, di quello dei  morti recenti così come di quello dei dimenticati. Sono l’anima  degli anni dannati e ribelli ma terreno  fertile per grandi  cambiamenti e giuste rivendicazioni sociali. E nell’attesa del momento in cui  “verrà il tempo della presa d’atto”, vale veramente la pena cogliere l’occasione che queste poesie offrono,    per domandarsi, per capire,  magari anche per imparare ad agire.
(Annalisa Melandri)

Altre stagioni

Mi strapperò la pelle
ne farò corone
per le rotte dei folli
per le mani sorelle
d’altre lune
mi strapperò la pelle
ne farò corone
per le strade ribelli
per i tetti e i cancelli
d’evasione
mi strapperò la pelle
ne farò corone
per l’eroe senza un come
che non lascia nessuno
al padrone
mi strapperò la pelle
ne farò corone
per le frasi incompiute
dalle mani cadute
altre canzoni
mi strapperò la pelle
ne farò corone
dalle stagioni inverse
all’onda senza nome
altre ragioni

GERALDINA COLOTTI, nata a Ventimiglia, ha scontato una condanna a ventisette anni di carcere per la sua militanza nelle Brigate Rosse. Giornalista del quotidiano “il manifesto”, cura l’edizione italiana di “Le Monde diplomatique”. Ha scritto racconti, poesie, romanzi per ragazzi, testi comici. Fra i suoi libri, Versi cancellati (1996), Sparge rosas (2000), Certificato di esistenza in vita (2005); Il segreto (2003) e, con Vauro, Scuolabus (2002).

per incontri con l’autrice e presentazioni del libro contattarla a:

Rctv e Chávez, stavolta l’ENI mette il bavaglio a Omero Ciai e a Repubblica

(manifestazione pro-Chávez a Caracas di questi giorni)
di Annalisa Melandri
La decisione di questi giorni  del governo venezuelano  di sospendere momentaneamente  le trasmissioni via cavo all’emittente  Rctv International che trasmette da Miami  in Florida, in attesa che si metta in regola con la legge nazionale Ley Resorte, non poteva non scatenare la solita bagarre mediatica disinformativa su ciò che realmente accade nel paese e sulle politiche adottate dal presidente Hugo Chávez.

Già nel 2007 la decisione del governo, dettata da esigenze di redistribuzione equa dello spazio radioelettrico disponibile, di non rinnovare il contratto all’emittente (che infatti da allora trasmetteva via cavo),  aveva scatenato violente proteste da parte dell’opposizione, appoggiate da tutto l’apparato mediatico internazionale, soprattutto statunitense ed europeo, che sostiene  e finanzia quegli stessi poteri  che già nell’aprile del  2002 avevano tentato di rovesciare Chávez con un colpo di Stato. Proprio nel 2002 si resero evidenti tra l’altro, le complicità esistenti tra le oligarchie nazionali imprenditoriali e commerciali, i mezzi di comunicazione privati (tra cui Rctv) e la Cia  (e le sue “agenzie” Ned e Usaid) nella realizzazione del golpe.

Marcel Granier, presidente di Radio Caracas Televisión Internacional (Rctv International)  in varie occasioni si è  rifiutato  di trasmettere dalla sua televisione i messaggi presidenziali e non ha rispettato le regole di programmazione soprattutto relativamente  alla  tutela delle fasce protette. Credendo di godere piena libertà e autonomia per il fatto di trasmettere via cavo, Rctv deve adeguarsi adesso su indicazioni della Commissione Nazionale delle Telecomunicazioni (Conatel)   alla normativa vigente per le emittenti nazionali. Secondo Conatel  infatti,  l’emittente e con lei un’altra ventina di televisioni private sarebbero tenute  al rispetto della  normativa nazionale della Ley Resorte per il fatto  di essere a tutti gli effetti emittenti nazionali, avendo, come nel caso di Rctv, addirittura una programmazione nazionale di molto superiore al 70% del totale.

Tra le libertà di cui credeva di godere Rctv,  c’era  evidentemente anche  quella di evocare dai suoi schermi  a una “soluzione militare” in Venezuela,  dichiarazione fatta durante un’intervista dal presidente della Federcámaras (la nostra Confindustria) il 14 gennaio scorso.

Il ministro del Potere Popolare per le Opere Pubbliche e presidente di Conatel,   Diosdado Cabello, che per le dichiarazioni del presidente della Federcámaras Noel Alvarez,  ha sporto regolare denuncia,  ha dichiarato che le televisioni potranno riprendere le loro regolari trasmissioni una volta messe in regola con la normativa vigente, che “comprende anche l’obbligo di trasmettere i discorsi e i comunicati ufficiali del presidente”.

In Venezuela, come accadde due anni fa, l’opposizione  ha colto in questi giorni l’occasione per mandare in strada decine di giovani delle università private in mobilitazioni di protesta dirette verso la sede della Conatel. Si sono registrati scontri tra opposizione e  militanti chavisti, due dei quali, un ragazzo di 15 anni , appartenente al Psuv (Partito Socialista Unito del Venezuela) e uno studente universitario di 28 anni hanno perso la vita uccisi a colpi di arma da fuoco  e 9 agenti di polizia sono rimasti feriti.Sull’onda delle dichiarazioni apparse sulla stampa venezuelana, per la maggior parte in mano a grossi gruppi imprenditoriali privati e ostili al governo,  anche in Italia e in Europa (El  País in testa), seguendo il copione di quanto avvenuto nel 2007 in occasione del  mancato rinnovo del contratto a Rctv,  si è parlato di “chiusura di televisioni”,  “censura” e o “il regime”.

Mentre Televideo (Rai) riporta che “Rctv nel  2007 era stata esclusa dalle trasmissioni in chiaro per non aver trasmesso un discorso ufficiale del presidente Chávez”, La Stampa, unisce la disinformazione e l’ignoranza in materia alla malafede. Nella versione online del giornale torinese il titolo dell’articolo senza firma : “Venezuela, scontri per le tv oscurate muore uno studente di 15 anni” e il sottotitolo: “S’è dimesso il vicepresidente, era pure ministro della Difesa” fanno pensare che le due notizie siano in qualche modo collegate.

Innanzitutto va ribadito che il ragazzo morto  era un militante del partito governativo chavista Psuv, quindi non un dettaglio trascurabile  e che  è stato ucciso dai manifestanti dell’opposizione. Il titolo de La Stampa invece lascerebbe supporre che sia stato ucciso dalla polizia.   Inoltre  le dimissioni del vicepresidente e ministro della difesa Ramón Carrizales (e quelle di sua moglie che era ministro dell’Ambiente) non sono legate, come lo stesso Carrizales ha dichiarato,  a dissapori con la politica del presidente Chávez. Anche se fonti anonime assicurano che sono dovute alla decisione del presidente di includere tra gli alti vertici delle Forze Armate militari cubani, sicuramente però  nulla hanno a che vedere con la vicenda Rctv e ancora meno con la morte del giovane 15enne come farebbe credere invece l’articolo pubblicato su La Stampa.it.

Le altre agenzie di notizie non sono da meno: AGI: “Opposizione in strada, muore un 15enne”; TGCOM: “Venezuela oscurata TV anti – Chávez, Rctv  non ha trasmesso i suoi discorsi”; ANSA: “Venezuela sospesa  tv di opposizione”; Rai News 24: “Chávez mette il bavaglio alle TV”.

Rilevando che nessuno fa notare che   per le emittenti televisive esiste in qualsiasi paese al mondo l’obbligo di trasmettere i discorsi o le comunicazioni presidenziali, sappiamo  che a ben vedere in Italia siamo messi molto peggio: esiste infatti una sezione specifica della RAI che si chiama Struttura Rai Quirinale e che si occupa delle informazioni e delle trasmissioni che provengono direttamente dal palazzo del Quirinale e che riguardano il Presidente della Repubblica.
Tale struttura è posta sotto la supervisione del Direttore Generale della RAI.

In tale caos disinformativo che diventa quasi  consuetudine quando si tratta di vicende legate al presidente Hugo Chávez,  sorprende questa volta  il silenzio dei due principali quotidiani nazionali, la Repubblica e il Corriere della Sera.

La Repubblica, che si è sempre distinta in passato con i suoi articoli a firma Omero Ciai  fortemente critici contro il governo Chávez, soprattutto due anni fa in occasione del mancato rinnovo del contratto a Rctv, adesso stranamente tace.
Nessun articolo  su Chávez “dittatore” o  “populista”, nessun articolo sulla mancanza di libertà in Venezuela, nessun articolo che parli di “censura” o “televisioni oscurate”.

Nemmeno nessun articolo sia sul cartaceo che sulla versione online del  Corriere della Sera.

Il motivo è presto chiarito. Già da oggi infatti  le agenzie battono la notizia di un mega investimento di Eni in Venezuela. Un accordo “storico” lo ha definito addirittura  Paolo Scaroni, amministratore delegato della ditta italiana.

L’Eni investirà in Venezuela almeno 7 miliardi di dollari in progetti che vanno dalle estrazioni nei giacimenti di greggio pesante nella fascia dell’Orinoco, alla costruzione di centrali elettriche, alla costituzione di imprese miste con Pdvsa (la compagnia petrolifera statale venezuelana).

Chi ha ancora il coraggio di parlare di libertà di stampa nel nostro paese? Chi crede ancora alle falsità opportunistiche  raccontate da giornalisti come Omero Ciai al soldo di un giornale a sua volta servo del potere? E vogliamo ancora credere che a muovere l’informazione  sia il potere politico? Non è piuttosto ancora una volta  il potere economico, quello delle multinazionali o delle  grandi lobby  a dettare le regole e a pagare gli stipendi ai giornalisti?

Honduras, il golpe dimenticato

di Annalisa Melandri

Il golpe avvenuto in  Honduras   il 28 giugno scorso  che ha deposto e cacciato dal paese il presidente democraticamente eletto nel 2006 Manuel Zelaya e che ha visto l’insediamento manu militari  di Roberto Micheletti (dello stesso partito di Zelaya, il Parito Liberale) che ricopriva la carica di presidente del Congresso Nazionale,  è stato oramai di fatto legittimato con le elezioni del 30 novembre, realizzate in un clima di paura e di tensione,  tra repressione, detenzioni arbitrarie, omicidi e senza la presenza di osservatori internazionali. Porfirio Lobo  è  il nuovo presidente del paese e  si insedierà formalmente il 27 gennaio prossimo. Il governo uscente del golpista Roberto Micheletti e il nuovo esecutivo stanno  tentando di conquistare  adesso agli occhi miopi della comunità internazionale un volto democratico che convince veramente poco.  E nel frattempo  tentano di salvare gli autori materiali del golpe garantendo l’impunità sia a Roberto Micheletti (che proprio in questi giorni è stato nominato dal Congresso deputato a vita per i suoi 28 anni di lavoro svolti per il paese),  sia ai generali delle Forze Armate che sono sotto accusa da parte della Procura Generale per “abuso di potere” e “invio in esilio” del presidente deposto Manuel Zelaya (la Costituzione del paese infatti vieta esplicitamente di mandare in esilio cittadini honduregni). I militari rischierebbero in caso di condanna pene irrisorie che vanno dai 3 ai 5 anni di carcere.

Manuel Zelaya dall’ambasciata brasiliana dove si trova tuttora  denuncia che il Procuratore Generale Luis Rubí con questo provvedimento   “appoggia l’impunità dei militari accusandoli di reati minori e di abuso di potere e non per i gravi delitti che hanno commesso” e cioè “tradimento della Patria , omicidio, violazione dei diritti umani e torture al popolo” . Secondo Zelaya è chiaro inoltre che “ciò che si sta mettendo in pratica sono gli atti preliminari per ottenere l’impunità dei militari e lasciare senza condanna gli altri autori materiali e intellettuali del colpo di Stato militare”.

Andres Pavón, presidente del Comitato per la Difesa dei Diritti Umani (Codeh) ha ricusato formalmente il giudice in quanto “si è sostenuto e si continua a sostenere che è totalmente evidente che la rottura dell’ordine costituzionale in Honduras, avvenuta tramite un colpo militare di Stato, si è realizzata con la partecipazione e l’avallo diretto della Corte Suprema di Giustizia”.

In Italia,   a parte le sporadiche notizie di agenzie che si leggono in rete sulle vicende più propriamente politiche del paese centroamericano, il golpe  è stato completamente dimenticato e quindi legittimato e perfino uno dei pochi  spazi informativi onesti rimasti, Radio Tre Mondo, lo  ha “ratificato” recentemente,  intervistando Carlos Lopez Contreras, ministro degli Esteri del governo golpista. La redazione del programma, lo ha presentato infatti  come rappresentante del  “Governo di Transizione”. La stampa invece   ormai  ignora completamente e ha calato un velo di silenzio sulle violazioni dei diritti umani accadute e che continuano ad accadere in Honduras. Dalla resistenza honduregna,  dal COFADEH (Comitato dei familiari di detenuti scomparsi) e dalle altre associazioni umanitarie continuano  a  giungere  denunce di omicidi di difensori dei diritti umani, come quello di Walter Trónchez ucciso il 14 dicembre a colpi di pistola mentre camminava per il centro di Tegucigalpa (era stato già arrestato e sottoposto a torture nel luglio scorso). Walter era stato anche testimone dell’arresto da parte di alcuni membri della polizia di Pedro Magdiel Muñoz Salvador, poi ucciso il 25 luglio durante una manifestazione. Walter, che faceva  parte del Fronte nazionale di resistenza popolare e che si occupava  dei diritti della comunità LGTB già il 4 dicembre scorso era stato sequestrato da quattro uomini incappucciati che dopo averlo picchiato ripetutamente lo avevano minacciato di morte. In quell’occasione riuscì a fuggire e sporse denuncia alle autorità. Inutilmente. Il 15 dicembre è stato trovato anche il corpo senza vita e senza testa di Santos Corrales, anche lui appartenente al  Fronte  che era stato arrestato dieci giorni prima da membri della Direzione nazionale di investigazione criminale (DNCI).

Andres Pavón (Codeh) denuncia che squadre di paramilitari percorrono le vie di Tegucigalpa e dei centri minori sequestrando e uccidendo giovani appartenenti al FNRP.  Dal 30 novembre  giorno delle elezioni, sarebbero già 30 i militanti uccisi, che vanno ad aggiungersi a quelli morti  immediatamente dopo il colpo di Stato e nei mesi successivi. Si tratta di una “vera e propria offensiva” contro un movimento che va crescendo sempre di più e che trova sempre maggior consenso in Honduras ma anche fuori dal paese.

La repressione si sta accanendo  duramente anche contro la comunità gay, come dimostra l’omicidio di Walter Trónchez , e contro le associazioni femministe, mentre quanto mai  pericoloso e difficile è  il lavoro di giornalisti e operatori dell’informazione. Le sedi di giornali e radio comunitarie vengono ripetutamente perquisite   con uso sproporzionato di forza e violenza, quando non sono oggetto di attentati compiuti da paramilitari, come avvenuto recentemente alla radio Faluma Bimetu, che da anni denunciava i crimini e gli interessi dei gruppi finanziari che cercavano di cacciare la comunità degli indigeni Garifuna dai loro territori (gli stessi dove è stata girata l’Isola dei Famosi per capirsi). Alcuni giornalisti invece sono stati arbitrariamente detenuti e poi rilasciati dopo aver subito percosse e torture.

Le elezioni del 30 novembre sono state riconosciute valide da pochi paesi. Oltre ovviamente agli Stati Uniti, la cui partecipazione diretta o indiretta al golpe è ormai stata definitivamente accertata (e poca rilevanza ha se ciò sia avvenuto con o senza il consenso di Obama), anche  il Messico, Panamá, Costa Rica, Perú, Colombia, Italia, Francia, Germania , Israele e Giappone hanno salutato favorevolmente il risultato elettorale,  mentre nella regione ha un certo peso, anche se alla nuova classe dirigente honduregna sembra non interessare particolarmente, la posizione di Brasile, Argentina, degli altri paesi aderenti all’Alba e del Mercosur che non riconoscono Porfirio Lobo come presidente. Il Congresso tra l’altro  ha ratificato proprio in questi giorni la decisione di uscire dall’Alba, la cui adesione era stata fortemente voluta da Manuel Zelaya e che di fatto è  stato il motivo scatenante del colpo di Stato.

Il 7 gennaio si è tenuta la prima manifestazione del nuovo anno contro il governo proprio in protesta contro questa decisione, ma anche per chiedere un’Assemblea Costituente e per esprimere ancora una volta solidarietà a Zelaya.  A Tegucigalpa hanno sfilato  decine di migliaia di honduregni  dall’ Università Pedagogica al palazzo del Congresso e si sono dati appuntamento nuovamente   a fine gennaio per la data di insediamento di Lobo.Mentre nelle strade della capitale una folla pacifica e chiassosa, in un clima di relativa tolleranza, gridava slogan contro il governo e in favore di Mel Zelaya,  nelle campagne e nelle zone più rurali del paese,  dove le telecamere sono assenti e i giornalisti difficilmente arrivano, l’esercito e la polizia mostrano invece il  vero volto di quella che nessuno chiama dittatura ma che non lascia dubbi rispetto alla sua vera natura.Una comunità di contadini nella Valle del Aguàn è stata infatti violentemente sgomberata dalla polizia e dall’esercito da alcuni territori statali nei quali aveva costruito povere capanne e seminato mais e cereali, territori che erano invece reclamati da alcuni latifondisti che spesso in Honduras assoldano anche bande paramilitari per liberare le terre.

Le colture sono state distrutte, le capanne incendiate e i contadini, circa 600 famiglie,   cacciati con lacrimogeni e proiettili (di piombo).

Sono innumerevoli le situazioni come queste nel paese,  a dimostrazione anche del fatto che i latifondisti e i grandi proprietari terrieri sono stati una delle anime del golpe e che proprio quella Riforma Agraria della quale si era timidamente iniziato a discutere durante la presidenza di Manuel Zelaya adesso  si rende estremamente necessaria. Appare  invece sempre più lontana.

Riforma Agraria e Assemblea Costituente sono le due battaglie sulle quali l’eterogeneo Fronte Nazionale di Resistenza Popolare dovrà  investire nel prossimo futuro forze ed energie,  canalizzandole probabilmente in espressioni e iniziative che abbiano sicuramente più rilevanza e peso politico di quello che hanno oggi le grandi mobilitazioni per le strade di Tegucigalpa.Le associazioni per la difesa dei diritti umani intanto puntano sulla giustizia internazionale: Luis Guillermo Peérez Casas segretario generale della Federazione Internazionale dei Diritti Umani  (FIDH) e Manuel Ollé Sesé, presidente dell’ Associazione Pro Diritti Umani (Spagna)  hanno sporto denuncia contro Roberto Micheletti e il capo delle Forze Armate Romeo Vásquez Velásquez, per il delitto di persecuzione politica contro il popolo honduregno. Anche se questa, a voler essere pragmatici, sembra un’inutile iniziativa. L’Honduras ha ormai il suo nuovo presidente. E’ contro il nuovo governo, e il silenzio che circonda quanto accade nel paese  che adesso bisogna lottare.

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Segnalo:

Usa-Honduras-America Latina alla battaglia finale

IL RITORNO DEL CONDOR

Di FULVIO GRIMALDI

Il ritorno del Condor. Il racconto del colpo di Stato effettuato in Honduras contro il presidente progressista Manuel Zelaya dai militari agli ordini dell’oligarchia honduregna e degli Stati Uniti. L’inizio di un’operazione Condor 2, con la quale Washington si propone di rinnovare i nefasti dell’operazione Condor degli anni ’70 che installò Pinochet in Cile e altre sanguinarie dittature in America Latina. Una controffensiva statunitense, con nuove basi militari in Colombia e manovre di destabilizzazione in tutto il Cono Sud, per strappare ai governi e movimenti progressisti e rivoluzionari quello che Washington considera il suo “cortile di casa”. L’irriducibile resistenza del popolo honduregno e dei popoli latinoamericani.

Fulvio Grimaldi. Giornalista, scrittore, inviato di guerra ex-Rai i cui docufilm sullo scontro tra popoli e imperialismo non verranno mai trasmessi dalla Rai. E’ il quarto documentario sul “continente della speranza”, dopo “Cuba, el camino del sol”, “Americas Reaparecidas”, “Cuba, Venezuela, Bolivia, Ecuador: l’Asse del Bene”. Si affianca ai suoi popolari lavori di controinformazione su Balcani, Iraq, Libano, Palestina – ultimo “Araba fenice, il tuo nome è Gaza” – e ai libri sugli stessi argomenti e sulla crisi della Sinistra italiana.

Produzioni VisioNando-Roma – visionando@virgilio.it – tel/fax 06 99674258

Dal 16 gennaio al 7 febbraio Il Circolo di Italia-Cuba della Tuscia organizza, insieme ad altri circoli e strutture, un tour italiano di una dirigente del Fronte Nazionale della Resistenza al Colpo di Stato in Honduras, nel corso del quale verrà presentato anche il nuovo documentario “Il ritorno del Condor”.

Per le date degli appuntamenti consultare :

blog Mondo Cane



Paraguay, segnali di golpe?

di Annalisa Melandri

www.annalisamelandri.it
Sono sempre più insistenti in Paraguay  le voci di un probabile colpo di Stato che dovrebbe attuarsi secondo le modalità di quello messo in atto il 28 giugno scorso in Honduras. Come si vocifera anche tra gli alti vertici dell’Osa (Organizzazione degli Stati Americani), preoccupati per la crescente tensione nel paese,   “nessuno pensa che in Paraguay ci sarà un golpe, ma tutti ne parlano”.Fernando Lugo  ha denunciato che da quando ha assunto la presidenza, nell’aprile del 2008,  ci sono stati vari tentativi di destabilizzarlo messi in atto da esponenti del Partido Colorado che è stato al potere nel paese  per 60 anni e che è uscito sconfitto nelle ultime elezioni presidenziali.  “Dopo decenni di dominio assoluto di uno stesso gruppo politico, non deve sorprendere che fin dal principio di questo governo alcuni settori e personaggi abbiano avuto la tentazione di fermare  il processo politico” ha dichiarato Lugo, mentre per sgomberare il campo da sospette  alleanze tra politica e Forze Armate ne ha riformato tutti  i vertici appena un mese fa.
A dirigere il tentativo di golpe è  il vicepresidente Federico Franco, leader del Partido Liberal Radical Auténtico, che guida l’ala conservatrice e più reazionaria della coalizione in cui si trova anche Lugo (Alianza Patriótica para el Cambio).  Franco ha in vaie occasioni accusato pubblicamente  il presidente  di essere un “traditore” e ha detto  di “essere pronto ad assumere la presidenza del paese”, nel caso Lugo venga  sottoposto a impeachment.
La svolta a sinistra presa dal governo dopo l’elezione del  “vescovo rosso” gli ha fatto progressivamente perdere l’appoggio politico di cui godeva in Parlamento e che era stato  soltanto funzionale a liberare il paese da decenni  di dominazione del Partido Colorado. Alleati strategici di Franco, in quest’opposizione che potrebbe scaturire, come avvenuto in Honduras  in un “golpe istituzionale”,  sono  il presidente del Senato Miguel Carrizosa e il politico ed ex generale  Lino Oviedo, controverso personaggio accusato di aver realizzato in passato due colpi di stato, massacri contro alcuni civili e l’omicidio di un vicepresidente, attualmente alla testa del partito di destra UNACE.
Come già avvenuto in Honduras, anche in Paraguay i settori più conservatori della società, rappresentati dai latifondisti, da una classe politica e dirigenziale corrotta e spesso legata al narcotraffico, dal settore imprenditoriale,  sono preoccupati per  la decisione del presidente Lugo di aderire all’Alba, l’Alternativa Bolivariana  per le Americhe.  Ma non solo. Sono tante le riforme che il governo sta cercando di realizzare con non poche difficoltà,  come rendere gratuite sanità ed educazione, attuare una Riforma Agraria, liberarsi progressivamente della presenza delle forze militari statunitensi e  programmare una riforma costituzionale che renda possibile la realizzazione in tempi brevi del progetto sociale riformista  in favore dei più deboli ed emarginati.
Gli Stati Uniti, dal canto loro non possono che  vedere con preoccupazione crescente il  nuovo scenario che si profila all’orizzonte: un paese strategicamente importante (anche per le immense risorse idriche di cui è ricco) come il Paraguay, nel cuore dell’America latina, che lentamente sfugge al loro controllo e che ha intenzione di “restare un paese sovrano” come ha dichiarato in una recente intervista il ministro degli Esteri Héctor Lacognata, che ha respinto la proposta statunitense  di inviare nel paese 500 soldati in cambio di 2,5 milioni di dollari da destinarsi per la  costruzione di infrastrutture e  per attrezzature e spese mediche per le comunità più isolate de paese, nell’ambito di un progetto di cooperazione che prende  il nome di Nuevos Horizontes 2010.
L’ambasciatrice statunitense  ad Asunción, Liliana Ayalde ha detto che si è trattato di  un “duro colpo” se si pensa che si sta parlando “dell’educazione di circa 600 bambini, di assistenza medica per  19mila persone delle  comunità povere  e  di assistenza odontoiatrica per altre  3600.”
Il Paraguay di Lugo, che aderisce all’Unasur, l’Unione delle Nazioni Sudamericane,   non può non far proprie  le inquietudini  dell’America latina integrazionista rispetto alla  crescente presenza militare degli Stati Uniti nella regione, testimoniata anche dal recente accordo statunitense con la Colombia per la costruzione di 7 nuove basi militari nel paese andino. La presenza di 500 militari americani è stata pertanto giudicata inopportuna da Palacio de López, la sede del governo ad Asunción e Lacognata ha tenuto a ribadire a coloro che lo accusano di essere portatore di posizioni estremamente ideologizzate,  che il suo ruolo è quello di mantenere l’autonomia di un paese  che deve restare sovrano. “Non possono venire medici civili a realizzare gli interventi? Non possono venire civili a costruire le scuole?” si chiede il ministro. “Quello che vogliono fare gli Stati Uniti nel nostro paese non è una politica sociale, nel migliore dei casi  è carità” ha detto. A voler essere buoni. Perchè quello che gli Stati Uniti vogliono fare in Paraguay è quello che fanno molto più sfacciatamente in paesi zerbino quali ad esempio la Colombia.
Si chiama tattica o strategia in una regione nella quale  trovano sempre minori spazi all’interno della sempre maggiore coesione e integrazione economica e politica, ma soprattutto strategica ( e in un prossimo futuro probabilmente anche militare) che si sta organizzando in America latina.
Salvo Colombia, Perú,e  in parte il Cile in America del Sud sembra veramente che il “cortile” non abbia più intenzione di rimanere  tale.
Segnali preoccupanti  fanno tuttavia pensare che  i “falchi”  del Nord  stiano riorganizzando forze e mezzi. Le fragili democrazie come quella del Paraguay farebbero bene a stringere alleanze più solide ma soprattutto a rafforzare gli appoggi interni, che come l’Honduras ha insegnato, non possono essere più soltanto quelli realizzabili  sul piano istituzionale e politico, con alleati dell’ultima ora inaffidabili e corrotti o corruttibili,   ma devono necessariamente partire da un ampio consenso della base e dei movimenti sociali del paese, dei movimenti indigeni e delle donne. Quelli che come è avvenuto in Honduras hanno anche, e non è solo enfasi, veramente dato la vita per il ritorno del loro presidente legittimamente eletto.