Friday 25 May 2012, 03:13

Gli articoli scritti da

Contributo alla "Lettera aperta: costruiamo insieme un´altra Italia"

Appoggio con tutta la mia solidarietá l´iniziativa di Mattia Nesti di esporsi con la sua lettera aperta. Sperando che la proposta stimoli ulteriori interventi tra i lettori e le lettrici, sento la necessitá di contribuire a caldo con due suggerimenti metodologici.

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La Notte

Stamane tu dormivi ancora quando mi sono svegliato. A poco a poco, uscendo dal sonno, ho sentito il tuo respiro leggero e, attraverso i capelli che ti nascondevano il viso, ho visto i tuoi occhi chiusi e ho sentito che la commozione mi saliva alla gola, e avevo voglia di gridare e svegliarti perché la tua stanchezza era troppo profonda e mortale.
Nella penombra, la pelle delle tue braccia e della tua gola era viva ed io la sentivo tiepida e asciutta. Volevo passarvi sopra le labbra, ma il pensiero di poter turbare il tuo sonno e di averti ancora sveglia tra le mie braccia mi tratteneva. Preferivo averti cosí, come una cosa che nessuno poteva togliermi perché ero il solo a possederla, una tua immagine per sempre.
Oltre il tuo volto vedevo qualcosa di piú puro e di piú profondo in cui mi specchiavo, vedevo te, in una dimensione che comprendeva tutto il mio tempo da vivere, tutti gli anni futuri ed anche quelli che ho vissuto prima di conoscerti, ma giá preparato ad incontrarti.
Questo era il piccolo miracolo di un risveglio, sentire per la prima volta che tu mi appartenevi, non solo in quel momento, e che la notte si prolungava per sempre accanto a te, nel caldo del tuo sangue dei tuoi pensieri, della tua volontá che si confondeva con la mia. Per un attimo ho capito quanto ti amavo ed é stata una sensazione cosí intensa che ne ho avuto gli occhi pieni di lacrime.
Era perché pensavo che questo non dovrebbe mai finire, che tutta la nostra vita dovrebbe essere per me come il risveglio di stamane: sentirti non mia, ma addirittura una parte di me; una cosa che respira con me e che niente potrá distruggere se non la torbida indifferenza di una abitudine che vedo come l´unica minaccia.
E poi ti sei svegliata e sorridendo ancora nel sonno mi hai baciato, e ho sentito che non dovevo temere niente, che noi saremo sempre come in quel momento, uniti da qualcosa che é piú forte del tempo e dell´abitudine.

Questa é una lettera che Jeanne Moreau legge, in bianco e nero, a Marcello Mastroianni – che non si ricorda di avergliela scritta – nel finale del film “La Notte” di Michelangelo Antonioni, realizzato nel 1961, scritto in collaborazione con Tonino Guerra e Ennio Flaiano, con la partecipazione di Monica Vitti e con le musiche jazz di Giorgio Gaslini.

Madonna solidale con i rom in concerto a Bucarest: fischiata

La notizia non figura nella “grande” stampa italiana ed é riportata solo da siti come CNR media, Madonna Tribe Italia e Iris Press.

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Lula: il miglior “rappresentante” brasiliano.

Il Presidente del Brasile, Luis Inácio Lula da Silva, ha fatto scalpore oggi (martedí 25/08/09) per aver utilizzato un linguaggio ben “popolare” in un discorso pronunciato in un incontro ufficiale con i sindaci della regione metropolitana di São Paulo, maggior polo industriale e produttivo del paese.

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Apologo sull’onestà nel paese dei corrotti

C’era un paese che si reggeva sull’illecito. Non che mancassero le leggi, né che il sistema politico non fosse basato su principi che tutti più o meno dicevano di condividere. Ma questo sistema, articolato su un gran numero di centri di potere, aveva bisogno di mezzi finanziari smisurati (ne aveva bisogno perché quando ci si abitua a disporre di molti soldi non si è più capaci di concepire la vita in altro modo) e questi mezzi si potevano avere solo illecitamente cioè chiedendoli a chi li aveva, in cambio di favori illeciti. Ossia, chi poteva dar soldi in cambio di favori in genere già aveva fatto questi soldi mediante favori ottenuti in precedenza; per cui ne risultava un sistema economico in qualche modo circolare e non privo d’una sua armonia.

Nel finanziarsi per via illecita, ogni centro di potere non era sfiorato da alcun senso di colpa, perché per la propria morale interna ciò che era fatto nell’interesse del gruppo era lecito; anzi, benemerito: in quanto ogni gruppo identificava il proprio potere col bene comune; l’illegalità formale quindi non escludeva una superiore legalità sostanziale. Vero è che in ogni transizione illecita a favore di entità collettive è usanza che una quota parte resti in mano di singoli individui, come equa ricompensa delle indispensabili prestazioni di procacciamento e mediazione: quindi l’illecito che per la morale interna del gruppo era lecito, portava con se una frangia di illecito anche per quella morale. Ma a guardar bene il privato che si trovava a intascare la sua tangente individuale sulla tangente collettiva, era sicuro d’aver fatto agire il proprio tornaconto individuale in favore del tornaconto collettivo, cioè poteva senza ipocrisia convincersi che la sua condotta era non solo lecita ma benemerita.

Il paese aveva nello stesso tempo anche un dispendioso bilancio ufficiale alimentato dalle imposte su ogni attività lecita, e finanziava lecitamente tutti coloro che lecitamente o illecitamente riuscivano a farsi finanziare. Perché in quel paese nessuno era disposto non diciamo a fare bancarotta ma neppure a rimetterci di suo (e non si vede in nome di che cosa si sarebbe potuto pretendere che qualcuno ci rimettesse) la finanza pubblica serviva a integrare lecitamente in nome del bene comune i disavanzi delle attività che sempre in nome del bene comune s’erano distinte per via illecita. La riscossione delle tasse che in altre epoche e civiltà poteva ambire di far leva sul dovere civico, qui ritornava alla sua schietta sostanza d’atto di forza (così come in certe località all’esazione da parte dello stato s’aggiungeva quella d’organizzazioni gangsteristiche o mafiose), atto di forza cui il contribuente sottostava per evitare guai maggiori pur provando anziché il sollievo della coscienza a posto la sensazione sgradevole d’una complicità passiva con la cattiva amministrazione della cosa pubblica e con il privilegio delle attività illecite, normalmente esentate da ogni imposta.

Di tanto in tanto, quando meno ce lo si aspettava, un tribunale decideva d’applicare le leggi, provocando piccoli terremoti in qualche centro di potere e anche arresti di persone che avevano avuto fino a allora le loro ragioni per considerarsi impunibili. In quei casi il sentimento dominante, anziché la soddisfazione per la rivincita della giustizia, era il sospetto che si trattasse d’un regolamento di conti d’un centro di potere contro un altro centro di potere. Cosicché era difficile stabilire se le leggi fossero usabili ormai soltanto come armi tattiche e strategiche nelle battaglie intestine tra interessi illeciti, oppure se i tribunali per legittimare i loro compiti istituzionali dovessero accreditare l’idea che anche loro erano dei centri di potere e d’interessi illeciti come tutti gli altri.

Naturalmente una tale situazione era propizia anche per le associazioni a delinquere di tipo tradizionale che coi sequestri di persona e gli svaligiamenti di banche (e tante altre attività più modeste fino allo scippo in motoretta) s’inserivano come un elemento d’imprevedibilità nella giostra dei miliardi, facendone deviare il flusso verso percorsi sotterranei, da cui prima o poi certo riemergevano in mille forme inaspettate di finanza lecita o illecita. [...]

Così tutte le forme d’illecito, da quelle più sornione a quelle più feroci si saldavano in un sistema che aveva una sua stabilità e compattezza e coerenza e nel quale moltissime persone potevano trovare il loro vantaggio pratico senza perdere il vantaggio morale di sentirsi con la coscienza a posto. Avrebbero potuto dunque dirsi unanimemente felici, gli abitanti di quel paese, non fosse stato per una pur sempre numerosa categoria di cittadini cui non si sapeva quale ruolo attribuire: gli onesti.

Erano costoro onesti non per qualche speciale ragione (non potevano richiamarsi a grandi principi, né patriottici né sociali né religiosi, che non avevano più corso), erano onesti per abitudine mentale, condizionamento caratteriale, tic nervoso. Insomma non potevano farci niente se erano così, se le cose che stavano loro a cuore non erano direttamente valutabili in denaro, se la loro testa funzionava sempre in base a quei vieti meccanismi che collegano il guadagno col lavoro, la stima al merito, la soddisfazione propria alla soddisfazione d’altre persone. In quel paese di gente che si sentiva sempre con la coscienza a posto loro erano i soli a farsi sempre degli scrupoli, a chiedersi ogni momento cosa avrebbero dovuto fare. Sapevano che fare la morale agli altri, indignarsi, predicare la virtù sono cose che trovano troppo facilmente l’approvazione di tutti, in buona o in malafede. Il potere non lo trovavano abbastanza interessante per sognarlo per sé (almeno quel potere che interessava agli altri); non si facevano illusioni che in altri paesi non ci fossero le stesse magagne, anche se tenute più nascoste; in una società migliore non speravano perché sapevano che il peggio è sempre più probabile.

Dovevano rassegnarsi all’estinzione? No, la loro consolazione era pensare che così come in margine a tutte le società durante millenni s’era perpetuata una controsocietà di malandrini, di tagliaborse, di ladruncoli, di gabbamondo, una controsocietà che non aveva mai avuto nessuna pretesa di diventare la società, ma solo di sopravvivere nelle pieghe della società dominante e affermare il proprio modo d’esistere a dispetto dei principi consacrati, e per questo aveva dato di sé (almeno se vista non troppo da vicino) un’immagine libera e vitale, così la controsocietà degli onesti forse sarebbe riuscita a persistere ancora per secoli, in margine al costume corrente, senza altra pretesa che di vivere la propria diversità, di sentirsi dissimile da tutto il resto, e a questo modo magari avrebbe finito per significare qualcosa d’essenziale per tutti, per essere immagine di qualcosa che le parole non sanno più dire, di qualcosa che non è stato ancora detto e ancora non sappiamo cos’è.

Brano di Italo Calvino tratto da Romanzi e racconti – volume 3°, Racconti e apologhi sparsi, i Meridiani, Arnoldo Mondadori editore. Pubblicato su la Repubblica, il 15 marzo 1980, col titolo “Apologo sull’onestà nel paese dei corrotti”. Lo scandalo di Tangentopoli scoppiò dodici anni dopo.
Ripubblicato in internet l´8 gennaio 2008 in: http://www.rifondazionepescara.org/modules.php?name=News&file=article&sid=2615

Brasile: il Ministro della Giustizia vuole processare i torturatori della dittatura

Sabato 22 agosto, in occasione dei 30 anni della Legge dell´Amnistia, che nel 1979 in Brasile aveva perdonato i crimini praticati per motivazione politica, il Ministro della Giustizia Tarso Genro [lo stesso che in gennaio aveva rifiutato l´estradizione in Italia di Cesare Battisti, concedendogli asilo politico. NdT] ha dichiarato che processare i torturatori che agirono durante il regime militare [1964/1986. NdT] non é revenscismo ma un atto di giustizia e di rispetto ai diritti umani.

Nell´evento realizzato a Rio de Janeiro nella sede dell´Archivio Nazionale il Ministro ha detto che “la tortura é un crimine imprescrittibile e inamnistiabile. Sottoporre a giudizio e processo questi casi rappresenta la continuitá del processo di democratizzazione del paese”.

Secondo il Ministro giudicare i torturatori nei tribunali é fondamentale affinché, a poco a poco, i diritti fondamentali e la dignitá umana siano parte integrante delle istituzioni e della societá brasiliana e per “fare in modo che non si verifichino mai piú casi di tortura in Brasile, sia contro detenuti politici che contro detenuti comuni che tuttora vengono torturati nel paese.”

Secondo Tarso Genro, il Supremo Tribunale Federale deve considerare procedente l´azione presentata dal Pubblico Ministero per permettere di responsabilizzare civilmente e penalmente le persone che hanno commesso atti di tortura durante la dittatura.

“Quelli che affermano che il governo esige il giudizio dei responsabili di crimini di tortura nell´epoca della dittatura per demoralizzare l´esercito sono gli stessi che erano al servizio della dittatura in quel periodo”, ha detto il ministro sotto uno scroscio di applausi di centinaia di persone che hanno partecipato all´evento.

L´azione del Pubblico Ministero contesta la validitá dell´Articolo 1º della Legge dell´Amnistia, che considera come “connessi” e ugualmente perdonati i crimini “di qualsiasi natura” [crimini comuni. NdT] praticati per motivazione politica nel periodo dal 2 di settembre del 1961 al 15 di agosto del 1979.

Secondo l´avvocato Modesto da Silveira, uno degli avvocati cui il Ministro ha reso omaggio, i crimini di tortura non possono essere inquadrati nell´ Articolo 1º della Legge dell´Amnistia, perché: “La tortura non é un crimine politico. Lo stupro non é un crimine politico e nemmeno ´connesso´. Quello che abbiamo qui é una errata interpretazione della legge”.

Dalla Agenzia Brasil, 22/08/2009 – 19h19
Fonte: http://www1.folha.uol.com.br/folha/brasil/ult96u613474.shtml
Traduzione e adattamento: Alessandro Vigilante

Missione dell`OSA in Honduras

É previsto per lunedí prossimo (24/08/09) l´arrivo in Honduras della delegazione dell´OSA (Organizzazione degli Stati Americani), che cercherá di convincere il governo golpista di Roberto Micheletti a firmare l´Accordo di San José, per dare soluzione alla crisi politica instaurata nel paese dopo la destituzione del presidente Manuel Zelaya, avvenuta il 28 di giugno.
L´Accordo di San José contempla, tra gli altri aspetti, l´installazione di un governo di unitá nazionale presieduto da Zelaya, l´anticipazione delle elezioni e l´amnistia per i reati politici.
La delegazione sará composta dal Segretario di Stato del Canadá per il continente americano, Peter Kent, e dai ministri degli esteri di Argentina, Costa Rica, Jamaica, Messico e Repubblica Dominicana, oltre che al cancelliere del Panama, la cui presenza non era stata prevista in un primo momento.
Il Segretario Generale dell´OSA, José Miguel Insulza, accompagnerá la delegazione, nonostante le pressioni esercitate dal governo golpista affinché egli non facesse parte della commissione. Il governo di Micheletti aveva accusato Insulza di non essere stato neutrale in relazione al conflitto, ma ha rettificato la dichiarazione ed ha annunciato che sono state “conciliate le differenze” e che avrebbe permesso che il dirigente dell´OSA partecipi come “osservatore”.

da Folha Online, 21/08/2009 – 18h30
Fonte: http://www1.folha.uol.com.br/folha/mundo/ult94u613177.shtml
Traduzione: Alessandro Vigilante

Una presenza curiosa nella lista dei solidali

Ho trovato la seguente notizia nel sito del giornale locale “Il Tirreno” del gruppo Repubblica (http://iltirreno.gelocal.it/multimedia/home/7269989), col titolo “Viareggio canta ´Per colpa di chi´” ed il testo dice: “Più di 15mila persone allo stadio dei Pini di Viareggio per il concerto evento in memoria delle vittime della strage del 29 giugno. [...] Tra i nomi arrivati a Viareggio per portare solidarietà e partecipare all’asta benefica per le famiglie delle vittime, Sting, Alexia, Malika Ayane, Jeff Beck, Matteo Becucci, Mario Biondi, Andrea Bocelli, Solomon Burke. Più, l’ex arbitro Pierluigi Collina, il presentatore Carlo Conti, Beppe Carletti dei Nomadi, Pino Daniele, Irene Fornaciari, il flautista Andrea Griminelli, J-Ax, Jury, Karima, Eric Lewis, il CT della Nazionale, Marcello Lippi, Noemi, Giorgio Panariello, Antonello Venditti” (19 agosto 2009).

Ho notato, quindi, che c´é un nome curioso nella lista dei “nomi arrivati a Viareggio per portare solidarietà e partecipare all’asta benefica per le famiglie delle vittime”, quello di Noemi. Ma chi é questa Noemi, é proprio la Noemi di Papi? E avete visto in che lista si inserisce? Che tipo di “artista” o personaggio é questa Noemi? Sarebbe interessante scriverci una tesi di laurea sul sorgere di questi personaggi “famosi” che vanno perfino sui palchi a testimoniare solidarietá…

Ho trovato la seguente notizia nel sito del giornale locale “Il Tirreno” del gruppo Repubblica (http://iltirreno.gelocal.it/multimedia/home/7269989), col titolo “Viareggio canta ´Per colpa di chi´” ed il testo dice: “Più di 15mila persone allo stadio dei Pini di Viareggio per il concerto evento in memoria delle vittime della strage del 29 giugno. [...] Tra nomi arrivati a Viareggio per portare solidarietà e partecipare all’asta benefica per le famiglie delle vittime, Sting, Alexia, Malika Ayane, Jeff Beck, Matteo Becucci, Mario Biondi, Andrea Bocelli, Solomon Burke. Più, l’ex arbitro Pierluigi Collina, il presentatore Carlo Conti, Beppe Carletti dei Nomadi, Pino Daniele, Irene Fornaciari, il flautista Andrea Griminelli, J-Ax, Jury, Karima, Eric Lewis, il CT della Nazionale, Marcello Lippi, Noemi, Giorgio Panariello, Antonello Venditti” (19 agosto 2009).

Ho notato, quindi, che c´é un nome curioso nella lista dei “nomi arrivati a Viareggio per portare solidarietà e partecipare all’asta benefica per le famiglie delle vittime”, quello di Noemi. Ma chi é questa Noemi, é proprio la Noemi di Papi? E avete visto in che lista si inserisce? Che tipo di “artista” o personaggio é questa Noemi? Sarebbe interessante scriverci una tesi di laurea sul sorgere di questi personaggi “famosi” che vanno perfino sui palchi a testimoniare solidarietá…

Rio Grande do Sul, Brasile: assassinio di un Sem Terra

Rispetto all´episodio dell´assassinio di un lavoratore Sem Terra da parte di un poliziotto militare dello Stato del Rio Grande do Sul, la “grande” stampa informa che la notizia é stata confermata dal presidente della Commissione di Cittadinanza e Diritti Umani del parlamento del Rio Grande do Sul, il deputato del PT Dionilso Marcon. E aggiunge che la polizia militare ha confermato alla stampa la morte, ma non ha saputo informare i motivi che hanno causato il confronto.

Il parlamento del Rio Grande do Sul ha chiesto l´immediata appurazione dei fatti e l´identificazione dei responsabili dell´assassinio del sem terra. In una nota, anche il presidente del parlamento, Ivar Pavan del PT, si é indignato per la morte del lavoratore e spera che si faccia luce presto sull´accadimento. Ha anche aggiunto che “é necessario avanzare nella riforma agraria per ridurre la violenza nelle campagne”. … Leggi tutto