giovedì 02 settembre 2010, 19:28

Coprifuoco: l’Honduras come un piccolo Cile?

09224269 A un mese e mezzo dal colpo di Stato la resistenza del popolo honduregno non cessa e anzi si moltiplica. Così come si moltiplica la repressione con il dittatore Roberto Micheletti che è tornato ad imporre il pugno di ferro del coprifuoco.

Per sette settimane il popolo honduregno ha continuato a manifestare contro il colpo di stato sommando forze nel crescente disinteresse internazionale. Ora continua a manifestare ma in un contesto sempre più confuso fatto di sinistre manovre, con l’infiltrazione nelle manifestazioni di provocatori tendenti a causare un caos che favorisce i golpisti e mentre organizzazioni per i diritti umani mandano rapporti sempre più allarmanti.

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RSS Feed for This Post 3 Commenti

  1. Mauro Pigozzi | 15 agosto 2009 14:16 | Rispondi

    Da noi ormai sembra che non sia successo nulla, dando la più grossa prova di riconoscimento di un governo golpista… mentre sull?iran sempre tutti vigili! Proprio vero, dei poveri non frega niente a nessuno, senza petrolio o altre risorse naturali, l’honduras rimane una caccola nello scacchiere mondiale!

  2. Antonio Castellarin | 15 agosto 2009 19:17 | Rispondi

    Non di Honduras solo si parla, ma del futuro dell’intera America Latina.

    Di quell’area che si era riuscita ad affrancare dal neoliberismo, a differenza del resto del mondo, mostrando alla sinistra, laddove c’e’ ancora traccia, che si puo’ trovare altre vie, non le fantomatiche vie blairiane. Questa cosa colpisce l’amor proprio e si preferisce dimenticare.

    Si parla anche di chi comanda a Washington, se comanda il presidente o se comanda il Pentagono o il Dipartimento di Stato. In ultima analisi se le varie eredita’ lasciate da Bush, a capo della CIA, e di vari ministeri sono i garanti per il grande capitale e l’area militarindustriale all’interno dell’amministrazione Obama.

    O se come dice qualcuno comandano piu’ i vicere’ dei comandi militari (CentCom, SouthCom, AfriCom, ecc.) o qualsiasi altra struttura. Gli unici che programmano gli interventi e gli sviluppi non anno per anno ma con scadenze pluri decennali.

  3. alessandro bruschi | 17 agosto 2009 12:36 | Rispondi

    Se veramente siamo al paradosso che le multinazionali sportive fanno pressioni perchè torni la democrazia, per poter continuare a lavorare schiavizzando gli operai honduregni forse Zelaya ha qualche chances…http://it.peacereporter.net/articolo/16960/Repubblica+delle+scarpe+contro+dittatura+delle+banane

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