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La crisi delle rimesse: -11% in America latina

dolar Il Banco Interamericano di Sviluppo ha reso noto un rapporto sullo stato delle rimesse che giungeranno in America latina dagli emigrati nel 2009.

Secondo la stima saranno 62 miliardi di dollari con una discesa netta dell’11%. La metà degli immigrati che inviano denaro a casa ha dichiarato che ne invierà meno o non riuscirà ad inviarne affatto quest’anno.

Chi perde di più è il Messico che riceve circa un terzo delle rimesse continentali ma il problema ha conseguenze negative su tutto il continente.

I calcoli che concernono tali flussi sono complessi ma l’indirizzo, che si focalizza sugli Stati Uniti, è chiaro. Il 12% degli immigrati latinoamericani negli Stati Uniti è disoccupato. I migranti latinoamericani lavorano meno e peggio e quindi possono mandare meno soldi a casa e questo sta mettendo in crisi il bilancio economico di almeno quattro milioni di famiglie latinoamericane.

I flussi dagli Stati Uniti, che sono i due terzi del totale, scendono a poco più di 43 miliardi di dollari. Quelli dall’Europa, che rappresentano circa un ottavo del totale si fermano a nove miliardi e scendono in maniera più marcata della media, del 14%. Più contenuto il calo delle rimesse dal resto del mondo, meno del 5% per un totale di 10 miliardi e mezzo.

Le rimesse in America latina che erano di appena 11 miliardi ancora nel 1996 avevano sfiorato i 70 miliardi nel 2008, arrivando a superare gli investimenti diretti stranieri e corrispondono ad una cifra tra l’1 e il 2% del PIL della regione. Gli emigranti latinoamericani sono tra 22 e 25 milioni di persone, la metà dei quali messicani. Questo paese è, come detto, è di gran lunga il più grande recettore di rimesse (nel mondo è superato solo dall’India), seguito da Repubblica dominicana, Salvador, Colombia, Brasile ed Ecuador. In economie come la Repubblica dominicana, El Salvador, Haiti, Nicaragua sono di gran lunga la voce più importante.

Se le rimesse diminuiscono quello che aumenta di molto è invece il numero degli emigrati che pensano seriamente di tornare a casa. Erano il 20% nel 2008, sono il 34% quest’anno.

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