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Brasile: il boomerang anti-Lula in fronte alle élite

luladrousseff Da parte dell’élite brasiliana, c´è una grande voglia di fare fuori Lula ed il corso politico da lui inaugurato nel 2003, quando finalmente – dopo 4 tentativi in 13 anni di “democrazia” – il Brasile si è dato un governo innegabilmente più popolare.

Nel 2010 ci saranno nuove elezioni, alle quali Lula in persona non potrà candidarsi (perché già eletto due volte di seguito), ma il blocco politico attualmente egemone – formato dal Partito dei Lavoratori (PT) e altre formazioni di centro – ha già lanciato una sua candidatura, una donna: l´attuale Ministro degli Interni, Dilma Russef (insieme al presidente nella foto).

Ma l´obiettivo degli attacchi resta Lula, perché è il suo progetto che ha trasformato lo spazio politico brasiliano, inserendo processi di concertazione permanenti in tutte le fasi di decisione, quando invece anteriormente le élite erano abituate a fare e disfare a loro piacere da 500 anni. É questo progetto, che – lentamente, ma inesorabilmente – corrode poteri sedimentati a lungo, che le élite vogliono assolutamente controbattere.

Qualsiasi occasione o pretesto è buono per raggiungere l´obiettivo erculeo di scalfire la consolidata percentuale ampiamente maggioritaria di consenso popolare che il presidente Lula mostra in ogni sondaggio.

Durante i primi 4 anni, le destre hanno giocato la carta delle denunce di corruzione, basandosi su alcune deviazioni etiche tipiche delle ali pragmatiche del governo e di partito. Lula non ne era coinvolto ed ha promosso una inchiesta che, identificando i colpevoli, per la prima volta in Brasile, ha punito e sta punendo alti personaggi della sfera politica, giudiziaria e imprenditoriale, in maniera esemplare.

Dopo questo attacco, che si è rivelato un boomerang, in quanto le destre in merito a corruzione sono maestre, e dopo i successi del governo Lula in tutti gli indicatori, economici, sociali e quant’altro, le aree conservatrici ed i poteri forti dell’élite brasiliana stanno tentando di utilizzare qualsiasi pretesto per attaccare disperatamente una fortezza che persiste irraggiungibile.

In questo periodo, a 14 mesi dalle prossime elezioni, le destre attaccano “da destra” facendo pressione su di un alleato importante di centro, spaccato da lotte interne di poteri oligarchici (il PMDB), che affronta l´inquisizione personale di un suo importante membro, l´attuale Presidente del Senato. C´è da dire che questo soggetto, l´ex-presidente Sarney, è il tipico mafioso, padrino politico di un intero stato – il Maranhão, immischiato fin dal regime militare nelle varie corruttele della politica brasiliana che hanno sempre favorito le destre. Solo che adesso, lui ed il suo partito fanno parte della coalizione di governo, e allora vengono alla luce accuse e denunce che svelano come per anni – ed in alcuni casi tuttora – le élite si sono avvalse del loro potere per ottenere una serie impressionante e vergognosa di privilegi. Come sempre questi attacchi “da destra” si rivelano dei boomerang, c´è sempre un ritorno di fiamma che brucia a chi, da sempre, ha governato e governa con questi metodi.

Ma è interessante osservare come la disperazione delle élite le sta portando a tentare di attaccare Lula anche “da sinistra”. Si sta tentando, da aree diverse e magmatiche, di lanciare la candidatura di un´altra donna, la ex-ministra dell´ambiente Marina Silva, attualmente del PT di Lula, che dovrebbe cambiare partito ed entrare nel Partito Verde. Al punto di concedere al Partito Verde ministeri strategici negli stati governati attualmente dalle destre e di appoggiare un candidato verde alle prossime elezioni a governatore dello Stato di Rio de Janeiro!

C´è da ricordare che la ex-ministra si è dimessa per divergenze con la politica ambientale del governo, lamentando isolamento e mancanza di necessaria sensibilità alla problematica ambientale da parte della maggioranza degli altri ministri. É stata, ed è quindi, una strenua difensora delle prerogative ambientali contro i privilegi ed i crimini delle élite latifondiste ed imprenditoriali. Ma se sorge qualcuno che potrebbe intaccare le suddetta incrollabile popolarità di Lula e del suo progetto, allora per le destre va bene anche la diaspora ambientalista.

Il dibattito aperto “a sinistra” è interessante: la ex-ministra è disposta a mettersi in campo per discuterne, senza prendere a priori la decisione di cambiare partito e di candidarsi ufficialmente.

La sinistra brasiliana, quindi, si trova stimolata a discutere le direttrici del proprio progetto politico analizzando a fondo le questioni, in un ottica che non può più porre di lato gli elementi fondamentali di un paradigma di sviluppo sostenibile in termini socio-ambientali. E non mi sembra poco.

L´importante è di non cadere nella trappola tesa dalle destre, di non lacerarsi, quindi, in sterili divergenze estremistiche ed ideologiche, ma di riuscire a convogliare i venti politici in modo che, anche in questo caso, la provocazione si ritorca di nuovo come un boomerang sugli ipocriti fustigatori.

Alessandro Vigilante

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