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Bond Usa, Tremonti risponderà sullo scoop di "Liberazione"

Tornato dalle ferie aggiorno, grazie a Liberazione (quotidiano comunista elevatosi di livello anche per merito della direzione di Dino Greco), su questo scandalo dai risvolti non troppo chiari.

di Luigi Grimaldi

A due mesi dal clamoroso sequestro di titoli americani per 134,5 miliardi di dollari, avvenuto a Chiasso lo scorso 3 giugno, a carico di due corrieri giapponesi, continua l’imbarazzato silenzio delle autorità italiane e Usa. Nessun commento ufficiale è stato rilasciato sull’accaduto e non c’è traccia della più volte annunciata commissione di esperti Usa cui dovrebbe essere demandata l’ultima parola sulla eventuale falsità dei titoli sequestrati. Una situazione paradossale e inquietante trattandosi del più ingente traffico valutario della storia. La cifra sequestrata infatti, tanto per capire la portata dell’evento, corrisponde ad un debito degli Stati Uniti pari più o meno ai crediti vantati, dollaro più, dollaro meno, da paesi come la Russia o la Gran Bretagna. Silenzio anche da parte delle autorità giapponesi nonostante più fonti abbiano indicato i due corrieri come collegabili direttamente ad autorità valutarie del paese nipponico.
E’ indubbio che si tratta di uno scandalo internazionale senza precedenti al punto che ancora non si capisce se si tratti di un imponente traffico valutario, della più grande tentata truffa finanziaria della storia, di una operazione di disinformazione o di una azione di guerra psicologica in campo politico-finanziario tendente a colpire il governo Obama. Insomma, poiché di titoli con pezzature non negoziabili sui normali mercati, e normalmente utilizzate negli scambi intergovernativi, il sospetto è che si tratti non di "semplice" criminalità finanziaria, ma di una operazione messa in atto da servizi segreti di paesi da identificare con obiettivi al momento incomprensibili. Non si capisce, al momento, neppure per quale motivo il traffico sia avvenuto attraversando il nostro paese.
Dopo l’inchiesta pubblicata da Liberazione il 19 e il 21 giugno, e poi il 14 luglio, in cui veniva rivelato che parte della documentazione sequestrata ai due giapponesi sarebbe costituita da 10 banconote da un miliardo di dollari l’una, denominate Kennedy Notes, non emesse dalla Federal Reserve ma dal Tesoro degli Stati Uniti nel 1998, in base all’ordine esecutivo 11.110 emesso dal Presidente John F. Kennedy nel 1963 poco prima di essere assassinato, le contraddizioni rappresentate dal pervicace silenzio delle autorità finanziarie italiane sono approdate in parlamento. Sei parlamentari del Pd hanno infatti presentato una interrogazione al ministro Tremonti in base alle informazioni rivelate dal nostro giornale.
I parlamentari, primo firmatario Marco Beltrandi, hanno infatti sottolineato che nella catena di silenzi e omertà che sta oscurando la vicenda: «la prima scoperta degna di attenzione è relativa ai cosiddetti "Kennedy Notes": essi non sarebbero buoni del Tesoro ma vera e propria carta moneta, biglietti da un miliardo di dollari ciascuno; secondo alcune stime, nel 1998 il 99 per cento delle banconote in circolazione appartenevano alla Federal Riserve mentre l’1 per cento era costituito da "Banconote degli Stati Uniti". Si consideri che la stampa delle due banconote è praticamente identica, salvo l’incisione del nome. Inoltre quelle della Federal Reserve hanno marchio e numero di serie verdi, quelle degli Stati Uniti rossi. Queste informazioni sono deducibili dalle foto scattate dalla Guardia di finanza, dalle quali si evince che le banconote sequestrate a Chiasso apparterrebbero visibilmente al Ministero del tesoro Usa e non alla Fed».
Insomma se il ministro delle Finanze vorrà rispondere agli interroganti potrebbe finalmente essere, almeno in parte, squarciato l’incredibile velo di mistero che da due mesi avvolge l’intera vicenda. Oltre all’ammontare abnorme della cifra sequestrata ciò che lascia sconcertati è il fatto che i due corrieri, dopo il fermo da parte delle nostre autorità doganali, siano scomparsi nel nulla ed abbiano fatto perdere le proprie tracce. Una libertà che farebbe ritenere come assai probabile l’autenticità dei titoli sequestrati, essendo previsto, in caso di traffico di titoli falsificati, l’arresto in flagranza di reato. Vi è dunque attesa per le risposte di Tremonti.
Il ministro dovrà infatti pronunciarsi e riferire se «i fatti corrispondano al vero e, specificamente, se i due cittadini giapponesi siano stati effettivamente lasciati in libertà; se sia stata accertata l’autenticità o la falsità dei titoli sequestrati; nel caso negativo, se non ritenga utile richiedere un intervento del governo Usa al fine di ottenere aiuto per un accertamento più rapido e sicuro grazie alla collaborazione di esperti provenienti dal Paese di emissione».

05/08/2009

http://www.liberazione.it/a_giornale_index.php?DataPubb=05/08/2009

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