- Gennaro Carotenuto - http://www.gennarocarotenuto.it -

La pillola del diavolo

Diciamolo subito. Lo scandalo non è l’indemoniata pillola abortiva RU486, contro cui l’alto clero cattolico sta mobilitando tutte le sue forze. Pillola che causerebbe nientemeno che “una crepa nella civiltà” come si è premurato di diagnosticare il cardinale Angelo Bagnasco. "Delitto da scomunica" invece per Monsignor Sgreccia (Movimento per la Vita).

Lo scandalo sta proprio nella scala di valori che le gerarchie cattoliche praticano. Lo scandalo è il fatto che la memoria di un loro confratello – don Peppe Diana – assassinato dai camorristi, non venga con energia e determinazione in nessun modo difesa contro quei subdoli tentativi di infognarne la memoria. Lo scandalo è la latitanza morale e civile di questo clero di fronte a parole, come quelle pronunciate da Pecorella, cariche di tutta l’ambiguità necessaria per far sorgere dubbi sulla morte di Don Diana e difeso strenuamente e isolatamente solo da uno scrittore preso in ostaggio dalla camorra – Roberto Saviano.
Lo scandalo è il melodramma sceneggiato intorno alla pillola abortiva che arriva addirittura a disegnare la spaccatura della civiltà. Espressioni del genere non sono state utilizzate nemmeno per la Shoah e per tutti i crimini di guerra dell’ultimo secolo, che in tal modo passano, nell’ordine morale del linguaggio, in secondo piano di fronte all’ingresso della pillola abortiva, questo fantasma del diavolo che vorrebbero che fosse condiviso da tutto un popolo. Se la pillola abortiva crea una “crepa nella civiltà”, quali parole occorreranno per raccontare le migliaia di vite umane, quelle si reali, che ogni giorno muoiono per via delle “guerre preventive” e delle sporche politiche economiche delle multinazionali, queste intoccabili e benedette Sancta Santorun della nostra “civiltà”.
Di quale “civiltà” parlano? Quella imposta in secoli di torture con roghi, “guerre sante” (Crociate), massacri fatti in nome di Dio? Quale sarebbe questa civiltà nel cui nome si opererebbe una “spaccatura”? Quella propugnata da San Paolo che legittimava la schiavitù, cosi come fece San Pietro? O quella di San Giovanni Crisostomo che chiese ai servi di rassegnarsi alla loro sorte. E’ questa, evidentemente, la civiltà la cui scia di violenza e di sangue ha macchiato secoli interi. La civiltà di papi che hanno sostenuto la schiavitù in Africa e in America del nord e del Sud, autorizzando e legalizzando, come nel caso di Paolo III nel 1548, il traffico di schiavi. La “civiltà” di papa Gregorio XVI che nel 1832 condannò la libertà di stampa.
Ma è anche la civiltà del futuro santo Giovanni Paolo II che si rifiutò di accogliere le madri delle vittime dello spietato regime di Videla in Argentina (i desaparecidos), mentre inviava un telegramma di auguri di buon compleanno al dittatore cileno Pinochet per i suoi ottant’anni.
La storia di questa presunta civiltà a vocazione schiavistica e attenta nel limitare le libertà è lunga e tocca punte bassissime, infernali, come quella della complicità con gli spietati criminali nazisti a cui il prelato Don Carlo Petranovic consegno passaporti falsi per la fuga verso il sudamerica. Non dimentichiamo che è anche la “civiltà” dei preti pedofili le cui eroiche gesta sessuali vengono “civilmente” insabbiate.
Quale “civiltà” è chiamata in causa allora?
Lo spettro della pillola abortiva che causerebbe “una crepa nella civiltà” supera di gran lunga le vergognose insinuazioni (poi ritrattate dopo la denuncia pubblica di Saviano) dell’avvocato Gaetano Pecorella, presidente della Commissione Giustizia, il quale – è utile ricordarlo – ha difeso anni fa il boss camorrista Nunzio Di Falco, mandante dell’omicidio di Don Peppe Diana. Questo è il vero scandalo! Che l’isterica presa di posizione contro la pillola abortiva supera di gran lunga l’onore e la memoria di un prete militante assassinato in terra di mafia, ecco una ragione per non smettere di stupirsi di fronte agli atteggiamenti “morali” dell’alto clero.
L’arroganza di questo presunto magistero morale che vede il mondo secondo una visione paranoica e autoritaria, oggi come ieri, è riscontrabile nella trasformazione del dialogo in ricatto e minaccia ai governi di turno. Un pugno di voti è sufficiente per vincere le elezioni politiche o per far cadere un governo. Ciò che non si ottiene in un modo, lo si può ottenere in un altro, chiamando in causa la “coscienza cattolica” dei politici, che in tal modo vengono obbligati dai gerarchi della chiesa a votare contro progetti di legge che non sono di loro gradimento. Al governo della cosa pubblica, la Cei oppone il governo del suo Dio. Eppure, niente oggi è più vero delle esagerazioni di Ratzinger, Ruini, Bagnasco & Co. Il loro estremismo è lo specchio fedele dell’estremismo neoliberista che da tempo ha preso in ostaggio il mondo, con le guerre “preventive”, le truffe finanziarie e lo sfruttamento impietoso delle risorse del pianeta. Da qualche tempo i gerarchi della Chiesa danno spettacolo delle loro ossessioni. Gli ultimi anni sono stati prolifici e il futuro sembra promettere bene. Preti pedofili recidivi ovunque, vescovi e monsignori spie del regime stalinista in Polonia, demonizzazioni a tutto campo, moniti e minacce rivolte ai politici che non obbediscono alle “indicazioni” della chiesa, ecc. ecc. Ma la paura, il sospetto, l’integralismo che si abbattono a valanga sulla gestione dell’anima pubblica, si rovescia ironicamente contro le alte gerarchie ecclesiastiche provocando una emorragia di credenti, uno svuotamento della fede, che votano la chiesa a un destino di implosione. Abbiamo visto Ratzinger con i suoi aut-aut e come ce l’ha messa tutta per creare gaffe e incidenti diplomatici (emerge fra tutte la citazione antislamica fatta in una conferenza a Ratisbona nell’autunno del 2006); abbiamo visto Ruini che ieri (2007) non si lasciava scappare l’occasione per impersonare l’arroganza dei papi del passato affermando il categorico non possumus sui Dico, e di tacciare di “terrorismo chiunque osi criticare o fare battute ironiche sulle loro battute integraliste (se ci fosse ancora l’inquisizione ci sarebbe da temere che passerebbe dalla parola all’atto); abbiamo visto il segretario della Conferenza Episcopale monsignor Frisina vedere il diavolo ovunque e soprattutto nella musica rock: “Il rock l’ho messo all’inferno perché il rock è il nemico”. La chiesa, guidata dalla mano autoritaria di Ratzginger si pone accanto a Calvino per il quale non era un problema che “la libertà spirituale possa perfettamente accompagnarsi alla schiavitù politica” (Institutio, III). Il “Regno di Dio” va perseguito con tutti i mezzi. Infatti, in questo regno non c’è stato posto per la teologia della liberazione. La fine della “teologia della liberazione” in sudamerica, ostacolata oltre che dai regimi dittatoriali anche dalla stessa Chiesa, quando a capo della Congregazione per la dottrina della fede (organo che decide cosa e come devono pensare i preti) vi era l’attuale papa Ratzinger. Per oltre vent’anni Ratzinger ha fatto pulizia di pensiero, epurazioni, scomuniche, imposizione del silenzio, il quale può essere perversamente “perpetuo” o “ossequioso”. E’ così che sono stati messi a tacere esponenti della chiesa colpevoli di aver adeguato la “dottrina” ai luoghi in cui vivevano – sud America – come padre Gustavo Gutierrez, autore del saggio “Teologia della liberazione”. Ma l’ossequioso silenzio ha investito anche preti come don Vitaliano Della Sala, parroco no-global di Sant’Angelo a Scala (Avellino) sollevato nel 2005 dalla sua parrocchia perché si univa ai cortei dei pacifisti. Essere pacifisti contro i guerrafondai Bush e Cheney evidentemente non era espressione di “civiltà”.
In un certo senso non c’è più bisogno di prendersela con la chiesa, perché essa pratica l’autodistruzione spontaneamente. Tutto quel che occorre fare è la non-assistenza implacabile: desertificare le chiese e voltare le spalle ai loro custodi.
I deliri, è noto, sono espressione di uno stato di crisi acuta, e infatti forse non tutti ricorderanno che nel 2004 Luigi Bobba, il presidente dell’associazione cattolica lavoratori italiani (Acli), propose di far votare i bambini! “Idea assolutamente condivisibile” commentò l’esponente dell’Udc Luca Volontè, componente dell’ex governo Berlusconi 2000-05. Per non dimenticare la presa di posizione contro il feretro di Welby; Una delle derive tra le più integraliste.
Gli attacchi violenti contro l’aborto, gli omosessuali, le coppie di fatto, rievocano oscuri scenari del passato. Viviamo in una società assuefatta all’intolleranza, la minima diversità rende isterici e violenti. Il fanatismo trionfa ovunque e l’anatema è divenuto mezzo di comunicazione di massa, con cui l’alto clero ha una lunga familiarità.
Sulla scia di queste note non deve meravigliare il fatto che il Dio che entra nelle cellule è quello che esce dalle chiese, ormai svuotate del loro contenuto sostanziale. Un Dio che fino a ieri si limitava a regnare nelle cose visibili della fisica, e che si appresta adesso a rivendicare il regno invisibile della microfisica e della chimica farmacologica.
Allo spettacolo violento del neoliberismo telereale che si è sostituito al socialismo reale, adesso assistiamo anche allo spettacolo delirante del cattolicesimo iperreale. Le chiese si svuotano, lamentano i chierici da più parti; forse Dio le ha abbandonate a se stesse, al loro commercio moralistico e al ruolo di vuoti figuranti del bene.