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2 Agosto 1980: strage fascista, omertà di Stato.

Questo articolo era già stato pubblicato il Maggio scorso, per ricordare la non ricordata strage di Piazza della Loggia a Brescia.
Ma, per quanto mi riguarda, quelle parole sono utili per ricordare e attualizzare tutti gli omicidi di Stato della storia repubblicana, da Portella della Ginestra fino Carlo Giuliani e Federico Aldrovandi, passando per tutte le stragi, ordite per reprimere nel sangue venti di rinnovamento, da fascisti, apparati di stato, massoni e via dicendo, che sono costate la vita a centinaia di innocenti.

Aggiungo la mia solidarietà e vicinanza a tutti coloro che ieri hanno coperto di fischi il non onorevole Sandro Bondi, degno esponente di un Governo che punta a rimuovere il "dogma della strage fascista". Naturalmente senza dimenticarsi che i partigiani erano dei banditi, che la Costituzione è una barbaria sovietica, che le bombe a Piazza Fontana le hanno messe gli anarchici e che a Genova nel 2001 è stata preservata la democrazia.
Sarebbe anche interessante poter capire come si possa attribuire la responsabilità delle stragi di Stato a una "stagione folle", considerando che quelle vite stroncate sono stata la risposta della Reazione alle grandi lotte rivoluzionarie e innovatrici degli anni sessanta e settanta.

Omertà di Stato.

La settimana che è appena trascorsa ha visto il caso Noemi impazzare su tutti i principali organi d’informazione, insieme ai battibecchi tra Franceschini e figli di Berlusconi, alle notizie sulla “lotteria” Opel, agli scioperi della fame di Pannella.

Naturalmente, nonostante manchino appena sette giorni alle Elezioni Europee, sembra che a nessuno, fatta eccezione per le rituali Tribune Elettorali, interessi parlare di politica, di Europa, di economia. E, naturalmente, non si poteva certo pretendere che la morte di tre operai alla Saras, proprio nei giorni in cui Sacconi sta pensando di distruggere il Testo Unico sulla sicurezza, potesse essere presa in considerazione dai media per più di un giorno.

D’altronde siamo un Paese strano; siamo un Paese dove dei morti si parla solo quando serve.

E così succede che l’italiano ucciso da un romeno nel corso di una rapina occupi le prime pagine dei giornali per settimane, magari per costruire qualche nuova emergenza ad hoc, mentre il “negro” massacrato a sprangate sparisce dai titoli nel giro di poche ore.

Il nostro è il Paese dove chi è stato ucciso dalla follia delle Brigate Rosse viene considerato un eroe a prescindere, mentre si preferisce ignorare le decine di innocenti uccisi dal cinico intento stragistico di un certo “Stato” legato a doppio filo con il neo-fascismo.

Per averne la riprova era sufficiente sintonizzarsi sui vari telegiornali di giovedì scorso.

Un giovedì come tanti, avranno pensato in molti.

Eppure il 28 Maggio non è una data qualsiasi. Il 28 Maggio di trentacinque anni fa, alle 10.12, in Piazza della Loggia a Brescia, nel corso di una manifestazione indetta dai sindacati e dal Comitato Antifascista della città contro il terrorismo neofascista, l’esplosione di una bomba causava la morte di otto persone e il ferimento di altre novantaquattro.

Cinque anni prima diciassette persone erano state uccise dalla bomba di Piazza Fontana.

Dopo appena tre mesi altri dodici innocenti sarebbero morti in seguito all’esplosione di un ordigno sull’Espresso Roma-Monaco. Sei anni dopo 23Kg di esplosivo avrebbero distrutto la Stazione di Bologna, uccidendo ottantacinque persone.

Che cosa accomuna, dunque, queste stragi e tutte le altre ascrivibili al periodo della cosiddetta “strategia della tensione”?

Fondamentalmente due elementi.

L’assenza di indagini che siano riuscite a individuare con chiarezza i responsabili e i mandanti di tali stragi e la palese intenzione di tutto ciò che ruota attorno alle “Istituzioni” (informazione di Stato in testa) di eliminare dalla memoria del Paese quelle vittime.

E’ un caso che questo possa accadere proprio oggi, quando a governare sono quei personaggi che lo stesso Licio Gelli ha pubblicamente designato come degni eredi della P2 e del suo programma di “Rinascita Democratica”? Sicuramente no, soprattutto se si pensa che già la Commissione Parlamentare sulla Loggia riconobbe le responsabilità di quest’ultima nelle cosiddette “Stragi di Stato”.

Se si vuole dare un futuro a questa Italia, è indispensabile ricordarsi che questa pseudo – democrazia, che oggi mostra tutti i suoi limiti, è nata sul sangue di centinaia di cittadini sacrificati da non si può sapere chi per fermare quella straordinaria spinta innovatrice e rivoluzionaria che attraversava gli anni sessanta e settanta.

Vogliamo davvero continuare a dover fare i conti con assassini senza nome che magari ancora, come dieci, venti, trenta o quaranta anni fa, tengono stretti i fili che manovrano il Paese?

Ricordare è un dovere, e lo è ancora di più quando “l’informazione” decide che non è più il tempo di farlo.

Il 12 Dicembre prossimo ricorrerà il quarantesimo anniversario della strage di Piazza Fontana, dell’inizio della strategia della tensione. Sarebbe bello se centinaia di migliaia di persone decidessero di scendere in piazza per riprendere in mano la propria storia, per chiedere che sia fatta, finalmente giustizia. Per pretendere che chi si è reso responsabile, direttamente o indirettamente, di una delle pagine più terribili della nostra storia non abbia più nessuna agibilità politica, per pretendere che la verità non debba rimanere a marcire dietro il segreto di Stato o a morire insieme ai “divi” della Prima Repubblica.

Pensiamoci.

Mattia Nesti.

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