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Venezuela: il fronte sempre caldo della disinformazione

Mi è stato segnalato questo articolo della Bbc del 10.7.2009, Venezuela imposes new media curbs. Curbs: imbrigliamento. Nell’articolo viene denunciato un attacco di Chavez alla libertà di stampa. L’articolo, che riporta unicamente i commenti delle opposizioni a Chavez, scrive che i canali Tv satellitari e via cavo considerati nazionali dovranno trasmettere i discorsi del presidente Chavez. Infine, ricordando quanto avvenuto a Rctv, scrive che questa legge sarà applicata a dozzine di enti televisivi internazionali.

La nuova legislazione con il termine "Tv nazionali" intende Tv che producono oltre il 70% all’interno del paese.

In precedenza, l’11.6.2009 il Washington Post scrisse un articolo analogo, a firma di J. Forero, dal titolo Chávez Raising Pressure On Defiant TV Network. Nell’articolo viene citata una giornalista della rete Tv Globovision, J. Briceño, cui è stato negato l’accesso alla sede del partito di Chavez. Da notare che, per il Washington Post, Globovision è la sola voce antigovernativa. Il WP ha però la bontà di ricordare che il governo venezuelano considera Globovision un media terrorista e sovversivo, accusando pubblicamente il suo direttore “of hatching assassination plots against the president, generating panic by covering an earthquake before state television issued an official report, and inciting Venezuelans to deadly violence”. Chavez e ministri hanno paragonato Globovision ai media rwandesi che aizzarono la violenza che portò al genocidio del 1994. Un po’ come radio padania da noi. Anche WP ricorda la vicenda di Rctv.

Naturalmente, si tratta di un insieme di alcune verità decontestualizzate e un mucchio di fregnacce.

Anche lo Knight Center, il Centro per il giornalismo dell’Università del Texas, si è occupato del caso, con qualche dettaglio in più. Uno dei massimi finanziatori del centro Knight è il Miami Herald, quotidiano che ha attraversato diversi scandali per i molti giornalisti su libro paga del governo Usa per la loro attività di propaganda anticubana, legata agli esuli anticastristi.

L’articolo del KC che a noi interessa di più è quello di I. Bachmann, 7/10/2009, dal titolo Chávez Government Threatens Cable TV, Proposes Further Radio Restrictions. Il Ministro venezuelano D. Cabello spiega che la nuova norma si applicherà, a partire dal 10 luglio, alle stazioni radio fuori legge. La proposta di legge per limitare il monopolio dei mezzi di comunicazione prevede che nessun privato potrà possedere oltre 3 stazioni radio. Infine, la Bachman riporta che Chavez "reiterated his call not to tolerate more "terrorism" by Globovisión".

Allora, procedo con ordine.

* * * ORDINE NEL FAR WEST RADIOTELEVISIVO * * *

La statistica corretta della distribuzione delle frequenze radio e tv la fornisce il sito sempre molto ben documentato a 360 gradi venezuelanalysis, nell’articolo di J. Sugget, 10.7.2009, Venezuelan National Assembly Discusses Limits to Concentration of Media Ownership:
i network radio fm+am sono 1188: private 55.3%, comunitarie locali 35.9%, pubbliche 8.8%;
le reti tv sono 108: private 60.1%, comunitarie locali 34.3%, pubbliche 5.6%.
Inoltre 27 famiglie controllano 1/3 delle frequenze radio-tv; 48 stazioni sono raggruppate sotto un unico proprietario – M. Granier, proprietario di Rctv.

La nuova legge mette ordine nel Far West radiotelevisivo (il "radio latifundo" come viene chiamato dal Governo venezuelano). Quello che si dovrebbe fare, e non si fa, ad esempio, in Italia.

La legge proposta come riforma delle Tlc aumenta il numero di provider via cavo sotto la giurisdizione del Conatel (l’Authority per le Tlc). Le Tv via cavo nazionali dovranno registrarsi presso il Conatel, pagare le tasse e sottostare alle leggi del paese. Attualmente, molte stazioni via cavo sono registrate come internazionali, evitando le tasse e le leggi del paese.

La norma sarà discussa per un mese prima di essere votata dal parlamento. Attualmente, sono 240 le stazioni radio complessive (il 20.2%) che non hanno regolarizzato la loro posizione entro la deadline del 2.6.2009: a queste, probabilmente non verrà rinnovata la concessione e le frequenze saranno recuperate dallo stato e dalle comunità.

* * * MEDIA EVERSORI …ED EVASORI: CON L’APPOGGIO DI RSF, UN TERREMOTO * * *

Il giornalista di venezuelanalysis T. Pearson, il 6.6.2009, nell’articolo Venezuelan Government Fines Opposition TV Globovision, segnala come la Suprema corte ha sancito in via definitiva che la maggiore Tv opposta a Chavez, Globovision, dovrà pagare:
una multa di 0.77 milioni di Us$ comminatale dal Conatel nel dicembre 2003 per uso non autorizzato delle frequenze radio;
una multa di 2.3 milioni di Us$ per evasione fiscale – Globovision trasmise messaggi pubblicitari di organizzazioni politiche (di opposizione) senza pagare le rispettive tasse. Analoghe misure furono prese anche per Rctv, Televen e Venevision: solo le ultime due pagarono.

Riguardo alla prima multa, Globovision è accusata di violare l’Art.29 della Legge sulla Responsabilità Sociale di Radio e Tv (legge Resorte),

which sanctions media outlets that ‘promote, justify or incite war; promote, justify or incite disruption of public order.

Fra dicembre 2002 e gennaio 2003, ai tempi del lunghissimo sciopero dei lavoratori del settore idrocarburi, finanziato -come poi si scoprì- dalla Cia, Globovision sospese tutta la sua programmazione per trasmettere in maniera continuativa messaggi anti-governativi, incitando alla sovversione.

Questi stessi fatti vengono raccontati in un altro articolo di J. Sugget, 13.5.2009, Venezuela Investigates Radio and Television Stations for Irresponsible Behavior:

It is one thing to inform about a seismic movement, and another thing to use a natural event to try to generate panic and terror in people and take advantage of it politically […] Globovision are repeat offenders in media terrorism against Venezuelan democracy and we are not going to sit with our arms crossed.

Il contenuto del passaggio precedente si riferisce sia alla vicenda del terremoto del 4 maggio 2009, che ai continui incitamenti alla violenza contro il governo legittimo venezuelano.

L’intervento di S. Lamrani, 26.6.2009, Reporters Without Borders’ lies about Venezuela, come nello stile del professore e giornalista francese sempre molto dettagliato e ben documentato, parla, fra le altre cose, della vicenda del terremoto.

All’alba del 4.5.2009 si ebbero due scosse sismiche di forte intensità, ad un’ora di distanza l’una dall’altra, la prima a Maracaibo e la seconda a Caracas. Non ci furono né vittime né danni strutturali. Il governo mise tempestivamente in atto le adeguate misure di controllo, protezione ed informazione della popolazione, chiedendo allo stesso tempo a tutte le radio e tutte le Tv di tranquillizzare la popolazione stessa.

Globovision si comportò in modo anomalo ed eversivo. Intervenne direttamente il direttore della rete, riportando dettagli del sisma del tutto errati, spargendo il panico fra la popolazione e "denunciando" il governo di trasmettere un messaggio di paura e terrore:

All we can do is be patient, be very patient waiting for our authorities to inform us, to give us precise information, give us true information of what is happening at this moment because we do not have anyone to go to. […] At this moment those official sources who provide so much propaganda ought to be informing the public about what is happening, rather than us having to go to the U.S. meteorological service to inform the people that there has been an earthquake.

La vicenda del terremoto è esemplare del comportamento dei media venezuelani perfino in situazioni di allarme naturale in cui lo scontro politico non c’entra nulla, ma è quella che darà il via a tutta la polemica contro Chavez. Infatti, niente poco di meno Reporters Sans Frontieres tenne bordone a Globovision, scrivendo una lettera aperta che scuscitò scalpore e sentimenti antichavisti in tutto il mondo:

In what way does reporting on an earthquake, however poorly, fit within this definition of an offense?

(RSF, 28.6.2009: Open letter to President Hugo Chavez to protest about official hounding of Globovisión.)

RSF è un’associazione no profit che però riceve circa 4 milioni di Us$ l’anno di finanziamenti da multinazionali Usa quali Saatchi & Saatchi, Publicis (concessionaria delle strategie di promozione delle forze armate Usa), Coca Cola, Bacardi (che a Miami finanzia i violenti gruppi anticastristi). Inoltre, come ricorda G. Minà, 10.12.2007, I tanti modi di essere "Senza frontiere", RSF riceve finanziamenti minori anche dalla Cia, tramite il Ned.

Per questi motivi e per la sua doppia morale -R. Menard, il direttore, giustificò moralmente le torture di Abu Grahib e tutte le altre malefatte Usa-Cia in giro per il mondo, mentre sistematicamente ha attaccato, ed attacca, Cuba, Venezuela ed alleati- ad RSF venne sospeso dall’Onu, nel 2003, il suo rapporto di collaborazione "per atti incompatibili con i principi e gli obiettivi della carta delle Nazioni Unite".

Anche Lamrani, nel suo già citato articolo del giugno 2009,
come anche in S. Lamrani, 2.7.2009, Médias de la haine – Reporters sans frontières contre la démocratie vénézuélienne, ed in S. Lamrani, 19.6.2009, Les mensonges de Reporters sans frontières sur le Venezuela,
fa un’accurata analisi delle menzogne (recenti) di RSF -alcune davvero pacchiane, come ad esempio che Globovision è l’unico media di opposizione- riguardo il Venezuela. Lascio a voi l’approfondimento. Il problema è che queste stesse menzogne divengono verità per i nostri media.

* * * RIASSUNTO DELLA VICENDA DI RCTV, 2002-2006 * * *

Nel 2006 a Rctv, la rete Tv venezuelana con maggiore "anzianità di servizio", il Conatel e la Giustizia (non l’esecutivo) non rinnovarono la (ventennale) concessione delle frequenze, in base ad una legge precedente all’ascesa di Chavez al potere, estesa nel 2001.

La Ley Orgánica de Telecomunicaciones afferma che una licenza può non essere ratificata nel caso sussistano gravissimi motivi. In particolare, l’Art. 171 stabilisce che "a chiunque utilizzi i servizi per i quali ha ricevuto un’abilitazione, allo scopo di commettere crimini", verrà revocata la licenza; dopo cinque anni può nuovamente farne richiesta.

Sia Rctv che Globovision parteciparono attivamente, tramite suoi dirigenti (gli imprenditori parteciparono ai finanziamenti del golpe), anchorman e giornalisti, al golpe del 2002. Diffusero continui appelli all’assassinio di Chavez ed all’uccisione dei suoi sostenitori, infarcendo ogni loro programma, dai talk show ai Tg, di contenuti razzisti verso Chavez e gli indios.

Ebbene, Chavez non chiuse nessuna delle due Tv – non ne aveva il potere, né lo ha tuttora. Rctv poté trasmettere in chiaro per altri quattro anni; al momento dello scadere della licenza, non le fu rinnovata. Oggi Rctv trasmette sul satellite, diffusamente in tutto il paese, mentre le sue frequenze in chiaro passarono a Tves – una Tv indipendente finanziata da soldi pubblici.
Globovision ancora oggi può trasmettere in chiaro.

Ora vi chiedo: un golpe e l’istigazione all’omicidio non sono due motivazioni sufficientemente gravi? Quale paese democratico accetterebbe il comportamento delle due Tv? Ad esempio, a chi, giustamente, si infiamma tanto perché Tg4 è una rete abusiva e dovrebbe essere sul satellite, chiedo: perché Tg4 sì ed Rctv, per motivi ben più gravi, no? Questo è l’atteggiamento ambivalente, la doppia morale, de la Repubblica verso il Venezuela.

Se vi interessa il mio parere, Chavez avrebbe avuto tutto il sacrosanto diritto di promulgare un decreto legge straordinario per ritirare immediatamente le concessioni ad entrambe le Tv, nel 2002, mentre dirigenti ed anchorman responsabili sarebbero dovuti finire in galera. Ma fu molto più liberale di quanto probabilmente sarebbe stato un qualsiasi governo occidentale.

Nota: a giugno 2006, prima del non rinnovo della concessione a Rctv, il 97% dei canali Tv, il 99% delle radio ed il 100% dei quotidiani erano in mano dei privati. Oggi la situazione è un po’ cambiata, ma siamo lontani da un reale pluralismo – di fatto, il governo ha voce solo tramite Telesur, dal luglio 2006, una Tv di respiro Pan-americano.

* * * GLOBOVISION (COME PRIMA RCTV): ASSASSINATE IL PRESIDENTE * * *

Oggi si urla alla censura verso Globovision, senza capire però in quale forma si attuerebbe. Per farle pagare, con gli interessi, le sue tasse evase? Per costringerla a rettificare le palesi ed abnormi falsità?

Ecco quindi l’altro punto della questione: ora Globovision, pare (ma non ho trovato conferma da altri giornali che non siano quelli "occidentali"), dovrà trasmettere i messaggi del Presidente della Repubblica, restando salva, naturalmente, la libertà di linea editoriale della testata – ma almeno non sarà più totalmente senza alcun contraddittorio.

Gli esempi del grave comportamento di Globovision sono numerosissimi.

J. Suggett, 8/5/2009/, Venezuelan Supreme Court Denies Restraining Order Against RCTV and Globovision, ricorda come Globovision accusò il governo venezuelano di supportare le Farc colombiane: l’accusa era falsa ma, ricorderete, riempì le pagine dei nostri quotidiani.

J. Suggett, 16/10/2008, Venezuelan Newspaper Editor Investigated for Inciting President’s Assassination, riporta un fatto gravissimo: il 15.10.2008 il noto giornalista venezuelano Rafael Poleo incitò all’assassinio del presidente Chavez dagli schermi di Globovision, augurandogli la stessa fine di Mussolini. L’incredibile fatto, ricordato anche da Lamrani nel suo già citato articolo del giugno 2009, in cui riporta anche la trascrizione parola per parola, è presente anche su youtube (Chávez y Mussolini, 13.10.2008).

Naturalmente RSF discolpa Globovision. Questo episodio non fu il primo né l’ultimo – né da parte di Globovision, né da parte di Rctv. E già nel maggio 2007, Marcel Granier di Rctv incoraggiò l’assassinio di Chavez.

Se siete interessati a sapere qualcosa di più sugli eventi del golpe del 2002 e visionare qualche filmato (che comprenda anche l’atteggiamento dei media), andate nel sito di arcoiris.tv e cercate i documentari: Puente Llaguno – Documentario sul colpo di stato dell’ 11 Aprile 2002 e La Rivoluzione non sarà teletrasmessa.

Sempre Lamrani riporta tutta una serie di passaggi nelle trasmissioni di Globovision – eccone alcune tradotte:
"Qualsiasi asino imbastato ne sa più sul petrolio che Chávez"
"Gli imbecilli hanno votato per Chávez" (non vi ricorda qualcosa?)
"I chavisti non pensano, ragliano"
"I sindaci chavistes hanno bisogno soltanto di una mela per essere maiali"
"Cosa si spetta per agire? Ora basta!"
"… il suo desiderio [del regime] di ridurci in schivitù"

Il 28.2.2004, Globovision ha diffuso un video di un discorso di Chávez, silenziando l’audio originale per sostituirlo con grida di scimmia ed altri di animali selvaggi, in un chiaro riferimento razzista.

Infine, per legarsi agli attuali fatti di cronaca in Honduras, T. Pearson, 1/7/2009, Venezuelan Opposition Deny Honduran Coup, segnala come tutti i media venezuelani in mano all’opposizione, giustificano ed esaltano il colpo di stato onduregno, legandolo alla necessità di contrastare i nemici dell’orco Chavez e, naturalmente, augurandosi un’analoga fine per quest’ultimo.

In quale paese del mondo tutto questo sarebbe tollerato così a lungo ?
Nel Venezuela di Chavez.. che però, viene descritto dai nostri media come un dittatore spietato.

* * * ULTIME NOTE * * *

Sull’atteggiamento dei media venezuelani rispetto a Chavez, cito a mo’ di esempio G. Grandin della NY University (Democracy Now!, 21.9.2006 e 4.10.2006):

[The Venezuelan] media is chronically obsessed with Chávez, and critical in a way that would be completely alien for most US observers." After the media-backed 2002 coup attempt, Venezuela passed ‘social responsibility’ legislation regulating the media but has largely declined to enforce it.

Sulle implicazioni nordamericane nel golpe del 2002, oltre al sito venezuelafoia, a G. Minà e G. Carotenuto con i loro articoli di Latinoamerica, a S. Lamrani su Reseau Voltaire, si può leggere un sobrio articolo del New York Times: J. Forero, 3.12.2004, Documents Show C.I.A. Knew Of a Coup Plot in Venezuela.

In definitiva, l’unico punto su cui gli articoli della "nostra" stampa mi trova d’accordo, è la riprovazione per l’allontanamento della Briceño, anche se -come al solito- i termini della faccenda non sono chiari.

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