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Il sicario di Roberto Micheletti. La storia del torturatore Joya Améndola, braccio destro del presidente di fatto

billy-joya A chi ha vissuto la guerra sporca in Centroamerica negli anni ‘80 si è gelato il sangue quando è stata resa nota la notizia che il “ministro consigliere” (una specie di Gianni Letta) del presidente di fatto honduregno risponde al nome di Billy Joya Améndola, un altro paisà (Amendola è il cognome della madre) del quale essere orgogliosi.

Ripercorrere il curriculum di Joya Améndola è indispensabile per capire la cultura politica della giunta golpista presieduta dal simpatico paisà Roberto Micheletti.

Negli anni ‘80 Billy Joya Améndola era uno dei dirigenti principali del Battaglione d’Intelligenza 3-16, incaricato del sequestro e sparizione di oppositori politici e fondatore degli squadroni della morte “Lince” e “Cobra”. In questo ruolo era uno dei principali incaricati di sequestri, tortura e assassinii in Honduras ed è accusato con certezza di almeno undici uccisioni sotto lo pseudonimo di “dottor Arranzola”. Inoltre è accusato del sequestro e della tortura di sei studenti dei quali quattro sono tuttora desaparecidos. Il sequestro avvenne il 27 aprile del 1982 nella casa del viceprocuratore della Repubblica, Rafael Rivera violando l’immunità del numero due della giustizia del paese usando i metodi della dittatura argentina.

Infatti se non risulta che Joya Améndola sia stato addestrato negli Stati Uniti è certo invece che abbia lavorato in Argentina agli ordini di uno dei principali repressori, Guillermo Suárez Mason, noto tra l’altro come principale organizzatore del sequestro di bambini durante l’ultima dittatura. Inoltre ottenne una borsa di studio dell’esercito honduregno per studiare nel Cile di Augusto Pinochet. Successivamente, dall’84 al ‘91 era l’elemento di raccordo tra l’esercito honduregno e i repressori argentini e statunitensi nella guerra sporca.

Il governo spagnolo dal 1985 in avanti ha più volte chiesto l’estradizione di Joya Améndola attraverso l’Interpol ma il sistema giudiziario honduregno (quello stesso che oggi accusa Mel Zelaya di 18 capi d’imputazione) non ha mai dato corso ad alcuna richiesta. Nonostante ciò, quando nel 1994 un giudice di Tegucigalpa lo accusò di sequestro e tortura e nel 1995 fu emesso contro di lui un mandato di cattura, fu proprio in Spagna che si rifugiò e restò come richiedente asilo fino al 1998 quando fu espulso. In quegli anni operò come catechista in un collegio di Siviglia.

Lo ritroviamo adesso come braccio destro di Roberto Micheletti.

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