Friday 10 February 2012, 01:59

Povia e Mogol: musica militante, made in Vaticano

Avreste mai pensato che un testo che parla di piccioni o dei dubbi sessuali di un tale di nome Luca possa essere più “commovente” di chi è capace di dipingere con le parole quei “certi sguardi” in cui “si intravede l’infinito”?Personalmente no;  per fortuna che ci ha pensato Giulio Rapetti, in arte Mogol, a dimostrare il contrario.

Lunedì scorso Povia è stato premiato con il “tatà d’oro” come vincitore del premio Mogol, organizzato dalla Regione Autonoma della Valle d’Aosta, cui hanno partecipato anche Simona Molinari, Arisa, Capossela, Jovanotti e Battiato.

Mogol, nonostante le pesanti critiche ricevute da Grillini e dall’Arcigay che ha definito il criterio del paroliere “ideologico e di destra”, ha evitato qualsiasi riferimento al contenuto della canzone, nonostante la giuria fosse chiamata proprio a giudicare il testo, e ha dichiarato che “fra tutte le canzoni in gara Luca era gay è stata l’unica che mi ha chiuso la gola per la commozione”.

Ognuno è naturalmente libero di avere una propria idea in merito alla questione, personalmente non trovo piacevole sentire che l’autore di alcuni testi che rimarranno per sempre nella storia della musica italiana, preferisce un testo quantomeno discutibile di musica politicamente militante alle parole di un poeta, senza nulla togliere agli altri cantanti in gara, del calibro di Franco Battiato.

Povia, dal canto suo, ha colto l’occasione per lanciare l’ennesima provocazione: una canzone sulla storia di Eluana Englaro, la ragazza deceduta lo scorso febbraio dopo diciassette anni trascorsi in stato vegetativo. Il cantante milanese, a margine della premiazione, ha così commentato le reazioni all’esito del concorso: “Mi definiscono un cantautore di destra, a me piace toccare temi importanti.”.

Inutile ricordargli che c’è modo e modo di “toccare temi importanti”, e che certi testi sembrano rielaborazioni di qualche delirante comunicato di Militia Christi.

Ma alla fine è probabile che abbia ragione Povia. In un mondo, come quello della musica italiana, che è ormai ossessionato dall’immagine e dalla moda che permette di raggiungere un successo immediato e al tempo stesso effimero e passeggero, probabilmente basta davvero esporre un paio di cartelli con qualche “emoticon” che piace tanto ai “giovani” o andare a suonare al Family Day con la faccia da bravo ragazzo per riuscire a far dimenticare alla gente il vero contenuto delle proprie canzoni.

Da parte mia, come logica conseguenza di tutta la faccenda, consiglio ai 99Posse o a qualche altro gruppo “militante e antifascista”, di rifarsi il look e di trovarsi qualche amico “importante”. Non si sa mai che il prossimo anno riescano a vincere Sanremo con “Bandiera Rossa”.

Mattia Nesti.



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