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Parigi: per fame e per sete

DSC_9655D’accordo. In Italia abbiamo i nostri guai e da solo Brunetta vale un terremoto.
E’ vero. Non è facile rompere il silenzio prezzolato di pennivendoli, guitti. velinari e cavalier serventi. E lo so bene: un paese che senza batter ciglio si lascia governare da Brambilla, Carfagna e Gelmini [ci sarebbero altrettanti esempi maschili, gc], non ha più diritto d’indignarsi.

I tempi sono quello che sono, lo so, e facciamocene una ragione, ma i conti con la coscienza ognuno li fa come crede e c’è un limite a tutto. Diciamolo, però, urliamolo forte: è disumana e feroce -  disumana nel senso giuridico della parola, perché contraria ai diritti umani – la scelta della Confédération Générale du Travail, il sindacato della sedicente “gauche”, che ha fatto ricorso alla forza per riprendersi i locali della storica Bourse du Travail occupati da migranti.

E’ disumano che uomini, donne, bambini, centinaia di immigrati senza permesso di soggiorno – in Francia li chiamano “sans papiers” – siano ora accampati alla men peggio sul marciapiede del Boulevard du Temple, di fronte al sindacato, sorvegliati a vista dalla polizia, tenuti in isolamento da un vero e proprio cordone sanitario e sottoposti a una pressione fisica insostenibile che ha uno scopo evidente e vergognoso: DSC_9660prenderli per fame e sete, costringerli alla resa mentre vanno arrosto nel caldo mortale di questi giorni.

In tanta furia, però – questo è umano e conforta – in tanta feroce determinazione – questi disperati stanno resistendo. Sono deboli, soli, sconfitti e figli  di sconfitti, ma resistono. La Francia gli ha negato storia e dignità, e loro tengono duro e quasi sopravvivono a se stessi, per denunciare questa sorta di colonialismo sindacale che è tutto quanto resta dell’Europa di Spinelli. Sono lì, davanti al sindacato, prova vivente della miseria e della povertà dell’Africa e dito puntato contro la nostra coscienza sporca e la nostra penosa storia di “potenze” coloniali.
Sono lì, e per portar loro un po’ d’acqua e un pugno di riso per ricordare al potere che la solidarietà e la rabbia non sono ancora morte, c’è chi discute coi gendarmiDSC_9684 e li lavora ai fianchi, poi, quando la notte allunga le sue ombre pietose su tanta miseria umana, passa, non visto o ignorato – il potere ha pieghe davvero misteriose – e rischia l’arresto per rifocillarli.

Ora, se qualcuno se la sente, venga avanti e cominci a blaterare di civiltà occidentale, di “democrazia di esportare”, di virtù teologali e cardinali, di fede, di speranza e carità. In nome del suo dio, però lo metto in guardia: non rispondo di me stesso.

C’è stato un tempo in cui, accogliendo da ogni dove artigiani e operai per quell’Esposizione Universale di cui ci resta, ironica e infelice, la sola Tour Eiffel, i sindacalisti francesi pensavano di far lezione al mondo: “le groupement socialiste – dicevano orgogliosi – cherche à sopprimer l’antagonisme du travail e du capitalisme, par l’etablissement d’une société ègualitaire”. Era il tempo in cui gli spiriti liberi dichiaravano di avere due patrie e la seconda per tutti era la Francia. Tutto quanto rimane di quegli anni lontani è un pugno di riso e poche bottiglie d’acqua DSC_9671portate da una pattuglia di militanti dei nostri “anni di piombo”, “sans papiers della rivoluzione” e cittadini del mondo che Maroni e soci vorrebbero seppellire nelle nostre galere.
Pensatela come volete, a me pare evidente: la sfida al potere si rinnova. E’ disperata, come i tempi che viviamo, ma è anche un lampo d’umanità che si oppone al terrorismo del capitale. Quel terrorismo che non si processa.

Dal Blog di Giuseppe Aragno. Uscito su “Fuoriregistro” l’1 luglio 2009

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