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La Costituzione dell’Honduras, meglio un golpe piuttosto che cambiarla?

Canale Honduras, a questo link tutti gli aggiornamenti sul golpe in Centroamerica!

constitucion de jon E’ straordinario come in questi giorni siano spuntati tanti comparativisti esperti addirittura di costituzioni centroamericane. Soggetti tendenti alla menzogna e ad evocare fantasmi e paure ataviche, spiegano che il solo proporre di riformare o riscrivere la sacra e perfettissima costituzione del 1982 prova che si voglia imporre una dittatura comunista e che pertanto sia sacrosanto o per lo meno inevitabile il golpe in Honduras piuttosto che permettere la deriva antidemocratica di un’Assemblea Costituente.

E’ proprio così? Forse è bene chiarire alcuni aspetti sulla Costituzione e la Costituente che facciano capire quanto viziata è l’informazione che i grandi media stanno dando sui motivi del golpe che a parole condannano ma al quale con i fatti tengono il gioco.

In primo luogo non c’è bisogno di essere esperti di diritto costituzionale, tantomeno comparato, per sobbalzare nel sentir trattare la costituzione (c minuscola) dell’Honduras come se davvero fosse una Costituzione (C maiuscola). Ricordo che l’Honduras è (purtroppo e detto con rispetto per un popolo nobile) una vera “Repubblica delle Banane”. E lo è nel senso politico del termine, oltre che economico, giacché chi ha fatto e disfatto la storia politica dell’Honduras fin dalla fine del XIX secolo, imponendo governi costituzionali o dittature a secondo della convenienza, è stata la United Fruit Company. Si potrebbe scrivere un tomo su come la United Fruit è stata la vera padrona del paese e, senza tornare all’epoca di Tiburcio Carías Andino, basta ricordare che ancora nel 1978 il generale Policarpo Paz, amico intimo del dittatore nicaraguense Anastasio Somoza, fu imposto come dittatore dalla United Brands (il nuovo nome della United Fruits).

Erano tempi di guerra sporca, squadroni della morte, sparizione di persone. Lo stesso dittatore Policarpo Paz, d’accordo con la CIA e con l’immancabile compagnia bananiera, scrisse la sacra costituzione dell’82, entrata in vigore giusto prima di consegnare il potere a un presidente costituzionale, Roberto Suazo Córdoba. La costituzione, democratica ma scritta da un dittatore, era una sorta di estensione della “Legge Antiterrorista” per la quale almeno fino al 1993 nel paese continuò impunemente a sparire gente nelle camere di tortura della già felice democrazia costituzionale honduregna.

Non sorprende in questo contesto che la meravigliosa costituzione dell’82, quella in difesa dell’inviolabilità della quale decine di commentatori “indipendenti” sembrano disposti in questi giorni ad immolarsi come Ian Palach, non si preoccupasse minimamente di cambiare due problemucci da poco del paese: il fatto che l’80% della popolazione vivesse nell’indigenza e che appena 225 latifondisti fossero proprietari del 75% della terra del paese. In compenso l’articolo 239 puniva con decorrenza immediata a dieci anni di interdizione dai pubblici uffici chiunque “proponesse” la rieleggibilità del presidente.

Siamo quindi di fronte ad una Costituzione antidemocratica che, come quella cilena scritta da Augusto Pinochet, è firmata da un solo costituente per durare in eterno, chiusa in cassaforte, buttando via la chiave di qualunque modifica, riforma, o nuova carta potesse venire dal basso. Chiunque propone di convocare un’Assemblea costituente (scriverne una nuova vuol dire necessariamente modificare o abrogare l’articolo 239) infatti può essere accusato di “proporre” di modificare l’articolo 239 e quindi decadere immediatamente, che è l’appiglio legale dei golpisti contro il povero Manuel Zelaya che, nonostante non abbia mai detto di volersi ricandidare, è stato rovesciato con un colpo di stato per aver (forse) fatto un pensiero impuro.

Pensi all’idea di Costituzione e ti viene in mente quella degli Stati Uniti, bella perfetta, levigata, che viaggia ben oltre i due secoli di vita praticamente intonsa continuando ad assicurare la felicità dei cittadini di quel fortunato paese. Così ti convinci che anche quella honduregna deve essere stata scritta nel marmo [tombale degli squadroni della morte all’epoca in azione] e pronta a sfidare i secoli. Altrimenti la Corte Suprema (che incute autorità a nominarla ma è formata da un gruppo di oligarchi rappresentanti delle famiglie che si considerano padrone del paese) ha ordinato niente di meno che un colpo di stato per impedire la semplice convocazione di un referendum consultivo non vincolante per valutare se eleggere un’Assemblea costituente che, magari di passaggio, garantisse un po’ più di equità tra cittadini.

Marmo un corno. L’inviolabile costituzione dell’Honduras, scritta nel 1982, è stata modificata nello stesso 1982 (si erano scordati qualcosa) quindi nel 1984, 1985, 1986, 1987, 1988, 1989, 1990, 1991, 1993, 1994, 1995, 1996, 1997, 1998, 1999, 2000, 2001, 2002, 2003, 2004 e 2005. Lo stesso articolo 239, quello che proibisce perfino di “proporre” la rieleggibilità del presidente, è stato modificato nel 1998, quindi nel 2002 e di nuovo nel 2003 senza che ci fosse alcun rumor di sciabole. Evidentemente erano tutte modifiche che rispondevano agli interessi dei poteri forti del paese, piccolezze che al padre della patria Policarpo Paz, nella sua lungimiranza infinita, erano sfuggite. Quindi non siate ridicoli, quando parliamo di Costituzione honduregna stiamo parlando praticamente di un regolamento condominiale che ha come unica funzione quella di far continuare a vivere l’80% dei condomini nel sottoscala.

Fuori dall’ironia. Quello che ha mosso le oligarchie honduregne al colpo di stato è il sacro terrore che queste sentono per la sovranità popolare. E’ un rifiuto premoderno e preventivo che scatta automaticamente ogni volta che sentono di lontano l’odore di democrazia. Chi in questi giorni ha difeso anche indirettamente il golpe in Honduras, dando spazio alla menzogna della rielezione e nascondendo il vero oggetto del contendere, una Costituzione che possa essere agente di democrazia e non di conservazione, si è reso complice dei golpisti.

In America latina la convocazione di assemblee costituenti che superino costituzioni che, come quella honduregna o quella cilena, sono state scritte da dittatori o sono state scritte in epoche nere della storia è lo strumento reale, legittimo e non violento di trasformare l’esistente in pace e democrazia. Ognuno può decidere da che parte stare.

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20 Responses to La Costituzione dell’Honduras, meglio un golpe piuttosto che cambiarla?

  1. Antonio Castellarin 1 Lug 2009 at 20:17 #

    Cercando con GOOGLE
    “suarez e la costituzione franchista”

    La prima selezione che ne esce e’ la seguente:

    Adolfo Suárez González – Wikipedia
    È stato primo ministro della Spagna dal 5 luglio 1976 al 25 febbraio 1981. … dopo la caduta del regime franchista ed è Duca di Suárez. …

    Las Cortes elette, convertite in costituenti approvarono la nuova costituzione, che il popolo …

    it.wikipedia.org/wiki/Adolfo_Suárez_González – Copia cache – Simili

    Questo vale per tutti i giornali e governi e .. tutti i tartufi, ma in particolare per “El Pais” quotidiano spagnolo filogolpista nei fatti.

    Bravo Gennaro, le cose che hai ricordato sono necessarie e avremmo dovuto ricercarle e scriverle prima.

  2. dema 1 Lug 2009 at 20:27 #

    ho ormai il timore che da noi si pensi che le costituzioni di paesi come l’honduras e di tutta quella zona di mondo (flagellata da anni di dittature militari e loro varianti “democratiche”) siano cadute dal cielo…mah…appena si parla di assemblea costituente sembra di invocare satana…basti pensare a come si è parlato delle nuove costituzioni di venezuela bolivia ed ecuador…grazie delle informazioni gennaro, l’esempio di comparazione del cile del post-pinochet era passato anche per la mia mente.

  3. fbailo 2 Lug 2009 at 02:09 #

    Diciamo che lo scontro frontale con la Corte Suprema, il Congresso ed il Tribunale Elettorale, nonché la rimozione del capo delle forze armate non è ricetta per una sicura stabilità democratica. Soprattutto in una repubblica bananiera di dubbie credenzialità democratiche come è l’Honduras. Zelaya si è mosso come un bulldozer in un negozio di porcellane cinesi. Può essere che abbia cercato il martirio golpista per rimpolpare la propria popolarità (in effetti da altre parti ha funzionato). Può essere che abbia provato a rimescolare le carte in vista della fine del mandato. Può essere che sia stato consigliato male (o bene, a seconda di come andrà a finire). Quello che è certo è che se cambiare una costituzione fosse sinonimo di democrazia e benessere allora la regione non sarebbe quotidianamente dissanguata dai flussi migratori. In America Latina le costituzioni non valgono la carta su cui sono stampate e con frequenza ristampate. Quello che crea democrazia e benessere è il rispetto del proceduralismo democratico. In America Latina la gente muore di fame, non ha accesso a istruzione e sanità, è vittima di una criminalità feroce. Sfido a trovare una sola costituzione dell’emisfero che non garantisca il contrario. Il problema non è la costituzione, o meglio il problema è semmai chi vede la costituzione solo come uno strumento per agilizzare il proprio governo. Certo che le oligarchie honduregne hanno paura della democrazia: sono terrorizzate di subire quello che hanno fatto subire ad altri. Ma dal buco nero non ci si esce brandendo una costituzione a mo di vendetta. Ci si esce costruendo le garanzie all’interno delle quali tutti possano sentirsi rappresentati e protetti. E queste garanzie non pare Zelaya abbia aiutato ad ergerle.

  4. Antonio Castellarin 2 Lug 2009 at 08:04 #

    Per “fbailo”

    Può essere che gli vadano bene le cose come stanno e come sono state previste da Policarpo Paz, come può essere che gli vadano bene i dettami della United Brands, come può essere che adori il latifondo o che 500 anni di dominio e di oligarchia non gli bastino oppure … che adori i commi 22.

    Può essere che “fbailo” abbia bisogno di un refresh sul comma 22:

    Paradosso del Comma 22
    Da Wikipedia, l’enciclopedia libera.
    Vai a: Navigazione, cerca

    Il paradosso del Comma 22 è un paradosso contenuto nel libro Catch 22 (letteralmente “Trucco 22” ma normalmente tradotto come “Comma 22”) di Joseph Heller.

    Il paradosso riguarda un’apparente possibilità di scelta in una regola o in una procedura, dove in realtà, per motivi logici nascosti o poco evidenti, non è possibile alcuna scelta ma vi è solo un’unica possibilità.

    “…Quello che crea democrazia e benessere è il rispetto del proceduralismo democratico …”

  5. silvio 2 Lug 2009 at 09:49 #

    Premetto che sono ignorante nella materia Honduras, visto che non ne conosco la storia e le istituzioni. Per quel poco che ho capito: Zelaya vuole cambiare la costituzione, dandole un tocco “bolivariano” (perdonate banali semplificazioni). Tra le altre cose, vuole cambiare la parte dell’ordinamento dello stato, che mentre da noi in Italia è posta dopo i principi fondamentali e i diritti e i doveri dei cittadini, in Honduras l’ordinamento dello stato è parte stesso dei principi fondamentali (http://www.honduras.net/honduras_constitution.html), essendo il primo capitolo “De la organización de l’estado”. Mentre da noi in Italia l’unica cosa che non può essere oggetto di revisione è la forma costituzionale (art. 139) in Honduras parecchie cose non si possono cambiare (vedasi articoli 373, 374 e 375), non solo il fatto che un presidente possa ricandidarsi. Il punto centrale è questo. E ha due risvolti.
    1) Se i golpisti con a capo questo supporter dell’Atalanta sostengono che Zelaya, per il solo fatto di voler cambiare la Costituzione in alcuni di questi suoi aspetti, stava di per se stesso comportandosi da golpista (cioè violava gli articoli 373-374-375 della costituzione honduregna) e quindi non è illegale la sua cacciata dal territorio honduregno, se ne deduce che chiamare il popolo a votare per un’Assemblea Costituente è anticostituzionale. Ma questo è ovviamente anche antidemocratico. Se un popolo non può esprimersi su un eventuale (eventuale!!!!) Assemblea costituente, che come dice la stessa parola scrive una NUOVA costituzione, allora non esiste democrazia. Se non si vuole una assemblea costituente perché si pensa che l’attuale costituzione va bene, semplicemente al referendum si vota no, al contrario si vota si. Punto.

  6. silvio 2 Lug 2009 at 09:57 #

    2) Se invece i Micheletti & co. hanno cacciato Zelaya perché sostengono abbia violato l’articolo 4 (La alternabilidad en el ejercicio de la Presidencia de la República es obligatoria) è evidente che questa è una farsa. Zelaya ha appena vinto per la prima volta le elezioni, non si sta candidando per un secondo mandato e pensare di cambiare la norma attraverso una costituente e non tramite legge ordinaria o costituzionale non è assolutamente un golpe.
    Nel caso 1 quindi abbiamo una Costituzione antidemocratica, nel caso 2 abbiamo una violazione della costituzione da parte dei golpisti (nella fattispecie degli articoli 2,3,5,182 e 183).
    Mi sembra che qui i poveri honduregni se la stiano veramente passando dalla padella alla brace.

  7. jacopo 2 Lug 2009 at 11:14 #

    NOTA DI CORREZIONE
    Cari amici Fbalio e Silvio, credo che le vostre analisi, seppur interessanti e diametralmente opposte, non rilevino un punto fondamentale: in America Latina non esiste il concetto di democrazia, nè di Assemblea Costituente, nè di referendum. Pensiamo al mandato di Meném e alle leggi sull’obbedienza dovuta. Pensiamo alle conseguenze del suffragio che vide vincere e poi morire Salvador Allende. Pensiamo al Nicaragua dei contras, che si allenavano ai calci di rigore con le teste dei bambini sgozzati nei villaggi, o ai veri promotori della rivoluzione, da padre Hidalgo fino a Oscar Romero, morto sparato tra le mura della sua chiesa. Pensiamo alle famiglie Maya sterminate dai gorilla guatemaltechi, in nome dei convenienti poteri delle multinazionali straniere. Pensiamo a chi ti ammazza l’indigeno colombiano, che vale tanti dollari quanto più è “mascherato” da guerrigliero FARC. Pensiamo al Messico, strangolato da un’economia filo statunitense che strizza l’occhio ai cartelli della droga, ma poi fa la ramanzina al recente Presidente Calderon, erede del potere latifondista di Vicente Fox. Qual’è la ricetta per soggiogare i popoli al potere di quattro ricchi delle fincas padrone? Il terrore: questo vecchio strumento intimidatorio con il quale da più di 500 anni viene dissanguata ogni sostanza umana del popolo latinoamericano. Dove le condizioni di governo non si discostano molto da quelle imposte dai conquistadores spagnoli. Pensate che i contadini hoduregni tirino pietre per allenarsi alla democrazia? La disperazione viene soffocata nel piombo e la terra non si coltiva con i fucili. Cuba rimane l’unico esempio isolato di rivoluzione, che attende ora il visto statunitense di una rischiosa democrazia.
    Zelaya, purtroppo, con il suo democratico intento, è fin troppo solo.

  8. dema 2 Lug 2009 at 20:46 #

    Il problema è che in america latina gli eserciti sono sempre stati al servizio dell’oligarchia al potere e conseguentemente degli stati uniti:le uniche eccezioni sono sicuramente cuba(dove subito dopo la rivoluzione i vertici del vecchio esercito sono stati liquidati e sostituiti dall’esercito rebelde)ed in parte il venezuela di chàvez(per il suo passato nell’esercito una parte di esso ha accettato e sostiene i cambiamenti da lui proposti),ma nel resto dell’america latina mi pare ci sia sempre il timore che, se il presidente spinge troppo verso politiche radicali contro multinazionali ed oligarchie per una redistribuzione dei profitti a fini sociali ad esempio,l’esercito si opponga e lo destituisca come accadde in cile nel 1973;i tempi sono in parte cambiati,ma questo rischio c’è sempre.se poi si vuole parlare di democrazia in quei luoghi è davvero azzardato,a meno che per avere questa sia sufficiente il diritto di voto:gente che non ha lavoro e a stento riesce a tirar avanti se ne frega del voto,a meno che non escano leader popolari come morales in bolivia,venuto dal basso.detto questo credo che in america latina i gravi problemi accumulatisi nei secoli possano almeno essere sferzati se non annullati solo con scelte davvero radicali(vedi chàvez pur con tutte le difficoltà),essere moderati mi sembra perlomeno inutile.tanto per cambiare poi oggi a telesur è stato detto che i militari stanno reclutando giovani delle zone rurali per rinfocolare le proprie file e probabilmente anche per toglierli alla rivolta.in questo momento poi mi son cadute le palle ad ascoltare il servizio del tg1 sugli italiani alla conquista del centoamerica:servizi di questo calibro me li aspetto da studio aperto ma non dalla rai…la giornalista si stupisce perfino del fatto che all’insediamento di martinelli a panama ci fosse zelaya e non pinochetti,”considerato un golpista da tutto il mondo”:questo non basta a definirlo come tale??usurpatore non si usa per il fatto che è di origine italiana??

  9. dema 2 Lug 2009 at 20:51 #

    e sulla repressione e la sospensione delle libertà costituzionali nemmeno una parola….con fichera che ieri notte in un servizio su rainews24 ha mostrato soltanto immagini della manifestazione ‘pro-golpisti’, tutto il resto è stato in pratica censurato, come se in tutto il paese non stesse succedendo niente…ho proprio paura che, come ha scritto gianni minà, ci stanno preparando a considerare legittimo un golpe militare fascista: se guidato da un uomo originario di bergamo e tifoso dell’atalanta tanto meglio no?finalmente un padano che porta la cultura del lavoro nella repubblica delle banane…….

  10. silvio 3 Lug 2009 at 09:38 #

    Errata corrige:
    ovviamente in Italia non può essere soggetta a cambiamenti la forma “repubblicana”, e non “costituzionale” come avevo scritto nel mio primo commento. Scusatemi per il grossolano errore.

  11. Fabio Petrosillo 3 Lug 2009 at 14:33 #

    Notevole questa costituzione “intangibile”..

    Solo un appunto.

    Il nuovo nome della United Fruits è CHIQUITA, secondo

    http://en.wikipedia.org/wiki/Chiquita_Brands_International

    e non United Brands, ormai da molti anni.

    Grazie per il lavoro.

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